No all’esercitazione di guerra Nato Dynamic Manta

27.02.2018 Redazione Italia

No all’esercitazione di guerra Nato Dynamic Manta

Per un Mediterraneo e una Sicilia di Pace e Accoglienza. No all’esercitazione di guerra Nato Dynamic Manta. Stop al transito di navi e sottomarini nucleari nei porti italiani

VENERDI’ 9 MARZO 2018
ORE 10 – Presidio davanti alla Prefettura di Siracusa (Via Archimede 15)
ORE 17:30 – Conferenza ad Augusta (Palazzo S. Biagio, Via Roma 88)

Dal 5 al 16 marzo, a largo delle coste della Sicilia orientale, andrà in scena Dynamic Manta, l’annuale mega-esercitazione aeronavale che vede protagoniste le forze armate di una decina di Paesi aderenti al Patto Atlantico (Nato). La notizia è stata diramata, il 29 gennaio scorso, dal Quartier generale supremo delle potenze alleate (SHAPE), con sede a Mons in Belgio, che ha reso noto il calendario delle – 43 – esercitazioni Nato in Europa programmate per il 2018.

Dynamic Manta è la principale esercitazione multilaterale alla guerra marittima svolta dalla Nato nel Mediterraneo, gemella della Dynamic Mongoose che si tiene nelle acque dell’Atlantico del Nord, nonché riedizione aggiornata delle precedenti serie di war games denominati Noble Manta e Proud Manta. A parteciparvi saranno 10 paesi alleati, tra cui Italia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Spagna, Grecia, Germania e Turchia (principale responsabile del massacro del popolo curdo), sotto la regia del Comando Marittimo Alleato (MARCOM) di Northwood, a nord-ovest di Londra.

Come ogni anno, la base navale di Augusta e la stazione aerea di Sigonella, col supporto logistico del porto di Catania, saranno utilizzate per le operazioni addestrative che impiegheranno circa 5 mila militari e una trentina di mezzi, tra pattugliatori, elicotteri, unità navali di superficie e sottomarini sia convenzionali che a capacità e propulsione nucleare. All’edizione 2017, due erano stati i sottomarini atomici d’attacco partecipanti: il francese Emeraude (S-604) e lo statunitense Uss New Mexico (SSN-779). In particolare quest’ultimo, secondo i report della Marina militare Usa, era approdato al pontile Nato del porto di Augusta l’11 marzo, ossia due giorni prima dell’inizio dell’esercitazione alla lotta anti-sommergibile che vede i sottomarini alternarsi nel ruolo di cacciatore e cacciato, come in un “gioco del gatto e del topo”, tanto per citare le stesse parole utilizzate in un video promozionale prodotto e diffuso dal Comando Marittimo Alleato (MARCOM). (https://www.youtube.com/watch?v=xhNMtKG8KIM). Come si ricorderà, tra i mezzi navali statunitensi, ad affiancare il sottomarino New Mexico vi era la cacciatorpediniere Uss Porter che, pochi giorni dopo – il 6 aprile -, insieme alla Uss Ross sferrò dal Mediterraneo Orientale un attacco missilistico ai danni della base aerea di Al-Shayrat, in Siria.

Così, mentre per i migranti dal Nord Africa il Mar Mediterraneo è frontiera da varcare (con decine di migliaia di morti) per sfuggire da conflitti armati e miseria, gli eserciti della Nato trasformano questo stesso spazio marino e l’intera Isola in un laboratorio di guerra permanente, in violazione del ripudio della guerra sancito dall’art. 11 della Costituzione italiana e del principio dell’uso pacifico dell’alto mare affermato nel diritto internazionale dall’art. 88 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982.

Anche per quest’anno, le complesse manovre militari di Dynamic Manta si svolgeranno in assenza di un piano prefettizio di emergenza nucleare esterna, aggiornato ed esteso al pubblico, così come impone dal 1995 la legislazione nazionale di recepimento delle direttive europee in materia di radioprotezione. Una grave omissione che solleva pesanti incognite sul rischio radiologico a cui sono periodicamente esposte le ignare popolazioni costiere del Siracusano e della restante fascia ionica.

Quale unica novità si segnala l’iniziativa dei Comuni di Priolo, Augusta, Melilli e Siracusa che – su direttiva della Prefettura aretusea – tra l’estate e l’autunno scorsi, hanno predisposto dei piani particolareggiati di emergenza nucleare che, eccetto il Comune di Siracusa, sono stati pubblicati con apposite delibere di giunta. Un’iniziativa che desta notevoli perplessità, in quanto i piani particolareggiati di emergenza – in base alla procedura indicata dal D.P.C.M. 10 febbraio 2006 – dovrebbero seguire, e non anticipare, la predisposizione della parte generale e dei lineamenti della pianificazione che compongono il piano d’emergenza di competenza prefettizia. E ciò perché sono i prefetti, non i comuni, gli enti in possesso dei presupposti tecnici del piano, contenuti in un Rapporto Tecnico redatto dalla Marina militare, soggetto a classifica di segretezza e accompagnato da una Relazione critica riassuntiva dell’Istituto di protezione ambientale (ISPRA) del Ministero dell’Ambiente.

Su questa vicenda sono in corso le indagini della Procura di Siracusa, aperte a seguito dell’esposto dei No Muos e di Peacelink depositato nel maggio dello scorso anno, mentre nessuna informazione trapela ancora dalla Prefettura aretusea, circa lo stato di avanzamento della pianificazione d’emergenza. Quest’ultima avrebbe lo scopo di garantire specifiche condizioni di sicurezza delle popolazioni limitrofe all’area portuale di Augusta, preparando un’adeguata risposta di protezione civile per l’ipotesi d’incidente che abbia a coinvolgere una nave militare alimentata da reattori atomici.

Per queste ragioni, in vista dell’imminente esercitazione Nato, chiediamo ancora una volta alla Prefettura di Siracusa e alle competenti autorità marittime di vietare l’accesso e la sosta di unità navali a propulsione nucleare nelle acque territoriali e nel porto di Augusta, quale necessaria misura di prevenzione a tutela delle popolazioni costiere e dall’ambiente, non essendo stato ad oggi predisposto alcun piano per far fronte a un’eventuale emergenza radiologica.

Invitiamo i Sindaci e i Consiglieri Comunali di Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa a sostenere e far loro quest’istanza, cominciando col richiedere l’immediata convocazione di consigli comunali straordinari, affinché la cittadinanza possa essere adeguatamente informata su questa problematica che interessa il diritto alla salute e alla sicurezza collettive.

Per dare voce alla nostra istanza e manifestare la nostra contrarietà all’utilizzo del Mar Mediterraneo e della Sicilia come laboratori di guerra, convochiamo per venerdì 9 marzo alle ore 10 un presidio davanti alla Prefettura di Siracusa, a cui seguirà un’assemblea pubblica d’informazione rivolta alla cittadinanza ad Augusta, presso Palazzo San Biagio, alle ore 17:30.

Insieme agli attivisti del Comitato No Muos / No Sigonella, interverranno:

Rosario Sapienza, docente di diritto internazionale al Dipartimento di Giurisprudenzadell’Università di Catania

Francesco Iannuzzelli, fondatore e attivista dell’associazione Peacelink

Promuovono:
Comitato No Muos/No Sigonella ; Associazione Peacelink ; Collettivo AntigoneCittà Felice ;

Per adesioni: info@peacelink.it

http://www.nomuos.info/no-allesercitazione-di-guerra-nato-dynamic-manta/

Coordinamento anti-fascista dilaga nei campus universitari USA

26.02.2018 – Stati Uniti Waging Nonviolence

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Coordinamento anti-fascista dilaga nei campus universitari USA
(Foto di David Andersson)

Il 13 dicembre sei membri del Comitato dei Reggenti dell’Università del Michigan hanno condiviso una dichiarazione intitolata “Uniti contro l’odio”, dimostrando la loro opposizione alle attuali negoziazioni tra l’Università e il bianco nazionalista Richard Spencer. Dopo una disastrosa apparizione presso l’Università della Florida a Gainesville, in occasione di una dimostrazione di massa da parte della coalizione “No al Nazismo” dell’Università della Florida, Spencer ha posto le sue basi nell’Università del Michigan per la sua campagna chiamata “destra alternativa”.

Gli studenti hanno subito reagito, organizzando marce e occupazione di edifici dell’Università del Michigan e dell’Università dell’Eastern Michigan, e di altre università satelliti. Studenti per la Giustizia, un’organizzazione nata nel 2016 in occasione di fenomeni di razzismo, ha organizzato una marcia nel campus Ann Arbor il 29 novembre.

La confederazione delle organizzazioni è nata dalla crescita di gruppi anti-fascisti, che si sono organizzati, durante lo scorso anno, con la comparsa di personaggi come Spencer. Invece di aspettare la visita di Spencer, gli studenti hanno cominciato ad organizzarsi appena hanno saputo della sua intenzione di fare una visita al campus. Questo è il motivo che li ha spinti ad organizzarsi per contrastare la continua pressione delle organizzazioni della “destra alternativa” che considera i campus un terreno favorevole al reclutamento di simpatizzanti. Con l’inizio del 2018, i gruppi antifascisti dei campus sono dilagati, cambiando la dinamica delle università per fronteggiare la violenza della “destra alternativa”.

L’organizzazione di una rete anti-fascista delle università

A cominciare dal 2015, quando la campagna di Trump aveva incoraggiato organizzazioni di bianchi nazionalisti sotto la bandiera della “destra alternativa”, le figure del movimento e i seguaci avevano puntato ai campus universitari. Gli studenti dei college sono considerati degli scalatori sociali e hanno un background demografico diverso dai bianchi nazionalisti tradizionali. Queste organizzazioni hanno anche cercato di puntare ad aree “progressiste” come obiettivo chiave della loro strategia, nel tentativo di provocare i contestatori.

“Poichè molti dei leader della ‘destra alternativa’ appartengono alle classi medio-alte, questi parlano di battaglie intellettuali e non di guerriglia di strada”, dice Alexander Reid Ross, autore di “Contro la feccia nazista” e studioso dei movimenti di estrema destra. “Per trasformare le università in un campo di battaglia coltivano con cura un’estetica ed un atteggiamento che soddisfa un audience di studenti medio-alti, che è più difficile da raggiungere da parte dei tradizionali fascisti skinhead, del Kuklus klan e dei patrioti cristiani”.

Con l’eccezione delle scuole tradizionalmente nere, le università sono una base ideale per gruppi come Identità Europea, Avanguardia Americana e il Partito Tradizionale dei Lavoratori, per cercare di rimodellare la coscienza degli americani. Dall’arrivo dei gruppi di “destra alternativa”, gli studenti attivisti anti-fascisti stanno creando organizzazioni ad hoc che durino nel tempo e siano pronte a reagire.

Uno dei progetti emergenti – la rete nazionale dei campus antifascisti (CAN) – è cresciuto velocemente ed è diventato la più grande e la più rappresentativa realtà di questi gruppi nei campus universitari.

CAN è stata ufficialmente lanciata in Agosto, quando gli studenti, lo staff e gli attivisti di facoltà hanno cominciato a notare che le organizzazioni della “destra alternativa” avevano preso di mira le università con un crescente numero di episodi di razzismo e odio nei campus. L’oltraggio costruito dai media di estrema destra, come Breitbart, insieme al trolling e alla persecuzione degli studenti e delle facoltà, hanno creato il bisogno di una rete nazionale che riunisse i gruppi locali.

“E’ cominciato perché abbiamo già visto un sacco di discorsi di odio nei campus, così abbiamo deciso che avevamo bisogno di una organizzazione nazionale per contrastare il neo-fascismo che tenta di infiltrarsi nelle università”, ha dichiarato Adam Miyashiro, un professore di letteratura medioevale presso l’Università di Stockton, che fa parte dei comitati direttivi di CAN e della difesa accademica.

CAN adesso ha più di una dozzina di comitati e più di 400 membri negli USA. Nuovi comitati stanno nascendo in Canada e in Gran Bretagna. Con una struttura orizzontale che non ha una leadership gerarchica, il modello vuole dare ai comitati locali l’autonomia per organizzarsi, nella loro regione, non appena ci siano gruppi di “destra alternativa” o minacce di violenza razzista nei campus. CAN ha ottenuto l’appoggio di un gruppo multirazziale di studenti, gruppi di facoltà, scrittori ed educatori, come Junot Díaz, Steven Saliata, Farah Jasmine Griffin e Vijay Prashad.

Le proteste contro Milo e ‘la Curva di  Bell’

Nell’Università della California, a Fullerton, il 30 ottobre, la comparsa di un provocatore di Breitbart, Milo Yannopoulos, ha spinto il comitato CAN del campus ad organizzare la prima risposta – una contromossa che ha messo insieme una coalizione di studenti e organizzazioni politiche. Lo scopo era quello di creare un precedente in cui figure di bianchi nazionalisti, come Yannopuolos, non potessero entrare nel campus senza opposizione. CAN ha messo insieme una larga coalizione ad ampio spettro con gruppi di studenti neri e latinoamericani. Mentre Yannopoulos parlava ad un gruppo di studenti e di sostenitori esterni, che dovevano ascoltarlo per forza, CAN teneva workshop attivisti, organizzava tavoli di letteratura politica e creava opportunità di fare rete per un più largo coordinamento di attivisti.

Mentre ci sono stati scontri fisici tra i sostenitori di Yannopoulos e i contro-manifestanti, le cose si sono svolte senza problemi durante gli eventi organizzati da CAN.

“[I sostenitori di Yannopoulos] attaccavano briga, distruggevano le presentazioni e pretendevano di essere dei media” ricordava Clayton Plake, un candidato per il Ph.D. all’Università di Claremont e un organizzatore di CAN. “Siamo nella fase di sviluppo dei contatti, sia con attivisti accademici che con organizzazioni scolastiche che devono mettere le comunità in grado di fronteggiare le minacce dell’estrema destra e gli atti di violenza che ne conseguono”.

All’Università del Michigan, gli attivisti di CAN hanno adottato un approccio ancora più polemico quando, l’11 ottobre, ha cominciato a parlare Charles Murray, autore del controverso libro sulla razza e il quoziente di intelligenza “La curva di Bell”. Le critiche hanno etichettato il suo lavoro come pseudo-scienza razzista che è eugenica in natura. Gli attivisti di CAN hanno creato azioni di disturbo, durante il suo discorso, e proiettato le parole “supremazia bianca” su di lui.

Mentre la rete di CAN va crescendo, gli organizzatori distribuiscono piani di organizzazione nelle aree senza comitati, per metterle in grado di rispondere ai gruppi della “destra alternativa “che reclutano o attaccano gli studenti nei campus.

“Il pericolo è che possano non essere contestati” ha detto Chris Vial, organizzatore del comitato CAN del Connecticut. “Il pericolo della presenza della “destra alternativa “o solo di gruppi di nazionalisti bianchi è che politicamente organizzino e mettano in atto questa specie di atti occasionali di razzismo”

Un osservatorio dell’odio nei campus

Il Centro legale della povertà del Sud (SPLC) ha una storia pluridecennale nell’individuare gruppi di estrema destra con ricerche e relazioni, così come organizzando la comunità e facendo denunce. E’ riuscito a far chiudere la più grande organizzazione bianca e nazionalista, che includeva la Nazione Ariana, i Klans Uniti d’America e la Resistenza Bianca Ariana degli skinhead. Il lavoro dei gruppi spesso è stato più giornalistico ed educativo per le agenzie di stato, ma negli ultimi due anni, in risposta alle nuove associazioni nazionaliste inserite nei campus, SPLC ha anche organizzato dei comitati.

Il 30 di ottobre il comitato dell’SPLC dell’Università della Columbia, insieme ad altri partner della coalizione incluso il Collettivo di Liberazione, ha organizzato una marcia e un raduno in risposta alla comparsa di una celebrità internet di estrema destra, Mike Cernovich. Noto per il suo sessismo aggressivo, il suo nazionalismo di “Prima l’America” e promotore di associazioni a delinquere, Cernovich è stato portato alla Herner Hall della Columbia per un discorso dal Collegio dei Repubblicani.

“Noi non vogliamo la supremazia bianca nella nostra scuola o nella comunità. Noi vogliamo che l’amministrazione della scuola sappia che [accettando gli oratori di estrema destra] sta giocando con le vite delle persone nere e brune, e che noi non saremo passivi o silenziosi in questo processo”, ha dichiarato Jasmeen Niijar, una studentessa laureata in lavori sociali e organizzatrice del comitato SPLC e del Collettivo di Liberazione.

All’evento di Cernovich gli attivisti antifascisti hanno organizzato file di persone per fare ostruzionismo durante la sessione di domande e risposte, hanno sollevato cartelli e organizzato un raduno che partiva da Harlem per arrivare al campus. “Ogni azione è diversa e si basa sulla risposta e sul messaggio che cerchiamo di dare”, ha aggiunto Niijar.

Quando il 10 ottobre Tommy Robinson, co-fondatore di una Lega di difesa Inglese anti-immigranti, ha dato una lezione su Skype, i membri del collettivo SPLC del campus hanno organizzato una protesta e hanno urlato durante il suo discorso, rendendolo così inascoltabile. L’amministrazione della Columbia ha dato una risposta dura, minacciando i 20 attivisti di azioni disciplinari. Nel frattempo, Niijar e altri sono stati messi al bando degli eventi universitari organizzati dai Repubblicani, sebbene la decisione sia stata ritirata dopo due settimane.

Dentro e fuori il Campus

Mentre gli studenti e i gruppi di facoltà hanno un interesse speciale nel combattere la supremazia bianca, l’ampio movimento anti-fascista considera l’ambiente universitario come esclusivamente critico. Con i gruppi della “destra alternativa” che considerano i campus il loro obiettivo primario, allo scopo di ottenere da un lato una massa di reclute informate ed educatem dall’altro di cercare di rimodellare le istituzioni che impostano gli atteggiamenti culturali del paese, molti organizzatori anti-fascisti stanno lavorando per costruire un movimento più ampio anche nei campus.

Il progetto, nato in Virginia, di Un solo Popolo, fondato da Daryle Lamont Jenkins, è un’organizzazione che protesta contro le comparse pubbliche dei nazionalisti bianchi da quasi 20 anni. La strategia adottata nei campus ha due facce, affrontando gli eventi con l’organizzazione di una contro-protesta e sradicando le persone che nel campus hanno portato i bianchi nazionalisti.

“Puoi sfidare gli Ann Coulters e i Milos tutte le volte che vuoi, ma il problema è che qualcuno nel campus gli ha dato un palco” dice Jenkins. “Quelle persone hanno bisogno di essere sfidate in modo che non ci provino di nuovo, ma una volta usciti dal campus avranno vita difficile, perché tutti sapranno chi realmente sono”.

Lo spostamento culturale nella “destra alternativa” ha fatto credere a molti giovani che la loro partecipazione avrebbe avuto qualche conseguenza. Quando la pratica di diffuzione pubblica di informazioni personali – una tattica nota come “doxing” – contro bianchi nazionalisti si è espansa al di fuori dei gruppi organizzatori anti-fascisti, gli studenti di “destra alternativa” hanno iniziato ad essere colpiti molto duramente. Quelli che si uniscono a gruppi come Identità Europa nei loro anni universitari stanno scoprendo, una volta laureati, di aver limitato il loro potenziale lavorativo, aumentando il costo sociale della partecipazione durante l’arruolamento.

Alcuni critici dicono che il doxing degli attivisti di “destra alternativa” porta ad una maggiore attenzione su di loro, limita il loro diritto di “libertà di parola” ed è un’invasione della privacy. Ma affrontando coloro che lavorano per attirare nuove reclute in una fase vulnerabile della loro iniziale vita professionale, il doxing ha dimostrato di essere uno degli strumenti antifascisti più efficaci per distruggere organizzazioni formali di nazionalisti bianchi e per ridurre la sfera dei sostenitori meno convinti.

Gli organizzatori che si sono mobilitati a Gainesville contro il discorso di Richard Spencer, il 19 ottobre presso l’Università della Florida – guidati in parte da una coalizione chiamata No Nazi alla UF -, si sono basati particolarmente sulla comunità esterna, dove molti gruppi avevano individuato e affrontato gli estremisti di destra nell’anno successivo alle elezioni.

“Gli abitanti della città erano molto preoccupati, perché non volevano che ci fosse un’altra Charlottesville” ha fatto notare Omar Syed Muhammed, l’organizzatore di No Nazi alla UF. Le organizzazioni come Genitorialità pianificata e i Socialisti Democratici d’America hanno dato supporto, anche programmando eventi per dare segnali e mostrando la loro delusione per la decisione dell’amministrazione dell’Università.

I tentativi di reclutamento di Spencer nel Michigan hanno scatenato una rivolta studentesca di massa che ha portato all’occupazione di edifici e a scioperi. Gli Studenti per la Giustizia si sono uniti a organizzazioni come Solidarietà e Difesa, un gruppo anti-fascista che ha legato l’ascesa di gruppi di estrema destra nei campus agli attacchi alle chiese nere nella regione. Quando gli studenti torneranno per l’inizio del semestre di primavera, la possibilità di un’imminente visita di Spencer peserà molto e sarà di ispirazione a gruppi di studenti che stanno velocemente crescendo in risposta alla sua minaccia.

Il 18 gennaio l’Università dello Stato del Michigan alla fine ha dato via libera alla visita di Spencer, nonostante i passi avanti e indietro fatti per mesi su questa decisione. Il rappresentante legale di Spencer, l’attivista bianco nazionalista Kyle Bristow, ha promesso di andare avanti con la causa legale allo scopo di forzare l’ingresso dei gruppi di “destra alternativa” nei campus, ma in Michigan ed in tutto il paese il numero di gruppi anti-fascisti promette di limitare il raggio di azione che la comparsa dei gruppi di estrema destra può causare.

Shane Burley


Shane Burley è uno scrittore e filmmaker che vive a Portland, Oregon. I suoi lavori sono apparsi in posti come In These Times, Truth-Out, Labor Notes, ThinkProgress, Roar Mag, and Upping the Ante. E’ autore di “Fascismo oggi: cos’è e come fermarlo”. Il suo più recente documentario “Expect Resistance” racconta l’intersezione tra la giustizia abitativa e il movimento Occupy Wall Street. I suoi lavori si possono trovare su ShaneBurley.net, o si può contattarso su Twitter a @shane_burley1.

 

Traduzione dall’inglese di Annalaura Erroi

8 Marzo, sciopero globale delle donne

25.02.2018 Redazione Italia

8 Marzo, sciopero globale delle donne
 Il prossimo 8 marzo la marea femminista tornerà nelle strade di tutto il mondo con lo sciopero globale delle donne.
Il rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme e la rabbia di chi non vuole esserne vittima si trasformeranno in un grido comune: da #metoo a #wetoogether.
Sarà sciopero femminista perché pretendiamo una trasformazione radicale della società: scioperiamo contro la violenza economica, la precarietà e le discriminazioni. Sovvertiamo le gerarchie sessuali, le norme di genere, i ruoli sociali imposti, i rapporti di potere che generano molestie e violenze. Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale, garantito e accessibile. Vogliamo autonomia e libertà di scelta sui nostri corpi e sulle nostre vite, vogliamo essere libere di muoverci e di restare contro la violenza del razzismo istituzionale e dei confini.
Sappiamo che scioperare è sempre una grandissima sfida, perché ci scontriamo con il ricatto di un lavoro precario o di un permesso di soggiorno. Sappiamo quanto è difficile interrompere il lavoro informale, invisibile e non pagato che svolgiamo ogni giorno nel chiuso delle case, nei servizi pubblici e privati, per le strade. Sappiamo che scioperare può sembrare impossibile quando siamo isolate e divise. Sappiamo che il diritto di sciopero subisce quotidiane restrizioni.
Lo sciopero dell’8 marzo in Italia dovrà affrontare anche le limitazioni imposte dalle franchigie elettorali, che impediscono ad alcune categorie di incrociare le braccia nei 5 giorni che seguono il voto del 4 marzo.
Sappiamo anche, però, che lo scorso anno siamo riuscite a vincere questa sfida, dando vita a un imponente sciopero sociale, sostenuto da alcuni sindacati e agito con forme e pratiche molteplici che ne hanno esteso i confini.
Quest’anno, alcuni sindacati hanno già dichiarato lo sciopero. Molti mancano ancora all’appello. Di fronte alla più grande insorgenza globale delle donne contro la violenza patriarcale e neoliberista, noi crediamo che i sindacati debbano cogliere quest’occasione unica, prendendo parte a un processo che combatte la violenza maschile e di genere come condizione fondamentale della precarizzazione del lavoro.
Lo sciopero femminista coinvolgerà il lavoro produttivo e riproduttivo, andrà oltre il corporativismo delle categorie e i confini nazionali, unirà le molteplici figure del mondo del lavoro e del non lavoro.
In questi mesi di campagna elettorale, non c’è lista o partito che non citi nel suo programma la violenza contro le donne senza però riconoscere il carattere sistemico della violenza e senza mai porre realmente in questione i rapporti di potere vigenti. Contro ogni strumentalizzazione, contro il razzismo fascista e quello istituzionale, che usano i nostri corpi per giustificare la violenza più brutale contro le migranti e i migranti e ulteriori restrizioni alla loro libertà di movimento, rivendichiamo la nostra autonomia e ribadiamo la necessità/volontà di autodeterminarci. Il piano su cui ci interessa esprimerci é il Piano Femminista contro la violenza maschile e di genere, il nostro terreno di lotta e rivendicazione comune, scritto da migliaia di mani in un anno di lotte.
Grideremo a tutto il mondo che non siamo il campo di battaglia né il programma elettorale di nessuno. Abbiamo il Piano femminista per riprenderci ciò che vogliamo. Occuperemo lo spazio pubblico per riaffermare la nostra autonomia e forza politica.
Il nostro movimento eccede l’esistente, attraversa frontiere, lingue, identità e scale sociali per costruire nuove geografie.
Al grido di #WeToogether il prossimo 8 marzo questo movimento mostrerà ancora una volta la sua forza globale.
Noi scioperiamo!
Rivolgiamo alle associazioni, alle organizzazioni, alle realtà e ai collettivi milanese l’appello a scioperare con noi e a costruire insieme la potenza dell’intersezioni tra le lotte e le pratiche di liberazione che ciascun@ ostruisce giorno dopo giorno.
Per sottoscrivere l’appello dello Sciopero Globale dell’8 Marzo, scrivere a nonunadimenomilano@gmail.com
NON UNA DI MENO

Roma, in corteo da tutta Italia per dire “mai più fascismi, mai più razzismi”

25.02.2018 Mariapaola Boselli

Roma, in corteo da tutta Italia per dire “mai più fascismi, mai più razzismi”
(Foto di Mariapaola Boselli)

Roma, 24 febbraio – Fiumi di persone che raggiungevano Piazza del Popolo da ogni lato. A questo ha potuto assistere chi, questo pomeriggio, ha atteso il corteo antifascista alla sua meta finale. Uno spettacolo unico, una folla di colori sgargianti che si riversava nella piazza come un fiume in piena.

Il punto di partenza della manifestazione antifascista è stata Piazza della Repubblica, che ha visto riunirsi ben 23 tra associazioni e organizzazioni politiche, sindacali e sociali ma, soprattutto, ha visto unirsi migliaia di persone che credono che ciò che prima di tutto ci unisce è, semplicemente, l’essere umani.

La pioggia e il cielo plumbeo non hanno fermato il grande corteo che ha sfilato da Piazza della Repubblica fino a Piazza del Popolo, passando per Piazza Barberini e Trinità dei Monti. Per questo grande evento di pace 350 pullman da tutta la penisola hanno raggiunto la capitale, presenti rappresentanze ufficiali della regione Lazio e della regione Emilia Romagna, più la Città metropolitana di Roma e le città di Bologna, Firenze, Cesena, Monterotondo e altre. Anche diversi personaggi politici hanno presenziato, come Pietro Grasso, Laura Boldrini, Walter Veltroni.

Ad attendere i manifestanti in Piazza del Popolo i Modena City Ramblers che hanno accompagnato con le loro note l’ingresso nella bellissima piazza romana. A seguire, in un’atmosfera raccolta nonostante la moltitudine di gente, alcuni studenti hanno letto racconti e lettere di partigiani e partigiane, ricordando a tutti i valori di libertà e giustizia per cui giovani ragazze e ragazzi hanno perso la vita.

Una manifestazione bellissima quella di oggi, carica di fratellanza e motivazione. È questa motivazione, questa urgenza di prendere una posizione che deve far riflettere. In questi giorni di campagna elettorale tante, troppe volte si è parlato di fascismo. Dopo la tentata strage di Macerata, anche i giornali internazionali hanno parlato di un ritorno del fascismo in Italia. Tutti ne parlano.

Per alcuni è (purtroppo?) morto, per altri è ancora vivo, più vicino e pericoloso che mai. Il fatto che la manifestazione abbia avuto questa grande partecipazione e che sia stata così sentita dovrebbe far riflettere: se 75 anni dopo la caduta del fascismo l’Italia sente ancora la necessità di scendere per le strade per denunciarlo, qualcosa di cui preoccuparsi potrebbe esserci davvero, forse il timore di vedere la storia ripetersi non è così infondato.

Se oggi, 24 febbraio 2018, migliaia di persone hanno deciso di riunirsi ancora per pretendere un paese libero dal razzismo e dal fascismo, forse è arrivato il momento di prestare attenzione a queste voci, prima che sia troppo difficile tornare indietro.

 

Qui foto della manifestazione antifascista di Roma, con alcune foto finali delle manifestazioni parallele tenutesi a Milano e Palermo.

 

Sì: gli Usa fecero guerra biologica in Corea del Nord

23.02.2018 David Swanson

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Sì: gli Usa fecero guerra biologica in Corea del Nord

Il libro di Dave Chaddock This Must Be the Place raccoglie le prove che gli USA effettivamente tentarono di spazzare via milioni di cinesi e nord-coreani con malattie mortali. E causarono fame e morte a Cuba introducendo la febbre suina, la muffa del tabacco, e creando “un’epidemia di Dengue emorragica nel 1981.

 

È una sciocchezza di non poca importanza credere che gli USA bombardarono la Corea del Nord con bombe ordinarie, non biologiche. Non rimanevano più edifici da bombardare. Le persone vivevano nelle grotte, se vivevano. Milioni di persone morirono, la maggior parte delle quali era sopravvissuta alle vecchie bombe ‘non scandalose’ ma assassine di massa (incluso, ovviamente, il napalm che scioglie le persone ma non le infetta con malattie esotiche). Ancora oggi i nordcoreani vivono nel terrore che la storia si ripeta, tanto che il loro comportamento a volte è inesplicabile e sconcertante per i nordamericani che conoscono la storia attraverso le domande dei quiz televisivi…

Eppure, il fatto che gli USA tentarono di diffondere malattie come la peste bubbonica in Corea del Nord può avere un potente impatto sui creduloni che si auto-ingannano circa la pretesa bontà delle guerre statunitensi. Quindi vale la pena diffondere la consapevolezza che questo è accaduto davvero. Un grande aiuto su questo argomento è stato appena fornito da Jeffrey Kaye, che ha pubblicato online un importante rapporto che è stato in gran parte non disponibile per decenni. Il rapporto fu prodotto nel 1952, su richiesta dei governi nordcoreano e cinese, da una commissione che comprendeva eminenti scienziati provenienti da Svezia, Brasile, Francia e Italia, ed era diretto da Sir Joseph Needham, uno dei più importanti e rispettati scienziati britannici. Il suo necrologio del New York Times non dice se le conclusioni della commissione fossero accurate. Il suo necrologio dell’Independent suggerisce che la commissione aveva visto bene. La sua copertura su WikiPedia annuncia in modo prevedibile che la commissione si era sbagliata del tutto, cosa avallata dalla tipica citazione di WikiPedia: “Citazione necessaria”. Sì, a questo punto una citazione è ancora più disperatamente dovuta.

Il rapporto che Kaye ci ha messo a disposizione è completo e ben impostato e conclude che in effetti gli USA usarono la guerra batteriologica. Questa ebbe un ruolo assai minore nel massacro di massa. Ma ebbe un ruolo.
Ebbe un ruolo più ampio nel far sì che la cultura e il governo degli Stati Uniti procedessero su quella strada. Il governo inventò il concetto di “lavaggio del cervello” per sconfessare la testimonianza di piloti statunitensi che avevano confessato di aver condotto azioni di guerra biologica. Poi la CIA impiegò molti anni (e causò molte morti) cercando assurdamente di fare ciò che aveva ridicolmente accusato i cinesi di aver fatto.

Negli USA è notizia non gradita che gli Stati Uniti abbiano protetto criminali di guerra giapponesi e si siano basati sul loro lavoro. E’ ancor più sgradita la notizia che abbiano tentato di creare epidemie mortali nella Corea del Nord.
Forse ancor meno accettabile è la notizia che gli USA hanno portato la fame e la morte a Cuba, introducendo la febbre suina e la muffa del tabacco nell’isola, e creando “un’epidemia di Dengue emorragica nel 1981, durante la quale circa 340.000 persone furono infettate e 116.000 ricoverate in ospedale: questo in un paese che non aveva mai sperimentato un singolo caso di Dengue. Alla fine morirono solo 158 persone, tra cui 101 bambini. Per inciso: così tante ospedalizzazioni con così poche morti è un’eloquente testimonianza dell’eccellenza del sistema sanitario pubblico cubano”.
Stranamente, come sottolinea Kaye, potrebbe essere ancora più inaccettabile negli Stati Uniti sapere che il Giappone aveva sperimentato le armi biologiche sui prigionieri di guerra statunitensi.
E io sospetto che la cosa più inammissibile di tutte sia il fatto che il programma statunitense di armi biologiche trasformò in arma e diffuse la malattia di Lyme nell’area di Old Lyme, nel Connecticut, da cui successivamente la malattia prese il nome. E non a caso, allora, quella malattia si diffuse rapidamente.

Come ho scritto in precedenza, la lotta a colpi di propaganda durante la guerra di Corea fu intensa. Il sostegno che il governo guatemalteco diede ai rapporti sulla guerra batteriologica degli Stati Uniti in Cina fu una delle motivazioni degli USA per rovesciare il governo guatemalteco; e la diffusione di quei rapporti fu probabilmente una delle motivazioni per l’omicidio di Frank Olson della CIA – a questo proposito si veda il nuovo film di Netflix Wormwood.

Non c’è alcun dibattito sul fatto che gli Stati Uniti abbiano lavorato per anni sulle armi biologiche, a Fort Detrick (poi chiamato Camp Detrick) e in numerose altre località. E non si discute sul fatto che gli USA impiegarono gli assassini più abili nell’impiego di armi biologiche sia tra i giapponesi che i nazisti dalla fine della seconda guerra mondiale in poi. Né si discute sul fatto che gli USA testarono tali armi nella città di San Francisco e in numerose altre località statunitensi, e nei soldati statunitensi. C’è un museo all’Avana con testimonianze di anni di guerra biologica degli USA contro Cuba. Sappiamo che a Plum Island, al largo della punta di Long Island, fu sperimentato testare l’uso degli insetti come arma, comprese le zecche che hanno scatenato l’attuale epidemia di Morbo di Lyme.

Il libro di Dave Chaddock This Must Be the Place, che ho trovato attraverso la recensione di Jeff Kaye, raccoglie le prove che gli USA effettivamente tentarono di spazzare via milioni di cinesi e nord-coreani con malattie mortali.

“Che importa adesso?” Posso immaginare che questa domanda provenga da un solo angolo della terra.

Rispondo: importa che conosciamo i demoni della guerra e che cerchiamo di fermare quelli nuovi. Bombe a grappolo statunitensi in Yemen; attacchi con droni statunitensi in Pakistan; armamenti statunitensi in Siria; fosforo bianco e napalm e uranio impoverito statunitensi usati negli ultimi anni; torture statunitensi in campi di prigionia; arsenali nucleari statunitensi in espansione; colpi di stato USA che mettono al potere mostri in Ucraina e Honduras; bugie statunitensi sull’armamento nucleare iraniano; e infine il confonto degli USA con la Corea del Nord come parte di quella guerra mai conclusa: tutte queste cose possono essere affrontate al meglio da persone rese consapevoli di una secolare strategia di bugie.

E rispondo anche che non è ancora troppo tardi per scusarsi.

 

L’articolo originale si trova nel sito Web del nostro partner qui

Traduzione di Leopoldo Salmaso

 

«Mai più fascismi», sabato 24 in corteo a Roma

22.02.2018 ANPI Nazionale

«Mai più fascismi», sabato 24 in corteo a Roma
Le 23 organizzazioni promotrici dell’appello “Mai più fascismi”, espressione di tanta parte del mondo democratico, hanno indetto per sabato 24 febbraio, a Roma, la manifestazione nazionale “Mai più fascismi – Mai più razzismi”. Il programma è il seguente: concentramento alle ore 13.30 in Piazza della Repubblica, avvio del corteo e arrivo in Piazza del Popolo alle ore 15.00.
A presentare la manifestazione sul palco della Piazza sarà l’attore Giulio Scarpati. Il programma è il seguente: lettere e racconti di partigiane e partigiani letti da studentesse e studenti, testimonianza di un giovane migrante, esibizione dei Modena City Ramblers, messaggio video della Senatrice a vita Liliana Segre. Concluderà la Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo.
Tante le adesioni alla manifestazione tra cui quelle dell’UCEI (Unione delle Comunità ebraiche italiane), dell’Unione degli universitari, della Rete degli studenti medi, della Rete della Conoscenza, del movimento LGBT e della Rete NOBAVAGLIO.
Informiamo che saranno presenti, anche nel corteo, Sindaci e Presidenti di Regione con le fasce e il gonfalone.
Nel corso della manifestazione sarà possibile firmare l’appello Mai più fascismi con cui si chiede alle Istituzioni, tra le altre cose, di sciogliere le organizzazioni che si richiamano al fascismo e al nazismo.

L’APPELLO

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane. Attenzione: qui ed ora c’è una minaccia per la democrazia. Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell’odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant’anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali.

Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell’est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni.

Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un’altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.

Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l’abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi.

Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell’attuazione della Costituzione.

Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.

Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali.

Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione.

Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini, le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L’esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l’unità democratica, con la fermezza delle Istituzioni.

Nel nostro Paese già un’altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l’avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell’umanità. L’Italia, l’Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

ACLI – ANED – ANPI – ANPPIA – ARCI – ARS – ARTICOLO 21 – CGIL – CISL – COMITATI DOSSETTI – COORDINAMENTO DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE – FIAP – FIVL – ISTITUTO ALCIDE CERVI – L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS – LIBERA – LIBERI E UGUALI – LIBERTA’ E GIUSTIZIA – PCI – PD – PRC – UIL – UISP

ADERISCONO:

AICVAS – ALLEANZA DELLE COOPERATIVE ITALIANE DI MODENA – ANEI – ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA CUBA – ASSOCIAZIONE RADICALI SARDI – AUSER – CIRCOLO DI CULTURA OMOSESSUALE MARIO MIELI – DiEM25 ITALIA – FEDERAZIONE DEI CIRCOLI GIUSTIZIA E LIBERTÀ – FEDERCONSUMATORI – GIOVANI DEMOCRATICI – I SENTINELLI DI MILANO – LA RETE PER LA COSTITUZIONE – LINK COORDINAMENTO UNIVERSITARIO – MEMORIA ANTIFASCISTA – MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO TOSCANA – MOVIMENTO GIOVANILE DELLA SINISTRA – PMLI – RETE DEGLI STUDENTI MEDI – RETE DELLA CONOSCENZA – RETE NOBAVAGLIO – UGO NESPOLO – ALDO TORTORELLA – UNIONE DEGLI STUDENTI – UNIONE DEGLI UNIVERSITARI

ITALIA RIPENSACI: ratifica il bando ONU alle armi atomiche. Campagna #TiVotoSoloSe

21.02.2018 Redazione Italia

ITALIA RIPENSACI: ratifica il bando ONU alle armi atomiche. Campagna #TiVotoSoloSe

Il 7 luglio 2017 all’ONU, 122 Stati hanno approvato lo storico Trattato che vieta le armi nucleari. Non l’hanno votato i Paesi produttori o detentori di tali armi (l’Italia tra questi). Il Nobel per la Pace 2017 è stato assegnato a ICAN, l’organizzazione internazionale che lavora da tempo per l’abolizione delle armi nucleari.

Contemporaneamente la Corea del Nord prosegue nel programma di armamento nucleare, gli
Stati Uniti annunciano il potenziamento e l’aggiornamento del proprio arsenale nucleare (e Kim e
Trump giocano macabramente a chi ha il bottone più grosso), la Russia – in risposta ai piani USA –
afferma di non potere che adeguarsi. Riprende la demenziale rincorsa nucleare.

Rare le voci che si levano contro questa follia: Papa Francesco con sempre maggiore forza e
frequenza, il Presidente Mattarella nel discorso di Capodanno, pochi altri. I fatti e gli atti politici ed etici soprariportati (e i movimenti della società civile impegnati per la Pace), sollecitano con forza anche l’Italia a compiere atti finalizzati ad eliminare il rischio nucleare.

Queste le ragioni che ci hanno spinto ad organizzare la campagna #TiVotoSoloSe, che consiste
nel chiedere ai candidati alle elezioni politiche un impegno scritto a sostenere, se eletti, la ratifica del
Trattato ONU del 7 luglio. Abbiamo finora raccolto 56 adesioni, i cui nominativi alleghiamo. Nel sito http://www.tivotosolose.it pubblichiamo le dichiarazioni dei candidati oltre a materiale informativo del coordinamento e della campagna, tra cui il testo del Trattato. Abbiamo anche una pagina facebook (https://www.facebook.com/TiVotoSoloSe/) che invitiamo a diffondere.

Cogliamo l’occasione per annunciare che il Coordinamento aderisce all’invito di papa Francesco
ad associarsi alla Giornata di digiuno e preghiera per la pace per venerdì 23 febbraio prossimo. La
nostra modalità di adesione sarà con un’ora di silenzio. Ci uniremo a quella che le “Donne in nero”
tengono ogni ultimo venerdì del mese in via Garibaldi angolo via XX Settembre (Torino), dalle 18 alle 19.

Anche se poco presenti nei temi dibattuti nella campagna elettorale, la pace, il disarmo, in
particolare quello nucleare, la ricerca di soluzioni nonviolente dei conflitti dovrebbe essere in testa
ai programmi elettorali.

Coordinamento di cittadini, associazioni, enti e istituzioni locali contro l’atomica, tutte le guerre e i terrorismi

MIR-MN Piemonte e Valle d’Aosta

 

ELENCO CANDIDATI ADERENTI

CAMERA

PIEMONTE 1 – 01
Giorgis Andrea P ARTITO DEMOCRATICO uni 01 TORINO – Z.S. 16
Saudino Matteo POTERE AL POPOLO! uni 01 TORINO – Z.S. 16
Chinaglia Elena LIBERI E UGUALI uni 02 TORINO – Z.S. 38
Satalino Rosella POTERE AL POPOLO! uni 04 TORINO – Z.S. 61
Accossato Silvana LIBERI E UGUALI uni 06 COLLEGNO
D’Arrando Celeste MOVIMENTO 5 STELLE uni 06 COLLEGNO
Boni Igor +EUROPA pluri
Fregolent Silvia PARTITO DEMOCRATICO pluri
Portas Giacomo PARTITO DEMOCRATICO pluri
Carratu’ Chiara POTERE AL POPOLO! pluri
Ciabattoni Simone POTERE AL POPOLO! pluri

PIEMONTE 1 – 02
Bonomo Francesca PARTITO DEMOCRATICO uni 05 – IVREA
Perini Cadigia Ester POTERE AL POPOLO! uni 05 – IVREA
Fondacaro Rosario MOVIMENTO 5 STELLE uni 07 – SETTIMO TORINESE
Torchitti Serafina Detta Sara POTERE AL POPOLO! uni 07 – SETTIMO TORINESE
Cavuoti Roberta MOVIMENTO 5 STELLE uni 08 – MONCALIERI
Ruffino Daniela FORZA ITALIA uni 09 – PINEROLO
Milanesi Franco POTERE AL POPOLO! uni 09 – PINEROLO
Striglia Massimo CIVICA POPOLARE LORENZIN pluri
Cavalchini Pier Luigi ITALIA EUROPA INSIEME pluri
Garbero Pietro Giorgio ITALIA EUROPA INSIEME pluri
Salvalaggio Enrico MOVIMENTO 5 STELLE pluri
Gariglio Davide PARTITO DEMOCRATICO pluri
Mattiello Davide PARTITO DEMOCRATICO pluri
Dosio Nicoletta POTERE AL POPOLO! pluri

PIEMONTE 2 – 01
Marco Castaldo LIBERI E UGUALI uni 06 – ASTI
Giuseppe Sammatrice ITALIA EUROPA INSIEME pluri
Laura Pezzato POTERE AL POPOLO! pluri
Giuditta Francese POTERE AL POPOLO! uni 02 – NOVARA
Augusto Luttore POTERE AL POPOLO! uni 03 – BIELLA
Cinzia Mainini CIVICA POPOLARE LORENZIN pluri
Paolo Cosseddu LIBERI E UGUALI pluri
Manuela Mattei MOVIMENTO 5 STELLE pluri
Cinzia Lamanna POTERE AL POPOLO! pluri
Mini Viola POTERE AL POPOLO! pluri
Vittone Giacomo POTERE AL POPOLO! pluri

SENATO

PIEMONTE – 01
Masciari Giuseppe Detto Pino MOVIMENTO 5 STELLE uni 01 – SETTIMO TORINESE
Buemi Enrico ITALIA EUROPA INSIEME uni 02 – MONCALIERI
Scibona Marco MOVIMENTO 5 STELLE uni 02 – MONCALIERI
Bisetti Maria Lucia POTERE AL POPOLO! uni 02 – MONCALIERI
Airaudo Giorgio LIBERI E UGUALI uni 03 – TORINO – COLLEGNO
Pirro Elisa MOVIMENTO 5 STELLE uni 03 – TORINO – COLLEGNO
Alfonzi Daniela POTERE AL POPOLO! uni 03 – TORINO – COLLEGNO
Laus Mauro Antonio Donato PARTITO DEMOCRATICO uni 04 – TORINO – Z.S. 61
Ngandu Mukendi Detto Gippo’ POTERE AL POPOLO! uni 04 – TORINO – Z.S. 61
Cargnino Laura CIVICA POPOLARE LORENZIN pluri
Crisman Silvia ITALIA EUROPA INSIEME pluri
Migliore Maria Cristina MOVIMENTO 5 STELLE pluri
Rossomando Anna PARTITO DEMOCRATICO pluri
Giorcelli Aldo POTERE AL POPOLO! pluri
Visintin Antonella POTERE AL POPOLO! pluri

PIEMONTE – 02
Leggero Roberto LIBERI E UGUALI uni 05 – NOVARA
Cherubin Daniele POTERE AL POPOLO! uni 05 – NOVARA
Bellomo Lucietta POTERE AL POPOLO! uni 06 – VERCELLI
Marmo Roberto CIVICA POPOLARE LORENZIN pluri
Viarengo Maria Letizia CIVICA POPOLARE LORENZ