Meeting Minutes

Meeting Minutes per Patrick Zaki

– 190 giorni di detenzione;
– 32 giorni dall’ultima udienza;
– 13 giorni alla prossima;
– 160 giorni dall’ultima visita dei familiari;
– 1663 giorni dall’omicidio di #GiulioRegeni.

Tutti i giorni, per #PatrickZaki. Perché sia libero, finalmente.

L’essenza ” cristiana” non è mai davvero al di là dell’umano, ma nel centro dell’umano. L’essenza “cristiana” non è uno scopo in sè, ma consiste, per l’uomo in quanto uomo, nella possibilità e nel precetto di vivere davanti a Dio
Dietrich Bonhoeffer

In memoria

Dorothy Day nota che ′′ ha lavorato in ospedale per un anno, o fino alla fine dell’epidemia di influenza.” L ‘ allenamento della sua infermiera è iniziato ad aprile, e ha lasciato l’ospedale a dicembre. Ha trascorso nove mesi a lavorare lì nel cuore della pandemia, che ha continuato fino al 1920. Quella pandemia potrebbe aver ucciso fino a 50 milioni di persone in tutto il mondo su 500 milioni o un terzo della popolazione mondiale che era diventato infetto. Ha ucciso 675,000 persone negli Stati Uniti – e dei 30,000 abitanti di New York che gli sono morti, 21,000 sono morti tra metà settembre e metà novembre 1918, mentre Dorothy lavorava al Kings County Hospital .

In questa data nel 1963 (15 agosto) morì Mary Elisabeth Dreier. (Nata il 26 settembre 1875.) #Suffragist#LaborUnionAttivist#AntiwarAttivist#NuclearDisarmamentAttivist
Nel 1905, Mary incontrò la collega riformatrice Frances Kellor. Le due donne sono diventate partner e compagni per la vita, condividendo una casa per 47 anni. Nel 1906, Mary è stata eletta presidente della sede di New York della Women’s Trade Union League. Successivamente è stata presidentessa della festa del suffragio femminile di New York City. Nata a #Brooklyn New York. Morta nel #BarHarbor Maine. Seppellita nel #GreenWoodCemetery Brooklyn, vicino ai suoi genitori e a pochi passi da Frances.
~ La serie marginale dei cimiteri della #Mennonite Society Heroes


In questa data nel 1949 (15 agosto) morì Vida Goldstein. (Nata il 13 aprile 1869.) #Pacifist#Suffragist#Scientisthani
Attivista anti-coscrizione Avvocatessa per il disarmo militare mondiale. Nel 1903, Vida si candidò al Senato australiano, la prima donna nell’impero britannico a difendere l’elezione a un parlamento nazionale. Corse di nuovo nel 1910, 1913, 1914 e 1917. Nel 1915, fondò l’Esercito della Pace femminile, un gruppo radicale anti-guerra. Il loro obiettivo era lottare contro il militarismo con ′′ lo stesso spirito di sacrificio che i soldati hanno mostrato sul campo di battaglia.” Vida aveva molte proposte di matrimonio, ma le ha rifiutate tutte. Nata a Portland, Victoria, Australia. Morta nel sud di Yarra, Victoria, Australia. Cremata.
~ La serie Marginale #Mennonite Society Heroes

Buon compleanno

Buon compleanno, Arthur Gish (agosto. 15, 1939-28 luglio 2010)! #Pacifist#Obiettoreconscio#ChurchoftheBrethren
Attivista in molte campagne di pace e giustizia. Sposato con la collega attivista Peggy Gish. Avvocato per una vita semplice. Partecipante alle squadre cristiane di pace. Scrittore. Speaker. Comunitaria. Autore di ′′ La nuova sinistra e il radicalismo cristiano ′′ (1970) e ′′ Beyond the Rat Race ′′ (1972). Nato a #LancasterCounty Pennsylvania. Morto nella sua fattoria ad #Amesville Ohio. (Foto: Arte e Peggy Gish. Non è vero
~ La serie Marginale #Mennonite Society Heroes

Poesia di David Herr



I am amazed

At what gets done

When God and I

Act as one

Sono stupito

A quello che viene fatto

Quando io e Dio

Agisci come uno

75 anni fa gli Stati Uniti distrussero la cultura giapponese

14.08.2020 – USA – David Andersson

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseSpagnoloFranceseTedescoGreco

75 anni fa gli Stati Uniti distrussero la cultura giapponese
Figure religiose rotte giacciono su una collina in una valle distrutta. Nagasaki, Giappone. 24 Settembre 1945, 6 settimane dopo che la città fu distrutta dal secondo attacco nucleare al mondo. (Immagine di Cpl. Lynn P. Walker, Jr. (Marine Corps) NARA FILE

Nello sganciare armi nucleari su Nagasaki, appena tre giorni dopo il bombardamento di Hiroshima, gli Stati Uniti erano perfettamente consapevoli del livello di distruzione e della portata del disastro umanitario: un istante dopo l’esplosione, l’estremità settentrionale della città era stata distrutta e 35.000 persone erano morte.

Qualcuno potrebbe pensare a una giustificazione politica e militare per Hiroshima, ma perché Nagasaki? Perché lanciare una seconda bomba nucleare tre giorni dopo? Potremmo anche chiederci perché i cittadini nippo-americani siano stati internati in campi di concentramento americani durante la guerra, nel loro paese, dal loro stesso governo.

L’unica vera spiegazione sensata è che gli Stati Uniti volevano assicurarsi che i giapponesi rimanessero per sempre una sottocultura dell’Occidente bianco. Se chiedessimo ai giapponesi il motivo per cui furono bombardati, risponderebbero che è accaduto perché erano “non bianchi” e ribatterebbero: “pensate che gli Stati Uniti avrebbero utilizzato armi nucleari contro la Germania Nazista?”.

L’America ha ottenuto in pochi minuti quello che i paesi europei che hanno colonizzato Africa e Sud America hanno ottenuto in 400 anni. Oggi, il Giappone è un’estensione territoriale degli Stati Uniti: infatti, accoglie molte basi militari americane e ricopre un ruolo chiave nel loro gioco geopolitico in Asia. Il museo memoriale del Genocidio armeno definisce genocidio culturale quelle “azioni e misure prese per distruggere la cultura delle nazioni o dei gruppi etnici attraverso una distruzione spirituale, nazionale e culturale”. Il 9 agosto fu un genocidio culturale durato cinque secondi.

Ogni evento importante che si verifica nel mondo odierno ha un profondo aspetto culturale e dobbiamo esaminarlo più da vicino. La tensione statunitense con la Cina, la Brexit, l’elezione di Donald Trump, il movimento Black Lives Matter, il colpo di Stato in Bolivia contro Evo Morales… tutto questo, e molte altre cose ancora, sono manifestazioni delle forze bianche-occidentali in azione. Tali questioni non possono essere giustificate in termini economici, dobbiamo riconoscere che, al di sotto, vi sia la lotta primitiva per la dominazione culturale bianca.

Traduzione dall’inglese di Francesca Vanessa Ranieri. Revisione di Maria Fiorella Suozzo

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 14 agosto 2020

“Ho una fiducia così grande: non nel senso che tutto andrà sempre bene nella mia vita esteriore, ma nel senso che anche quando le cose mi andranno male, io continuerò ad accettare questa vita come una cosa buona”
Etty Hillesum

Dove l’intelletto si indigna , dove la nostra natura si ribella , dove la nostra devozione angosciosamentenon giunge: lì. proprio lì, Dio ama stare.
Dietrich Bonhoeffer

In memoria

In questa data nel 1561 (14 agosto), due donne sono state decapitate segretamente nel Castello di #Gravensteen a #Gand Belgio. Erano #Anabaptiste
I loro nomi erano Tanneken Delmeere e Lynken Claesdochter. Tanneken era delle Fiandre #Oudenaarde (a circa 25 km a sud). È stata ribattezzata nel 1560 da Joachim Vermeeren (de Suyckerbacker), che ha ritrattato nel 1565. (Foto: The Gravensteen)
~ La marginale #Mennonite Society Anabaptist Executions Serie

Buon 75° compleanno, Wim Wenders (nato agosto. 14°, 1945)! #Filmmaker#Playwright#Autore
Direttore di ′′ Parigi, Texas ′′ (1984), ′′ Wings of Desire ′′ (1987), e ′′ Buena Vista Social Club ′′ (1999), tra tanti altri film. Nato a #Dusseldorf, Germania. Attualmente vive a #Berlino, Germania.
~ La serie Marginale #Mennonite Society Heroes

Preghiera del mattino, contro gli abusi comportamentali di colossi come Sky cinema, che subisco da giorni nonostante PEC inviate e loro arroganza amministrativa nel emettere fatture senza servizio corrisdposto ma da loro tolto arbitrariamenmte sul digitale terrestre. Un ferragosto di lotta più che di pace.

In me è buio, ma da te c’è luce,
io sono solo, ma tu non mi lasci
son pusillanime, ma da te c’è aiuto
sono irrequieto, ma da te c’è pace
in me c’è amarezza, ma da te pazienza
le tue vie non comprendo, ma tu conosci
la retta via per me.

Dietrich Bonhoeffer


Egitto, la caccia alle influencer di TikTok

Egitto, la caccia alle influencer di TikTok

13.08.2020 – Amnesty International

Egitto, la caccia alle influencer di TikTok
(Foto di Tic Toc)

“Ribadiamo l’impegno a continuare a combattere i vergognosi reati che violano i principi e i valori della società (…) L’Egitto proteggerà i confini dello spazio virtuale dalle forze del male”.

Con queste due dichiarazioni diffuse dalla procura generale il 29 aprile e il 2 maggio, le autorità egiziane hanno inaugurato una nuova fase della strategia repressiva per controllare la Rete.

Dalla fine di aprile 10 influencer di TikTok, seguite da centinaia di migliaia se non addirittura milioni di persone, sono state arrestate e sottoposte a procedimenti giudiziari per violazione della Legge sui reati informatici, “indecenza”, “incitamento all’immoralità”, “incitamento alla dissolutezza” e “violazione dei principi e dei valori della famiglia”.
Gli arresti sono scattati dopo denunce di uomini che si erano sentiti “oltraggiati” e a seguito di indagini del dipartimento del ministero dell’Interno che si occupa di questioni morali.

Quatto delle 10 influencer sono state condannate: Manar Samy e Sama el-Masry a tre anni, Hanin Hossam e Mawada el-Adham a due. I processi d’appello si svolgeranno nelle prossime settimane. Le altre sei influencer sono in attesa del processo.
Amnesty International ha esaminato le vicende giudiziarie di cinque delle 10 influencer.
Negli atti giudiziari si fa continuo riferimento al modo di vestire, alla “influenza” sul vasto pubblico dei social media e al fatto di fare soldi attraverso la Rete.

Ad Hanin Hossam, durante il processo, è stato rinfacciato di aver ottenuto “popolarità sui social media” e di “influenzare le giovani”. Lei è al centro di un’inchiesta separata, addirittura per coinvolgimento in “traffico di esseri umani”, a causa di un video su Instagram in cui incoraggiava ragazze di età superiore a 18 anni a pubblicare video di sé stesse sull’app Likee, che aumenta i guadagni in relazione al numero di visitatori.

Nel processo alla danzatrice del ventre Sama el-Masry, è stata esibita come prova una fotografia che la ritraeva in costume, ritenuta sufficiente per condannarla per aver pubblicato foto e video “ammiccanti” con “espressioni e movimenti che alludevano al sesso”.
Analogamente, nel processo contro Mawada el-Adham, arrestata il 15 maggio, la pubblica accusa ha esibito 17 selfie “indecenti”. L’imputata si è difesa sostenendo che quelle foto erano contenute in un telefono cellulare che le era stato rubato nel maggio 2019. Lei aveva sporto denuncia ma la polizia, anziché avviare indagini per rintracciare il ladro, le aveva chiesto perché avesse scattato quei selfie. È stata condannata per “violazione dei principi e dei valori della famiglia”.

La stessa strategia processuale è stata usata nel processo all’attrice e modella Manar Samy. L’imputata aveva denunciato già nel 2018 il suo ex marito, accusandolo di averla ricattata rendendo pubbliche foto intime scattate durante il periodo in cui erano stati sposati, in modo da poter ottenere l’affidamento della loro figlia. Per lei la condanna è stata di tre anni.

Il 22 maggio Menna Abdelaziz, 18 anni, ha iniziato una diretta su Instagram col volto pieno di lividi chiedendo alle autorità di arrestare l’uomo che accusava di averla violentata, picchiata e filmata senza consenso.
Quattro giorni dopo è stata arrestata insieme a sei uomini accusati dell’aggressione sessuale. È stata interrogata per quasi otto ore e alla fine, grazie alle dichiarazioni degli altri imputati, accusata di “incitamento alla dissolutezza” e “violazione dei principi e dei valori della famiglia”. È emerso che si era presentata a una stazione di polizia per sporgere denuncia ma le era stato detto di andare altrove perché quella non era territorialmente competente.
Menna Abdelaziz si trova attualmente in un rifugio governativo per le sopravvissute alla violenza, mentre le indagini nei suoi confronti vanno avanti.

“Processare una ragazza che ha chiesto pubblicamente aiuto è un’ingiustizia assurda che rischia di scoraggiare altre donne a denunciare le aggressioni sessuali”, ha commentato Lynn Maalouf, direttrice ad interim di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.
“Invece di controllare quello che fanno le donne online, il governo dovrebbe dare priorità al contrasto alla violenza sessuale e di genere e a porre fine alla discriminazione di genere”, ha concluso Maalouf.n>

Meeting Minutes

Meeting Minutes del  13 agosto 2020

” O tutto è casuale, o niente lo è. Se io credessi nella prima affermazione non potrei vivere, ma non sono ancora convinta della seconda.”
Etty Hillesum

Chi si inganna sulla verità della propria vita si inganna certo anche sulla verità di Dio
Dietrich Bonhoeffer

In memoria

In questa data nel 1585 (13 agosto), tre #Hutteriti sono stati eseguiti dalla decapitazione in #Burghausen#Baviera Germania. I loro nomi erano Wolf Raufer, Jorg Bruckmaier e Hans Aichner. (vedi #MartyrsMirror pp. 1060-1061.) Wolf era un sarto per commercio. Jorg era un vaso.
~ La Marginale #Mennonite Society #Anabaptist Executions Series

Buon compleanno Lucy Stone (agosto. 13, 1818-ottobre. 18, 1893)! #Suffragist#abolizionista#insegnante#TaxResister#OberlinCollege laureata
Editore di un giornale settimanale chiamato ′′ The Women’s Journal.” Nel 1855, Lucy sposò Henry B. Blackwell, un collega abolizionista. Ha scelto di mantenere il proprio nome (scandaloso all’epoca). Lucy e Henry hanno accettato un matrimonio basato sulla parità di partnership in tutti i settori, compreso quelli finanziario e legale. Nata a #WestBrookfield, Massachusetts. Morto a #Boston Massachusetts. Cremata (la prima cremazione in Massachusetts). I suoi resti sono nel cimitero di Forest Hills e Crematorio, #GiamaicaPlain Massachusetts.
~ La serie Marginale #Mennonite Society Heroes

Preposizione quindicesima ed ultima dei quaccheri

Dato che lo scopo primario di tutta la religione e’ di redimere l’uomo dallo spirito del mondo e dalle vane conversazioni mondane, e di condurlo ad un’intima comunione con Dio, davanti al quale, se noi lo temiamo sempre, siamo felici; pertanto tutti i vani usi e costumi e tutte le vane abitudini, sia in parola che in opera, devono essere respinte e dimenticate da coloro che sentono questo timore; cose come il togliersi il cappello di fronte ad un altro uomo, gli inchini e le posture del corpo, e altri saluti di questo genere, con tutte le formalita’ folli e superstiziose che accompagnano tali gesti; tutto questo l’uomo lo ha inventato nel suo stato degenere, per nutrire il suo orgoglio nella vanita’ e nella vanagloria di questo mondo; e cosi’ anche i giochi inutili, i divertimenti frivoli, lo sport e i giochi, che sono stati inventati per passare il tempo prezioso e distogliere la mente dalla testimonianza di Dio nel cuore, e dal sentire in modo vivo e profondo il timore di Lui, e dallo Spirito evangelico con cui i Cristiani devono sempre essere rigenerati, spirito che conduce alla sobrieta’, alla serieta’ ed al timor di Dio; in cui, se noi ci sottomettiamo, la benedizione di Dio viene sentita accompagnarci in quelle azioni in cui dobbiamo impegnarci, per poterci prendere cura necessariamente dell’umo esteriore.

Quanto costa l’apocalisse?

11.08.2020 – Guido Viale

Quanto costa l’apocalisse?
(Foto di Pixabay)

Ho frequentato l’analisi costi benefici (ACB) in misura sufficiente a vedere come si fanno “venir fuori” i risultati desiderati: specie quando, caso molto frequente, a pagarla è il promotore del progetto, ma anche quando l’“ente terzo” che la effettua si dimostra sensibile alle pressioni politiche (cioè, in tutti gli altri casi). Il risultato dipende dalle “assunzioni” (cioè dai fattori che vengono presi in considerazione e dal metodo per dar loro un prezzo fittizio), ma soprattutto dagli elementi su cui si “soprassiede”. Non che l’ACB sia inutile: spesso serve a “fare ordine” in progetti scritti con i piedi e a volte anche a modificarne qualche aspetto secondario, ma a liquidarli senza remissione, mai.

Questo vale anche per l’ACB del TAV Torino-Lione condotta dallo staff di Marco Ponti: il risultato è sì negativo, ma le assunzioni sul volume di traffico che il Tav potrà attrarre sono decisamente sovradimensionate. D’altronde, con progetti che hanno tempi di realizzazione così lunghi si dovrebbe prendere in considerazione gli sviluppi futuri della crisi ambientale e climatica e lì non ve n’è traccia.

Se ne parla invece nelle considerazioni con cui Marco Ponti e Francesco Ramelli polemizzano con un testo in cui Stefano Caserini definisce illusoria l’idea di un’”auto non inquinante” (Micromega n. 4-2020 e blog 28.7.2020). Non entro nel merito della contesa. Sono un nemico giurato dell’auto privata tanto quanto Marco Ponti è un sostenitore senza se e senza ma del trasporto su gomma. Noto soltanto che per stabilire quanto sia inquinante un’auto Ponti e Ramelli si limitano a prenderne in considerazione le emissioni allo scarico, mentre è accertato che fino all’85 per cento del particolato prodotto dal traffico è dovuto all’attrito degli pneumatici e dei freni (fonte, tra le altre, la società inglese Emissions Analytics). Quindi, anche se tutte le auto fossero elettriche poco cambierebbe. Poi, in perfetto stile ACB, Ponti e Ramelli traducono l’inquinamento in denaro per concludere che tra un’auto Euro0 e una Euro6 il costo dell’inquinamento (da scarichi) scende da 3,04 a 0,14 centesimi di euro al km, (- 88%). Come parlare ancora di inquinamento?

Ponti insiste quindi su un refrain che gli è caro: il trasporto pubblico è sovvenzionato in perdita; il trasporto privato invece “sovvenziona” lo Stato con le accise sui combustibili, senza le quali nessun bilancio pubblico sopravvivrebbe: viva l’auto! In realtà l’auto è l’industria più sovvenzionata del mondo (rottamazioni, finanziamenti alla ricerca, contributi a fondo perduto agli investimenti), ma anche qui tutto dipende dalle assunzioni. Ci sono costi di cui bisogna decidere da che parte stanno: quella del trasporto pubblico o quella dell’auto privata? Per esempio, una metropolitana sotterranea (centinaia di milioni di € a chilometro) non è forse un pedaggio che il trasporto pubblico paga per lasciare le strade libere al trasporto privato? E il parcheggio a bordo strada (su entrambi i lati) è o non è un regalo di spazio pubblico agli automobilisti pagato dai contribuenti? E il restringimento della carreggiata e il rallentamento del traffico che esso comporta non sono forse costi, in termini di consumi, usura e utilizzo dei mezzi pubblici, di perdita di tempo – quanto vale quello dei passeggeri? – imputabili al traffico privato? Che poi completa l’opera con l’intasamento della carreggiata residua: nei giorni di blocco del traffico i mezzi pubblici viaggiano a una velocità commerciale tripla. Con la stessa quantità di mezzi, autisti e combustibile (meno stop and go) strade urbane sgombre moltiplicherebbero per tre la capacità del TPL (Trasporto pubblico urbano) attuale. Ma sono la costruzione di strade e autostrade (grandi attrattori di traffico incrementale, cioè promozione dell’auto), le loro dimensioni a misura di automobile e lo sprawl (dispersione urbana) che ne consegue a comportare dei costi astronomici mai considerati. Tutto dipende infatti dalle assunzioni…

Poi, alla fine del loro articolo, giunti al nodo dei cambiamenti climatici, Ponti e Ramelli cedono la parola al premio Nobel William Nordhaus, che “stima i costi del cambiamento climatico per un aumento della temperatura di 3°C pari al 2,1% del PIL mondiale”. In questo confortato dall’IPCC (il gruppo di scienziati che si occupano per conto dell’ONU di studiare i cambiamenti climatici) che, in uno scenario BAU (businness as usual), prevedono un aumento della temperatura globale di 3,66°C al 2100 (più del doppio della linea invalicabile indicata altrove dall’IPCC stesso) e una perdita di PIL del 2,6%: niente.

Si tratta di uno scenario che include l’inabitabilità di una parte consistente del pianeta per eccessivo caldo o per innalzamento del livello dei mari di un metro, ma forse 3; scioglimento irreversibile di ghiacciai, Groenlandia, calotte polari e permafrost siberiano; moltiplicazione di eventi meteo estremi; proliferazione di pandemie e centinaia di milioni di abitanti della Terra costretti a migrare. Da accogliere in Europa e negli altri paesi temperati con i mezzi utilizzati con i profughi che già oggi tentano la traversata dei confini in Messico, Libia, Turchia o Myanmar. Ma il PIL, tutto sommato, perderebbe poco. Anche se quest’anno, con solo “un po’” di covid, è già diminuito di tre volte tanto. Ecco dove ci porta l’ACB, la traduzione delle assunzioni in prezzi fittizi, moneta sonante.

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 12/8/2020

“La prima proposizione (dei quaccheri) ha a che fare col fondamento della conoscenza.    Vedendo che l’altezza di tutta la felicita’ e’ posta nella vera conoscenza di Dio (“questa e’ la vita eterna, conoscere te, l’unico vero Dio, e Gesu’ Cristo, che tu hai mandato”), la comprensione autentica e giusta di questa fondamento e’ cio’ che e’ piu’ necessario conoscere ed in cui e’ piu’ necessario credere in prima istanza.”
Barclays



“Una cosa, tuttavia, è certa: si deve contribuire ad aumentare la scorta di amore su questa terra. Ogni briciola di odio che si aggiunge all’odio esorbitante che già esiste, rende questo mondo più inospitale e invivibile.”
Etty Hillesum


Con Dio non si giunge in un luogo, ma si percorre una via
Dietrich Bonhoeffer

Da Un ponte per Anna Frank:

IO NON DIMENTICO!
Angelo Sed Piazza era nato a Roma nel 1895 (giorno e mese, non mi sono noti), era coniugato con Fiorina Zarfati ed avevano otto figli (tra cui mia madre).
Mio nonno praticava il mestiere di venditore ambulante, precisamente “il ricordaro” o “urtista” (vendeva oggetti religiosi ai turisti nelle vicinanze dei monumenti di Roma).
Con mia nonna abitava in via della Reginella, che è una via del quartiere ebraico, dove c’era il ghetto; è la stessa via dove il 16 ottobre 1943 i nazisti iniziarono la famosa retata degli ebrei romani, da deportare nei vari campi di concentramento e di sterminio, in special modo ad Auschwitz-Birkenau.
Mio nonno (e tutta la sua famiglia), quel giorno maledetto riuscì a salvarsi, e a salvare, appunto, la sua famiglia: riuscirono a scappare da un cortile interno del palazzo dove vivevano.
Passano i giorni, i mesi e mio nonno – in totale clandestinità – la mattina si recava al lavoro (doveva pur sfamare i figli e la moglie, oltre a lui stesso), per cercare di guadagnare qualche soldo (si, proprio qualche soldo, perché all’epoca c’era come moneta, il soldo), con i pochissimi turisti che vi erano a quei tempi, per far mangiare la famiglia, che era composta anche di bambini molto piccoli.
Una mattina, una maledetta mattina (probabilmente era marzo o aprile 1944), mio nonno recandosi al lavoro, come suo solito, si fermò ad un bar in via dè Delfini (nei pressi del ghetto), per prendere un caffè; consumata la bevanda, uscendo dal locale si imbatté in una ronda dei repubblichini fascisti, i quali fermandolo gli chiesero i documenti, che lui, ovviamente, fece finta di aver dimenticato a casa.
Fu la sua condanna!

Lo portarono d un vicino posto di polizia fascista e, dopo vari tentativi di negare che era ebreo, lo portarono al carcere di Regina Coeli.

Da lì, dopo tre o quattro giorni, lo misero su un vagone bestiame diretto ad Auschwitz-Birkenau, passando e facendo transito per qualche giorno a Fossoli (campo di concentramento italiano).

Da Fossoli, riuscì a spedire un paio di lettere, (che credo, sono gelosamente custoditi dai figli rimasti).

Poi…più nulla.

Molto probabilmente, fu subito mandato alla camera a gas, poiché, avendo quasi cinquant’anni ed essendo dolorante (non stava bene, fisicamente), per i nazisti era “inservibile”.
Baruch Dayan Ha-Emet ❤

(P.S. dopo molti anni la famiglia viene a sapere con sicurezza, che il giorno in cui fu preso mio nonno, fu per colpa di una delazione)
MORDECHAI BAR YEKUTIEL

uon compleanno, Jacob Penner (agosto. 12, 1880-Agosto. 28, 1965)! #Mennonite#Comunista#Bookkeeper#Florist#LaborAttivist
Avvocato per un salario minimo. Opponente di coscrizione. Nato a #Ekaterinoslav (ora #Dnipropetrovsk), Ucraina. Jacob era già un rivoluzionario socialista quando è emigrato in Canada nel 1904. Nel 1906 (o nel 1907) ha partecipato ad una riunione al #Winnipeg Radical Club per ascoltare un indirizzo di #EmmaGoldman Qui ha incontrato un immigrata russa di nome Rose Shapack. Sei anni dopo si sono sposati. Jacob è stato fondatore del PD del Canada e fondatore del PD del Canada. Nel 1933 fu eletto al consiglio comunale di Winnipeg (in rappresentanza del nord). Ha servito in quell’ufficio fino al 1960., il figlio di Jacob, Roland, raccontò la storia di suo padre e dei ′′ Penners rossi ′′ nel suo libro ′′ A Glowing Dream: A Memoir ′′ (2007). Seppellito in #BrooksideCemetery Winnipeg.
~ La serie Marginale #Mennonite Society Heroes

Buon compleanno, Lillie Devereux Blake (agosto. 12 dicembre 1833 30, 1913)! #Suffragist#Freethinker#giornalista#docente
Avvocato per i diritti delle donne. Avvocato per la riforma dell’immigrazione. Autore di ′′ Fettered for Life ′′ (1874), sulla complessità della vita delle donne nel XIX secolo. Nato a #Raleigh, Carolina del Nord. Morto a #Englewood New Jersey. Seppellito nel cimitero Union, #Stratford Connecticut.
~ La serie Marginale #Mennonite Society Heroes

Quali intenzioni ha l’Italia con le armi nucleari? Non andiamo a votare!

11.08.2020 – Lorenzo Poli

Quali intenzioni ha l’Italia con le armi nucleari?
(Foto di US Army)

Dopo che l’Irlanda, la Nigeria e il Niue hanno annunciato di aver ratificato il Trattato di Proibizione delle Armi nucleari, resta da domandarsi il perché ancora oggi l’Italia non l’abbia sottoscritto.

Attualmente l’Italia non produce né possiede armi nucleari ma partecipa al programma di “condivisione nucleare” della NATO. Questo vuol dire che pur non producendole, pur non possedendole, ha sparse sul suo territorio bombe atomiche della NATO.

Non hanno fatto notizia le dichiarazioni di Hans Kristensen della Federation of American Scientists sulla presenza di 40 bombe atomiche statunitensi in Italia. Secondo quanto detto gli Stati Uniti possiedono 150 ordigni nucleari dislocati in Europa e l’Italia rimane il Paese ad aver il primato con il più alto numero di bombe. Inoltre possiede il primato di avere 20 armi nucleari ad Aviano e 20 armi nucleari a Ghedi. Tutte armi su cui lo Stato italiano non esercita alcuna giurisdizione, permettendo alla NATO e agli USA di usufruire arbitrariamente del nostro Paese per qualsiasi progetto militare, esercitazione, spedizione militare d’intelligence e forse, chissà, anche bombardamento.

Stando a quanto detto, queste sarebbe le stime aggiornate, ma non si sa con certezza quante ve ne siano a causa del segreto militare. Ciò che si conosce è che le attuali bombe atomiche presenti hanno una potenza pari alle B61-4, mentre col passare del tempo verranno sostituite da altre ancora più nuove e distruttive come le B61-12, di cui un ordigno, se lanciato a Milano, ha la capacità di eliminare qualsiasi traccia di vita in tutta la Lombardia.

Forse oggi è arrivato il momento di interrogarsi su come sia possibile parlare, spesso in termini retorici, di pace, senza minimamente trattare di temi come il disarmo e di tagli drastici a spese militari. È arrivato il momento di chiedersi cosa significhi per gli Stati europei la nozione giuridica di “sovranità” nel momento in cui si legittima la presenza di truppe militari stranieri su un territorio sovrano. Sono veramente la cooperazione militare, “l’esercito europeo” tanto esaltato, il riarmo nucleare, il potenziamento degli eserciti e il rifornimento illimitato di F35 ed F16 la soluzione del futuro? È ancora possibile, nel XX secolo, salvaguardare una “sicurezza” e una “pace” inesistenti con la “cessione di quote di sovranità” ad organismi internazionali?

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 11-8-2020

” E’ proprio un classico, quando sto lì sdraiata sulla schiena: è come se fossi incollata alla vecchia buona Madre Terra, mentre mi trovo solo su un materasso soffice…è proprio come se fossi in contatto con…già, con che cosa? Con la terra, con il cielo, con Dio, con tutto

«A che pro Dio ha fornito agli uomini un intelletto e una libera volontà se non ci è neppure concesso, come alcuni dicono, di giudicare se questa guerra che la Germania sta conducendo sia giusta o ingiusta? A cosa serve allora saper distinguere tra bene e male?» (dall’ultima lettera di Franz Jagerstattn memoria

Una questione di vita e di dilemma quacchero
Nel 1863, i Vermonters – Peter Dakin di Bridport, Lindley M. Macomber di Grand Isle, e Cyrus Pringle di Carlotta – si ritrovarono al centro di una battaglia potenzialmente mortale contro l’esercito da poter essere costretti, contro le loro credenze religiose, a servire. Come quaccheri, si erano dedicati al pacifismo, così sostennero di non poter mantenere la fede e prendere le armi. Rifiutare di combattere potrebbe essere stato più pericoloso per gli uomini che arruolarsi – l’esercito li stava minacciando di corte marziali, che potrebbero portare alla carcere e alla possibile esecuzione.

In questa data nel 1732 (11 agosto), la nave ′′ Samuele ′′ arrivò nel porto di #Philadelphia Pennsylvania, da #Rotterdam, con 279 passeggeri a bordo. Tra loro c’era un uomo di 20 anni di nome Michael Dierstein, che si stabilì nella contea di Bucks ed è diventato l’antenato dei #derstini della Pennsylvania orientale. Sulla stessa nave c’erano tre fratelli — Cristiani, Benedetti e Anna Gehman, tutti sui vent’anni — che si stabilirono nella Contea di Berks e nella Contea di Lehigh, diventando gli antenati della maggior parte dei #Gehman della Pennsylvania orientale.
~ La marginale #Mennonite Society Mennonite Series


Buon compleanno, Hunter Pitts ′′ Jack ′′ O ‘ Dell (agosto. 11, 1923-ottobre. 31, 2019)!
Attivista per i diritti civili. Socio stretto di Martin Luther King, Jr. Membro dello staff della Southern Christian Leadership Conference #SCLC Writer for #Freedomways dalla sua fondazione nel 1961 alla chiusura nel 1985. Presidente della #PacificaFoundation (fondatore della pacifica Radio) dal 1977 al 1997. Durante il Anni 1950, Jack era un membro impendente della #FestaMunista (all’epoca il Partito era all’avanguardia delle organizzazioni che lavoravano contro la discriminazione razziale) Nato a Detroit, Michigan. Nella vita successiva ha vissuto a Vancouver, Columbia Britannica, con sua moglie e collega attivista Jane Power.
~ La serie Marginale #Mennonite Society Heroes


Ciao Franca, arrivederci!

Ci congediamo col sorriso da Franca Valeri con una delle sue tante battute vere…


Ne il Vedono, Franca Valeri interpreta Elvira Almiraghi, moglie di Alberto NArdi, interpretato da Sordi. Il film passerà alla storia per quel «Cretinetti» dato da Valeri all’attore ma anche per questa battuta: «Ma vogliamo dire la verità una volta per sempre? Io ho sposato un cretino e me lo tengo. Ognuno ha la sua croce, pazienza»

Libano. Oltre la verità

10.08.2020 – Patrizia Cecconi

Libano. Oltre la verità
(Foto di youtube.com)

Dopo le terribili esplosioni del 4 agosto al porto di Beirut, i circa 150 morti, 5.000 feriti e 300.000 case distrutte; dopo e durante il dolore e la disperazione dei sopravvissuti; dopo che molti paesi, tra cui l’Italia, e varie espressioni della società civile internazionale si sono mobilitati per fornire sostegno umanitario; dopo le promesse di aiuti “a condizione” offerti con prosopopea pseudo napoleonica dal presidente Macron; dopo le vergognose manifestazioni di gioia da parte di alcuni politici ebrei-israeliani dediti all’odio perfino nella festività ebraica dedicata all’amore (Tu B‘av) come l’ex-deputato Feiglin che ha dato il meglio di sé nel ringraziare Dio per il meraviglioso regalo, cioè la strage di libanesi; dopo aver seguito e valutato le diverse opinioni e convinzioni sulle cause e le responsabilità del disastro, dopo aver attentamente osservato i diversi video delle esplosioni, da alcuni dei quali sembrerebbe che non un errore umano, bensì due missili, abbiano innescato il disastro; dopo aver riflettuto sulle minacce pubblicamente espresse in precedenza da Netanyahu e l’indicazione esatta del luogo che secondo i suoi calcoli conteneva le armi di Hesbollah; dopo le accuse rivolte da qualcuno a Israele e da altri al governo libanese per incuria e negligenza nello stoccaggio di materiale esplosivo anche se destinato all’agricoltura; dopo le accuse a Hesbollah che avrebbe nascosto le sue armi nei magazzini esplosi; dopo tutto questo e durante le manifestazioni antigovernative, in parte spontanee e in parte non si sa, che stanno squassando ulteriormente Beirut (ad oggi oltre 730 feriti e un poliziotto ucciso) e che chiedevano prima le dimissioni e poi la forca per i rappresentanti di un governo ritenuto colpevole dell’attuale disastro oltre che della crisi economica che lo ha preceduto, riteniamo opportuno tenere in sospeso le nostre valutazioni politiche – tanto più che le manifestazioni antigovernative sono trasversali alle varie fazioni, compreso il partito comunista libanese, e molto gradite a Israele e agli Usa – ed ascoltare la voce di qualche persona direttamente  colpita dalla tragedia sebbene fisicamente distante.

L’occasione ce la fornisce una giovane architetta libanese che vive e lavora a Londra. Farle una vera intervista è quasi impossibile perché la ragazza scoppia in lacrime appena inizia a parlare. La zona devastata è quella dove lei è cresciuta e dove la scorsa settimana, poco prima della tragedia, stava tornando per abbracciare i suoi parenti e i suoi amici che non vedeva da un po’. Ha rinviato la partenza per andare a un matrimonio e forse è stata la sua salvezza.

La ragazza chiede di usare un nome di fantasia scelto da lei stessa, quindi la chiameremo Muna. Ha 32 anni e appartiene a una confessione cristiana; la sua famiglia infatti è cattolica sebbene non praticante. In Libano i gruppi religiosi sono numerosi e non si dividono solo tra musulmani sciiti e sunniti o cristiani cattolici e ortodossi, no, sono ben 12 le confessioni musulmane e 6 quelle cristiane e l’equilibrio tra i vari gruppi è dato dalla divisione delle cariche istituzionali tra le diverse confessioni religiose. Vanno male gli atei, ironizzava alcuni anni fa un esponente del partito comunista libanese incontrato a Beirut!

Muna appartiene o forse, dopo il disastro, è più corretto dire apparteneva, a una famiglia benestante di Beirut. Ne è prova la foto della casa meno distrutta tra quelle che mi mostra, in cui è visibile qualche parete ancora in piedi ricca di quadri e icone in mezzo a macerie e mobili rovesciati che fanno pensare agli effetti di un terremoto catastrofico. I suoi amici e le sue amiche che la stavano aspettando per raccontarle dal vivo la situazione insostenibile dovuta alla crisi economica e finanziaria e le conseguenze della rivolta del 17 ottobre contro il governo ora sono tutti senza casa e alcuni di loro non ci sono più. Li hanno portati via le esplosioni, mi dice piangendo.

Lascio che la ragazza si calmi e le chiedo se ha avuto perdite anche nella sua famiglia. Direttamente no, nessuno è morto sotto le esplosioni, ma hanno perso tutto. Poi sua nonna ha avuto un infarto due giorni dopo ed ora non c’è più. Piange ancora Muna. Io non chiedo altro, sarà lei a dire che non sa se il terrore di credersi nuovamente sotto bombardamenti, o il dolore di aver perso alcune persone care, o l’angoscia di un futuro senza più risorse per vivere le abbiano fatto scoppiare il cuore, o se la sua morte sia indipendente dalle esplosioni, ma per lei è un motivo di sofferenza che non può separare dagli altri. Vuole riabbracciare chi è sopravvissuto e piangere insieme sulle persone scomparse. Anche per questo vuole tornare a Beirut e lo farà nei prossimi giorni.

Chiedo a Muna se se la sente di rispondere ancora a qualche domanda e al suo cenno di assenso le chiedo se a suo avviso la rivolta di ottobre e le manifestazioni attuali non abbiano avuto qualche infiltrazione tendente a destabilizzare il paese e indebolire il partito sciita Hesbollah. La ragazza non risponde direttamente a questa domanda, ma torna sul disastro attuale e dice soltanto che lei, i suoi familiari e tutti gli amici con i quali è riuscita a parlare sono sicuri che l’artefice di questo spaventoso evento sia Israele.

Non ha neanche una sola espressione di simpatia verso Hesbollah, quindi la sua convinzione non è di copertura di eventuali responsabilità del partito di Nasrallah. Mi chiede di guardare il video che fornirebbe la prova di quanto afferma, ma ne ho già visti tanti e so che un video può essere anche manipolato e può portare fuori pista in un senso e nell’altro. Le chiedo ancora se esclude una qualche responsabilità di Hesbollah nel cosiddetto incidente, sperando in una sua risposta non evasiva e lei chiarisce che detesta gli Hesbollah per la loro chiusura religiosa, che li considera un elemento negativo nella vita sociale libanese, ma che mai avrebbero distrutto la propria terra. Poi aggiunge che comunque gli Hesbollah sono il nemico giurato di Israele e per Israele far cadere su di loro la colpa del disastro sarebbe una conquista politica così come lo è vedere il Libano in ginocchio per la fame.

Però – le ricordo –  Israele ha declinato ogni responsabilità sulle esplosioni ed è stato tra i primi a offrire aiuti dopo il disastro. Aiuti che il governo, su pressione di Nasrallah, ha rifiutato. Come giudica questo fatto? Muna risponde che avrebbe fatto lo stesso perché l’obiettivo di Israele è mortificare il popolo libanese e affievolirne la dignità, quindi distruggere il Libano dopo aver indebolito o addirittura annientato Hesbollah, che al momento è il suo più agguerrito oppositore, non è una scelta per garantire libertà civili ai libanesi, ma per destabilizzare ulteriormente il paese. Poi aggiunge che “deve essere il popolo libanese a risolvere i suoi problemi interni e non una forza esterna che fin troppo facilmente può sfruttare il giusto malcontento della popolazione.

Le faccio altre due domande e poi la libero della mia presenza perché la sua sofferenza va rispettata e mi sembra di averle già fatto troppa violenza approfittando di una relazione amichevole. Le chiedo se pensa che la conferenza dei donatori riuscirà a porre condizioni (come inizialmente aveva dichiarato Macron) che nei fatti rappresenterebbero la realizzazione del desiderio di Usa e Israele di “addomesticare” il Libano secondo le proprie volontà. La sua risposta è incerta. Mi dice che il malcontento è enorme e secondo lei è dovuto più alla crisi economica che non a ragioni prettamente politiche. Aggiunge che “indirettamente i libanesi subiscono gli effetti delle sanzioni imposte all’Iran da Usa e Israele a causa del legame tra Hesbollah e Iran e che questo può essere agevolmente usato per dirigere il malcontento popolare.”

Sapendo che Muna viene da una famiglia cristiana, come il presidente Michel Aoun, le chiedo cosa pensa di lui e la risposta mi gela. Muna risponde seccamente “a war criminal”, un criminale di guerra. In effetti Aoun molti anni fa, quando Muna non era ancora nata, fu uno dei principali artefici dell’assedio del campo profughi palestinese di Tell el zaatar che si concluse con migliaia di morti.

L’ultima domanda che le faccio è se lei, stando a Beirut, avrebbe partecipato alle manifestazioni di questi giorni contro il governo e contro Hesbollah ritenuti colpevoli diretti o indiretti della catastrofe. Muna risponde che si sarebbe trovata molto a disagio nel non partecipare perché lei non apprezza il governo, ma si sarebbe trovata ancor più a disagio nel partecipare perché avrebbe sentito la sua partecipazione strumentalizzata da chi sostiene il malcontento e lo foraggia per indebolire la sovranità libanese. Inoltre, nella situazione specifica, lei mantiene la sua convinzione che dietro le esplosioni ci sia la zampa sionista.

In conclusione sembra che il Libano, visto con gli occhi di una giovane fino a pochi giorni fa favorita dalla sorte, ma non indifferente ai problemi del suo paese e del suo popolo, sia uno Stato alla deriva e molti sono i soggetti interessati a dirigerne il futuro, a prescindere dal decantato diritto all’auto-determinazione.  Purtroppo nessuna osservazione oggettiva dei fatti può discostarsi da questa conclusione, quale che sia la verità sulle esplosioni del 4 agosto.