Cuba: un capodanno storico, a 60 anni dalla Revolución

 

30.12.2018 – Gianmarco Pisa

(Foto di Ricardo López Hevia in: http://it.granma.cu)

Capodanno è segnato da una delle pagine più gloriose della storia del Novecento: il 1 gennaio 1959, i rivoluzionari cubani, guidati da Fidel Castro, avanzano alla volta dell’Avana, si preparano all’ingresso nella capitale, aprono una pagina nuova, rivoluzionaria, socialista, nella storia di Cuba. La notte del 1 gennaio vede la fuga ignominiosa del dittatore, sostenuto dagli Stati Uniti, Fulgencio Batista. Immediatamente prima Fidel Castro aveva lanciato, da Radio Rebelde, il proclama per lo sciopero generale. Tra il 1 e il 2 gennaio, ciò che resta dei reparti lealisti si arrende a Che Guevara, che avanza così alla volta della capitale. Contemporaneamente, Fidel Castro avanza alla volta di Santiago. Meno di una settimana dopo, l’8 gennaio, Fidel raggiunge L’Avana. La Revolución aveva vinto e si apprestava adesso a rifondare Cuba, riorganizzare il suo assetto economico e sociale, ridefinire la sua architettura politica e istituzionale.

Era solo il primo atto. Come in Russia, all’indomani dell’Ottobre, così a Cuba, dopo la vittoria della Revolución, la leadership rivoluzionaria fu sin dall’inizio consapevole dell’immane compito che la vittoria consegnava: si passava da una fase all’altra del processo di trasformazione; presi i “fortini” e le “casematte”, vi era adesso da avviare e consolidare nuove conquiste rivoluzionarie e impostare e costruire, mattone su mattone, l’impalcatura di una nuova Cuba, come si disse, sin dall’inizio, «libera e sovrana». In questo capodanno, si celebrano, dunque, i 60 anni della vittoria della Revolución e le parole di Fidel, quelle dello storico discorso del Parco Céspedes, tenuto a Santiago quel 1° gennaio 1959: «La Rivoluzione comincia adesso. La Rivoluzione non sarà un compito facile. […] Gli uomini che caddero nelle nostre guerre d’indipendenza uniscono, oggi, i loro sforzi a quelli dei caduti in questa guerra; ed a tutti i nostri morti nelle lotte per la libertà possiamo dire che, finalmente, è giunta l’ora in cui i loro sogni si realizzano».

Era, nelle parole di Fidel, il compimento di una storia nazionale e l’affermazione della domanda storica della auto-determinazione del popolo cubano. E la cosa che rende Cuba così appassionante e così unica, al mondo, tra le esperienze di socialismo, umanesimo e progresso, è la consapevolezza della continuità della sua storia, l’impegno all’unità del suo popolo, lo sforzo, continuo, pur tra inevitabili limiti e talvolta contraddizioni, ad aggiornare ed attualizzare il “suo” socialismo alle istanze ed alle sfide del presente. Questo 60° anniversario della Revolución, a Cuba, è, davvero, meno rituale che mai: tutta l’Isola lo ricorda impegnandosi nell’aggiornamento della Costituzione e preparandosi a un referendum popolare in cui il popolo tutto sarà chiamato ad esprimersi, in via definitiva e vincolante, su questa nuova Costituzione.

Il «sentido del momento histórico» è particolarmente presente in questa fase: l’ultima sessione plenaria della assemblea nazionale del potere popolare, il parlamento cubano, ha a lungo affrontato e analizzato, dibattuto e verificato le diverse proposte ed osservazioni al progetto di revisione costituzionale, fatto circolare e capillarmente diffuso, nel corso degli ultimi mesi, in ogni angolo dell’Isola. A tal punto che migliaia di riunioni si sono svolte tra tutte le espressioni della società cubana (dalle articolazioni del partito alle organizzazioni rivoluzionarie, dai comitati cittadini ai consigli di quartiere, dalle organizzazioni professionali agli incontri sui luoghi di lavoro, dai comitati giovanili ai gruppi femminili, dagli studenti ai pensionati …) e, come ha ratificato il parlamento, «il 50% delle proposte di modifica costituzionale avanzate dalla popolazione nel processo di consultazione sono state incorporate nel testo», approvato, nella forma che sarà sottoposta a referendum, nella sessione parlamentare che si è conclusa, a L’Avana, il 22 dicembre.

Una discussione rigorosa e approfondita in cui sono stati affrontati tutti i temi dell’aggiornamento della Costituzione: il preambolo, che intende sintetizzare «un senso dialettico di continuità del nostro processo rivoluzionario»; il tema della laicità, dove si indica «per la prima volta che Cuba è uno Stato laico, e ciò è positivo per tutti, si abbia un credo religioso o meno»; il tema dell’assetto generale dell’impianto economico e sociale, dove si ribadisce la centralità del ruolo dello Stato e della «proprietà socialista di tutto il popolo»; il tema della configurazione generale dello stato di diritto, con Cuba che assume la forma di uno stato socialista di diritto, ed il riconoscimento che «uno dei valori del progetto costituzionale è il modo in cui si rafforza l’accesso alla giustizia, nonché i diritti e le garanzie delle persone». Approvato all’unanimità dal parlamento, il testo così maturato sarà sottoposto a referendum il prossimo 24 febbraio. Come ha riferito il presidente del parlamento, Esteban Lazo, «un esercizio di costruzione collettiva, che pone Cuba nella condizione di dotarsi di una Costituzione moderna, adeguata al Paese che abbiamo e che vogliamo».

Preghiera

“Noi donne vogliamo eternarci nell’uomo. Io voglio che lui mi dica: tesoro, tu sei l’unica per me e ti amerò in eterno. Ma questa è una favola. E fintanto che non me lo dice, tutto il resto non ha senso e non esiste. E il buffo è che non voglio affatto – non vorrei avere S. come eterno, come unico uomo –, però pretendo il contrario da lui. Forse pretendo un amore assoluto proprio perché io non ne sono capace? E poi, desidero sempre lo stesso livello di intensità mentre so bene che una cosa simile non esiste.” (Etty Hillesum)

Fax operativo

E’ disponibile da oggi un servizio fax di quaccheri@quaccheri.it al numero 0331/641844. Una opportunita’ in piu’ di comunicare. Quasiasi richiesta di info basta inviare un sms ai numeri 392/1943729 o 351/5040158. Sarete richiamati nell’orario che preferite.

Grazie a tutti per il 2018 e una richiesta di una piccola donazione per rinnovo dei domini dei siti per il 2019

Una preghiera per il ringraziamento 2018 a tutt* e un invito a sostenere il rinnovo 2019 dei nostri siti pubblici e gratuiti. Grazie anche per la tua piccola libera donazione. Contrariamente alla Chiesa valdese noi quaccheri non abbiamo fondi 8 per mille. Il progetto in corso e la digitalizzazione sui siti di parti del libro Giorgio Fox e i quaccheri di Angiolo Maros Dell’Oro Editrice esperienze che alla Biblioteca Braudense di Milano è disponibile solo in sede per la consultazione. Buone letture spirituali quest’anno!
 
 
Mentre volgo il mio sguardo indietro, Signore, scorgo te e la tua volontà.
La tua volontà diventa forza nella mia debolezza.
Approfitto della tua forza e confido in essa.
La tua volontà mi fa andare avanti fino alla fine dei miei giorni e oltre.
Latua volontà si sta compendo.
Ti prego, fà che essa si compia anche per mezzo della mia volontà
Amen
Amen Jorg Zink
 

 
 
A partire da oggi il servizio di preghiera è esteso oltre che a Facebook (….nella speranza che la Polizia Postale di Milano ci rifaccia impossessare della proprietà di molte pagine hacherate) anche sulle mailing list di Yahoo.it: un piccolo segno per la meditazione del silenzio personale
 
Aiutaci per il rinnovo 2019 con Registe.it dei domini http://www.quaccheri.it http://www.quaccheriecumenici.it http://www.quaccherimedioolona.it e http://www.ecumenics.it e la pec maurizio_benazzi@pec-legal.it con un piccolo contributo su PayPal all’indirizzo maurizio_benazzi@libero.it o bollettino postale C/C numero 30592190 o Iban IT16 K 07601 01600 0000 30592190

In memoria di Danilo Dolci

29.12.2018 Peppe Sini

In memoria di Danilo Dolci
(Foto di casertanews.it)

Ricorre il 30 dicembre l’anniversario della scomparsa di Danilo Dolci, che ci lasciò sul finire del 1997, ventun anni fa.

Porsi all’ascolto di Danilo è porsi alla scuola di Socrate e di Gandhi: di Socrate Danilo condivideva il metodo maieutico, l’arte di prestare ascolto ponendo domande per far scaturire la verità  dall’intimo di chi prima ignorava di saperla ma già la recava con se’, ed attraverso quell’emersione della verità far scaturire anche l’azione necessaria per la liberazione comune, per il bene di tutti; di Gandhi la persuasione che l’unica cosa che conta è la testimonianza personale, la concreta condivisione della condizione reale e della necessaria lotta delle persone oppresse, il farsi prossimo del più sofferente, l’amore per la verità che libera, la scelta della nonviolenza per contrastare ogni violenza.

Oggi che un governo razzista e golpista trascina l’Italia nella barbarie, negando soccorso ai naufraghi in pericolo di morte, aggredendo e sabotando i soccorritori volontari che salvano vite nel Mediterraneo, istigando all’odio razzista, negando protezione umanitaria a chi ne ha bisogno e diritto, cercando di imporre nel nostro paese un regime di apartheid, di persecuzioni razziste e campi di concentramento e deportazioni, io non ho dubbi su cosa farebbe Danilo: insorgerebbe, organizzerebbe la resistenza popolare nonviolenta, si batterebbe con tutte le sue forze contro il razzismo, in difesa della vita, della dignità e dei diritti di ogni persona e dell’umanità intera. Questo farebbe Danilo: insorgere per salvare le vite. Questo dobbiamo fare noi. Vi è infatti, io credo, un solo modo onesto di ricordare Danilo: proseguirne l’azione nonviolenta per il bene comune dell’umanità intera e del mondo vivente tutto.

Allego una breve notizia biografica e trascrivo ancora una volta alcune righe di ricordo già più volte apparse sul notiziario telematico “La nonviolenza è in cammino” da cui le riprendo.

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

Viterbo, 28 dicembre 2018

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com (segnaliamo che il Centro cura dal 2000 la pubblicazione del notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza è in cammino” cui è possibile abbonarsi gratuitamente attraverso il sito www.peacelink.it)

* * *

Allegato primo: Una breve notizia su Danilo Dolci

Danilo Dolci è nato a Sesana (Trieste) il 28 giugno 1924, arrestato a Genova nel ’43 dai nazifascisti riesce a fuggire; nel ’50 partecipa all’esperienza di Nomadelfia a Fossoli; dal ’52 si trasferisce nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignità. Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, è tra le figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo.

E’ scomparso il 30 dicembre 1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo “Costruire il cambiamento” ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): “Danilo Dolci nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a Trappeto, a metà strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre più povere e dimenticate del paese.

Il 14 ottobre dello stesso anno da’ inizio al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorità si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a Partinico, che fa conoscere all’opinione pubblica italiana e mondiale le disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale.

Sono anni di lavoro intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo “sciopero alla rovescia”, con centinaia di disoccupati – subito fermati dalla polizia – impegnati a riattivare una strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958) si costituisce il “Centro studi e iniziative per la piena occupazione”. Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare questo straordinario fronte civile, “continuazione della Resistenza, senza sparare”.

Si intensifica, intanto, l’attività di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse – gravi e circostanziate – rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, incluso l’allora ministro Bernardo Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino 1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarietà, in Italia e all’estero (da Norberto Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci è solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a processo, incarcerare. Ma quello che è davvero rivoluzionario è il suo metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verità preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare.

E’ convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi nell’estremo angolo occidentale della Sicilia.

E’ proprio nel corso di alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l’idea di costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro economico alla zona e per sottrarre un’arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. Ancora una volta, però, la richiesta di acqua per tutti, di “acqua democratica”, incontrerà ostacoli d’ogni tipo: saranno necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni, per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di migliaia di persone: una terra prima aridissima è ora coltivabile; l’irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile.

Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce l’attenzione alla qualità dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per valorizzare l’artigianato e l’espressione artistica locali. L’impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso all’effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando di comprenderne appieno le potenzialità. Col contributo di esperti internazionali si avvia l’esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini.

Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori, si fa sempre più intenso: muovendo dalla distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre società connessi al procedere della massificazione, all’emarginazione di ogni area di effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media; attento al punto di vista della “scienza della complessità” e alle nuove scoperte in campo biologico, propone “all’educatore che è in ognuno al mondo” una rifondazione dei rapporti, a tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul “reciproco adattamento creativo” (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti più recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica e l’evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997).

Quando la mattina del 30 dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo spegne, Danilo Dolci e’ ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita”. Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e di analisi e’ Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di riflessione piu’ recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988; La struttura maieutica e l’evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Recente e’ il volume che pubblica il rilevante carteggio Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008. Tra le opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze 1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988 (sull’opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro fondamentale); Lucio C. Giummo, Carlo Marchese (a cura di), Danilo Dolci e la via della nonviolenza, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2005; Raffaello Saffioti, Democrazia e comunicazione. Per una filosofia politica della rivoluzione nonviolenta, Palmi (Rc) 2007. Tra i materiali audiovisivi su Danilo Dolci cfr. i dvd di Alberto Castiglione: Danilo Dolci. Memoria e utopia, 2004, e Verso un mondo nuovo, 2006.

* * *

Allegato secondo: Cantata per Danilo

Giunse Danilo da molto lontano
in questo paese senza speranza
ma la speranza c’era, solo mancava
Danilo per trovarcela nel cuore.

Giunse Danilo armato di niente
per vincere i signori potentissimi
ma non così potenti erano poi,
solo occorreva che venisse Danilo.

Giunse Danilo e volle essere uno
di noi, come noi, senza apparecchi
ma ci voleva di essere Danilo
per averne la tenacia, che rompe la pietra.

Giunse Danilo e le conobbe tutte
le nostre sventure, la fame e la galera.
Ma fu così che Danilo ci raggiunse
e resuscitò in noi la nostra forza.

Giunse Danilo inventando cose nuove
che erano quelle che sempre erano nostre:
il digiuno, la pazienza, l’ascolto per consiglio
e dopo la verifica in comune, il comune deliberare e il fare.

Giunse Danilo, e più non se ne andò.
Quando morì restò con noi per sempre.

In memoria di Danilo Dolci

29.12.2018 Peppe Sini

In memoria di Danilo Dolci
(Foto di casertanews.it)

Ricorre il 30 dicembre l’anniversario della scomparsa di Danilo Dolci, che ci lasciò sul finire del 1997, ventun anni fa.

Porsi all’ascolto di Danilo è porsi alla scuola di Socrate e di Gandhi: di Socrate Danilo condivideva il metodo maieutico, l’arte di prestare ascolto ponendo domande per far scaturire la verità  dall’intimo di chi prima ignorava di saperla ma già la recava con se’, ed attraverso quell’emersione della verità far scaturire anche l’azione necessaria per la liberazione comune, per il bene di tutti; di Gandhi la persuasione che l’unica cosa che conta è la testimonianza personale, la concreta condivisione della condizione reale e della necessaria lotta delle persone oppresse, il farsi prossimo del più sofferente, l’amore per la verità che libera, la scelta della nonviolenza per contrastare ogni violenza.

Oggi che un governo razzista e golpista trascina l’Italia nella barbarie, negando soccorso ai naufraghi in pericolo di morte, aggredendo e sabotando i soccorritori volontari che salvano vite nel Mediterraneo, istigando all’odio razzista, negando protezione umanitaria a chi ne ha bisogno e diritto, cercando di imporre nel nostro paese un regime di apartheid, di persecuzioni razziste e campi di concentramento e deportazioni, io non ho dubbi su cosa farebbe Danilo: insorgerebbe, organizzerebbe la resistenza popolare nonviolenta, si batterebbe con tutte le sue forze contro il razzismo, in difesa della vita, della dignità e dei diritti di ogni persona e dell’umanità intera. Questo farebbe Danilo: insorgere per salvare le vite. Questo dobbiamo fare noi. Vi è infatti, io credo, un solo modo onesto di ricordare Danilo: proseguirne l’azione nonviolenta per il bene comune dell’umanità intera e del mondo vivente tutto.

Allego una breve notizia biografica e trascrivo ancora una volta alcune righe di ricordo già più volte apparse sul notiziario telematico “La nonviolenza è in cammino” da cui le riprendo.

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

Viterbo, 28 dicembre 2018

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com (segnaliamo che il Centro cura dal 2000 la pubblicazione del notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza è in cammino” cui è possibile abbonarsi gratuitamente attraverso il sito www.peacelink.it)

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Allegato primo: Una breve notizia su Danilo Dolci

Danilo Dolci è nato a Sesana (Trieste) il 28 giugno 1924, arrestato a Genova nel ’43 dai nazifascisti riesce a fuggire; nel ’50 partecipa all’esperienza di Nomadelfia a Fossoli; dal ’52 si trasferisce nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignità. Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, è tra le figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo.

E’ scomparso il 30 dicembre 1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo “Costruire il cambiamento” ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): “Danilo Dolci nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a Trappeto, a metà strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre più povere e dimenticate del paese.

Il 14 ottobre dello stesso anno da’ inizio al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorità si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a Partinico, che fa conoscere all’opinione pubblica italiana e mondiale le disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale.

Sono anni di lavoro intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo “sciopero alla rovescia”, con centinaia di disoccupati – subito fermati dalla polizia – impegnati a riattivare una strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958) si costituisce il “Centro studi e iniziative per la piena occupazione”. Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare questo straordinario fronte civile, “continuazione della Resistenza, senza sparare”.

Si intensifica, intanto, l’attività di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse – gravi e circostanziate – rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, incluso l’allora ministro Bernardo Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino 1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarietà, in Italia e all’estero (da Norberto Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci è solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a processo, incarcerare. Ma quello che è davvero rivoluzionario è il suo metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verità preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare.

E’ convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi nell’estremo angolo occidentale della Sicilia.

E’ proprio nel corso di alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l’idea di costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro economico alla zona e per sottrarre un’arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. Ancora una volta, però, la richiesta di acqua per tutti, di “acqua democratica”, incontrerà ostacoli d’ogni tipo: saranno necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni, per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di migliaia di persone: una terra prima aridissima è ora coltivabile; l’irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile.

Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce l’attenzione alla qualità dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per valorizzare l’artigianato e l’espressione artistica locali. L’impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso all’effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando di comprenderne appieno le potenzialità. Col contributo di esperti internazionali si avvia l’esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini.

Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori, si fa sempre più intenso: muovendo dalla distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre società connessi al procedere della massificazione, all’emarginazione di ogni area di effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media; attento al punto di vista della “scienza della complessità” e alle nuove scoperte in campo biologico, propone “all’educatore che è in ognuno al mondo” una rifondazione dei rapporti, a tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul “reciproco adattamento creativo” (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti più recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica e l’evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997).

Quando la mattina del 30 dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo spegne, Danilo Dolci e’ ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita”. Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e di analisi e’ Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di riflessione piu’ recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988; La struttura maieutica e l’evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Recente e’ il volume che pubblica il rilevante carteggio Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008. Tra le opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze 1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988 (sull’opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro fondamentale); Lucio C. Giummo, Carlo Marchese (a cura di), Danilo Dolci e la via della nonviolenza, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2005; Raffaello Saffioti, Democrazia e comunicazione. Per una filosofia politica della rivoluzione nonviolenta, Palmi (Rc) 2007. Tra i materiali audiovisivi su Danilo Dolci cfr. i dvd di Alberto Castiglione: Danilo Dolci. Memoria e utopia, 2004, e Verso un mondo nuovo, 2006.

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Allegato secondo: Cantata per Danilo

Giunse Danilo da molto lontano
in questo paese senza speranza
ma la speranza c’era, solo mancava
Danilo per trovarcela nel cuore.

Giunse Danilo armato di niente
per vincere i signori potentissimi
ma non così potenti erano poi,
solo occorreva che venisse Danilo.

Giunse Danilo e volle essere uno
di noi, come noi, senza apparecchi
ma ci voleva di essere Danilo
per averne la tenacia, che rompe la pietra.

Giunse Danilo e le conobbe tutte
le nostre sventure, la fame e la galera.
Ma fu così che Danilo ci raggiunse
e resuscitò in noi la nostra forza.

Giunse Danilo inventando cose nuove
che erano quelle che sempre erano nostre:
il digiuno, la pazienza, l’ascolto per consiglio
e dopo la verifica in comune, il comune deliberare e il fare.

Giunse Danilo, e più non se ne andò.
Quando morì restò con noi per sempre.

LA CASA DELLE DONNE

#LaCasaSiamoTutte

29.12.2018 Redazione Italia

#LaCasaSiamoTutte

Serata a Sostegno della Casa Internazionale delle Donne

26 gennaio 2019 | H21.00 | Roma

Sala Sinopoli | Auditorium Parco della Musica

I biglietti della serata sono in vendita

presso l’Auditorium e al link https://goo.gl/cfUJyK

Continua la chiamata alle Arti a sostegno della campagna di raccolta fondi in favore del progetto Casa Internazionale delle donne, luogo di autonomia e libertà.

Il 26 gennaio alle 21.00 la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, ospita una serata di musica, duetti inediti e racconti con alcune tra le artiste e gli artisti più amate per sostenere la Casa Internazionale delle Donne di Roma.

Fiorella Mannoia, Paola Turci, Giuliano Sangiorgi, Noemi, Emma, Nicky Nicolai, Stefano Di Battista, Luca Barbarossa accompagnati dalla Social Band ci portano tra le emozioni delle loro canzoni più famose. Durante la serata, che non è solo un concerto, si alternano sul palco anche le attrici Vittoria Puccini, Laura Morante ed Eugenia Costantini che con ritmo e ironia raccontano l’impegno di chi ha creduto in questo luogo, aperto a tutte e tutti.

Fiorella Mannoia e Paola Turci, le prime artiste ad aver aderito alla chiamata alle Arti che ha contribuito ad accendere i riflettori sulla Casa durante l’estate 2018, continuano ad essere in prima linea nel sostegno della campagna di raccolta fondi: “Roma non può rassegnarsi a perdere la storica Casa delle Donne di via della Lungara. Sarebbe un fallimento per la città e per tutti noi. Abbiamo deciso di impegnarci per fare tutto quello che potremo perché questo non avvenga e speriamo con tutto il cuore che il nostro appello venga ascoltato”, afferma Fiorella Mannoia, “La casa Internazionale delle Donne è la casa di tutti, anche la nostra. Per questo stiamo organizzando qualcosa di speciale per sostenerla affinché possa continuare ad essere la casa di tutti”, conclude Paola Turci.

Anche Giuliano Sangiorgi, tra gli artisti che per primi hanno accettato l’invito di Fiorella e Paola, ha voluto essere presente alla serata: “Come si fa a chiudere la casa delle donne?! Come si fa a eliminare un punto di riferimento per la “salvezza” del fulcro di tutto l’universo?! Come si fa a essere così leggeri con la parte più importante di noi?! Io e la donna che mi porto dentro corriamo a cantare con tutto il fiato che ho per dire che “no! non si può fare!!!”

La Casa Internazionale delle Donne è un luogo che offre accoglienza, ospita oltre 30 associazioni, archivi, biblioteche, sale formazione e congressi, eventi, manifestazioni e servizi diretti alle donne.

“Con gioia e gratitudine abbiamo accolto la proposta delle artiste per sostenere ancora la Casa in questa campagna di raccolta fondi, necessaria a concludere il contenzioso con il comune di Roma. La solidarietà che abbiamo ricevuto e che continuiamo a ricevere conferma il valore sociale e politico dei luoghi delle donne in questa città, della loro storia e del loro lavoro, nonché il riconoscimento del ruolo essenziale che svolgono nel prevenire la violenza, nel promuovere l’uguaglianza di genere, l’autodeterminazione delle donne e il dialogo tra soggettività e storie diverse.” Francesca Koch, Presidente della Casa Internazionale delle Donne

Da oltre 30 anni, la Casa ha accolto e sostenuto oltre 500.000 donne.

Da Novembre 2017, la grande mobilitazione a sostegno della Casa ha raggiunto importanti risultati: oltre 100.000 firme raccolte con una petizione e circa 170.000 euro tra donazioni e contributi.

L’obiettivo è raggiungere 300.000 euro per chiudere la trattativa con il Comune.

C’è ancora bisogno di sostenere la Casa e i suoi progetti.

Partecipare a questa serata vuol dire essere parte di questo obiettivo comune.

I biglietti della serata possono essere acquistati

L’intero ricavato della serata è a sostegno della Casa Internazionale delle Donne.

Donazioni e info

www.lacasasiamotutte.it

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06.68401720

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Ufficio Stampa

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