Finalmente uno spazio misto al Muro del pianto

 

Storica decisione del governo israeliano che istituisce una zona aperta a donne e uomini nel luogo più sacro dell’ebraismo

ll muro occidentale, ultima vestigia del secondo Tempio di Gerusalemme distrutto da Tito nel 70 dopo Cristo, da noi noto come “muro del pianto”, per gli israeliani è semplicemente “קיר, kotel”, il muro, per antonomasia, il luogo più sacro dell’ebraismo.

Da 25 anni era diventato anche luogo di divisioni e tensioni, spesso sfociate in vere e proprie violenze, tutte interne alla comunità ebraica. Questo perché non era possibile per donne e uomini pregare insieme, con le prime relegate in una zona isolata, secondo un dettame stabilito dall’ala più radicale dell’ebraismo, custode della zona in maniera più o meno informale dal 1967.

Il 31 gennaio la svolta, che arriva a sorpresa proprio per mano dell’esecutivo conservatore di Benjamin Netanyahu: con 15 voti a favore e 5 contrari il governo ha stabilito la creazione di una zona di preghiera mista, che andrà ad aggiungersi alle due esistenti, e che però non sarà gestita dagli ultraortodossi, ma da un apposito comitato formato da membri del governo e rappresentanti dell’associazione “Il muro delle donne”. Sono loro le vere vincitrici di questa battaglia: dal 1988 si riuniscono sulla spianata davanti al muro e sfidano apertamente le autorità e le tradizioni recitando ad alta voce la Torah indossando i sacri indumenti, quali il talled. Sono le figlie, e i figli, della diaspora, che tornate alla terra dei padri recano con sé un ebraismo meno ingessato, più aperto ad istanze egualitarie rispetto a quello della rigida tradizione. Che nella stessa Israele è guardato con distacco dalle nuove generazioni, poco sensibili a crociate identitarie legate a riti e schemi. E a loro che deve necessariamente guardare la classe politica se vuole rinnovarsi e tenere il passo di una società moderna, giovane, multiculturale, esasperata da troppi anni di tensioni con il mondo arabo, e quindi non disposta a sopportarne altre , per altro tutte interne.

Da oggi chiunque potrà quindi scegliere se recarsi nelle due sezioni tradizionali per la preghiera separata, o in quella mista, per una preghiera comune.

Una decisione che ha generato come c’era da attendersi reazioni di ogni sorta, fra l’indignazione di alcuni rabbini conservatori che lamentano la rottura con i capisaldi dell’ebraismo e la gioia delle correnti più moderate che vedono finalmente un superamento di tradizioni da aggiornare alla luce dei tempi correnti.

Il tempo ci dirà se la decisione sarà foriera di nuove tensioni o se verrà assorbita senza traumi dalle varie componenti in gioco.

Foto  “Jerusalem Western Wall BW 3” by Berthold WernerOwn work. Licensed under Public Domain via Wikimedia Commons.

Promo femminile dalla Mailing List di Viterbo

Dietro indicazione di Renata sulla parità di genere che l’ANPI olgiatese deve sostenere

si diffonde una newsletter nonviolenta editata a Viterbo ma diffusa in Italia

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Supplemento del notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino” (anno XVII)

Numero 599 dell’11 febbraio 2016

 

In questo numero:

  1. Le donne insorgono e danzano a Viterbo in piazza San Lorenzo il 14 febbraio alle ore 15
  2. Centro antiviolenza “Erinna”: “Agisci, balla, ribellati”, One Billion Rising 2016 il 14 febbraio a Viterbo
  3. Verso il 14 febbraio: riferimenti utili
  4. Otto proposizioni

 

  1. INIZIATIVE. LE DONNE INSORGONO E DANZANO A VITERBO IN PIAZZA SAN LORENZO IL 14 FEBBRAIO ALLE ORE 15

[Dal centro antiviolenza “Erinna” (per contatti: tel. 0761342056, e-mail: e.rinna@yahoo.it, onebillionrisingviterbo@gmail.com, sito: http://erinna.it, facebook: associazioneerinna1998) riceviamo e diffondiamo la seguente locandina]

 

Agisci, danza, ribellati

14 febbraio 2016

One Billion Rising

Le donne insorgono e danzano a Viterbo in piazza San Lorenzo (piazza del Duomo), davanti al Palazzo dei Papi.

Raggiungeteci alle ore 15.

 

  1. INIZIATIVE. CENTRO ANTIVIOLENZA “ERINNA”: “AGISCI, BALLA, RIBELLATI”, ONE BILLION RISING 2016 IL 14 FEBBRAIO A VITERBO

[Dal centro antiviolenza “Erinna” (per contatti: tel. 0761342056, e-mail: e.rinna@yahoo.it, onebillionrisingviterbo@gmail.com, sito: http://erinna.it, facebook: associazioneerinna1998) riceviamo e diffondiamo]

 

Ciao a tutte,

One Billion Rising 2016 sta arrivando.

Ci vediamo a Viterbo in piazza del Duomo, davanti al Palazzo dei Papi, domenica 14 febbraio ale ore 15.

Dress code, come tutti gli anni, rosso e nero, e in piu’ portate una sciarpa rossa.

Non piovera’, ma portate ombrelli rossi e/o neri.

Coraggiose, piene di grazia, numerose…

vi aspettiamo

Associazione Erinna

http://www.onebillionrising.org/events/one-billion-rising-viterbo

Per favore, diffondete a tutte e tutti i vostri contatti e a mezzo social network…

 

  1. MATERIALI. VERSO IL 14 FEBBRAIO: RIFERIMENTI UTILI

 

Per informazioni e contatti a livello internazionale:

Sito ufficiale: http://www.onebillionrising.org/

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Per informazioni e contatti a livello nazionale:

Telefono: 3475320420

Skype: ni_nico

E-mail: nico@onebillionrising.org, nicolettabilli@gmail.com

Facebook: https://www.facebook.com/obritalia

Tumblr: http://onebillionrisingitalia.tumblr.com/

Twitter: @OBRItalia

Hashtag: #Rise4Revolution #1billionrising

Sito: http://obritalia.livejournal.com/

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Per informazioni e contatti a livello locale:

Recapito: “Associazione Erinna – Centro antiviolenza”, via del Bottalone 9, 01100 Viterbo

Telefono: 0761342056

E-mail: e.rinna@yahoo.it, onebillionrisingviterbo@gmail.com

Sito: http://erinna.it

Facebook: associazioneerinna1998

 

  1. REPETITA IUVANT. OTTO PROPOSIZIONI

 

  1. La prima radice

La prima radice di ogni altra violenza e oppressione e’ la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l’umanita’ in due e nega piena dignita’ e uguaglianza di diritti a meta’ del genere umano e cosi’ disumanizza l’umanita’ intera.

Solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo’ sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l’umanita’.

Solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l’umanita’ puo’ essere libera e solidale.

*

  1. Non solo l’8 marzo e’ l’8 marzo

Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre lottare contro il femminicidio e la violenza sessuale.

Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre lottare contro il maschilismo e il patriarcato.

Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre lottare in difesa della vita, della dignita’ e dei diritti di tutti gli esseri umani.

Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre lottare contro tutte le violenze e tutte le complicita’ con la violenza e tutte le ideologie della violenza.

Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre che siano l’8 marzo.

Vi e’ questa ineludibile evidenza: che la violenza maschile contro le donne e’ la prima radice di ogni altra violenza.

Vi e’ questa ineludibile evidenza: che la violenza maschile contro le donne e’ il primo nemico dell’umanita’.

Vi e’ questa ineludibile evidenza: ne discende il tuo primo dovere.

La lotta delle donne per la liberazione dell’umanita’ e’ la corrente calda della nonviolenza in cammino. Questo significa l’8 marzo.

Sostenere la lotta delle donne per la liberazione dell’umanita’ e’ il primo dovere di ogni persona decente. Questo significa l’8 marzo.

Ogni volta che fai la cosa giusta per contrastare la violenza maschilista, quel giorno e’ l’8 marzo.

Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre che siano l’8 marzo.

*

III. Dal femminismo molti doni

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che vi e’ una sola umanita’, composta di persone tutte differenti le une dalle altre e tutte eguali in diritti.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che sfera personale e sfera politica non sono separate da un abisso: sempre siamo esseri umani.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza del partire da se’.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza dell’incontro con l’altro.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che e’ la nascita, l’esperienza e la categoria che fonda l’umana convivenza, l’umano sapere.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che la pluralita’, e quindi la relazione, e’ la modalita’ di esistenza propria dell’umanita’.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che i corpi contano, che noi siamo i nostro corpi.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che ogni forma di autoritarismo, ogni forma di militarismo, ogni forma di dogmatismo reca gia’ la negazione dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che la prima radice dell’organizzazione sociale e della trama relazionale violenta e’ nel maschilismo e nel patriarcato.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che solo la nonviolenza contrasta la violenza, che solo il bene vince il male, che solo l’amore si oppone alla morte, che solo l’ascolto consente la parola.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che compito comune e’ generare e proteggere la vita, prendersi cura delle persone e del mondo per amore delle persone e del mondo.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che compito comune e’ opporsi ad ogni oppressione, ad ogni sfruttamento, ad ogni ingiustizia, ad ogni umiliazione, ad ogni denegazione di umanita’, ad ogni devastazione della biosfera.

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che solo l’arte della compassione fonda la lotta di liberazione.

Il femminismo che e’ il massimo inveramento storico della nonviolenza.

Il femminismo che e’ la corrente calda della nonviolenza.

Il femminismo che e’ il cuore pulsante del movimento di autocoscienza e di liberazione dell’umanita’.

E diciamo femminismo e sappiamo che dovremmo dire femminismi, che dovremmo dire pensiero delle donne e movimenti delle donne.

Ma diciamo femminismo e pensiamo a una tradizione che lega infinite donne che hanno praticato l’etica della responsabilita’ e della liberazione, da Saffo a Vandana Shiva, da Simone Weil a Virginia Woolf, da Edith Stein a Milena Jesenska, da Etty Hillesum a Ginetta Sagan, da Rosa Luxemburg ad Hannah Arendt, da Germaine Tillion ad Anna Politkovskaja, da Simone de Beauvoir a Franca Ongaro Basaglia, da Olympe de Gouges a Luce Fabbri.

Dal femminismo molti doni tutte e tutti abbiamo ricevuto.

In questo otto marzo di ascolto, di memoria, di lotta, diciamo anche la nostra gratitudine.

*

  1. Sommessa un’opinione. Ed un ringraziamento

Se la viva commozione non m’inganna, mi sembra che l’iniziativa One Billion Rising del 14 febbraio 2013 contro la violenza sulle donne sia stata – per estensione planetaria, ma anche per chiarezza di contenuti, adeguatezza delle forme, capacita’ di favorire la partecipazione piu’ ampia e piu’ consapevole, mobilitando teste e cuori, pensieri e passioni, menti e corpi – la piu’ grande manifestazione nonviolenta globale nel corso dell’intera storia umana.

Ancora una volta il movimento delle donne, la sapienza delle donne, il coraggio delle donne, la lotta delle donne si conferma essere la corrente calda della nonviolenza, si conferma essere l’esperienza storica decisiva nel cammino di liberazione dell’umanita’.

Ed ancora una volta si conferma questa cruciale verita’: che solo se si riuscira’ a contrastare, sconfiggere, abolire la violenza maschile, e l’ideologia e le strutture e le prassi della violenza maschilista e patriarcale, solo allora si riuscira’ a difendere e promuovere i diritti umani di tutti gli esseri umani, a realizzare pace e giustizia, civile convivenza responsabile e solidale tra tutti gli esseri umani e tra gli esseri umani e l’intero mondo vivente.

La nonviolenza e’ in cammino con volto e con voce di donna, con passo lieve di danza, in profonda schiudente armonia, in una trama relazionale che unisce in piena coerenza mezzi e fini, che avvicina persona a persona e l’umanita’ intera raggiunge, riconosce, libera.

E che in questa luminosa giornata anche non pochi uomini mettendosi alla scuola e all’ascolto delle donne abbiano saputo cogliere l’occasione per esprimere la volonta’ di rompere ogni omerta’ e complicita’ col femminicidio, col maschilismo, col patriarcato, per esprimere la scelta di opporsi alla violenza maschile, ebbene, anche questo e’ un dono e un frutto dell’iniziativa delle donne, del pensiero e del movimento delle donne, di cui anche il vecchio che scrive queste righe ad esse e’ grato con tutto il cuore.

E che dopo il 14 febbraio ogni giorno continui e si estenda ed ovunque si inveri quel che il 14 febbraio e’ accaduto: il manifestarsi dell’impegno dell’umanita’ affinche’ cessi la violenza maschile sulle donne.

*

  1. E quindi

Occorre opporsi al maschilismo e al patriarcato, ed opponendosi al maschilismo e al patriarcato ci si oppone anche al razzismo, alla guerra, alla devastazione dell’ecosistema, a tutti i poteri criminali, a tutte le forme di sfruttamento ed oppressione.

Occorre riconoscere, difendere e promuovere i diritti umani di tutti gli esseri umani.

E quindi: occorre sostenere i centri antiviolenza e le case delle donne.

E quindi: occorre la parita’ di rappresentanza di genere ovunque si decide cio’ che tutte e tutti riguarda.

E quindi: occorre applicare subito pienamente la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.

Vi e’ una sola umanita’.

*

  1. Ancora sulla prima radice di ogni violenza

L’oppressione maschilista e patriarcale e’ la prima radice di ogni violenza.

E’ la prima radice delle guerre e di tutte le uccisioni.

E’ la prima radice del razzismo e di tutte le persecuzioni.

E’ la prima radice dell’oppressione economica, sociale, politica.

E’ la prima radice dell’oppressione ideologica.

E’ la prima radice dell’organizzazione gerarchica, del sistema dello sfruttamento, del militarismo come metodo e come sistema.

E’ la prima radice perche’ e’ la violenza la piu’ intima e la piu’ contagiosa, la piu’ elaborata e la piu’ distruttiva, la piu’ primordiale e la piu’ celebrata, la piu’ diretta e la piu’ organizzata, la piu’ vile e la piu’ feroce.

E’ la prima radice perche’ e’ la prima violenza concretamente agita.

E’ la prima radice perche’ e’ la prima violenza strutturalmente imposta.

E’ la prima radice perche’ e’ l’esperienza e il modello di riferimento per ogni altro rapporto sociale basato sull’ineguaglianza e la subordinazione, l’asservimento e la negazione dell’altrui dignita’.

E’ la prima radice perche’ e’ fatta propria, propagandata e fin esaltata da tradizioni di pensiero e di azione cosi’ antiche e pervasive da esser divenuta abito mentale per innumerevoli persone e popoli, culture e societa’.

E’ la prima radice perche’ e’ cosi’ violenta che gia’ il solo denunciarla suscita sovente reazioni brutali e fin assassine.

L’oppressione maschilista e patriarcale e’ la prima radice di ogni violenza.

Come e’ possibile che l’umanita’ si liberi dalla violenza se non si libera innanzitutto da questa prima violenza?

E come e’ possibile ritenere che siano vie alla liberazione dell’umanita’ ideologie e pratiche che mantengono questa prima violenza?

E come e’ possibile lottare per la liberazione propria e comune se non si lotta innanzitutto contro questa violenza prima e fondante ogni altra?

Solo se si lotta contro l’oppressione maschilista e patriarcale si puo’ lottare per la pace e i diritti umani.

Solo se si lotta contro l’oppressione maschilista e patriarcale si puo’ lottare contro il razzismo ed ogni persecuzione.

Solo se si lotta contro l’oppressione maschilista e patriarcale si puo’ lottare contro tutti i poteri criminali.

Solo se si lotta contro l’oppressione maschilista e patriarcale si puo’ lottare in difesa della biosfera.

Poiche’ l’oppressione maschilista e patriarcale nega alla radice l’eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani, l’umanita’ spaccando in due, rendendone meta’ vittima e meta’ carnefice.

Poiche’ l’oppressione maschilista e patriarcale nega alla radice che una persona sia innanzitutto una persona, ed in quanto tale portatrice di diritti come ogni altra persona.

Poiche’ l’oppressione maschilista e patriarcale nega alla radice che la societa’ sia alleanza tra pari, nega alla radice che persone diverse siano eguali in diritti e doveri, nega alla radice la pluralita’ degli esseri umani ed il loro medesimo esser parte dell’unica umanita’, nega alla radice la giustizia e la solidarieta’ universale.

Se si accetta l’oppressione maschilista e patriarcale si accetta il principio che fonda ogni ingiustizia, ogni oppressione, ogni violenza.

Se si accetta l’oppressione maschilista e patriarcale si accetta l’ordine che impone insieme il privilegio e l’esclusione, il rapporto servo-padrone, la configurazione di ogni legame sociale nella forma della relazione tra dominanti e dominati, la negazione della piena dignita’ umana delle persone che il potere opprime.

Se si accetta l’oppressione maschilista e patriarcale si accetta la perdita della pienezza dell’umanita’ propria e dell’altrui.

La lotta contro l’oppressione maschilista e patriarcale e’ quindi il primo dovere di ogni essere umano sollecito del pubblico bene.

La lotta contro l’oppressione maschilista e patriarcale e’ quindi il primo diritto di ogni essere umano sollecito della propria e comune dignita’.

La lotta contro l’oppressione maschilista e patriarcale e’ quindi il primo passo per contrastare la guerra, il razzismo, il fascismo. Il primo passo per la liberazione dell’umanita’.

La lotta contro l’oppressione maschilista e patriarcale e’ il primo compito a cui la nonviolenza ti chiama.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita’, alla solidarieta’.

Vi e’ una sola umanita’, in un unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera. Una sola umanita’, di persone tutte diverse l’una dall’altra e tutte eguali in diritti e dignita’.

Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ci richiama a questa consapevolezza, a questo impegno, a questa urgente necessita’: opporsi all’oppressione maschilista e patriarcale, e cosi’ difendere i diritti di tutti gli esseri umani, e cosi’ costruire la pace e la convivenza, la giustizia e la liberazione.

Con volto e con voce di donna, la nonviolenza e’ in cammino.

*

VII. Dentro le mura di casa e nelle piazze delle citta’

Dentro le mura di casa e nelle piazze delle citta’ la violenza maschilista e’ il primo oppressore dell’umanita’, la prima radice di ogni altra violenza, il primo facitore di male.

E contrastare la violenza maschilista e’ quindi il primo impegno, il primo dovere, la prima vitale necessita’ di ogni persona di volonta’ buona.

Solo se si contrasta la violenza maschilista si puo’ costruire la pace, la giustizia, la solidarieta’ che riconosce ed invera l’infinito valore di ogni umana esistenza, la piena dignita’ di tutti gli esseri umani.

Due sono le storiche e fondamentali esperienze novecentesche della nonviolenza in Europa: la resistenza antifascista e il movimento femminista; nella preziosa continuita’ con esse oggi il primo nostro dovere e’ la lotta contro la violenza maschilista e patriarcale, la lotta che fonda e s’intreccia con tutte le resistenze a tutte le menzogne e le oppressioni, con tutte le esperienze di solidarieta’ e di liberazione, con tutti i movimenti impegnati per salvare la vita, la dignita’ e i diritti di tutti gli esseri umani e dell’intero mondo vivente.

Non sara’ possibile contrastare la guerra e tutte le uccisioni se non si sconfigge la violenza maschilista.

Non sara’ possibile contrastare il razzismo e tutte le persecuzioni se non si sconfigge la violenza maschilista.

Non sara’ possibile contrastare le ingiustizie sociali se non si sconfigge la violenza maschilista.

Non sara’ possibile la guarigione dalle piu’ profonde e dolorose e spaventose occlusioni e repressioni e mutilazioni psicologiche e culturali se non si sconfigge la violenza maschilista.

Non sara’ possibile la liberazione delle oppresse e degli oppressi se non si sconfigge la violenza maschilista.

Non sara’ possibile difendere la biosfera nel suo insieme e nell’infinita varieta’ delle forme di vita se non si sconfigge la violenza maschilista.

Non sara’ possibile un’umanita’ di persone libere e solidali, eguali in diritti e dignita’, tutte responsabili del bene comune, se non si sconfigge la violenza maschilista.

Sconfiggere nelle culture e nelle societa’ la violenza maschilista, sconficcare dal cuore degli uomini e del mondo la violenza maschilista, liberarsene tutti e tutte, e’ il primo passo per restituire umanita’ all’umanita’, per rendere il mondo abitabile ad ogni persona, per poter vivere un’esistenza degna e solidale, limpidamente conscia della natura relazionale ed empatica della nostra esperienza vitale, del nostro stare in un mondo plurale e condiviso.

Io che scrivo queste righe sono un uomo. Cui il movimento femminista apri’ gli occhi e il cuore e la testa molti anni fa. Al militante politico leopardiano e marxista che ero gia’, il femminismo insegno’ verita’ ineludibili sul piano della ragion pura e della ragion pratica, e una percezione, una facolta’ di comprensione e giudizio, un sguardo sul mondo, sulle persone e su me stesso persona nel mondo, nella concreta coscienza del partire da se’, che i corpi contano, che il personale e’ politico, che l’umanita’ e’ plurale, che ogni relazione e’ dialogica, che la lotta per la liberazione delle oppresse e degli oppressi da tutte le menzogne e da tutte le violenze richiede una concreta coerenza, una rigorizzazione dei ragionamenti e delle condotte, un impegno che comincia dal rispetto, dall’accudimento, dall’amore per chi ti e’ piu’ vicino e solo cosi’ l’umanita’ intera idealmente connette e raggiunge.

So che la prima lotta che in quanto uomo devo condurre e’ quella contro il fascista che e’ in me.

So che la violenza sulle donne e’ un problema degli uomini.

So che ogni giorno e’ da praticare sia il conflitto contro l’iniquita’ che la comunicazione con l’umanita’, uscendo dal silenzio e disponendosi all’ascolto, abbattendo il muro delle imposte diseguaglianze e delle materiali e immateriali alienazioni che pietrificano; agendo con la fermezza ma anche con la delicatezza della nonviolenza, con la persuasa tenacia e l’avvolgente tenerezza di chi lotta per salvare le vite, di chi lotta per condividere il mondo e la sobria felicita’ che nel mondo e’ possibile, e possibile solo se condivisa fra tutte e tutti.

Si avvicina il 14 febbraio: e’ il giorno in cui le donne di tutto il mondo sfidano la violenza maschilista e patriarcale manifestando in tutte le citta’, i paesi, i villaggi nella forma che piu’ intensamente afferma il valore, la dignita’ dei nostri stessi corpi di esseri fatti di carne che sentono e pensano: danzando.

Si avvicina il 14 febbraio, e poi l’8 marzo. Ma ogni giorno deve essere il 14 febbraio del miliardo di donne che si sollevano, dell’umanita’ intera che si solleva con esse dalla barbarie all’umanita’; ogni giorno deve essere l’8 marzo dell’internazionale futura umanita’ che Clara Zetkin e Rosa Luxemburg – ed infinite altre – chiamarono alla lotta affinche’ la liberazione fosse dell’umanita’ intera; ogni giorno e’ il giorno in cui devi contrastare la violenza maschilista. Con la forza della verita’, con la scelta della nonviolenza che a tutte le violenze e le menzogne si oppone, con l’amore per il mondo. Vivendo un’esistenza che sappiamo finira’, vivendo un’esistenza che possiamo e dobbiamo rendere degna, vivendo un’esistenza che ad ogni esistenza riconosca valore, e speranza di liberazione, e condivisa felicita’.

*

VIII. Non passa giorno

Non passa giorno senza che nel nostro paese un marito, un fidanzato, o un ex tale, uccida la donna che sosteneva di amare, e che invece evidentemente riteneva un oggetto di sua proprieta’ del quale disporre fino alla distruzione. Non passa giorno.

E’ il maschilismo la prima radice di ogni altra violenza.

E’ la lotta contro il maschilismo il primo dovere di ogni persona decente.

E’ la lotta contro il maschilismo l’indispensabile premessa che fonda la lotta contro la guerra e contro il razzismo, contro ogni oppressione, contro ogni violenza.

Se non si lotta contro il maschilismo, tutto il resto e’ vano.

 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Supplemento del notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino” (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

Numero 599 dell’11 febbraio 2016

 

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Tutti i fascicoli de “La nonviolenza e’ in cammino” dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

Gli unici indirizzi di posta elettronica utilizzabili per contattare la redazione sono: nbawac@tin.it , centropacevt@gmail.com

UNA MINIMA BIBLIOGRAFIA

Il contributo è del Centro Pace di Viterbo di Beppe Sini, fra i più attivi in rete nella nonviolenza

 

  1. Venti letture per una cultura della pace (2003)
  2. Cento letture per un accostamento alla pace (2005)

3. Una minima bibliografia sul pensiero filosofico delle donne nel XX secolo

4. Una minima bibliografia per l’analisi critica e il contrasto efficace del razzismo

5. Sette piu’ sette testi integrativi

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  1. Venti letture per una cultura della pace (2003)

Ovviamente non c’e’ la biblioteca ideale della pace e della nonviolenza, non ci sono ne’ i dieci ne’ i cento libri che occorre aver letto. Perche’ ogni persona puo’ accostarsi all’impegno di pace e alla scelta della nonviolenza (ed e’ opinione di chi scrive queste righe che senza la scelta della nonviolenza l’impegno di pace resti inadeguato, subalterno ed ambiguo) a partire dal suo vissuto, dalle sue esperienze e riflessioni, dalle letture che incontra, dal colloquio corale di cui si trova ad esser parte.

E cosi’ vi e’ chi ha fatto la scelta della nonviolenza perche’ ha letto Tolstoj e chi l’ha fatta perche’ ha letto Dostoevskij; chi e’ passato attraverso Voltaire e Zola, e chi per Erasmo e Thomas More, chi leggendo Leopardi e Kafka, e chi i Vangeli e la Bhagavad Gita, o i tragici greci, o Shakespeare e Cervantes, o Kant, o Martin Buber, o Norberto Bobbio.

Qui di seguito si indicano alcune autrici ed alcuni autori, e talvolta dei singoli libri, che a chi scrive queste righe dicono cose toccanti ed ortative in tal senso. Ma certo tanti altri libri e persone citar si potrebbero.

  1. Di Simone Weil tutto quello che ha scritto, ma particolarmente i Quaderni, in quattro volumi presso Adelphi (e la sua bella biografia scritta da Simone Petrement, sempre presso Adelphi).
  2. Anche di Primo Levi va letto tutto (adesso vi e’ per fortuna un’edizione complessiva delle opere in due volumi presso Einaudi) ma prima di ogni altra cosa direi I sommersi e i salvati, l’ultima testimonianza di una Resistenza che ancora ci chiama alla lotta in difesa e a inveramento della dignita’ umana.
  3. Mohandas Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, edito da Einaudi, e’ la migliore silloge in un solo volume, a cura di Giuliano Pontara, che vi ha premesso un saggio introduttivo importante quanto e forse piu’ della stessa antologia, poiche’ costituisce la migliore sintesi del pensiero gandhiano disponibile in Italia.
  4. Virginia Woolf, Le tre ghinee, Feltrinelli (ma anche presso altri editori); un libro fondamentale, chi non lo ha letto ancora non sa qualcosa di decisivo.
  5. Anche di Hannah Arendt si dovrebbe leggere tutto, ma almeno Le origini del totalitarismo (Comunita’), La banalita’ del male (Feltrinelli), Vita activa (Bompiani), La vita della mente (Il Mulino); e la sua biografia scritta da Elisabeth Young-Bruehl (Bollati Boringhieri).
  6. E tutto bisognerebbe leggere anche di Franco Basaglia e di Franca Ongaro Basaglia; ma del primo almeno i due volumi degli Scritti (Einaudi), e della seconda, oltre i testi a quattro mani nella raccolta teste’ citata, anche almeno Salute/malattia (Einaudi) e Una voce (Il Saggiatore).
  7. Tutto va letto di Vandana Shiva, ma almeno Terra madre (Utet).
  8. Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi.
  9. Di Danilo Dolci almeno alcuni libri che raccolgono – scelti dall’autore – vari interventi, come Esperienze e riflessioni (Laterza), e parte cospicua dell’opera poetica, come Creatura di creature (successive edizioni presso vari editori); e Dal trasmettere al comunicare (Sonda).
  10. Rosa Luxemburg e’ figura imprescindibile; due buone antologie sono Scritti scelti (Einaudi), e Scritti politici (Editori Riuniti); per un’introduzione: Lelio Basso (a cura di), Per conoscere Rosa Luxemburg (Mondadori).
  11. Di Rigoberta Menchu’ va letto il notissimo libro-intervista a cura di Elisabeth Burgos, Mi chiamo Rigoberta Menchu’ (Giunti).
  12. Anche di Assia Djebar tutto va letto, e per un primo incontro La donna senza sepoltura, Il Saggiatore.
  13. Di Nelson Mandela va letta la bella autobiografia Lungo cammino verso la liberta’ (Feltrinelli).
  14. Tutto di Guenther Anders, ma almeno L’uomo e’ antiquato (Il Saggiatore, Bollati Boringhieri), Noi figli di Eichmann (Giuntina), Essere o non essere (Einaudi), il carteggio con Claude Eatherly, Il pilota di Hiroshima (Einaudi, Linea d’ombra).
  15. Hans Jonas, almeno Il principio responsabilita’, Einaudi.
  16. Anche di Ernesto Balducci occorrerebbe leggere tutto, ma almeno l’antologia curata insieme a Lodovico Grassi, La pace. Realismo di un’utopia (Principato), che costituisce un’ottima introduzione al pensiero di pace dal Rinascimento al XX secolo.
  17. Gene Sharp, Politica dell’azione nonviolenta, tre volumi, Edizioni Gruppo Abele.
  18. Di Lev Tolstoj almeno La confessione (SE), Il regno di Dio e’ in voi (Publiprint-Manca), La vera vita (Manca).
  19. Di Aldo Capitini almeno gli Scritti sulla nonviolenza (Protagon), e gli Scritti filosofici e religiosi (Fondazione centro studi Aldo Capitini).
  20. Infine segnaliamo tutti i lavori del Centro nuovo modello di sviluppo (di Vecchiano, Pisa) che e’ una delle eredita’ feconde dell’esperienza della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani; sono editi perlopiu’ dalla Emi.

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  1. Cento letture per un accostamento alla pace (2005)

Premessa

Una bibliografia del genere e’ possibile solo come esercizio di ironia o testimonianza di disperazione. Ho privilegiato testi leggibili e facilmente reperibili, ho rinunciato a molti amori e molte ovvieta’ (altre sono restate, chiedo venia), ho diviso in cinque blocchi di venti libri, solitamente segnalando una sola opera per autore o autrice, con qualche inevitabile eccezione. Lacune, ingenuita’ ed astuzie di questa proposta credo siano cosi’ evidenti che non mette conto parlarne.

Vale forse la pena di aggiungere questo: che e’ opinione di chi scrive queste righe che non si dia ormai piu’ possibilita’ di impegno per la pace se non si fa la scelta della nonviolenza.

  1. Radici

– Aristofane, Lisistrata

– Epicuro

– Eraclito

– Eschilo, tutte le tragedie

– Euripide, tutte le tragedie

– Giobbe

– Giona

– Iliade

– Inni omerici

– Lisia, Contro Eratostene

– Lucrezio

– Odissea

– Platone, Apologia di Socrate; Critone

– Qohelet

– Saffo

– Sofocle, tutte le tragedie

– Stoici antichi, Tutti i frammenti

– Tao Te Ching

– Tucidide

– i Vangeli

  1. Passato remoto

– Martin Buber, I racconti dei Chassidim

– Pedro Calderon de la Barca, La vita e’ sogno

– Miguel de Cervantes, Don Chisciotte

– Denis Diderot, Il nipote di Rameau

– Fedor Dostoevskij, tutti i romanzi; Ricordi della casa dei morti

– Ludwig Feuerbach, Principi della filosofia dell’avvenire; L’essenza del cristianesimo; L’essenza della religione

– Fonti francescane

– Eduardo Galeano, Memoria del fuoco

– Victor Hugo, I miserabili

– Karl Kraus, Gli ultimi giorni dell’umanita’

– Bartolome’ de Las Casas, Brevissima relazione della distruzione delle Indie

– Lazarillo de Tormes

– Lope de Vega, Fuenteovejuna

– Lu Hsun, tutti i racconti

– Herman Melville, Moby Dick; Benito Cereno

– Moliere, Tartufo

– Thomas More, Utopia

– Blaise Pascal, Lettere provinciali

– William Shakespeare, Riccardo III; Amleto; Otello; Re Lear; Macbeth

– Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde

  1. Passato prossimo

– Jose’ Maria Arguedas, La volpe di sopra e la volpe di sotto

– Bertolt Brecht, L’eccezione e la regola; Poesie di Svendborg

– Albert Camus, La peste; L’uomo in rivolta

– Elias Canetti, Massa e potere

– Hans Magnus Enzensberger, La breve estate dell’anarchia

– Frantz Fanon, I dannati della terra

– Anne Frank, Diario

– Erving Goffman, Asylums

– Bianca Guidetti Serra, Compagne

– Robert Jungk, Gli apprendisti stregoni

– Stanislaw Lem, Solaris

– Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea

– Primo Levi, Se questo e’ un uomo; I sommersi e i salvati

– George Orwell, Omaggio alla Catalogna; 1984

– Nuto Revelli, tutte le opere

– Jean-Paul Sartre, Le mani sporche

– Mary Shelley, Frankenstein, ovvero il Prometeo moderno

– Ignazio Silone, Fontamara

– Aleksandr Solzenicyn, Arcipelago Gulag

– Vercors, Il silenzio del mare

  1. Presente anteriore

– Guenther Anders, L’uomo e’ antiquato; Essere o non essere; Noi figli di Eichmann

– Ernesto Balducci, L’uomo planetario; La terra del tramonto

– Franco Basaglia, Scritti

– Ernesto De Martino, La fine del mondo

– Erich Fromm, Anatomia della distruttivita’ umana

– Umberto Galimberti, Psiche e techne

– Mohandas K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza

– Luce Irigaray, Speculum

– Hans Jonas, Il principio responsabilita’

– Franz Kafka, tutte le opere

– Krisztof Kieslowski, Krisztof Piesiewicz, Decalogo

– Emmanuel Levinas, Totalita’ e infinito

– Rosa Luxemburg, Scritti scelti; Scritti politici

– Nelson Mandela, Lungo cammino verso la liberta’

– Edoarda Masi, Cento trame di capolavori della letteratura cinese

– Gianni Rodari, Grammatica della fantasia

– Umberto Santino, Storia del movimento antimafia

– Renate Siebert, Le donne, la mafia; La mafia, la morte e il ricordo

– George Steiner, Le Antigoni

– Tzvetan Todorov, La conquista dell’America; Di fronte all’estremo; Memoria del male, tentazione del bene

  1. I compiti dell’ora

– Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo; La banalita’ del male; Vita activa

– Simone de Beauvoir, Il secondo sesso; l’opera memorialistica

– Margarete Buber-Neumann, Prigioniera di Stalin e Hitler; Milena, l’amica di Kafka

– Cultura escrita y educacion. Conversaciones con Emilia Ferreiro

– Emily Dickinson, Poesie

– Assia Djebar, Donne d’Algeri nei loro appartamenti; Lontano da Medina; La donna senza sepoltura

– Germaine Greer, L’eunuco femmina; La donna intera

– Etty Hillesum, Diario; Lettere

– Ursula K. Le Guin, La mano sinistra delle tenebre; I reietti dell’altro pianeta

– Rigoberta Menchu’ (con Elisabeth Burgos), Mi chiamo Rigoberta Menchu’

– Fatema Mernissi, Islam e democrazia

– Franca Ongaro Basaglia, Salute/malattia; Una voce

– Daniela Padoan, Le pazze. Un incontro con le Madri di Plaza de Mayo

– Adrienne Rich, Nato di donna

– Marthe Robert, L’antico e il nuovo

– Vandana Shiva, tutte le opere

– Silvia Vegetti Finzi, Il bambino della notte; (a cura di), Psicoanalisi al femminile; Volere un figlio

– Simone Weil, Quaderni

– Christa Wolf, Cassandra; Medea. Voci

– Virginia Woolf, Una stanza tutta per se’; Le tre ghinee

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III. Una minima bibliografia sul pensiero filosofico delle donne nel XX secolo

  1. Sette testi panoramici e introduttivi

– Adriana Cavarero, Franco Restaino, Le filosofie femministe, Paravia, Torino 1999, Bruno Mondadori, Milano 2002, 2009, pp. VI + 266.

– Giancarla Codrignani, Ecuba e le altre. Le donne, il genere, la guerra, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994, pp. 256.

– Pieranna Garavaso, Nicla Vassallo, Filosofia delle donne, Laterza, Roma-Bari 2007, pp. VIII + 170.

– Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003, pp. 290.

– Giovanna Providenti (a cura di), La nonviolenza delle donne, Quaderni Satyagraha – Libreria Editrice Fiorentina, Pisa-Firenze 2006, pp. 288.

– Wanda Tommasi, I filosofi e le donne, Tre Lune Edizioni, Mantova 2001, pp. 272.

– Chiara Zamboni, La filosofia donna, Demetra, Colognola ai colli (Verona) 1997, pp. 160.

  1. Sette testi classici

– Hannah Arendt, Vita activa, Bompiani, Milano 1964, 1994, pp. XXXIV + 286.

– Simone de Beauvoir, Le deuxieme sexe, Gallimard, Paris 1949, 1976, 1989, 2 voll. per complessive pp. 416 + 672.

– Assia Djebar, Donne d’Algeri nei loro appartamenti, Giunti, Firenze 1988, 2000, pp. 192; Eadem, La donna senza sepoltura, Il Saggiatore, Milano 2002, pp. 192.

– Luce Irigaray, Speculum. L’altra donna, Feltrinelli, Milano 1975, 1989, pp. 352.

– Rosa Luxemburg, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1967, 1976, pp. 708; Eadem, Scritti scelti, Edizioni Avanti!, 1963, Einaudi, Torino 1975, 1976, pp. CVIII + 760.

– Simone Weil, La condizione operaia, Edizioni di Comunita’, Milano 1952, Mondadori, Milano 1990, pp. 318; Eadem, Quaderni, Adelphi, Milano 1982-1993, quattro volumi per complessive pp. 1846.

– Virginia Woolf, Le tre ghinee, La Tartaruga, Milano 1975, Feltrinelli, Milano 1987, pp. 256.

  1. Sette strumenti di lavoro

– Joanna Bourke, Paura. Una storia culturale, Laterza, Roma-Bari 2007, Il sole 24 ore, Milano 2010, pp. XII + 476; Eadem, Stupro. Storia della violenza sessuale dal 1860 a oggi, Laterza, Roma-Bari 2009, 2011, pp. VI + 602.

– Anna Bravo, A colpi di cuore. Storie del sessantotto, Laterza, Roma-Bari 2008, pp. IV + 322; Eadem, La conta dei salvati. Dalla Grande Guerra al Tibet: storie di sangue risparmiato, Laterza, Roma-Bari 2013, pp. VI + 246.

– Fatema Mernissi, Islam e democrazia. La paura della modernita’, Giunti, Firenze 2002, pp. 222; Eadem, La terrazza proibita. Vita nell’harem, Giunti, Firenze 1996, 2001, pp. 236; Eadem, L’harem e l’Occidente, Giunti, Firenze 2000, pp. 192.

– Robin Morgan, Sessualita’, violenza e terrorismo, La Tartaruga, Milano 1998, 2003, pp. 250.

– Adrienne Rich, Nato di donna, Garzanti, Milano 1977, 1996, 2000, pp. 422.

– Sheila Rowbotham, Donne, resistenza e rivoluzione, Einaudi, Torino 1976, 1977, pp. VIII + 336; Eadem, Esclusa dalla storia, Editori Riuniti, Roma 1977, pp. 272.

– Silvia Vegetti Finzi, Il bambino della notte. Divenire donna, divenire madre, Mondadori, Milano 1990, 1996, pp. VI + 282.

  1. Sette testimonianze

– Bianca Guidetti Serra, Compagne, Einaudi, Torino 1977, 2 volumi, pp. XX + 662.

– Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985, 1996, pp. 268; Eadem, Lettere 1942-1943, Adelphi, Milano 1990, 2001, pp. 158.

– Franca Ongaro Basaglia, Una voce. Riflessioni sulla donna, Il Saggiatore, Milano 1982, pp. X + 150; Eadem, Salute/malattia, Einaudi, Torino 1982, pp. VI + 290.

– Elisabeth Burgos (a cura di), Mi chiamo Rigoberta Menchu’, Giunti, Firenze 1987, pp. XXIV + 304.

– Elena Gianini Belotti, Dalla parte delle bambine, Feltrinelli, Milano 1973, 1982, pp. 200.

– Giuliana Morandini, … E allora mi hanno rinchiusa, Bompiani, Milano 1977, 1985, pp. XVIII + 242.

– Daniela Padoan, Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo, Bompiani, Milano 2005, pp. 432.

  1. Un’opera di riferimento

– Georges Duby, Michelle Perrot (a cura di), Storia delle donne in Occidente, Laterza, Roma-Bari, 1990-1992, 1994-1996, 5 voll. (vol. I. L’Antichita’, a cura di Pauline Schmitt Pantel, pp. XVIII + 606; vol. II. Il Medioevo, a cura di Christiane Klapisch-Zuber, pp. VIII + 600; vol. III. Dal Rinascimento all’eta’ moderna, a cura di Natalie Zemon Davis e Arlette Farge, pp. VI + 568; vol. IV. L’Ottocento, a cura di Genevieve Fraisse e Michelle Perrot, pp. VI + 618; vol. V. Il Novecento, a cura di Françoise Thebaud, pp. VI + 714).

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  1. Una minima bibliografia per l’analisi critica e il contrasto efficace del razzismo
  2. Sette testi panoramici e introduttivi

– Laura Balbo, Luigi Manconi, Razzismi. Un vocabolario, Feltrinelli, Milano 1993, pp. 136.

– Alessandro Dal Lago, Non-persone. L’esclusione dei migranti in una societa’ globale, Feltrinelli, Milano 1999, pp. 272.

– Albert Memmi, Il razzismo. Paura dell’altro e diritti della differenza, Costa & Nolan, Genova 1989, pp. 174.

– Annamaria Rivera, Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, Deriveapprodi, Roma 2003, pp. 160.

– Renate Siebert, Il razzismo. Il riconoscimento negato, Carocci, Roma 2003, pp. 172.

– Pierre-André Taguieff, Il razzismo. Pregiudizi, teorie, comportamenti, Raffaello Cortina Editore, Milano 1999, pp. VI + 128.

– Michel Wieviorka, Il razzismo, Laterza, Roma-Bari 2000, pp. VIII + 152.

  1. Sette testi classici

– Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunita’, Milano 1967, 1996, pp. LVI + 712.

– Zygmunt Bauman, Modernita’ e olocausto, Il Mulino, Bologna 1992, 1999, pp. 284.

– Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino 1986, pp. VI + 170.

– Claude Levi-Strauss, Razza e storia. Razza e cultura, Einaudi, Torino 2002, pp. XVIII + 118.

– Nelson Mandela, Lungo cammino verso la liberta’. Autobiografia, Feltrinelli, Milano 1995, pp. 606.

– George L. Mosse, Il razzismo in Europa. Dalle origini all’Olocausto, Laterza, Roma-Bari 1985, Mondadori, Milano 1992, 1993.

– Tzvetan Todorov, Memoria del male, tentazione del bene, Garzanti, Milano 2001, pp. 406.

  1. Sette strumenti di lavoro

– Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, Bompiani, Milano 1998, 1999, pp. 96.

– Marcella Delle Donne, Convivenza civile e xenofobia, Feltrinelli, Milano 2000, pp. 156.

– Teun van Dijk, Il discorso razzista, Rubbettino, Soveria Mannelli 1994, pp. 102.

– Julia Kristeva, Etrangers a’ nous-memes, Fayard, Paris 1988, Gallimard, Paris 1991, pp. 314.

– Françoise Sironi, Persecutori e vittime. Strategie di violenza, Feltrinelli, Milano 2001.

– Edward W. Said, Orientalismo, Bollati Boringhieri, Torino 1991, Feltrinelli, Milano 1999, Gruppo editoriale L’Espresso, Roma 2007, pp. VIII + 448.

– Vandana Shiva, Terra madre, Utet, Torino 2002 (edizione riveduta di Sopravvivere allo sviluppo, Isedi, Torino 1990), pp. VI + 232; Il bene comune della terra, Feltrinelli, Milano 2006, pp. 216.

  1. Sette testimonianze

– Tahar Ben Jelloun, L’estrema solitudine, Milvia, Torino 1988, Bompiani, Milano 1999, pp. 224.

– Angela Davis, Autobiografia di una rivoluzionaria, Garzanti, Milano 1975, pp. 416.

– Frantz Fanon, Il negro e l’altro, Il Saggiatore, Milano 1965, 1972, pp. 288; Idem, I dannati della terra, Einaudi, Torino 1962, 1976, pp. XXX + 250.

– Fabrizio Gatti, Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini, Rcs, Milano 2007, 2009, pp. 500.

– Antonello Mangano, Gli africani salveranno l’Italia, Rcs, Milano 2010, pp. 176.

– Marco Rovelli, Lager italiani, Rcs, Milano 2006, pp. 288.

– Gian Antonio Stella, L’orda, Rcs, Milano 2002, 2003, R. L. Libri, Milano 2005, pp. 320.

  1. Un’opera di riferimento

– Centro studi e ricerche Idos (a cura di), Dossier statistico immigrazione, Roma; rapporto annuale che da molti anni e’ uno strumento fondamentale, cfr. anche il sito www.dossierimmigrazione.it

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  1. Sette piu’ sette testi integrativi

– Adriana Cavarero, Orrorismo ovvero della violenza sull’inerme, Feltrinelli, Milano 2007, pp. 174.

– Shulamith Firestone, La dialettica dei sessi, Guaraldi, Firenze-Rimini 1971, 1976, pp. 250.

– bell hooks, Elogio del margine, Feltrinelli, Milano 1998, pp. 160.

– Lea Melandri, Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia, Bollati Boringhieri, Torino 2001, pp. 192; Eadem, Amore e violenza. Il fattore molesto della civilta’, Bollati Boringhieri, Torino 2011, pp. 166.

– Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, Adelphi, Milano 2004, 2009, pp. 384.

– Martha C. Nussbaum, La fragilita’ del bene, Il Mulino, Bologna 1996, 2004, 2011, pp. VI + 832; Eadem, Diventare persone, Il Mulino, Bologna 2001, 2011, pp. 362.

– Sylvia Plath, Diari, Adelphi, Milano 1998, 2004, pp. 438.; Eadem, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2013, pp. LXIV + 886.

– Elena Pulcini, La cura del mondo. Paura e responsabilita’ nell’età globale, Bollati Boringhieri, Torino 2009, pp. 298.

– Nawal al Sa’dawi, Firdaus storia di una donna egiziana, Giunti, Firenze 2001, pp. 128.

– Marianella Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili, Bruno Mondadori, Milano 2003, pp. 352.

– Giuliana Sgrena (a cura di), La schiavitu’ del velo. Voci di donne contro l’integralismo islamico, Manifestolibri, Roma 1995, 1999, pp. 128; Eadem, Alla scuola dei taleban, Manifestolibri, Roma 2002, pp. 176; Eadem, Il fronte Iraq, Manifestolibri, Milano 2004, pp. 184; Eadem, Fuoco amico, Feltrinelli, Milano 2005, pp. 160; Eadem, Il prezzo del velo, Feltrineli, Milano 2008, pp. 160.

– Edith Stein, L’empatia, Franco Angeli, Milano 1986, 2002, pp. 208.

– Christa Wolf, Cassandra, Edizioni e/o, Roma 1984, pp. 160; Eadem, Premesse a Cassandra, Edizioni e/o, Roma 1984, pp. 176.

– Maria Zambrano, Chiari del bosco, Feltrinelli, Milano 1991, pp. 184; Eadem, L’agonia dell’Europa, Marsilio, Venezia 1999, 2009, pp. 102; Eadem, Verso un sapere dell’anima, Cortina, Milano 1996, pp. XXIV + 192.