Festeggiamo le 1.389 visite di ieri con 1029 visitatori unici e 1,33 pagine lette su quaccheri.it : un risultato storico di ogni epoca in Italia con…

Prima parte

Questo è un elenco di persone importanti associate alla Società religiosa degli amici , nota anche come Quaccheri, che hanno un articolo su Wikipedia. La prima parte è costituita da individui noti per essere o essere stati Quaccheri continuamente da un certo punto della loro vita. La seconda parte è costituita da individui i cui genitori erano quaccheri o che erano essi stessi quaccheri una volta nella loro vita, ma poi si sono convertiti a un’altra religione, o che formalmente o informalmente si sono allontanati dalla Società degli amici, o che sono stati rinnegati dal loro incontro di amici . Elenco dei quaccheri – https://it.qaz.wiki/wiki/List_of_Quakers

UN

Elisabeth Abegg (1882–1974), educatrice tedesca che ha salvato gli ebrei durante l’Olocausto

Damon Albarn ( nato nel 1968), musicista, cantautore e produttore discografico inglese

Harry Albright (vivente), ex redattore canadese di origine svizzera di The Friend , consulente per le comunicazioni per FWCC

Thomas Aldham (c. 1616-1660), inglese Quaker strumentale nella creazione del primo incontro nella Doncaster zona Horace Alexander (1889–1989), scrittore inglese sull’India e amico di Gandhi

William Allen (1770–1843), scienziato inglese, filantropo e abolizionista

Edgar Anderson (1897–1969), botanico americano

Charlotte Anley (1796–1893), romanziera e scrittrice inglese

Elizabeth Ashbridge (1713–1755), predicatrice e memoirist inglese quacchera

Ann Austin (XVII secolo), prima missionaria quacchera inglese

Iwao Ayusawa (鮎 沢 巌, 1894–1972), diplomatico giapponese

B

Edmund Backhouse (1824–1906), banchiere inglese e parlamentare per Darlington

James Backhouse (1794–1869), botanico e missionario australiano nato nel Regno Unito

Edmund Bacon (1910-2005), architetto americano Ernest Bader (1890–1982), uomo d’affari e filantropo inglese nato in Svizzera

Joan Baez (nata nel 1941), cantante folk americana e attivista per la pace

Eric Baker (1920–1976), cofondatore inglese di Amnesty International e della Campagna per il disarmo nucleare

Emily Greene Balch (1867-1961), vincitrice del premio Nobel per la pace americano

Chris Barber (1921–2012), uomo d’affari inglese e presidente di Oxfam

Robert Barclay (1648–1690), teologo scozzese

John Henry Barlow (1855-1924), statista quacchero inglese

Geoffrey Barraclough (1908-1984), storico inglese Florence

Mary Barrow (1876–1964), cooperante e attivista per la riforma abitativa

Bernard Barton (1784–1849), poeta inglese

John Barton (1755–1789), abolizionista inglese

John Bartram (1699–1777), botanico americano

William Bates (morto nel 1700), uno dei fondatori della Newton Colony, la terza colonia inglese nel West Jersey

Helen Bayes (nata nel 1944), attivista australiana per i diritti dei bambini nata nel Regno Unito

Joel Bean (1825-1914), ministro quacchero americano

Anthony Benezet (1713–1784), educatore americano, abolizionista Caleb P. Bennett (1758–1836), soldato e politico americano

Douglas C. Bennett (nato nel 1946), accademico americano, presidente dell’Earlham College

Lewis Benson (1906-1986), stampatore americano, esperto di primo quaccherismo, in particolare George Fox Hester Biddle (1629–1697 circa), scrittore di pamphlet e predicatore inglese Albert Bigelow (1906-1993), manifestante americano per le armi nucleari

J. Brent Bill (nato nel 1951), ministro americano e scrittore di religione

George Birkbeck (1776-1841), uno dei fondatori inglesi del London Mechanics Institute, ora Birkbeck, University of London Sarah Blackborow (fl. 1650-1660), tractarian inglese prominente nella discussione del ruolo delle donne nella società e delle questioni sociali

Barbara Blaugdone (c. 1609–1705), autobiografa e ministro inglese

Taylor A. Borradaile (1885–1977), chimico e uno dei quattro fondatori e primo presidente della confraternita Phi Kappa Tau ; due dei principi fondanti di Phi Kappa Tau sono anche due delle testimonianze quacchere : Integrity and Equality

Geoffrey Barraclough (1908-1984), storico inglese Florence Mary Barrow (1876–1964), cooperante e attivista per la riforma abitativa

Bernard Barton (1784–1849), poeta inglese

John Barton (1755–1789), abolizionista inglese

John Bartram (1699–1777), botanico americano

William Bates (morto nel 1700), uno dei fondatori della Newton Colony, la terza colonia inglese nel West Jersey

Helen Bayes (nata nel 1944), attivista australiana per i diritti dei bambini nata nel Regno Unito

Joel Bean (1825-1914), ministro quacchero americano

Anthony Benezet (1713–1784), educatore americano, abolizionista

Segue domani ancora la lettera B

La vincitrice del Premio Strega

Bruck con il libro «Il pane perduto» è la vincitrice dell’ottava edizione del Premio Strega Giovani 

«Nessuno, solo un testimone diretto può raccontare la tragedia della Shoah e le violenze che ha subito. Il suono della sua voce, lo sguardo pregno di lacrime inesplose, i tentennamenti, oltre alla forza delle perole, sono elementi efficaci per dare forza e verità al racconto. Neanche il grande cinema può aiutare a comprendere una tragedia di tale portata. Una tragedia che non può essere rappresentata usando semplicismi narrativi; non può farlo la commedia, non può farlo la fiction televisiva, tantomeno può farlo la grande produzione Hollywoodiana. L’unico modo per comprendere a fondo la tragedia della Shoah è, fino a quando sarà possibile, incontrare i testimoni diretti, guardare la durezza narrativa dei documentari originali, di repertorio», a ricordare questa cruda verità è  Edith Bruck, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti e al supplizio della marcia della morte. 

Edith Bruck (classe 1932) con l’ultimo libro Il pane perduto (La Nave di Teseoè la vincitrice dell’ottava edizione del Premio Strega Giovani

Già presente nella cinquina dei candidati, la scrittrice di origini ungheresi da sempre racconta la tragedia della Shoah alle giovani e ai giovani nelle scuole italiane ed è l’autrice più anziana tra i finalisti del Premio Strega. Bruck è stata premiata proprio dagli studenti che da tanti anni guarda negli occhi. 

Un riconoscimento a lei attribuito proprio dalle studentesse e dagli studenti incontrati quest’anno (un anno difficile) tra i banchi di scuola (e su zoom per via della pandemia) in occasione di incontri programmati per parlare di Memoria; di quella Memoria contenuta nello scrigno della sua ultima fatica editoriale e nella quale l’autrice ripercorre la sua giovinezza, elabora la tragedia della deportazione e il ritorno verso la normalità. Per arrivare sino  ai pericoli dei giorni nostri.  

Con 65 preferenze su 416 voti espressi, il libro di Bruck (autrice recentemente visitata da papa Francesco nella sua abitazione romana e alla quale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana) è stato votato (erano undici gli autori e le autrici in corsa) da una giuria di ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni, provenienti da oltre 60 scuole secondarie superiori distribuite in Italia e all’estero (Berlino, Bruxelles, Parigi). 

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«Ogni volta che entro nelle scuole già stanca morta, ne esco viva» ricorda Edith Bruck, saggista, poetessa sopravvissuta ad Auschwitz.

Intervistata da Riforma lo scorso 27 gennaio (Giorno delle Memoria) affermava: «Sono affaticata perché questa settimana ho incontrato molti studenti e partecipato a molti convegni e incontri dedicati alla Shoah e oggi pomeriggio, poi, ospiterò a casa tre studenti con il loro professore per raccontare la mia storia davanti alle telecamere della scuola». 

I giovani, per Bruck, sono quel «barlume di speranza per un mondo migliore. Con loro – prosegue Bruck – condivido il mio vissuto e ciò che di terribile è accaduto nell’Europa del ’900. È difficile parlare solo di Auschwitz con i disastri che viviamo ogni giorno. Siamo circondati e stravolti dalle tragedie. Proprio per questo, malgrado la stanchezza iniziale che mi assale ogni volta che devo entrare nelle scuole, e dopo le quattro ore di dialogo con gli studenti ai quali racconto le più profonde intime sofferenze, esco da quegli incontri sempre viva e più vitale. Per me incontrare gli studenti è una terapia».

«L’ultimo libro di Edith Bruck (Il pane perduto, La nave di Teseo – scrive Furio Colombo sul sito del Premio Strega) unisce in un’unica grande opera ciò che l’autrice ha visto, vissuto, pensato e scritto: un’amorevole dolcezza prosciuga altri sentimenti (come l’odio legittimo per l’orrore e i carnefici), perché Edith è salva e tenuta in vita da un legame fortissimo, un misto di orgoglio e pietà affettuosa per chi, come lei, è stata spinta nella galleria dell’orrore. Nella visita sul fondo della memoria Edith ripercorre il miserabile inferno preparato meticolosamente dai suoi aguzzini (tornati come in un incubo), vittime di una solitudine che si nutre di morti. Ma la vita è troppo forte e l’istinto, ancora bambino, di saltare avanti è troppo grande. E quando, nella realtà come in questo nitidissimo racconto, vita e morte, distruzione e futuro si spaccano, Edith è già saltata sul lastrone della vita. E qui il libro diventa un racconto che devi leggere fino all’ultima pagina, di storia, di vita, di amore».

Nata in una povera e numerosa famiglia ebrea nel 1932 e sopravvissuta ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen, ne Il pane perduto Edith Bruck ripercorre la sua vita, dalla deportazione nei campi di concentramento quando era ancora bambina, perché oggi, più di allora, «è importante ricordare».

Congratulazioni Edith Bruck!  La redazione di Riforma.

Foto: Edith Bruck, scheda biografica Premio Strega 

 

Meeting minutes

Meeting Minutes del 13 maggio 2021

PRAISE
My heart is
Full of praise
For God’s
Loving ways
David Herr

“Bene è ciò che unisce. Male ciò che separa”

Aldous L. Huxley

*1988 Brasile: abolizione della schiavitù.

  • Memoria di Bede Griffiths, testimone del dialogo fra cristiani e hinduisti
  • 1917 nasce ad Asuncion, Augusto Roa Bastos, scrittore paraguaiano

” La serietà più profonda ha sempre un pizzico di humour.

C’ era una volta il Fascio
( Davide Melodia)

C’ era una volta il Fascio,
e qualcuno
lo cancellò.
C’ era una volta la violenza,
in pace,
dal Concordato clerico fascista
alle Corporazioni,
e in guerra,
ma qualcuno,
tra lacrime e infiniti sacrifici,
la fermò.
Si chiamava, mi sembra, Resistenza.
Poi venne un cinquantennio di democrazia,
imperfetta;
di giustizia, di libertà, di ricerca
politica e sociale,
ancora più imperfetta.
Ma quando la tentennante baracca nazionale,
piena di tarli,
di corruzione e compromessi,
aveva impreso,
con mani e menti pulite,
a rafforzare e riscattare i suoi pilastri,
ecco una Triplice Alleanza in doppiopetto
apprestarsi in nome della libertà
ad affossarla.

Nubi nerastre s’addensano all’orizzonte,
anzi ai “sacri confini della Patria”,
mentre s’invocano denunce di Patti
e riscosse antistoriche.
Equilibri sociali e ardue integrazioni
vengono messi in forse,
proiettando drammatiche avventure
sullo schermo della Storia.
Una privatizzazione a oltranza in ogni campo
mette a repentaglio
il già malato micro e macro
economico tessuto.
La collaborazione internazionale,
la coesistenza interetnica,
la solidarietà umana senza pregiudizi
corrono confusamente verso l’involuzione.
E lo spettro del Fascismo
soffia nel collo delle Istituzioni.

A noi,
di fronte a questi guasti
politico-sociali,
con il coraggio dei padri
e l’esperienza dei figli,
spetta l’onore e l’onere
di tramandare indenne
uno storico retaggio
consacrato dal sangue
dei martiri antifascisti.

(Milano, 25 aprile 1994)

La “neutrale ” Svizzera di impegnerà ancora con la industria militare tedesca?

12.06.2021 – INFOsperber

Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco

La Svizzera farà di nuovo affari con l’industria bellica tedesca Rheinmetall?
“Unmanned Ground Vehicle” UGV Mission Master di Rheinmetall nel “fuoco vivo”, come è stato presentato agli esperti internazionali di armamenti alla “Ammunition Capability Demonstration” del 2019 a Overberg in Sudafrica. (Foto di Spartanat.com)

A luglio, la vendita parziale dell’azienda bellica RUAG verrà discussa nel Parlamento svizzero. Una delle parti interessate è la compagnia tedesca di armi Rheinmetall.

Nel 1998 i reparti di produzione e manutenzione dell’Esercito svizzero sono stati fusi nella società RUAG (Rüstungs-Unternehmen AG) e posti sotto l’autorità del Dipartimento Svizzero della Difesa, della Protezione Civile e dello Sport DDPS. Nel frattempo la RUAG si è sviluppata diventando un gruppo tecnologico internazionale. Ma ora la parte internazionale della RUAG, compresa la produzione di munizioni, deve essere venduta, secondo la decisione del Consiglio Federale. Ma a chi?

Uno dei possibili acquirenti è l’azienda bellica tedesco Rheinmetall, che ha già sei sedi in Svizzera – a Zurigo, Ittigen-Bern, Lohn-Ammannsegg, Wimmis, Altdorf e Studen – e collabora con la RUAG in varie operazioni, per esempio specificamente nella produzione di propellenti a Wimmis.

Ma cosa sa il pubblico di questa industria bellica? La Svizzera, come paese neutrale, può permettersi politicamente e moralmente di rafforzare ulteriormente la corporazione Rheinmetall, che guadagna molto denaro distruggendo vite umane?

Nel 2018 si poteva vedere sul canale tedesco ARD un film su Rheinmetall, molto informativo e interessante, della durata di 43 minuti (cliccare qui per la versione in tedesco). Si può ancora dormire sonni tranquilli dopo averlo visto?

Per coincidenza, il giornale tedesco online “NachDenkSeiten” (Pagine per riflettere) ha appena pubblicato un rapporto molto dettagliato sulla Rheinmetall. Ne citiamo qui alcuni passaggi testuali: “Rheinmetall Landsysteme e Rheinmetall Waffe Munition si trovano nel sito di Unterlüß. Rheinmetall Landsysteme produce carri armati, mentre Rheinmetall Waffe Munition produce cannoni, bombe e munizioni. In questa località, Rheinmetall gestisce anche il più grande poligono di tiro privato in Europa, che copre un’area di 50 km². Il sito è stato affittato già nel 1899. Rheinmetall e il sito di Unterlüß hanno una lunga tradizione nella fabbricazione di armi di tutti i tipi e le loro relazioni con il governo tedesco sono sempre state particolarmente strette. Nella prima guerra mondiale, la Rheinmetall produsse armi per il Kaiser e nella seconda guerra mondiale per il Führer. Quest’ultimo fece una visita personale a Unterlüß. A quei tempi, le bombe per la Wehrmacht venivano fabbricate dai prigionieri di guerra e dai detenuti dei campi di concentramento per venire poi sganciate sui loro paesi.

Tra il 1945 e il 1955 ci fu una pausa forzata per la Rheinmetall. Dopo la fondazione della Repubblica Federale di Germania, la sua ammissione alla NATO nel 1955 e la costruzione della nuova Bundeswehr, la Rheinmetall tornò in attività. Negli anni ’60, l’azienda riforniva nuovamente la Bundeswehr di armi, carri armati e munizioni.

Anche i vecchi rapporti sono stati riattivati. Dopotutto, si conoscevano dai vecchi tempi, quando il Führer era ancora vivo. Nel frattempo, molti vecchi nazisti erano tornati alla carica e agli onori nell’amministrazione della giovane Repubblica Federale. Alla Germania venne permesso di avere di nuovo un esercito e di ordinare armi, preferibilmente da vecchi amici. I rapporti clientelari tra la Rheinmetall, la Bundeswehr e il governo federale continuano ancora oggi”.

Ecco un altro passaggio: “La Rheinmetall è il più grande produttore di armi e munizioni della Germania, il leader del settore e vende i suoi prodotti in tutto il mondo, anche in aree di crisi e paesi in guerra. Ma questo è proibito, o no?

Il Consiglio Federale di Sicurezza tedesco è responsabile delle licenze di esportazione e decide in seduta segreta secondo la legge sulle armi da guerra. Nel caso esista la possibilità che le attrezzature militari esportate vengano utilizzate per azioni di disturbo della pace o per guerre di aggressione, la loro esportazione è proibita. Le consegne di armi da guerra a paesi coinvolti in conflitti armati o dove c’è una minaccia di tali conflitti non possono essere approvate. L’applicazione delle restrizioni è lasciata alla discrezione del Consiglio Federale di Sicurezza.

Per poter vendere i suoi prodotti letali in tutto il mondo, in caso di dubbio la Rheinmetall deve aggirare i regolamenti e ci riesce in modo ammirevole: la Rheinmetall sposta semplicemente la produzione in paesi con regolamenti meno severi e conduce i suoi affari attraverso l’estero. Le armi prodotte in altri paesi non sono soggette ai controlli tedeschi sulle esportazioni di armi”. (Tra questi paesi risulta l’Italia, con i siti di produzione di RWM a Ghedi, Brescia e Domusnovas in Sardegna – n.d.t.)

Un altro paragrafo: “I rapporti clientelari con l’industria delle armi sono evidenti: dalla politica agli affari. Dirk Niebel, ex Ministro dello Sviluppo, è ora capo dello sviluppo della strategia internazionale e delle relazioni governative e capo lobbista della Rheinmetall. Franz-Josef Jung, ex Ministro della Difesa, è un membro del consiglio di sorveglianza“.

L’articolo sull’azienda di armi Rheinmetall è redatto da Marco Wenzel.

Il 9 giugno, una mozione di Werner Salzmann (SVP) è all’ordine del giorno al Consiglio degli Stati svizzero, con l’obiettivo di escludere la divisione munizioni della RUAG International, RUAG Ammotec da una vendita a un gruppo straniero. Il suo ragionamento è il seguente: la Svizzera ha bisogno della propria produzione di munizioni in caso di guerra. Dato che la RUAG e la Rheinmetall hanno già stipulato una joint venture per Nitrochemie a Wimmis (l’ex fabbrica di polveri di Wimmis), si presume che la Rheinmetall sia ora interessata ad acquistare anche Ammotec.

Non sarebbe un lusso se i parlamentari si informassero un po’ di più sulla Rheinmetall prima della votazione. Come è noto, la nuova tendenza dell’industria degli armamenti è un’ulteriore “disumanizzazione” della guerra: dalla parte del “nemico”, l’obiettivo è come prima l’annientamento delle persone, mentre dalla propria parte l’obiettivo è ora quello di usare il più possibile veicoli privi di equipaggio umano – “Unmanned Ground Vehicles”, UGVs e “Unmanned Air Vehicles” UAVs – , cioè droni. Nel campo degli UGV, la Rheinmetall in particolare è all’avanguardia, anche se i suoi video promozionali mostrano questi UGV solo come veicoli da trasporto o ricognizione. Mostrare i modelli da combattimento e assalto potrebbe essere troppo scioccante dal punto di vista psicologico. O forse no? Cercate e troverete: In Sudafrica nel 2019, Rheinmetall ha mostrato il “Mission Master” live-fire, durata del video 1 minuto e 42 secondi: cliccare qui.

La domanda va ripetuta: può la Svizzera neutrale permettersi politicamente e moralmente di vendere una parte del gruppo tecnologico RUAG, ancora di proprietà statale, all’impresa tedesca di armi Rheinmetall, rafforzandola ulteriormente?

Christian Müller per il giornale online INFOsperber

Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid

Revisione di Anna Polo

Meeting minutes

Meeting Minutes del 12-6-2021

” Ci sono due strade per raggiungere l’obiettivo di un Sudafrica e di un mondo migliore: la bontà e il perdono”

Nelson Mandela

  • Sudafrica: Nelson Mandela è condannato all’ergastolo
  • 1982 Sessione speciale dell’ONU sul disarmo: marcia di 800.00 persone da tutto il mondo
  • Giornata mondiale contro il lavoro minorile
  • 1814 nasce ad Alvinc (Trnsilvania) Kemeny Zsigmond, romanziere e poeta magiaro

” Il desiderio di voler esere noi stessi ogni cosa è falsa superbia. Anche ciò per cui ringraziamo altri ci appartiene ed è un pezzo della nostra vita”

Dietrich Bonhoeffer

Davide Melodia:

A Nelson Mandela

Chi

più libero di te,
Nelson Mandela,
che da cinque lustri ristretto
in una sbarrata cella
il tuo bianco spirito mandi
a la tua negra gente
e la sostieni
indistruttibile
nella sua lotta
per l’ ideale?

Il tuo stesso nome vola
mentre il tuo corpo è immoto
nella sbarrata cella
vola
universo simbolo
di Libertà
dall’ Africa alle Americhe all’ Oriente
ovunque e Diritto e Verità
sono concussi.

Ombra fatale agli Oppressori,
luce amicale agli Irredenti
è il sacrificio tuo ininterrotto,
pegno di un non lontano
realizzato sogno di Pace,
di Giustizia, di Umanità.

(Livorno, 1985)

Coi lavoratori licenziati. Lotta senza paura per il pane quotidiano

Non sarà l’unico caso di opposizione ai licenziamenti di lavoratori della logistica e altri comparti. Ma il governo sembra interessarsi più agli aspetti della sicurezza delle proprietà aziendali che al contrasto dei nuovi licenziati. E saranno una marea che lotterà per il suo pane quotidiano. Che è sacro come ripetiamo a pappagallo nel padre nostro.Non […]

Coi lavoratori licenziati. Lotta senza paura per il pane quotidiano

Togliere subito permesso di soggiorno agli stranieri violenti

Desenzano, atti squadristi della destra cubana contro il Circolo Italia-Cuba

11.06.2021 – Redazione Sebino Franciacorta

Desenzano, atti squadristi della destra cubana contro il Circolo Italia-Cuba
(Foto di Italia-Cuba)

Sabato scorso, all’inaugurazione del Circolo Italia-Cuba Giordano Podenzani di Desenzano del Garda, è avvenuta un’aggressione verso i presenti da parte di soggetti appartenenti alla destra cubana. L’unica ad essersi esposta sulla vicenda è stata la segreteria nazionale dell’Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba con il comunicato stampa intitolato “Di gusano in gusano la lotta continua”. A raccontarci l’accaduto è stato Massimo Fedrigo, segretario del Circolo di Desenzano.

Il Circolo Italia-Cuba Giordano Podenzani di Desenzano Del Garda, il 5 di giugno ha inaugurato la propria sede, in via Bagatta n 7 presso la Casa Dei Popoli dedicata a Thomas Sankara.

Gli ospiti della giornata erano il Console Generale della Repubblica Di Cuba Llanio Gonzales Perez, Enzo Pescatori componente di MediCuba Europa e membro della segreteria nazionale dell’Associazione, Walter Persello vicepresidente dell’Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba e il sottoscritto in quanto Segretario del Circolo.

A dare risalto alla serata è stata l’iniziativa del circolo di raccolta di un container di materiale medico-sanitario, per un valore di circa 60.000 euro, che partirà verso Cuba a fine giugno, alla quale hanno partecipato varie associazioni di volontariato come Medicusmondi di Brescia, Banca del Tempo e Zero Limiti di Castiglione Delle Stiviere e Sinistra Giovanile di Ghedi.

Una bella giornata guastata da esponenti del Movimento San Isidro Italia, gruppo di controrivoluzionari della destra cubana che cercano consenso tra i giovani contro il governo rivoluzionario cubano. Già al mattino, un loro rappresentante con la maglietta di “Patria y Vida”, si era avvicinato a un membro del circolo con minacce di togliere la bandiera del Movimento 26 Luglio, definendola “bandiera di un gruppo terroristico”. Per Cuba questa bandiera rappresenta l’inizio della Rivoluzione Cubana contro la dittatura fascista di Fulgencio Batista che aveva portato il popolo cubano allo stremo e in massima povertà, consegnando l’isola alla mafia americana e portando L’Avana ad essere chiamata la “Las Vegas dei Caraibi” e Cuba come “l’isola del gioco, della prostituzione e del turismo sessuale”. Fidel Castro e la Rivoluzione posero fine a tutto questo.

Durante l’inaugurazione del circolo, un losco individuo è sempre stato nella piazza, chiamando anche la polizia locale di Desenzano affinchè togliesse la bandiera del Movimento 26 Luglio, ottenendo l’effetto contrario e venendo subito allontanato.

Uno dei fatti più gravi della giornata è successo verso la fine dell’incontro quando un membro di “Patria y Vida”, passando di corsa, ha strappato la bandiera cercando di portarla via, per poi ma venir subito bloccato dai ragazzi del servizio d’ordine. Solitamente, nelle loro azioni squadriste, rubano le bandiere simbolo del socialismo cubano per poi bruciarle.

Subito dopo una donna cubana, con cellulare alla mano e una bambina ci ha aggredito verbalmente e filmandoci, dicendo che eravamo complici di uno “Stato terrorista”.

Questi gruppi come Patria y Vida e Movimento San Isidro usano spesso questi metodi per dare visibilità alle loro azioni folkloristiche ad uso e consumo dell’opinione pubblica occidentale che non hanno alcun riscontro reale nella società.

Inoltre vogliamo ricordare che questi gruppi percepiscono soldi da un fondo statunitense per ogni fotografia o per ogni filmato che pubblicano in rete.

Premesso questo e condannando fortemente l’azione fascista della destra cubana presente sul nostro territorio, riteniamo che l’apertura del Circolo Italia-Cuba di Desenzano sia un elemento di disturbo in un territorio come quello gardesano prettamente borghese, benestante ed anche fascista. Queste azioni ne sono la conferma, come il sabotaggio di tutte le serrature della sede del circolo avvenuta nella notte tra domenica e lunedì.

Certamente il Circolo non sarà intimorito da azioni di questi presunti esuli appartenenti all’estrema destra cubana che esalta Batista urlandoci “comunisti di merda”. A breve ci saranno nuove iniziative per far conoscere, a livello territoriale, i valori di umanesimo, giustizia sociale, diritti umani e contro lo sfruttamento della Rivoluzione Cubana.

Hasta la Victoria Siempre!

https://italiacuba.it/2021/06/08/provocazione-nei-confronti-di-cuba-durante-inaugurazione-del-circolo-di-desenzano-dellassociazione-nazionale-di-amicizia-italia-cuba/

Meeting minutes

Meeting Minutes del 11-6-2021

STRANGER

No one

Is a stranger alone

But a friend

With a soul like my own

David Herr

Nessuno trova pace sottraendosi a se stesso.

Virginia Wolf

1924 Giacomo Matteotti viene assassinato dai fascisti
1956 muore a Roma Corrado Alvaro, scrittore e giornalista
” Il desiderio di voler essere noi stessi ogni cosa è falsa superbia. Anche ciò per cui ringraziamo agli altri ci appartiene ed è un pezzo della nostra vita.”

Dietrich Bonhoeffer

Davide Melodia:
ARCOBALENO DI PACE

Tace.
Di fronte ai massacri,
alle angosce, alle paure,
alle fatiche atroci
delle marce forzate
e senza speranza,
di fronte al mancato asilo,
al mancato ascolto,
all abbrutimento del profugo,
del perseguitato,
alla disumanizzazione
di torturatori e torturati,
alle atrocità tutte
della guerra
il vile, l’ indifferente, l’ egoista,
tace,
e la guerra impazza.

L amante segreto della violenza,
in prima persona,
o in diretta televisiva,
tace ma esulta,
nutrendo le sue pulsioni
di morte.
E la guerra impazza.

Colpevoli o innocenti,
sotto la mannaia del boia
o della bomba pseudo intelligente,
cadono a migliaia in un sospiro
di odio e di dolore
perdendo a un tempo l’ appuntamento
con il presente ed il futuro
e Dio.

.
Uomini e donne, vecchi e bambini,
creati per vivere,
incontrano,
improvvisamente,
la morte.

Colpevoli son quelli
che la guerra l’ hanno scatenata,
dopo lungo lasso di tempo dedicato
a coltivare inimicizia e rancore
fra la gente.

Innocenti pure non sono
coloro che alla violenza rispondono
con pari violenza,
sì facendo ponendosi
sullo stesso piano
degli aggressori.
E sì facendo, tutti,
dei fabbricanti d armi
ingrossano le borse,
e tragicamente ingrassano
la terra dei campi minati.

La guerra è come un uragano
che esplode con potenza immane
su uomini e cose,
e fra i sopravvissuti libera
la violenza delle passioni
e delle azioni.

La pace, per converso,
assomiglia all arcobaleno
dopo la tempesta,
laddove e quando,
pei buoni uffici di gente
di buona volontà,
la guerra cessa.

Brillano allora,
nello spettro arcuato,
i colori dell iride di pace,
il bianco
per la Fede rinnovata nell umanità,
il verde
per la rinata Speranza,
il rosso
per il ritrovato Amore.

Chi ci impedisce
di far parte di quella schiera
di esseri umani
che pongono fine
alla violenza,
che s interpongono
fra l’ uno e l’ altro combattente,
che l’ uno e l’ altro invitano
ad una tavola rotonda,
sotto l’ arcobaleno,
in vista della Riconciliazione ?

E guerra e pace
sono proiezione
della volontà umana.
Sta a noi la scelta.

( Verbania, 29 marzo 1999 )

Uno studio mette in relazione lingue native e conoscenza

10.06.2021 – Agenzia DIRE

Uno studio mette in relazione lingue native e conoscenza

Un patrimonio di conoscenze sulle piante medicinali e sui loro benefici potrebbe andare perduto insieme con migliaia di lingue dei popoli originari che rischiano di scomparire entro fine secolo. E’ la conclusione alle quali è giunto uno studio condotto da due ricercatori dell’Università di Zurigo, pubblicato su Pnas, la testata della National Academy of Sciences degli Stati Uniti.Gli esperti, Rodrigo Camara-Lerèt e Jordi Bascompte, del Dipartimento di biologia dell’evoluzione e studi ambientali dell’ateneo elvetico, hanno preso in esame 12.495 proprietà di piante e 320 lingue diffuse in tre regioni del mondo “ad alta diversità bioculturale” in Nord America, nell’Amazzonia nord-occidentale e nell’isola di Nuova Guinea, situata tra l’Indonesia e l’Australia e divisa politicamente tra la parte controllata da Jakarta e lo Stato di Papua, come si legge sul paper di presentazione dello studio.I ricercatori hanno scoperto che tre quarti degli oltre 12mila elementi presi in esame sono “linguisticamente unici”, ovvero conosciuti in una sola lingua del mondo. In Amazzonia il 100 per cento delle conoscenze prese in esame è espresso in idiomi a rischio estinzione. Nel caso in cui la lingua in questione dovesse scomparire, quindi, avverrebbe lo stesso per la conoscenza associata.Gli autori dello studio hanno sottolineato che la perdita di circa un terzo delle oltre 7mila lingue native del mondo che è stata prevista dalle Nazioni Unite entro fine secolo potrebbe “compromettere sostanzialmente la capacità dell’umanità di fare nuove scoperte medicinali”.L’Onu ha istituito il periodo 2022-2032 come decennio internazionale delle lingue native, con l’obiettivo di “richiamare l’attenzione” sul tema.