Festeggiamo le 1.389 visite di ieri con 1029 visitatori unici e 1,33 pagine lette su quaccheri.it : un risultato storico di ogni epoca in Italia con…

Prima parte

Questo è un elenco di persone importanti associate alla Società religiosa degli amici , nota anche come Quaccheri, che hanno un articolo su Wikipedia. La prima parte è costituita da individui noti per essere o essere stati Quaccheri continuamente da un certo punto della loro vita. La seconda parte è costituita da individui i cui genitori erano quaccheri o che erano essi stessi quaccheri una volta nella loro vita, ma poi si sono convertiti a un’altra religione, o che formalmente o informalmente si sono allontanati dalla Società degli amici, o che sono stati rinnegati dal loro incontro di amici . Elenco dei quaccheri – https://it.qaz.wiki/wiki/List_of_Quakers

UN

Elisabeth Abegg (1882–1974), educatrice tedesca che ha salvato gli ebrei durante l’Olocausto

Damon Albarn ( nato nel 1968), musicista, cantautore e produttore discografico inglese

Harry Albright (vivente), ex redattore canadese di origine svizzera di The Friend , consulente per le comunicazioni per FWCC

Thomas Aldham (c. 1616-1660), inglese Quaker strumentale nella creazione del primo incontro nella Doncaster zona Horace Alexander (1889–1989), scrittore inglese sull’India e amico di Gandhi

William Allen (1770–1843), scienziato inglese, filantropo e abolizionista

Edgar Anderson (1897–1969), botanico americano

Charlotte Anley (1796–1893), romanziera e scrittrice inglese

Elizabeth Ashbridge (1713–1755), predicatrice e memoirist inglese quacchera

Ann Austin (XVII secolo), prima missionaria quacchera inglese

Iwao Ayusawa (鮎 沢 巌, 1894–1972), diplomatico giapponese

B

Edmund Backhouse (1824–1906), banchiere inglese e parlamentare per Darlington

James Backhouse (1794–1869), botanico e missionario australiano nato nel Regno Unito

Edmund Bacon (1910-2005), architetto americano Ernest Bader (1890–1982), uomo d’affari e filantropo inglese nato in Svizzera

Joan Baez (nata nel 1941), cantante folk americana e attivista per la pace

Eric Baker (1920–1976), cofondatore inglese di Amnesty International e della Campagna per il disarmo nucleare

Emily Greene Balch (1867-1961), vincitrice del premio Nobel per la pace americano

Chris Barber (1921–2012), uomo d’affari inglese e presidente di Oxfam

Robert Barclay (1648–1690), teologo scozzese

John Henry Barlow (1855-1924), statista quacchero inglese

Geoffrey Barraclough (1908-1984), storico inglese Florence

Mary Barrow (1876–1964), cooperante e attivista per la riforma abitativa

Bernard Barton (1784–1849), poeta inglese

John Barton (1755–1789), abolizionista inglese

John Bartram (1699–1777), botanico americano

William Bates (morto nel 1700), uno dei fondatori della Newton Colony, la terza colonia inglese nel West Jersey

Helen Bayes (nata nel 1944), attivista australiana per i diritti dei bambini nata nel Regno Unito

Joel Bean (1825-1914), ministro quacchero americano

Anthony Benezet (1713–1784), educatore americano, abolizionista Caleb P. Bennett (1758–1836), soldato e politico americano

Douglas C. Bennett (nato nel 1946), accademico americano, presidente dell’Earlham College

Lewis Benson (1906-1986), stampatore americano, esperto di primo quaccherismo, in particolare George Fox Hester Biddle (1629–1697 circa), scrittore di pamphlet e predicatore inglese Albert Bigelow (1906-1993), manifestante americano per le armi nucleari

J. Brent Bill (nato nel 1951), ministro americano e scrittore di religione

George Birkbeck (1776-1841), uno dei fondatori inglesi del London Mechanics Institute, ora Birkbeck, University of London Sarah Blackborow (fl. 1650-1660), tractarian inglese prominente nella discussione del ruolo delle donne nella società e delle questioni sociali

Barbara Blaugdone (c. 1609–1705), autobiografa e ministro inglese

Taylor A. Borradaile (1885–1977), chimico e uno dei quattro fondatori e primo presidente della confraternita Phi Kappa Tau ; due dei principi fondanti di Phi Kappa Tau sono anche due delle testimonianze quacchere : Integrity and Equality

Geoffrey Barraclough (1908-1984), storico inglese Florence Mary Barrow (1876–1964), cooperante e attivista per la riforma abitativa

Bernard Barton (1784–1849), poeta inglese

John Barton (1755–1789), abolizionista inglese

John Bartram (1699–1777), botanico americano

William Bates (morto nel 1700), uno dei fondatori della Newton Colony, la terza colonia inglese nel West Jersey

Helen Bayes (nata nel 1944), attivista australiana per i diritti dei bambini nata nel Regno Unito

Joel Bean (1825-1914), ministro quacchero americano

Anthony Benezet (1713–1784), educatore americano, abolizionista

Segue domani ancora la lettera B

La violenza è violenza, senza se e senza ma

Spiace che molti settori femminili in Italia abbiano accettato le logiche della violenza ungherese governativa. Ma ci sono anche gli LGBT oppressi, derisi, violentati e offesi. Non solo nell’est Europa ma anche in Italia

In attesa di approvazione negli Usa il rinnovo dell’Atto di contrasto della violenza di genere, con importanti novità per le vittime Lgbtqi+ e native americane

Il “Violence against Women Act” (Vawa) è stato approvato la prima volta nel 1994, sostenuto in primis dall’allora senatore, e oggi presidente Usa, Joe Biden, che ancora oggi ne sostiene l’urgenza, come una questione «che non dovrebbe essere democratica o repubblicana ma che riguarda l’opporsi all’abuso di potere e il prevenire la violenza».  Riapprovato nel 2013, la sua validità è scaduta nel 2018: da allora è in discussione la sua riapprovazione con alcune modifiche, aggiornando la legislazione in materia, di cui il Vawa era già un passo avanti sostanziale, in quanto cambiava una cultura che fino ad allora lasciava le violenze domestiche sostanzialmente impunite. Questa legge era infatti la prima a sancire come reato federale la violenza contro le donne indipendentemente da chi l’aveva compiuto – uno sconosciuto, un parente o il partner della vittima.

Il Vawa “rinnovato” è già passato alla Camera lo scorso 17 marzo, con sostegno bipartisan, e ora organizzazioni e chiese chiedono con forza che il Senato riapprovi questa legge fondamentale nel contrasto alla violenza contro le donne, che non solo punisce i colpevoli, ma offre un importante sostegno economico (si parla di miliardi di dollari distribuiti ai vari livelli governativi e alle organizzazioni no-profit dal 1994) per prevenire e rispondere ai vari tipi di violenza, domestica o “occasionale”, fisica, psicologica e sessuale, stalking…, con la creazione di rifugi sicuri, assistenza legale o psicologica per le vittime e i loro figli.

L’Office of Public Witness (Opw) della Chiesa presbiteriana (PcUsa) a Washington è in prima linea in questa battaglia, fortemente preoccupato per questi «orribili atti di violenza insensata» (come si legge in questo articolo), e fa appello ai membri della denominazione, ma non solo, a fare pressione sui senatori perché non accada come nel 2019 con lo scorso Congresso, quando il Senato aveva bloccato il rinnovo del Vawa. L’Opw parla della violenza contro le donne come di «una malattia che sanguina nelle vene del nostro paese», ma è risaputo che il fenomeno travalica i confini delle nazioni, delle classi sociali, delle appartenenze religiose e culturali, colpendo nel mondo una donna su tre (una donna su quattro negli Usa).

I programmi di sostegno ovviamente hanno continuato a funzionare anche dopo il 2019, ma senza un sostegno legislativo, che ora va rinnovato e potenziato. L’atto aggiornato del 2021, infatti come si legge nell’appello della Pcusa, «autorizza nuovi programmi, introduce modifiche alle leggi federali sulle armi da fuoco e stabilisce nuove forme di protezione per promuovere la stabilità abitativa e la sicurezza economica per le vittime» di tutte le forme di violenza. Vengono introdotti (come già si era tentato nel 2019) alcuni importanti elementi: l’estensione della protezione alle vittime Lgbtqia+, ancora più colpite da questo tipo di violenze (secondo una ricerca del 2015 citata nell’articolo, si parla del 47%, che sale al 53% per le persone di colore); la chiusura di quella che è stata definita la “scappatoia del fidanzato”: se già prima veniva perseguita la violenza fisica, sessuale e psicologica all’interno di qualsiasi tipo di relazione, non soltanto in una coppia “stabile”, sposata o fidanzata ufficialmente, ma anche a livello di relazioni informali, finora la limitazione nell’acquisto e detenzione di armi si applicava solo a coniugi, conviventi o a chi aveva un figlio con la vittima; ora questo vale anche per le relazioni meno “ufficiali” e gli stalker.

Infine, il nuovo atto amplia l’autorità dei tribunali tribali (Tribal Courts) affinché possano perseguire anche i non-nativi Americani per stalking, violenza sessuale e traffico sessuale. Un’importante modifica, considerando che le donne native sono due volte e mezza più a rischio di qualunque altro gruppo etnico, e che l’80% dei crimini sessuali nelle riserve è commesso da uomini non-indiani, che finora erano al riparo dai provvedimenti delle corti tribali (dati Vawnet).

Com’è facilmente immaginabile, i due punti più critici, che hanno fatto storcere il naso a qualcuno e rallentato l’approvazione dell’Atto, sono l’estensione della tutela alle persone Lgbtqi+ e la limitazione all’uso di armi per chiunque si macchi di una forma di violenza di genere. Elementi che sembrerebbero di semplice civiltà, ma sono tutt’altro che scontati.

Sara Tourn

Meeting Minutes

Meeting Minutes

′′ Ci sono evidenti somiglianze tra Chassidim, membri delle sette ebree ortodosse (spesso descritte come ′′ ultra-ortodosse ′′) la cui forte fede infonde la loro vita quotidiana e gli Amish. I discendenti spirituali di un movimento rinascimentale ebraico nell’Europa dell’est del XIX secolo, Chassidim, come i loro omologhi amish, si sposano solo nelle loro comunità, hanno famiglie numerose e mantengono una misura di distanza tra loro e gli estranei, una distanza che è segnata all’esterno attraverso pratiche distintive del vivere quotidiano, tra cui il modo in cui si vestono e si toelettano.”

https://anabaptisthistorians.org/2021/06/17/yiddish-and-pennsylvania-dutch-among-hasidim-and-amish/?fbclid=IwAR1x4Tc7iMv-nglzA58wC8IKhdh7gsQyHZUxOTFeG8gvZsXe0s_j7zJIZVc

Il prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, su Cavallerizza e beni pubblici

Il prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, su Cavallerizza e beni pubblici

Il prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, risponde ad alcune domande del comitato referendario LaTuaCavallerizza.

LaTuaCavallerizza
Ritiene che i beni storico-architettonici pubblici debbano essere dichiarati inalienabili e che la loro vendita debba essere considerata illegittima (come nel caso della parte di Cavallerizza Reale acquisita dalla Cassa Depositi e Prestiti), anche in caso di cartolarizzazione dei beni stessi?

Ritiene legittimo deliberare destinazioni d’uso privatistiche per tali beni, come strumento di ‘valorizzazione’ e creazione di appetibilità per gli investitori privati?

Quali forme di difesa dalla privatizzazione dei beni pubblici ritiene più efficaci?

Paolo Maddalena
Non ostante l’art. 1 della Costituzione abbia introdotto una forma di Stato, detto “Stato comunità”, nel quale la “sovranità appartiene al Popolo”, si continua a ragionare come se la sovranità appartenesse allo Stato persona giuridica, detto anche Stato amministrazione, come era sotto la vigenza dello Statuto albertino.

Nella nuova visuale dello Stato comunità elemento costitutivo dello Stato è il “territorio”, formato da beni a esso strutturalmente legati, in quanto “proprietà pubblica” del Popolo a titolo di “sovranità” (ciò era già stato fatto presente dal Regio Regolamento di contabilità pubblica n. 85 del 1885, in epoca non sospetta) ed elementi identitari della Nazione, come per l’appunto i beni artistici e storici e il paesaggio, che hanno carattere “demaniale”, sono cioè inalienabili, inusucapibili e inespropriabili; e da beni commerciabili, come si legge anche nell’art. 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà è pubblica e privata”.

Ne consegue che la vendita di questi beni è illecita, in quanto contraria a detti principi costituzionali, peraltro chiaramente esplicitati dal citato articolo 42 Cost. che impone ai privati, e a maggior ragione agli Enti pubblici, di assicurare il perseguimento della “funzione sociale” del bene, nonché dall’art. 41 Cost., secondo il quale, le negoziazioni “non possono svolgersi in contrasto con l’utilità pubblica, o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Dal che discende la nullità della vendita di detti beni, anche attraverso il sistema delle cartolarizzazioni, ai sensi dell’art. 1418 del codice civile, che dichiara nulli, senza limiti di tempo, gli atti e i contratti contrari a principi imperativi.

E’ da precisare, a questo proposito, che, per quanto riguarda le cartolarizzazioni, c’è anche un altro motivo di illiceità, ed è il fatto che questo tipo di vendita, come tutti i derivati, è in realtà una “scommessa”, vietata dal nostro ordinamento, e in specie dall’art. 1933 del codice civile, per cui la legge istitutiva di questo pseudo istituto giuridico dovrebbe essere portata all’esame della Corte costituzionale per il suo annullamento.

Da quanto detto discende implicitamente anche la risposta alle altre due domande. Risulta infatti chiaro che la cartolarizzazione, e in sostanza, la vendita della Cavallerizza è da qualificare come atto illecito produttivo di danno pubblico alla Collettività, e quindi da denunciare alla Procura regionale della Corte dei conti per l’accertamento delle relative responsabilità amministrative. Inoltre nulla si oppone al promovimento da parte di un gruppo di cittadini e di Associazioni ambientaliste, che sono legittimati ad agire dal combinato disposto degli articoli 2 (l’individuo è “parte” della Collettività), 3 (tutti i cittadini sono titolari del diritto fondamentale di partecipazione), 118, ultimo comma (i cittadini, singoli o associati, possono agire nell’interesse generale, secondo il principio di sussidiarietà, di una azione giudiziaria davanti al giudice ordinario per ottenere una sentenza che dichiari l’appartenenza pubblica di detto bene e la necessità della sua restituzione alla Collettività torinese, vera proprietaria pubblica del bene in questione.

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

Poveri illusi dal Governo

Mi arrabbio quando sento dire che l’esame di maturità 2021 e’ uguale a quelli precedenti, io ho faticato non poco per avere il diploma di Ragioneria con 58/60 esimi perche’ tutti gli studenti colleghi non facevano bene (ma io ero bravissimo ) la composizione scritta di italiano e la prova scritta di ragioneria, dove si doveva redigere un bilancio in IV Direttiva CEE. Lo studente di Skuola.net maturando che ho seguito non sapeva cosa fosse, ed era nel panico nel descrivere una quota TFR e farne un esempio in termini reali.Governo siete dei buffoni. E di certo Unicredit di turno non assumerà nessuno sulla base del voto finale (come mi è invece successo) senza spedire CV. I contatti con la Presidenza del rigoroso ITCS C. Dell’Acqua di Legnano MI erano diretti con l’ufficio del personale del Credit di Busto Arsizio e sapevano anche delle borse di studio degli anni precedenti. Mi hanno formato nuovamente per le loro esigenze per ben 3 mesi al loro CSP di Lesmo. Cosa inimmaginabile in questi anni.I nostri Professori e professoresse erano fieri di noi e del lavoro fatto, non alla luce delle telecamere di regime PD-M5S

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone e persone in piedi

Parlamentari ungheresi criminali e alleati di Salvini

Purtroppo la notizia è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, e ahimè era nell’aria.Il Parlamento ungherese ha approvato una nuova legge contro la comunità lgbtq+, nella quale si vieta la diffusione di materiale informativo sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere nelle scuole e verso i minori di 18 anni. Legge che si aggiunge al divieto di adozione per le coppie omogenitoriali e stabilendo la fine del riconoscimento legale del cambiamento di genere.Questa legge, che ha i contorni della legge russa sulla propaganda gay, è stata approvata dall’assembla nazionale con 157 voti contro uno facendo sì che il partito di governo Fidesz, guidato dal leader Viktor Orban, si rafforzasse ancora di più e che possa sempre più intensificare la campagna contro i diritti delle persone omosessuali.

Come è stato riportato dal Guardian, il governo ungherese ha dichiarato che “ci sono contenuti che i bambini sotto una certa età possono fraintendere e che possono avere un effetto dannoso sul loro sviluppo”. Inoltre, le lezioni di educazione sessuale possono essere svolte solo da persone o organizzazioni elencate in un registro ufficiale preparato dal governo, questo perché si vuole “evitare l’accesso a queste tipo di lezioni a organizzazioni con dubbia formazione professionale, spesso stabilite per la rappresentazione di specifici orientamenti sessuali”.
Non solo, il governo ungherese avrà il potere di vietare a tutte le grandi aziende di diffondere annunci pubblicitari o messaggi di solidarietà e a sostegno della comunità lgbtq+. Un’idea che era già campeggiata nelle menti dei componenti del partito di governo, quando nel 2019 chiesero di boicottare i prodotti di una nota marca di bevande che aveva usato lo slogan contro l’omolesbobistransfobia e immagini di persone omosessuali all’interno della propria campagna pubblicitaria.
Ma alla viglia del voto, la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa ,Dunja Mijatovic, ha chiesto alle forze politiche ungheresi di rinunciare al progetto di legge. Mentre l’europarlamentare ungherese Anna Donath, intervistata dal Guardian, ha definito la legge come “ incompatibile con i valori fondamentali delle società democratiche europee e con i valori della cittadinanza ungherese” e di aver chiesto al Parlamento europeo di intervenire contro l’Ungheria.

Problemi ambientali, soluzioni sociali: un dossier per agire

16.06.2021 – Redazione Italia

Problemi ambientali, soluzioni sociali: un dossier per agire

Si scrive sostenibilità, si pronuncia equità: così potrebbe essere sintetizzato il dossier infografico realizzato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo in collaborazione con Riccardo Mastini, ricercatore in ecologia politica all’Università Autonoma di Barcellona, e che ha per titolo “Problemi ambientali, scelte sociali”.

Siamo abituati a pensare che la questione climatica e più in generale quella ambientale richieda solo interventi di carattere tecnologico, tutt’al più nuovi stili di vita; in realtà impone anche scelte di carattere fiscale e di spesa pubblica, perché questione ambientale e questione sociale sono intimamente intrecciate fra loro. Per cominciare la responsabilità del degrado ambientale è diversificata in base al tenore di vita. Basti dire che a livello mondiale il 10% della popolazione più ricca è responsabile del 49% di CO2 emessa a livello mondiale, L’1% da solo è responsabile addirittura del 15%. Per contro il 50% più povero contribuisce solo al 7% delle emissioni globali. Le stesse disparità le riscontriamo anche a livello di singole nazioni. Nell’Unione Europea l’impronta pro capite di anidride carbonica dell’1% più ricco corrisponde a 55 tonnellate all’anno. Quella del 50% più povero  è undici volte più bassa.

Nel valutare quali misure assumere per porre un freno alle emissioni di anidride carbonica, occorre considerare che nella nostra società c’è chi può decidere come vivere e chi invece lo deve subire. Chi si trova in povertà non può scegliere se vivere in centro o in periferia, se mangiare biologico o cibo spazzatura, se avere la casa coibentata o ad alta dispersione termica. Deve semplicemente adottare lo stile di vita meno dispendioso. Che non è automaticamente il meno impattante.  Molti poveri, ad esempio, sono costretti a vivere in periferia dove gli affitti sono generalmente più bassi. Ma  contemporaneamente mancano di servizi essenziali (scuole, negozi, presidi medici) e di trasporti pubblici. Di conseguenza l’auto si rende indispensabile con inevitabile aumento dell’impronta di carbonio. Ed arriviamo all’assurdo che al di sotto di certi livelli di reddito, l’impronta ambientale non è determinata dalla ricchezza, ma dal livello di povertà che non lascia possibilità di scelta come invece hanno i facoltosi.  Se sei così ricco da poterti permettere un’automobile di alta cilindrata, allora sei anche sufficientemente ricco da poterti permettere una vita senza automobile. I soldi ti permettono di scegliere il tuo stile di vita, e se finisci per condurne uno ad alto impatto ambientale, ne sei responsabile. Non altrettanto per i più poveri la cui mancanza di libertà annulla anche la responsabilità per le conseguenze che la propria vita arreca all’ambiente.

E a dimostrazione di come per i più poveri non esista una diretta correlazione fra impronta di carbonio e responsabilità, c’è che molti di loro hanno chiaro che investire in incrementi di efficienza per la propria casa, per i propri elettrodomestici e per la propria vettura può fare la differenza. Molti sanno che a parità di consumi, una famiglia che vive in una casa ben coibentata ed utilizza elettrodomestici e veicoli ad alta efficienza energetica può arrivare a produrre fino a tre volte meno emissioni climalteranti rispetto ad una famiglia costretta ad utilizzare beni a bassa efficienza. Ma pur sapendolo non investono in innovazione perché non hanno i soldi per farlo.

Le proteste dei gilet jaunes vanno lette in questa prospettiva. Vogliono dirci che le misure fiscali per ridurre il consumo di benzina e di elettricità si trasformano in misure contro i poveri se non sono accompagnate da maggiori servizi e da adeguati contributi alle ristrutturazioni.

Considerato il ruolo centrale giocato dalla collettività per il raggiungimento di una sostenibilità che non lasci indietro nessuno,  è  fondamentale garantirle tutto il denaro che serve per lo svolgimento delle proprie funzioni. Per questo il sistema fiscale assume importanza strategica,   tanto più che non serve solo a raccogliere denaro per le casse pubbliche, ma anche a  ristabilire equità fra cittadini e a orientare i comportamenti di famiglie e imprese affinché le loro scelte di consumo e di produzione non entrino in rotta di collisione con l’interesse generale. Ecco perché è arrivato il tempo di porre con forza una seria riforma del fisco, coerente con l’articolo 53 della Costituzione. Ossia che ogni forma di ricchezza (reddito, patrimoni  eredità) siano tassati secondo criteri di progressività e cumulo. Ricordandoci che i tre individui più ricchi d’Italia possiedono la stessa ricchezza del 10% più povero, ossia sei milioni di persone. Disuguaglianze che pesano come macigni  e che paghiamo su tutti i piani: umano, sociale e ambientale.

Centro Nuovo Modello di Sviluppo

Covid: le scelte criminali nel Brasile delle disuguaglianze sociali

Provvedimenti inadeguati e frutto di pressioni aggravano le conseguenze della pandemia per la popolazione

di Federica Tourn

«È un genocidio», gridano esasperati i brasiliani, che nei giorni scorsi si sono riversati a migliaia nelle strade della capitale e delle principali città del paese sudamericano per chiedere più vaccini e protestare contro la politica “attendista” del presidente Jair Bolsonaro, che dall’inizio della pandemia ha portato avanti una serie di prese di posizione atte a sminuire la portata della crisi in corso, ignorando le richieste di aiuto della popolazione.

Nessuna indicazione chiara e nessun piano condiviso sono infatti arrivati dal Ministero della Salute, mentre tempo e risorse sono stati sprecati nel difendere farmaci inefficaci contro la malattia. Per Bolsonaro, prima si trattava di una “febbricola”, poi di un virus che era inutile arginare con i lockdown, le mascherine e il distanziamento sociale, visto che si poteva agevolmente stroncare con la clorochina, un antimalarico, o con un vermifugo, l’ivermectina, un medicinale da banco facilmente reperibile in farmacia.

Clorochina, idrossiclorochina, nitazoxanide, ivermectina, colchicina, antiandrogeni costituiscono il cosiddetto “kit Covid”, un trattamento utilizzato in Brasile ai primi sintomi di Covid 19. Lo stesso Bolsonaro si è fatto spesso fotografare con il suo cocktail alla clorochina e molti medici hanno continuato a prescriverlo ai malati di Covid anche dopo che l’Oms nel luglio 2020 l’aveva dichiarato inutile, così come l’ivermectina, bollata come inefficace nel marzo 2021 dall’Ema, l’Agenzia europea per il farmaco.

Si tratta di rimedi non soltanto incapaci di fermare l’infezione ma anche dannosi per l’organismo. Come dimostrano studi specifici di laboratorio, infatti, la clorochina e il suo fratello molecolare, l’idrossiclorochina, sono potenti inibitori dell’autofagia, il processo di “pulizia cellulare”: l’assunzione di questi farmaci, insieme a una dieta ricca di grassi tipica soprattutto delle classi povere, rischia seriamente di danneggiare il fegato.

Il kit di “trattamento precoce” è però rimasto l’arma di elezione per il governo federale per contrastare la pandemia, anche quando le persone hanno cominciato a morire come mosche, spesso senza la necessaria assistenza. Assiepati in ospedali sovraffollati dove mancava tutto, persino farmaci per la sedazione, molti malati gravi sono stati addirittura intubati senza anestesia.

Non è tutto: in assenza di un numero sufficiente di medici qualificati, nelle strutture sanitarie la delicata operazione di intubare i pazienti è stata affidata a personale non appositamente formato, con il risultato che la percentuale di decessi tra i contagiati che necessitavano di ventilazione meccanica tra febbraio a dicembre 2020 si aggirava in Brasile intorno all’80%, mentre la media mondiale era di circa il 50%. I dati sono stati pubblicati sulla rivista medica The Lancet Respiratory Medicine, resa nota da BBC News Brasile, e le previsioni per il 2021 indicano un tasso di mortalità ancora peggiore. I numeri che riguardano la fine del 2020 mostrano che dopo la prima ondata il paese non è stato in grado di organizzarsi e adottare parametri adeguati a ridurre anche la mortalità dei pazienti critici.

Un caso particolarmente tragico riguarda le donne incinte: «Alcune, malate di Covid, sono morte senza la necessaria assistenza e senza aver nemmeno avuto accesso alla terapia intensiva», denuncia   l’epidemiologo Bernardino Alves Souto, docente del Dipartimento di Medicina dell’Università federale dello Stato di São Carlos (UFSCar). Uno di questi casi è successo a Manaus, dove una ginecologa, Michelle Chechter, ora sotto inchiesta, ha trattato con nebulizzazioni di idrossiclorochina una paziente incinta e malata di Covid, che poi è deceduta. Nello stesso ospedale, l’Istituto da Mulher Dona Lindu, sono morte altre donne nelle stesse condizioni. «La pandemia è fuori controllo – sottolinea il medico – sin dall’inizio della crisi, hanno proposto trattamenti che non funzionano e che hanno portato più problemi che soluzioni. La cosa più grave è che hanno aderito a queste misure anche operatori della salute, peggiorando la situazione».

Come si è arrivati a tanto? «Il Brasile ha la necessità di combattere la pandemia e al contempo ha un grave problema economico interno: da qui l’invito del governo federale a non adottare provvedimenti raccomandati dagli scienziati e utili ad arginare il virus, come le mascherine, il lockdown o la chiusura delle attività commerciali, in favore della prescizione di trattamenti farmacologici inutili», spiega l’epidemiologo, che insieme ad altri docenti della UFScar da tempo denuncia la gravità della situazione e la connivenza di una parte dei professionisti della salute con la politica omicida del presidente. «Questo sistema irresponsabile di affrontare la pandemia, basato sulle fake news, ha portato a un aumento del numero di morti e di nuovi casi, favorendo al contempo la circolazione del virus e di nuove varianti e mettendo così in pericolo non soltanto il Brasile ma il mondo intero».

Le vittime, denuncia il professor Alves, sono soprattutto i cittadini neri e poveri, già storicamente discriminati, che vivono in condizioni disagiate e che non hanno la possibilità di garantirsi una buona assicurazione sanitaria. I neri e i poveri hanno anche più difficoltà ad accedere al già esiguo numero di vaccini a disposizione: «La gestione dell’epidemia è la peggior tragedia che abbia mai colpito il Brasile – sottolinea l’epidemiologo – Sembra che il governo federale stia portando avanti un disegno preciso per consolidare e aumentare le disuguaglianze sociali e il trattamento ingiusto riservato alla parte meno abbiente e non bianca della popolazione».

Insomma, da parte del governo centrale non ci sarebbe soltanto incapacità e ignoranza, ma dolo: «È un vero e proprio progetto genocida di un presidente che promuove lo sterminio di una parte consistente della popolazione da un punto di vista sociale, economico e sanitario», rincara Djalma Neri, scienziato sociale e consigliere di Psol (Partito Socialismo e Libertà) di São Carlos, comune dello Stato di San Paolo.

Chi ha provato a fare diversamente, imponendo restrizioni più severe, come nel caso del prefetto di Araraquara, comune di 200mila abitanti nello Stato di San Paolo, ha dovuto subire minacce e attacchi violenti da parte del governo nazionale e federale, oltre che da parte della popolazione che sostiene Bolsonaro nella sua linea contro chiusure e confinamenti. Anche i tamponi sono impopolari e la gente vi si sottopone malvolentieri, per il nesso perverso fra malattia e lavoro: non è raro infatti che chi risulta positivo al test venga licenziato senza tanti complimenti. Il fatto che proprio ad Araraquara, grazie al lockdown, il numero dei morti sia diminuito del 37% nel momento di maggior diffusione della variante del virus e che, secondo i dati della Prefettura locale, il 5 giugno abbia festeggiato le 24 ore senza un decesso per Covid, non ha purtroppo un grande peso nella narrazione generale, intossicata dalle fake news.

In Brasile si respira infatti un clima molto pesante di polarizzazione politica e di scontro sociale, esacerbato dalla crisi economica e sanitaria. Djalma Neri ha denunciato, insieme ad altri parlamentari, le pressioni ricevute dai medici per prescrivere il “kit Covid”. «Hapvida, una delle più grandi aziende private del Brasile, costringe gli operatori sanitari a utilizzare il trattamento precoce – dichiara Neri – arrivando a licenziare un medico che si era rifiutato di presciverlo». Secondo un’inchiesta condotta dallo stesso parlamentare del Psol, quattro milioni di compresse di clorochina sono state acquistate con fondi pubblici destinati alla lotta contro il Covid.

Lo scorso inverno, il Ministero della Salute, per ordine dell’allora responsabile, il generale Pazuello, è arrivato addirittura a obbligare la prefettura di Manaus in piena crisi di sovraffollamento ospedaliero a utilizzare la clorochina. Jorge Pineiro, l’amministratore delegato dell’azienda, uno degli uomini più ricchi del mondo secondo la rivista Forbes, ha dichiarato personalmente che l’idrossiclorichina è la cura d’elezione per i contagiati dal virus, perché impedirebbe l’aggravarsi della malattia.

Non solo: Hapvida ha messo a disposizione gratuitamente il “kit Covid” per i suoi pazienti e lo stesso ha fatto un’altra azienda sanitaria, la Unimed di Belem. «La violazione dell’autonomia del professionista sanitario è illegale: come medico mi è vietato prescrivere farmaci o trattamenti senza evidenza scientifica e ho l’obbligo di denunciare le imposizioni», sottolinea il professor Alves. Una questione etica che non è certo stata la prima preoccupazione degli ordini di categoria, l’Associazione medica brasiliana e il Consiglio federale di medicina, che si sono mostrati alquanto tiepidi nel contrastare la politica dissennata del governo e dei grandi operatori sanitari privati. In particolare il Consiglio federale, che oggi di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta nega di aver sostenuto la bontà del trattamento precoce, fino a poco tempo fa sosteneva che sta al singolo medico prescrivere il farmaco che ritiene migliore, fatto salvo il dovere di informare il paziente su conseguenze ed effetti collaterali.

Proprio la Commissione d’inchiesta sulle responsabilità della gestione della pandemia, aperta un mese fa tra molte polemiche e un clima spesso da telenovela, sta facendo emergere delle verità inquietanti, che comproverebbero la condotta dolosa del presidente: per esempio il rifiuto di 70 milioni di dosi di vaccino Pfizer, che la multinazionale farmaceutica avrebbe messo a disposizione del Brasile già nello scorso dicembre. Il 4 giugno il senatore Randolfe Rodrigues, vicepresidente della Commissione, ha dichiarato che il governo federale ha ignorato ben 53 mail di Pfizer, preferendo continuare la campagna dissennata a favore della clorochina. Il motivo sarebbe uno solo: corruzione. Lo stesso Rodrigues, intervistato da Revista Brasil TVT, ha parlato dell’esistenza di uno «schema di persone legate a Bolsonaro e ingenti somme di denaro per la difesa della clorochina» e ha annunciato che la commissione chiederà la rottura del segreto bancario di alcune società legate al governo nella saga di Bolsonaro sul kit Covid.

Basterà per aprire la strada ad un cambio di rotta? C’è chi ne dubita, visto il clima di corruzione diffuso nelle istituzioni e la presenza salda degli uomini di Bolsonaro nei posti chiave. Si vedrà presto se le decisioni della Commissione sono destinate a restare lettera morta come le 69 richieste di impeachment del presidente, ferme sul tavolo della presidenza della Camera dei deputati in attesa di una risposta, insieme alle tre denunce alla Corte penale internazionale che lo citano per genocidio e altri crimini contro l’umanità.

Quel che è certo è che quasi mezzo milione di morti e il paese al secondo posto nella classifica mondiale dei paesi con più vittime di Coronavirus non sono bastate al presidente Bolsonaro per invertire la rotta e cominciare a occuparsi della salute dei suoi cittadini. Quel che non ha potuto il senso di responsabilità politica o la giustizia – per non scomodare la compassione per i tanti, troppi morti che si sarebbero potuti salvare –  potrà alla fine forse la competizione elettorale per le prossime presidenziali previste per ottobre 2022, ora che Lula, non più confinato in prigione e scagionato dalle accuse, è di nuovo una minaccia concreta.

Roma, la street artist Laika torna a denunciare la detenzione di Zaki: “Don’t visit Egypt”

16.06.2021 – Redazione Italia

Roma, la street artist Laika torna a denunciare la detenzione di Zaki: “Don’t visit Egypt”

Questa mattina a Roma, in via Salaria, nei pressi dell’ingresso dell’ambasciata d’Egitto, è stato affisso un nuovo poster della street artist Laika.

L’opera, intitolata “Don’t visit Egypt“, è una rivisitazione di un vecchio poster egiziano che promuove il turismo: sullo sfondo si scorge l’ombra di un militare che picchia una persona. In alto, viene riportata la scritta “45 days special offer“, un chiaro riferimento al caso di Patrick Zaki, imprigionato nelle carceri egiziane da febbraio 2020 e ancora in attesa di processo, che gli viene rinviato ogni 45 giorni, di fatto condannandolo ad una pena mai comminata da nessun giudice.

Oggi Patrick compie 30 anni. L’ultimo anno e mezzo lo ha passato da detenuto, scontando una pena inumana, in un’agonia scadenzata dalle udienze che ogni 45 giorni posticipano l’inizio del processo. Ricordiamo che Zaki è accusato di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie e propaganda per il terrorismo. Tutto questo solo per aver scritto alcuni post su Facebook.

È inaccettabile che venga tollerata una tale situazione, che l’Italia, dopo l’omicidio di Giulio Regeni, con tutto ciò che sta succedendo a Patrick e sapendo delle continue violazioni dei diritti umani che avvengono in Egitto, continui ad avere relazioni politiche ed economiche con questo Stato.

Il mio invito provocatorio è dunque (se dovessero allentare le restrizioni) di non andare in vacanza in Egitto, per non essere, almeno noi, semplici cittadini, complici di quel regime“, ha dichiarato Laika.

Ufficio Stampa Gargiulo&Polici

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 17-6-2021
PEACE
I will find
Peace today
If I pause
And quietly pray
David Herr


Pensare con la propria testa la stupidità. Decidere con la propria coscienza contro la banalità. Amare con il proprio cuore contro l’aridità
Pino Pellegrino

  • 1922 Accordo internazionale per mettere al bando i gas velenosi
  • Fine dell’apartheind in Sudafrica
  • Giornata internazionale contro la desertificazione e la siccità
  • Nasce a Reims (Francia) la scrittrice Luce d’Eramo
  • Una preghiera in silenzio per i rifugiati, in particolare quellli della rotta balcanica, e la giornata mondiale del 20 giusgno. Quello che potevo fare lo ho fatto volentieri come aiuto, il resto di affidiamo alle mani di Dio. Ciascuno offre ciò che può a One Bridge To Idomeni Onlus: info@onebridgetoidomeni.com
  • “Bisogna trovare e amare Dio proprio in ciò che ci dà
    Dietrich Bonhoeffer

  • Davide Melodia, deceduto nel 2006
    Nato a Messina 1920
    Prigioniero di guerra: 1940-46
    Maestro elementare: 1947-48
    Pastore Evangelico battista: 1948-54
    Maestro carcerario: 1957-61
    Traduttore al giornale Il Giorno: 1961-68
    Pittore 1959-75, Insegnante privato Inglese:1969-75
    Consigliere com. Verde Livorno:1986-87, 1990
    Consigliere Prov. Verde VCO: 1995-97
    Presidente dei Verdi del VCO: 1999-2001
    Pacifista Nonviolento; 1947, segg.
    Eco-pacifista: 1967, segg.
    Segretario Movimento Nonviolento: 1981-83
    Segr.Lega Disarmo Unilaterale: 1979-83
    Membro Mov. Int. Riconciliazione
    Vegetariano 1972 segg.
    Predicatore Evangelico: 1979 segg.
    Quacchero: 1984 segg.

  • ARCOBALENO DI PACE
    Tace.
    Di fronte ai massacri,
    alle angosce, alle paure,
    alle fatiche atroci
    delle marce forzate
    e senza speranza,
    di fronte al mancato asilo,
    al mancato ascolto,
    all abbrutimento del profugo,
    del perseguitato,
    alla disumanizzazione
    di torturatori e torturati,
    alle atrocità tutte
    della guerra
    il vile, l’ indifferente, l’ egoista,
    tace,
    e la guerra impazza.
    L amante segreto della violenza,
    in prima persona,
    o in diretta televisiva,
    tace ma esulta,
    nutrendo le sue pulsioni
    di morte.
    E la guerra impazza.
    Colpevoli o innocenti,
    sotto la mannaia del boia
    o della bomba pseudo intelligente,
    cadono a migliaia in un sospiro
    di odio e di dolore
    perdendo a un tempo l’ appuntamento
    con il presente ed il futuro
    e Dio.
    .
    Uomini e donne, vecchi e bambini,
    creati per vivere,
    incontrano,
    improvvisamente,
    la morte.
    Colpevoli son quelli
    che la guerra l’ hanno scatenata,
    dopo lungo lasso di tempo dedicato
    a coltivare inimicizia e rancore
    fra la gente.
    Innocenti pure non sono
    coloro che alla violenza rispondono
    con pari violenza,
    sì facendo ponendosi
    sullo stesso piano
    degli aggressori.
    E sì facendo, tutti,
    dei fabbricanti d armi
    ingrossano le borse,
    e tragicamente ingrassano
    la terra dei campi minati.
    La guerra è come un uragano
    che esplode con potenza immane
    su uomini e cose,
    e fra i sopravvissuti libera
    la violenza delle passioni
    e delle azioni.
    La pace, per converso,
    assomiglia all arcobaleno
    dopo la tempesta,
    laddove e quando,
    pei buoni uffici di gente
    di buona volontà,
    la guerra cessa.
    Brillano allora,
    nello spettro arcuato,
    i colori dell iride di pace,
    il bianco
    per la Fede rinnovata nell umanità,
    il verde
    per la rinata Speranza,
    il rosso
    per il ritrovato Amore.
    Chi ci impedisce
    di far parte di quella schiera
    di esseri umani
    che pongono fine
    alla violenza,
    che s interpongono
    fra l’ uno e l’ altro combattente,
    che l’ uno e l’ altro invitano
    ad una tavola rotonda,
    sotto l’ arcobaleno,
    in vista della Riconciliazione ?
    E guerra e pace
    sono proiezione
    della volontà umana.
    Sta a noi la scelta.
    ( Verbania, 29 marzo 1999 )

′′ Al loro nucleo, i diritti umani riguardano il modo in cui trattiamo le persone. Riconoscono che ci sono alcune cose a cui le persone hanno diritto solo perché sono umane, e che ci sono cose che non va mai bene fare alle persone.”-Oliver Robertson, Quaccheri in Gran Bretagna.I gruppi religiosi e umanisti hanno unito le forze per chiedere al Primo ministro di proteggere l’Human Rights Act 1998. Lo hanno fatto a causa della preoccupazione per le misure eventualmente introdotte che renderebbero più difficile per le persone garantire i propri diritti. Questo segue la revisione della legge sui diritti umani indipendente del governo, lanciata all’inizio di quest’anno.La lettera congiunta è stata coordinata da Umanisti Regno Unito, Rene Cassin e Quaccheri in Gran Bretagna, tra gli altri. È stato anche firmato dal vescovo di Manchester, dai musulmani britannici per la democrazia secolare, dalla rete delle organizzazioni sikh, dalla Soka Gakkai International, dal Movimento per l’ebraismo riformato, dall’ebraismo liberale e dalla Chiesa di Scozia. Dichiara:’ Crediamo a cose diverse del mondo, al nostro posto in esso, e a come dovremmo vivere. Ma quello che tutti noi abbiamo in comune è che gli esseri umani sono dotati di dignità intrinseca protetta dai diritti umani.′′ La Convenzione europea dei diritti umani, su cui si basa l’Atto per i diritti umani, è stata la risposta dell’Europa all’orrore dell’Olocausto. L ‘ Atto ha salvaguardato le nostre libertà, compresa la nostra libertà di pensiero, di credo e di religione. Ci ha permesso di sposarci e di condurre funerali in linea con le nostre comprensioni del mondo, lasciandoci vivere secondo le nostre credenze.′′ Non vogliamo vedere quelle libertà diluire o vedere adottare misure volte a rendere più difficile l’accesso dei propri diritti alle persone. Fare questo priverebbe le persone di ciò che tutti dovrebbero godere. La dignità umana che tutti riconosciamo ha bisogno di un quadro giuridico per proteggerla.′′ Qualsiasi mossa per indebolire l’Human Rights Act rischia di minare la base di tutta la nostra libertà, e sarebbe un marcatore su un pendio molto scivoloso. Per un Regno Unito basato sulla decenza, la dignità e il rispetto, dobbiamo mantenere il nostro Human Rights Act così com’è. ‘https://humanism.org.uk/…/humanist-and-religious…/https://humanrightsact.org.uk/religion-or-belief-letter…/

Humanist and religious groups call on Prime Minister to protect human rights

https://humanism.org.uk/2021/06/14/humanist-and-religious-groups-call-on-prime-minister-to-protect-human-rights/