Meeting Minutes del 6/6/2020

Meeting Minutes del 6/6/2020

“Ci sono dei momenti in cui mi sento come un uccellino nascosto in una grande mano protettiva”
Etty Hillesum

La chiesa non ha due insieme di precetti a disposizione , uno per il mondo e l’altro per la comunità cristiana: il suo precetto è il solo precetto di Dio rivelatosi in Gesù Cristo, che annuncia a tutto il mondo
Dietrich Bonhoeffer

“La pazienza è un albero: le radici sono molto amare ma i frutti dolcissimi”
Proverbio Tuareg

Un ricordo e una preghiera per i cristiani uccisi da cattolici e protestanti:

In questa data nel 1536 (5 giugno), Lieven van de Walle è stato giustiziato dalla decapitazione di fronte al Castello di Gravensteen, #Gand, Belgio. Era un #anabattista, barbiere per commercio. Era il marito di Rosiane ‘ t Kemels, giustiziata nel 1539 ad Aalst, Belgio.
~ La serie Marginal Mennonite Society Anabaptist Executions Series. 

Queste cose non vengono ricordate dai vari gruppi ecumenici, dai Beati costruttori di pace e altre fuffe confessionali pro chiese. Noi abbiamo condiviso il sito.


Un paradigma per comprendere la trasmissione delle informazioni su Gesù

Per spiegare come si trasmettono le informazioni su Gesù, noi proponiamo un nuovo paradigma basato essenzalmente su tre elementi: a) la pluralità – fin dall’inizio – dei flussi di trasmissione dei materiali su Gesù; b) la pluralità dei gruppi che divulgano informazioni su di lui; c) la pluralità dei luoghi in cui la trasmissione avviene.
In tutto il libro non usiamo generalmente il termine di “comunità” ma quello di gruppo. Il concetto di gruppo, di un insieme di persone fra loro legate, permette di comprendere la natura dei rapporti reciproci dei seguaci di Gesù e con i loro ambienti. Bisogna porre l’accento sulle relazioni più che sui supposti confini definiti (confini su cui si construisce molto spesso il concetto di comunità). La Network-Analysis (analisi delle reti relazionali), che ha dedicato un numero enorme di studi ai gruppi, insiste sul concetto di relazione e di reti di connessione. L’ipotesi di base è che nessun soggetto può essere isolato da un contesto complessivamente composto da altri numerosi soggetti. Ogni individuo è contemporaneamente definito da qualificazioni e obiettivi che gli vengono proposti o imposti da un numero considerevole di altri soggetti. Qui non possiamo occuparci dettagliatamente di questo tipo di analisi delle reti anche se ne conosciamo l’importanza.
Considerando la cosa in senso inverso, l’azione singola coinvolge per via relazionale una vasta rete di persone e destinatari, di persone agenti e di semplici osservatori. In base alla nozione di rete, possiamo immaginare che un soggetto abbia ruoli plurimi, ma contemporanei: può essere nello stesso tempo rappresentante del popolo, capo di un’assemblea, consigliere di un leader religioso, simpatizzante di un raggrupamento diverso dal proprio, nemico acerrimo di altri raggruppamenti. Può essere amico, padre, figlio, impegnato in una impresa familiare, ecc. Ciò comporta una revisione del concetto di identità, che non può essere concepita in modo essenzialista, ma come molteplice, mutevole, in continua formazione e evoluzione. I flussi corrono lungo le linee delle reti. Le trasmissioni sono fluide e reticolari.
Nessuno degli autori dei vangeli aveva conosciuto Gesù e aveva vissuto con lui o era stato parte della sua cerchia o gruppo. La prima domanda da porre è perciò: da quali gruppi di seguaci o da quali persone singole (donne o uomini) provenivano le informazioni di ciascun vangelo? Quale origine avevano queste informazioni? Un secondo interrogativo riguarderà i luoghi di provenienza delle notizie: dove risiedevao i gruppi o le persone che trasmettevano le informazioni su Gesù che gli autori dei vangeli ebbero a disposizione? Bisognerà poi porre un terzo interrogativo: quanto sapevano i gruppi e le persone che tramandavano notizie su Gesù e come erano arrivati a conoscere quello che raccontavano?
Certamente in ciascun villaggio dove risiedevano seguaci di Gesù venivano trasmesse notizie e anche opinioni su di lui. I primi a dare informazioni su Gesù erano stati quei seguaci che lo avevano seguito quando era vivo e lo accompagnarono a Gerusalemme dove fu ucciso. Dopo, a diffondere notizie su Gesù in luoghi disparati furono molti predicatori che percorsero la Terra di Israele e diverse parti del Mediterraneo e del vicino oriente antico nei primi decenni dopo la sua scomparsa. Queste notizie, però, dovettero essere conservate da gente che viveva in luoghi particolari. È quindi molto importante sapere quali furono i villaggi e le città in cui risiedevano i primi gruppi di seguaci immediatamente dopo la sua morte.
Le ricerche sui primi gruppi di Gesù hanno per lo più cercato di individuare i contenuti teologici ed etici che caratterizzano tali gruppi e hanno proposto varie raffigurazioni e varie sfacettature della teologia dei gruppi paolini, giovannei, matteani, ecc. Noi, qui, vorremmo individuare i luoghi in cui questi gruppi di Gesù apparvero e operarono. (da Destro-Pesce, Il racconto e la scrittura.Introduzione alla lettura dei vangelki, Carocci, 2014, 81-83.

Mauro Pesce, biblista e storico


RISORGERE DALLA CRISI OGGI

Tempo di crisi, Signore

e di oscurità,

il futuro

appare minaccioso

e i nostri passi

vacillano

come la speranza.

Faticoso

restare in piedi

senza ripiegarsi

nel timore

di un avvenire sfuggente.

Tempo di crisi:

cadono le illusioni

sui domani

che contano

e la dura realtà

presenta i conti

ai nostri cuori

appesantiti

dal costume consumistico

e all’intelligenza

che rischia oggi

di macinare vane

parole di consolazione.

Il dubbio, Signore

morde la carne:

dubbi sui potenti

che dirigono

il cammino dell’umanità

Si moltiplicano in tutta Italia le manifestazioni “Black Lives Matter”

05.06.2020 – Sofia Turati

Si moltiplicano in tutta Italia le manifestazioni “Black Lives Matter”

Le iniziative a sostegno del movimento Black Lives Matter e contro ogni forma di razzismo e discriminazione negli Stati Uniti e in Italia di cui avevamo dato notizia giorni fa si moltiplicano, coinvolgendo sempre nuove città.

Ecco un elenco aggiornato secondo le informazioni raccolte da Razzismo brutta storia

VENERDì 5 GIUGNO

Pisa  5 giugno h 17 Piazza Garibaldi

Verona, 5 giugno h 17 Piazza dei Signori

SABATO 6 GIUGNO 

Bari 6 giugno h 11 , piazza Umberto I

Genova , 6 giugno h 10 Ponte Monumentale

Vicenza, 6 giugno h 9.30 Piazza Castello

Torino, 6 giugno h 15 Piazza Castello

Modena, 6 giugno h 16 Parco Frrari

Napoli, 6 giugno h 15 Consolato Americano

Palermo, 6 giugno h 16 Piazza Castelnuovo

Bari, 6 giugno h 11 Piazza Umberto I

Genova, 6 giugno ore 10 Ponte Monumentale

Padova, 6 giugno h 16 Zona Porta Savonarola via Raggio di Sole

Mestre, 6 giugno h 18 Piazzale Donatori del Sangue

Catania, 6 giugno h 18 Piazza Università

Ancona, h 16.30 Piazza Roma

Campobasso, h 16.30, Piazza Vittorio Emanule

Montepulciano, h 17 Piazza Grande

Catanzaro, h 17.30 Prefettura

Sassari, h 18 piazza Emicliclo Garibaldi

Trento, h 16.30, piazza Duomo

Sono segnalati anche eventi a Perugia,  Cagliari e Como

DOMENICA 7 GIUGNO 

Milano, h 16, Piazza Duca D’Aosta

Roma, h 11 Piazza Santi Apostoli

Bergamo, h16 Piazza Matteotti

Pisa, h 17, Piazza XX Settembre

MARTEDì 9 GIUGNO 

Parma, h 18 Piazza Garibaldi

MERCOLEDì 10 GIUGNO 

Udine, ore 15 Piazza della Libertà

Meeting Minutes del 5/5/2020

Meeting Minutes del 5/6/2020

“..Il gelsomino della casa è completamente sciupato dalla pioggia e dalle tempeste degli ultimi giorni, i suoi fiori bianchi galleggiano qua e là sulle pozzanghere scure e melmose e sul basso tetto del garage. Dentro di me però, in qualche luogo, esso continua a fiorire indisturbato, esuberante e tenero come sempre. Spande il suo profumo tutt’intorno alla casa, dove tu abiti, mio Dio…”
Etty Hillesum

Non è affatto compito della chiesa predicare allo stato il naturale impulso di autoconservazione; ma soltanto l’ubbidienza al diritto divino.
Dietrich Bonhoeffer

* Giornata mondiale per la difesa dell’ambiente

Poesia

GOD’S CARE

May I always

Be aware

Of God’s love

And care

David Herr

Posso sempre

Siate consapevoli

Del amore di Dio

E cura

Davide Herr

 La risposta di Dio alla nostra preghiera
Figlio mio, che sei in terrapreoccupato, solitario e tentato;conosco bene il tuo nomee lo pronuncio santificandolo,perché ti amo.Non sarai mai solo; io abito in te eassieme spargeremo il regno della vitache ti darò in eredità.Ho piacere che tu faccia la mia volontà,
infatti io voglio la tua felicità.Avrai il pane di ogni giorno,non ti preoccupare; però ti chiedodi spartirlo con i tuoi fratelli.Sappi che ti perdono tutti i peccatianche prima che tu li commetta,ma ti chiedo che anche tu perdonia quelli che ti offendono.E per non soccombere alla tentazioneafferra con tutta la tua forza la mia manoe ti libererò dal male,mio povero e caro figlio.

Nicola Donti: ”Innamorariamoci della vita”

04.06.2020 – ReNero

Nicola Donti: ”Innamorariamoci della vita”
(Foto di ReNero)

Nicola Donti è un filosofo che vive l’amore per il sapere, come amore per la vita, consapevole che solo attraverso uesto atteggiamento saremo in grado di creare un mondo davvero a misura d’uomo.

Che cos’è la filosofia? Quale spazio trova nella società di oggi?

Direi di farci aiutare dall’etimologia della parola filosofia che è amare (filein) il sapere (sofia), così potremmo intanto capire come l’approccio filosofico prevede una vita da innamorati.

Ma si tratta di un amore impossibile perch é il sapere ultimo, la verità, è irraggiungibile: il filosofo, per come lo intendo io, è un eterno ricercatore dell’impossibile.

Del resto l’amore muore nel possesso poiché questo è statico e finito, mentre la caratteristica peculiare dell’amore è la vita, il continuo mutamento, non a caso per qualsiasi vero ricercatore la parte più noiosa sono le conclusioni.

Voi capite che un simile modello di vita è molto difficile da realizzare nella società odierna in cui viviamo di possesso e consumo.

Una vita da innamorati suona anacronistica e sterile oggi che siamo spinti ad uno spasmodico possesso per poi perdere attrattiva verso tutto quello che abbiamo: viviamo consumando le passioni, le relazioni e via dicendo.

Il pensiero critico, innamorato della conoscenza, ha bisogno di tempo e dedizione, ma nella società della fretta , dell’accelerazione questo temponon c’è. Non c’è più tempo per pensare, per prendere coscienza, per questo oggi, c’è così poca filosofia e così tanta superficialità.

Che cos’è la relazione?

Anche la relazione con un essere vivente umano, animale o vegetale è una ricerca continua, un cercarsi continuamente per questo anch’essa muore nel possesso.

La relazione è qualcosa che va coltivato, difeso, tutelato, rigenerato. L’amore che nasce nella relazione è prima di tutto impegno, dedizione, rispetto.

Oggi viviamo in un mondo di pseudo-amicizie sui social che possiamo tranquillamente trascurare cavandocela con un post, una foto, una frasetta da cioccolatino.

Siamo ormai da tempo difronte alla terza metamorfosi antropologica: la prima è stata quella splendidamente descritta da Fromm, dall’essere all’avere e ora siamo passati dall’avere all’apparire, in cui le nostre case, le macchine che guidiamo, non sono neanche più nostre ma di finanziarie o banche; una dimensione in cui l’altro non conta come individuo ma come follower.

La relazione non può prescindere dalla “cura”, non può dare per scontato l’altro che, essendo presenza vivente, mutevole, mi dovrà sollecitare a ricercare sempre nuovi modi di amare, nuove terre in cui incontrarsi, nuovi accordi. Per questo la relazione è fatta soprattutto di ascolto, quello vero quello che non giudica ma comprende e rispetta.

Chi fa improvvisazione musicale sa di cosa sto parlando perché allenato ad un tipo di ascolto e dialogo straordinario, per cui il suo contributo non è mai in antitesi (polemica) al tema proposto dall’altro ma sempre di rinforzo e sostegno, solo così può proporre variazioni che siano un contributo vero, accettando l’altro senza dover negare sé stesso (dialogo).

La relazione si basa sulla capacità di sintonizzarsi per entrare in risonanza.

Il modello egoistico e narcisista promosso dal neoliberismo ci impone un distanziamento emotivo dato dall’accelerazione mostruosa che rende impossibile la relazione: il ritmo incalzante non consente un approfondimento né della conoscenza di sé né della conoscenza del mondo e degli altri.

Sono anni che ci stiamo allenando a seguire questo ritmo disumano, un ritmo imposto dalle macchine, da questa tecnologia che corre troppo veloce per la mente umana. Per questo avevamo finito già da tempo per vivere in superficie.

Il distanziamento sociale non è un fenomeno di oggi. È cominciato molti anni fa.

Eravamo già chiusi nelle nostre case, nei nostri mondi fatti di smartphone, tablet, pc…, eravamo già barricati dietro i nostri account. Siamo sempre connessi ma mai in relazione.

La relazione può avvenire solo nell’incontro quello vero fatto di carne e di ossa, di contatto, di odori, in presenza ecco perchè oggi è da considerarsi un atto oggi rivoluzionario.

Da cosa nasce la nostra tendenza di vivere attraverso schemi e abitudini?

La prima ragione che mi viene in mente è il controllo.

La ripetitività è uno strumento alternativo alla comprensione; comprendere un fenomeno significa comprendere quanto enorme è la parte che ci sfugge: il dono che porta la conoscenza è una sterminata prateria di ignoranza. La consapevolezza della propria ignoranza avrà condotto Socrate ad essere l’uomo più saggio ma è difficilissima da accettare.

La ripetitività, che è monotonia stereotipata, serve ad illudere di mantenere il controllo: la routine è rassicurante, perché siamo in compagnia di ciò che conosciamo (o crediamo di conoscere) ma non è detto che ciò che vediamo sia tutto ciò che esiste.

Questo porta alla seconda ragione del perché prediligiamo i tecnicismi e gli schemi.

Se allarghiamo il concetto di vita al di là della dimensione di ciò che appare, dobbiamo cambiare tutti i paradigmi e il coinvolgimento diventa estremamente profondo. Il tempo rallenta e gli orizzonti si dilatano.

L’abitudine e la convenzione anestetizzano la coscienza che di fronte al mistero della vita rischierebbe di spaventarsi e paralizzarsi.

Attraverso la rassicurante schematizzazione della vita, diventiamo più produttivi ed efficienti e contemporaneamente ci schermiamo dall’abisso dell’esistenza, credendo illusoriamente di poterlo dominare.

Come sarebbe un mondo dove i filosofi sono parte effettiva della società?

Se fossero veri filosofi ovvero veri amanti del sapere, non sarebbero necessariamente governatori (come voleva Platone) ma piuttosto dei “numi tutelari”.

Il filosofo con il suo sguardo che vuole conoscere l’origine dei fenomeni (Virgilio), i pensieri dietro le azioni, dovrebbe guidare i tecnici verso l’agire salvaguardando sempre la consapevolezza e la propria autonomia rispetto al potere.

Il filosofo è colui che si pone e propone continuamente domande, che mantiene la sua mente attenta per mettere in crisi le sicurezze dei singoli come le fragili certezze proposte dal potere (vedi gli slogan rassicuranti della politica).

In una siffatta “società filosofica” il potere costituito sarebbe costantemente sottoposto a controllo attraverso il pensiero critico che dovrebbe essere diventato patrimonio comune di tutti i cittadini attraverso l’attività più importante cui si dovrebbero dedicare i filosofi: la paideia.

Questo farebbe crescere la consapevolezza degli elettori e l’opinione pubblica, avendo sviluppato autonomo pensiero critico, avrebbe gli anticorpi alla schiavitù e eleggerebbe solo chi gli garantisse vera libertà.

Cosa pensa della situazione della s cuola di oggi?

Dobbiamo assolutamente ritrovare il valore della pedagogia.

L’educazione non è neanche più insegnamento, nel senso che non solo non intende più risvegliare coscienze (ex-ducere) ma neanche lasciare un segno (in-signo), è oramai ridotta a mero nozionismo, una sorta di indottrinamento su come diventare sempre più produttivi e ben inseriti nel grande meccanismo del mercato.

Ecco perché è stato tanto facile trasferirla on-line, perché per questo tipo di scuola non è più necessaria la relazione con un maestro ma basta una buona linea di connessione per trasferire i dati da un recipiente pieno (il docente) a uno vuoto (il discente).

Oramai non c’è quasi più spazio per la formazione è rimasta solo l’informazione.

Se privilegiamo la seconda, non è più necessaria la relazione tra insegnante e allievo, tanto meno che essa sia profonda, viva e coinvolgente, può facilmente diventare completamente virtuale.

Il neoliberismo ha ben chiaro che gli anticorpi si costituiscono a scuola; una mente libera è difficile da rendere schiava, per questo è stata trasformata in un laboratorio di indottrinamento svuotato di ogni elemento erotico.

Occorre rifondare il nostro sistema educativo insegnando a pensare, a sentire ad amare. L’educazione ai sentimenti e al corretto pensare come presupposto al corretto agire. Solo mostrando l’importanza dello sviluppo armonico dell’individuo nella comunità sarà possibile difendersi dal più pericoloso dei virus, quello dell’egoismo e del narcisismo alimentato da una società aggressiva e competitiva. Solo così potremmo, forse, evitare l’autodistruzione.

Il nostro pensiero si esprime attraverso il linguaggio. Che cos’è il linguaggio e come esso forma l’individuo?

Tra tutti gli animali, siamo l’unica specie capace di un linguaggio tanto articolato.

Il linguaggio è contemporaneamente una conseguenza e un presupposto della nostra capacità di essere razionali.

Il linguaggio è lo strumento attraverso cui pensiamo noi stessi e il mondo che ci circonda e contemporaneamente ciò che ci permette di comunicarlo agli altri.

L’essere umano è tra gli animali più fragili che esistano: un uomo lasciato a se stesso è estremamente vulnerabile.

Da qui nasce, l’esigenza di elaborare un linguaggio. La consapevolezza della nostra fragilità costitutiva, ci ha spinto a cercare uno strumento di condivisione e per consolidare rapporti e collaborazioni per vincere la nostra debolezza. Diceva Pascal “L’uomo è soltanto una canna, la più fragile della natura; ma è una canna pensante” e il pensiero da forma al linguaggio e si lascia formare da esso. Risponde all’esigenza di collaborazione con cui si vice la fragilità del singolo.

Naturalmente quando parlo di linguaggio mi riferisco a quello consapevole, non come avviene oggi dove le parole vengono abusate nel linguaggio comune che cancella i significati, trasforma il nostro vocabolario impoverendo così i nostri pensieri.

Un linguaggio che perde sia i vocaboli che il loro significato è indice di scadimento della cultura e, quindi, delle opportunità di ragionamento e di relazione tra le cose e tra le persone.

Questo ci espone a un grado di fragilità sempre più grande: un linguaggio privo di contenuti finisce per tradire la ragione più importante per cui era nato, relega l’uomo ad un isolamento ancora più radicale e quindi a un grado di vulnerabilità sempre maggiore.

“ Una risata li seppellirà” e “il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi” da che parte si pone un filosofo?

“ Il riso abbonda sulla bocca degli stolti” è una locuzione latina che aveva la funzione di inibire e censurare una delle forme più alte di liberazione che abbiamo: la capacità di ridere. Veniva così etichettato il riso come sinonimo di stupidità, solo le persone sciocche trovano ragioni per ridere.

Invece proprio lo humor, a mio parere, consente di vedere le cose non negandone la drammaticità, ma ritrovando la leggerezza.

Come dico io: bisogna avere ali di farfalla per sostenere il mondo.

Calvino ci ricorda nella sua prima lezione americana dedicata alla leggerezza come nel mito, Perseo riesce a sconfiggere Medusa guardando attraverso lo scudo così da non essere trasformato in pietra; questa è la metafora di come solo uno sguardo indiretto riesce a rivelare la tragicità del mondo senza lasciarsi sopraffare, conservando la capacità di reagire. A questo serve la leggerezza del poeta-filosofo cui fa riferimento Calvino, l’unico capace di “sollevarsi sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza”.

Siamo spesso incapaci di vedere la realtà e di trovare la giusta prospettiva per poter proporre soluzioni proprio poiché abbiamo perso il potere dell’ironia.

Non solo, proprio attraverso lo humor possiamo togliere peso al potere, possiamo sottrargli quell’aura di sacralità e di paura di cui si ammanta per sottometterci e ritrovare la lucida visione e la libertà d’azione.

Una mente leggera non è superficiale, ma è una mente sveglia, vivace in grado di cogliere il senso profondo proprio perché sa stupirsi di ciò che vede, senza definirlo in una forma rigida.

La vera filosofia si configura come estrema lotta contro ogni forma di potere per questo non può che essere ricca di humor. Come diceva Nietzsche “potrei credere solo ad un dio che sapesse danzare e quando ho visto il mio demonio, l’ho sempre trovato serio, radicale, profondo, solenne: era lo spirito di gravità, grazie a lui tutte le cose cadono. Non con la collera, col riso si uccide. Orsù, uccidiamo lo spirito di gravità”.

C’è qualcosa che vuole comunicare ai nostri lettori?

Come reazione a questo decadimento che imperversa, sono nate alcune associazioni fra cui “Unialeph” l’università popolare di Mauro Scardovelli con cui ho l’onore di collaborare da 20 anni o come “Attuare la Costituzione” di Paolo Maddalena Presidente Emerito della Corte Costituzionale. Dalla loro sinergia è emerso il progetto di riportare al centro l’uomo attraverso un nuovo Umanesimo e quindi un nuovo Rinascimento seguendo le indicazioni della più bella Costituzione del mondo.

Nella Costituzione Italiana, infatti, i Padri Costituenti hanno voluto lasciare una sorta di “manuale delle istruzioni” per evitare che i prepotenti tornassero al potere. Una dettagliata articolazione di norme che si pongono quale baluardo della legalità e della giustizia sociale contro ogni abuso del potere, contro ogni schiavitù.

Il Comitato di Liberazione Costituzionale (CLC), di cui faccio parte, è un gruppo di nobili amici che mettono a frutto le esperienze maturate in più di vent’anni di lotta contro il potere neoliberista e narcisista per ripristinare la Costituzione tradita.

Siamo tutti consapevoli che i frutti di questa rivoluzione non saranno per noi e probabilmente nemmeno per i nostri figli.

Non siamo più sedotti dall’illusione del tutto e subito cui questa mentalità capitalista ci ha abituati e, quindi, pur consapevoli che alcuni cambiamenti devono essere attuati fin da subito, non siamo più vittime della fretta. Emanciparsi dall’urgenza è il primo passo per la lungimiranza.

NICOLA DONTI. Storico della filosofia, Trainer in Programmazione Neuro Linguistica (PNL) Umanistica Integrata ed esperto in comunicazione efficace e nella formazione in ambito socio-sanitario, vive a Perugia dove è nato nel 1975. Si è laureato con il massimo dei voti in Filosofia presso l’Università degli Studi di Perugia con una tesi in Filosofia della Religione. Ha seguito un Master per “Esperto in Comunicazione e Relazioni interpersonali” presso l’Università di Siena. È diventato Trainer in PNL Umanistica dopo aver frequentato un secondo Master in “Programmazione Neuro Linguistica Umanistica” presso la scuola ALEPH PNL. Ha partecipato, inoltre, al corso biennale di specializzazione per “Formatori professionali e Coordinatori di interventi formativi in ambito sanitario” presso la Scuola Superiore Internazionale di Scienze della Formazione di Venezia in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.

Proprio nell’ambito sanitario ha svolto e continua a svolgere la maggior parte della sua attività di docenza sui temi della motivazione e della comunicazione nelle relazioni interpersonali, in particolare con la Azienda USL n.2 dell’Umbria (Perugia) dove dal 2004 è Responsabile Assicurazione Qualità del Centro di Formazione.

Fin dal 2002 svolge, in qualità di docente, numerosi corsi di formazione con diverse Aziende sia pubbliche che private (USL, AFAS, ENAIP, ONAOSI,  CE.ST.OR. ) sui temi della leadership, comunicazione assertiva, gestione del personale, ecc.

Con 2 importanti Ospedali della Regione (gli Ospedali di Foligno e Branca) ha curato il progetto di “Umanizzazione degli Ospedali” ed il percorso formativo ad esso collegato, che ha visto coinvolto tutto il personale medico e sanitario nella valorizzazione del cosiddetto “capitale intangibile”.

Ricercatore entusiasta delle relazioni profonde che legano i diversi ambiti del sapere, pone al centro della sua attività la formazione della “persona”, intesa come quel processo di “risveglio” delle potenzialità nascoste in ogni essere umano. L’utilizzo di strumenti che spaziano dalla filosofia alla psicologia, dall’arte alla letteratura, dalla scienza alla religione, sistematizzati all’interno di una cornice umanistica, rendono la sua attività didattica particolarmente originale, flessibile, efficace e congruente.  

Meeting Minutes del 4 maggio 2020: non dimentichiamo Giulio Regeni

Meeting Minutes del 4 maggio 2020: non dimentichiamo Giulio Regeni

Tutta la dottrina dello Spirito Santo resta legata alla parola di Gesù. Il nuovo è fissato sull’antico . Così la rimembranza arriva alla dottrina.
Dietrich Bonhoeffer


” Dunque, con quell’unica camicia nello zaino me ne vado incontro a un “avvenire sconosciuto”. Così si dice. Ma sotto i miei piedi girovaghi non c’è forse dappertutto la stessa terra? E lo stesso cielo – ora con la luna, ora col sole, per non parlare di tutte le stelle – non si stende forse sopra i miei occhi rapiti? Perché si dovrebbe parlare di un “avvenire sconosciuto”? “
Etty Hillesum

UDDY ELIAS (CUGINO DI ANNE FRANK); 2 GIUGNO 1925 – 16 MARZO 2015
Il 2 giugno 2020 Buddy Elias avrebbe festeggiato il suo 95° compleanno.

“Buddy Elias, cugino di Anne Frank, è stato – e sempre sarà – una figura importantissima per la nostra Associazione dato che, dall’inizio, si è impegnato nel darmi consigli e suggerimenti sui programmi da sviluppare, sui progetti educativi… Ricordandomi ogni singolo istante quanto sia importante ricordare, testimoniare e incoraggiare a combattere oggi contro ogni forma di indifferenza, razzismo, discriminazione ed esclusione.
Proprio come ha fatto Buddy per tutta la sua vita, dando voce alle parole di sua cugina Anne e promuovendo un mondo migliore.
Grazie di cuore Buddy per averci insegnato tutto questo, per avermi accolto da subito nella tua vita permettendomi di conoscerti di più e di conoscere meglio la storia di Anne e di tutta la famiglia Frank. Per essere sempre al nostro fianco.
Grazie, Buddy, per incoraggiarci ogni giorno a NON dimenticare e a lottare per la pace, l’amore, l’uguaglianza, l’ascolto e il rispetto.
Tanti Auguri, di cuore.”
Federica Pannocchia, Presidente dell’Associazione di volontariato Un ponte per Anne Frank
– –
Buddy Elias era un attore, e un meraviglioso pattinatore sul ghiaccio. Condivideva questa passione grandissima con sua cugina Anne.
Buddy è nato a Francoforte sul Meno, in Germania, nel 1925, ma ha vissuto gran parte della sua vita a Basilea, in Svizzera. Buddy Elias è il nome d’arte di Bernhard Elias. Dal 1947 al 1961 ha lavorato come comico per la compagnia “Holiday on Ice”. Insieme a numerose apparizioni sul palco, Buddy ha anche lavorato come attore in oltre 80 film e programmi televisivi. Ha trascorso gran parte della sua vita a parlare di sua cugina Anne Frank e di tutte le vittime della Shoah, per non dimenticare il loro terribile destino.
– –
Di seguito, ecco la mia intervista a Buddy Elias realizzata nel 2015:

1) Grazie Buddy per aver accettato di rilasciare quest’intervista, è un immenso piacere averti qui. Puoi raccontarci qualcosa di te?
«Ho 89 anni adesso, ma la mia salute è buona, se non per qualche problema di udito. Ho due figli e cinque nipoti, e vivono tutti in Germania. Pratico Yoga ogni mattina e alcune volte continuo a lavorare come attore, ma la cosa più importante nella mia vita, adesso, è continuare a tramandare gli ideali di mia cugina Anne Frank. Insieme a mia moglie, Gerti, organizziamo incontri nelle scuole, dove leggiamo agli studenti alcuni estratti dal nostro libro*, parliamo di Anne e della Shoah.»

2) Che cosa ti piaceva fare da bambino?
«Mi piaceva molto pattinare sul ghiaccio, infatti crescendo sono diventato un pattinatore professionista. Pattinavo e ballavo sul ghiaccio. Mi sono esibito per ben quattordici anni, e ho viaggiato molto. Sono anche stato a Milano, Torino e Roma.»

3) Com’era vivere durante la guerra e che cosa ti spaventava maggiormente?
«Durante la guerra vivevo a Basilea, in Svizzera, con la mia famiglia, che comprendeva anche le mie nonne e uno zio che aveva lasciato la Francia per fuggire dai nazisti. Basilea, la mia città natale, dista solo un paio di minuti dalla Germania e dalla Francia, quindi temevamo molto un’invasione tedesca.»

4) In alcune interviste che hai rilasciato in passato hai detto di avere molte cose in comune con tua cugina Anne Frank e, correggimi se sbaglio, uno degli ultimi ricordi che hai di Anne è quando ti chiese di travestirti da vostra nonna, la madre di Otto Frank e di tua madre, d’indossare un cappello e di calzare delle scarpe con il tacco alto in modo da imitarla meglio. Anne amava il teatro e quel giorno insieme vi divertiste molto. Puoi condividere con noi un altro ricordo che hai di Anne, un qualcosa che non dimenticherai mai…
«Sì, Anne amava travestirsi e fingere di essere un’attrice. Insieme giocavamo come facevano tutti i bambini. Lei era molto brava a giocare a nascondino, scovava sempre dei luoghi in cui trovarla era impossibile. Andavamo molto d’accordo. Margot, invece, non giocava molto. Lei preferiva leggere, ma era una ragazza molto dolce. Otto Frank diceva sempre: “Tutto il mondo parla di Anne e nessuno parla di Margot”. Questo lo rendeva molto triste.»

5) Nel 1929 tuo padre divenne il proprietario di una compagnia tedesca con sede a Basilea, e nel 1931 tu e tua madre vi uniste a lui. I Frank volarono ad Amsterdam ma fino alla Wehrmacht continuarono ad andare a trovarvi in Svizzera. Dopo Anne decise di rimanere in contatto con voi scrivendovi delle lettere. Di che cosa parlava nelle sue lettere?
«Ci scriveva molto spesso e nelle sue lettere ci raccontava tutto sulla sua vita, sulla scuola, sui suoi amici, su quello che faceva ecc…»
Come scopristi che Otto, Edith, Margot e Anne avevano deciso nascondersi?
«Quando Margot ricevette una convocazione, una chiamata a presentarsi per “un campo di lavoro in Germania”, ci inviarono la loro ultima cartolina, scrivendo che non avrebbero più potuto corrispondere con noi. Capimmo che si sarebbero nascosti. Ma non avevamo idea di dove sarebbero andati… Poi, per due anni non ricevemmo da loro alcun tipo di contatto.»

6) Com’era il rapporto tra Anne e Margot?
«Il loro rapporto era molto bello. Non erano d’accordo su tutto, ma questo atteggiamento è normale tra sorelle. Le loro personalità erano molto diverse. Anne era vivace mentre Margot era taciturna. Possiamo dire che Anne era la figlia di Otto mentre Margot era la figlia di Edith.»

7) Molti bambini durante la Shoah scrissero vari diari, e rispetto tutti i loro scritti. Anne è la voce delle vittime della Shoah, perché molte persone, grazie al suo diario, hanno imparato cos’è la Shoah, cos’è la discriminazione e si sono interessati a questioni umanitarie. Per esempio, Anne nel suo diario si batte per i diritti delle donne, sperava che un giorno le persone potessero vivere in pace, senza dare importanza alla loro religione, al colore della pelle o alla nazionalità…
Alcune delle mie frasi preferite del Diario di Anne Frank sono:
– “Che bello il fatto che nessuno debba aspettare un momento particolare per iniziare a migliorare il mondo.”
– “Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora.”
– “È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.”
Quali sono le tue frasi preferite?
«È una domanda molto difficile questa. Allora, una frase che mi piace molto è:
“Un giorno saremo di nuovo uomini e non soltanto ebrei.”
Mentre un’altra è:
“Che bello il fatto che nessuno debba aspettare un momento particolare per iniziare a migliorare il mondo.”»

8) Nel suo diario Anne scrisse anche di te. Come ti sei sentito la prima volta che hai letto quelle parole?
«Avevo le lacrime agli occhi quando il suo diario fu pubblicato in Germania agli inizi degli anni 50 e lessi ciò che Anne aveva scritto di me.»

9) I Frank si rifugiarono nell’“Alloggio Segreto” per oltre due anni prima che furono scoperti e deportati in campi di concentramento nazista. Otto è l’unico sopravvissuto. Edith è morta di fame ad Auschwitz mentre Anne e Margot sono morte a Bergen – Belsen durante un’epidemia di tifo. Come ti sei sentito quando hai scoperto cos’era successo?
«Mi sono sentito a pezzi, ero distrutto.»

10) Grazie per le tue preziose risposte. Prima di salutarti vorrei farti un’ultima domanda: dal 1996 sei il presidente dell’Anne Frank Fonds, con sede a Basilea. Puoi dirci qualcosa in più?
«Innanzitutto, grazie a te per l’importante lavoro che fai con la tua Associazione, per il tuo interesse e il tuo impegno nel ricordare le vittime della Shoah, specialmente Anne.
Certo, l’Anne Frank Fonds è stata fondata da Otto Frank ed io ne sono divenuto il presidente dopo la sua morte. L’intero ricavo delle vendite di libri e ogni tipo di materiale che riguarda Anne Frank è utilizzato per un ampio numero di progetti benefici, specialmente dedicati ai bambini bisognosi.»

* 1989 Cina: l’esercito interviene in Piazza Tien An Men e assassina 1000 studenti
* Giornata mondiale per i bambini vittime di violenza

Il pericolo non viene da quello che non conosciamo, ma da quello che crediamo sia vero e invece non lo è
Mark Twain


Purtroppo la propaganda governativa che controlla tutti i media ogni giorno ossessivamente non fa il minimo cenno ai malati di patologie diverse da coronavirus: altro che ripresa dell’Italia. Bugiardi. Ieri la disdetta dell’ospedale di Busto Arsizio (VA) di un vaccino programmato da mesi da specialista e sono 6 mesi che non ho il diritto costituzionale alla conservazione della mia salute di “paziente cronico”, così siamo definiti dalla Regione Lombardia. Con legge ad hoc. Non vedo gli specialisti da oltre sei mesi e nulla è programmato per riprendere i controlli, le visite… I piani terapeutici diabetologici sono ad es. slittati da un anno a due di validità, per tagli alla spesa sanitaria. Il San Raffaele in un recente passatosi è addirittura rifiutato di accettarmi, dopo 20 anni come paziente. Consentitemi di pregare per chi vive la mia stessa situazione sanitaria: siamo abbandonati dal Sistema Sanitario Nazionale. Tutto gira intorno solo alla pandemia. Noi non ne parleremo più di questo tormentone mediatico. Si muore anche di altro.

Ho bisogno di te

(Signore insegnaci a pregare)

Signore
ho bisogno di te.
Ho bisogno di parlarti.
Vengo per sostare,
solo dinnanzi a te,
a bocca chiusa, come Maria.

Riempi il vuoto che mi schiaccia.
Sazia la fame che mi divora.
Rischiara il buio che mi acceca.
Fortifica la debolezza che mi sfibra.

Dammi la tua luce che non si vede;
la tua parola che non si sente;
il tuo amore che non si gusta.




Poesia

ENDLESS LOVE

We can know

Endless love

When we pray

To God above

David Herr

AMORE

Possiamo sapere

Amore senza fine

Quando preghiamo

A Dio sopra

Davide Herr

Ipotesi di ingenti forniture di armi all’Egitto: inaccettabili e illegali

Io non dimentico Giulio Regeni e nella foto del mio profilo Facebook da mesi appare col mio volto, il Governo affarista deve cadere quanto prima…

03.06.2020 – Rete Italiana per il Disarmo

Ipotesi di ingenti forniture di armi all’Egitto: inaccettabili e illegali
(Foto di http://www.disarmo.org)

Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace chiedono al Ministro degli Esteri di riferire in Parlamento e invita tutte le forze politiche a manifestare la propria contrarietà alle nuove forniture militari all’Egitto.

“Inaccettabile, oltraggiosa e in aperto contrasto con le norme sancite dalla legge vigente”. Così Rete italiana per il disarmo e Rete della Pace definiscono la possibile imminente autorizzazione (segnalata da organi di stampa) da parte del Governo italiano di ingenti forniture militari alle forze armate dell’Egitto. “E’ inaccettabile che venga rilasciata la licenza ad esportare un ampio arsenale di sistemi militari ad un paese come l’Egitto che, schierato a fianco dell’autoproclamato Esercito nazionale di liberazione libico (Lna) del generale Khalifa Haftar, da anni sta destabilizzando ogni negoziato per la pacificazione in Libia. E’ oltraggiosa sia nei confronti della memoria di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano barbaramente assassinato in Egitto e sulla cui morte le autorità egiziane non hanno mai contribuito a fare chiarezza, sia nei confronti di tutti coloro – oppositori politici, sindacalisti, giornalisti, difensori dei diritti umani – che vengono perseguitati perché non sono graditi al regime imposto dal generale al-Sisi, come dimostra anche il caso di Patrick Zaky”.

La legge n. 185 del 1990 non solo vieta esplicitamente le esportazioni di armamenti verso i Paesi i cui  governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, ma prescrive che l’esportazione di materiale di armamento e la cessione della relative licenze di produzione “devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia”. Proprio per questo è indispensabile che il Governo, ed in particolare il Ministero degli Esteri che ha titolarità su questa materia, riferisca urgentemente in Parlamento riguardo al rilascio dell’autorizzazione di nuove e consistenti forniture di sistemi militari all’Egitto.

Nelle scorse settimane, diverse ed autorevoli fonti di stampa hanno infatti dato notizia di un’ampia commessa militare da parte dell’Egitto: si tratterebbe non solo delle due fregate Fremm attualmente in dotazione alla Marina miliare italiana (la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi), ma anche di altre quattro navi e 20 pattugliatori che potrebbero essere costruiti nei cantieri egiziani. Inoltre sarebbero in corso trattative per la vendita all’Egitto di 24 caccia multiruolo Eurofighter e per 20 aerei addestratori M346. Si tratterebbe, a detta di molti esperti ed analisti, del maggiore contratto per forniture militari mai rilasciato dall’Italia dal dopo-guerra. Contratto con un Paese, come l’Egitto, che non fa parte delle alleanze politico-militari dell’Italia: proprio per questo, è necessario che il governo riferisca in Parlamento in merito alla conformità di queste forniture militari con la politica estera e di difesa del nostro Paese.

Il Ministero degli Esteri ed il Governo infatti possono anche non concedere l’autorizzazione alla fornitura e all’esportazione di questi sistemi militari all’Egitto nonostante siano già state autorizzate ed abbiano preso avvio le trattative commerciali relative. Tale diniego non contrasta con l’autorizzazione preliminare ed è ancora possibile perché – come ha spiegato in una recente audizione il direttore dell’Autorità nazionale UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento), si tratta di due atti diversi tanto che solo “il 2,5 per cento del valore autorizzato come trattativa poi si traduce in reali contratti” nel campo dell’export militare.

Invitiamo tutte le forze politiche – conclude la nota di Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace – a chiedere al Ministro degli Esteri di riferire in parlamento e a manifestare la propria contrarietà alle nuove forniture militari all’Egitto. E’ indispensabile una chiara presa di posizione da parte del Parlamento ed un atto di discontinuità da parte dell’attuale Governo. Va ricordato come nel 2019 l’Autorità nazionale UAMA abbia autorizzato l’esportazione all’Egitto di oltre 871 milioni di euro di  sistemi militari, in gran parte per la fornitura di 32 elicotteri (24 elicotteri AW149 più otto AW189) prodotti dalla divisione elicotteri della società a controllo statale Leonardo: un’autorizzazione rilasciata probabilmente dal precedente governo Conte I ma comunque realizzata senza alcun tipo di consultazione formale con il Parlamento”

Il vecchio nella casa di pietra

02.06.2020 – Vitoria-Gasteiz (Spagna) – Ali Salem Iselmu Abderrahaman

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Il vecchio nella casa di pietra

Quando mi avvicinai a quel cane, notai una certa tristezza nei suoi occhi, lo chiamai più volte per nome e gli offrii una ciotola piena di cibo. Non è venuto, mi ha guardato con una certa diffidenza. Stava radunando le capre. Era sempre a sud del gregge, annusando i sentieri che doveva prendere ogni giorno.

Gli enormi muri di pietra, dove viveva il loro proprietario. Quel vecchio con la barba bianca, lo sguardo misterioso e il sorriso permanentemente disegnato sulle labbra. Ti portava sempre nel passato più remoto, quando iniziava a parlare di come le dune, con il passare del tempo, siano avanzate sulla scarsa vegetazione, fino a circondare quella catena montuosa che funge da rifugio per il profondo pozzo, che è ancora l’unico punto in cui uomini e animali vanno in cerca d’acqua.

Il vecchio metteva sempre il cuscino sul piccolo cumulo di sabbia e guardava attentamente mentre le capre, accompagnate dal loro cane da pastore, entravano in quella costruzione di pietra. Si alzava e iniziava a ispezionarle. Il cane pastore scodinzolava, guardandole una ad una. Mentre il sole si nascondeva dietro la nebbia che nasceva dal caldo e il vento leggero muoveva la sabbia che copriva la diga di pietre nere. Quella diga che nascondeva al suo interno, incisioni e simboli della preistoria.

Il cane, le capre e quell’uomo dalle enormi impronte. Si mescolavano alle tombe giganti che la sabbia inghiottiva ogni mattina durante il suo lungo viaggio. Appartenevano al mondo dei falò, delle stelle e delle lunghe e infinite distanze offerte da quel paesaggio scolpito dal vento.

Quando lo guardavo in faccia, vedevo il passare degli anni nella sua lunga barba. Potevo vedere i suoi occhi, le sue labbra e le rughe che dominavano il suo viso. Il fuoco debole, mi aiutava a vedere i gesti delle sue mani, quando parlava del paesaggio infinito delle dune.

Il vecchio delle sabbie ti permetteva di fargli diverse domande di fila e ti ascoltava attentamente. Poi ha cominciato a parlare dell’anno in cui si è perso, e grazie alle nuvole autunnali che segnano una linea di gocce che possono dividere una montagna in due metà, è riuscito a bagnarsi le labbra.

Nella sua fortezza di pietra rossastra, l’impatto del vento feroce ha un senso. Rompe il silenzio della notte. Le pareti sono l’eco che ripete ogni suono, che nasce dall’interno delle dune che si sono accumulate nel tempo sulle pareti di quella catena montuosa.

In quel paesaggio sterile e nudo si percepivano solitudine, lontananza e durezza. Le capre camminavano sulle pietre alla ricerca della scarsa erba, mentre il cane annusava i piccoli buchi nel terreno. Il vecchio ispezionò il pozzo, perché sapeva che il suo spirito era intrappolato all’interno di quelle mura da cui scorreva l’acqua.

In lontananza si vedeva la casa di pietra che segnava il confine tra due mondi. Un mondo pieno di silenzio, dove gli esseri viventi hanno imparato a essere liberi all’interno di una natura ostile e primitiva. E un altro mondo che giace sepolto sotto la sabbia.

Il vecchio guarda sempre le loro orme. Cerca il sentiero della notte. Una luce fioca è il suo unico punto di riferimento. Nel frattempo, una stella segna il suo percorso verso la casa di pietra.

Casa Piedra è un quartiere storico di El Aaiún, nel Sahara occidentale o nel Sahara occupato; un quartiere insubordinato, ribelle al regime di occupazione marocchina. Questo quartiere – attualmente chiamato Maatha dal Marocco – è stato chiamato Quartiere di Soweto in memoria dell’omonimo quartiere di Johannesburg, durante l’era dell’Apartheid in Sudafrica. È un quartiere indipendente, controllato dalle famiglie saharawi che vi abitano, dove non entrano né la polizia né i coloni marocchini.

Ali Salem racconta questa storia dalla sua esperienza e dalla sua attuale resistenza pacifica.

Traduzione dallo spagnolo di Francesco Alimena