9) Relazione di “Tullio”, capo partigiano

Questa testimonianza è un po’ il sunto di quanto gli altri intervistati hanno detto, si tratta della cronaca di quegli anni scritta da un capo partigiano operante in questa zona.

Tullio: (nome di battaglia)

“Ecco come si combatteva per una Nazione nuova.

Scappammo a casa dal servizio militare l’8 settembre 1943, per tornare con la nostra famiglia.

Io avevo 22 anni e la mia abitazione, in quei momenti, ero a Solbiate Olona proprio nella vicinanza della Caserma Ugo Mara, che in quei giorni fu occupata dai tedeschi.

Visto le possibilità di essere vicino ad un deposito d’armi e di munizioni, cercai subito di mettermi in contatto con degli sbandati di Solbiate, Fagnano e Gorla Maggiore.

Per i primi giorni lavorammo in segreto fra sbandati, poi allargammo i contatti anche con altri paesi della Valle.

Io e amici ci siamo dati da fare per promuovere un movimento contrario a quello dominante.

Si cominciò subito facendo sabotaggi e disarmando tedeschi e Brigate Nere dato che in quei giorni Mussolini aveva creato la Repubblica di Salò.

Cominciò subito la vita difficile per noi del piccolo nucleo e dei nuovi arrivati. Si viveva nella più assoluta clandestinità e dividemmo la Valle Olona in diversi nuclei diretti da un comandante.

Il coordinamento era a Busto Arsizio, i contatti anche tra noi erano sporadici; usavamo nomi di battaglia e spesso non ci conoscevamo nemmeno fra noi.

Per vivere dovevamo darci da fare in qualche modo; la popolazione capiva la nostra condizione e ci mostrava molta simpatia e molta comprensione, aiutandoci a convivere e con notizie a nostro favore.

Io che abitavo dirimpetto alla Caserma Ugo Mara, occupata dai tedeschi, mi feci amico di un gruppo di questi che erano stanchi e demotivati dalla guerra e che erano disposti a rifornirci di armi e di munizioni.

La cosa andò avanti per un certo periodo di tempo e per noi ci fu la possibilità di armare tutti i nostri partigiani dell’organizzazione.

Fu più facile allora fare sabotaggi alle ferrovie, dove transitavano i treni-merci che esortavano macchinari tolti alle nostre industrie per portarle in Germania.

Attaccammo anche depositi di munizioni in mano ai fascisti.

Qualche tempo dopo il Comando tedesco seppe che io e alcuni amici avevamo contatto coi militari tedeschi.

Fui subito ricercato e i tedeschi che collaboravano furono arrestati e fatti sparire; di loro non si è saputo più nulla.

Io, da quel momento, vissi allo sbando; un giorno in una capanna, il giorno dopo in un fienile e certe volte in casa  di amici mentre cercavo sempre nuove amicizie per ingrossare le nostre file e per rendere più vicino il giorno della liberazione.

I tedeschi e i fascisti riuscivano a catturare diversi partigiani che furono torturati e poi fucilati; qualcuno , più fortunato, fu portato in campo di sterminio, come Mathausen; però più nessuno è ritornato.

La sorte per me fu diversa; non riuscendo ad arrestarmi misero sulla mia testa una forte taglia e mi condannarono a morte in contumacia.

Per un certo temo trovai rifugio in una tomba vuota accanto alla cinta del cimitero degli Tzechi – sulachi. Lì mi rifugiavo sia di giorno che di notte quando il pericolo era maggiore.

Mi portava qualche volta da mangiare l’Ambrogio Castiglioni di Olgiate.

E per di più si sfogarono contro la mia famiglia, prendendo in ostaggio mio fratello di 16 anni e una mia sorella di 18 che furono portati in cella di isolamento a San Vittore.

Visto che la mia presenza in tutta la Valle era pericolosa per la mia famiglia e per tutta l’organizzazione, andai in montagna.

La Valle Olona dunque è stata una zona che ha vissuto in pieno la lotta di Resistenza; non a caso Busto Arsizio, oltre ai piccoli paesi della Valle, furono tra i primi ad essere liberati dopo vent’anni di dittatura fascista.”

Appendice del C.N.L. di Olgiate Olona

12 gennaio 1946

Al Comando Regionale Lombardo C.V.L.

Ufficio Stralcio – archivio storico

Milano – via Albania 36

Copia rapporto inviato a Comando Piazza di Busto Arsizio in data 26/4/45

 

Giunto in Olgiate Olona il noto ordine alle ore 9 circa del 25 corrente questo Comitato provvide ad armare degli uomini per la tutela della sicurezza dei servizi pubblici e per garantire l’ordine interno. Ciò infatti avveniva senza il minimo incidente.

Verso le ore 10 del 25 stesso il comando Germanico locale veniva telefonicamente invitato alla resa, ma questi respingeva l’invito e poco dopo apriva il fuoco contro nostri elementi.

Nel frattempo veniva inviata nel deposito di artiglieria sita nei pressi del casello dell’autostrada di Busto Arsizio una squadra di uomini che provvedeva a disarmare, senza colpo ferire quel presidio e ad impossessarsi del materiale ivi esistente. I prigionieri colà fatti sono già stati accompagnati direttamente a codesto comando.

Nella stessa azione i patrioti hanno disarmato 32 militi ferroviari che transitavano sull’autostrada a bordo di un’ autocorriera, catturando tre mitragliatrici pesanti, un fucile mitragliatore, 60 moschetti, casse di bombe a mano e altre munizioni, che sono state usate per armare i nostri uomini.

In tale circostanza i patrioti precedettero al fermo di 8 dei 32 militi che erano al comando del capitano  MARIS Bruno fu Luigi e che in data odierna verranno accompagnati a questo comando. Tutti i militi si sono arresi senza fare uso delle armi ed hanno tenuto verso i nostri patrioti contegno corretto.

Mentre avvenivano queste due ultime operazioni, elementi di questo comando, di quello di Solbiate Olona, Fagnano Olona e Marnate, aprivano il fuoco contro i germanici trinceratisi nell’interno del comando posto a valle nello stabilimento Filatura S/Antonio.

Il combattimento durava ininterrottamente fino alle 18 circa. Durante l’azione questo Comitato, a mezzo telefono, invitava nuovamente i germanici alla resa, promettendo ad essi l’incolumità personale e il trattamento di prigionieri, secondo le concezioni internazionali. Gli stessi respingevano però ogni nostra intimidazione.

Verso le ore 18.15 i germanici chiedevano l’invio in luogo di un sanitario per curare due loro feriti. Questo Comitato faceva sospendere le ostilità ed inviava sul posto il medico condotto accompagnato dal Curato, con l’incarico preciso, oltre a quello di curare i feriti, di fare del tutto per convincere il comandante tedesco ad accettare la resa, al fine di evitare inutile spargimento di sangue. Anche questo tentativo a nulla valse e subito dopo l’allontanamento del sanitario e del Curato venivano riprese le ostilità.

Per tutta la notte si combatté con accanimento contro il presidio e stamane, con l’ausilio di un mortaio portato in linea dai nostri patrioti, è stato possibile ridurre in silenzio la mitra=./.