Flash mob di Greenpeace: stop plastica usa e getta!!

Flash mob di Greenpeace: stop plastica usa e getta!!

21.07.2018 – Vitorchiano (VT) Greenpeace Italia

Flash mob di Greenpeace: stop plastica usa e getta!!
(Foto di Greenpeace)

Volontari di Greenpeace provenienti da tutta Italia, in questi giorni in provincia di Viterbo per una riunione nazionale, hanno installato la riproduzione di una balena sommersa da un mare di plastica usa e getta per denunciare simbolicamente l’impatto che questo materiale ha sugli ecosistemi marini. I volontari hanno inoltre aperto uno striscione con il messaggio “Il mare non è usa e getta”.

«Ogni minuto finisce in mare l’equivalente di un camion pieno di plastica, una situazione sempre più grave», dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. «Le grandi aziende continuano a fare enormi profitti grazie alla crescente produzione di plastica monouso, pur essendo perfettamente a conoscenza del fatto che è impossibile riciclarla tutta. Per questo, insieme ad oltre un milione di persone che hanno aderito al nostro appello,chiediamo di ridurre drasticamente l’utilizzo di contenitori e imballaggi in plastica usa e getta».

Secondo quanto emerso da “Stessa spiaggia, stessa plastica”, indagine condotta tra maggio e giugno dall’organizzazione ambientalista raccogliendo rifiuti in sette spiagge italiane, circa l’80 percento degli imballaggi e contenitori in plastica catalogati è riconducibile a marchi come Coca Cola, San Benedetto, Ferrero, Nestlé, Haribo e Unileve

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Criminalizzazione della solidarietà e violazione dei diritti, una tendenza mondiale

21.07.2018 – Strasburgo Osservatorio Solidarietà

Criminalizzazione della solidarietà e violazione dei diritti, una tendenza mondiale

Procedure sommarie, senza fondamento costituzionale, in nome della “pericolosità”, concetto quanto mai stravolto, e in contrasto con le garanzie di ogni Stato di Diritto: una pratica che si sta consolidando in Italia, in Europa, nel mondo.

E’ quanto emerso dal quarantanovesimo corso per difensori dei diritti umani che si è concluso ieri a Strasburgo. Erano presenti un centinaio di difensori provenienti da Africa (Congo, Togo, Tanzania, Costa d’Avorio, Egitto), America Latina (Brasile, Argentina, Colombia), Nordamerica (Canada), America centrale (Haiti), Asia (Thailandia, Iran), Medio Oriente (Palestina, Libano), il Presidente dell’Istituto Jean Paul Costa e la Presidente della Commissione consultiva nazionale francese per i diritti umani, Christine Lazerges.

L’Ossevatorio Solidarietà Carta di Milano è intervenuto sottolinenando l’attuale deriva italiana e i numerosi atti di criminalizzazione della solidarietà che si sono susseguiti.

La Presidente della Commissione nazionale francese, Lazerges, condividendo l’impegno dell’Osservatorio, ha ricordato la difficile ed analoga situazione del suo paese, mettendo in evidenza la recente pronuncia del Consiglio costituzionale in Francia che elimina “il delitto di solidarietà”.

E’ ormai evidente la necessità della cooperazione tra Stati di frontiera

Signor nessuno

18.07.2018 Silvia Nocera

Signor nessuno
(Foto di wikimedia commons)

Lo so, non è un film di quest’anno, ma io l’ho visto solo adesso Mr Nobody, dopo averne sentito parlare parecchio a suo tempo. Mr Nobody, oppure Mr Everybody, mi verrebbe da dire.
 Per chi non l’ha visto, si tratta di una pellicola del 2009, di produzione quasi tutta europea, scritta e diretta dal regista belga Jaco Van Dormael, quello di Dio esiste e vive a Bruxelles, per intenderci.
Questa volta lo sguardo paradossale di Van Dormael si cimenta nel genere fantastico, ma la dimensione esistenziale è sempre al centro, al di là delle teorie più o meno scientifiche che lo ispirano.
La teoria del caos e l’affascinante effetto farfalla, la teoria delle stringhe e il big crunch, si manifestano nella vita, o nelle diverse vite possibili, del nostro Signor Nessuno. Se da una parte rafforzano il valore e l’intrinseca potenza della scelta, dall’altra ne mostrano il limite in una ambivalenza che a volte ci confonde e a volte ci chiarisce mentre guardiamo il film, come anche nella vita.

Credo che tutti abbiamo esperienza di questa dualità. A volte la nostra intenzione ha una forza tale da superare qualsiasi ostacolo, anche se prima sembrava impossibile. Altre volte invece un incidente stupido e imprevedibile, prodotto da chissà cosa e chissà dove, può far deviare moltissimo i nostri progetti.
E in questo flusso di vita navighiamo, più o meno consapevolmente.

Ma quello che mi ha colpito di più in tutta questa vicenda dalle infinite varianti, tutte valide e con un loro senso, tutte di per sé “giuste”, è la visione dell’essere umano che ne deriva. E non solo il concetto, ma anche la sensazione che la presenza di un umano al nostro fianco potrebbe regalarci, se solo adottassimo quel modello che Van Dormael insinua, quasi sottobanco.
Nemo a dieci anni affronta la separazione dei genitori e una scelta francamente impossibile: andare con papà o con la mamma? Dentro di lui si dipanano in pochi istanti i destini più diversi, come conseguenze di quella scelta. Dentro di lui c’è un mondo in cui, alla fine, anche noi ci riconosciamo, un universo dinamico in continuo cambiamento e con imprevedibili possibilità di sviluppo. Anche noi abbiamo un milione di film personali dentro, che si dibattono ogni qual volta ci troviamo di fronte a delle scelte o a riflettere sulla nostra vita, sul nostro futuro, su chi siamo. E ogni tanto ce ne siamo anche resi conto, forse per un attimo.

E allora mi sono chiesta: come sarebbe il mondo, se ciascuno di noi mentre cammina per strada, quando fa la spesa al supermercato, durante l’attesa allo sportello della posta, quando si appoggia con la schiena al palo di metallo vibrante sull’autobus, mentre divaga con i colleghi in una pausa del lavoro o con gli amici davanti a una birra, durante una operazione chirurgica o l’osservazione di fenomeni chimici o fisici in un laboratorio, quando porta i figli a scuola o si trova bloccato in mezzo al traffico urbano; come sarebbe il mondo se ciascuno di noi, in ogni momento, percepisse veramente se stesso e gli altri umani intorno a sé, come dei caleidoscopi di opzioni incredibili e di futuri inmprevedibili, semplicemente compressi all’interno di un piccolo e limitato involucro mortale?

Come sarebbe?

Seoul, per la prima volta la Corte suprema libera un obiettore di coscienza

16.07.2018 Unimondo

Seoul, per la prima volta la Corte suprema libera un obiettore di coscienza
(Foto di Asianews)

Per la prima volta, la Corte suprema rilascia un obiettore di coscienza su cauzione. Lo annuncia oggi l’organo giudiziario stesso, riportando una sentenza del 6 luglio che segue la linea imposta dall’ultima decisione della Corte costituzionale: i giovani sudcoreani hanno diritto ad un’alternativa civile al servizio militare.

Kim, 23 anni, era stato condannato a 18 mesi di carcere da un tribunale inferiore perché rifiutava l’esercito per motivi religiosi. Il suo è uno dei numerosi casi di obiettori di coscienza: secondo la legge sudcoreana, tutti i giovani uomini sani sono obbligati a servire nell’esercito per due anni. Il rifiuto è punibile con una pena fino a tre anni di carcere. Sin dagli anni ’50, circa 19mila coscritti sono stati arrestati e incarcerati, in genere con una pena a 18 mesi di prigione. Lo scorso 28 giugno, la Corte costituzionale ha dato un ultimatum al governo di Seoul: dovrà modificare la normativa in vigore entro la fine dell’anno prossimo e fornire ai giovani un’alternativa civile.

La Corte suprema è chiamata a prendere una decisione definitiva su questo e gli altri casi pendenti. In passato, l’autorità giudiziaria ha rappresentato la linea dura della giustizia sudcoreana, ribaltando in condanne numerose assoluzioni decise da tribunali inferiori.

Da Asianews.it

Ben vengano iniziative come il Disability Pride. Non un giorno, ma sempre

15.07.2018 – Roma Articolo 21

Ben vengano iniziative come il Disability Pride. Non un giorno, ma sempre
(Foto di Disability Pride Italia)

Ben vengano iniziative come quella di domenica a piazza del Popolo a Roma. Ben venga questo  “Disability Pride Italia” 2018, dedicato alle persone con disabilità, che ci ricorda come sia un diritto di tutti, nessuno escluso, d’avere le stesse opportunità; e che è un dovere dello Stato, in tutte le sue articolazioni, assicurare che questi diritti non restino mera affermazione di buona coscienza.
Ben venga tutto quello che può servire a una opinione pubblica spesso distratta; mezzi di comunicazione interessati ad altro; istituzioni e politici spesso sordi e indifferenti, quando non ostili. Al  Parlamento Europeo (che parrocina l’evento) all’ANCI, e a tutti, però si chiede anche di non farne un appuntamento rituale, la solita “giornata”, poi, “passata la festa, gabbato lo Santo”. Si richiedono interventi concreti, puntuali, costanti. Si chiede che le persone con disabilità e le loro famiglie non siano lasciati soli.

Si chiede che quotidianamente si faccia sentire loro che le istituzioni non sono matrigne insensibili e che si opera perché si crede e si vuole la loro piena inclusione.
I promotori dicono che lo scopo dell’iniziativa “é di  affermare ancora una volta che  ci siamo e pretendiamo i nostri diritti, troppo spesso calpestati”; l’obiettivo è di accendere i riflettori sulle problematiche riguardanti il mondo della disabilità”; e così sarà  per le manifestazioni che si svolgeranno contemporaneamente a New York e a Brighton: condividere una “festa” accessibile e godibile anche da chi, troppo spesso, viene discriminato per la propria condizione”.

L’idea della dimensione della questione viene dai dati Istat 2017: ci dicono che attualmente in Italia vengono erogati 1,5 milioni tra assegni ordinari di invalidità e pensioni di inabilità e 3,1 milioni per pensioni di invalidità civile e il nostro è tra  gli ultimi in Europa per risorse e servizi. In Italia si spendono 438 euro pro-capite annui, meno della media europea (531 euro), lontanissimi dal Regno Unito (754 euro). Solo la Spagna (395 euro) si colloca più in basso del nostro Paese. Ancora più grande è la sproporzione tra le misure erogate sotto forma di benefici cash, ossia di prestazioni economiche, e quelle in natura, ossia sotto forma di beni e servizi. In quest’ultimo caso il valore pro-capite annuo in Italia non raggiunge i 23 euro, cioè meno di un quinto della spesa media europea (125 euro), un importo lontanissimo dai 251 euro della Germania e pari a meno della metà perfino della spesa rilevata in Spagna (55 euro). L’Italia é indietro anche sul fronte dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità: in Francia, dove il 4,6% della popolazione (quota simile a quella italiana) ha un riconoscimento amministrativo della propria condizione di disabilità, si arriva al 36% di occupati tra i 45-64enni disabili; in Italia il tasso si ferma al 18,4% tra i 15-44enni e al 17% tra i 45-64enni.

Ecco perché il Disabily Pride deve essere un impegno costante, quotidiano, diffuso. Ecco perché occorre premere su una classe politica in tutt’altre faccende affaccendata, perché queste tematiche entrino di prepotenza nell’agenda delle priorità’.
Infine, voglio ricordare un nostro compagno, che ci ha dato loto e che ci ha lasciato ormai sei anni fa, Bruno Tescari; tessera radicale da sempre, per quasi quarant’anni militante appassionato e rigoroso delle battaglie per i diritti e le libertà delle persone disabili…senza dimenticarsi mai di quelli dei “normodotati”, come li chiamava spesso.
Dal 1975 era impegnato sui problemi relativi all’handicap, anche perché personalmente colpito dalla poliomielite dall’età di due anni; ha concepito ed elaborato una quantità di proposte normative sia in Parlamento sia in Regione Lazio sia negli Enti locali. Ha fondato e diretto il F.R.I. (Fronte Radicale Invalidi), da lui e lo ricordo impegnato per l’emanazione e l’attuazione del DPR 384/’78 relativo all’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici aperti al pubblico, per il rilascio del “contrassegno” per la libera circolazione degli autoveicoli delle persone non deambulanti…

Militante del “fare” concreto, anche. Non ci pensò due volte, una domenica di anni fa, quando ancora a Roma nessuno si sognava di realizzare “scivoli’ nei marciapiedi. Con altri compagni prese cemento e cazzuola, e ne “costruì” un paio nella centralissima Largo Argentina. Venne denunciato, m il problema da allora si pose. Ecco, sarebbero belli giardini, piazze, luoghi di incontro dedicati ai tanti Luca Coscioni, Bruno Tescari, Piergiorgio Welby che tanto ci hanno dato con loro pensiero e il loro “fare”; cui serbiamo gratitudine e vogliamo non sia smarrito il ricordo.

Inviata a tutti i parlamentari la proposta di IALANA affinché l’Italia firmi il TPAN

14.07.2018 Redazione Italia

Inviata a tutti i parlamentari la proposta di IALANA affinché l’Italia firmi il TPAN

In occasione del primo anniversario dell’adozione da parte dell’ONU del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari il Coordinamento di Associazioni di ICAN in Italia ha provveduto a inviare ad ogni parlamentare la Proposta di Legge elaborata da IALANA affinché l’Italia firmi e ratifichi il Trattato, contribuiendo così alla sue entrata in vigore, per la quel necessitano un minimo di 50 ratifiche.

Questa è stata la prima azione pubblica del Coordinamento costituitosi il 7 di Luglio scorso. L’azione continuerà con azioni di sensibilizzazione presso le varie sedi istituzionali affinché la Proposta di Legge venga calendarizzata, discussa e approvata.

Il testo della Proposta è disponibile sul sito del Coordinamento a questo link:

https://www.coordinamentoicanitalia.org/wp-content/uploads/2018/07/proposta-di-legge-per-firma-TPAN-IALANA.pdf

 

«No Borders». Iniziativa al confine italo-francese

13.07.2018 Melting Pot Europa

«No Borders». Iniziativa al confine italo-francese

E domani la manifestazione “Ventimiglia città aperta”, per il permesso di soggiorno europeo e il diritto alla mobilità umana.

Decine di attivisti/e si sono diretti questo pomeriggio al confine italo-francese nel corso della prima giornata di mobilitazione lanciata dal Progetto 20K per la libertà di movimento degli esseri umani e il permesso di soggiorno europeo. Mobilitazione che si concluderà domani, con una manifestazione a Ventimiglia per la quale si prevedono arrivi da diverse città italiane, e non solo.

La frontiera “bassa” era militarizzata già dalle prime ore della mattina, di fronte all’annunciato tentativo di border crossing. Controlli a tappeto e traffico rallentato, schieramenti di polizia sia francese che italiana. Il clima di tensione era palpabile anche nella città di Ventimiglia con un dispiegamento massivo di forze dell’ordine e identificazioni dei solidali.

Nonostante questo, il corteo ha avanzato in maniera compatta fino a pochi metri dal blocco messo in atto dalle forze dell’ordine. Tende, giubbotti di salvataggio e una gigantesca scritta “no border” fatta a pochi passi da uno dei confini più militarizzati d’Europa rappresentano un segnale non solo per il governo italiano e quello francese, ma per l’intera Unione Europea, complice della carneficina che si sta compiendo nel Mar Mediterraneo e del trattamento disumano ricevuto dai migranti nei lager libici.

All’indomani del vertice dei ministri dell’interno dell’Ue, tenutosi a Innsbruck, che ha confermato la volontà europea di bloccare i flussi migratori e di rivedere al ribasso le già carenti politiche di accoglienza, l’iniziativa di oggi mira ad aprire uno spazio pubblico che rivendica il diritto a migrare, all’accoglienza, a una cittadinanza universale fatta di diritti e reddito.

La manifestazione di domani attraversando la città di Ventimiglia ribadirà il fatto che esistono ancora tante persone in grado di opporsi con forza a quelle politiche che respingono ai confini migliaia di donne, uomini e bambini, lasciando transitare liberamente merci e capitali.