4) La nascita e la attività del Comitato di Liberazione Nazionale (CNL)

La nascita e la attività del Comitato di Liberazione Nazionale (CNL)
(Foto 12)
ANGELO BORSETTA

“Non c’era nulla di veramente organizzato; c’era un gruppo di partigiani di Fagnano e di Solbiate che si riunivano al Cimitero dei Ceco.slovacchi (tzechi-sluachi).
Noi stessi facevamo parte di un gruppo di partigiani ma senza essere organizzati e inquadrati.”

CARLO FERRARI
” Io comandavo la 128° Compagnia in qualità di tenente dei partigiani. A Olgiate Olona non lo sapeva nessuno; io però ricevetti l’ordine dal CNL di Milano di fare il Commissario Politico.
Nello stabilimento della Sant’Antonio c’era un certo Bugiasca che raccoglieva le informazioni sui movimenti degli autocarri tedeschi, i carichi trasportati, gli orari, le destinazioni… mi informava e io mandavo la nota al Comando Partigiano su a San Lorenzo di Bognanco.
Noi avevamo i nostri posti di ritrovo a Busto, al Cimitero di Busto; anche fuori dal nostro cimitero ci davamo appuntamento.
Le armi le avevo perché arrivavano delle soffiate che mi indicavano dove c’erano armi da ritirare e io le portavo a casa e le nascondevo in cantina sotto la legna e il carbone.
Alla mattina presto un sacerdote di Legnano, in gambissima, veniva con una macchina, di cui io avevo progettato il motore a legna e che si chiamava “Fergan”, caricava tutto il materiale che potevo recuperare: bombe, mica bombe, fucili… e portava tutto a S. Lorenzo dove c’era la DIVISIONE ALTO MILANESE.”

ANGELO BORSETTA

“Una delle prime riunioni fatte da noi avvenne tra socialisti e comunisti per trovare un’intesa.

C’eravamo io, Macchi, Marelli e una signorina di cui non ricordo il nome, che abitava in piazza e che aveva combinato la riunione stessa.

Vi partecipò uno che si chiamava Pigni, un altro di nome Marco; c’era anche il Giovanni (erano nomi convenzionali) che faceva il sarto a Sacconago ma era di Busto. Il rappresentante dei comunisti a Olgiate era allora Morelli mentre socialisti eravamo io e Macchi.

Ci siamo riuniti in un granaio del cortile di piazza Santo Stefano perché non si poteva andare in un posto pubblico ma la riunione non era completa perché ancora mancava la fusione coi democristiani.

Era notte e la signorina mi accompagnava nel cortile, sotto il portico ci sono tutti i carri agricoli, e saliamo per una scaletta (oggi non c’è più) arrivando nel granaio.

Lì abbiamo discusso e abbiamo stabilito le precauzioni da prendere.

Dalla Federazione di Varese un giorno è venuto un certo Tanzini (nome di battaglia “Manara”)  che ci disse di cercare un accordo coi cattolici affinché il CNL fosse completo di tutte le forze politiche.

Noi sapevamo che per i cattolici il massimo rappresentante era Carlo Ferrari e per poterlo contattare gli telefonai dallo stabilimento dicendogli che avevamo delle serrature da riparare; gliele portammo e dopo un poi’ venne a consegnarcele.

Io approfittai per chiedergli, in modo velato, se stava organizzando qualche cosa. Egli allora mi propose di andare a casa sua, una sera, per discutere della cosa.”

CARLO FERRARI

“I socialisti non avevano una sede vera e propria per riunirsi; io ho avuto l’ordine del Comando di cercare i partigiani con cui fare un Comitato; io allora ero commissario politico. Moli mi hanno detto di no, altri invece hanno aderito.

Ho trovato Angelo Borsetta e Ruggero Macchi (socialisti) e Merelli (comunista).”

ANGELO BORSETTA

“Infatti una sera ci trovammo a casa sua io, Macchi e Merelli; Favena era presente come guardia del corpo perché comandava un gruppo di partigiani cattolici e quindi era lì come sicurezza. Quella sera nacque il CNL Olgiatese nella casa del Ferrari.

I componenti erano:

Ruggero Macchi, socialista Presidente

Carlo Ferrari, democristiano, Commissario Politico

Angelo Borsetta, membro socialista

Nino Merelli, membro comunista.”

CARLO FERRARI

“Quando ci dovevamo essere le riunioni, io avvisavo a voce gli interessati; erano tutti giovani e ognuno portava le sue osservazioni.

Macchi era il Presidente del CNL, io ero il Commissario nominato da Milano.

Io organizzavo le riunioni in casa mia.”

ANGELO BORSETTA
“Durante le riunioni c’erano le pattuglie che giravano, ogni gruppo aveva le sue che si incontravano con quelle che venivano da Busto, da Castellanza, dal Buon Gesù… ogni partito aveva le sue.
Facevano delle riunioni anche all’osteria del “MENTIN” (oggi c’è il Despar), lì dove c’è il crocefisso.
Una sera è arrivata una pattuglia di tedeschi, ha spalancato la porta con un calcio e si è presentata coi mitra.
Un gruppo si era ritirato in una piccola stanza a giocare a carte. I tedeschi irrompono, spianando i mitra e urlando: vogliono le armi. Siccome non ne trovano se ne vanno.”

ALBERTO GAMBINI

“Ricordo che una volta i tedeschi erano entrati dal Mentin e avevano preso le carte d’identità a quelli che si trovano lì; allora una certa signorina Franca Ganna, che lavorava nello stabilimento, è riuscita a farle restituire.”

CARLO FERRARI

“Era difficile fare della propaganda perchè non c’era da fidarsi. Quando arrivavano i volantini li distribuivamo ai nostri iscritti, ma non tanti foglietti perché non si poteva portare in giro tanta roba.
Questi foglietti venivano da Varese, da Como… noi andavamo a prenderli nel posto indicato: vicino al Cimitero su una strada secondaria…”

ANGELO BORSETTA

“Devo accennare al giudice Orrù che aveva il fratello medico a Solbiate.

Questo giudice veniva a portare i fogli clandestini nella Valle e noi si prendevano questi giornaletti, si distribuivano… così in casa non restava nulla.

Uno di questi si chiamava: “L’Italia Libera: Dio lo vuole”. un giornale del Partito d’Azione.

Il giudice mi invitava ad iscrivermi a questo Partito ma io non mi sentivo di cambiare idea, non c’era una ragione per cambiare.

Io dicevo a questo giudice di stare attento perché erano momenti pericolosi, gli consigliavo prudenza ma lui diceva che non c’era nessuno che potesse sorprenderlo.

Invece una volta lo presero i fascisti e lo portarono a Milano a San Vittore.

Allora alcuni suoi amici, tra i quali Pedoia, hanno cercato di parlare con qualcuno per farlo liberare ma non ci fu niente da fare.

I fascisti però stabilirono di mandarlo in Germania, senza fargli il processo come se fosse un privilegio.

E’ partito per la Germania infatti ma durante il viaggio, non si è mai saputa l’esatta verità, è morto.

Al Tribunale di Busto ci dovrebbe essere una lapide che lo ricorda

OLGA BANFI

“Io dal 1943 al 1945 lavoravo alla Sant’Antonio ed il signor Ratti, direttore, che sapeva che ero partigiana, mi dava il permesso di assentarmi perché portavo ordini e messaggi in Piemonte ad Altavilla, ai partigiani.

Gli ordini li ricevevo dal Capitano Cozzi di Busto o del Lago di Solbiate.

Ad Altavilla ci andavo coi mezzi di fortuna.”

CARLO FERRARI

“Fare il partigiano, allora, non era facile; era molto rischioso.

Quando la “Decima Mas”, un’organizzazione militare fascista, venne a casa mia a cercare documenti compromettenti, io avevo nascosto le tessere dei partigiani nell’imbotittura di una sedia in camera da letto.

Quelli sospettavano che io dovevo essere uno dei capi; infatti sono arrivati alle ore 11.30 di sera comandati da un ufficiale italiano. Erano in tre.

Incominciarono a minacciare per sapere qualche cosa circa la mia attività clandestina; io rispondevo che non sapevo niente, che lavoravo e basta.

Bisognava stare attenti a parlare perché quelli sparavano sul serio.

Loro insistevano dicendo che io avevo delle tessere dei partigiani e cominciarono a buttare per aria il tinello; poi sono saliti in camera da letto e incominciarono a rovistare dappertutto. Poi, vedendo una botola sul soffitto, salirono nel sottotetto.

Io prima qui ci tenevo le armi ma poi mi ero deciso di seppellirle in una cassa di lamiera nel cortile.

Quindi non hanno trovato nulla; loro però sono rimasti lì fino al mattino verso mezzogiorno.

Mi ricordo che era domenica ed intanto c’era la Messa; quelli della Decima Mas sono allora andati in chiesa ed hanno portato via della gente: quelli che prima erano militari e che dopo l’8 settembre erano scappati senza più essere presentati.”