I TRIANGOLI ROSA

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UNA TESI DI LAUREA SU EBRAISMO E OMOSESSUALITA’

 

I triangoli rosa
L’omofobia non caratterizzo soltanto la società europea nel suo insieme ma penetro all’interno delle micro realtà dei campi di prigionia o sterminio. Tra i detenuti, contraddistinti a seconda delle caratteristiche che ne giustificavano la detenzione, da un triangolo di diverso colore o dalla stella di David si costruirono fin da subito delle gerarchie che portarono alla strutturazione di ruoli diversi all’interno del lager stesso.
Nei Lager gli omosessuali detenuti erano situati al gradino più basso della gerarchia di rispettabilità interna. Anche prima dell’utilizzo del sistema di individuazione dei prigionieri basato sul triangolo, i detenuti omosessuali venivano costretti ad indossare un tessuto giallo con una “A” maiuscola che rappresentava l’iniziale del termine “Arschficher” ovvero “baciatore di culi”. Ma anche con l’entrata in vigore del sistema classificatorio dei triangoli, quello rosa fu utilizzato per identificare gli omosessuali, l’atteggiamento discriminatorio fu garantito dalla dimensione maggiore del triangolo (3 centimetri più grande): i pederasti dovevano essere riconosciuti da lontano72.
La considerazione dei diversi prigionieri da parte dei loro detentori emerge chiaramente in una descrizione di Wolfgang Sofsky73: In cima a tutto l’opposizione razzista tra l’omo e il sottouomo. Gli slavi, gli zingari, gli ebrei tendevano a non essere considerati affatto membri della società umana. Costituivano una categoria al margine se non addirittura aldilà di ogni socialità. La persecuzione assumeva allora l’spetto dell’eliminazione sistematica.
Il criterio razziale dominava su ogni altro. Un ebreo belga o francese inserito nella categoria “oppositore politico “o “criminale”era innanzitutto un ebreo (… In fondo alla scala della deviazione venivano messi i ”75” ovvero gli omosessuali.
Benché non presentassero alcun problema politico, occupavano una categoria marginale, analoga alla categoria dei sottouomini.
(…)
Il potere del campo riservava loro solo la derisione, il disprezzo e la morte. Inoltre la maggior parte degli omosessuali fu destinata a fare da cavia ai medici dei campi sia al fine di “prevenire” o “curare” l’omosessualità sia a fini più ampiamente scientifici. La castrazione fu concepita dai nazisti come una profilassi per lottare contro l’omosessualità. Lo prevedeva il paragrafo 223 del Codice penale per tutti coloro che avevano commesso atti indecenti in pubblico, compresi gli omosessuali.
Un omosessuale che entrava in ospedale aveva pochissime probabilità di uscirne vivo. All’spedale i deportati col triangolo rosa servivano effettivamente da cavie per le ricerche e gli esperimenti medici che il più delle volte finivano con al morte74.
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72 Jean Le Bitoux: “Triangolo rosa – La memoria rimossa delle persecuzioni omosessuali”
ed. italiana Piero Manni, San Cesario di Lecce, 2003.
73 Wolfgang Sofsky, L’oragination de la terreur, Calmann-Levy, Parigi, 1966 in
“Triangolo Rosa” – cit. p.90.
74 Heinz Heger: testimonianza riportata su Jean Le Bitoux: “Triangoli Rosa” cit. p. 98.
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Le fonti riportate di seguito e presenti in rete evidenziano l’omofobia di due gerarchi nazisti, Himmler e Hoss; il primo in particolare, fu ossessionato dall’omosessualità a tal punto che non esito a condannare il nipote, graziato invece dal Fuhrer, a seguito di un accusa di omosessualità.
§ [24 10-1934] Telegramma d ella Gestapo di Berlino.
La polizia politica nazista vuole i nomi di ogni arrestato per omosessualità.
§ [ 17-18/2/1937] Heinrich Himmler (1900-1945), Testo del discorso segreto tenuto
da Heinrich Himmler il 17-18 febbraio 1937 ai generali delle SS in relazione ai “pericoli razziali e biologici dell’omosessualità”.
Himmler è per l’eliminazione fisica degli omosessuali. Nulla nel discorso rivela la mitica “indulgenza” verso i legami fra maschi rinfacciata ai nazisti dai loro
nemici: al contrario Himmler chiede di non esaltare troppo la virilità e la frequentazione fra maschi.
§ [ 28/6/1935] Inasprimento nazista del § 175 del codice penale tedesco.
Sotto il Terzo Reich questa meticolosa riscrittura, opera dei nazisti, apri le porte dei lager agli omosessuali tedeschi. Rimase in vigore fino al 1969.
§ R Rudolf Höss (1900-1947), Estratto da: “comandante ad Auschwitz”
Dal memoriale scritto dal comandante del lager di Auschwitz in attesa dell’esecuzione capitale. Vi si parla senza remore del trattamento degli internati omosessuali.
L’identità omosessuale: militanza e ricerche sull’omosessualità fino all’avvento delle dittature Se, secondo Michel Foucault, si può parlare di identità omosessuale
appena nella seconda meta dell’ottocento, stando alle recenti ricerche di Marzio Barbagli ed Asher Colombo75, l’inizio storico dell’identità omosessuale dovrebbe invece situarsi nel settecento, momento in cui le relazioni tra omosessuali maschi acquistarono caratteristiche inedite quali la simmetria sociale dei partner, l’effeminatezza, la creazione di una sub cultura specifica.
L’approccio Barbagli Colombo, pur estendendo la vita dell’identità omosessuale, non varia i riferimenti alle fonti relative alla militanza e alle attenzioni sull’omosessualità quale materia di ricerca. Le prime fonti a nostra disposizione risalgono comunque alla meta dell’ottocento.
I documenti qui raccolti non sono esaustivi nel proporre il quadro degli albori di una militanza ancor molto nascosta e spesso celata da obiettivi dichiaratamente di approfondimento medico, ma propongono comunque una cornice di partenza.
La prima associazione omosessuale nacque in Germania per opera di
Karl Heinrich Ulrichs76. Fu il pioniere per antonomasia del militante

omosessuale. A lui si deve il conio del termine “uranesimo” definendo uranisti (uranier) o urninghi (urningh) gli uomini attratti da altri uomini. Il nuovo termine, al pari degli altri neologismi coniati dagli omosessuali stessi per definire la sodomia, aveva la funzione di presentare l’omosessualità in maniera non negativa. In questa chiave egli considero l’omosessualità come una sorta di terzo sesso, distinguendolo dall’uomo attratto dal corpo femminile che definiva dioningo (dioning). L’idea del terzo sesso era finalizzata a combattere l’omofobia dell’epoca
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75 Asher Colombo e Marzio Barbagli: “Omosessuali moderni – Gay e lesbiche in Italia”–Il
Mulino, Bologna, 2001.
76 Hubert Kennedy: “Ulrichs”- Massari editore, Bolsena (VT), 2005.
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distinguendo le due categorie di maschi: l’elemento fondante era la presenza di una componente femminile nel corpo maschile che spiegava l’attrazione verso le persone dello stesso sesso. Fu sempre Ulrichs a proporre la prima associazione omosessuale della storia; ne redasse una bozza di regolamento anche se, probabilmente, l’associazione non nacque:
§ [1865] Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895), “egole per una Unione degli Urninghi”
Progetto di regolamento di associazione, un’associazione omosessuale, la prima della storia.
Lo stereotipo maschile ebbe successo anche tra gli omosessuali: la nascita del termine “omosessuale” in antitesi ad Uranesimo e alla visione di effeminatezza che ad esso era associata, in virtù della visione androgina proposta da Ulrichs ne rappresento una parziale conferma.