25 aprile: la liberazione -ANGELO BORSETTA

25 aprile: la liberazione

ANGELO BORSETTA

“Quel giorno il CNL telefona giù al Comando tedesco intimando la resa ma i tedeschi rispondono che non possono rendere decisioni dato che il loro Comando di Legnano non rispondeva  alle chiamate.

Ad un certo punto un soldato tedesco rimane ferito: allora il Comando telefona in Municipio chiedendo l’intervento di un medico.

Viene chiamato il dottor Fraenza che si fa accompagnare dal Don Zappa.

Mentre però iniziano la discesa, portando un grande lenzuolo bianco in segno di riconoscimento, vengono fatti segno a colpi d’arma da fuoco per cui sono costretti a ritornare indietro.”

25 aprile 1945: la liberazione – RAG. GIOVANNI CAPOZZA

25 aprile 1945: la liberazione

RAG. GIOVANNI CAPOZZA

“Non appena veniamo al corrente dei fatti che stavano precipitando, radunai i miei collaboratori chiedendoci  che cosa dovevamo fare. La risposta fu: “Continuiamo il nostro lavoro!”.

Ad una certa ora del mattino si presentarono in Comune il rag. Macchi, i signori Carlo Ferrari, Nino Merelli e Leopoldo Borsetta.

Noi ci alzammo tutti in piedi per sentire che cosa dovevano dirci.

Il rag. Macchi si avvicinò a me e, stringendomi la mano disse: “Continui pure il suo lavoro coi suoi collaboratori”.

Fui felice di questo atto di correttezza e di stima nei miei confronti.”

La vita difficile di tutti i giorni – ITALO CASTOLDI

La vita difficile di tutti i giorni

ITALO CASTOLDI

“Dovevi andare in Comune per avere la tessera e, se non eri residente, non ti spettava.

Senza tessera era possibile trovare del pane al mercato nero ma lo pagavi cifre esorbitanti.

Quando andavi dal macellaio ti trovavi la giunta, cioè un pezzo d’osso; se non beccavi il tuo pezzo d’osso non avevi carne.

Principalmente era carne di bassa macellazione, quella che c’era.

Se volevi, potevi trovare al mercato nero, carne di cavallo o di asino.”

La vita difficile di tutti i giorni – PIERA COLOMBO MALTAGLIATI

La vita difficile di tutti i giorni

PIERA COLOMBO MALTAGLIATI

(IMPIEGATA COMUNALE A QUEI TEMPI)

“Durante la guerra, e durante la Resistenza, c’erano i bollini per comprare quasi tutto: pane, latte, carne, riso, legna, zucchero…

In Comune c’era l’Ufficio Annonario che controllava la distribuzione dei bollini.

I prezzi erano calmierati, cioè uguali per tutti; il Podestà però poteva, in certe zone, correggerli secondo i casi.

Venivano assegnati i bollini per l’acquisto di gr. 70 di carne alla settimana per persona; la legna era fissata in Kg. 50 al mese per persona ed il messo comunale andava nelle cascine e stimava il quantitativo che il contadino poteva consumare per sé e la legna che invece doveva vendere con la tessera; il contadino firmava una carta che veniva poi recapitata in Comune.

Per i vecchi, i malati e i bambini c’erano poi dei supplementi di tessera.

Il pane era fissato in gr. 100 per persona al giorno e all’Ufficiale Sanitario si rendeva conto personalmente se nella famiglia c’erano dei bisognosi e ogni mese presentava una relazione in Comune che rilasciava tessere di supplemento, nei casi di bisogno.

Il latte era il genere alimentare più importante; a ciascun bambino veniva assegnato mezzo litro di latte a testa al giorno, se non aveva compiuto un anno e se veniva presentato il certificato di allattamento artificiale.

Dopo il compimento dell’anno, e per ogni adulto, veniva assegnato un quarto di latte al giorno.

Per il reperimento del latte necessario, ogni contadino doveva denunciare in Comune quanti litri di latte al giorno produceva. Da questo quantitativo veniva detratto un litro per la famiglia, un tot per il vitello (se la mucca aveva figliato) ed il resto doveva essere venduto a chi aveva la tessera.

Era il Comune che stabiliva da quale contadino andare a prendere il latte.

Allora, per noi che avevamo bottega, era un’impresa tener la contabilità. Si figuri che ogni sera dovevamo raccogliere tutti i bollini e metterli in bustine in numero di cento, tenere aggiornato il registro dei clienti ed ogni mese portare il tutto in Comune che si dava gli ordinativi di acquisto all’Ammasso, a seconda delle necessità e dello smercio del mese precendente.”

 

Gli anni dei Sabotaggi – La beffa della segnaletica Stradale – RAG. GIOVANNI CAPOZZA

Gli anni dei Sabotaggi – La beffa della segnaletica Stradale

RAG. GIOVANNI CAPOZZA (Segretario comunale in quegli anni)

“Dopo il fatto della manomissione delle frecce direzionali io fui convocato a Legnano dal Comando tedesco.

Con me c’erano altri due segretari di altri Comuni.

Un maggiore gridava parole incomprensibili che un interprete traduceva: l’ordine era di reclutare vecchi validi che nella notte rimettessero le frecce nelle giuste direzioni.

Naturalmente io mi preoccupavo perché non sapevo chi reclutare né come fare.

Allora mi rivolsi ad un interprete tedesco che era nel magazzino della tessitura; si chiamava Hoffer ed era un sacerdote (io non lo sapevo) che mentre studiava a Roma era stato chiamato alle armi.

Parlò coi superiori e mi tranquillizzò dicendomi che l’operazione di ripristino era compito di Castellanza perché le frecce spostate erano nel suo territorio.”