26 aprile 1945: la resa dei tedeschi – GIUSEPPE MENZAGHI

26 aprile 1945: la resa dei tedeschi

GIUSEPPE MENZAGHI

“C’era anche il Colombo Ugo, che abita dove c’era prima il cimitero di Olgiate, era un sergente maggiore e gli ho detto: “Senti un po’, io siccome a militare ho provato ad adoperare un mortaio da 81, andiamo a vedere alla Canazza di Legnano se ce n’è uno; se non c’è l’81 ci sarà il 45 perché l’unica arma, per far cadere quel fortino là, è un mortaio.

L’abbiamo preso alla Canazza e l’abbiamo piazzato al Pignone perché da lì si dominava tutto.

Dopo tre o quattro colpi… bandiera bianca… e via!

Questo è venuto il 26 aprile,”

25 aprile 1945: la liberazione – GIUSEPPE MENZAGHI

25 aprile 1945: la liberazione

GIUSEPPE MENZAGHI

“Noi eravamo del tutto armati.

Abbiamo trovato uno con la macchina, un certo Mario Farioli, e gli abbiamo chiesto di portarci giù alla Canazza di Legnano per rifornirci delle armi; ne abbiamo prese mica male e siamo scesi al Piegnone.

Allora si sparava giù perché i tedeschi erano lì dal Tognella però non si sapeva che c’era un piccolo fortino sulla costa di Prospiano, sopra i bunchers, con una mitragliera da 22 mm.”

25 aprile 1945: la liberazione – GIUSEPPE MENZAGHI

25 aprile 1945: la liberazione

GIUSEPPE MENZAGHI

“Ero lì tranquillo; chi sapeva che succedesse qualcosa?

Ad un certo punto stavo lavorando dal mio principale, che mi nascondeva, … sento un movimento e sento gridare …sono saltato fuori.

Sono andato a casa, mi sono cambiato, sono andato in paese subito e mi sono organizzato lì in palestra col Castiglioni Ambrogio, quello lì al cimitero.”

La vita difficile di tutti i giorni – GIUSEPPE MENZAGHI

La vita difficile di tutti i giorni

(siamo a pagina 44 su 76 del testo digitalizzato a mano: Mi scuso per gli errori di ortografia del tedesco (Lager di Flossembuerg) o del deportato Guidi (e non Guido) ma le categorie sono l’unica che non si può correggere in wordpress. Pazienza)

GIUSEPPE MENZAGHI

“Vicino a casa mia c’era una crocerossina che si chiamava Maria Colombo che ha sposato un Saporiti e che era impiegata in Comune.

Per merito della Maria (del Mentin) e della Vanny Ganna ricevevo a casa la decade che dovevo prendere da militare, anche se ero scappato.”

“Un giorno sono venuti a casa mia, non so che soffiata c’è stato, due fascisti: un ragazzino e un vecchio che mi cercavano. Mia mamma allora, per mantenersi, cucinava le camicie dei militari per guadagnare qualche soldo. Si è salvata con quelle lì e con delle lettere che io avevo mandato dalla Germania e nelle quali dicevo che stavo bene. Non potevo mettere i pensieri miei, dato che ero lontano.”

8 settembre : militari allo sbando – GIUSEPPE MENZAGHI

8 settembre : militari allo sbando

GIUSEPPE MENZAGHI

“Quando ero “sbandato” a casa ho saputo che c’era un certo Capitano Cozzi di Busto che era partigiano; gli sono stato presentato tramite un amico, il Giannino Viganò, che era partigiano sulle montagne e che ora abita a Castellanza e gestisce la mensa dell’ANPI a Busto.”

“A Santo Stefano era andato giù dal Mentin a giocare a biliardo e ci trovò due tedeschi, uno dei quali era ubriaco; mi spavento ma mi metto a giocare per non dare nell’occhio. Ad un certo punto quello ubriaco scende giù ai servizi e si sentono alcuni colpi di pistola, il suo compagno esce di corsa a vedere e noi siamo scappati tutti.

Sono andato a Castellanza al Cinema e dopo mezz’ora entrano i fascisti… e lì, scappa anche di lì… hanno fatto una retata.”

 

Gli anni dei sabotaggi: Le armi della villa Restelli – GIUSEPPE MENZAGHI

Gli anni dei sabotaggi: Le armi della villa Restelli

GIUSEPPE MENZAGHI
” Abbiamo fatto qualche cosa noi di dispetto lì all’autostrada, buttando giù delle stellette di lamiera, che si incastravano nelle gomme che scoppiavano, per fermare le autocolonne tedesche.
I tedeschi una volta sono venuti su al Circolo Verdi, hanno chiamato il Presidente che era il Carlo Ciapparelli ed hanno chiuso il Circolo per tre giorni,”