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Orario libero festivo: Buon Sabato
L’uomo di resonsabilità, che sta fra legame e libertà e che deve osare, in quanto legato, agisce in libertà,non trova giustificazione nel legame ovvero nella libertà, bensì soltanto in colui che ha posto in questa situazione, umanamente impossibile, chiedendo che egli agisca. Il responsabile consegna sé e le proprie azioni a Dio.
D. Bonhoeffer
E’ peculiare dei quaccheri condividere l’eventuale momento ispirato della meditazione nel silenzio, con gli altri, non intendendo commenti o interpretazioni ma scintille divine in noi come discepoli di Gesù, fra eguali.
Non un atto mentale dunque ma puramente spirituale e spontaneo. Grazie
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9 aprile 1945

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Il 9 aprile 1945, veniva giustiziato il teologo simbolo della resistenza cristiana al nazismo.

Il 9 aprile del 1945 moriva, all’età di 39 anni, il teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer, impiccato nel campo di prigionia di Flossenbürg. Teologo tra i più amati e significativi del XX secolo, Bonhoeffer è uno dei simboli della resistenza cristiana a Hitler.
Pastore della Chiesa confessante, nel 1944 aveva partecipato all’organizzazione del fallito attentato contro Hitler e per questo fu giustiziato. A Flossenbürg una lapide ne ricorda il martirio citando 2 Timoteo 1,7: “Dio non ci ha dato uno spirito che ci rende paurosi, ma uno spirito che ci dà forza, amore, saggezza”.

In questo frangente politico ed ecclesiale – ha dichiarato il professor Fulvio Ferrario, docente di teologia sistematica della Facoltà valdese di teologia di Roma – tre aspetti mi sembrano particolarmente attuali. Innanzitutto, il cittadino politicamente responsabile. Di fronte al pensiero unico, alla propaganda ossessiva e soprattutto alla violenza fisica sistematica, Bonhoeffer ha scelto di agire: l’arroganza del potere non si subisce, si combatte. In secondo luogo – ha proseguito Ferrario – il credente impegnato. In una chiesa, sia cattolica, sia evangelica, in parte complice e in parte silenziosa, Bonhoeffer afferma che ’solo chi grida per gli ebrei può anche cantare il gregoriano’. Il discepolato cristiano non si esaurisce nella predicazione, ma richiede l’immersione nella vicenda umana, ambigua e sporca. Non le anime belle, ma coloro che rischiano anche la purezza della coscienza nella lotta contro il tiranno, possono legittimamente richiamarsi all’uomo assassinato sul Calvario. Infine – conclude Ferrario – il pastore innamorato della chiesa. Bonhoeffer non ha amato una chiesa ideale, ma quella reale e concreta, mediocre e compromessa, e l’ha servita come pastore e come teologo. Egli non ha smesso di esortarla a studiare la Bibbia, a pregare, a esercitare la disciplina ’del corpo e della mente’, come egli si esprime. Bonhoeffer fu un credente appassionato alla Bibbia e proprio per questo con i piedi per terra”.
La figura di Bonhoeffer è stata ricordata anche dal pastore Keith Clements, segretario generale della Conferenza delle chiese europee, in un articolo pubblicato sulla rivista inglese “Reform”. “Bonhoeffer – scrive Clements – scelse di far parte della congiura contro Hitler, con tutte le ambiguità morali che questo comportava, come unico modo concreto di aiutare il suo prossimo. Egli accettò di diventare colpevole per il bene degli altri, piuttosto che lavarsene le mani preferì avere delle mani sporche di sangue. Come scrisse dalla sua prigionia ’la chiesa esiste solo quando essa è per gli altri’

Bio

Nato a Breslau (oggi Wroclav, in Polonia) nel febbraio 1906, Dietrich fu il sesto di otto figli di Karl e Paula Bonhoeffer. Il padre era un importante professore di psichiatria e neurologia; la madre, Paula von Hase, discendeva da una famiglia nobile.
Laureatosi in teologia a Berlino nel 1927, Bonhoeffer iniziò l’attività di pastore in una chiesa tedesca a Barcellona nel 1928. Nel 1930 andò a studiare a New York presso l’Union Theological Seminary; nel 1931 cominciò ad insegnare alla facoltà teologica di Berlino e fu ordinato pastore. In quel periodo iniziò l’attività nel nascente movimento ecumenico, stabilendo contatti internazionali che in seguito avrebbero avuto grande importanza per il suo impegno nella resistenza. Fu eletto segretario giovanile dell’Unione mondiale per la collaborazione tra le chiese ed entrò a far parte del Consiglio cristiano universale “Life and Work” (da cui sarebbe nato in seguito il Consiglio ecumenico delle chiese).

Confronto con il nazismo
Con l’ascesa di Hitler al potere alla fine del gennaio 1933, la Chiesa evangelica tedesca, cui Bonhoeffer apparteneva, entrò in una fase difficile e delicata. Molti protestanti tedeschi accolsero favorevolmente l’avvento del nazismo; in particolare il movimento dei cosiddetti “cristiano-tedeschi” (Deutsche Christen) si fece portavoce dell’ideologia nazista all’interno della chiesa, giungendo perfino a chiedere l’eliminazione dell’Antico Testamento dalla Bibbia. Nell’estate 1933 costoro, ispirandosi alle leggi ariane dello Stato, proposero un “paragrafo ariano” per la chiesa, che impedisse ai “non-ariani” di diventare ministri di culto. La disputa che ne seguì provocò una profonda divisione all’interno della chiesa: l’idea della “missione agli ebrei” era molto diffusa, ma adesso i cristiano-tedeschi sostenevano che gli ebrei fossero una razza separata che non poteva diventare “ariana” neanche tramite il battesimo. Bonhoeffer si oppose fermamente al paragrafo ariano, affermando che esso avrebbe vincolato gli insegnamenti cristiani all’ideologia politica.
In un saggio dell’aprile 1933 “La chiesa davanti al problema degli ebrei”, Bonhoeffer fu il primo ad affrontare il tema del rapporto tra la chiesa e la dittatura nazista, sostenendo con forza che la chiesa aveva il dovere di opporsi all’ingiustizia politica. Quando, nel settembre 1933, il paragrafo ariano fu approvato dal sinodo nazionale della Chiesa evangelica, Bonhoeffer si impegnò per informare e sensibilizzare il movimento ecumenico internazionale sulla gravità della situazione. Rifiutò inoltre un posto di pastore a Berlino, per solidarietà con coloro che venivano esclusi dal ministero per ragioni razziali, e divenne pastore di una congregazione di lingua tedesca a Londra.

La Chiesa confessante
Nel maggio 1934 nacque la cosiddetta “Chiesa confessante” per opera di una significativa minoranza interna alla Chiesa evangelica tedesca, che adottò la “dichiarazione di Barman” in opposizione al nazismo. Nell’aprile 1935 Bonhoeffer tornò in Germania per dirigere, prima a Zingst e poi a Finkenwalde, un seminario clandestino per la formazione dei pastori della Chiesa confessante, che stava subendo crescenti pressioni da parte della Gestapo, culminate nell’agosto 1937 nel decreto di Himmler che dichiarava illegale la formazione di candidati pastori per la Chiesa confessante.
In settembre il seminario di Finkenwalde fu chiuso dalla Gestapo, nei due anni seguenti Bonhoeffer continuò l’attività di insegnante in clandestinità; nel gennaio 1938 la Gestapo lo bandì da Berlino e nel settembre 1940 gli vietò di parlare in pubblico.

Teologo e cospiratore
Nel 1939 Bonhoeffer si avvicinò ad un gruppo di resistenza e cospirazione contro Hitler, costituito tra gli altri dall’avvocato Hans von Dohnanyi (suo cognato), dall’ammiraglio Wilhelm Canaris e dal generale Hans Oster. Il teologo costituì un legame fondamentale tra il movimento ecumenico internazionale e la cospirazione tedesca contro il nazismo. La sua attività per aiutare un gruppo di ebrei a fuggire dalla Germania, scoperta dalla Gestapo, portò al suo arresto, nell’aprile 1943.
Durante i due anni di prigionia che precedettero la sua morte, nelle lettere all’amico Eberhard Bethge, Bonhoeffer esplorò il significato della fede cristiana in un “mondo diventato adulto”, chiedendosi: “Chi è Cristo per noi oggi?” E giunse all’amara conclusione che il cristianesimo è troppo spesso fuggito dal mondo, cercando di trovare un ultimo rifugio per Dio in un angolo “religioso”, al sicuro dalla scienza e dal pensiero critico. Ma Bonhoeffer affermò che è proprio l’umanità nella sua forza e maturità che Dio reclama e trasforma in Gesù Cristo, “la persona per gli altri”.
Dopo un fallito attentato contro Hitler il 20 luglio 1944, Bonhoeffer fu trasferito nella prigione di Berlino, poi nel campo di concentramento di Buchenwald e infine in quello di Flossenbürg, dove fu impiccato insieme ad altri cospiratori.

Un ritratto di Dietrich Bonhoeffer, di Fulvio Ferrario
Bonhoeffer di Fulvio Ferrario

L’evoluzione di Bonhoeffer, di Paolo Ricca
Bonhoeffer di Paolo Ricca

20 luglio 1944

Il 20 luglio del 1944 un gruppo di oppositori, raccolto intorno al colonnello Claus Schenk Graf von Stauffenberg (1907-1944), tentò di porre fine alla dittatura nazionalsocialista collocando una bomba nel quartier generale di Hitler, la Wolfsschanze. Hitler sopravvisse all’attentato. I congiurati riuniti intorno a Stauffenberg furono giustiziati. Tra loro, anche il teologo Dietrich Bonhoeffer.

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Le famiglie del gruppo di oppositori dovettero attendere a lungo, dopo la fine della guerra, prima che gli attentatori “venissero considerati non traditori, ma giusti”. Eppure i resistenti riuniti intorno a Stauffenberg sono stati uno straordinario esempio del fatto che non tutti i tedeschi stavano a guardare passivamente o collaboravano mentre i nazionalsocialisti portavano guerra e terrore in gran parte del mondo.

Franz Josef Jung, deputato CDU/CSU al Bundestag, intervenuto durante una commemorazione, ha definito degno di nota il fatto che molti uomini e donne della resistenza abbiano orientato le proprie coraggiose azioni secondo i valori cristiani: il 20 luglio 1944 è strettamente legato con la fede cristiana e la chiesa”. Dai verbali degli interrogatori della Gestapo risulta che oltre una ventina tra gli oppositori più attivi addussero una motivazione cristiana a sostegno delle loro idee e azioni.
Proprio oggi, in un’epoca in cui tutto ciò che ha a che fare con il cristianesimo e con la chiesa viene visto con grande diffidenza, ha detto Jung, questo comportamento dovrebbe indurre alla riflessione. I valori fondanti della nostra tradizione e cultura cristiana occidentale sono la colonna portante della convivenza e costituiscono la base della Costituzione: “Ricordarlo in ogni momento e rinnovare continuamente questa consapevolezza fa parte dei doveri che i resistenti del 20 luglio 1944 ci hanno lasciato in eredità”.

In un contributo apparso nel domenicale “Bild am Sonntag” l’ex presidente federale Richard von Weizsäcker ha definito esemplare la resistenza. Stauffenberg e gli altri uomini del 20 luglio agirono al posto di coloro che avrebbero dovuti intervenire. “Si addossarono la colpa, la nostra colpa per le omissioni di cui ci eravamo resi responsabili. Agirono guidati dalla loro coscienza e dalla loro fede in Dio. Furono abbastanza coraggiosi da vivere in modo consapevole e responsabile. E seppero sacrificare la loro vita per difendere la civiltà e la moralità e per salvare la Germania”. Dopo 70 anni, ha concluso Von Weizsäcker, il loro resta ancora un esempio da seguire.

I resistenti erano guidati dalla coscienza quale “istanza interiore”. Uomini come Stauffenberg, Ludwig Beck (1880-1944), Henning von Tresckow (1901-1944) e Fabian von Schlabrendorff (1907-1980) potrebbero costituire anche oggi un esempio di accettazione del rischio e di coraggio personale, ha affermato Rink. La resistenza militare voleva “cambiare il destino”, ha detto il vescovo citando il teologo Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) e ha manifestato così la volontà incondizionata di fermare il capo del Terzo Reich e la rovina militare della Germania. Il fallimento del tirannicidio contro Hitler costituisce una tragedia per gli anni dal 1933 al 1945. Rink ha ricordato che la mentalità degli uomini del 20 luglio era caratterizzata dall’ubbidienza incondizionata e dal giuramento di fedeltà a Hitler. Da questa si liberarono grazie all’obbedienza alla propria coscienza. L’esortazione biblica a essere sottomessi alle autorità (Romani 13) ebbe grande importanza per la resistenza. Tuttavia gli ufficiali mostrarono che per un cristiano la coscienza non può essere ignorata e deve essere continuamente esaminata alla luce della Bibbia. Una coscienza vigile è sempre indispensabile in una società moderna e costituisce il fondamento di ogni azione cristiana.

(trad. it. G. M. Schmitt VE)

 

 

 

A Busto Arsizio si parla di Bonhoeffer!

Un grazie agli Amici e compagni di Busto Arsizio: hanno anche loro un bel sito

http://associazioneangioletto.altervista.org/bonhoeffer.html

Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore,
contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo,
se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante.

                                                                                   Dietrich Bonhoeffer

Dietrich Bonhoeffer


 

La giovinezza

Figlio di un eminente psichiatra di origine berlinese e di una insegnante, Bonhoeffer nacque nel 1906 a Breslavia, l’attuale Wroc?aw, in Polonia, da una famiglia dell’alta borghesia molto in vista, con relazioni anche col mondo politico e culturale.
Benché inizialmente avesse intenzione di seguire le orme paterne, manifestò fin da ragazzo la volontà di diventare un pastore evangelico: i suoi genitori, che pur frequentando la chiesa evangelica erano profondamente laici, decisero di sostenerlo.
Studiò teologia a Tubinga e a Berlino, dove conseguì, nel 1927 a soli 21 anni, il dottorato, difendendo una tesi in ecclesiologia sulla Comunione dei Santi (“Sanctorum Communio”, pubblicato nel 1930).
Per la sua formazione spirituale risultarono fondamentali i suoi numerosi soggiorni all’estero: prestò dapprima servizio pastorale presso la chiesa luterana delle comunità tedesca di Barcellona e, nel 1929, si trasferì a New York, per specializzarsi all’Union Theological Seminary (della confessione metodista), dove iniziò a frequentare le chiese della comunità afro-americana nel quartiere di Harlem; nel 1930 si spostò a Londra: qui iniziò un rapporto epistolare con Gandhi, che sognò sempre di incontrare, senza mai riuscirci.

Il ritorno in Germania

Tornò in Germania nel 1931 per dedicarsi all’insegnamento presso l’Università di Berlino. Iniziò anche la sua opposizione attiva al nuovo regime nazista. Appena due giorni dopo la presa del potere di Hitler, dovette tenere una conferenza via etere (dai microfoni della Berliner Funkstunde) sull’idea di Fuhrer. In essa diceva che se il capo “permette al seguace che questi faccia di lui il suo idolo, allora la figura del capo si trasforma in quella di corruttore… Il capo e la funzione che divinizzano se stessi scherniscono Dio”. Sulle prime leggi hitleriane del marzo 1933 non si registrano prese di posizione ufficiali da parte delle chiese evangeliche. Leggi che annientarono la democrazia: l’Ordinanza del Presidente del Reich per la tutela del popolo e dello Stato (offrì giustificazione per misure contro le chiese, rese possibile campi di concentramento, revocò diritto alla libera manifestazione del pensiero, libertà di stampa, diritto di riunione, segreto postale, legalizzò perquisizioni e sequestri). La legge di lesa patria equiparò l’opposizione al governo e al partito ai nemici della nazione; la legge sui pieni poteri dissolse i controlli del Parlamento e della costituzione. Quando la legge sui non ariani estromise dai pubblici uffici gli ebrei che lì erano impegnati, Bonhoeffer fu uno dei primi che affrontò il tema e tenne una conferenza La chiesa di fronte al problema degli ebrei. Da buon luterano egli riconosce allo Stato il diritto di decidere dal punto di vista legislativo sulla questione ebraica, ma sosteneva che la chiesa dovesse interrogare lo Stato circa il carattere legittimante statale del suo agire, cioè può responsabilizzare lo Stato. La chiesa ha un obbligo incondizionato nei confronti delle vittime dell’ordine sociale, anche se non appartengono alla comunità cristiana. Se la chiesa vede che lo Stato eccede, essa è nella condizione “non soltanto di fasciare le vittime che sono finite in mezzo agli ingranaggi della ruota, ma di arrestare gli ingranaggi stessi”.
Non potendo più restare a Berlino, nel 1933 torna a Londra per seguire due comunità evangeliche tedesche. Pacifista convinto, avanzò la proposta di un concilio ecumenico (aperto a tutte le confessioni cristiane) sulla pace:
” Solo il grande concilio ecumenico della santa chiesa di Cristo da tutto il mondo può parlare in modo che il mondo, nel pianto e stridor di denti, debba udire la parola della pace, e i popoli si rallegreranno perché questa chiesa di Cristo toglie, nel nome di Cristo, le armi dalle mani dei suoi figli e vieta loro di fare la guerra e invoca la pace di Cristo sul mondo delirante ”
Nel frattempo in Germania gli amici di Bonhoeffer, dal 29 al 31 maggio del 1934, tennero il sinodo confessante di Barmen. 138 delegati di tutte le chiese regionali e provinciali luterane, proclamarono unitamente, sotto le pressioni di Berlino, 6 proposizioni rivolte contro i Cristiani tedeschi e il loro governo ecclesiastico. Redatte da Barth respingevano la falsa dottrina per cui la chiesa deve riconoscere come rivelazione di Dio anche altri eventi e potenze, figure e verità (Solus Christus indirizzata contro pretese di Hitler). Per Bonhoeffer, che era assente a quell’evento, fu la vera data di nascita della Chiesa confessante e significò il conseguimento di ciò per cui aveva lottato lungamente. Rimase in Inghilterra fino al 1935, quando decise di tornare a Berlino. Aderì alla Chiesa confessante, la comunità che si era distaccata dalla Chiesa evangelica ufficiale (che aveva riconosciuto l’autorità del regime) contro la quale aveva scatenato il Kirchenkampf, la “lotta delle chiese”. Ne sarà il principale esponente insieme a Martin Niemöller con cui formulò la prima forma di autoimpegno. Quindi parteciparono a una riunione ecumenica nei Balcani per informare le guide del movimento ecumenico sui retroscena degli eventi. Il 2 dicembre 1935 apparve l’ordinanza del Ministro Kerrl per l’applicazione della legge sulla sicurezza della Chiesa evangelica. Essa dichiarava come inammissibile tutte le disposizioni ecclesiastiche emanate da associazioni o gruppi. Di conseguenza, anche l’esistenza del seminario di predicazione (nella chiesa evangelica è un istituto di preparazione ad un esame e all’ordinazione) di cui Bonhoeffer era la guida, divenne illegale. Soltanto un paio di anni dopo la Gestapo appose i sigilli, quindi Bonhoeffer escogitò un’ulteriore forma di collaborazione coi suoi candidati: quella del vicariato collettivo. In seguito Bonhoeffer ha messo per iscritto Vita comune, esperienza di questa religiosità vissuta comunitariamente. Il libro, assieme alle lettere dal carcere di Tegel pubblicate con il titolo Resistenza e resa, rappresentò il suo più grande successo editoriale.
La direzione del seminario clandestino di Finkenwalde, sul Mare del Nord, procurò violenti attacchi alla sua reputazione teologica poiché mandò in frantumi l’antica identificazione tra l’incarico del predicatore e quello del pastore, ponendo inequivocabilmente il primo davanti al secondo. Inoltre continuò la sua dura opposizione alla politica antisemita nazista ma, a causa di una recrudescenza delle persecuzioni ai danni della Chiesa confessante, nel 1939 Bonhoeffer dovette accettare un incarico di insegnante negli Stati Uniti. Allo scoppio della guerra, decise però di tornare in patria, per condividere il destino del suo popolo.

La cospirazione

Bonhoeffer fu intensivamente iniziato ai piani della congiura – senza esito – del gruppo Oster, Dohnanyi, Müller, che volevano fermare Hitler prima dell’apertura alla guerra sul fronte occidentale. Qualche tempo dopo subì, da parte della Gestapo, una razzia durante un raduno giovanile in cui teneva un corso biblico per studenti. Gli fu vietato di parlare a causa della sua “attività di disturbo per il popolo” e gli fu intimato di presentarsi regolarmente presso la stazione di polizia. L’organizzazione della Abwehr (Servizio segreto militare) sotto la guida di Canaris, liberò Bonhoeffer dall’obbligo di comunicare i propri spostamenti alla stazione di polizia in Pomerania, dichiarandolo indisponibile. Oster e Dohnanyi lo impiegarono come uomo della Abwehr a Monaco, cioè il più lontano possibile dalla Pomerania. In questo modo egli entrava a far parte della cerchia della resistenza militare attiva. Bonhoeffer doveva tuttavia comunicare ancora i suoi spostamenti alla polizia di Monaco. Qui soggiornò nell’abbazia benedettina di Ettal, dove scrisse l’Etica e attese agli incarichi dell’Abwehr con i viaggi all’estero.
Bonhoeffer rimaneva ufficialmente al servizio della Chiesa confessante, però collaborava con alcune commissioni teologiche del sinodo confessante. I Consigli dei fratelli, “suoi superiori” erano a conoscenza in modo molto vago dei suoi incarichi militari. Questi erano di due tipi: da una parte doveva riportare notizie dall’estero – e questo come camuffamento; dall’altra doveva dare segnali all’estero della perdurante presenza di una resistenza tedesca. Bonhoeffer era cosciente della stranezza della situazione in cui si trovava mettendo a disposizione dei servizi militari tedeschi – cioè nella realtà della resistenza – le sue relazioni ecumeniche. Su incarico dell’Abwehr e grazie alla disponibilità di passaporti e visti intraprese viaggi in Svizzera, Svezia, Norvegia e Italia. Si svolsero in tre stadi.
1.   Nel 1941 portò a conoscenza degli amici all’estero che esisteva e lavorava un’organizzazione politica sotterranea e fornì informazione ai propri gruppi.
2.   Ricognizione degli obbiettivi di pace da parte alleata.
3.   Nel 1942 incontrò Georg Bell, vescovo di Chichester nonché suo amico, e gli comunicò i singoli dettagli, compresi i nomi, del colpo di Stato che si stava preparando. Il governo inglese avrebbe dovuto appoggiare, in caso di riuscita, gli autori del colpo di Stato così da metterli in condizione di creare un nuovo governo.
Di lì a poco la situazione cominciò a farsi pericolosa.

La prigionia

Col fratello Klaus e il cognato Hans von Dohnani, entrò in contatto con l’ammiraglio Wilhelm Canaris, capo del servizio segreto militare (Abwehr), che con altri ufficiali stava organizzando una congiura per assassinare Hitler (il putsch del 20 luglio 1944), ma il 5 aprile del 1943 il capo del tribunale militare dr. Manfred Roeder e l’agente della Gestapo criminale Sonderegger lo arrestarono. La vita nella cella del carcere di Tegel, nei sobborghi di Berlino, fu all’inizio per Bonhoeffer un tormento. Soffriva dello stretto isolamento poiché ai guardiani era proibito parlare coi “politici”.
Il procedimento contro Bonhoeffer si articolò durante la prigionia in tre fasi distinte. La prima fase, iniziata con l’accusa e terminata con gli interrogatori di Roede (dall’aprile al luglio 1943). Le indagini abbracciavano quattro elementi: 1) l’esenzione al servizio militare disposta dalla Abwehr che aveva permesso a B. di sottrarsi al controllo della polizia di Stato e di svolgere il suo lavoro ecclesiastico; 2) l'”Operazione 7″, cioè il trasporto di un gruppo di ebrei in Svizzera; 3) i viaggi all’estero che avevano poco a che fare con compiti militari; 4) la mediazione esercitata dalla Abwehr a favore di alcuni esponenti di spicco della Chiesa Confessante come Niesel, Bethge e altri. Bonhoeffer ha redatto in cella una nutrita serie di resoconti e note su questi interrogatori. Il tentativo di mettere allo scoperto i fatti cospirativi era fallito e per chi conduceva le indagini diveniva impossibile sollevare l’accusa di alto tradimento o di tradimento alla patria. Rimaneva solo l’accusa di “disfattismo in seno alle forze armate” a causa dell’esenzione dal servizio militare. La seconda fase della prigionia fu caratterizzata alla preparazione al processo (fino all’aprile 1944). I termini del processo furono spostati ripetutamente,finché gli amici del detenuto vennero a sapere (nell’aprile 1944) che non ci sarebbe stato nessun processo e che non si poteva fare nulla se non lasciare che la cosa venisse “insabbiata” fino al colpo di Stato. Nella terza fase iniziò in cella il lavoro più fruttuoso. Alcuni teologi considerano le lettere di contenuto teologico che ha spedito dal 30 aprile 1944 come l’inizio di una nuova epoca teologica. Del fallimento del colpo di Stato egli seppe già alla sera del 20 luglio. Così il 21 luglio egli perse ogni speranza e si preparò al peggio.
In questo periodo (un anno e mezzo) produsse una serie di scritti che verrà poi raccolta nel volume Resistenza e resa, la sua opera più famosa, in cui rifletteva sul rapporto tra fede e azione, tra religione e mondo. A un compagno di prigionia italiano, che gli chiese come potesse un sacerdote partecipare a una cospirazione politica che prevedesse anche lo spargimento di sangue, disse:
” Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante ”
La squadra della Gestapo tardava ad arrivare. Passarono giorni, settimane. In questo periodo prese in considerazione l’idea di fuggire dal carcere. Il suo guardiano, il sottufficiale Knobloch, un operaio di Berlino nord, aveva collaborato nel periodo di prigionia di Bonhoeffer, a far uscire la sua corrispondenza clandestina. Una settimana dopo però il fratello Klaus e Schleicher vennero arrestati a causa della loro partecipazione al complotto, così Bonhoeffer non dette seguito al suo piano di fuga per non compromettere ulteriormente il fratello e i parenti. Nel frattempo la Gestapo aveva trovato dei documenti della Abwehr che dimostravano la partecipazione alla congiura di Bonhoeffer fin dal 1938. Hitler era fuori di sè. Revocò l’ordine di eliminazione immediata dei cospiratori al fine di accertare ulteriori ramificazioni. Questo spiega perché le esecuzioni furono rimandate per lungo tempo. Insieme ad altri congiurati, venne impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg all’alba del 9 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra.
Nel 1945 la Chiesa confessante offrì a Stoccarda la famosa ammissione di colpa: “La chiesa […] è rimasta muta dove avrebbe dovuto gridare, perché il sangue degli innocenti gridava al cielo… Essa è rimasta a guardare quando sotto la copertura del nome di Cristo si sono compiute violenze ed ingiustizie… La chiesa confessa di aver assistito all’uso arbitrario della forza brutale, alle sofferenze fisiche e spirituali di innumerevoli innocenti, all’oppressione, all’odio, all’assassinio senza levare la propria voce in loro favore, senza aver trovato vie per correre loro in aiuto. Essa si è resa colpevole della vita dei fratelli più deboli e indifesi di Gesù Cristo (gli ebrei)… Lo confessa… Non ha rinfacciato al calunniatore la sua ingiustizia e ha abbandonato il calunniato al suo destino”.



Film
Bonhoeffer (2000) (regia: Eric Till)

Bibliografia
Testi di Bonhoeffer
Venga il tuo Regno. Brescia, Queriniana, 1969. (ripubblicato nel 1976 con il titolo Venga il tuo Regno: la preghiera della comunità per l’avvento del Regno di Dio sulla terra. Le dieci parole del Signore: prima tavola: interpretazione dei primi tre comandamenti).
”   Resistenza e resa: lettere e appunti dal carcere. Milano, Bompiani, 1970. (ripubblicato da Edizioni Paoline nel 1989 con il titolo Resistenza e resa: lettere e scritti dal carcere e da Queriniana nel 2002 con il titolo Resistenza e resa: lettere e altri scritti dal carcere).
”   L’ora della tentazione. Brescia, Queriniana, 1972. (ripubblicato nel 1977 con il titolo Creazione e caduta. L’ora della tentazione).
”   La vita comune. Brescia, Queriniana, 1972. (ripubblicato nel 1991 con il titolo Vita comune. Il libro di preghiera della Bibbia).
”   Lettere a un amico. Milano, Bompiani, 1972.
”   Sanctorum Communio: una ricerca dogmatica sulla sociologia della Chiesa. Roma-Brescia, Herder-Morcelliana, 1972. (ripubblicato da Queriniana nel 1994).
”   Testimoniare Cristo tra i fratelli. Milano, Gribaudi, 1975.
”   L’essenza della Chiesa. Brescia, Queriniana, 1977.
”   Gli scritti: 1928-1944. Brescia, Queriniana, 1979.
”   Pregare i salmi con Cristo. Brescia, Queriniana, 1981.
”   Creazione e caduta: interpretazione teologica di Genesi 1-3. Brescia, Queriniana, 1982.
”   Cristologia. Brescia, Queriniana, 1984.
”   Una pastorale evangelica. Torino, Claudiana, 1990.
”   Atto ed essere: filosofia trascendentale ed ontologia nella teologia sistematica. Brescia, Queriniana, 1993.
”   La parola predicata: corso di omiletica a Finkenwalde (1935-1939). Torino, Claudiana, 1994.
”   Lettere alla fidanzata Cella 92: 1943-1945. Brescia, Queriniana, 1994.
”   Etica. Brescia, Queriniana, 1995.
”   Fedeltà al mondo: meditazioni. Brescia, Queriniana, 1995.
”   Memoria e fedeltà. Magnano, Qiqajon, 1995.
”   Cristianesimo e storia dell’Occidente: pagine dall’Etica e dalle Lettere. Torino, SEI, 1996.
”   Lo straordinario si fa evento: Croce e Risurrezione. Brescia, Queriniana, 1997.
”   Frammenti da Tegel. Brescia, Queriniana, 1998.
”   Poesie. Magnano, Qiqajon, 1999.
”   Libertà di vivere. Milano, Gribaudi, 2001.
”   Ultime lettere dalla Resistenza: Dietrich Bonhoeffer e i suoi familiari nella lotta contro Hitler. Torino, Claudiana, 2001.
”   Gesù Cristo dono di Dio. Milano, Gribaudi, 2004.
”   Meditazioni sul Natale. Torino, Claudiana, 2004.
”   Riconoscere Dio al centro della vita: testi per l’anno liturgico. Brescia, Queriniana, 2004.
”   Bonhoeffer: un cristianesimo non-religioso. Antologia da “Resistenza e resa”, “Lettere alla fidanzata”. Padova, EMP, 2005.
”   Chi sono io?: meditazioni dal carcere. Torino, Claudiana, 2005.

Studi su Bonhoeffer
Gennaro Gentile, Dietrich Bonhoeffer. Una luce sulla crisi dell’Occidente cristiano, Guida, Napoli 2007.

leggi anche il saggio di Rossana Rossanda