Meeting Minutes del 30/6/2020

Ieri dopo l’ennesimo intervento omofobo contro i pride ho abbandonato la Lista inglese su Facebook “Quaccheri cristiani”: abominevole non solo per le immagini che raffidurano il divino ma il letteralismo che impiegano da ignoranti di teologia ed ermeneutica… Rimaniamo come autonomi, come espressione spirituale del cristianesimo libero, non agganciabili ad altre realtà. Qui non ci mettono piede. Loro!

“Quanto meno ti aspetti, tanto più ricevi “
Etty Hillesum

“Potete sempre dar qualcosa, non foss’altro che gentilezza.” – ANNE FRANK

L’uomo di responsabilità, che sta fra legame e libertà e che deve osare, in quanto legato, agire in libertà, non trova la sua giustificazione nel legame ovvero nella libertà, bensì soltanto in colui che lo ha posto in questa situazione, umanamente impossibile chiedendo che egli agisca. Il responsabile consegna sé e le proprie azioni a Dio.

In memoria

In questa data nel 1565 (30 giugno), Matthias Servaes fu eseguito decapitando a #Colonia, Germania. Era un predicatore #anabattista, un tessitore di lino per commercio. Lo specchio dei martiri comprende 10 lettere che ha scritto di prigione (vedi pp. 688-703).
~ La serie di esecuzioni anabattiste di Marginal Mennonite Society.

In questa data nel 1551 (30 giugno), Theunis van Hastenrath (ovvero Teunis van Hastelraed) è stato bruciato sul rogo di #Linnich, Germania. Era un anziano #anabattista. Vedi lo specchio dei martiri, pp. 495-496.
~ La serie di esecuzioni anabattiste di Marginal Mennonite Society.


Buon Compleanno


Buon 68° compleanno, Nozizwe Madlala-Routledge (nato il 29 giugno 1952)! #Quaker#pacifista#comunista. Attivista antipartheid. Attivista dell’AIDS. Ministro della Salute sudafricano dal 2004 al 2007. Nato a KwaZulu-Natal, Sud Africa.
~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society.


Buon compleanno, Kwame Ture (ovvero Stokely Carmichael) (29 giugno 1941-Novembre. 15, 1998)! Attivista per i diritti civili. Attivista anti-guerra. Pan-africanista. Socialista. Diplomato al Bronx High School of Science. Diplomato alla Howard University. Leader del Comitato di Coordinamento non violento studentesco (SNCC). Leader nel Partito della Pantera Nera. Partecipante alle Freedom Rides del 1961. Popolarizzò la frase ′′ Black Power.” Arrestato e imprigionato molte volte per atti di disobbedienza civile. Nato nel porto di Spagna, Trinidad e Tobago. Morto a Conakry, Guinea.
~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society.


Meditazione

Certo, ci sono tante preghiere non esaudite. Chi prega, forse da anni, per una certa cosa, e non l’ottiene, sa che cosa significa «preghiera non esaudita». Ci si aggrappa alla promessa, ma l’esaudimento non viene. È un’esperienza amara: si ha l’impressione di pregare invano. È vero però che preghiera non esaudita non vuol dire preghiera non ascoltata. E neppure preghiera senza risposta. Solo che la risposta può essere così diversa da quella che ci aspettavamo, che ci riesce difficile riconoscerla come risposta. È comunque un fatto che c’è anche un silenzio di Dio.

E di fronte al silenzio del Signore, può nascere lo scoramento, la delusione, l’abbandono di ogni forma di fede.

Un’esperienza traumatica, quella del silenzio di Dio, che va presa sul serio, senza cercare di giustificare Dio ma anche senza ricorrere alle facili scorciatoie devozionali che un certo tipo di spiritualità propone riguardo al dolore e alla sofferenza. Gesù Cristo, esortandoci a chiedere a Dio qualsiasi cosa, ha forse esagerato? Avrebbe fatto meglio a promettere di meno? Certo, per un credente, quel silenzio resta un mistero: e a volte è davvero difficile continuare a credere che Dio sia anche un “padre” amorevole e sollecito.

Mi è capitato tra le mani un libretto, un capolavoro pubblicato nel 1946 dal titolo “Yossl Rakover si rivolge a Dio”. Si tratta dell’ultimo messaggio scritto da un ebreo, Yossl Rakover appunto, nel ghetto di Varsavia, mentre il cerchio della morte nazista si stringeva, minuto dopo minuto, intorno a lui. Sentite le sue parole, che il filosofo Levinas aveva definito “un salmo moderno”, nel quale “tutti noi superstiti riconosciamo con sbalordito turbamento la nostra vita”: “Ti voglio chiedere Dio, e questa domanda brucia dentro di me come un fuoco divorante: che cosa ancora sì, che cosa ancora deve accadere perché Tu mostri nuovamente il tuo volto al mondo? Ti voglio dire in modo chiaro e aperto che ora più che in qualsiasi tratto precedente del nostro infinito cammino di tormenti, noi torturati, disonorati, soffocati, noi sepolti vivi e bruciati vivi, noi oltraggiati, scherniti, derisi, noi massacrati a milioni, abbiamo il diritto di sapere: dove si trovano i confini della Tua pazienza?”.

Sono parole durissime, che dovrebbero farci riflettere anche sulle immani tragedie dei nostri giorni, così vicine a noi. La Parola della promessa, a cui noi credenti ci affidiamo, ci dice che affidarsi a Dio non è mai sbagliato; la vita di Gesù, a cui noi credenti guardiamo, ci dice che affidarsi a Dio non è mai sbagliato. Io credo, per parte mia, che a Dio possiamo chiedere ogni cosa, ma questo non vuol dire che dobbiamo ottenere ogni cosa. Lo ripeto: affidarsi a Dio non è mai sbagliato. Ma proprio l’esperienza stessa di Gesù ci insegna che «una cosa è chiedere, un’altra è pretendere», aspettandosi un esaudimento automatico e quasi magico. Gesù ha chiesto che bere il calice amaro gli fosse risparmiato, ma non lo ha preteso. Ciò che veramente Dio non nega mai a chi glielo domanda con cuore sincero è lo “Spirito Santo”, dice il testo di Luca, ossia la forza di continuare ad amare e accettare di essere amati anche attraverso le prove più dolorose e drammatiche della vita.

Capisco però che ci si può stancare di credere. Ci si può stancare di Dio. Si può abbandonare la partita, si può, come si dice, perdere la fede. È successo anche a Gesù, non di perdere la fede, ma di perdere discepoli: «Molti dei suoi discepoli si ritrassero indietro e non andavano più con lui» (c’è scritto nel vangelo di Giovanni). C’è chi di fronte alle sofferenze del mondo e della vita, nella morsa della contraddizione tra ciò che crede e ciò che vede, non ce la fa più a continuare a credere, «sperando contro ogni speranza» come dice Paolo nella lettera ai Romani. È una cosa tristissima, una sconfitta per l’uomo e per Dio, ma succede. Che dire? Non c’è nulla da dire, c’è solo da portare, con chi non ce la fa più, un po’ del peso delle prove che sembrano aver spento in lui, almeno per ora, la fiamma della fede. Niente di più e niente di meno.

Però, proprio come insegna la vicenda di Cristo, dopo una morte ci può essere una resurrezione. Vale per la vita umana, vale per l’amore, può valere anche per la fede. Come ci può essere un venerdì santo della fede – “speravamo che fosse lui, Gesù, che avrebbe riscattato Israele!” dicono i discepoli di Emmaus “e invece…” – così la fede può risorgere, come è risorta quella dei suoi discepoli davanti alla tomba vuota, davanti al corpo risorto, davanti allo spezzare in pane insieme.

La Francia, con la sua ‘force de dissuasion’, e la NATO nel contesto geostrategico passato e attuale

29.06.2020 – Parigi – Luigi Mosca

La Francia, con la sua ‘force de dissuasion’, e la NATO nel contesto geostrategico passato e attuale
(Foto di CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=62269)

E’ il 7 marzo 1966 quando il Generale De Gaulle annuncia al Presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson il ritiro della Francia dal comando militare integrato della NATO , in modo da ritrovare sul suo territorio l’intero esercizio della sua sovranità, e cio’ nonostante il fatto che la Francia fosse stata uno dei suoi principali membri fondatori nel 1949.

Gli Stati Uniti dovettero allora evacuare 27000 soldati, 37000 funzionari e 30 basi, tra aeree, terrestri e navali.

Il motivo di questa decisione fu il rifiuto da parte di De Gaulle della posizione egemonica degli Stati Uniti in seno all’Alleanza Atlantica. Di fatto però la Francia rimase poi sempre un ‘partner’ dell’Alleanza Atlantica, benché in posizione sovente critica. La Francia ha poi raggiunto di nuovo il comando integrato della NATO per iniziativa di Nicolas Sarkozy nel 2009, senza pero’ accogliere di nuovo delle basi dell’Alleanza Atlantica.

Per quanto riguarda in particolare le armi nucleari, la Francia ha sviluppato, in modo autonomo, la sua “ forza di dissuasione”, dotandosi dapprima della bomba A (a fissione nucleare) nel 1960 e poi della bomba H (a fusione termo-nucleare) nel 1968.

La Francia ha effettuato , per lo sviluppo del suo arsenale, 210 test nucleari , dei quali 50 nell’atmosfera (4 nel Sahara algerino nel 1960-1961 e 46 in Polinesia tra il 1960 e il 1974) e gli altri 160 in siti sotterranei, nel Sahara (13) dal 1961 al 1966 e nella Polinesia Francese (147) tra il 1966 e il 1996.

La Francia ha poi ratificato il TICE (Traité d’Interdiction Complète des Essais Nucléaires) (= CTBT in inglese) il 6 aprile 1998.

Da allora la Francia ha sviluppato l’istallazione ‘Laser MégaJoule’, nel centro CESTA ( Centre d’Etudes Scientifiques et Techniques d’Aquitaine), presso Bordeaux, per cercare di ‘simulare’ dei test nucleari, al fine di contribuire alla modernizzazione del suo arsenale nucleare.

Inoltre la Francia ha stretto un accordo di cooperazione con il Regno Unito (Trattato di Lancaster House del 2010) soprattutto per la modernizzazione delle rispettive armi nucleari, in particolare al Centro CEA-DAM di Valduc, presso Digione.

Quanto alle numerose vittime dei test nucleari francesi , il loro riconoscimento come tali ed il loro ‘risarcimento’ sono rimasti sinora molto parziali nonostante tutte le insistenti iniziative da parte di esponenti della società civile per ottenere giustizia da parte del governo francese.

Durante la guerra fredda l’arsenale nucleare francese raggiunse il numero di 600 bombe, per poi scendere a circa 300 bombe : 250 bombe H da 150 Kt (cioè 10 volte la potenza della bomba di Hiroshima) e 50 bombe H da 300 Kt, quindi in totale una potenza distruttiva equivalente a quella di 3500 bombe di Hiroshima.

Ecco in sintesi la configurazione attuale :

– la ‘ Force Océanique Stratégique (FOST)’ basataalla penisola dell’ Ile Longue, nei pressi di Brest, con 3 sottomarini SNLE ( S ous-marins N ucléaires L anceurs d’ E ngins) (più uno di scorta), dotati ciascuno di 16 missili ( M51 ), con fino a bombe nucleari ciascuno. Di questi almeno 1 sottomarino è sempre in stato d’allerta. Questi nuovi missili M51 possono raggiungere Pechino (9000 Km), mentre i precedenti M45 avevano una portata massima di « soltanto » 6000 km.

– la ‘ Force Aerienne Stratégique (FAS)’ , di base a Istres, con 54 missili ASMP-A (**) per i 50 caccia-bombardieri a capacità nucleare Rafale .

– la ‘ Force Aéronavale Nucléaire (FANu)’ con la porta-aerei “ Charles De Gaulle ”, capace di accogliere fino a 36 caccia-bombardieri Rafale. E’ poi in corso di progettazione una porta-aerei di nuova generazione e di dimensioni maggiori per sostituire la “Charles De Gaulle” che arriverà in ‘fin di vita’ intorno al 2038 .

– la sola base terrestre di lancio di missili a testata nucleare, situata sul ‘ Plateau d’Albion’, nel Vaucluse, venne chiusa definitivamente nel 1999.

Quanto al potenziale umano e finanziario dedicati al nucleare militare in Francia, ecco qualche cifra :

– il personale : al CEA (***) (DAM = Direction des Applications Militaires) sono 5000 tra ricercatori, ingegneri, tecnici e amministrativi, ai quali si aggiunge il personale per la realizzazione e la gestione dei ‘vettori’ e dei sistemi di lancio (missili, aerei, sottomarini e porta-aerei)

– il budget : 4,5 miliardi di Euro nel 2019, e poi in aumento fino a 6 miliardi nel 2023. Il budget previsto per il rinnovo dell’intero sistema di armamenti nucleari (peraltro da poco rinnovato !) è di 37 miliardi di Euro, in modo da ‘coprire’ il periodo sino almeno al 2070 con la ‘force de dissuasion nucléaire’.

Quanto alla ‘ dottrina ’ della Francia riguardo la sua “ force de dissuasion ”, questa viene presentata in chiave difensiva (‘ strictement défensive et suffisante ’, ‘ clef de voûte de la stratégie de défense ’ et ”assurance-vie de la Nation ”), affermando che essa verrebbe effettivamente utilizzata solo nel caso che venissero colpiti degli “ interessi vitali ” (non meglio precisati) della Nazione. In tal caso verrebbe effettuato dapprima un “ ultime avertissement ” consistente nel lancio di una sola bomba nucleare, con lo scopo di “ ristabilire la dissuasione ’, cosa che molto più probabilmente scatenerebbe invece una guerra nucleare !

D’altra parte, il posizionamento attuale della Francia in seno alla NATO non è molto sereno: recentemente, ad esempio, Emmanuel Macron ha dichiarato che la NATO si trova in stato di “ morte cerebrale ” e chiaramente spinge per una Difesa dell’Europa il più possibile indipendente dagli USA. Quanto alla ‘ force de dissuasion ’ francese, ha proposto di estenderne la portata anche ad altri paesi dell’Unione Europea, senza peraltro precisarne le modalità.

Una situazione di crisi si profila anche in Germania riguardo alle ≈ 20 bombe B61 degli USA di stanza sul suo territorio. Inoltre il posizionamento della Turchia in seno alla NATO appare alquanto ‘schizofrenico’ …, mentre i paesi dell’Est sono molto ‘pro NATO’, specificamente in funzione anti-russa.

D’altra parte la Francia ha proposto alla Comunità Internazionale l’adozione di un Trattato che impegnerebbe i contraenti a fermare definitivamente la produzione di materiale fissile di qualità militare (Plutonio 239 e Uranio altamente arricchito nell’isotopo 235) : l’ FMCT ( Fissile Material Cut-off Treaty). La Francia ha certo smantellato le sue unità di produzione nel 1996 (a Marcoule per il Plutonio 239 e a Pierrelatte per l’Uranio altamente arricchito), ma manterrebbe pero’ il suo stock attuale di circa 50 tonnellate di Plutonio e 26 tonnellate di Uranio altamente arricchito. Questo fatto ha contribuito a far si’ che sinora questa proposta è rimasta senza seguito da parte degli altri Stati nucleari.

La Francia ha d’altra parte criticato la dissoluzione del Trattato INF (Intermediate range Nuclear Forces) iniziato con l’accordo tra Gorbatchev e Reagan nel 1987, che aveva permesso l’eliminazione della quasi totalità dei missili a portata intermedia in Europa (≈ 2700), come pure ha criticato l’uscita unilaterale degli USA dal Trattato di Vienna del 2015 sul programma nucleare dell’Iran (il JCPOA = Joint Comprehensive Plan of Action) ed ha cooperato con la Germania et l’UK per instaurare l’INSTEX (Instrument in Support of Trade Exchanges) al fine di facilitare gli scambi commerciali con l’Iran.

Riassumendo : la Francia considera il suo comportamento nei confronti dell’articolo VI dell’NTP come ‘esemplare’ , in quanto ha dimezzato il suo numero di bombe rispetto al tempo della Guerra fredda (da 600 a 300), ha soppresso la sua sola base di lancio terrestre (al Plateau d’Albion), ha ratificato il Trattato CTBT ed ha ‘lanciato’ il Trattato FMCT, dopo aver smantellato le sue due unità di produzione di materia fissile (Plutonio e Uranio altamente arricchito).

In realtà , la sua cooperazione con l’UK per modernizzazione le armi nucleari, l’aumento del 50% della portata dei suoi missili (da 6000 Km a 9000 Km), la messa in cantiere di un ulteriore rinnovo dell’insieme del suo armamento nucleare, dopo averlo già rinnovato recentemente, nella prospettiva di un mantenimento della ‘force de dissuasion’ sino ad almeno il 2070 : tutto cio’ comporta una violazione flagrante dell’Articolo VI dell’NPT .

D’altra parte la Francia ha osteggiato tutto il processo cha ha portato all’adozione e poi alla firma e ratifica in corso del TPNW (Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons), facendo anche di tutto per sabotarlo (peraltro con scarso successo).

E’ chiaro quindi che la Francia , non solo non vuole, ma neppure potrebbe nelle condizioni attuali aderire al TPNW : per poterlo fare dovrebbe infatti soddisfare all’articolo IV del TPNW che richiede un impegno preciso di disarmo nucleare, secondo una road-map che deve essere approvata dagli Stati già parti al Trattato.

Si tratta quindi ora di “aiutare” la Francia a soddisfare tale condizione. In che modo?

Vi è forse una ‘pista’ , partendo dalla constatazione che cio’ che principalmente motiva il mantenimento e la modernizzazione della ‘force de dissuasion’ della Francia, come delle altre potenze nucleari occidentali, è il cosiddetto “ pericolo russo ”, cioè il considerare la Russia come ‘nostro nemico’ .

Ora Emmanuel Macron da qualche tempo insiste sulla necessità di aprire un dialogo con la Russia , ed inoltre anche diversi altri paesi europei, come la Germania, l’Italia, Il Belgio, Cipro e la Slovacchia, che hanno degli interessi comuni con la Russia, potrebbero associarsi in questo tipo di iniziativa per disinnescare le tensioni che si concentrano lungo i ‘paesi frontier a’: i 3 Paesi baltici, la Polonia, la Romania, la Bulgaria e, ovviamente, l’Ucraina.

E’ importante capire che l’origine di queste tensioni si situa nell’enorme frustrazione (e umiliazione !) della Russia di Putin in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica e che è urgente aprire dei negoziati per innanzitutto trovare delle soluzioni soddisfacenti per le minoranze russofone, che costituiscono altrettante ‘bombe a ritardo’ in tutti questi paesi alla frontiera con la Russia, come purtroppo si è già visto nel caso dell’Ucraina.

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(**) ASMP-A = Air-Sol Moyenne Portée -Amélioré

(***) CEA = Commissariat à l’Energie Atomique et aux Energies Alternatives

Meeting Minutes del 29-6-2020

Meeting Minutes del 29/6/2020

” Ci dovrebbe essere un atto di cedimento e rilassamento ogni sera: lasciare andare il giorno, con tutto quello che contiene “
Etty Hillesum

Molti uomini cercano un orecchio  che li ascolti, ma non lo trovano tra i cristiani che talvolta paelano quando dovrebbero ascoltare
Dietrich Bonhoeffer

In memoria

In questa data nel 1559 (28 giugno), tre donne sono state uccise annegando nel castello di Steen ad #Anversa, Belgio. Erano #Anabattisti. I loro nomi erano: Betgen de Haze, Neelken Jacobs e Mariken Fransse. (Vedi lo specchio dei martiri, p. 618.) Neelken, che aveva appena partorito, era la moglie di Adriaen Pan, giustiziato 10 giorni prima.
~ La serie di esecuzioni anabattiste di Marginal Mennonite Society.

« Cristo è più grande del cristianesimo, ed è diverso dal cristianesimo. Dio può essere là dove la religione non è, e può non essere là dove la religione è. Egli è presente dove è fatta la sua volontà in verità, libertà, umanità e amore, nella giustizia del suo Regno. Dio odia il credo, odia la teologia, odia l’erudizione dei dottori della Legge, odia la pietà, odia il culto dove non è fatta la sua volontà nella giustizia, ma è presente dove è fatta la sua volontà anche se egli non è conosciuto o nominato. Dio si serve dei non credenti per giudicare i credenti, si serve dei pagani per svergognare i cristiani. Non il cristianesimo, ma il Regno, e nel Regno l’uomo. »
L. Ragaz

Ottenuta la proroga degli sfratti richiesta dall’Unione Inquilini

28.06.2020 – Redazione Italia

Ottenuta la proroga degli sfratti richiesta dall’Unione Inquilini
(Foto di Controradio)

L’emendamento al decreto Rilancio cge proroga gli sfratti al 31 dicembre 2020 proposto da Unione inquilini e presentato dal deputato di Leu Fassina, è stato approvato.Saranno sospese quindi le esecuzioni di sfratto per unità immobiliari ad uso abitativo e anche gli sfratti per artigiani e commercianti.Si tratta di un risultato concreto che di fatto evita per tutto il 2020 a decine di migliaia di famiglie e anche a commercianti e artigiani di essere mesdi per strada o costretti a chiudere l’attività proprio durante ka difficile fase di post, speriamo, autunnale e invernale.Siamo soddisfatti di questo risultato ma certo le proroghe sfratti non sono il diritto alla casa. Che governo, regioni e comuni usino questo periodo per avviare politiche abitative strutturali senza consumo di suolo per realizzare un grande piano di edilizia residenziale pubblica a canone sociale.Cosi come si deve arrivare ad una riduzione degli affitti e alla abolizione del canale a libero mercato. Voglio infine ringraziare pubblicamente l’On Stefano Fassina perche è stato determinante per ottenere questo risultato.L’Unione Inquilini prosegue con coerenza e determinazione la sua lotta per il diritto alla casa anche in vista della IX Giornata Nazionale Sfratti Zero del.10 ottobre .

Massimo Pasquini

Segretario NazionaleUnione  Inquilini

Meeting Minutes del 28/6/2020

Meeting Minutes 28/6/2020

” Essere fedeli a tutto ciò che si è cominciato spontaneamente, a volte fin troppo spontaneamente.
Essere fedeli a ogni sentimento, a ogni pensiero che ha cominciato a germogliare.
Essere fedeli nel senso più largo del termine, fedeli a se stessi, a Dio, ai propri momenti migliori “
Etty Hillesum

Portare il pesa dell’altro significa reggere l’effettiva creatività dell’altro, riconoscera e raggiungerla nella sua brama di gioia
Dietrtich Bonhoeffer

In ricordo da “Un ponte verso Anna Franck”

FRANCO SCHONHEIT, IL RAGAZZO DI BUCHENWALD – 27 giugno 1927/ 14 gennaio 2020
“Siamo stati deportati nei campi in tre, mio padre, mia madre e io, e in tre siamo tornati: forse l’unica famiglia al mondo ad avere avuto questa fortuna. Cosa potete fare per portare avanti il ricordo e per comprendere il passato? Leggere, leggere, leggere”.

Franco Schönheit sul braccio aveva tatuato il numero di matricola 44862 del lager di Buchenwald.

Grazie, Franco per il tuo coraggio, per le tue preziose testimonianze.
Non ti dimenticheremo mai.

– –
Franco Schönheit nacque a Ferrara il 27 giugno 1927 e abitò con i genitori, Carlo e Gina Finzi in via Vignatagliata 79, sopra le scuole ebraiche e nel cuore dell’ex ghetto. Il 15 novembre 1943, nel giorno dell’eccidio del Castello, il padre Carlo venne imprigionato nelle carceri di Piangipane e liberato poi nel gennaio 1944.
Nel febbraio 1944 Franco venne arrestato insieme al padre e la madre e vennero condotti prima nel punto di raccolta in via Mazzini e poi inviati al campo di Fossoli. La famiglia venne poi divisa: Franco e il padre destinati al campo di Buchenwald e Gina a Ravensbruck.
Dopo la Liberazione ritornarono tutti e tre miracolosamente a Ferrara. Furono tre dei cinque ebrei ferraresi ritornati dai campi. Schönheit ha dedicato la sua vita a trasmettere la Memoria attraverso le sue testimonianze.

In questa data nel 1570 (27 giugno), una giovane donna di nome Neelken Jaspers è stata bruciata sul rogo di #Anversa, Belgio. Era una #Anabattista. Suo padre, Jasper de Taschringmaker, è stato bruciato sul rogo qui nel giugno 1569, e sua madre, Maeyken Janssens van der Goes, è stata bruciata qui nel novembre 1569. Lo specchio dei martiri contiene una lettera scritta da Neelken di prigione (vedi p .. 762). Lo stesso giorno, Herman Hermansz fu bruciato sul rogo, anche se il suo nome non appare nello specchio dei martiri.
~ La serie di esecuzioni anabattiste di Marginal Mennonite Society.

Ieri -per motivi di diverso fuso orario con gli USA – non abbiamo diffuso il ricordo e ce ne scusiamo


In questa data nel 1570 (27 giugno), una giovane donna di nome Neelken Jaspers è stata bruciata sul rogo di #Anversa, Belgio. Era una #Anabattista. Suo padre, Jasper de Taschringmaker, è stato bruciato sul rogo qui nel giugno 1569, e sua madre, Maeyken Janssens van der Goes, è stata bruciata qui nel novembre 1569. Lo specchio dei martiri contiene una lettera scritta da Neelken di prigione (vedi p .. 762). Lo stesso giorno, Herman Hermansz fu bruciato sul rogo, anche se il suo nome non appare nello specchio dei martiri.
~ La serie di esecuzioni anabattiste di Marginal Mennonite Society.

Buon compleanno


In questa data nel 1929 (28 giugno) morì Edward Carpenter. (Nato il 29 agosto 1844.) #Socialista#pacifista. Poeta. Filosofo. Ambientalista. Attivista gay. Avvocato per lo stile di vita semplice. Studente di religioni orientali. Noto come il ′′ santo nei sandali ′′ e il ′′ Padrino gay della sinistra britannica.” Coinvolto in una relazione lunga 37 anni con George Merrill. Nato a Brighton, Inghilterra. Sepolto nel cimitero di Guildford, Guildford, Inghilterra, insieme a George.
~ La serie dei cimitero degli eroi di Marginal Mennonite Society.

Abbiamo parlato nelle notizie del terrore del ritorno all’armamento mucleare, preghiamo oggi per la salvaguardia del Creato: non bastano le canzoni dei Pink Floyd


O Dio di grazia, noi ti diamo lode per il tuo amore infinito e per lo splendore della creazione, per le nostre vite e per la sorpresa dell’amore umano. Ti rendiamo grazie e ti preghiamo per tutte le coppie gay e lesbiche cristiane per aver suscitato in loro il desiderio di relazione, chiamandoli fuori dall’isolamento, dando loro forza contro il pregiudizio e contro la paura, stringendoli/e in un caldo abbraccio con tutti/e coloro che li amano. Spargi con abbondanza la tua benedizione su di loro possano crescere nell’amore reciproco, per Te e per il Tuo creato. Concedi loro di essere fedeli alle promesse di questa giornata negli anni che verranno e dà loro la forza che proviene dallo Spirito Santo, così che possano crescere nell’amore, nella gioia e nella pace del nostro Salvatore Gesù Cristo.

“Two Suns in the Sunset” dei Pink Floyd viene ripubblicata mentre si riaccende la corsa agli armamenti nucleari

27.06.2020 – Ginevra, Svizzera – Pressenza London

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseTedescoGreco

“Two Suns in the Sunset” dei Pink Floyd viene ripubblicata mentre si riaccende la corsa agli armamenti nucleari
(Immagine di UNFOLD Zero)

Nel mese di gennaio di quest’anno il gruppo degli scienziati della rivista Bulletin of Atomic Scientists ha impostato il “Doomsday Clock” ( l’Orologio dell’apocalisse NdT) a 100 secondi dalla mezzanotte, indicando che il mondo si sta avvicinando più che mai ad un disastro catastrofico causato dai cambiamenti climatici o dalle armi nucleari.

Poi è arrivato il pandemico colpo del coronavirus, una minaccia comune per l’umanità che avrebbe dovuto generare un po’ di buonsenso tra i leader degli Stati in possesso di armi nucleari, ed evocare una pausa o addirittura un’inversione della corsa agli armamenti nucleari.

La Corea del Nord ha incrementato le tensioni distruggendo l’ufficio di collegamento Nord-Sud a Kaesong. E l’amministrazione americana ha fornito ulteriore combustibile all’incendio rivelando di stare prendendo considerazione la ripresa dei test nucleari, in risposta alle accuse non dimostrate secondo cui la Russia e la Cina stanno conducendo test nucleari a basso rendimento.

Ripubblicazione di “Two Suns in the Sunset”

Sabato scorso (20 giugno 2020), Roger Waters ha risposto alla “follia” della continua corsa agli armamenti nucleari, registrando e rilasciando una nuova versione della canzone antinucleare dei Pink Floyd “Two Suns in the Sunset”.

Waters è un sostenitore della campagna Move the Nuclear Weapons Money (definanziamento delle armi nucleari NdT) ed ha registrato la canzone con un gruppo di musicisti che hanno sostenuto l’iniziativa dalle proprie case a causa della pandemia del coronavirus.

La registrazione si apre con un avviso sullo schermo: “Siamo a cento secondi dalla mezzanotte dell’Orologio dell’apocalisse. La Razza Umana non è mai stata così vicina alla catastrofe nucleare come in questo momento. ”

Traduzione dall’inglese di Nadezda Chub

Meeting Minutes del 27/6/2020

https://quaccheri.wordpress.com/2020/06/27/meeting-minutes-del-27-6-2020/

Meeting Minutes del 27/6/2020

” Devi seguire i percorsi che la vita delinea davanti a te, in questo momento, le difficili vie di questo pezzo di storia in cui oggi ci ritroviamo a vivere “
Etty Hillesum

La parola sfuggita con leggerezza, da noi subito ripresa, rivela che non onoriamo l’altro, ci innalziamo sopra di lui stimando la nostra vita superiore alla sua.
Dietrich Bonhoeffer

In memoria

In questa data nel 1550 (27 giugno), Hans Gurtzham è stato giustiziato annegando nel fiume Danubio, #Vienna, Austria. Era un #Anabattista, un calzolaio per commercio. (Vedi Specchio dei martiri, p. 474.) Hans era stato imprigionato con altri due anabattisti, Michael Matschidl e sua moglie Elizabeth. Nel 1549 scoppiò un grande incendio a Vienna e, come l’abitudine, le porte della prigione furono aperte e tutti i prigionieri liberati. Michael ed Elizabeth sono partiti per la Moravia, dove sono morti morti naturali. Hans ha scelto di tornare in prigione, e certe esecuzioni.
~ La serie di esecuzioni anabattiste di Marginal Mennonite Society.


In questa data nel 1545 (27 giugno), Herman Dirksz è stato giustiziato dalla decapitazione ad #Utrecht, Paesi Bassi. Era un rivoluzionario #Anabattista, un seguace di Jan van Batenburg. (Foto: de Neude, maggio 2018; sito di esecuzioni ad Utrecht. )

Negli anni ‘ 1530 c’è stata una presenza anabattista / mennonite continua ad Utrecht. L ‘ attuale congregazione (Doopsgezinde Gemeente Utrecht) si trova a Oudegracht 270. Puoi visitare il loro sito web su: www.doopsgezindutrecht.nl


Meditazione

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? E’ l’umano urlo di Gesù dalla croce. E’ l’urlo di disperazione e di angoscia che attanaglia oggi come ieri e come purtroppo anche domani tutta l’umanità. E di fronte a quest’angoscia possiamo domandarci: dov’è Dio in mezzo a tutto questo? Quando vediamo un bambino morire di leucemia o un massacro in Africa, dov’è Dio in mezzo a tutto questo? Per rispondere a questa pressante domanda, vi racconto una storia ambientata nel campo di concentramento di Auschwitz. Era il gennaio del 1944 e alcuni prigionieri avevano tentato di evadere e di rifugiarsi nel bosco ricoperto di neve che ancora oggi circonda il campo. Tra di essi vi era un bambino di otto anni. Essi sono ripresi e condannati subito ad essere impiccati nel centro del campo e tutti i prigionieri sono disposti sotto la neve per assistere all’esecuzione. Gli altri condannati muoiono quasi subito ma il bambino agonizza e si dimena per molti minuti, quasi mezz’ora. Uno dei prigionieri che sta assistendo all’esecuzione mormora ai vicini: Dov’è Dio in mezzo a questo? E un suo compagno gli risponde: Eccolo lì, appeso a quella corda, che si sta dimenando.

Nucleare, la pesante eredità e le incognite future

26.06.2020 – Pierdomenico Corte Ruggiero – Redazione Italia

Nucleare, la pesante eredità e le incognite future

Il lockdown è terminato, la vita riprende. Con poche certezze e tante incognite. Il Covid19, non è una semplice emergenza sanitaria. Ha reso ancora più palesi le criticità del nostro sistema di vita: del sistema sanitario; del sistema scolastico; della tutela delle fasce deboli; della tutela dell’ambiente; del sistema economico e produttivo. Molto è da riscrivere. In questo contesto, si torna a parlare di energia nucleare. Recentissima è la lettera dell’industria nucleare alle istituzioni europee. Tra i firmatari anche l’Associazione Italiana Nucleare e Ansaldo Nucleare. il testo integrale della lettera, può essere consultato sul sito www.associazioneitaliananucleare.it.

Ne riportiamo uno stralcio: “La capacità nucleare già operativa ad oggi, unitamente alla continua innovazione del settore, alla ricerca e sviluppo (per esempio nel campo dei reattori avanzati e dei reattori modulari), costituisce il complemento perfetto delle fonti rinnovabili al fine di rendere disponibile elettricità a bassa intensità di carboni, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno”. Il nucleare come fonte di energia pulita e a basso costo quindi, il volto buono dell’energia nucleare.

La storia del nostro paese, ha invece mostrato il suo lato oscuro . Siamo alla fine degli anni 50, l’Italia è impegnata nella ricostruzione. Dalle macerie, sorgono industrie, attività commerciali, infrastrutture, abitazioni. Con le nuove costruzioni, arrivano macchinari industriali, elettrodomestici, treni. Tutte cose che necessitano di energia elettrica. Tantissima . Produrre energia elettrica, costava molto. Con queste premesse, il nucleare venne visto come l’opzione migliore. Combustibile a basso costo e dalla lunga durata. Tanto bastava. Inizia così l’epoca del nucleare in Italia. Esiste un luogo simbolo, che racconta la corsa italiana all’atomo. Si tratta della centrale termonucleare del Garigliano. Nel territorio di Sessa Aurunca, al confine tra Campania e Lazio.

Il sito venne scelto, per la presenza del fiume Garigliano. Poteva fornire, in abbondanza, l’acqua necessaria per il funzionamento del reattore nucleare. Eppure proprio la presenza del fiume, rendeva la zona poco adatta, perché nei mesi invernali, il Garigliano esondava con conseguenti e rovinosi allagamenti. Inoltre la zona è ad elevato rischio sismico. Venne deciso di procedere comunque alla costruzione della centrale, per un costo di quaranta miliardi di lire. I lavori iniziano nel novembre 1959, cambiando la geografia fisica e sociale della zona. Una zona abitata da allevatori e contadini, a pochi chilometri dallo splendido golfo di Gaeta. Iniziano i lavori ed iniziano i problemi. Il 12 gennaio 1961, il fiume Garigliano straripa, allagando una parte del cantiere (Corriere della Sera 13 gennaio 1961). Un campanello d’allarme, ignorato. Il 31 agosto 1963, durante le prove di collaudo, un guasto danneggia gravemente l’avvolgimento dell’alternatore (Corriere della Sera 1 ottobre 1963). Saranno necessari sei mesi per le riparazioni. Il 1 giugno 1964, finalmente, la centrale nucleare del Garigliano inizia a produrre energia elettrica. Energia elettrica destinata, in gran parte all’illuminazione di Napoli  Corriere della Sera 27 febbraio 1964). L’attività della centrale nucleare del Garigliano, è segnata da numerosi incidenti. Otto, dal 1964 al 1978 ( Corriere della Sera 1981). Addirittura un tentativo di sabotaggio nel febbraio 1970 ( Corriere della Sera 4 febbraio 1970 ). Incidenti senza conseguenze secondo l’Enel. Eppure qualcosa comincia a cambiare. Le persone, gli animali e le piante, iniziano ad ammalarsi. Nei comuni attorno alla centrale nucleare  del Garigliano, i casi di malformazione genetica passano dai cinque del 1971 ai trentanove del 1983 (dati forniti dalla Unità Sanitaria Locale LT/6 di Formia). Si tratta dei comuni di Gaeta; Formia; Minturno; Castelforte; San Cosma e Damiano; Spigno Saturnia; Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone. Sempre i medesimi comuni, tra il 1972 e il 1978 hanno registrato un aumento del 44,28% di casi di leucemia e cancro, mentre l’incremento a livello nazionale è stato del 7,99% (dati ISTAT). Pesanti anche le conseguenze sulla natura. Verdure  e animali con malformazioni genetiche. Pomodori con le corna; zucchine siamesi; frumento e granoturco con i cancro; vitelli con due teste (Corriere della Sera 7 ottobre 1979). Anche la magistratura inizia ad interessarsi della centrale nucleare del Garigliano. Nel 1981, il pretore di Sessa Aurunca indaga il direttore della centrale per reati che vanno dalla mancata denuncia di emergenza nucleare alla violazione delle prescrizioni per l’esercizio al superamento dei valori massimi ammissibili di radiazioni nell’aria o nelle acque potabili (Corriere della Sera dicembre 1981). Indagini che non avranno conseguenze penali, ma  portano all’attenzione della pubblica opinione le criticità del programma nucleare italiano. La centrale nucleare del Garigliano, viene fermata nell’agosto 1978, a causa di un guasto. Sarà l’ultimo. Enel considera troppo costosa la riparazione. Troppo costosa considerando anche la scarsa efficienza dimostrata negli anni dalla centrale. A tal proposito sono indicativi i dati sulla produzione di energia elettrica. Nel 1971 1163,7 GWe; nel 1972 436 GWe; nel 1973 970 GWe; nel 1974 719 GWe; nel 1975 470 Gwe; Nel 1976 1144 Gwe; nel 1977 448 GWe; nel 1978 456 GWe (dati IAEA).

Inoltre la sensibilità ambientalista della pubblica opinione, aumenta. Se l’impegno politico caratterizza gli anni 70, il movimento ecologista caratterizza gli anni 80. Dopo la catastrofe di Chernobyl, il destino delle centrali nucleari italiane è segnato. A certificarlo, il referendum del 1987 e il successivo referendum del 2011. Purtroppo le centrali nucleari non basta “spegnerle”, vanno smantellate e vanno smaltite le scorie radioattive. Con queste finalità, il 1 novembre 1999, viene costituita la Società Gestione Impianti Nucleari (SOGIN). SOGIN deve smantellare i siti nucleari e gestire i rifiuti radioattivi. SOGIN deve smantellare la centrale di Caorso; la centrale del Garigliano; la centrale di Latina, la centrale di Trino;  l’impianto FN di Bosco Marengo; gli impianti IPU e OPEC di Casaccia; l’impianto ITREC di Rotondella; l’impianto EUREX di Saluggia; il reattore ISPRA-1 di Varese. SOGIN deve gestire anche il combustibile irraggiato negli nelle centrali nucleari e negli impianti del ciclo del combustibile. Il combustibile irraggiato derivante dall’esercizio delle centrali nucleari è pari a 1864 tonnellate ( dati disponibili sul sito www.sogin.it). Quasi tutto il combustibile irraggiato nelle centrali, è stato inviato in Belgio, Francia e Inghilterra. Discorso diverso per il combustibile irraggiato presente negli impianti del ciclo del combustibile, che secondo i piani andrebbe conferito al Deposito Nazionale. Il Deposito Nazionale dovrebbe consentire la sistemazione definitiva di 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività e lo stoccaggio provvisorio di circa 17 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività. Dovrebbe, perché ancora non è stato realizzato, non si riesce ad individuare il sito idoneo. Tradotto, nessuno lo vuole.

Facciamo ancora i conti con la pesante eredità del fallimentare programma nucleare italiano, con le criticità emerse. I rischi per la salute pubblica e per la natura. Le grandi difficoltà nella gestione dei rifiuti radioattivi. Non ha senso parlare di futuro del nucleare in Italia, quando ancora non abbiamo risolto i problemi del passato. Forse non ci riusciremo mai completamente.

Il fallimento del programma nucleare italiano ci ha lasciato un prezioso insegnamento. Non conta quanta energia elettrica viene prodotta, ma come viene prodotta e come viene utilizzata, perché  vale ancora oggi il monito di John Kennedy “ I nostri problemi sono provocati dall’uomo ed è quindi l’uomo che può risolverli”.

Pierdomenico Corte Ruggiero

Meeting Minutes del 26/6/2020

“Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto” (Matteo 6,6).

” Devi seguire i percorsi che la vita delinea davanti a te, in questo momento, le difficili vie di questo pezzo di storia in cui oggi ci ritroviamo a vivere “
tty Hillesum

L’idea sospinge i fanatici che non trovano e non badano a resistenze. L’idea è forte. La Parola di Dioi invece è cosi debole che si fa dsiprezzare e rigettare dagli uomini. Anche i testimoni della parola divina sono più deboli dei propagandisti di un’idea.
Dietrich Bonhoeffer

In memoria

In questa data nel 1545 (26 giugno), Marie Baernt Gerytsdochter è stata giustiziata annegando a #L ‘ Aia, Paesi Bassi. Era una rivoluzionaria #Anabaptista, seguace di Jan van Batenburg. È stata ribattezzata nel 1534 da Gerrit van Benschop (che nel 1535 era uno dei Naaktloopers ad Amsterdam). Nel 1540, il marito di Marie, Gheryt Kievit, fu giustiziato ad Amsterdam per attività rivoluzionarie. In seguito sposò il leader rivoluzionario Jan Oliviers Appelman (giustiziato ad Utrecht nel febbraio 1545).
~ La serie Marginal Mennonite Society Anabaptist Executions.

In questa data nel 1571 (26 giugno), Gerrit Cornelisz (noto anche come Gerrit Boon) è stato bruciato sul rogo di #Amsterdam, Paesi Bassi. Era un #Anabaptista, un barcaiolo per commercio. (Vedi lo specchio dei martiri, pagg. 876-877.)
~ La serie Marginal Mennonite Society Anabaptist Executions.

Buon compleanno

Buon compleanno, Helen Marston Beardsley (26 giugno 1892-Feb. 21, 1982)! #Quaker#Pacifist#Socialista. Attivista anti-guerra. Attivista anti-nucleare. Attivista per i diritti civili. Fondatore del capitolo San Diego della Women’s International League for Peace & Freedom (WILPF) nel 1923 e del capitolo San Diego dell’American Civil Liberties Union (ACLU) nel 1933. Nata ed è morta a San Diego, California. Seppellita nel cimitero di Mount Hope, San Diego, California.
~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes.

Buon compleanno Emma Miller (26 giugno 1839-gennaio. 22, 1917)! #Suffragist#Frepensatore. Attivista anti-guerra. Attivista sindacale. Leader nell’esercito della pace femminile (fondato nel 1915, i membri si impegnano a lavorare contro il militarismo ′′ con lo stesso spirito di sacrificio che i soldati hanno mostrato sul campo di battaglia.”) Nato a Chesterfield, Inghilterra. Morto nel Queensland, Australia. Seppellito nel cimitero di Toowong, Brisbane, Queensland, Australia.
~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes.

PER LA QUIETE DELLA NOTTE

     Fa o Dio che ci corichiamo nella pace e che di nuovo ci alziamo per la vita.
Stendi su di noi il tempo della pace e guidaci mediante una tua parola.
Aiutaci, per amore del tuo nome, proteggici e allontana da noi odio, malattia e violenza.
Abbatti ogni minaccia davanti a noi e dietro di noi.
Nascondici all’ombra delle tue ali.
Proteggi il nostro venire e il nostro andare
nella pace e nella vita, ora e in eterno. Amen.

                                                              (Preghiera ebraica della sera)

A differenza degli evangelici e pentecostali noi quaccheri cristiani non siamo chiesa ma Società laica degli amici. ove tutti sono sacerdoti universali, senza riti, sacramenti, papi in carne o di carta (Bibbia), per migliorare il mondo col progresso dei diritti civili, delle donne (che guidano i nostri meeting da prima della rivoluzione francese, degli LGBT e minoranze altre, obiettori di coscienza, antimilitaristi, contro il lusso e lo spreco Premi Nobel per la Pace nel 1947 (unico gruppo religioso). Siamo contro tutti i nazionalismi e le frontiere, il concetto di nemico.

40° anniversario della strage di Ustica, il programma delle iniziative

25.06.2020 – Redazione Bologna

40° anniversario della strage di Ustica, il programma delle iniziative
(Foto di http://www.italiaperme.com/)

Il Presidente della Camera Roberto Fico sarà a Bologna sabato 27 giugno 2020.
Sabato 27 giugno 2020 ricorre il quarantesimo anniversario della strage di Ustica, nella quale il 27 giugno del 1980 morirono le 81 persone a bordo del DC9 Itavia decollato da Bologna e diretto a Palermo. Come ogni anno, il Comune di Bologna e l’Associazione dei parenti delle vittime rinnovano la memoria della strage di Ustica attraverso un programma di iniziative istituzionali e culturali, nel rispetto delle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria.

Il programma di sabato 27 giugno
Sabato 27 giugno alle ore 10 nella Sala del Consiglio comunale di Palazzo d’Accursio, si terrà l’incontro con i parenti delle vittime della strage di Ustica. Accanto al Sindaco di Bologna, Virginio Merola e alla Presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime, Daria Bonfietti, interverranno il Presidente della Camera, Roberto Fico, il Presidente della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e l’assessore comunale di Palermo Paolo Petralia Camassa. L’incontro si potrà seguire in streaming sul canale YouTube del Comune di Bologna  e verrà trasmesso in diretta da Rainews e dalle emittenti televisive locali Ètv e Trc Bologna.

Dopo l’incontro istituzionale a Palazzo d’Accursio, ci si trasferirà al Museo per la Memoria di Ustica (in via di Saliceto 3/22 a Bologna), dove il Presidente della Camera aprirà il convegno “Cosa avremmo saputo noi di Ustica senza la stampa?”, organizzato dall’Associazione dei parenti delle vittime di Ustica in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi). Il convegno verrà trasmesso in diretta streaming sul sito della Camera dei Deputati.

Alle 18 saranno inaugurate le attività culturali della rassegna “Attorno al Museo”, con l’apertura della mostra “Nino Migliori. Stragedia”, curata da Lorenzo Balbi e allestita nella ex Chiesa di San Mattia (via Sant’Isaia 14/a a Bologna): la mostra è promossa da Comune di Bologna, Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Museo per la Memoria di Ustica e Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, in collaborazione con Fondazione Nino Migliori, MiBACT – Direzione Regionale Musei Emilia-Romagna, Cronopios, con il sostegno di Fondazione MAST, nell’ambito di Bologna Estate 2020.

Attorno al Museo: cultura e memoria
L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19 ha comportato la necessità di ridurre le iniziative previste per il 40° anniversario della strage di Ustica, soprattutto quelle in collaborazione con le scuole della città. È stata invece costruita, nel rispetto delle misure di contenimento in vigore, una particolare stagione della rassegna Attorno al Museo che proporrà quattro serate di teatro, musica, danza e poesia nello spazio antistante il Museo per la Memoria di Ustica, al Parco della Zucca.

Il 7 luglio, gli effetti personali ripescati nel mar Tirreno permetteranno di interrogarsi sul senso delle cose materiali e di come questi frammenti facciano emergere sentimenti profondi, affetti e la voglia di combattere ancora, grazie al testo originale teatrale di Massimo Salvianti “Un abito chiaro” interpretato da Amanda Sandrelli accompagnata al pianoforte da Rita Marcotulli. Lo spettacolo sarà trasmesso da RADIO3 RAI il 27 giugno nell’ambito della trasmissione “Piazza Verdi” dedicata alla strage di Ustica.

Il 14 luglio, grazie alla collaborazione con Bologna Jazz Festival, è in programma il concerto originale “Mirra-Kone Duo” che vede sul palco Pasquale Mirra, uno dei più interessanti vibrafonisti della scena musicale internazionale e Kalifa Kone, talentuoso polistrumentista maliano.

Il 24 luglio le canzoni del 1980 e il tempo percepito nella pienezza di quattro decenni, che rappresentano il passaggio dalla spensieratezza alla maturità e quello del tempo sospeso, congelato e pesantissimo di una crescita negata, saranno oggetto delle coreografie di “A Love Song”, un progetto di Simona Bertozzi e Marcello Briguglio, che vedrà sul palco i danzatori Simona Bertozzi e Daniele Albanese accompagnati dalla voce di Angela Baraldi e dalle composizioni sonore di Daniela Cattivelli.

Il 10 agosto la tradizionale notte di San Lorenzo si intitola “Dispersi – un ponte di poesia tra Bologna e Palermo”. A Bologna con la regia di Pietro Floridia gli attori di Cantieri Meticci, originari delle più disparate provenienze, si muoveranno in una scenografia fatta da grandi reti da pescatori, simbolo di interrelazioni e trame, realizzate dai cittadini in diversi laboratori partecipati.
Nello stesso tempo a Palermo Stefano RandisiEnzo Vetrano e altri attori palermitani interpreteranno, in una messa in scena originale, testi poetici dedicati alla strage di Ustica.

Nei giorni di svolgimento degli eventi, il Museo per la Memoria di Ustica, che conserva i resti recuperati del velivolo DC9 e l’installazione permanente A proposito di Ustica concepita dall’artista Christian Boltanski in ricordo delle 81 vittime, osserva aperture straordinarie dalle ore 20 alle 23, con visita guidata gratuita a cura del Dipartimento educativo MAMbo a partire dalle ore 20 su prenotazione.

La rassegna Attorno al Museo è promossa dall’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica con Regione Emilia-Romagna, Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna |
Museo per la Memoria di Ustica | Comune di Bologna-Quartiere Navile e fa parte di Bologna Estate 2020, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città Metropolitana di Bologna – Destinazione Turistica. I progetti sono realizzati in collaborazione con Cronopios, Officina Immagine, Bologna Jazz Festival. L’ingresso a tutte le serate è a offerta liberaLa prenotazione è obbligatoria sul sito www.attornoalmuseo.it o telefonando nei due giorni precedenti lo spettacolo dalle 15 alle 18 e il giorno dello spettacolo dalle 18 alle 20 al numero telefonico 348 4021862.

La ricerca e lo studio storico continuano
Le proposte dell’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica per celebrare il 40° anniversario si completano con una serie di attività legate alla ricerca e allo studio storico: il convegno “Ustica e gli anni ‘80” in autunno, in collaborazione con il Comune di Bologna, l’Istituto Storico Parri e l’Università di Bologna; la pubblicazione degli atti del convegno “1980, l’anno di Ustica” dedicato alla situazione internazionale a cura di Luca Alessandrini e l’uscita del libro “Ustica, una ricostruzione storica” a cura di Cora Ranci che approfondisce la vicenda della strage nel contesto geo-politico degli anni ’80; l’avvio della ricerca affidata a Andrea Mochi Sismondi e all’Associazione AtelierSI, pensata per catalogare e studiare le opere originali di alto valore artistico nate dall’impegno dell’Associazione, nei campi delle arti performative, della musica, delle arti visive e della poesia; la produzione del video “… ancora polvere” prodotto da La Baracca Testoni Ragazzi, Arte e Salute Onlus in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, con la regia di Daniela Micioni, un lavoro pensato partendo dai testi realizzati nei progetti laboratoriali degli scorsi anni con il coinvolgimento diretto nelle riprese degli attori della Compagnia Arte e Salute Ragazzi, degli studenti dell’istituto Copernico di Bologna e dell’istituto Galilei di Palermo.

Inoltre è in cantiere la produzione del video-documentario “Ustica quaranta” prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione nell’ambito di “Così sarà! La città che vogliamo”, immaginato come omaggio, rielaborazione e archeologia della memoria, scritto dall’autrice Lisa Ferlazzo Natoli con la regia di Alessandro Ferroni e il coinvolgimento degli studenti della Classe IV O del liceo Copernico di Bologna. Ustica quaranta si potrà vedere online sabato 27 giugno alle 20 sulla pagina ERTonAIR e in prima visione sulla pagina Facebook di ERT.