Una bella notizia per gli animali

Approvata legge contro detenzione e commercio di animali esotici. Intervista ad Andrea Casini

29.04.2021 – Lorenzo Poli

Approvata legge contro detenzione e commercio di animali esotici. Intervista ad Andrea Casini
(Foto di LAV)

Finalmente una legge che pone fine ad un commercio crudele ad uso e consumo umano sulla pelle di moltissimi esseri viventi strappati dai loro habitat naturali e trapiantati in gabbie o in teche in cui sono obbligati a trascorrere tutta la loro vita. Il Decreto Legislativo prevede “misure restrittive al commercio di animali, affiancate da un sistema sanzionatorio adeguato ed efficace, tra cui uno specifico divieto all’importazione, alla conservazione e al commercio di fauna selvatica ed esotica, anche al fine di ridurre il rischio di focolai di zoonosi, nonché l’introduzione di norme penali volte a punire il commercio di specie protette”.

La Commissione politiche europee della Camera ha approvato, senza modifiche, il Disegno di Legge di delegazione europea confermando l’impegno normativo dato al Governo, approvato dal Senato in prima lettura grazie a un emendamento di Loredana De Petris, capogruppo LeU.

Il 21 aprile è entrato in vigore il Regolamento europeo 2016/429 relativo “alle malattie animali trasmissibili e che modifica e abroga taluni atti in materia di sanità animale” con il quale l’Italia è chiamata a rendere efficace la norma comunitaria, anche per una concreta prevenzione della diffusione di virus e zoonosi animali agli umani. Di questa legge ne parliamo con Andrea Casini, responsabile Area Animali Esotici di LAV (Lega Anti-Vivisezione).

Una vittoria di portata storica quella contro la detenzione e il commercio di animali esotici. Come nasce e in che cosa consiste questa legge?

Il tutto nasce dal Regolamento Europeo 2016/429 relativo alle malattie animali trasmissibili e che modifica e abroga taluni atti in materia di sanità animale («normativa in materia di sanità animale»). Tutti i paesi membri EU avrebbero dovuto adottarlo entro 5 anni (Aprile 2021, come di fatto è oggi vigente). LAV, da ormai un anno, ha pubblicato un Manifesto che si chiama “Non Torniamo Come Prima”, ovvero una serie di punti che indicano come evitare future pandemie provocate da zoonosi, quindi una rivoluzione relativa al nostro modo di rapportarci con gli animali. Il terzo punto del Manifesto, indica proprio un divieto di commercio per specie selvatiche ed esotiche. Abbiamo quindi proposto a varie forze politiche l’introduzione di un emendamento all’interno del Disegno di Legge Delega Europea, che è stato presentato (tra gli altri) dalla Senatrice Loredana De Petris, Capogruppo in senato del Gruppo Misto LeU. L’emendamento della senatrice è proprio l’ormai famosa Lettera q) dell’articolo 14, che prevede un divieto specifico di importazione, detenzione e riproduzione di animali selvatici ed esotici.

Il testo della DdL di delegazione EU, dopo il passaggio alla Camera dei Deputati e alle Commissioni, ha ricevuto approvazione senza alcuna modifica (con una maggioranza schiacciante) ed è diventato a tutti gli effetti Legge Della Repubblica Italiana, con successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Prende il nome di Legge n. 53 del 22 aprile 2021. Entro l’8 maggio 2022, il nostro parlamento, guidato dal Ministero della Salute, dovrà produrre il Decreto Legislativo attuativo, che articola e definisce le disposizioni contenute in esso.

In rete già molti esprimono dubbi dicendo “questa legge incrementerà l’abbandono”. Cosa rispondi a riguardo?

Che questi sono tentativi dannosi e falsi di chi vuole creare il panico tra negozianti, detentori e opinione pubblica. L’abbandono (tra l’altro vietato e sanzionabile) è l’ultima cosa che LAV vorrebbe. Questo perché gli animali morirebbero e si creerebbero danni al nostro ecosistema. Chi ha un animale esotico (proponiamo noi) potrà continuare a tenerlo; dovrà però denunciarlo e registrarlo e non potrà farlo riprodurre. Quindi dovrà denunciare la morte, la cessione e, in un periodo finestra, potrà anche venderlo ma sempre inserendo queste modifiche entro il registro.

L’abbandono è uno dei fenomeni che vogliamo sconfiggere. Basti pensare al caso del Serval (femmina con cuccioli) avvistato da un Veterinario dello Zoo di Fasano: questo animale, pur essendo in allegato II CITES (ovvero detenibile ma con permessi specifici rilasciati dai CC CITES), è sconosciuto a forze di polizia italiane. Nessuno ha mai fatto denuncia. Ecco che con un obbligo di registrazione, non sarà più possibile abbandonare gli animali attualmente detenuti in cattività nelle case degli italiani. Per altri approfondimenti rispetto a questa domanda, ecco il link per delle FAQ che abbiamo pubblicato sul nostro sito e che aggiorneremo via via: https://www.lav.it/cpanelav/js/ckeditor/kcfinder/upload/files/files/STOP%20COMMERCIO%20ANIMALI%20ESOTICI%20E%20SELVATICI%20-%20DOMANDE%20E%20RISPOSTE%202.pdf

Quanti sono animali esotici in giro per l’Italia che provengono dall’importazione da altri Paesi e quanti da allevamento cresciuti “in cattività”?

Il dato allarmante è che gli animali esotici conosciuti e che entrano in statistica (circa 3,5 mln), è minoritario degli animali effettivamente presenti sul nostro territorio nazionale!

Non è possibile affermare con certezza il numero di animali esotici presenti; quindi è anche molto difficile definire quanti sono nati in cattività e quanti importati.

Credo tuttavia che questa distinzione sia poco efficace perché un animale selvatico, esotico o locale, rimane comunque un animale selvatico che ha il diritto di non passare tutta la sua vita in cattività! Inoltre, questa distinzione, viene meno alla natura e situazione pandemica che stiamo vivendo e che ha dato vita alla legge 53. Questo perché gli animali selvatici che nascono in cattività mantengono le stesse caratteristiche biologiche dei soggetti che vivono in natura… anzi! Quelli nati e detenuti in cattività hanno l’opportunità di entrare in stretto contatto con altri animali selvatici o domestici, con i quali altrimenti non avrebbero assolutamente alcun contatto. Questo porta alla diffusione, mutazione e creazione di nuovi patogeni zoonotici. Basta pensare alla triste vicenda dei visoni americani italiani e olandesi: tutti nati in cattività ma con una percentuale di diffusione Covid veramente spaventosa!! Per approfondimenti scientifici sul nostro sito si può trovare una bella bibliografia a supporto di quello che sosteniamo, ma che in realtà sostengono all’unisono tutti i più grandi centri di ricerca e università del mondo

Perchè il commercio è un trauma per questi animali?

Il commercio è un trauma. Gli animali che vengono catturati in natura vengono strappati dal loro ambiente. C’è stato qualche anno fa un’inchiesta dove è emerso che il 66% dei pappagalli cenerini (provenienti dall’africa), muore prima di raggiungere l’Europa per poi entrare nel circuito commerciale. Altro caso è quello del pitone reale. La stragrande maggioranza dei pitoni reali nelle case degli italiani è nato in cattività, tuttavia arrivano cuccioli dall’Africa che risultano “allevati” anche se non è vero. I bracconieri africani vanno alla ricerca di femmine gravide (distruggendo i famosi “bushes” e uccidendo altri animali che potrebbero essere antagonisti) che catturano e detengono in allevamenti fino al momento del parto delle uova. I cuccioli che nasceranno (talvolta anche le stesse uova), vengono spedite in Europa e risultano perfettamente legali perché provenienti da allevamento (è di fatto vietata la cattura in natura di questi animali). Ecco che un animale catturato in natura e i suoi figli vengono registrati come “allevati”.

Ma non ho risposto bene alla tua domanda… infatti la parte triste inizia durante la detenzione: la parola cattività definisce il grado di violenza e sofferenza che tutti gli animali selvatici ed esotici subiscono. Vivere una vita intera (per alcune specie molto lunga) in una gabbia o in un terrario è una sofferenza infinita. Inoltre vi sono risvolti tragici: ad esempio spesso, anzi che portare un animale che ha un valore di 20-30 euro (ad esempio un canarino) dal veterinario (dove se ne spenderebbero 50-100), non si cura! (e ripeto: è maltrattamento perseguibile ai sensi di legge, art. 544 ter del codice penale). È più economico lasciarlo morire con tutti i rischi di diffusione di zoonosi annessi (spesso mi arrivano segnalazioni circa acquirenti che comprano esotici a delle fiere da allevamenti domestici e non autorizzati. L’animale si ammala e ammala tutti gli altri animali già detenuti dall’acquirente).

Oppure l’abominio ormai di moda, del morph (la morfologia della pelle) dei pitoni. Terraristi allevano in rack (vaschette di plastica impilate una sull’altra con luci uv) e fanno riprodurre all’infinito le femmine per ottenere il morph raro o desiderato. Fanno accoppiare consanguinei diretti e i cuccioli (si… anche i piccoli di serpente sono cuccioli) che non rispettano il morph desiderato, vengono uccisi.

C’è chi si preoccupa perchè questa legge “metterà in pericolo” chi ha guadagnato con gli allevamenti di questi animali. Qual è l’impatto di questi allevamenti sia a livello ecologico sia per quanto riguarda il benessere animale?

Chi ama gli animali non dovrà preoccuparsi. Comunque sicuramente ci saranno ripercussioni economiche negative su tutto il settore. Saranno a rischio posti di lavoro e quindi famiglie. Ci sarà una perdita economica.

Sono tutte preoccupazioni lecite e che in parte rispecchiano la realtà. Ma  la connessione pandemia (zoonotica) e commercio/traffico animali è ormai un dato di fatto supportato scientificamente. Abbiamo idea di che impatto economico ha prodotto questa pandemia, quanti posti di lavoro persi, quanta sofferenza e morte ha provocato? Una nuova pandemia sarebbe di gran lunga più impattante economicamente su molteplici settori, sull’economia del nostro paese, sugli italiani e sul mondo intero. È un ragionamento su costi/benefici. E quello che ci dice questo ragionamento è semplice.

Un traguardo è stato dunque raggiunto. Credi che questa legge sia completa o bisogna rimanere vigilanti?

Assolutamente sì! Manca lo scoglio dell’approvazione del Decreto Legislativo attuativo! Lì saranno contenuti i dettagli delle disposizioni circa il divieto. Ovviamente, essendo questo un cambiamento epocale, dovremmo lavorare per anni per far sì che vengano attuate, perseguite e sanzionate tutte le violazioni.

Malawi, pena di morte dichiarata incostituzionale

29.04.2021 – Riccardo Noury

Malawi, pena di morte dichiarata incostituzionale
(Foto di agenzia Dire)

Il 28 aprile la Corte Suprema del Malawi ha accolto il ricorso di un detenuto dichiarando incostituzionale la pena di morte e ordinando nuovi processi per i condannati alla pena capitale in attesa di esecuzione.

Nonostante siano regolarmente emesse nuove condanne a morte, per lo più per omicidio, nello stato dell’Africa australe non si verificano esecuzioni capitali dal 1992.

Meeting Minutes

Meeting Minutes

E’ la paura che ci domina, una paura onnipresente e devastante. Perché l’individuo contemporaneo ha paura di tutto, sopratutto degli altri.
Michela Marzano

  • 1944 Rivolta del Ghetto ebraico di Varsavia
  • 1978 Prima grande manifestazione antinucleare in Gran Bretagna. 10.000 contro l’atomo
  • Nono giorno della Festa di Ridvan (Baha’i)
  • Santa Caterina da Siena , dottore della chiesa e patrona dell’Italia
  • 1967 nasce a Inverbervie John Arbutnot, statistico, medico e scrittore scozzese
    ” Dimenticare è un po’ cadere fuori dalla fede. Tuttavia nella memoria quotidiana di Gesù Crtisto mi viene ribadito che Dio mi ama per l’eternità e non mi ha dimenticato”
    Dietrich Bonhoeffer
    Sul sito quaccheri.it trovate la pagina unica in Italia, tutta da leggere e costata diversi mesi di digitalizzazione di un volume costoso: sono l’unico teologo allineato su queste posizioni teologiche socialiste nonviolente e antimilitariste :
    La fede dei socialisti religiosi.

La sinagoga di Shirat Tamar in Efrat ha nominato Rabbanit Shira Marili Mirvis come unico leader spirituale e autorità halachica [legge ebraica], la prima donna in assoluto a servire in un tale ruolo in Israele.Fino a questa settimana, le donne ortodosse sono state nominate come leader spirituali nelle sinagoghe ortodosse e in altre posizioni comuni di leadership spirituale, ma sempre al fianco di un rabbino maschio.

1st ever woman spiritual leader of Orthodox synagogue appointed in Israel

′′ Atlas Obscura cataloga i luoghi più insoliti, sorprendenti e sorprendenti del mondo, grazie alle scoperte condivise dalla nostra intrepida comunità di viaggiatori ed esploratori. Ci sono ora più di 21,000 incredibili meraviglie nascoste elencate nell’Atlante, e abbiamo tramato ciascuna di esse su questa mappa interattiva.
′′ Le possibilità sono vaste, dal museo islandese della stregoneria alle capre arboree del Marocco, al dito medio di Galileo, al lago scheletro dell’India e migliaia di altre stranezze architettoniche, meraviglie naturali, catacombe e cripte, e collezioni uniche in tutto il mondo continenti e oceani.”https://www.atlasobscura.com/articles/all-places-in-the-atlas-on-one-map?utm_medium=atlas-page&utm_source=facebook&fbclid=IwAR1TwnxmCFxdMtMbbTouZOV3mknKWQ-LM_I-C3BhqCc1Ly65hHdbsF4iJmc

Fusione nucleare: non solo ricerca

29.04.2021 – Redazione Italia

Fusione nucleare: non solo ricerca
Veduta aerea del sito di ITER (Novembre 2020)

L’ENEA- Dipartimento Fusione e tecnologie per la Sicurezza Nucleare,  sintetizza le ragioni, le opportunità e le prospettive della partecipazione italiana al progetto internazionale per lo sviluppo dell’energia da fusione e per la costruzione del primo reattore a fusione sperimentale.

Il costante aumento dei consumi di energia elettrica nel mondo è destinato ad una brusca impennata, a causa della diffusione dell’uso della elettrificazione nella mobilità, all’aumento della popolazione globale, al sempre maggiore uso del condizionamento degli ambienti e dei sistemi elettronici.

Fig. 1 – Stime di produzione e uso di energia elettrica nel periodo 2018-2050: è prevista una crescita del 79% dei consumi di elettricità fra il 2018 ed il 2050. La crescita riguarderà sia i paesi avanzati (OECD) che quelli in via di sviluppo (non-OECD) e tutti i settori.

Uno degli obiettivi strategici del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è rappresentato dalla transizione energetica e, una parte consistente delle risorse disponibili andrà ai progetti e agli interventi per realizzarla. Il Piano, in linea con il Green Deal lanciato dall’Unione Europea alla fine del 2019 con la volontà di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050, dovrà finanziare iniziative finalizzate al miglioramento dell’efficienza energetica e all’incremento della produzione da fonti rinnovabili.

È possibile raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica nei tempi previsti?

In base alle previsioni della EIA, (cfr. figura 2), la crescita nell’uso delle energie rinnovabili, a livello mondiale, non sarà in grado, nel periodo 2018-2050, neanche di compensare l’aumento dei consumi. Pertanto, sono previsti in crescita anche i consumi di petrolio, gas naturale (+40% nel periodo di riferimento) e addirittura il carbone.

Data la situazione è innegabile che, al fianco delle politiche di risparmio, certamente utili, ma quantitativamente poco influenti, occorre perseguire un continuo sostegno alla ricerca, sia di base che applicata, e in tutti i settori nei quali si possa ‘scorgere un barlume di speranza’ nel dare un contributo ad una produzione di energia carbon-free.

Fig. 2 – Stima del consumo di energia nel periodo 2018-2050: La crescita di maggior rilievo è prevista per le energie rinnovabili. Al contempo, però, anche l’uso di combustibili fossili (petrolio, gas naturale e carbone) è previsto crescere compensando l’aumento delle rinnovabili.

Nella prospettiva di una rapida decarbonizzazione delle fonti energetiche, il nucleare da fissione continuerà a giocare il suo ruolo a livello mondiale per fornire, in presenza di fonti rinnovabili intermittenti, il carico di base e mitigare i rischi dovuti ai cambiamenti climatici. In particolare, in Asia, decine di nuove centrali nucleari sono attualmente in costruzione e rimarranno operative per alcune decenni. Contemporaneamente, i Paesi più sviluppati, Europa compresa, focalizzano la ricerca su un nucleare nuovo, come la fusione, per rendere il mix energetico pienamente sostenibile nel tempo.

In questa prospettiva, i Paesi economicamente avanzati investono nello sviluppo dell’energia da fusione e stanno collaborando alla costruzione del primo reattore a fusione sperimentale. Tenuto conto dello sviluppo raggiunto dalle tecnologie in questo campo e supponendo che il livello attuale degli investimenti si mantenga nel tempo, si prevede la produzione di energia elettrica da fusione a partire dalla metà del secolo.

L’interesse per l’energia da fusione è giustificato dai vantaggi che essa presenta:

  • è virtualmente illimitata e diffusa – nell’acqua di mare c’è abbastanza combustibile (deuterio e litio) per mandare avanti la Terra con gli attuali consumi per alcune decine di milioni di anni;
  • la disponibilità del combustibile, essendo uniformemente distribuito ed utilizzabile da tutti i popoli del mondo, non genera tensioni geopolitiche;
  • la reazione su cui si basa non produce gas serra;
  • è intrinsecamente sicura;
  • è rispettosa dell’ambiente – la reazione di fusione non produce scorie radioattive. Nel corso delle operazioni diventano radioattive le pareti della camera di reazione ma con un’opportuna scelta dei materiali la radioattività decade in alcune decine di anni.

Un reattore a fusione produce molta più energia per unità di massa di combustibile di qualunque reazione chimica come il bruciamento di benzina, gas o carbone. Ad esempio, una centrale a carbone da 1GW consuma 2.7 milioni di tonnellate di combustibile/anno, mentre una centrale a fusione di pari potenza si stima consumerà 250 kg di combustibile/anno. All’interno del reattore saranno presenti pochi grammi di combustibile in ogni momento, caratteristica che renderà questi reattori particolarmente sicuri.

E questo significa evitare oleodotti, navi cisterna, treni colmi di carbone, o di gas, rigassificatori, piattaforme petrolifere, e deturpazioni del panorama con distese sconfinate di torri eoliche o di pannelli fotovoltaici.

Ma soprattutto quasi tutti i conflitti dell’ultimo secolo sono stati causati dal controllo delle fonti energetiche, distribuite in modo disuniforme sul pianeta. Avere la possibilità di un combustibile diffuso uniformemente e accessibile a tutti sarebbe un notevole progresso verso l’allentamento di molte tensioni geopolitiche

A che punto siamo?

Per ottenere reazioni di fusione occorre riscaldare i reagenti (due isotopi dell’idrogeno, deuterio e trizio, quest’ultimo prodotto a partire dal litio) a temperature di circa 100 milioni di gradi – superiori persino a quelle che si incontrano nei nuclei delle stelle. A temperature così elevate la miscela di reagenti si trova nella forma di gas ionizzato (plasma) e deve essere confinata mediante intensi campi magnetici. Così come il plasma nelle stelle, anche quelli di laboratorio sono sistemi complessi. Essi esibiscono una varietà di fenomeni turbolenti ed instabilità che tendono a deteriorare il loro confinamento. I plasmi di laboratorio sono stati “addomesticati” a poco a poco grazie ad un imponente sforzo scientifico di tipo sperimentale e teorico.

Negli esperimenti attualmente in funzione sono già raggiunti valori di densità e temperatura del plasma simili a quelli richiesti in un reattore a fusione. Tuttavia, la potenza iniettata nella camera di reazione per raggiungere queste condizioni è stata finora sempre superiore a quella rilasciata dalle reazioni di fusione, con un record di 16MW di potenza di fusione ottenuto sulla facility europea JET a fronte di 25MW di potenza iniettata.

Il primo esperimento in cui la potenza di fusione dovrebbe superare ampiamente quella iniettata nella camera sarà ITER [1], in costruzione a Cadarache in Francia.

Fig. 3 – Il reattore a fusione sperimentale ITER

ITER è realizzato nell’ambito di una collaborazione tra le sette maggiori potenze economiche (Unione Europea, Cina, India, Giappone, Corea, Russia e Stati Uniti) che rappresentano il 50% della popolazione e l’85% del PIL globale. Tutti questi paesi hanno programmi di ricerca avanzati sulla fusione motivati, in alcuni casi, dalla urgente necessità di accesso a nuove fonti di energia.

L’Unione Europea ha da sempre la leadership mondiale delle ricerche in questo campo e sta sostenendo circa la metà dei costi di costruzione di ITER con l’obiettivo di avere il massimo ritorno scientifico da questo investimento e progredire nei tempi più brevi possibili verso un reattore dimostrativo DEMO. ITER ha di recente completato circa il 70% della costruzione ed è previsto entrare in funzione nel corso di questo decennio.

ITER rappresenta un’estrapolazione rispetto agli esperimenti attuali sufficientemente piccola da renderci confidenti nel raggiungimento degli obiettivi ma significativa per la dimostrazione delle potenzialità dell’energia da fusione. ITER produrrà 500MW di potenza termica di fusione a fronte di 50MW di potenza iniettata nella camera di reazione – un fattore di amplificazione della potenza pari a 10 – per impulsi della durata di alcune centinaia di secondi fino a circa un’ora.

Quali sono le sfide?

La costruzione di ITER ha permesso di misurarsi con le principali sfide di ingegneria della costruzione di un reattore a fusione:

  • Magneti superconduttori di grandi dimensioni e elevate prestazioni
  • Camere da vuoto di oltre 11 metri di altezza e 19 metri di diametro, con tolleranze di costruzione di pochi millimetri.
  • Sistemi di generazione di onde elettromagnetiche di alta potenza e fasci di atomi neutri di elevata energia ed elevata corrente.
  • Componenti affacciate al plasma che devono sopportare elevati tassi di erosione ed elevati carichi termici.
  • Manutenzione remotizzata delle componenti dentro la camera
  • Sistemi di estrazione, stoccaggio e manipolazione di elevate quantità di trizio
  • Sistemi di misura delle proprietà fisiche del plasma effettuate in un ambiente altamente radiogeno.

La costruzione di ITER ha rappresentato un’opera di estrema complessità, svolta in completa sinergia fra scienziati e ingegneri di numerose nazionalità, etnie, religioni e lingue, contribuendo alla coesione fra i popoli, oltre che un’occasione importante di innovazione in molti settori ad alta tecnologia.

Le sfide poste dalla costruzione di ITER sono state affrontate e superate grazie a un dettagliato programma di ricerca e sviluppo che ha coinvolto l’industria europea e ha visto l’industria italiana in prima linea, aggiudicandosi circa 1.3B€, oltre il 50% del valore delle commesse se si escludono gli edifici e le infrastrutture. L’Italia è quindi nella posizione migliore per sfruttare il ritorno di know-how industriale dalla costruzione di ITER.

D’altro canto, le ricadute in settori diversi da quello dell’energia sono un chiaro esempio di “effetti collaterali” benefici degli sforzi affrontati nella ricerca fusionistica: i treni Maglev, resi possibili dai progressi nel campo della superconduttività, sono forse il caso più eclatante, ma ve ne sono molti altri che costituiscono un valore aggiunto inestimabile.

Cosa resta da fare?

La via verso la costruzione del reattore dimostrativo DEMO prevede, in parallelo ad ITER, di procedere prioritariamente a:

  • sviluppare e qualificare nuovi materiali capaci di mantenere le proprie caratteristiche termo-meccaniche anche sotto l’effetto del danneggiamento da parte dei neutroni prodotti nelle reazioni di fusione;
  • perfezionare le tecnologie per la generazione del trizio – prodotto all’interno del reattore a partire dal litio;
  • consolidare il quadro di conoscenze dei meccanismi di base della fisica del plasma in condizioni reattoristiche.

Per completare in tempo utile tutti gli sviluppi che consentano, nel momento in cui ITER consegua l’obiettivo di un guadagno in energia pari a 10, l’inizio della costruzione di DEMO, l’Unione Europea ha sviluppato una Roadmap [2] che conduce verso la generazione di elettricità da fusione.  DEMO, oltre a produrre una potenza termica in quantità molto superiore a quella di ITER, dovrà dimostrare la generazione netta di energia elettrica e l’autosufficienza nella produzione di trizio. DEMO inoltre dovrà dimostrare che è possibile costruire un reattore a fusione con costi di investimento compatibili con la sostenibilità economica della fusione.

Il successo di questo programma dipende dalla capacità di superare una serie di sfide scientifiche e tecnologiche. Tra queste quella forse più importante è la capacità di smaltire il calore generato dalle reazioni di fusione e utilizzato per mantenere il plasma alla temperatura di 100 milioni di gradi. La soluzione individuata prevede di convogliare tale flusso di calore su un componente dedicato, detto divertore, composto da piastre raffreddate attivamente sulle quali i carichi termici possono raggiungere valori di alcune decine di MW/m2, dello stesso ordine del flusso di calore che si ha sulla superficie del sole! ITER utilizzerà la configurazione di divertore oggi più studiata, ma questa configurazione potrebbe non essere estrapolabile a DEMO.

Fig.4 – Prototipo scala 1:1 del bersaglio verticale del divertore di ITER realizzato da ENEA a Frascati (per Ansaldo Nucleare) e provato con successo alle condizioni di lavoro all’interno del reattore.

Per studiare configurazioni alternative di divertore, la Roadmap all’elettricità da fusione ha proposto la realizzazione di una nuova macchina con lo scopo di trovare una soluzione estrapolabile a DEMO, chiamata Divertor Tokamak Test (DTT) facility [3]. L’Italia si è impegnata, d’accordo con i partner europei, a costruire questa facility per un investimento totale di circa 600 M€. DTT rappresenta una grossa opportunità di crescita per il sistema ricerca italiano e sfrutterà al meglio le competenze conseguite dall’industria e dai laboratori di ricerca italiani durante la realizzazione ed utilizzo delle macchine Tokamak dei laboratori Enea di Frascati, FT e FTU, e nella partecipazione alla realizzazione di ITER.

Perché insistere nel voler imbrigliare un sole (o molti) sulla terra?

Il sole è già la fonte energetica che, in modo diretto o indiretto, garantisce la quasi totalità delle fonti rinnovabili: energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica e da biomasse devono tutte al sole la propria generazione. Una risposta romantica potrebbe stare nel fatto che riuscendo a costruire un sole sintetico e a mantenerlo “in vita” in un reattore a fusione avremmo in qualche modo “domato” il motore del sistema energetico naturale del pianeta.

Più pragmaticamente si può affermare che tutti gli studi sulla penetrazione dell’energia da fusione mostrano che essa può vantaggiosamente contribuire alla produzione di elettricità verso la fine del secolo fornendo il carico di base in un mix energetico a forte presenza di fonti intermittenti, anche con sostanziale disponibilità di energy storage. Il successo di tale penetrazione dipenderà, da un lato, dalla economicità dell’energia prodotta ovvero dalle soluzioni tecnologiche adottate. D’altro lato, essa dipenderà in buona misura anche dalla determinazione con la quale la società vorrà perseguire l’obiettivo della decarbonizzazione.

Inoltre, il capitale umano, scientifico ed economico del sistema-Paese impone all’Italia di partecipare da protagonista a questa partita: ne va della competitività nelle sfide energetiche del futuro.di Paola Batistoni, Marco Ciotti (dirigenti di ricerca ENEA), Alessandro Dodaro (Direttore del Dipartimento Fusione e tecnologie per la Sicurezza Nucleare dell’ENEA)

Articolo pubblicato su L’Astrolabio – Amici della Terra

NOTE 

[1]  www.iter.org

[2] European Research Roadmap to the Realisation of Fusion Energy, www.euro-fusion.org/eurofusion/roadmap/

[3] DTT – Divertor Tokamak Test facility – Interim Design Report (“Green Book”) (https://www.dtt-project.enea.it/downloads/DTT_IDR_2019_WEB.pdf)

Meeting Minutes

Meeting Minutes

Ciò che è scritto senza sforzo è generalmente letto senza piacere
Samuel Johnson

  • 1945 Leonard Dallasega, soldato delle SS nato in Trentino, viene fucilato ad Ala (TN) per essersi rifiutato di sparare ad un prete
  • Pasqua ortodossa
    *2 domenica di Pasqua (occidentale) o della Divina Misericordia
  • Giornata mondiale dell’amianto: ricordiamo nelle nostre preghiere odierne il Prof. Bori di Bologna, unico italiano iscritto a Londra alla Società degli Amici, ex sacerdote e prof. dell?unesco oltre che universitario, morto vent’anni dopo l’esposizione all’amianto mentra insegnava in una scuola vicina a uno stabilimento contaminato.
    *Sa die sa Sardegna (giornata del popolo sardo).
  • 1926 nasce a Monroeville Haeper Lee, scrittrice statunitense (Il buio oltre la siepe)
    ” “Dio” non è per noi un concetto generale con cui indichiamo teoricamente il Sommo, il Santo dei Santi, l’Onnipotente, bensì è un Nome , la cosa più sacra che abbiamo.
    Dietrich Bonhoeffer

Buon compleanno, Betty Cadbury Boeke (28 aprile 1884-1976). Quaker. Pacifista. Femminista. Attivista per la pace. Resister fiscale di guerra. Nata a Birmingham, Inghilterra. Ha sposato Kees Boeke, una mennonita olandese proveniente da Alkmaar, Olanda. I Boekes hanno trascorso gran parte della loro vita sposata a Bilthoven, vicino a Utrecht, Olanda. Per un tempo si sono impegnati in un radicale esperimento personale dove si sono astenuti dall’utilizzo del denaro per non contribuire allo stato (e quindi ai militari). Entrambi hanno trascorso del tempo in prigione. Uno dei loro sette figli è nato mentre Betty era dietro le sbarre. Le autorità olandesi hanno finalmente messo all’asta la loro proprietà per recuperare fondi che hanno sostenuto fossero dovuti. La regina Wilhelmina ha partecipato all’asta e ha comprato il violino preferito di Kees (che lei gli ha restituito sul posto).Nel 1991, Yad Vashem ha riconosciuto Betty e Kees come ′′ Giusto tra le nazioni ′′ per proteggere i bambini ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Betty è oggetto di un libro del 2012 intitolato ′′ Beatrice: L ‘ ereditiera di Cadbury che ha dato via la sua fortuna ′′ di Fiona Joseph.~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone

Buon compleanno, Mary Wicks Bennett (28 aprile 1819-31 luglio 1898). Femminista. Pensantrice libera. Editrice Quando Mary aveva cinque anni, i suoi genitori si sono uniti agli Shakers nel New Libano, New York. Circa 10 anni dopo, un ragazzo di 15 anni di nome D.M. (DeRobigne Mortimer) Bennett si è unito alla colonia del Nuovo Libano. Nel 1846, Mary e D.M. hanno lasciato insieme gli Shakers per potersi sposare. Dopo una serie di fallimenti, si trasferiscono a Parigi, Illinois nel 1873 e fondano il giornale ′′ The Truth Seeker Un anno dopo hanno spostato tutta la loro operazione a New York City, al 335 di Broadway (angolo di Worth St. ). Il giornale divenne presto il più grande periodico di pensiero libero .La testa masthead ha descritto il loro scopo: ′′ Devota alla scienza, alla morale, al libero pensiero, all’uguaglianza sessuale, alla riforma del lavoro, alla libera istruzione e a qualsiasi cosa tenda ad elevare ed emancipare la razza Opposto a sacerdoti, dogmi, credo, superstizione, fanatismo, monopoli, classi privilegiate, oppressione, e tutto ciò che degrada o grava sull’umanità mentalmente o fisicamente.”I Bennett credevano che il ′′ Gesùismo,” come insegnato dai discepoli di Gerusalemme, fosse il vero vangelo di Gesù, piuttosto che ′′ Cristianità paolina.”Mary è sepolta al Green-Wood Cemetery, Brooklyn, New York, insieme a D.M.~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society

I quaccheri hanno fatto parte di una rara vittoria politica! I crimini di guerra rimarranno responsabili secondo la legge britannica .Il governo britannico ha cercato di ridurre la responsabilità per le violazioni dei diritti umani da parte di soldati britannici all’estero attraverso il ′′ Bill Operativo d’Oltremare ′′ che avrebbe depenalizzato in modo efficace molti abusi sui diritti umani da parte delle truppe, bloccando le azioni giudiziarie relative a fatti accaduti più di 5 anni fa. Ma a seguito delle pressioni della Libertà dalla tortura, dalla libertà, dai quaccheri e da molti altri, crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidi e torture sono stati esclusi dall’ambito di applicazione della legge. In altre parole non saranno depenalizzati Resta il punto che le truppe britanniche non dovrebbero essere mandate in guerre illegali, e che sarebbe meglio che la Bill venisse ritirata del tutto, ma comunque questa è una vittoria importante, in quanto ha impedito un cambiamento significativo in peggio ..

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "Freedom from Torture TORTURE @FreefromTorture BREAKING: ANOTHER U-TURN! Wow. Thanks to public pressure, the government have just announced they're also excluding war crimes from the #OverseasOperationsBill Together, we've we guaranteed the removal of: Torture Genocide Crimes against humanity War crimes 1."

La spesa militare mondiale sale a quasi 2000 miliardi di dollari nel 2020

La spesa militare mondiale sale a quasi 2000 miliardi di dollari nel 2020

Secondo i nuovi dati pubblicati ieri dall’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), la spesa militare globale è salita a 1981 miliardi di dollari lo scorso anno, con un aumento del 2,6% in termini reali dal 2019. I cinque maggiori compratori di armi del 2020 sono stati Cina, Stati Uniti, India, Russia e Regno Unito, rappresentando insieme il 62% della spesa militare globale. Le spese militari della Cina sono cresciute per il ventiseiesimo anno consecutivo.

Le spese militari aumentano nel primo anno della pandemia

L’aumento del 2,6% della spesa militare mondiale è avvenuto nell’anno in cui il prodotto interno lordo (PIL) è diminuito del 4,4% (previsione ottobre 2020 del Fondo Monetario Internazionale), in gran parte a causa delle ripercussioni economiche causate dalla pandemia da Covid-19. Di conseguenza, la spesa militare in percentuale del PIL – il peso della spesa militare – ha raggiunto una media globale del 2,4% nel 2020, dal 2,2 % nel 2019. Si tratta del maggiore aumento su base annua della spesa militare dalla crisi finanziaria ed economica nel 2009.

Anche se la spesa militare è aumentata a livello globale, alcuni Paesi (come il Cile e la Corea del Sud) hanno apertamente ricollocato parte dei fondi destinati alla spesa militare prevista in risposta alla pandemia. Altri, tra cui Brasile e Russia, hanno speso molto meno del loro budget militare iniziale per il 2020.

“Possiamo affermare con certezza che la pandemia non ha avuto un impatto significativo sulla spesa militare globale nel 2020”, ha affermato il Dott. Diego Lopes da Silva, ricercatore del SIPRI Arms and Military Expenditure Programme. “Resta da vedere se i Paesi manterranno questo livello di spesa militare durante il secondo anno di pandemia.”

La forte crescita delle spese militari statunitensi continua nel 2020

Nel 2020 le spese militari statunitensi hanno raggiunto circa 778 miliardi di dollari, con un aumento del 4,4% rispetto al 2019. In qualità di maggiore investitore militare al mondo, gli USA hanno rappresentato il 39% della spesa militare totale nel 2020. Questo è stato il terzo anno consecutivo di crescita della spesa militare statunitense, dopo sette anni di riduzione.

“Tali aumenti recenti delle spese militari statunitensi possono essere principalmente attribuiti a grossi investimenti in ricerca e sviluppo e a diversi progetti a lungo termine come la modernizzazione dell’arsenale nucleare e l’approvvigionamento di armi su larga scala”, ha affermato Alexandra Marksteiner, ricercatrice del SIPRI Arms and Military Executive Programme. “Ciò riflette le crescenti preoccupazioni sulle minacce percepite da avversari strategici come Cina e Russia, nonché la spinta di Trump a rafforzare quello che considerava un esercito statunitense impoverito.”

Le spese militari cinesi sono aumentate per 26 anni consecutivi

Si stima che la spesa militare cinese, seconda solo a quella statunitense, abbia totalizzato 252 miliardi di dollari nel 2020. Ciò rappresenta un aumento dell’1,9% rispetto al 2019 e del 76% nel decennio 2011-2020. Le spese della Cina sono aumentate per 26 anni consecutivi, la più lunga crescita ininterrotta di qualsiasi Paese nel database delle spese militari del SIPRI.

“La Cina spicca come l’unico grande compratore di armi al mondo a non aumentare il peso percentuale delle spese militari nel 2020 nonostante l’aumento della spesa militare, a causa della crescita del suo PIL lo scorso anno” ha affermato la Dottoressa Nan Tian, ricercatrice senior presso il SIPRI. “Questa continua crescita è in parte dovuta ai piani di espansione e modernizzazione militare a lungo termine del Paese, in linea con il desiderio di mettersi al passo con le altre potenze militari.”

La crisi economica porta un numero maggiore di membri della NATO a superare l’obiettivo di spesa

Quasi tutti i membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) hanno visto aumentare il proprio carico militare nel 2020. Conseguentemente, 12 membri della NATO hanno speso il 2% o più del loro PIL per le forze armate, l’obiettivo di spesa delle linee guida dell’Alleanza, rispetto ai 9 membri del 2019. La Francia, ad esempio, l’ottavo maggiore compratore di armi a livello globale, ha superato la soglia del 2% per la prima volta dal 2009.

“Sebbene diversi membri della NATO abbiano speso più del 2% del PIL per le loro forze armate nel 2020, ciò probabilmente è in maggior misura collegato alle ricadute economiche causate dalla pandemia, piuttosto che a una decisione consapevole di raggiungere l’obiettivo di spesa dell’Alleanza”, ha affermato Lopes da Silva, ricercatore del SIPRI Arms and Military Expenditure Programme.

Altri sviluppi importanti

  • Le spese militari russe sono aumentate del 2,5% nel 2020, raggiungendo i 61,7 miliardi di dollari. Si tratta del secondo anno consecutivo di crescita. Ciononostante, le spese militari russe nel 2020 sono state del 6,6% inferiori al suo budget militare iniziale, un deficit maggiore rispetto agli anni precedenti.
  • Con un totale di 59,2 miliardi di dollari, il Regno Unito è diventato il quinto maggior investitore nel 2020. Le spese militari del Regno Unito sono state superiori del 2,9% rispetto al 2019, ma inferiori del 4,2% rispetto al 2011. La Germania ha incrementato le sue spese del 5,2% a 52,8 miliardi di dollari, divenendo così il settimo maggior investitore nel 2020. Le spese militari tedesche sono aumentate del 28% rispetto al 2011. Le spese militari in tutta Europa sono aumentate del 4,0% nel 2020.
  • Oltre alla Cina, India(72,9 miliardi di dollari), Giappone (49,1 miliardi di dollari), Corea del Sud (45,7 miliardi di dollari) e Australia (27,5 miliardi di dollari) sono stati i maggiori investitori nella regione asiatica e oceanica. Tutti e quattro i Paesi hanno aumentato le proprie spese militari tra il 2019 e il 2020 e nel decennio 2011-2020.
  • Le spese militari dell’Africa subsahariana sono aumentate del 3,4% nel 2020, raggiungendo i 18,5 miliardi di dollari. I maggiori incrementi sono stati registrati dal Ciad (+31%), Mali (+22%), Mauritania (+23%), Nigeria (+29%), tutti i Paesi nella regione del Sahel e Uganda (+46%)
  • Le spese militari nel Sud America sono diminuite del 2,1% a 43,5 miliardi di dollari nel 2020. Tale diminuzione è stata in gran parte dovuta a un calo del 3,1% della spesa del Brasile, il maggior investitore della regione.
  • Le spese militari degli 11 Paesi del Medio Oriente per i quali il SIPRI dispone di dati di spesa sono diminuite del 6,5% nel 2020, a 143 miliardi di dollari.
  • Otto dei nove membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC), per i quali il SIPRI detiene i dati, hanno tagliato le loro spese militari nel 2020. Le spese dell’Angola sono diminuite del 12%, quelle dell’Arabia Saudita del 10% e quelle del Kuwait del 5,9%. Anche il Bahrein, esportatore di petrolio non OPEC, ha tagliato le spese del 9,8%.
  • I Paesi con i maggiori aumenti del peso delle spese militari tra i primi 15 investitori nel 2020 sono stati Arabia Saudita (+0,6 %), Russia (+0,5 %), Israele (+0,4 %), e Stati Uniti (+0,3 %).

Contatti media

Per maggiori informazioni e richieste di intervista contattare Alexandra Manolache, responsabile delle comunicazioni presso il SIPRI (alexandra.manolache@sipri.org, +46 766 286 133) o Stephanie Blenckner, direttrice delle comunicazioni presso il SIPRI (blenckner@sipri.org, +46 8 655 97 47).

Traduzione dall’inglese di Rossella Crimaldi. Revisione di Thomas Schmid

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

In Niger la prima base militare interamente italiana in Africa Occidentale

In Niger la prima base militare interamente italiana in Africa Occidentale

26.04.2021 – Antonio Mazzeo

In Niger la prima base militare interamente italiana in Africa Occidentale
(Foto di http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/)

L’Italia avrà il suo posto al sole nel deserto del Sahara. A margine dell’incontro con l’omologa francese Florence Parly, il 13 aprile a Roma il ministro della difesa Lorenzo Guerini ha reso noto che nel quadro della missione bilaterale MISIN in Niger, le forze armate italiane realizzeranno una propria base militare “a partire dal mese di luglio”. “Lo ritengo un passo molto importante per il rafforzamento della nostra azione nella regione, che in prospettiva andrà a confluire in una sempre maggiore capacità dell’Europa in Sahel e nell’intera fascia sub-sahariana, dal Corno d’Africa al Golfo di Guinea, mettendola a sistema con il contributo alla stabilizzazione della Libia”, ha dichiarato Guerini.

L’annuncio-scoop sulla prima base interamente italiana in Africa occidentale (mai discussa né approvata in parlamento), giunge un mese dopo l’arrivo in Mali del primo contingente delle forze armate italiane da impiegare nella controversa missione internazionale “Takuba” in Sahel, sotto il comando dello stato maggiore di Parigi. Una pericolosa escalation nella penetrazione militare in una delle aree più conflittuali del continente nero, in nome della lotta al terrorismo e al contrasto dei flussi migratori “illegali”, ma più probabilmente subalterna agli interessi economici delle transnazionali energetiche, francesi in testa, in una regione ricchissima di idrocarburi e uranio.

Partita in sordina dopo gli accordi stipulati il 26 settembre 2017 tra i ministeri della difesa di Italia e Niger, la missione MISIN fornisce assistenza militare alle forze di sicurezza nigerine per accrescerne le funzioni tecnico-logistiche ed operative. “Il Governo ha autorizzato la Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (con area geografica di intervento allargata anche a Mauritania, Nigeria e Benin) al fine di incrementare le capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio da parte delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel (Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger, NdA)”, spiega lo Stato maggiore della difesa.

Le attività di assistenza e formazione nella Repubblica africana da parte dei militari italiani sono indirizzate alle forze armate e alle task force “speciali”, alla Gendarmeria e alla Guardia nazionale. “Esse concorrono pure alle attività di sorveglianza delle frontiere e del territorio e di sviluppo della componente aerea della Repubblica del Niger”, spiega ancora la Difesa italiana. Rilevante il numero degli uomini e dei mezzi impiegati: secondo la legge di bilancio 2021, MISIN prevede infatti una presenza in Niger e presso il Defence College in Mauritania “fino a un massimo di 295 militari, 160 automezzi leggeri e pesanti e 5 aerei”. Si tratta in particolare di team specializzati in operazioni di ricognizione, comando e controllo; personale per l’addestramento; team sanitari e del genio per lavori infrastrutturali; una squadra per le rilevazioni contro le minacce chimiche-biologiche-radiologiche-nucleari (CBRN); unità per la raccolta di informazioni d’intelligence e la sorveglianza. Sino ad oggi quasi tutto il personale italiano è ospitato nella base aerea 101 realizzata e controllata dalle forze armate francesi accanto all’aeroporto internazionale “Diori Hamani” della capitale Niamey. Lo scalo è messo a disposizione pure delle unità aviotrasportate di US Africom, il comando statunitense per le operazioni nel continente africano.

I corsi addestrativi e di assistenza delle unità nigerine da parte italiana sono cresciuti progressivamente negli anni in quantità e qualità. In particolare al personale della Brigata “Folgore” sono attribuiti i compiti di formazione del neocostituito battaglione paracadutisti nigerino (programmi di fanteria di base, aviolanci, pianificazione e realizzazione completa di una operazione militare; pattugliamento motorizzato; organizzazione/gestione di check point e combattimento nei centri abitati). Ancora i parà della Folgore hanno realizzato all’interno di un’installazione di Niamey un’area addestrativa “nella quale sono stati dislocati numerosi artifizi allo scopo di sviluppare le capacità di exploitation e sviluppo dei movimenti sul terreno dei militari nigerini”, come riporta il comunicato emesso dal Comando MISIN in occasione della sua inaugurazione, il 26 gennaio 2021.

Agli addestratori dell’Esercito e dell’Aeronautica militare sono affidati le attività di formazione e consulenza a favore del Groupe d’intervention spécial (GIS), il gruppo di intervento speciale del ministero degli interni nigerino, mentre a una task force del 7º Reggimento Carabinieri “Trentino-Alto Adige” (di stanza a Laives, Bolzano) è assegnato l’addestramento e il monitoring del nuovo reparto d’élite nigerino, il Groupes d’Action Rapides – Surveillance et Intervention au Sahel (GARSI) della Guardia nazionale, impiegato in funzioni di controllo dell’ordine pubblico e anti-terrorismo.

Oltre che in Niger, le unità di pronto intervento GARSI sono state istituite anche in altri paesi del Sahel (Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Senegal) grazie ad un generoso contributo dell’Unione europea attraverso il Fondo d’emergenza per l’Africa (66 milioni e 600 mila euro). Mentre la parte meramente addestrativa e di fornitura delle attrezzature militari è affidata alle forze armate dei paesi Ue presenti in Africa occidentale, la programmazione e la gestione del progetto GARSI è di competenza della Fundaciòn Internacional y para Iberoaméricana de Administraciòn y Polìticas Publicas, cioè la fondazione per la cooperazione allo sviluppo del governo spagnolo. “Il compito istituzionale del GARSI è quello di prevenire e lottare contro il terrorismo internazionale, l’immigrazione illegale, la criminalità transazionale organizzata”, spiega la Commissione Ue. “Il programma contribuisce al rafforzamento delle capacità operative nazionali per assicurare un controllo effettivo del territorio e delle frontiere e lo stato di diritto in tutto il Sahel, grazie a unità di polizia robuste, flessibili, mobili, multidisciplinari e autosufficienti”. Ancora una volta, replicando le narrazioni main stream delle cancellerie europee e d’oltreoceano, lotta al terrorismo, alla criminalità e al traffico di migranti sono gli obiettivi chiave e unitari del progetto GARSI, implementato dalle unità militari d’eccellenza e dalla moderna “cooperazione allo sviluppo” di casa Ue.

L’ambiguissimo modello di supporto e cooperazione CIMIC (cioè civile-militare) è stato assunto in proprio anche dal Comando operativo di MISIN. Sempre più spesso, infatti, le forze armate italiane sono impegnate nella contestuale consegna di “aiuti”, beni e materiali vari (dai sistemi d’arma ai farmaci, alle attrezzature sanitarie e finanche giocattoli e materiale scolastico e sportivo) alla controparte militare nigerina e alle autorità locali. Lo scorso anno l’Aeronautica ha ceduto alle forze aeree nigerine “dotazioni” non meglio specificate per la “protezione e la difesa delle istallazioni e del proprio personale nei principali aeroporti attivi del Paese”. Materiale sanitario “a favore della popolazione nigerina” è stato consegnato alle forze armate di Niamey dalle unità del Policlinico Militare “Celio” di Roma e della Scuola di Sanità e Veterinaria Militare dell’Esercito in missione in Niger.

Sempre lo Stato maggiore della difesa fa sapere che lo scorso 25 marzo, il contingente MISIN ha concluso un altro progetto CIMIC “a favore del villaggio di Dara”. Nessun dubbio per i contribuenti italiani sulla sua rilevanza “civile”. “Si è trattato della donazione di derrate alimentari e dispositivi sanitari che serviranno al personale paracadutista nigerino quale contingenza nel contrastare la pandemia da Sars-CoV2”, spiega la Difesa. “Il supporto alla popolazione è una delle attività MISIN che si affianca a quella principale di assistenza alle Forze di Difesa e Sicurezza, focus primario della missione che viene realizzato sia in maniera diretta, sia facilitando la distribuzione di aiuti umanitari provenienti dalla cooperazione internazionale del Ministero degli Affari esteri”.

Per saperne di più sulla missione italiana in Niger (MISIN):

https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Niger_missione_bilaterale_supporto/Pagine/default.aspx

Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 20 aprile 2021, https://pagineesteri.it/2021/04/20/primo-piano/prima-base-interamente-italiana-nellafrica-occidentale-mai-discussa-in-parlamento/

Bruno Segre: 25 aprile e 1° maggio, oltre le due date

Bruno Segre avvocato, giornalista e partigiano, con i suoi centotre anni racconta due date simbolo

Più di 150 giornalisti sotto la prefettura, il partigiano Bruno Segre: "La  libertà è sacra e lo sancisce la Costituzione" - Video - Quotidiano  Piemontese

Nato nel 1918 a Torino, Bruno Segre «è una figura tra le più limpide e coraggiose dell’antifascismo italiano. Combattente partigiano nelle valli del Cuneese – dopo aver rischiato la fucilazione nel carcere di via Asti e la deportazione per mano dei repubblichini – nel dopoguerra ha condotto battaglie civili per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza (nel 1949 difese il primo obiettore in Italia) e a favore del divorzio» (così il libro di Nico Ivaldi a lui dedicato, Non mi sono mai arreso: Bruno Segre, una vita da resistente, ed. Il Punto, 2018). Come egli stesso ricorda, «è “scampato” alla morte per ben cinque volte». Un portasigarette di metallo protesse il suo cuore da un proiettile in tempo di guerra. Oggi il partigiano, avvocato e giornalista Segre, racconta due date simbolo: il 25 aprile e il Primo maggio.

– Il 25 aprile e il 1° maggio sono due date importanti quasi «gemelle» oltre a essere vicine?

«Tra le due date vi è un’evidente continuità storica. La prima rappresenta la Liberazione dal territorio nazionale dalla barbarie nazi-fascista. Il 1° maggio, invece, l’emancipazione dei lavoratori nel mondo. Dunque, la prima è una data tipicamente italiana, mentre l’altra è internazionale. Tant’è vero che quando il fascismo prese il potere decise immediatamente di sostituire il Primo maggio con il 21 aprile, “fondazione” di Roma [753 a.C, ndr]. Nella Germania nazista la festa del 1° maggio non fu mai sostituita, perché il nazismo nacque come Nazionalsocialismo, ossia come ramo del Partito tedesco dei lavoratori».

– Ma oggi qual è lo stato di salute del lavoro?

«Oggi la situazione del lavoro si è trasformata, e molto. La nostra civiltà è duramente colpita da questa maledetta pandemia che sta cambiando repentinamente tante dinamiche del lavoro. Oggi, dopo la tragedia delle morti, il lavoro è il più colpito dal virus. Ossia a essere duramente colpite sono le persone che perdono questo diritto sancito nel primo articolo della nostra Costituzione Repubblicana».

– È solo per colpa della pandemia?

«No, certamente. Essa tuttavia sta modificando i costumi degli italiani, trasfigurando anche le abitudini precedenti. Una situazione che infatti sta innescando disordini – cavalcati talvolta dalle destre –, ma anche rivolte civili e inquietudini tra i giovani costretti alle chiusure forzate, a “clausure” e limitazioni negli spostamenti, a distanziamenti da spazi d’azione e di confronto come le scuole; tutte limitazioni che di fatto limitano le libertà. Limitazioni che però per chi come me “ha una certa età”, sono doverose: prima di ogni libertà vi è la tutela della salute, la salvaguardia di ogni singola vita. Limitazioni alla libera circolazione e al lavoro che sono certamente dolorose, scottanti, tristi, talvolta devastanti, ma necessarie per la salute collettiva».

– In questo tempo di pandemia e mentre ricordiamo il 25 aprile, assistiamo a nuovi episodi antisemiti, xenofobi, che sfruttano proprio le chiusure e le distanze fisiche per diffondersi e “infettare” più persone grazie al web…

«Il 25 aprile è una data storica di Liberazione per tutti. Ma lo è in particolar modo per gli ebrei perché quell’anno vedevano finalmente finire le terribili persecuzioni ripristinate dai fascisti, tornando a prima del marzo 1848. Solo nel 1848, si posero infatti solide basi per una nuova civiltà. A Torino re Carlo Alberto concesse il suo Statuto alla vigilia della partenza per la I Guerra d’indipendenza. Emise quell’anno due editti: uno per i valdesi e un altro, qualche settimana dopo, per gli ebrei. In quella primavera del 1848 sia i protestanti (il 17 febbraio) sia gli ebrei (il 29 marzo) ottennero la piena libertà e i diritti civili. Con quell’editto si sancì la chiusura dei ghetti e si aprirono le porte a un periodo di fruttuosa emancipazione per le due minoranze religiose. Un ebreo, Isacco Artom, a esempio, divenne il segretario particolare di Camillo Benso di Cavour; poi altri ricoprirono ruoli importanti come Alessandro Fortis e Luigi Luttazzi di presidenti del Consiglio o di sindaci, come Ernesto Nathan (a Roma, 1907-13. Le minoranze debbono essere tutelate, sempre, mentre da noi, ancora oggi, sono le maggioranze a godere di molti privilegi. Una effettiva parità religiosa purtroppo e ancora, non esiste nel nostro Paese».

– Però, dopo lo Statuto Albertino tornarono altri tempi bui…

«L’arco storico del 25 aprile ricorda anche la Marcia su Roma. Il re, traditore e spergiuro tradì il giuramento fatto nel 1900 firmando, a esempio, le leggi razziali e quelle per le aggressioni all’Etiopia, all’Albania, alla Spagna. Aggressioni fasciste avallate dal quel re, “piccolo” quanto ambizioso. Ricordo che allora sui muri delle città si scriveva con il gesso “viva il re”, io passavo ad aggiungere una “o” per far diventare il re un “reo”. Una piccola sfida».

– La sua esperienza di consigliere comunale e presidente di tanti enti e associazioni è stata utile anche per svolgere il ruolo di direttore di una rivista mensile importante…

«Il mensile L’Incontro (periodico indipendente) che ho fondato nel 1949, e diretto per settant’anni, oggi è un quotidiano online che ospita ancora i miei contributi. Nell’ultimo editoriale infatti ricordo che “la Resistenza è stata la più grande guerra popolare italiana, perché formata da volontari e sostenuta dal consenso della gente”. E che “Antifascismo significa garanzia di libertà, giustizia sociale, tolleranza verso il diverso, difesa contro ogni totalitarismo”. La libertà inizia con la libertà di espressione, di comunicazione, di informazione, di pensiero. La libertà è il bene supremo dell’uomo e per questo dev’essere un bene collettivo. Tranne, per coloro che vogliono abolire la libertà. Dunque è importante contrastare tutti gli analfabeti delle democrazia, i nostalgici della dittatura, di ogni dittatura, comprese quelle religiose e dogmatiche».

– Lei ha citato i nostalgici da contrastare, chi sono?

«Sono piccole minoranze che ben conosciamo, come Casa Pound e Forza Nuova, poi altri nostalgici che evidentemente dalla storia non hanno imparato nulla. D’altra parte neanche Hitler aveva imparato da Napoleone che l’invasione delle Russia sarebbe stata “un fiasco”. La storia è una maestra di vita che purtroppo in pochi sanno seguire».

– Come vede l’Italia di oggi?

«Il nostro paese dovrebbe unirsi perché ci sono troppe “Italie”: una vera unità d’Italia ancora non esiste, stante la grande differenza visibile tra il Nord e il Sud. Oggi, invece, avremmo bisogno di fare un’Italia consapevolmente unita, responsabilmente unitaria. E dopo averla fatta, questa, dovrebbe espandersi attraverso lo sviluppo della cultura, attraverso l’approfondimento delle sue ragioni storiche nella dignità delle sue radici. Questa è l’Italia che sogno, un’Italia emancipata e emancipatrice».

Di Gian Maria Gillio

Meeting Minutes

Chi sono i membri dell’associazione di coloro che portano l’impronta del dolore? Vi appartengono in ogni parte del mondo coloro che hanno imparato per esperienza che cosa siano il dolore fisico e lo strazio del corpo ; essi sono uniti da un legame segreto. Tutti egualmente conoscono gli orrori della sofferenza ai quali l’uomo può essere sottoposto, e tutti egualmente conoscono il desiderio di essere liberi dal dolore. Colui che è stato sottratto al dolore non deve pensare di essere libero di nuovo, di poter vivere come prima, completamente dimentico del passato. Ora è “un uomo a cui sono stati aperti gli occhi” per ciò che riguarda il dolore e lo strazio, e devono aiutare, fin dove può, l’umanità a superare questi nemici e a recare agli altri quella liberazione di cui egli stesso ha goduto. L’uomo che, con l’aiuto di un medico, è guarito da una grave malattia deve cercare di procurare un aiuto come quello che egli stesso ha ricevuto a coloro che egli stesso ha ricevuto a coloro che altrimenti non ne potrebbero avere alcuno. Colui che è stato salvato con un’operazione dalla morte o dal dolore torturante, deve prodigarsi nel rendere possibile al soave anestetico e al bisturi soccorritore di compiere la loro opera, là dove la morte e il dolore torturante dominano incontrastati. La madre che deve all’assistenza medica se il suo bambino appartiene a lei, e non alla fredda terra, deve dare il suo aiuto affinché alla povera madre che non ha mai visto un medico venga risparmiato ciò che è stato risparmiato a lei stessa. Quando l’agonia di un uomo che avrebbe potuto essere terribile venne fortunatamente alleviata dall’abilità di un medico, coloro che stavano intorno al suo letto di morte devono adoperarsi affinché la stessa assistenza sia assicurata a tutti.

Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : L’associazione di coloro che portano l’impronta del dolore