UNA MINIMA BIBLIOGRAFIA

Il contributo è del Centro Pace di Viterbo di Beppe Sini, fra i più attivi in rete nella nonviolenza

 

  1. Venti letture per una cultura della pace (2003)
  2. Cento letture per un accostamento alla pace (2005)

3. Una minima bibliografia sul pensiero filosofico delle donne nel XX secolo

4. Una minima bibliografia per l’analisi critica e il contrasto efficace del razzismo

5. Sette piu’ sette testi integrativi

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  1. Venti letture per una cultura della pace (2003)

Ovviamente non c’e’ la biblioteca ideale della pace e della nonviolenza, non ci sono ne’ i dieci ne’ i cento libri che occorre aver letto. Perche’ ogni persona puo’ accostarsi all’impegno di pace e alla scelta della nonviolenza (ed e’ opinione di chi scrive queste righe che senza la scelta della nonviolenza l’impegno di pace resti inadeguato, subalterno ed ambiguo) a partire dal suo vissuto, dalle sue esperienze e riflessioni, dalle letture che incontra, dal colloquio corale di cui si trova ad esser parte.

E cosi’ vi e’ chi ha fatto la scelta della nonviolenza perche’ ha letto Tolstoj e chi l’ha fatta perche’ ha letto Dostoevskij; chi e’ passato attraverso Voltaire e Zola, e chi per Erasmo e Thomas More, chi leggendo Leopardi e Kafka, e chi i Vangeli e la Bhagavad Gita, o i tragici greci, o Shakespeare e Cervantes, o Kant, o Martin Buber, o Norberto Bobbio.

Qui di seguito si indicano alcune autrici ed alcuni autori, e talvolta dei singoli libri, che a chi scrive queste righe dicono cose toccanti ed ortative in tal senso. Ma certo tanti altri libri e persone citar si potrebbero.

  1. Di Simone Weil tutto quello che ha scritto, ma particolarmente i Quaderni, in quattro volumi presso Adelphi (e la sua bella biografia scritta da Simone Petrement, sempre presso Adelphi).
  2. Anche di Primo Levi va letto tutto (adesso vi e’ per fortuna un’edizione complessiva delle opere in due volumi presso Einaudi) ma prima di ogni altra cosa direi I sommersi e i salvati, l’ultima testimonianza di una Resistenza che ancora ci chiama alla lotta in difesa e a inveramento della dignita’ umana.
  3. Mohandas Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, edito da Einaudi, e’ la migliore silloge in un solo volume, a cura di Giuliano Pontara, che vi ha premesso un saggio introduttivo importante quanto e forse piu’ della stessa antologia, poiche’ costituisce la migliore sintesi del pensiero gandhiano disponibile in Italia.
  4. Virginia Woolf, Le tre ghinee, Feltrinelli (ma anche presso altri editori); un libro fondamentale, chi non lo ha letto ancora non sa qualcosa di decisivo.
  5. Anche di Hannah Arendt si dovrebbe leggere tutto, ma almeno Le origini del totalitarismo (Comunita’), La banalita’ del male (Feltrinelli), Vita activa (Bompiani), La vita della mente (Il Mulino); e la sua biografia scritta da Elisabeth Young-Bruehl (Bollati Boringhieri).
  6. E tutto bisognerebbe leggere anche di Franco Basaglia e di Franca Ongaro Basaglia; ma del primo almeno i due volumi degli Scritti (Einaudi), e della seconda, oltre i testi a quattro mani nella raccolta teste’ citata, anche almeno Salute/malattia (Einaudi) e Una voce (Il Saggiatore).
  7. Tutto va letto di Vandana Shiva, ma almeno Terra madre (Utet).
  8. Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi.
  9. Di Danilo Dolci almeno alcuni libri che raccolgono – scelti dall’autore – vari interventi, come Esperienze e riflessioni (Laterza), e parte cospicua dell’opera poetica, come Creatura di creature (successive edizioni presso vari editori); e Dal trasmettere al comunicare (Sonda).
  10. Rosa Luxemburg e’ figura imprescindibile; due buone antologie sono Scritti scelti (Einaudi), e Scritti politici (Editori Riuniti); per un’introduzione: Lelio Basso (a cura di), Per conoscere Rosa Luxemburg (Mondadori).
  11. Di Rigoberta Menchu’ va letto il notissimo libro-intervista a cura di Elisabeth Burgos, Mi chiamo Rigoberta Menchu’ (Giunti).
  12. Anche di Assia Djebar tutto va letto, e per un primo incontro La donna senza sepoltura, Il Saggiatore.
  13. Di Nelson Mandela va letta la bella autobiografia Lungo cammino verso la liberta’ (Feltrinelli).
  14. Tutto di Guenther Anders, ma almeno L’uomo e’ antiquato (Il Saggiatore, Bollati Boringhieri), Noi figli di Eichmann (Giuntina), Essere o non essere (Einaudi), il carteggio con Claude Eatherly, Il pilota di Hiroshima (Einaudi, Linea d’ombra).
  15. Hans Jonas, almeno Il principio responsabilita’, Einaudi.
  16. Anche di Ernesto Balducci occorrerebbe leggere tutto, ma almeno l’antologia curata insieme a Lodovico Grassi, La pace. Realismo di un’utopia (Principato), che costituisce un’ottima introduzione al pensiero di pace dal Rinascimento al XX secolo.
  17. Gene Sharp, Politica dell’azione nonviolenta, tre volumi, Edizioni Gruppo Abele.
  18. Di Lev Tolstoj almeno La confessione (SE), Il regno di Dio e’ in voi (Publiprint-Manca), La vera vita (Manca).
  19. Di Aldo Capitini almeno gli Scritti sulla nonviolenza (Protagon), e gli Scritti filosofici e religiosi (Fondazione centro studi Aldo Capitini).
  20. Infine segnaliamo tutti i lavori del Centro nuovo modello di sviluppo (di Vecchiano, Pisa) che e’ una delle eredita’ feconde dell’esperienza della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani; sono editi perlopiu’ dalla Emi.

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  1. Cento letture per un accostamento alla pace (2005)

Premessa

Una bibliografia del genere e’ possibile solo come esercizio di ironia o testimonianza di disperazione. Ho privilegiato testi leggibili e facilmente reperibili, ho rinunciato a molti amori e molte ovvieta’ (altre sono restate, chiedo venia), ho diviso in cinque blocchi di venti libri, solitamente segnalando una sola opera per autore o autrice, con qualche inevitabile eccezione. Lacune, ingenuita’ ed astuzie di questa proposta credo siano cosi’ evidenti che non mette conto parlarne.

Vale forse la pena di aggiungere questo: che e’ opinione di chi scrive queste righe che non si dia ormai piu’ possibilita’ di impegno per la pace se non si fa la scelta della nonviolenza.

  1. Radici

– Aristofane, Lisistrata

– Epicuro

– Eraclito

– Eschilo, tutte le tragedie

– Euripide, tutte le tragedie

– Giobbe

– Giona

– Iliade

– Inni omerici

– Lisia, Contro Eratostene

– Lucrezio

– Odissea

– Platone, Apologia di Socrate; Critone

– Qohelet

– Saffo

– Sofocle, tutte le tragedie

– Stoici antichi, Tutti i frammenti

– Tao Te Ching

– Tucidide

– i Vangeli

  1. Passato remoto

– Martin Buber, I racconti dei Chassidim

– Pedro Calderon de la Barca, La vita e’ sogno

– Miguel de Cervantes, Don Chisciotte

– Denis Diderot, Il nipote di Rameau

– Fedor Dostoevskij, tutti i romanzi; Ricordi della casa dei morti

– Ludwig Feuerbach, Principi della filosofia dell’avvenire; L’essenza del cristianesimo; L’essenza della religione

– Fonti francescane

– Eduardo Galeano, Memoria del fuoco

– Victor Hugo, I miserabili

– Karl Kraus, Gli ultimi giorni dell’umanita’

– Bartolome’ de Las Casas, Brevissima relazione della distruzione delle Indie

– Lazarillo de Tormes

– Lope de Vega, Fuenteovejuna

– Lu Hsun, tutti i racconti

– Herman Melville, Moby Dick; Benito Cereno

– Moliere, Tartufo

– Thomas More, Utopia

– Blaise Pascal, Lettere provinciali

– William Shakespeare, Riccardo III; Amleto; Otello; Re Lear; Macbeth

– Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde

  1. Passato prossimo

– Jose’ Maria Arguedas, La volpe di sopra e la volpe di sotto

– Bertolt Brecht, L’eccezione e la regola; Poesie di Svendborg

– Albert Camus, La peste; L’uomo in rivolta

– Elias Canetti, Massa e potere

– Hans Magnus Enzensberger, La breve estate dell’anarchia

– Frantz Fanon, I dannati della terra

– Anne Frank, Diario

– Erving Goffman, Asylums

– Bianca Guidetti Serra, Compagne

– Robert Jungk, Gli apprendisti stregoni

– Stanislaw Lem, Solaris

– Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea

– Primo Levi, Se questo e’ un uomo; I sommersi e i salvati

– George Orwell, Omaggio alla Catalogna; 1984

– Nuto Revelli, tutte le opere

– Jean-Paul Sartre, Le mani sporche

– Mary Shelley, Frankenstein, ovvero il Prometeo moderno

– Ignazio Silone, Fontamara

– Aleksandr Solzenicyn, Arcipelago Gulag

– Vercors, Il silenzio del mare

  1. Presente anteriore

– Guenther Anders, L’uomo e’ antiquato; Essere o non essere; Noi figli di Eichmann

– Ernesto Balducci, L’uomo planetario; La terra del tramonto

– Franco Basaglia, Scritti

– Ernesto De Martino, La fine del mondo

– Erich Fromm, Anatomia della distruttivita’ umana

– Umberto Galimberti, Psiche e techne

– Mohandas K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza

– Luce Irigaray, Speculum

– Hans Jonas, Il principio responsabilita’

– Franz Kafka, tutte le opere

– Krisztof Kieslowski, Krisztof Piesiewicz, Decalogo

– Emmanuel Levinas, Totalita’ e infinito

– Rosa Luxemburg, Scritti scelti; Scritti politici

– Nelson Mandela, Lungo cammino verso la liberta’

– Edoarda Masi, Cento trame di capolavori della letteratura cinese

– Gianni Rodari, Grammatica della fantasia

– Umberto Santino, Storia del movimento antimafia

– Renate Siebert, Le donne, la mafia; La mafia, la morte e il ricordo

– George Steiner, Le Antigoni

– Tzvetan Todorov, La conquista dell’America; Di fronte all’estremo; Memoria del male, tentazione del bene

  1. I compiti dell’ora

– Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo; La banalita’ del male; Vita activa

– Simone de Beauvoir, Il secondo sesso; l’opera memorialistica

– Margarete Buber-Neumann, Prigioniera di Stalin e Hitler; Milena, l’amica di Kafka

– Cultura escrita y educacion. Conversaciones con Emilia Ferreiro

– Emily Dickinson, Poesie

– Assia Djebar, Donne d’Algeri nei loro appartamenti; Lontano da Medina; La donna senza sepoltura

– Germaine Greer, L’eunuco femmina; La donna intera

– Etty Hillesum, Diario; Lettere

– Ursula K. Le Guin, La mano sinistra delle tenebre; I reietti dell’altro pianeta

– Rigoberta Menchu’ (con Elisabeth Burgos), Mi chiamo Rigoberta Menchu’

– Fatema Mernissi, Islam e democrazia

– Franca Ongaro Basaglia, Salute/malattia; Una voce

– Daniela Padoan, Le pazze. Un incontro con le Madri di Plaza de Mayo

– Adrienne Rich, Nato di donna

– Marthe Robert, L’antico e il nuovo

– Vandana Shiva, tutte le opere

– Silvia Vegetti Finzi, Il bambino della notte; (a cura di), Psicoanalisi al femminile; Volere un figlio

– Simone Weil, Quaderni

– Christa Wolf, Cassandra; Medea. Voci

– Virginia Woolf, Una stanza tutta per se’; Le tre ghinee

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III. Una minima bibliografia sul pensiero filosofico delle donne nel XX secolo

  1. Sette testi panoramici e introduttivi

– Adriana Cavarero, Franco Restaino, Le filosofie femministe, Paravia, Torino 1999, Bruno Mondadori, Milano 2002, 2009, pp. VI + 266.

– Giancarla Codrignani, Ecuba e le altre. Le donne, il genere, la guerra, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994, pp. 256.

– Pieranna Garavaso, Nicla Vassallo, Filosofia delle donne, Laterza, Roma-Bari 2007, pp. VIII + 170.

– Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003, pp. 290.

– Giovanna Providenti (a cura di), La nonviolenza delle donne, Quaderni Satyagraha – Libreria Editrice Fiorentina, Pisa-Firenze 2006, pp. 288.

– Wanda Tommasi, I filosofi e le donne, Tre Lune Edizioni, Mantova 2001, pp. 272.

– Chiara Zamboni, La filosofia donna, Demetra, Colognola ai colli (Verona) 1997, pp. 160.

  1. Sette testi classici

– Hannah Arendt, Vita activa, Bompiani, Milano 1964, 1994, pp. XXXIV + 286.

– Simone de Beauvoir, Le deuxieme sexe, Gallimard, Paris 1949, 1976, 1989, 2 voll. per complessive pp. 416 + 672.

– Assia Djebar, Donne d’Algeri nei loro appartamenti, Giunti, Firenze 1988, 2000, pp. 192; Eadem, La donna senza sepoltura, Il Saggiatore, Milano 2002, pp. 192.

– Luce Irigaray, Speculum. L’altra donna, Feltrinelli, Milano 1975, 1989, pp. 352.

– Rosa Luxemburg, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1967, 1976, pp. 708; Eadem, Scritti scelti, Edizioni Avanti!, 1963, Einaudi, Torino 1975, 1976, pp. CVIII + 760.

– Simone Weil, La condizione operaia, Edizioni di Comunita’, Milano 1952, Mondadori, Milano 1990, pp. 318; Eadem, Quaderni, Adelphi, Milano 1982-1993, quattro volumi per complessive pp. 1846.

– Virginia Woolf, Le tre ghinee, La Tartaruga, Milano 1975, Feltrinelli, Milano 1987, pp. 256.

  1. Sette strumenti di lavoro

– Joanna Bourke, Paura. Una storia culturale, Laterza, Roma-Bari 2007, Il sole 24 ore, Milano 2010, pp. XII + 476; Eadem, Stupro. Storia della violenza sessuale dal 1860 a oggi, Laterza, Roma-Bari 2009, 2011, pp. VI + 602.

– Anna Bravo, A colpi di cuore. Storie del sessantotto, Laterza, Roma-Bari 2008, pp. IV + 322; Eadem, La conta dei salvati. Dalla Grande Guerra al Tibet: storie di sangue risparmiato, Laterza, Roma-Bari 2013, pp. VI + 246.

– Fatema Mernissi, Islam e democrazia. La paura della modernita’, Giunti, Firenze 2002, pp. 222; Eadem, La terrazza proibita. Vita nell’harem, Giunti, Firenze 1996, 2001, pp. 236; Eadem, L’harem e l’Occidente, Giunti, Firenze 2000, pp. 192.

– Robin Morgan, Sessualita’, violenza e terrorismo, La Tartaruga, Milano 1998, 2003, pp. 250.

– Adrienne Rich, Nato di donna, Garzanti, Milano 1977, 1996, 2000, pp. 422.

– Sheila Rowbotham, Donne, resistenza e rivoluzione, Einaudi, Torino 1976, 1977, pp. VIII + 336; Eadem, Esclusa dalla storia, Editori Riuniti, Roma 1977, pp. 272.

– Silvia Vegetti Finzi, Il bambino della notte. Divenire donna, divenire madre, Mondadori, Milano 1990, 1996, pp. VI + 282.

  1. Sette testimonianze

– Bianca Guidetti Serra, Compagne, Einaudi, Torino 1977, 2 volumi, pp. XX + 662.

– Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985, 1996, pp. 268; Eadem, Lettere 1942-1943, Adelphi, Milano 1990, 2001, pp. 158.

– Franca Ongaro Basaglia, Una voce. Riflessioni sulla donna, Il Saggiatore, Milano 1982, pp. X + 150; Eadem, Salute/malattia, Einaudi, Torino 1982, pp. VI + 290.

– Elisabeth Burgos (a cura di), Mi chiamo Rigoberta Menchu’, Giunti, Firenze 1987, pp. XXIV + 304.

– Elena Gianini Belotti, Dalla parte delle bambine, Feltrinelli, Milano 1973, 1982, pp. 200.

– Giuliana Morandini, … E allora mi hanno rinchiusa, Bompiani, Milano 1977, 1985, pp. XVIII + 242.

– Daniela Padoan, Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo, Bompiani, Milano 2005, pp. 432.

  1. Un’opera di riferimento

– Georges Duby, Michelle Perrot (a cura di), Storia delle donne in Occidente, Laterza, Roma-Bari, 1990-1992, 1994-1996, 5 voll. (vol. I. L’Antichita’, a cura di Pauline Schmitt Pantel, pp. XVIII + 606; vol. II. Il Medioevo, a cura di Christiane Klapisch-Zuber, pp. VIII + 600; vol. III. Dal Rinascimento all’eta’ moderna, a cura di Natalie Zemon Davis e Arlette Farge, pp. VI + 568; vol. IV. L’Ottocento, a cura di Genevieve Fraisse e Michelle Perrot, pp. VI + 618; vol. V. Il Novecento, a cura di Françoise Thebaud, pp. VI + 714).

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  1. Una minima bibliografia per l’analisi critica e il contrasto efficace del razzismo
  2. Sette testi panoramici e introduttivi

– Laura Balbo, Luigi Manconi, Razzismi. Un vocabolario, Feltrinelli, Milano 1993, pp. 136.

– Alessandro Dal Lago, Non-persone. L’esclusione dei migranti in una societa’ globale, Feltrinelli, Milano 1999, pp. 272.

– Albert Memmi, Il razzismo. Paura dell’altro e diritti della differenza, Costa & Nolan, Genova 1989, pp. 174.

– Annamaria Rivera, Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, Deriveapprodi, Roma 2003, pp. 160.

– Renate Siebert, Il razzismo. Il riconoscimento negato, Carocci, Roma 2003, pp. 172.

– Pierre-André Taguieff, Il razzismo. Pregiudizi, teorie, comportamenti, Raffaello Cortina Editore, Milano 1999, pp. VI + 128.

– Michel Wieviorka, Il razzismo, Laterza, Roma-Bari 2000, pp. VIII + 152.

  1. Sette testi classici

– Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunita’, Milano 1967, 1996, pp. LVI + 712.

– Zygmunt Bauman, Modernita’ e olocausto, Il Mulino, Bologna 1992, 1999, pp. 284.

– Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino 1986, pp. VI + 170.

– Claude Levi-Strauss, Razza e storia. Razza e cultura, Einaudi, Torino 2002, pp. XVIII + 118.

– Nelson Mandela, Lungo cammino verso la liberta’. Autobiografia, Feltrinelli, Milano 1995, pp. 606.

– George L. Mosse, Il razzismo in Europa. Dalle origini all’Olocausto, Laterza, Roma-Bari 1985, Mondadori, Milano 1992, 1993.

– Tzvetan Todorov, Memoria del male, tentazione del bene, Garzanti, Milano 2001, pp. 406.

  1. Sette strumenti di lavoro

– Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, Bompiani, Milano 1998, 1999, pp. 96.

– Marcella Delle Donne, Convivenza civile e xenofobia, Feltrinelli, Milano 2000, pp. 156.

– Teun van Dijk, Il discorso razzista, Rubbettino, Soveria Mannelli 1994, pp. 102.

– Julia Kristeva, Etrangers a’ nous-memes, Fayard, Paris 1988, Gallimard, Paris 1991, pp. 314.

– Françoise Sironi, Persecutori e vittime. Strategie di violenza, Feltrinelli, Milano 2001.

– Edward W. Said, Orientalismo, Bollati Boringhieri, Torino 1991, Feltrinelli, Milano 1999, Gruppo editoriale L’Espresso, Roma 2007, pp. VIII + 448.

– Vandana Shiva, Terra madre, Utet, Torino 2002 (edizione riveduta di Sopravvivere allo sviluppo, Isedi, Torino 1990), pp. VI + 232; Il bene comune della terra, Feltrinelli, Milano 2006, pp. 216.

  1. Sette testimonianze

– Tahar Ben Jelloun, L’estrema solitudine, Milvia, Torino 1988, Bompiani, Milano 1999, pp. 224.

– Angela Davis, Autobiografia di una rivoluzionaria, Garzanti, Milano 1975, pp. 416.

– Frantz Fanon, Il negro e l’altro, Il Saggiatore, Milano 1965, 1972, pp. 288; Idem, I dannati della terra, Einaudi, Torino 1962, 1976, pp. XXX + 250.

– Fabrizio Gatti, Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini, Rcs, Milano 2007, 2009, pp. 500.

– Antonello Mangano, Gli africani salveranno l’Italia, Rcs, Milano 2010, pp. 176.

– Marco Rovelli, Lager italiani, Rcs, Milano 2006, pp. 288.

– Gian Antonio Stella, L’orda, Rcs, Milano 2002, 2003, R. L. Libri, Milano 2005, pp. 320.

  1. Un’opera di riferimento

– Centro studi e ricerche Idos (a cura di), Dossier statistico immigrazione, Roma; rapporto annuale che da molti anni e’ uno strumento fondamentale, cfr. anche il sito www.dossierimmigrazione.it

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  1. Sette piu’ sette testi integrativi

– Adriana Cavarero, Orrorismo ovvero della violenza sull’inerme, Feltrinelli, Milano 2007, pp. 174.

– Shulamith Firestone, La dialettica dei sessi, Guaraldi, Firenze-Rimini 1971, 1976, pp. 250.

– bell hooks, Elogio del margine, Feltrinelli, Milano 1998, pp. 160.

– Lea Melandri, Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia, Bollati Boringhieri, Torino 2001, pp. 192; Eadem, Amore e violenza. Il fattore molesto della civilta’, Bollati Boringhieri, Torino 2011, pp. 166.

– Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, Adelphi, Milano 2004, 2009, pp. 384.

– Martha C. Nussbaum, La fragilita’ del bene, Il Mulino, Bologna 1996, 2004, 2011, pp. VI + 832; Eadem, Diventare persone, Il Mulino, Bologna 2001, 2011, pp. 362.

– Sylvia Plath, Diari, Adelphi, Milano 1998, 2004, pp. 438.; Eadem, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2013, pp. LXIV + 886.

– Elena Pulcini, La cura del mondo. Paura e responsabilita’ nell’età globale, Bollati Boringhieri, Torino 2009, pp. 298.

– Nawal al Sa’dawi, Firdaus storia di una donna egiziana, Giunti, Firenze 2001, pp. 128.

– Marianella Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili, Bruno Mondadori, Milano 2003, pp. 352.

– Giuliana Sgrena (a cura di), La schiavitu’ del velo. Voci di donne contro l’integralismo islamico, Manifestolibri, Roma 1995, 1999, pp. 128; Eadem, Alla scuola dei taleban, Manifestolibri, Roma 2002, pp. 176; Eadem, Il fronte Iraq, Manifestolibri, Milano 2004, pp. 184; Eadem, Fuoco amico, Feltrinelli, Milano 2005, pp. 160; Eadem, Il prezzo del velo, Feltrineli, Milano 2008, pp. 160.

– Edith Stein, L’empatia, Franco Angeli, Milano 1986, 2002, pp. 208.

– Christa Wolf, Cassandra, Edizioni e/o, Roma 1984, pp. 160; Eadem, Premesse a Cassandra, Edizioni e/o, Roma 1984, pp. 176.

– Maria Zambrano, Chiari del bosco, Feltrinelli, Milano 1991, pp. 184; Eadem, L’agonia dell’Europa, Marsilio, Venezia 1999, 2009, pp. 102; Eadem, Verso un sapere dell’anima, Cortina, Milano 1996, pp. XXIV + 192.

PIERO CALAMANDREI

TESTI. PIERO CALAMANDREI: EPIGRAFI PER DONNE, UOMINI E CITTA’ DELLA RESISTENZA

[I testi che qui proponiamo sono estratti dal libro di discorsi, scritti ed epigrafi di Piero Calamandrei, Uomini e citta’ della Resistenza, edito nel 1955 e successivamente piu’ volte ristampato dalla casa editrice Laterza.

Piero Calamandrei, nato a Firenze il 21 aprile 1889 ed ivi deceduto il 27 settembre 1956, avvocato, giurista, docente universitario, antifascista limpido ed intransigente, dopo la Liberazione fu costituente e parlamentare, fondatore ed animatore della rivista “Il Ponte”, impegnato nelle grandi lotte civili. Dal sito dell’Anpi di Roma (www.romacivica.net/anpiroma) riprendiamo la seguente notizia biografica su Piero Calamandrei: “Nato a Firenze nel 1889. Si laureo’ in legge a Pisa nel 1912; nel 1915 fu nominato per concorso professore di procedura civile all’Universita’ di Messina; nel 1918 fu chiamato all’Universita’ di Modena, nel 1920 a quella di Siena e nel 1924 alla nuova Facolta’ giuridica di Firenze, dove ha tenuto fino alla morte la cattedra di diritto processuale civile. Partecipo’ alla Grande Guerra come ufficiale volontario combattente nel 218mo reggimento di fanteria; ne usci’ col grado di capitano e fu successivamente promosso tenente colonnello. Subito dopo l’avvento del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell'”Unione Nazionale” fondata da Giovanni Amendola. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochi professori che non ebbe ne’ chiese la tessera continuando sempre a far parte di movimenti clandestini. Collaboro’ al “Non mollare”, nel 1941 aderi’ a “Giustizia e Liberta’” e nel 1942 fu tra i fondatori del Partito d’Azione. Assieme a Francesco Carnelutti e a Enrico Redenti fu uno dei principali ispiratori dei Codice di procedura civile del 1940, dove trovarono formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al duce che gli veniva richiesta dal Rettore del tempo. Nominato Rettore dell’Universita’ di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l’8 settembre fu colpito da mandato di cattura, cosicche’ esercito’ effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioe’ dalla liberazione di Firenze, all’ottobre 1947. Presidente del Consiglio nazionale forense dal 1946 alla morte, fece parte della Consulta Nazionale e della Costituente in rappresentanza del Partito d’Azione. Partecipo’ attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d’inchiesta e della Commissione per la Costituzione. I suoi interventi nei dibattiti dell’assemblea ebbero larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sugli accordi lateranensi, sulla indissolubilita’ del matrimonio, sul potere giudiziario. Nel 1948 fu deputato per “Unita’ socialista”. Nel 1953 prese parte alla fondazione del movimento di “Unita’ popolare” assieme a Ferruccio Parri, Tristano Codignola e altri. Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell’Istituto di diritto processuale comparato dell’Universita’ di Firenze, direttore con Carnelutti della “Rivista di diritto processuale”, con Finzi, Lessona e Paoli della rivista “Il Foro toscano” e con Alessandro Levi del “Commentario sistematico della Costituzione italiana”, nell’aprile del 1945 fondo’ la rivista politico-letteraria “Il Ponte”. Mori’ a Firenze nel 1956″. Tra le opere di Piero Calamandrei segnaliamo particolarmente Uomini e citta’ della Resistenza, edito nel 1955 e successivamente ristampato da Laterza, Roma-Bari 1977, poi riproposto da Linea d’ombra, Milano 1994, e nuovamente ripubblicato da Laterza nel 2006]

 

VIVI E PRESENTI CON NOI

FINCHE’ IN LORO

CI RITROVEREMO UNITI

 

MORTI PER SEMPRE

PER NOSTRA VILTA’

QUANDO FOSSE VERO

CHE SONO MORTI INVANO

 

(In limine al libro Uomini e citta’ della Resistenza)

 

*

 

DA QUESTA CASA

OVE NEL 1925

IL PRIMO FOGLIO CLANDESTINO ANTIFASCISTA

DETTE ALLA RESISTENZA LA PAROLA D’ORDINE

NON MOLLARE

FEDELI A QUESTA CONSEGNA

COL PENSIERO E COLL’AZIONE

CARLO E NELLO ROSSELLI

SOFFRENDO CONFINI CARCERI ESILII

IN ITALIA IN FRANCIA IN SPAGNA

MOSSERO CONSAPEVOLI PER DIVERSE VIE

INCONTRO ALL’AGGUATO FASCISTA

CHE LI RICONGIUNSE NEL SACRIFICIO

IL 9 GIUGNO 1937

A BAGNOLES DE L’ORNE

MA INVANO SI ILLUSERO GLI OPRESSORI

DI AVER FATTO LA NOTTE SU QUELLE DUE FRONTI

QUANDO SPUNTO’ L’ALBA

SI VIDERO IN ARMI

SU OGNI VETTA D’ITALIA

MILLE E MILLE COL LORO STESSO VOLTO

VOLONTARI DELLE BRIGATE ROSSELLI

CHE SULLA FIAMMA RECAVANO IMPRESSO

GRIDO LANCIATO DA UN POPOLO ALL’AVVENIRE

GIUSTIZIA E LIBERTA’

 

(Epigrafe sulla casa dei fratelli Rosselli, in Firenze, via Giusti n. 38)

 

*

 

GIUSTIZIA E LIBERTA’

 

PER QUESTO MORIRONO

PER QUESTO VIVONO

 

(Epigrafe sulla tomba dei fratelli Rosselli, nel cimitero di Trespiano – Firenze)

 

*

 

NON PIU’ VILLA TRISTE

SE IN QUESTE MURA

SPIRITI INNOCENTI E FRATERNI

ARMATI SOL DI COSCIENZA

IN FACCIA A SPIE TORTURATORI CARNEFICI

VOLLERO

PER RISCATTARE VERGOGNA

PER RESTITUIR DIGNITA’

PER NON RIVELARE IL COMPAGNO

LANGUIRE SOFFRIRE MORIRE

NON TRADIRE

 

(Epigrafe sulla villa di via Bolognese, a Firenze – dove fu la sede della banda Carita’ – nella quale Enrico Bocci fu torturato: e che fu chiamata in quei mesi “Villa triste”)

 

*

 

GIANFRANCO MATTEI

DOCENTE UNIVERSITARIO DI CHIMICA

NELL’ORA DELL’AZIONE CLANDESTINA

FECE DELLA SUA SCIENZA

ARMA PER LA LIBERTA’

COMUNIONE COL SUO POPOLO

SILENZIOSA SCELTA DEL MARTIRIO

 

SU QUESTA CASA OVE NACQUE

RIMANGANO INCISE

LE ULTIME PAROLE SCRITTE NEL CARCERE

QUANDO SOTTRASSE AL CARNEFICE

E INVITTA CONSEGNO’ ALL’AVVENIRE

LA CERTEZZA DELLA SUA FEDE

“SIATE FORTI – COME IO LO FUI”

 

Milano 11 dicembre 1916 – Roma febbraio 1944

 

(Epigrafe sulla casa di Milano, ove nacque l’11 dicembre 1916 Gianfranco Mattei)

 

*

 

LA MADRE

 

QUANDO LA SERA TORNAVANO DAI CAMPI

SETTE FIGLI ED OTTO COL PADRE

IL SUO SORRISO ATTENDEVA SULL’USCIO

PER ANNUNCIARE CHE IL DESCO ERA PRONTO

MA QUANDO IN UN UNICO SPARO

CADDERO IN SETTE DINANZI A QUEL MURO

LA MADRE DISSE

NON VI RIMPROVERO O FIGLI

D’AVERMI DATO TANTO DOLORE

L’AVETE FATTO PER UN’IDEA

PERCHE’ MAI PIU’ NEL MONDO ALTRE MADRI

DEBBAN SOFFRIRE LA STESSA MIA PENA

MA CHE CI FACCIO QUI SULLA SOGLIA

SE PIU’ LA SERA NON TORNERETE

IL PADRE E’ FORTE E RINCUORA I NIPOTI

DOPO UN RACCOLTO NE VIENE UN ALTRO

MA IO SONO SOLTANTO UNA MAMMA

O FIGLI CARI

VENGO CON VOI

 

(Epigrafe dettata per il busto, collocato nella sala del consiglio del Comune di Campegine, di Genoveffa Cocconi, madre dei sette fratelli Cervi, morta di dolore poco dopo la loro fucilazione)

 

*

 

A POCHI METRI DALL’ULTIMA CIMA

AVVOLTA NEL NEMBO

QUALCUNO PIU’ SAGGIO DISSE SCENDIAMO

MA LIVIO COMANDA

QUANDO UN’IMPRESA SI E’ COMINCIATA

NON VALE SAGGEZZA

A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE

 

DALLA MONTAGNA NERA

DOPO DIECI ANNI DAL PRIMO CONVEGNO

S’AFFACCIANO LE OMBRE IN VEDETTA

L’HANNO RICONOSCIUTO

SVENTOLANO I VERDI FAZZOLETTI

RICANTAN LE VECCHIE CANZONI

E’ LIVIO CHE SALE

E’ IL LORO CAPO

CHE PER NON RINUNCIARE ALLA VETTA

TRA I MORTI GIOVANI

GIOVANE ANCH’EGLI

E’ VOLUTO RESTARE

 

ASCIUGHIAMO IL PIANTO

GUARDIAMO SU IN ALTO

IN CERCA DI TE

COME TI VIDERO I TEDESCHI FUGGENTI

FERMO SULLA RUPE

LE SPALLE QUADRATE MONTANARE

LA MASCHIA FRONTE OSTINATA

L’OCCHIO ACCESO DI DOLCE FIEREZZA

FACCI UN CENNO LIVIO

SE VACILLEREMO

A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE

ANCHE SE QUESTO

E’

MORIRE

 

(Epigrafe per la morte di Livio Bianco avvenuta nel luglio del 1953, per una sciagura di montagna)

 

*

 

DALL’XI AGOSTO MCMXLIV

NON DONATA MA RICONQUISTATA

A PREZZO DI ROVINE DI TORTURE DI SANGUE

LA LIBERTA’

SOLA MINISTRA DI GIUSTIZIA SOCIALE

PER INSURREZIONE DI POPOLO

PER VITTORIA DEGLI ESERCITI ALLEATI

IN QUESTO PALAZZO DEI PADRI

PIU’ ALTO SULLE MACERIE DEI PONTI

HA RIPRESO STANZA

NEI SECOLI

 

(Epigrafe apposta dopo la liberazione sulla parete di Palazzo Vecchio che guarda Via dei Gondi, a Firenze)

 

*

 

SULLE FOSSE DEL VOSTRO MARTIRIO

NEGLI STESSI CAMPI DI BATTAGLIA

O SUPPLIZIATI DI BELFIORE

O VOLONTARI DI CURTATONE E MONTANARA

DOPO UN SECOLO

MANTOVA VI AFFIDA

QUESTI SUOI CADUTI DELLA GUERRA PARTIGIANA

 

COME VOI SONO ANDATI INCONTRO ALLA MORTE

A FRONTE ALTA CON PASSO SICURO

SENZA VOLTARSI INDIETRO

ACCOGLIETELI OMBRE FRATERNE

SONO DELLA VOSTRA FAMIGLIA

 

MUTANO I VOLTI DEI CARNEFICI

RADETZKY O KESSELRING

VARIANO I NOMI DELLE LIBERAZIONI

RISORGIMENTO O RESISTENZA

MA L’ANELITO DEI POPOLI E’ UNO

NELLA STORIA DOVE I SECOLI SONO ATTIMI

LE GENERAZIONI SI TRASMETTONO

QUESTA FIAMMA RIBELLE

PATIBOLI E TORTURE NON LA SPENGONO

DOPO CENT’ANNI

QUANDO L’ORA SPUNTA

I CIMITERI CHIAMANO LIBERTA’

DA OGNI TOMBA BALZA UNA GIOVANE SCHIERA

L’AVANZATA RIPRENDE

FINO A CHE OGNI SCHIAVITU’ SARA’ BANDITA

DAL MONDO PACIFICATO

 

(Epigrafe murata nella sala del Palazzo Provinciale di Mantova nel primo decennale della Resistenza, giugno 1954)

 

*

 

RITORNO DI KESSELRING

 

NON E’ PIU’ VERO NON E’ PIU’ VERO

O FUCILATI DELLA RESISTENZA

O INNOCENTI ARSI VIVI

DI SANT’ANNA E DI MARZABOTTO

NON E’ PIU’ VERO

CHE NEL ROGO DEI CASALI

DIETRO LE PORTE INCHIODATE

MADRI E CREATURE

TORCENDOSI TRA LE FIAMME

URLAVANO DISPERATAMENTE PIETA’

 

AI CAMERATI GUASTATORI

CHE SI GLORIARONO DI QUELLE GRIDA

SIA RESA ALFINE GIUSTIZIA

RIPRENDANO TORCE ED ELMETTI

SI SCHIERINO IN PARATA

ALTRI ROGHI DOVRANNO ESSERE ACCESI

PER LA FELICITA’ DEL MONDO

 

NON PIU’ FIORI PER LE VOSTRE TOMBE

SONO STATI TUTTI REQUISITI

PER FARE LA FIORITA

SULLE VIE DEL LORO RITORNO

LI COMANDERA’ ANCORA

COLL’ONORE MILITARE

CUCITO IN ORO SUL PETTO

IL CAMERATA KESSELRING

IL VOSTRO ASSASSINO

 

*

 

IL MONUMENTO A KESSELRING

 

LO AVRAI

CAMERATA KESSELRING

IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI

MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRA’

A DECIDERLO TOCCA A NOI

 

NON COI SASSI AFFUMICATI

DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO

NON COLLA TERRA DEI CIMITERI

DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI

RIPOSANO IN SERENITA’

NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE

CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO

NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI

CHE TI VIDE FUGGIRE

 

MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI

PIU’ DURO D’OGNI MACIGNO

SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO

GIURATO FRA UOMINI LIBERI

CHE VOLONTARI SI ADUNARONO

PER DIGNITA’ NON PER ODIO

DECISI A RISCATTARE

LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO

 

SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE

AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI

MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO

CHE SI CHIAMA

ORA E SEMPRE

RESISTENZA

 

(Lapide murata nel Palazzo Comunale di Cuneo il 21 dicembre 1952)

 

*

 

ALL’OMBRA DI QUESTE MONTAGNE

IL 12 SETTEMBRE 1943

POCHI RIBELLI QUI CONVENUTI

ARMATI DI FEDE E NON DI GALLONI

FURONO LA PRIMA PATTUGLIA

DELLA RESISTENZA PIEMONTESE

CHE DOPO DUE INVERNI

CON DUCCIO E LIVIO AL COMANDO

PER OGNI CADUTO CENTO SOPRAGGIUNTI

DIVENTO’

L’ESERCITO DI GIUSTIZIA E LIBERTA’

DILAGANTE VITTORIOSO IN PIANURA

 

NEL PRIMO DECENNALE

I VIVI SALUTANO I MORTI

DORMITE IN PACE COMPAGNI

L’IMPEGNO DI MARCIARE INSIEME

VERSO L’AVVENIRE

NON E’ CADUTO

 

(Epigrafe murata sulla Chiesa di Madonna del Colletto, inaugurata il 27 settembre 1953 con un discorso di Ferruccio Parri)

 

*

 

CONTRO OGNI RITORNO

 

INERMI BORGATE DELL’ALPE

ASILO DI RIFUGIATI

PRESE D’ASSALTO COI LANCIAFIAMME

ARSI VIVI NEL ROGO DEI CASALI

I BAMBINI AVVINGHIATI ALLE MADRI

FOSSE NOTTURNE SCAVATE

DAGLI ASSASSINI IN FUGA

PER NASCONDERVI STRAGI DI TRUCIDATI INNOCENTI

QUESTO VI RIUSCI’

 

S. TERENZIO BERGIOLA ZERI VINCA

FORNO MOMMIO TRAVERDE S. ANNA S. LEONARDO

SCRIVETE QUESTI NOMI

SON LE VOSTRE VITTORIE

MA ESPUGNARE QUESTE TRINCEE DI MARMO

DI DOVE IL POPOLO APUANO

CAVATORI E PASTORI

E LE LORO DONNE STAFFETTE

TUTTI ARMATI DI FAME E DI LIBERTA’

VI SFIDAVA BEFFARDO DA OGNI CIMA

QUESTO NON VI RIUSCI’

ORA SUL MARE SON TORNATI AL CARICO I VELIERI

 

E NELLE CAVE I BOATI DELLE MINE

CHIAMAN LAVORO E NON GUERRA

MA QUESTA PACE NON E’ OBLIO

STANNO IN VEDETTA

QUESTE MONTAGNE DECORATE DI MEDAGLIE D’ORO

AL VALORE PARTIGIANO

TAGLIENTI COME LAME

IMMACOLATO BALUARDO SEMPRE ALL’ERTA

CONTRO OGNI RITORNO

 

(Epigrafe scolpita sul marmo della stele commemorativa delle Fosse del Frigido, inaugurata il 21 ottobre 1954)

 

*

 

FANTASMI

 

NON RAMMARICATEVI

DAI VOSTRI CIMITERI DI MONTAGNA

SE GIU’ AL PIANO

NELL’AULA OVE FU GIURATA LA COSTITUZIONE

MURATA COL VOSTRO SANGUE

SONO TORNATI

DA REMOTE CALIGINI

I FANTASMI DELLA VERGOGNA

TROPPO PRESTO LI AVEVAMO DIMENTICATI

E’ BENE CHE SIANO ESPOSTI

IN VISTA SU QUESTO PALCO

PERCHE’ TUTTO IL POPOLO

RICONOSCA I LORO VOLTI

E SI RICORDI

CHE TUTTO QUESTO FU VERO

CHIEDERANNO LA PAROLA

AVREMO TANTO DA IMPARARE

MANGANELLI PUGNALI PATIBOLI

VENT’ANNI DI RAPINE DUE ANNI DI CARNEFICINE

I BRIGANTI SUGLI SCANNI I GIUSTI ALLA TORTURA

TRIESTE VENDUTA AL TEDESCO

L’ITALIA RIDOTTA UN ROGO

QUESTO SI CHIAMA GOVERNARE

PER FAR GRANDE LA PATRIA

APPRENDEREMO DA FONTE DIRETTA

LA STORIA VISTA DALLA PARTE DEI CARNEFICI

PARLERANNO I DIPLOMATICI DELL’ASSE

I FIERI MINISTRI DI SALO’

APRIRANNO

I LORO ARCHIVI SEGRETI

DI OGNI IMPICCATO SAPREMO LA SEPOLTURA

DI OGNI INCENDIO SI RITROVERA’ IL PROTOCOLLO

CIVITELLA SANT’ANNA BOVES MARZABOTTO

TUTTE IN REGOLA

SAPREMO FINALMENTE

QUANTO COSTO’ L’ASSASSINIO

DI CARLO E NELLO ROSSELLI

MA FORSE A QUESTO PUNTO

PREFERIRANNO RINUNCIARE ALLA PAROLA

PECCATO

QUESTI GRANDI UOMINI DI STATO

AVREBBERO TANTO DA RACCONTARE

 

(Epigrafe pubblicata sul “Ponte” dopo le elezioni politiche del 7 giugno 1953)

 

9 aprile 1945

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Il 9 aprile 1945, veniva giustiziato il teologo simbolo della resistenza cristiana al nazismo.

Il 9 aprile del 1945 moriva, all’età di 39 anni, il teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer, impiccato nel campo di prigionia di Flossenbürg. Teologo tra i più amati e significativi del XX secolo, Bonhoeffer è uno dei simboli della resistenza cristiana a Hitler.
Pastore della Chiesa confessante, nel 1944 aveva partecipato all’organizzazione del fallito attentato contro Hitler e per questo fu giustiziato. A Flossenbürg una lapide ne ricorda il martirio citando 2 Timoteo 1,7: “Dio non ci ha dato uno spirito che ci rende paurosi, ma uno spirito che ci dà forza, amore, saggezza”.

In questo frangente politico ed ecclesiale – ha dichiarato il professor Fulvio Ferrario, docente di teologia sistematica della Facoltà valdese di teologia di Roma – tre aspetti mi sembrano particolarmente attuali. Innanzitutto, il cittadino politicamente responsabile. Di fronte al pensiero unico, alla propaganda ossessiva e soprattutto alla violenza fisica sistematica, Bonhoeffer ha scelto di agire: l’arroganza del potere non si subisce, si combatte. In secondo luogo – ha proseguito Ferrario – il credente impegnato. In una chiesa, sia cattolica, sia evangelica, in parte complice e in parte silenziosa, Bonhoeffer afferma che ’solo chi grida per gli ebrei può anche cantare il gregoriano’. Il discepolato cristiano non si esaurisce nella predicazione, ma richiede l’immersione nella vicenda umana, ambigua e sporca. Non le anime belle, ma coloro che rischiano anche la purezza della coscienza nella lotta contro il tiranno, possono legittimamente richiamarsi all’uomo assassinato sul Calvario. Infine – conclude Ferrario – il pastore innamorato della chiesa. Bonhoeffer non ha amato una chiesa ideale, ma quella reale e concreta, mediocre e compromessa, e l’ha servita come pastore e come teologo. Egli non ha smesso di esortarla a studiare la Bibbia, a pregare, a esercitare la disciplina ’del corpo e della mente’, come egli si esprime. Bonhoeffer fu un credente appassionato alla Bibbia e proprio per questo con i piedi per terra”.
La figura di Bonhoeffer è stata ricordata anche dal pastore Keith Clements, segretario generale della Conferenza delle chiese europee, in un articolo pubblicato sulla rivista inglese “Reform”. “Bonhoeffer – scrive Clements – scelse di far parte della congiura contro Hitler, con tutte le ambiguità morali che questo comportava, come unico modo concreto di aiutare il suo prossimo. Egli accettò di diventare colpevole per il bene degli altri, piuttosto che lavarsene le mani preferì avere delle mani sporche di sangue. Come scrisse dalla sua prigionia ’la chiesa esiste solo quando essa è per gli altri’

Bio

Nato a Breslau (oggi Wroclav, in Polonia) nel febbraio 1906, Dietrich fu il sesto di otto figli di Karl e Paula Bonhoeffer. Il padre era un importante professore di psichiatria e neurologia; la madre, Paula von Hase, discendeva da una famiglia nobile.
Laureatosi in teologia a Berlino nel 1927, Bonhoeffer iniziò l’attività di pastore in una chiesa tedesca a Barcellona nel 1928. Nel 1930 andò a studiare a New York presso l’Union Theological Seminary; nel 1931 cominciò ad insegnare alla facoltà teologica di Berlino e fu ordinato pastore. In quel periodo iniziò l’attività nel nascente movimento ecumenico, stabilendo contatti internazionali che in seguito avrebbero avuto grande importanza per il suo impegno nella resistenza. Fu eletto segretario giovanile dell’Unione mondiale per la collaborazione tra le chiese ed entrò a far parte del Consiglio cristiano universale “Life and Work” (da cui sarebbe nato in seguito il Consiglio ecumenico delle chiese).

Confronto con il nazismo
Con l’ascesa di Hitler al potere alla fine del gennaio 1933, la Chiesa evangelica tedesca, cui Bonhoeffer apparteneva, entrò in una fase difficile e delicata. Molti protestanti tedeschi accolsero favorevolmente l’avvento del nazismo; in particolare il movimento dei cosiddetti “cristiano-tedeschi” (Deutsche Christen) si fece portavoce dell’ideologia nazista all’interno della chiesa, giungendo perfino a chiedere l’eliminazione dell’Antico Testamento dalla Bibbia. Nell’estate 1933 costoro, ispirandosi alle leggi ariane dello Stato, proposero un “paragrafo ariano” per la chiesa, che impedisse ai “non-ariani” di diventare ministri di culto. La disputa che ne seguì provocò una profonda divisione all’interno della chiesa: l’idea della “missione agli ebrei” era molto diffusa, ma adesso i cristiano-tedeschi sostenevano che gli ebrei fossero una razza separata che non poteva diventare “ariana” neanche tramite il battesimo. Bonhoeffer si oppose fermamente al paragrafo ariano, affermando che esso avrebbe vincolato gli insegnamenti cristiani all’ideologia politica.
In un saggio dell’aprile 1933 “La chiesa davanti al problema degli ebrei”, Bonhoeffer fu il primo ad affrontare il tema del rapporto tra la chiesa e la dittatura nazista, sostenendo con forza che la chiesa aveva il dovere di opporsi all’ingiustizia politica. Quando, nel settembre 1933, il paragrafo ariano fu approvato dal sinodo nazionale della Chiesa evangelica, Bonhoeffer si impegnò per informare e sensibilizzare il movimento ecumenico internazionale sulla gravità della situazione. Rifiutò inoltre un posto di pastore a Berlino, per solidarietà con coloro che venivano esclusi dal ministero per ragioni razziali, e divenne pastore di una congregazione di lingua tedesca a Londra.

La Chiesa confessante
Nel maggio 1934 nacque la cosiddetta “Chiesa confessante” per opera di una significativa minoranza interna alla Chiesa evangelica tedesca, che adottò la “dichiarazione di Barman” in opposizione al nazismo. Nell’aprile 1935 Bonhoeffer tornò in Germania per dirigere, prima a Zingst e poi a Finkenwalde, un seminario clandestino per la formazione dei pastori della Chiesa confessante, che stava subendo crescenti pressioni da parte della Gestapo, culminate nell’agosto 1937 nel decreto di Himmler che dichiarava illegale la formazione di candidati pastori per la Chiesa confessante.
In settembre il seminario di Finkenwalde fu chiuso dalla Gestapo, nei due anni seguenti Bonhoeffer continuò l’attività di insegnante in clandestinità; nel gennaio 1938 la Gestapo lo bandì da Berlino e nel settembre 1940 gli vietò di parlare in pubblico.

Teologo e cospiratore
Nel 1939 Bonhoeffer si avvicinò ad un gruppo di resistenza e cospirazione contro Hitler, costituito tra gli altri dall’avvocato Hans von Dohnanyi (suo cognato), dall’ammiraglio Wilhelm Canaris e dal generale Hans Oster. Il teologo costituì un legame fondamentale tra il movimento ecumenico internazionale e la cospirazione tedesca contro il nazismo. La sua attività per aiutare un gruppo di ebrei a fuggire dalla Germania, scoperta dalla Gestapo, portò al suo arresto, nell’aprile 1943.
Durante i due anni di prigionia che precedettero la sua morte, nelle lettere all’amico Eberhard Bethge, Bonhoeffer esplorò il significato della fede cristiana in un “mondo diventato adulto”, chiedendosi: “Chi è Cristo per noi oggi?” E giunse all’amara conclusione che il cristianesimo è troppo spesso fuggito dal mondo, cercando di trovare un ultimo rifugio per Dio in un angolo “religioso”, al sicuro dalla scienza e dal pensiero critico. Ma Bonhoeffer affermò che è proprio l’umanità nella sua forza e maturità che Dio reclama e trasforma in Gesù Cristo, “la persona per gli altri”.
Dopo un fallito attentato contro Hitler il 20 luglio 1944, Bonhoeffer fu trasferito nella prigione di Berlino, poi nel campo di concentramento di Buchenwald e infine in quello di Flossenbürg, dove fu impiccato insieme ad altri cospiratori.

Un ritratto di Dietrich Bonhoeffer, di Fulvio Ferrario
Bonhoeffer di Fulvio Ferrario

L’evoluzione di Bonhoeffer, di Paolo Ricca
Bonhoeffer di Paolo Ricca

20 luglio 1944

Il 20 luglio del 1944 un gruppo di oppositori, raccolto intorno al colonnello Claus Schenk Graf von Stauffenberg (1907-1944), tentò di porre fine alla dittatura nazionalsocialista collocando una bomba nel quartier generale di Hitler, la Wolfsschanze. Hitler sopravvisse all’attentato. I congiurati riuniti intorno a Stauffenberg furono giustiziati. Tra loro, anche il teologo Dietrich Bonhoeffer.

attentatori1

Le famiglie del gruppo di oppositori dovettero attendere a lungo, dopo la fine della guerra, prima che gli attentatori “venissero considerati non traditori, ma giusti”. Eppure i resistenti riuniti intorno a Stauffenberg sono stati uno straordinario esempio del fatto che non tutti i tedeschi stavano a guardare passivamente o collaboravano mentre i nazionalsocialisti portavano guerra e terrore in gran parte del mondo.

Franz Josef Jung, deputato CDU/CSU al Bundestag, intervenuto durante una commemorazione, ha definito degno di nota il fatto che molti uomini e donne della resistenza abbiano orientato le proprie coraggiose azioni secondo i valori cristiani: il 20 luglio 1944 è strettamente legato con la fede cristiana e la chiesa”. Dai verbali degli interrogatori della Gestapo risulta che oltre una ventina tra gli oppositori più attivi addussero una motivazione cristiana a sostegno delle loro idee e azioni.
Proprio oggi, in un’epoca in cui tutto ciò che ha a che fare con il cristianesimo e con la chiesa viene visto con grande diffidenza, ha detto Jung, questo comportamento dovrebbe indurre alla riflessione. I valori fondanti della nostra tradizione e cultura cristiana occidentale sono la colonna portante della convivenza e costituiscono la base della Costituzione: “Ricordarlo in ogni momento e rinnovare continuamente questa consapevolezza fa parte dei doveri che i resistenti del 20 luglio 1944 ci hanno lasciato in eredità”.

In un contributo apparso nel domenicale “Bild am Sonntag” l’ex presidente federale Richard von Weizsäcker ha definito esemplare la resistenza. Stauffenberg e gli altri uomini del 20 luglio agirono al posto di coloro che avrebbero dovuti intervenire. “Si addossarono la colpa, la nostra colpa per le omissioni di cui ci eravamo resi responsabili. Agirono guidati dalla loro coscienza e dalla loro fede in Dio. Furono abbastanza coraggiosi da vivere in modo consapevole e responsabile. E seppero sacrificare la loro vita per difendere la civiltà e la moralità e per salvare la Germania”. Dopo 70 anni, ha concluso Von Weizsäcker, il loro resta ancora un esempio da seguire.

I resistenti erano guidati dalla coscienza quale “istanza interiore”. Uomini come Stauffenberg, Ludwig Beck (1880-1944), Henning von Tresckow (1901-1944) e Fabian von Schlabrendorff (1907-1980) potrebbero costituire anche oggi un esempio di accettazione del rischio e di coraggio personale, ha affermato Rink. La resistenza militare voleva “cambiare il destino”, ha detto il vescovo citando il teologo Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) e ha manifestato così la volontà incondizionata di fermare il capo del Terzo Reich e la rovina militare della Germania. Il fallimento del tirannicidio contro Hitler costituisce una tragedia per gli anni dal 1933 al 1945. Rink ha ricordato che la mentalità degli uomini del 20 luglio era caratterizzata dall’ubbidienza incondizionata e dal giuramento di fedeltà a Hitler. Da questa si liberarono grazie all’obbedienza alla propria coscienza. L’esortazione biblica a essere sottomessi alle autorità (Romani 13) ebbe grande importanza per la resistenza. Tuttavia gli ufficiali mostrarono che per un cristiano la coscienza non può essere ignorata e deve essere continuamente esaminata alla luce della Bibbia. Una coscienza vigile è sempre indispensabile in una società moderna e costituisce il fondamento di ogni azione cristiana.

(trad. it. G. M. Schmitt VE)

 

 

 

La Garibaldi

garibaldi

Le “Brigate Garibaldi” ebbero rapido e costante sviluppo, forti di un’esperienza maturata nelle guerre civili di altri paese, con posizione di rilievo nell’organizzazione partigiana sia per l’ordinamento dei reparti combattenti sia dei servizi nel continuo processo di unificazione.

Le Brigate sono di chiara ideologia comunista che ha una lunga tradizione di opposizione al Fascismo, iniziata già dal 1922. L’impostazione è di tipo militare, cioè uso delle armi ed azioni del “mordi e fuggi”. Non è più una posizione di trincea, come dice Mario Colombo in un’intervista ma una pianificazione rapida dei combattimenti e delle imboscate con ritiri altrettanto rapidi, una volta portate a compimento le operazioni di guerriglia.

La Garibaldi raccoglieva aderenti da tutta Europa, tanto che si erano già costituite le BRIGATE INTERNAZIONALI durante la Guerra di Spagna nel 1936/39, guidate da Luingi Longo e sovvenzionate con armi e mezzi dell’Unione Sovietica.

Gli italiani volontari confluirono nel Battaglione Garibaldi – III Compagnia – 12 BRIGADE INTERNACIONAL.

In Valdossola queste Brigate, dopo l’8 settembre, si danno un’organizzazione al comando di Vincenzo “Cino” Moscatelli, che conduceva con decisione e con preparazione ormai consolidata di guerriglia.

Togliatti appoggiò queste Brigate con il sostegno del Partito Comunista e si incontrò con Moscatelli assicurandogli il suo appoggio.

 

Attivato il contavisite da oggi

http://www.shinystat.com/en/

E’ la pagina per richiedere il servizio gratuito di monitoraggio delle visite: sappiamo in qualsiasi istante il numero dei visitatori on line e quello complessivo del blog: il blogger ha inoltre la possibilità di visualizzare gli identificativi degli enti Adsl o Smartphone come privati sia per le ultime 100 visite che per le ultime 15: in base al numero raggiunto di visitatori, si stabiliste l’arco temporale del monitoraggio sistematico della situazione, per fini interni statistici.

Il Presidente della Repubblica è ad es. facilmente individuabile col suo Ufficio, che risulta per esteso, così come quasi tutti gli Enti pubblici importanti. O Società private di un certo standing. L’utente privato Maurizio Benazzi risulta come Wind Milano ma altri concittadini con TIM, risulteranno col paese Olgiate Olona. Non è mai individuabile la singola utenza del piccolo privato ai sensi e per gli effetti della privacy.

Sarà possibile anche variare la statistica e mettere al posto dei visitatori on line quelli mensili, ma oggettivamente per un sito prevalentemente storico e istituzionale non ha senso la rincorsa del risultato fra i diversi mesi dell’anno. Conta il dato complessivo e sapere se sono in corso più visite in quel momento o la revisione e/o incremento testi on line.

La società americana di statistica come anche WordPress sono affidabili e sperimentati da oltre 8 anni senza alcun problema. Nessun problema sopratutto “italiano”. Politico o altro.

In caso di traduzione testi in inglese è interessante vedere il paese di provenienza del visitatore che viene fornito da Shinystat. Ma prima dobbiamo trovare il traduttore… solo chiacchiere al momento.

Se riusciamo e vi interessa, ogni tanto facciamo una stampa on line dei dati forniti.

Per un blogger capire che il sito funziona – perchè  è visitato – è una soddisfazione. Il tempo poi deciderà il valore dello stesso. Che non è necessariamente collegato al riscontro immediato. La Storia locale ha orizzonti diversi da quelli consueti.

Noi abbiamo valorizzato il Testo di Spagnoli costruito in economia sia per il linguaggio popolare dei protagonisti (!) sia per la fattibilità dell’opera di digitalizzazione, stimata in due mesi complessivi compresa la pagina Facebook “Resistenza Olgiatese” nonostante la cancellazione (o oscuramento) immotivata dei contenuti di dicembre da parte del Social. Si è dovuto riscrivere tutto e fare un doppio lavoro.

Diamo comunque agli Iscritti ANPI di Olgiate, agli amici e compagni uno strumento di analisi serio. Ci servirà per i prossimi passi.

mb

 

 

Documenti e regolamento Congressuale, riviste ANPI

Cari compagni,
in allegato vi reinvio il documento politico in preparazione del 16° Congresso Nazionale (alcuni compagni non riuscivano ad aprire l’allegato per cui ora è in un altro formato, spero accessibile da ogni PC), e il regolamento del Congresso.
Cari saluti
p. ANPI Provinciale Varese
Ierina Dabalà

1 Regolamento_congresso

2 Documento_congresso_nazionale_16_ANPI

Gli ultimi numeri diffusi della rivista

3 ANPINEWS N.181

4 Anpinews n 182

5 Anpinews n.184

6 Anpinews n 186

6 Anpinews n 186

7 Anpinews n 187

8 Anpinews n 188

Anpinews n 185

il numero 183 è in fase di ricerca….

Eccolo: ANPInews_n.183

 

 

Evento congressuale ANPI

Anpinews n 188

Cliccaci per estrarre il file sicuro PDF

 

Buon giorno a tutti,

 

inoltro l’allegato il cui contenuto, unitamente alle tesi congressuali che vi  ho già inviato precedentemente, sarà sicuramente oggetto del nostro congresso di sezione che si terrà la mattina di DOMENICA 21 FEBBRAIO presso il CIRCOLINO via P. Colombo.

 

Segue convocazione ufficiale.

 

cordiali saluti

Renata Albero

Ιntervento prof. Ampollini

Giornata della memoria

(Olgiate Olona, 27 gennaio 2016)

27gen1

 

Il senso di questa giornata

“Fugit irreparabile tempus”, così diceva il grande Virgilio: fugge irreparabilmente il tempo. Eppure l’uomo, ogni uomo, anche ciascuno di noi ha la possibilità di contraddire a questa legge inesorabile di natura attivando una propria funzione: la memoria.  Attraverso la memoria noi possiamo richiamare alla mente fatti accaduti anche molto tempo fa, anche prima della nostra nascita. Ma la memoria non è soltanto un atto intellettuale. Pensiamo al verbo della memoria: ricordare. La sua etimologia rimanda alla parola latina “cor, cordis”, che vuol dire cuore. Ecco allora che ricordare non è solo tenere a mente ma portare nel cuore, mantenere vivi quegli episodi e quelle esperienze. Questo è il senso della storia, nessuno di noi viene al mondo come se fosse catapultato nel nulla, ci inseriamo come in un grande fiume spinti dalla corrente costituita dalle esperienze di quanti vennero prima di noi, con altri facciamo un pezzo di strada insieme e altri dopo di noi la continueranno.  Sapere di essere inseriti in questo flusso dove tutto continuamente cambia ma le dinamiche dell’uomo restano le stesse ci consente di fare tesoro di quanto di buono hanno fatto i nostri padri ma anche di evitare i loro errori.  Questo è alla base dell’istituzione della giornata della memoria, una staffetta in cui le generazioni si passano il “testimone” per andare verso una meta comune che è fatta di valori, di giustizia, di equità, di rispetto dei diritti e di accoglienza.

 

Istituzione

Il 27 gennaio 1945, le truppe dell’Armata Rossa, che stavano avanzando verso ovest, giunsero ad Auschwitz scoprendo il campo di concentramento e l’orrore che vi si era consumato. In ricordo di quell’avvenimento l’assemblea generale delle Nazioni Unite, il 1° novembre 2005 deliberò di dedicare questo giorno, in tutto il mondo, alla liberazione dei campi di concentramento nazisti e alla fine dell’Olocausto. Ma l’Italia aveva preceduto questa decisione con una legge del 2000 (L. 211/00). In particolare gli artt. 1 e 2 così recitano:

  1. «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
  2. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere. »

I campi

Il totale stimato delle vittime dei lager nazisti ammonta a circa 6 milioni di morti dal 1933 al 1945. Queste morti sono concentrate per la stragrande maggioranza dal 1939 al 1945. I principali furono: Auschwitz, Bukenwald, Dachau, Mauthausen, Treblinka, Theresienstadt (campo per bambini). In Italia ricordiamo Quelli di Fossoli, di Bolzano e la risiera di San Sabba a Trieste.

Non tutti i campi avevano la medesima funzione. Vi erano campi di smistamento, campi di prigionia, campi di lavoro e campi di sterminio. Nei campi di smistamento si concentravano le persone prelavate su un determinato territorio per poi inviarle alla destinazione definitiva.  I militari degli eserciti nemici della Germania, che erano stati catturati, finivano nei campi di prigionia e nei loro confronti si applicavano almeno in parte le regole previste dalla Convenzione di Ginevra.  Altri prigionieri e deportati venivano radunati in campi di lavoro, ridotti praticamente in schiavitù e con la loro attività costretti a sostenere l’industria bellica germanica. Nei campi di sterminio invece i prigionieri non appena arrivati venivano selezionati, indirizzati nelle camere a gas, uccisi e quindi cremati nei forni. Tra i gruppi imprigionati e sterminati nei campi di concentramento quello più numeroso è costituito senza dubbio dagli ebrei. Si stima che durante la seconda mondiale ne morirono circa 6 milioni. In questo conteggio però, oltre a quelli che trovarono la fine nei lager, dobbiamo ricordare quelli uccisi sul posto e quelli che furono rinchiusi nei ghetti molti dei quali morirono per stenti e privazioni.

Nei campi, gli internati, identificati con un numero che veniva tatuato sul braccio in modo indelebile, portavano un triangolo colorato che ne rendeva immediatamente riconoscibile la categoria di appartenenza. I triangoli erano di colore rosso per i prigionieri politici, verde per i criminali, viola per i testimoni di Geova, rosa per gli omosessuali, nero per gli asociali e marrone per gli zingari. Gli ebrei portavano due triangoli gialli sovrapposti a formare la stella di Davide.

 

La soluzione finale

Come si arrivò a questa tragedia, per molti unica nella storia dell’umanità. Sin dalla presa del potere in Germania nel gennaio 1933 il partito nazista cominciò a discriminare gli ebrei ritenuti responsabili della sconfitta nella prima guerra mondiale ma soprattutto di razza inferiore. Con gli anni la situazione peggiorò. Significativo fu quanto accadde la notte del 9 novembre 1938. Questa fu chiamata la notte dei cristalli, con riferimento alle vetrine dei negozi di proprietà ebraica che furono mandate in frantumi: 7500 furono le botteghe distrutte, 191 le sinagoghe incendiate mentre il numero delle vittime decedute per assassinio o in conseguenza di maltrattamenti, di atti terroristici o di disperazione ammontò a varie centinaia. Circa 30 000 ebrei furono deportati nei campi. Con l’espansione delle truppe germaniche verso est il numero degli ebrei residenti nei territori invasi dalla Germania divenne molto più consistente. Un documento del 12 dicembre 1941 contiene la prova che Hitler dichiarò che la sua decisione era quella di annientare tutti gli ebrei: un genocidio, ovvero lo sterminio di un intero popolo. A seguito di ciò, il 20 gennaio 1942 si tenne a Berlino la cosiddetta Conferenza di Wannsee, presieduta da Heydrich, con la partecipazione di altri gerarchi dello stato e delle SS, compreso Eichmann con funzioni di segretario. Fu decisa la cosiddetta “soluzione finale della questione ebraica” entrando nel merito dei dettagli burocratici necessari ad attuarla. Da quel momento non vi furono più soltanto eccidi sporadici e maltrattamenti ma si studiò come radunare ed eliminare tutti gli ebrei d’Europa. Dopo diversi tentativi si individuò nei lager allestiti con le camere a gas lo strumento per realizzare quel piano folle e criminale.

 

L’Italia

Anche il nostro paese fu complice di quanto accaduto e allo stesso tempo ne fu vittima. Il fascismo, al potere in Italia dal 1922 all’inizio non operò alcun provvedimento contro gli ebrei. Fu soltanto nell’autunno del 1938, che anche l’Italia, diventata alleata della Germania, cominciò a discriminare gli ebrei. Un Regio decreto legge del 5 settembre 1938 fissò i «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista», un altro del 7 settembre prese «Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri» mentre il 6 ottobre il Gran Consiglio del Fascismo emanò una «dichiarazione sulla razza» che fu poi adottata dallo Stato con un altro Regio decreto legge in data 17 novembre. Le persecuzioni vere e proprie cominciarono però soltanto nel settembre 1943, quando l’Italia centro settentrionale fu invasa dai tedeschi e Mussolini, che nel frattempo era stato liberato dai nazisti, messo a capo di uno stato fantoccio la cosiddetta “repubblica di Salò”. Subito cominciarono le persecuzioni degli ebrei italiani rimasti fino a quel momento relativamente al sicuro rispetto al resto d’Europa dominato dalle truppe dell’Asse. Non furono soltanto i nazisti a macchiarsi di questi crimini, spesso i fascisti rivaleggiarono in crudeltà nei loro confronti. Quando gli ebrei capirono il rischio che correvano cercarono di fuggire in Svizzera, alcuni vi riuscirono, altri no. Le prime stragi avvennero sulla sponda piemontese del lago Maggiore. Sedici ebrei ospiti dell’Albergo Meina furono identificati. Dopo essere stati trattenuti per alcuni giorni, in due notti successive (22 e 23 settembre), furono uccisi e gettati nel lago. Il caso più drammatico e numericamente consistente fu però la deportazione del ghetto di Roma. La comunità ebraica di Roma è una delle più antiche d’Europa, risale al tempo dei cesari. Qui la mattina del 16 ottobre 1943 la Gestapo effettuò una retata che portò alla reclusione di 1259 persone: 689 donne, 363 uomini e 207 bambini. Dopo il rilascio di un certo numero di componenti di famiglie di sangue misto o stranieri, 1023 deportati furono avviati ad Auschwitz, ne tornarono soltanto 16, 15 uomini e una donna. Complessivamente gli ebrei italiani che morirono a seguito delle persecuzioni nazi-fasciste vanno dagli ottomila ai diecimila, gli studi stanno ancora proseguendo per determinarne la cifra in modo più preciso.  Da notare che la comunità ebraica italiana contava circa 30.000 persone e che pertanto le vittime furono una su tre.

Ma gli italiani internati nei lager nazisti furono complessivamente circa 900.000, deportati in Germania o nei territori occupati durante la Seconda guerra mondiale. Di questi:

  • 000 furono prigionieri di guerra disarmati dai tedeschi nei giorni successivi all’8 settembre del ’43. Sono gli IMI, ossia gli internati militari italiani.
  • 000 furono i lavoratori coatti inviati in Germania prima del ’43. Inizialmente erano volontari attirati dagli stipendi più alti. Dopo l’armistizio finirono in prigionia.
  • 000 furono i lavoratori italiani che andarono in Germania dopo l’8 settembre del ‘43, per lo più rastrellati dai nazi-fascisti, finirono in Campi di lavoro.
  • 000 furono i deportati “politici”, i cosiddetti “Triangoli rossi”, ossia i resistenti, i partigiani, gli scioperanti, i sindacalisti, gli antifascisti. Dopo gli scioperi del marzo ’43 e del marzo ’44 ci furono molte deportazioni. Ne morirono il 40% circa.
  • Le donne italiane finite in un lager nazista furono circa 6.800.

 

Per finire la poesia con cui Primo Levi, scampato all’inferno di Auschwitz, volle aprire il suo romanzo “Se questo è un uomo” in qui racconta la sua esperienza e che invita a respingere l’indifferenza e a vigilare affinché non abbia a ripetersi quanto accaduto.

 

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi)

A Busto Arsizio si parla di Bonhoeffer!

Un grazie agli Amici e compagni di Busto Arsizio: hanno anche loro un bel sito

http://associazioneangioletto.altervista.org/bonhoeffer.html

Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore,
contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo,
se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante.

                                                                                   Dietrich Bonhoeffer

Dietrich Bonhoeffer


 

La giovinezza

Figlio di un eminente psichiatra di origine berlinese e di una insegnante, Bonhoeffer nacque nel 1906 a Breslavia, l’attuale Wroc?aw, in Polonia, da una famiglia dell’alta borghesia molto in vista, con relazioni anche col mondo politico e culturale.
Benché inizialmente avesse intenzione di seguire le orme paterne, manifestò fin da ragazzo la volontà di diventare un pastore evangelico: i suoi genitori, che pur frequentando la chiesa evangelica erano profondamente laici, decisero di sostenerlo.
Studiò teologia a Tubinga e a Berlino, dove conseguì, nel 1927 a soli 21 anni, il dottorato, difendendo una tesi in ecclesiologia sulla Comunione dei Santi (“Sanctorum Communio”, pubblicato nel 1930).
Per la sua formazione spirituale risultarono fondamentali i suoi numerosi soggiorni all’estero: prestò dapprima servizio pastorale presso la chiesa luterana delle comunità tedesca di Barcellona e, nel 1929, si trasferì a New York, per specializzarsi all’Union Theological Seminary (della confessione metodista), dove iniziò a frequentare le chiese della comunità afro-americana nel quartiere di Harlem; nel 1930 si spostò a Londra: qui iniziò un rapporto epistolare con Gandhi, che sognò sempre di incontrare, senza mai riuscirci.

Il ritorno in Germania

Tornò in Germania nel 1931 per dedicarsi all’insegnamento presso l’Università di Berlino. Iniziò anche la sua opposizione attiva al nuovo regime nazista. Appena due giorni dopo la presa del potere di Hitler, dovette tenere una conferenza via etere (dai microfoni della Berliner Funkstunde) sull’idea di Fuhrer. In essa diceva che se il capo “permette al seguace che questi faccia di lui il suo idolo, allora la figura del capo si trasforma in quella di corruttore… Il capo e la funzione che divinizzano se stessi scherniscono Dio”. Sulle prime leggi hitleriane del marzo 1933 non si registrano prese di posizione ufficiali da parte delle chiese evangeliche. Leggi che annientarono la democrazia: l’Ordinanza del Presidente del Reich per la tutela del popolo e dello Stato (offrì giustificazione per misure contro le chiese, rese possibile campi di concentramento, revocò diritto alla libera manifestazione del pensiero, libertà di stampa, diritto di riunione, segreto postale, legalizzò perquisizioni e sequestri). La legge di lesa patria equiparò l’opposizione al governo e al partito ai nemici della nazione; la legge sui pieni poteri dissolse i controlli del Parlamento e della costituzione. Quando la legge sui non ariani estromise dai pubblici uffici gli ebrei che lì erano impegnati, Bonhoeffer fu uno dei primi che affrontò il tema e tenne una conferenza La chiesa di fronte al problema degli ebrei. Da buon luterano egli riconosce allo Stato il diritto di decidere dal punto di vista legislativo sulla questione ebraica, ma sosteneva che la chiesa dovesse interrogare lo Stato circa il carattere legittimante statale del suo agire, cioè può responsabilizzare lo Stato. La chiesa ha un obbligo incondizionato nei confronti delle vittime dell’ordine sociale, anche se non appartengono alla comunità cristiana. Se la chiesa vede che lo Stato eccede, essa è nella condizione “non soltanto di fasciare le vittime che sono finite in mezzo agli ingranaggi della ruota, ma di arrestare gli ingranaggi stessi”.
Non potendo più restare a Berlino, nel 1933 torna a Londra per seguire due comunità evangeliche tedesche. Pacifista convinto, avanzò la proposta di un concilio ecumenico (aperto a tutte le confessioni cristiane) sulla pace:
” Solo il grande concilio ecumenico della santa chiesa di Cristo da tutto il mondo può parlare in modo che il mondo, nel pianto e stridor di denti, debba udire la parola della pace, e i popoli si rallegreranno perché questa chiesa di Cristo toglie, nel nome di Cristo, le armi dalle mani dei suoi figli e vieta loro di fare la guerra e invoca la pace di Cristo sul mondo delirante ”
Nel frattempo in Germania gli amici di Bonhoeffer, dal 29 al 31 maggio del 1934, tennero il sinodo confessante di Barmen. 138 delegati di tutte le chiese regionali e provinciali luterane, proclamarono unitamente, sotto le pressioni di Berlino, 6 proposizioni rivolte contro i Cristiani tedeschi e il loro governo ecclesiastico. Redatte da Barth respingevano la falsa dottrina per cui la chiesa deve riconoscere come rivelazione di Dio anche altri eventi e potenze, figure e verità (Solus Christus indirizzata contro pretese di Hitler). Per Bonhoeffer, che era assente a quell’evento, fu la vera data di nascita della Chiesa confessante e significò il conseguimento di ciò per cui aveva lottato lungamente. Rimase in Inghilterra fino al 1935, quando decise di tornare a Berlino. Aderì alla Chiesa confessante, la comunità che si era distaccata dalla Chiesa evangelica ufficiale (che aveva riconosciuto l’autorità del regime) contro la quale aveva scatenato il Kirchenkampf, la “lotta delle chiese”. Ne sarà il principale esponente insieme a Martin Niemöller con cui formulò la prima forma di autoimpegno. Quindi parteciparono a una riunione ecumenica nei Balcani per informare le guide del movimento ecumenico sui retroscena degli eventi. Il 2 dicembre 1935 apparve l’ordinanza del Ministro Kerrl per l’applicazione della legge sulla sicurezza della Chiesa evangelica. Essa dichiarava come inammissibile tutte le disposizioni ecclesiastiche emanate da associazioni o gruppi. Di conseguenza, anche l’esistenza del seminario di predicazione (nella chiesa evangelica è un istituto di preparazione ad un esame e all’ordinazione) di cui Bonhoeffer era la guida, divenne illegale. Soltanto un paio di anni dopo la Gestapo appose i sigilli, quindi Bonhoeffer escogitò un’ulteriore forma di collaborazione coi suoi candidati: quella del vicariato collettivo. In seguito Bonhoeffer ha messo per iscritto Vita comune, esperienza di questa religiosità vissuta comunitariamente. Il libro, assieme alle lettere dal carcere di Tegel pubblicate con il titolo Resistenza e resa, rappresentò il suo più grande successo editoriale.
La direzione del seminario clandestino di Finkenwalde, sul Mare del Nord, procurò violenti attacchi alla sua reputazione teologica poiché mandò in frantumi l’antica identificazione tra l’incarico del predicatore e quello del pastore, ponendo inequivocabilmente il primo davanti al secondo. Inoltre continuò la sua dura opposizione alla politica antisemita nazista ma, a causa di una recrudescenza delle persecuzioni ai danni della Chiesa confessante, nel 1939 Bonhoeffer dovette accettare un incarico di insegnante negli Stati Uniti. Allo scoppio della guerra, decise però di tornare in patria, per condividere il destino del suo popolo.

La cospirazione

Bonhoeffer fu intensivamente iniziato ai piani della congiura – senza esito – del gruppo Oster, Dohnanyi, Müller, che volevano fermare Hitler prima dell’apertura alla guerra sul fronte occidentale. Qualche tempo dopo subì, da parte della Gestapo, una razzia durante un raduno giovanile in cui teneva un corso biblico per studenti. Gli fu vietato di parlare a causa della sua “attività di disturbo per il popolo” e gli fu intimato di presentarsi regolarmente presso la stazione di polizia. L’organizzazione della Abwehr (Servizio segreto militare) sotto la guida di Canaris, liberò Bonhoeffer dall’obbligo di comunicare i propri spostamenti alla stazione di polizia in Pomerania, dichiarandolo indisponibile. Oster e Dohnanyi lo impiegarono come uomo della Abwehr a Monaco, cioè il più lontano possibile dalla Pomerania. In questo modo egli entrava a far parte della cerchia della resistenza militare attiva. Bonhoeffer doveva tuttavia comunicare ancora i suoi spostamenti alla polizia di Monaco. Qui soggiornò nell’abbazia benedettina di Ettal, dove scrisse l’Etica e attese agli incarichi dell’Abwehr con i viaggi all’estero.
Bonhoeffer rimaneva ufficialmente al servizio della Chiesa confessante, però collaborava con alcune commissioni teologiche del sinodo confessante. I Consigli dei fratelli, “suoi superiori” erano a conoscenza in modo molto vago dei suoi incarichi militari. Questi erano di due tipi: da una parte doveva riportare notizie dall’estero – e questo come camuffamento; dall’altra doveva dare segnali all’estero della perdurante presenza di una resistenza tedesca. Bonhoeffer era cosciente della stranezza della situazione in cui si trovava mettendo a disposizione dei servizi militari tedeschi – cioè nella realtà della resistenza – le sue relazioni ecumeniche. Su incarico dell’Abwehr e grazie alla disponibilità di passaporti e visti intraprese viaggi in Svizzera, Svezia, Norvegia e Italia. Si svolsero in tre stadi.
1.   Nel 1941 portò a conoscenza degli amici all’estero che esisteva e lavorava un’organizzazione politica sotterranea e fornì informazione ai propri gruppi.
2.   Ricognizione degli obbiettivi di pace da parte alleata.
3.   Nel 1942 incontrò Georg Bell, vescovo di Chichester nonché suo amico, e gli comunicò i singoli dettagli, compresi i nomi, del colpo di Stato che si stava preparando. Il governo inglese avrebbe dovuto appoggiare, in caso di riuscita, gli autori del colpo di Stato così da metterli in condizione di creare un nuovo governo.
Di lì a poco la situazione cominciò a farsi pericolosa.

La prigionia

Col fratello Klaus e il cognato Hans von Dohnani, entrò in contatto con l’ammiraglio Wilhelm Canaris, capo del servizio segreto militare (Abwehr), che con altri ufficiali stava organizzando una congiura per assassinare Hitler (il putsch del 20 luglio 1944), ma il 5 aprile del 1943 il capo del tribunale militare dr. Manfred Roeder e l’agente della Gestapo criminale Sonderegger lo arrestarono. La vita nella cella del carcere di Tegel, nei sobborghi di Berlino, fu all’inizio per Bonhoeffer un tormento. Soffriva dello stretto isolamento poiché ai guardiani era proibito parlare coi “politici”.
Il procedimento contro Bonhoeffer si articolò durante la prigionia in tre fasi distinte. La prima fase, iniziata con l’accusa e terminata con gli interrogatori di Roede (dall’aprile al luglio 1943). Le indagini abbracciavano quattro elementi: 1) l’esenzione al servizio militare disposta dalla Abwehr che aveva permesso a B. di sottrarsi al controllo della polizia di Stato e di svolgere il suo lavoro ecclesiastico; 2) l'”Operazione 7″, cioè il trasporto di un gruppo di ebrei in Svizzera; 3) i viaggi all’estero che avevano poco a che fare con compiti militari; 4) la mediazione esercitata dalla Abwehr a favore di alcuni esponenti di spicco della Chiesa Confessante come Niesel, Bethge e altri. Bonhoeffer ha redatto in cella una nutrita serie di resoconti e note su questi interrogatori. Il tentativo di mettere allo scoperto i fatti cospirativi era fallito e per chi conduceva le indagini diveniva impossibile sollevare l’accusa di alto tradimento o di tradimento alla patria. Rimaneva solo l’accusa di “disfattismo in seno alle forze armate” a causa dell’esenzione dal servizio militare. La seconda fase della prigionia fu caratterizzata alla preparazione al processo (fino all’aprile 1944). I termini del processo furono spostati ripetutamente,finché gli amici del detenuto vennero a sapere (nell’aprile 1944) che non ci sarebbe stato nessun processo e che non si poteva fare nulla se non lasciare che la cosa venisse “insabbiata” fino al colpo di Stato. Nella terza fase iniziò in cella il lavoro più fruttuoso. Alcuni teologi considerano le lettere di contenuto teologico che ha spedito dal 30 aprile 1944 come l’inizio di una nuova epoca teologica. Del fallimento del colpo di Stato egli seppe già alla sera del 20 luglio. Così il 21 luglio egli perse ogni speranza e si preparò al peggio.
In questo periodo (un anno e mezzo) produsse una serie di scritti che verrà poi raccolta nel volume Resistenza e resa, la sua opera più famosa, in cui rifletteva sul rapporto tra fede e azione, tra religione e mondo. A un compagno di prigionia italiano, che gli chiese come potesse un sacerdote partecipare a una cospirazione politica che prevedesse anche lo spargimento di sangue, disse:
” Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante ”
La squadra della Gestapo tardava ad arrivare. Passarono giorni, settimane. In questo periodo prese in considerazione l’idea di fuggire dal carcere. Il suo guardiano, il sottufficiale Knobloch, un operaio di Berlino nord, aveva collaborato nel periodo di prigionia di Bonhoeffer, a far uscire la sua corrispondenza clandestina. Una settimana dopo però il fratello Klaus e Schleicher vennero arrestati a causa della loro partecipazione al complotto, così Bonhoeffer non dette seguito al suo piano di fuga per non compromettere ulteriormente il fratello e i parenti. Nel frattempo la Gestapo aveva trovato dei documenti della Abwehr che dimostravano la partecipazione alla congiura di Bonhoeffer fin dal 1938. Hitler era fuori di sè. Revocò l’ordine di eliminazione immediata dei cospiratori al fine di accertare ulteriori ramificazioni. Questo spiega perché le esecuzioni furono rimandate per lungo tempo. Insieme ad altri congiurati, venne impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg all’alba del 9 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra.
Nel 1945 la Chiesa confessante offrì a Stoccarda la famosa ammissione di colpa: “La chiesa […] è rimasta muta dove avrebbe dovuto gridare, perché il sangue degli innocenti gridava al cielo… Essa è rimasta a guardare quando sotto la copertura del nome di Cristo si sono compiute violenze ed ingiustizie… La chiesa confessa di aver assistito all’uso arbitrario della forza brutale, alle sofferenze fisiche e spirituali di innumerevoli innocenti, all’oppressione, all’odio, all’assassinio senza levare la propria voce in loro favore, senza aver trovato vie per correre loro in aiuto. Essa si è resa colpevole della vita dei fratelli più deboli e indifesi di Gesù Cristo (gli ebrei)… Lo confessa… Non ha rinfacciato al calunniatore la sua ingiustizia e ha abbandonato il calunniato al suo destino”.



Film
Bonhoeffer (2000) (regia: Eric Till)

Bibliografia
Testi di Bonhoeffer
Venga il tuo Regno. Brescia, Queriniana, 1969. (ripubblicato nel 1976 con il titolo Venga il tuo Regno: la preghiera della comunità per l’avvento del Regno di Dio sulla terra. Le dieci parole del Signore: prima tavola: interpretazione dei primi tre comandamenti).
”   Resistenza e resa: lettere e appunti dal carcere. Milano, Bompiani, 1970. (ripubblicato da Edizioni Paoline nel 1989 con il titolo Resistenza e resa: lettere e scritti dal carcere e da Queriniana nel 2002 con il titolo Resistenza e resa: lettere e altri scritti dal carcere).
”   L’ora della tentazione. Brescia, Queriniana, 1972. (ripubblicato nel 1977 con il titolo Creazione e caduta. L’ora della tentazione).
”   La vita comune. Brescia, Queriniana, 1972. (ripubblicato nel 1991 con il titolo Vita comune. Il libro di preghiera della Bibbia).
”   Lettere a un amico. Milano, Bompiani, 1972.
”   Sanctorum Communio: una ricerca dogmatica sulla sociologia della Chiesa. Roma-Brescia, Herder-Morcelliana, 1972. (ripubblicato da Queriniana nel 1994).
”   Testimoniare Cristo tra i fratelli. Milano, Gribaudi, 1975.
”   L’essenza della Chiesa. Brescia, Queriniana, 1977.
”   Gli scritti: 1928-1944. Brescia, Queriniana, 1979.
”   Pregare i salmi con Cristo. Brescia, Queriniana, 1981.
”   Creazione e caduta: interpretazione teologica di Genesi 1-3. Brescia, Queriniana, 1982.
”   Cristologia. Brescia, Queriniana, 1984.
”   Una pastorale evangelica. Torino, Claudiana, 1990.
”   Atto ed essere: filosofia trascendentale ed ontologia nella teologia sistematica. Brescia, Queriniana, 1993.
”   La parola predicata: corso di omiletica a Finkenwalde (1935-1939). Torino, Claudiana, 1994.
”   Lettere alla fidanzata Cella 92: 1943-1945. Brescia, Queriniana, 1994.
”   Etica. Brescia, Queriniana, 1995.
”   Fedeltà al mondo: meditazioni. Brescia, Queriniana, 1995.
”   Memoria e fedeltà. Magnano, Qiqajon, 1995.
”   Cristianesimo e storia dell’Occidente: pagine dall’Etica e dalle Lettere. Torino, SEI, 1996.
”   Lo straordinario si fa evento: Croce e Risurrezione. Brescia, Queriniana, 1997.
”   Frammenti da Tegel. Brescia, Queriniana, 1998.
”   Poesie. Magnano, Qiqajon, 1999.
”   Libertà di vivere. Milano, Gribaudi, 2001.
”   Ultime lettere dalla Resistenza: Dietrich Bonhoeffer e i suoi familiari nella lotta contro Hitler. Torino, Claudiana, 2001.
”   Gesù Cristo dono di Dio. Milano, Gribaudi, 2004.
”   Meditazioni sul Natale. Torino, Claudiana, 2004.
”   Riconoscere Dio al centro della vita: testi per l’anno liturgico. Brescia, Queriniana, 2004.
”   Bonhoeffer: un cristianesimo non-religioso. Antologia da “Resistenza e resa”, “Lettere alla fidanzata”. Padova, EMP, 2005.
”   Chi sono io?: meditazioni dal carcere. Torino, Claudiana, 2005.

Studi su Bonhoeffer
Gennaro Gentile, Dietrich Bonhoeffer. Una luce sulla crisi dell’Occidente cristiano, Guida, Napoli 2007.

leggi anche il saggio di Rossana Rossanda