Invito

In occasione della “VALLE STELLATA”, week-end con pernottamento in valle, organizzato dal Comune di Marnate con la collaborazione della Casa di Alice e la partecipazione del gruppo Scout Busto 5, siamo stati invitati ad guidare i ragazzi e i partecipanti ad una visita al bunker.

La visita dei ragazzi si terrà alle ore 11.00 di domenica 2 luglio, ma ci è stato chiesto di mantenere aperto il bunker fino dalle 9,30 per consentire la visita anche a tutti coloro che dovessero essere presenti e non partecipare alla camminata che faranno in ragazzi prima di visitare il bunker.
Sabato sera, alle 21.00, in alternativa alla partita Italia-Germania (ennesimo inutile sequel dell’irripetibile 4 a 3), ci sarà nella casa di Alice la presentazione del libro la “Freccia Rossa” che ricorda il raid motociclistico compiuto dagli scouts milanesi guidati da don Andrea Ghetti da Milano a Oslo. L’impresa ebbe un’eco grandissima e passò alla storia con l’appellativo di “Freccia Rossa”, per via del colore dei venticinque “Guzzini” da 65 cc di cilindrata che il 17 luglio 1949 partirono dal capoluogo lombardo verso la Scandinavia per tracciare una via d’amore lunga 1.800 chilometri in riscatto del dolore delle innocenti vittime della guerra appena finita.
Sarà l’occasione per contattare i rappresentanti dei gruppi scout per proporre a loro per il prossimo anno un evento simile che abbia come tema la storia delle “Aquile Randagie” che era il nome usato dagli scout che si opposero al fascismo e parteciparono poi alla Resistenza.
Invito tutti a partecipare e a passare dal bunker domenica mattina.
Ciao.
Walter

La nota di Lidia Menapace sul Congresso ANPI

Viva il 16° congresso nazionale ANPI, Rimini 12/15 maggio 2016

di Lidia Menapace

  Sono arrivata domenica 15 sera a casa a Bolzano stanca morta, ho riordinato rapidamente il bagaglio, cenato di fretta, mi sono messa a letto presto e ci ho fatto su una dormita omerica.  

Questa mattina ho ripreso le abitudini, levata molto mattiniera , preparativi domestici soliti, scaricata la  mail che si era accumulata nei giorni del  congresso, ripassato le scorte casalinghe e provveduto a tutto il necessario, sicchè ora posso dedicarmi a mettere in carta e mandare in giro la versione del congresso così come l’ho vissuto io.

  Mi sono ritrovata in un’ atmosfera molto affettuosa, anche perchè al congresso ho reincontrato moltissimi compagni e compagne che magari non ci si vedeva da decenni persino. Baci e abbracci e soprattutto orgoglio: non è facile oggi alle varie sigle politiche che si conoscono trovare chi fa una cosa di successo almeno di pubblico: il congresso é stato molto affollato, le relazioni finali delle commissioni verifica poteri ed elettorale hanno dato i numeri di partecipazione sia nella fase preparatoria in periferia che in quella celebrativa  finale: elevatissimi, sempre sopra il 94%.

  La mira del congresso era molto alta perchè l’ANPI sta passando il processo della sua durata e crescita oltre la durata della vita e della testimonianza diretta e personale delle e dei partigiani/e che la alimentarono finora. Una vicenda che ha avuto il suo lancio al congresso di Torino, appunto precedente l’attuale e ha provocato un forte incremento di iscritti/e appartenenti alle generazioni successive a quella dei partigiani/e, con la sola richiesta che quelli che non poterono sperimentare di persona la Resistenza per motivi anagrafici ne raccogliessero il deposito e lo portassero avanti, in questo snodo delicato difficile entusiasmante, che non ha precedenti di successo, con l’antifascismo, cifra fondativa dell’identità della nostra associazione.

  Perciò ho trovato molto giusta l’idea di iniziare i lavori con una tavola rotonda sui “Giovani”, con la presenza di Susanna Camusso, di Chiara Saraceno,  di Mantegazza ecc. Non dirò che la tavola rotonda sia stata tutta dello stesso valore, ma capita spesso: inoltre davvero non esiste una definizione scientificamente accertata e diffusa di ciò che si intende per rapporto tra le generazioni: si è sempre molto di più discusso solo del rapporto tra le classi; lo stesso potrei dire o qualcosa di analogo per ciò che concerne il rapporto tra i generi.

  Tralascio oltre questo accenno, di parlare della parte propriamente di ospitalità , fornita dal Palacongressi di Rimini, un edificio  mastodontico e molto agibile, un po’ labirintico, ma accogliente, del quale abbiamo potuto sperimentare soprattutto la qualità (eccellente) della mensa,  ricca varia all’altezza della fama culinaria dell’Emilia Romagna.

  E passo perciò alla cronaca commentata della parte propriamente politica del congresso, cui il presidente Smuraglia ha presentato una relazione introduttiva completa e in gran parte riferibile al documento  sul quale i congressi locali avevano discusso e votato (a maggioranze sempre elevatissime di partecipazione e di percentuali di voto) . Gli applausi a Smuraglia sempre scroscianti prolungati totali, fino alla standing ovation finale .

  I singoli interventi sono ovviamente stati di assai differente presa e qualità, comunque di livello elevato con una piacevolissima alternanza di giovani e anziani/e senza interruzioni. Come sempre, all’inizio sembra brutto richiamare all’osservanza del tempo assegnato (10 minuti all’inizio, poi di necessità 7, poi 5, poi 2 e mezzo), per poter far intervenire le e i molti che avevano chiesto  la    L’interesse di gran lunga prevalente era rivolto ai referendum, specialmente a quello istituzionale. Poche le voci dissonanti, comunque molto convinte misurate, decise. Qui mi pareva di aver notato un qualche accenno di fastidio rifiuto insofferenza da parte della platea, sichè mi sono convinta che -data la evidente differenza tra gli interventi a favore (praticamente tutti) e quelli contro (pochissimi)- che dunque a chi era evidente maggioranza, come me, spettasse offrire un terreno di possibile incontro, mediazione, compromesso, qualcosa insomma che non desse motivo di  protesta da parte della minoranza. Mi sono perciò adoperata, sia nell’intervento dal palco che nel lavoro nella commissione politica nella quale sono stata eletta, di cercare questo ponte. Ma non è stato possibile costruirlo.                                                                                                                                                                                                                                                                         Considero questo forse l’unico punto meno felice del congresso e penso che avremmo dovuto forse lavorarci di più, anche se il risultato comunque non sarebbe stato forse significativo.

  Una certa  sottovalutazione – a mio parere – della pericolosità della ondata neofascista e neonazista ci  obbligherebbe a  non perdere nemmeno un minuto  a mettere all’odg delle analisi ricerche progetti programmi formazione al più presto – e a mio parere è già tardi – lo studio del nuovo fascio. Poichè le questioni da studiare sono molte, pensavo non sarebbe male avere uno strumento ad hoc e per questo ho appoggiato e fatta mia la proposta di Sallio di una Fondazione ecc.  Si è poi visto che la forma Fondazione non è compatibile con il nostro statuto di Ente morale, ma la questione resta e bisognerà trovare un’ altra forma per soddisfarla.

  L’episodio peggiore si è verificato quando -letti i giornali- si è visto che alcuni delegati avevano rilasciato interviste  che non corrispondevano al vero  e si è dovuto chiedere loro spiegazioni. Qui è prevalsa l’autorità delle regole e non il confronto politico e nemmeno il giudizio critico su come i giornali “non” hanno informato sul congresso . A me -come penso a tutti e tutte- è rimasto l’amaro in bocca per il fatto. Penso che sarebbe stato meglio affrontarlo politicamente che non a norma di regolamento, ma ormai non c’era nemmeno più il tempo per farlo e molti eravamo con le valige in mano. Peccato, perchè ciò ha lasciato in ombra una preoccupazione mia in ordine alla stampa. A me questa storia sembra una avvisaglia di come sarà l’informazione politica appena ci sarà la concentrazione dei grandi giornali e  gli industriali del tessile (la famiglia Crespi del Corriere)  e quelli metalmeccanici (La Stampa della famiglia Agnelli) si saranno fusi: già eravamo al 72° posto in graduatoria della libertà di stampa nel mondo!  caleremo al 150°. Questo rischio è da contenere almeno con una legge antitrust, che piacerebbe a noi (ANPI) e ARCI e magari anche Udi e sindacati ; potremmo scriverla, raccogliere le firme e mandarla al parlamento,  anche perchè non risulti che le misure verso i nostri iscritti ci bastano e non investono la questione nella sua politicità intera.  Sia in aula che nella Commissione politica mi sono molto impegnata – fino alla noia altrui – per ottenere un impegno all’uso del “linguaggio inclusivo” sempre,  e perchè nel documento finale al posto di “questione femminile” si dica “questione politica del rapporto tra i generi”, la proposta è stata infine accettata con voto unanime dalla Commissione e poi dal congresso:  ne sono davvero felice, ciao Lidia 

Aggiornamento della posta ricevuta

Buongiorno di nuovo,

grazie all’Archivio di Stato di Varese sono riuscito a trovare finalmente notizie più dettagliate su Gino Mamprin: soldato della Guardia alla Frontiera nel Deposito di Legnano fino all’armistizio (8.9.1943), il 1° giugno 1944 entrò a far parte del 6° Battaglione della Brigata Partigiana “Garibaldi” (su di essa si trova notizia qui: https://books.google.it/books?id=1YUE5gHPJhEC&pg=PA53&lpg=PA53&dq=6+battaglione+brigata+garibaldi&source=bl&ots=NtLXhoS90m&sig=NquJz32W7POLt2y240MjMDhwZqE&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiAsJO84urLAhUEQJoKHXVYC7AQ6AEINzAF#v=onepage&q=6%20battaglione%20brigata%20garibaldi&f=false); morì a Campodarsego il 27 aprile 1945.

 

Lorenzo Colombo

Ho trovato anche questa pagina: https://anpimedioolona.wordpress.com/2016/03/25/i-deportati-olgiatesi/

 

In particolare mi è caduto l’occhio su

 

Nava Ezio

Nato il 5 aprile 1912 a Olgiate Olona. Giunge a Dachau il 22 settembre 1943. Primo numero di matricola 55096; classificato con la categoria AZR (categoria asociali). Mestiere muratore. E’ trasferito a Buchenwald il 20 gennaio 1945, numero di matricola 131333. Qui viene classificato Pol. Liberato a Buchenwald all’armata americana.

Il nome di Ezio Nava figura sul Monumento ai Caduti situato vicino al municipio di Olgiate (risulterebbe nato a Marnate, non ad Olgiate Olona; però residente ad Olgiate ed olgiatese), dov’è indicato come soldato; quindi penso (ma bisognerebbe fare delle ricerche) che si trattasse di un IMI (Internato Militare Italiano), uno dei tanti soldati italiani catturati ed imprigionati dai tedeschi dopo l’armistizio. La classificazione come “AZR” (asociali) sembra contrastare con questo, però, sempre in base al vostro sito, anche il solbiatese Pietro Girola (https://anpimedioolona.wordpress.com/2016/03/28/deportati-medio-olona/), pur essendo anch’egli un soldato catturato, fu classificato “AZR”. Forse anche Nava aveva reagito ai tedeschi, e per questo ebbe trattamento peggiore di altri IMI? Sarebbe utile indagare. Ezio Nava morì al Bizzozero il 1° aprile 1946; da quanto ho trovato, al Bizzozero esisteva l’ospedale della CRI n. 77 dove nel dopoguerra furono ricoverati ex deportati ed ex prigionieri (vedasi qui: http://www.memorieincammino.it/documento.aspx?idDoc=61). Evidentemente Nava fu rimpatriato e ricoverato al Bizzozero ma vi morì per le conseguenze della deportazione.

 

Vi furono anche altri IMI olgiatesi che morirono in prigionia in Germania:

 

Bruno Barlocco, caporale del 44° Reggimento Fanteria (36a Divisione Fanteria «Forlì»), nato a Olgiate Olona il 3.1.1921, catturato dai tedeschi in Grecia il 9 settembre 1943, internato nello Stalag III C (Arbeit Kommando 15005) e nello Stalag III D, deceduto il 25 febbraio 1944 a Schweinfurt per bombardamento aereo.

 

Bruno Belfanti, soldato automobilista trasportatore del 3° Reggimento Autieri, nato a Goito il 14.7.1923 (residente ad Olgiate), deceduto il 29 gennaio 1945 nel campo di prigionia di Fallingbostel (Germania).

 

Pietro Belvisi, soldato del 43° Reggimento Fanteria (36a Divisione Fanteria «Forlì»), nato a Olgiate Olona il 30.3.1911, deceduto per malattia nell’ospedale Dammschule di Heilbronn (Germania) il 26 maggio 1944. Faceva parte, quale prigioniero, dell’Arbeit Kommando 7120 di Heilbronn; in precedenza internato nello Stalag V B e poi nello Stalag V A di Ludwigsburg.

 

Gaspare Pigni, soldato dell’11° Battaglione Mortai (51a Brigata Speciale «Lecce»), nato a Olgiate Olona il 20.7.1913, catturato dai tedeschi in Grecia (verosimilmente a Creta) a seguito dell’armistizio, deceduto il 18 ottobre 1943 nell’affondamento della motonave Sinfra, carica di prigionieri italiani, in navigazione da Creta alla Grecia. La Sinfra fu bombardata ed affondata da aerei Alleati a nord della baia di Suda; morirono 1986 dei 2389 prigionieri italiani imbarcati, affondati con la nave, scomparsi in mare od uccisi dalle guardie tedesche, che lanciarono bombe a mano nelle stive e spararono con una mitragliatrice sui prigionieri italiani. (Di ecatombi come questa, quasi del tutto dimenticate, ne accaddero una decina in Egeo dopo l’armistizio: costarono la vita ad almeno 13.000 prigionieri italiani).

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Quale potenziale conferma di quanto scrivevo su Ezio Nava, si legge sul sito dell’ANPI (http://www.anpi.it/articoli/649/on-line-i-nomi-dei-23826-italiani-deportati-per-motivi-politici-nei-lager-nazisti):

 

“11.432 furono designati come ‘Schutzhaftling’ (deportati per motivi di sicurezza), 3.723 come ‘Politisch’ (in buona parte già presenti nel Casellario politico centrale dell’Italia fascista), 801 erano AZR, abbreviazione di “Arbeitszwang Reich”, ovvero ‘asociali’, categoria di solito attribuita ai criminali comuni e in alcuni casi a soldati imprigionati dopo l’8 settembre. KGF, “Kriegsgefangene” erano i prigionieri di guerra; BV, “Berufsverbrecher”, criminali comuni; altri ZA, “Zivilarbeit”, lavoratori civili; “Geistlicher”, religiosi; “Pol Jude” o “Schutz Jude” erano gli ebrei considerati anche oppositori politici.”

 

Chiedete materiale di lettura a Enrico!

  1. MATERIALI. ENRICO PEYRETTI: DIFESA SENZA GUERRA. BIBLIOGRAFIA STORICA DELLE LOTTE NONARMATE E NONVIOLENTE (EDIZIONE AGGIORNATA – PARTE SECONDA)

[Ringraziando ancora Enrico Peyretti (per contatti: enrico.peyretti@gmail.com) riproponiamo questa edizione del suo fondamentale lavoro bibliografico nell’ultimo aggiornamento del 3 marzo 2016 (questo testo sostituisce i precedenti e sara’ sostituito dai successivi).

Enrico Peyretti (1935) e’ uno dei maestri della cultura e dell’impegno di pace e di nonviolenza; e’ stato presidente della Fuci tra il 1959 e il 1961; nel periodo post-conciliare ha animato a Torino alcune realta’ ecclesiali di base; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese “il foglio”, che esce tuttora regolarmente; e’ ricercatore per la pace nel Centro Studi “Domenico Sereno Regis” di Torino, sede dell’Ipri (Italian Peace Research Institute); e’ membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita’ piemontesi, e dell’analogo comitato della rivista “Quaderni Satyagraha”, edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e’ membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di), Al di la’ del “non uccidere”, Cens, Liscate 1989; Dall’albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e’ pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov’e’ la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita’. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; Il diritto di non uccidere. Schegge di speranza, Il Margine, Trento 2009; Dialoghi con Norberto Bobbio, Claudiana, Torino 2011; Il bene della pace. La via della nonviolenza, Cittadella, Assisi 2012; Elogio della gratitudine, Cittadella, Assisi 2015; e’ disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, di seguito riprodotta, che e’ stata piu’ volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli, indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un’ampia bibliografia (ormai da aggiornare) degli scritti di Enrico Peyretti e’ in “Voci e volti della nonviolenza” n. 68]

 

* 43. Hildegard Goss-Mayr, Come i nemici diventano amici, Insieme per la nonviolenza, la giustizia e la riconciliazione, EMI, Bologna 1997. E’ il racconto di vita di una coppia che ha lottato insieme per oltre 30 anni. Jean Goss (morto nel 1991) e sua moglie Hildegard, eminenti attivisti ed educatori del MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione) hanno compiuto insieme azioni dirette nonviolente e lavoro di formazione, hanno avviato associazioni e opere culturali, hanno posto le basi di rivoluzioni nonviolente (come nelle Filippine, nel 1986), hanno sospinto vescovi e leaders sociali all’impegno per la giustizia col metodo della forza nonviolenta. Il campo della loro azione va dall’Unione Sovietica (già nel 1961) alla Polonia, dal Concilio Vaticano II all’America Latina, dall’Asia all’Africa.

I coniugi Goss trovano nel vangelo l’ispirazione alla lotta nonviolenta, ma sanno scoprire e valorizzare le analoghe potenzialità presenti nelle culture e religioni proprie dei diversi popoli: vediamo un bell’esempio nelle “regole nonviolente” individuate nella tradizione africana della “chiacchierata”, vero metodo di risoluzione nonviolenta dei conflitti (p. 230).

Il capitolo conclusivo, raccogliendo l’esperienza, prospetta con lucida sintesi la resistenza nonviolenta all’impero liberalcapitalistico oggi impostosi al mondo,  su varie linee d’impegno: l’incontro tra le religioni e il loro compito per la pace, il movimento per la pace e il servizio di pace (qualcosa di più del servizio civile!), i mezzi di comunicazione nel mondo unito e la loro  possibile funzione di «portatori di speranza».

  1. Robert L. Holmes, La sfida della non violenza nel nuovo ordine mondiale, nel volume di James Burk, La guerra e il militare nel nuovo sistema internazionale, Franco Angeli, Milano 1998, pp. 211-229. Holmes esamina la tendenza ad un nuovo militarismo dopo che gli Usa sono rimasti unica superpotenza e, di contro, la lezione delle rivoluzioni nonviolente nell’Europa dell’est per una strategia e per istituzioni atte alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, ai fini di una maggiore tutela generale della società dalla violenza diffusa.

* 45. Emanuele Arielli – Giovanni Scotto, I conflitti. Introduzione a una teoria generale, Ed. Bruno Mondadori, Milano 1998. Questo studio scientifico fa il punto sulla ricerca interdisciplinare, promossa da molti studiosi e istituzioni in tutto il mondo, delle strategie per una trasformazione e risoluzione senza violenza dei conflitti. Il volume richiama tutti i casi più significativi di lotte nonviolente, collocandoli opportunamente nel sistema teorico proposto, specialmente nella terza parte del libro (Strategie di trasformazione costruttiva).

Una nuova edizione del lavoro, col titolo Conflitti e mediazione. Introduzione a una teoria generale è uscita nel 2003 presso il medesimo editore.

* 46. Jean-Marie Muller, Vincere la guerra, Principi e metodi dell’intervento civile, Ed. Gruppo Abele, Torino 1999 (1997). Lavoro descrittivo, ricco di informazioni sulle ingerenze davvero umanitarie e non belliche in zone di conflitto.  Mancano alcune significative esperienze italiane, ma il panorama mondiale è ampio e così il catalogo dei metodi. Tanto basta per vedere che le alternative alle guerre ci sono, se le si vuole conoscere e praticare. La prefazione di Antonino Drago critica il carattere che l’intervento civile ha nell’esperienza francese e nella proposta di Muller, non abbastanza alternativo al militare, ma dipendente da esso. Drago mostra le possibilità uniche al mondo ormai inserite nella legislazione italiana.

  1. Due esempi di resistenza nonviolenta alla violenza politica e a quella economica, mediante le nuove possibilità date dalla comunicazione informatica di base:

– Rafal Robozinski, Mapping Russian Cyberspace: Perspective on Democracy and the Net, Paper presented at the United Nations Research Institute for Social Development (UNRISD) conference on Information Technology and Social Development, 22-24 June 1998, Geneva. L’Autore rileva, tra l’altro, il ruolo giocato dai fax e dalla iniziale rete informatica nel galvanizzare la resistenza dell’opinione pubblica russa al golpe del 1991 contro Gorbaciov.

– Stephen Kobrin, The MAI and the Clash of Globalization, Foreign Policy 112(fall), 1998: 97-109. L’Autore esamina la vincente campagna informatica mondiale delle ONG nel 1998 contro il MAI, l’Accordo multilaterale sugli investimenti favorevole alle multinazionali. Queste due pubblicazioni sono citate a p. 78 del Rapporto 1999 su Lo Sviluppo Umano, dell’United Nations Development Programme, vol. 10, La Globalizzazione, Rosenberg & Sellier, Torino 1999.

* 48. AA.VV., Le periferie della memoria. Profili di testimoni di pace, edito dal Movimento Nonviolento, Verona, e dall’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, Torino, a cura di Sergio Albesano, Torino 1999. Il volume, di 180 pagine, raccoglie 22 “medaglioni” esclusivamente di italiani/e che, nel periodo dall’unità ad oggi, hanno agito nell’opposizione alla guerra. Fra loro personaggi noti, ma anche altri finora del tutto ignoti, anarchici e cattolici, valdesi e vescovi, scrittori e filosofi, pedagogisti e politici, soldati e disertori. La raccolta testimonia la presenza spesso ignorata di esperienze e metodi alternativi alla guerra.

* 49. Arundhati Roy, Per il bene comune, in Internazionale, n. 306, 22-28 ottobre 1999, pp. 17-25. L’articolo, mentre denuncia la devastazione umana e ambientale causata dalle Grandi Dighe indiane nella valle della Narmada, racconta la lotta nonviolenta di resistenza delle popolazioni implicate. L’autrice è la più famosa scrittrice indiana (Il dio delle piccole cose). Sono pubblicati in italiano i volumi La fine delle illusioni, Ugo Guanda, Parma 1999, e Guerra è pace, Guanda, Parma 2002, che ricupera interamente il volume precedente ed aggiunge altri saggi.

* 50. Centro di ricerca per la pace, Viterbo (nbawac@tin.it), ha pubblicato nel 1999 la Guida pratica all’azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace con cui bloccare i decolli dei bombardieri. Questa tecnica nonviolenta del “pallone frenato” è stata sperimentata efficacemente per alcune ore davanti all’aeroporto militare di Aviano, da cui partivano nel 1999 gli aerei che bombardavano la Jugoslavia.

* 51. Enrico Peyretti, Per perdere la guerra, Beppe Grande ed., Torino 1999. In questa raccolta di scritti pubblicati durante la guerra della Nato alla Serbia per il Kossovo, indicando le varie alternative alla guerra, praticate o praticabili, sono richiamate anche alcune esperienze storiche.

* 52. Gilles Gesson, La non-violence crée l’événement à Seattle, in Non-violence Actualité (janvier 2000, pp. 16-18). L’articolista, presente alle manifestazioni di “Nonviolent Direct Action” che hanno impedito la cerimonia di apertura del vertice della Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO-OMC), il 30 novembre 1999, vertice fallito, scrive che l’avvenimento segna l’entrata dell’opinione pubblica internazionale sulla scena delle negoziazioni ufficiali relative all’economia globalizzata, in difesa degli aspetti umani (lavoro, giustizia, ambiente, salute, culture) trascurati e violati dal carattere finanziario e speculativo della globalizzazione. Contro alcune interpretazioni deformanti, testimonia il carattere nonviolento delle manifestazioni, accuratamente preparato, di cui espone le tecniche e le tattiche, concludendo: «Consciamente o no, [i manifestanti] hanno agito come degni eredi dei teorici della resistenza civile. Questo è forse il segno che essa è oggi entrata nel costume».

* 53. Sulla storia della pace, è possibile segnalare:

– Francisco A. Muñoz, Mario Lòpez Martìnez (eds.), Historia de la Paz. Tiempos, espacios y actores, Instituto de la Paz y los Conflictos, Editorial Universidad de Granada, 2000. Questo volume, pioniere nella costruzione di una specifica storia della pace, percorre, attraverso i tempi e le culture umane, soprattutto le idee, situazioni, strutture, protagonisti di relazioni pacifiche tra differenti popoli e civiltà. Specialmente nei paragrafi sul pacifismo della nonviolenza (pp. 326-340), sul pacifismo antinucleare (pp. 340-349), sul pacifismo dopo la caduta del Muro di Berlino verso il muovo secolo (pp. 349-357) Mario Lòpez Martìnez raccoglie in una ampia bella sintesi più o meno tutti i casi storici di interventi e soluzioni nonviolente dei conflitti a cui si riferiscono le opere segnalate in questa bibliografia.

– Cruttwell, A History of Peaceful Change in the Modern World, Oxford University Press, 1937.

– Johan Galtung, Storia dell’dea di pace, Satyagraha, Torino 1995 (rapido excursus di 78 pagine).

– Alessandro e Daniele Marescotti, L’altra storia. Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi, in http://italy.peacelink.org/storia . Si tratta di materiale per una storia della pace: un lungo testo (290 pagine in corpo 12), soggetto a revisione continua, che consiste in una grande quantità di schede sintetiche, ben curate, su eventi, movimenti, figure, testi che documentano fatti di pace rintracciati nella storia di tutti i tempi e popoli. Contatti con gli autori per fornire altri materiali da collegare alla storia della pace: 099-73.03.686 o 347-14.63.719; http://italy.peacelink.org/storia/articles/art_2707.html

– Renato Moro, Storia della pace . Idee, movimenti, battaglie, istituzioni. Il Mulino 2004.

– A. Marrone, P. Sansonetti, Né un uomo né un soldo. Una cronaca del pacifismo italiano del Novecento, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano 2003.

– Rina Gagliardi, Un movimento per la pace. Per una storia del pacifismo, Edizioni Alegre, Roma 2003.

  1. Laura Coppo, Terra gamberi contadini ed eroi, Emi, Bologna 2002. L’Autrice ha trascorso due mesi nell’ ashram di una straordinaria coppia di indiani, Krishnammal e Jagannathan, due delle figure piu’ prestigiose della nonviolenza in cammino e ha ricostruito, con la freschezza e la vivacità della narrazione dei protagonisti, 70 anni di storia indiana, visti con gli occhi di chi, fin da giovanissimo, si affiancò a Gandhi nelle grandi iniziative di lotta nonviolenta. Dopo la morte di Gandhi, essi continuarono a stare a fianco dei contadini, dei pescatori, delle comunità che, anche dopo l’indipendenza, si trovavano in situazioni di povertà e pativano ingiustizie. La più recente battaglia nonviolenta – che dura da una ventina di anni – è quella intrapresa contro il dilagare degli allevamenti intensivi di gamberi nelle zone costiere del Sud dell’India: in terreni privati o demaniali, o acquistati a prezzi irrisori, industriali indiani o società multinazionali hanno abbattuto le aree verdi dove crescevano le mangrovie – una vegetazione con importanti funzioni di protezione delle coste, che ospita una varietà di specie viventi (pesci, crostacei, arbusti) utili alle popolazioni locali – per costruire vasche in cemento in cui vengono allevati gamberi per esportazione, quelli che troviamo nei nostri mercati e nei panini al bar. Contro queste attività distruttive per l’ambiente e per le popolazioni, Krishnammal e Jagannathan organizzarono proteste, digiuni, petizioni, e vinsero anche una causa presso la Corte Suprema indiana. Il problema ha assunto una dimensione mondiale, e in questo impegno nonviolento si uniscono in tutto il mondo comunità di contadini e pescatori in difesa del loro ecosistema vitale contro le industrie che alimentano forzatamente il commercio internazionale dei gamberi.

* 55. Enrico Euli e Marco Forlani (a cura di), Guida all’azione diretta nonviolenta, ed. Berti 2003. La prima parte del volumetto riferisce sulle esperienze di Comiso 1981-83, Mostra navale bellica di Genova 1982-89, Genova Mobilitebio 2000, Genova G8 2001, Brescia Exa 2000, Missioni di pace all’estero.

* 56. Autori Vari, Pace!, Voci a confronto sulla lettera enciclica Pacem in terris, del 1963, di Giovanni XXIII, Ed. Paoline 2003. Giuliana Martirani, nel capitolo da lei curato (pp. 35-57) analizza la vicenda dell’assedio della basilica della Natività a Betlemme, per 39 giorni dal 2 aprile 2002, come un’azione di difesa popolare nonviolenta, nella quale i frati francescani hanno svolto il ruolo di terza parte tra i palestinesi assediati e gli israeliani assedianti, e sono state attuate le cinque regole di Theodor Ebert (v. sopra, n. 6). Il caso di Betlemme è analizzato e documentato nel libro di Giuseppe Buonavolontà e Marc Innaro, giornalisti testimoni della vicenda, L’assedio della Natività, Ponte alle Grazie, Milano 2002, che contiene anche il diario del francescano Ibrahim Faltas, uno dei protagonisti.

* 57. Pierluigi Consorti (a cura di), Senza armi per la pace. Profili e prospettive del “nuovo” servizio civile, Edizioni PLUS, Università di Pisa, 2003. Fra le esperienze di servizio civile, che con la caduta della leva diventa volontario, il volume riferisce su interventi, ovviamente disarmati, in situazioni di conflitto bellico, quali Sry Lanka, Mozambico, Burundi, Iraq, Kurdistan, ex-Yugoslavia, Timor Est, Chiapas, Turchia, Zambia, Cile, Kenia, Russia, Bolivia, Palestina, ed altre, ad opera di vari enti quali la Caritas italiana, Emergency, Medici senza frontiere, la Comunità di Sant’Egidio, l’Operazione Colomba, i Caschi Bianchi, l’Unicef, Amnesty International, l’Unicri, la Regione Toscana, la ASL fiorentina, le Misericordie d’Italia.

* 58. Nonviolenza per Gerusalemme, è il tema del n. 5, giugno 2004, di Satyagraha, la rivista di studi scientifici su «il metodo nonviolento per trascendere i conflitti e costruire la pace», che esce a cura di Rocco Altieri, che ne è il Direttore, nelle edizioni Plus, dell’Università di Pisa (www.pdpace.interfree.it , poi www.gandhiedizioni.com). Ogni numero della rivista presenta elementi utili per la presente raccolta bibliografica. Questo n. 5 affronta l’enorme drammatico conflitto Israele-Palestina, con uno spirito di intensa originale ricerca e documentazione sulle potenzialità e realtà di una sua trasformazione nonviolenta. Dei dodici autori (Rocco Altieri, Giorgio La Pira, John Paul Lederach, Marc Gopin, Abdul Aziz Said, Ibrahim Faltas, Mohammed Abu-Nimer, Angela Dogliotti Marasso, Michal Reifen, Maria Chiara Tropea, Mouvement pour une alternative non-violente, Franz Amato), cinque partecipano a questa ricerca direttamente dall’interno del conflitto, come israeliani o palestinesi. Nei loro scritti troviamo aspetti storici, religiosi, educativi, esperienze di percorsi di pace, azioni e riflessioni costruttive di nonviolenza, tradizioni di nonviolenza nelle culture e nelle religioni implicate, documenti di resistenza culturale e spirituale. (Vedi anche, sopra, il n. 11).

– Esperienze costruttive di pace e riconciliazione, oggi, tra Israeliani e Palestinesi, di Angela Dogliotti Marasso, nel libro collettivo Teoria e pratica della riconciliazione, Edizioni Qualevita 2009, pp. 71-80.

– In generale, sulla resistenza nonviolenta palestinese all’occupazione israeliana, si possono vedere i siti seguenti: http://www.forumpalestina.orgwww.operazionecolomba.com (oppure .it ). L’ Operazione Colomba  è un Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, Rimini, attiva in Palestina, in Albania, in Colombia.

  1. Su La Stampa, 2 ottobre 2004, in una intervista concessa a Barbara Spinelli, Khalida Toumi Messaoudi, ministro della cultura del governo algerino, descrive la vincente lotta civile della popolazione, e in particolare delle donne, contro la violenza estrema compiuta lungo gli anni ’90 da gruppi terroristici mossi da fanatismo religioso contro i diritti umani. Disobbedendo agli ordini minacciosi degli integralisti, i civili, e specialmente le donne, ne hanno indebolito e superato l’arroganza. L’esempio dell’Algeria, che ha condotto questa lotta senza alcun aiuto internazionale, vale come condanna dell’intervento Usa in Iraq, col pretesto della impossibile imposizione dall’esterno della democrazia. Cfr anche , sopra, il n. 15.

* 60. Una forza più potente, 2006, cofanetto DVD (2 ore e 52 minuti, sottotitoli in italiano, distribuito da Movimento Nonviolento, via Spagna 8, Verona tel. 045 8009803, fax 045 8009212, email: redazione@nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org ) contenente 6 filmati su lotte nonviolente del Novecento: Nashville: eravamo guerrieri. India: la sfida alla Corona. Sud Africa: libertà durante la nostra vita. Danimarca: vivere con il nemico. Polonia: abbiamo preso Dio per un braccio. Cile: sconfitta di un dittatore. Il DVD A force more powerful, è tra i video sulla nonviolenza più diffusi al mondo, forse il più conosciuto dopo il film su Gandhi. L’associazione che l’ha prodotto, Nonviolent Conflict, ha un intero sito internet per info sul DVD, il libro allegato, e addirittura un videogioco molto carino sulla strategia dell’azione nonviolenta. Trovi tutto su http://www.aforcemorepowerful.org/  Ne è stata distribuita agli iracheni la versione in Arabo, ad Amman.

  1. Un eloquente documento sulla resistenza attiva nonviolenta religiosa delle donne nello Zimbawe si legge, nel maggio 2007, nel sito www.wozazimbabwe.org . Proponiamo qui una sintesi del testo dal titolo Per chi pregate?, tradotto da M.G. Di Rienzo:

“Women of Zimbabwe Arise” (WOZA), è una delle poche organizzazioni dello Zimbabwe, composta da donne, che è ostinatamente disposta a scendere in strada per protestare contro la mancanza di democrazia nel proprio paese, contro l’instabilità economica e sociale, e le violazioni dei diritti umani. Le donne del WOZA dichiarano di ispirarsi al movimento per i diritti civili negli Usa, alle proteste contro l’apartheid del Sudafrica, ed alla resistenza nonviolenta di Gandhi. Perciò pregano, sfilano in corteo, e regalano rose a cui sono legati messaggi di pace. Dicono di prendere coraggio da uno slogan anti apartheid: “Colpire una donna è come colpire una roccia”. Quando la polizia interrompe le loro attività, obbediscono quietamente, sentendo che il loro atteggiamento svergogna costantemente le autorità per il maltrattamento di donne che potrebbero essere le loro madri, figlie e sorelle. Chiamano la loro coraggiosa resistenza “amore duro”: “… perché amiamo abbastanza il nostro paese da accettare il sacrificio di essere arrestate e picchiate” (Ndt.)

Cinquecento aderenti a  Women of Zimbabwe Arise (WOZA) ed alla nuova organizzazione “sorella” Men of Zimbabwe Arise (MOZA) hanno tenuto una veglia di preghiera nella chiesa cattolica di Santa Maria a Bulawayo, sabato 31 marzo 2007. Le attiviste e gli attivisti rischiavano l’accusa di violazione delle recenti norme sull’ordine di pubblico che vietano simili raduni. Il giorno è stato scelto per commemorare il 31 marzo 2005, la notte delle elezioni parlamentari, quando oltre 250 donne furono arrestate e molte di esse picchiate brutalmente ad Harare, mentre tenevano una veglia di preghiera.

«Condurre di nuovo quest’azione aveva per noi un significato speciale, giacché la violenza politica sta aumentando e centinaia di attiviste sono state arrestate e ferite nelle scorse settimane. Le preghiere si sono concentrare sulla necessità che i cittadini non aspirino alla vendetta, e che le forze dell’ordine si rifiutino di far del male alle persone. Il servizio religioso si è aperto con l’inno “Nkosi Sikelela iAfrica” (“Dio benedica l’Africa”), il canto anti-apartheid che oggi forma metà dell’inno nazionale sudafricano. Dopo di che abbiamo pregato perché gli abitanti dello Zimbabwe continuino a scegliere la nonviolenza e l’amore a fronte della violenza e dell’odio, ed usino la resistenza pacifica per costringere il governo e gli altri politici a rispondere della propria cattiva amministrazione della cosa pubblica. Le donne assalite nel 2005 hanno poi recato la loro testimonianza, chiedendo che i cittadini e le cittadine rimangano aderenti ai principi dell’azione nonviolenta. Dopo un po’ è arrivata la polizia sui furgoni cellulari. Non sono entrati nella sala, ma sono rimasti all’esterno ad osservare: fra loro, quindici ufficiali del dipartimento “Legge ed Ordine”. Uno dei sergenti ha afferrato una delle aderenti a WOZA in prossimità della soglia, e torcendole il collo e minacciandola la ha intimato di dire cosa stava accadendo all’interno. Quando il servizio religioso è terminato, i poliziotti erano ancora là. Prima che uscissimo, l’Arcivescovo Pius Ncube è venuto a stringere le mani a tutti i partecipanti, dicendo parole di incoraggiamento e raccomandando loro di lasciare il luogo pacificamente. WOZA desidera ringraziare pubblicamente l’Arcivescovo per il suo coraggio, e per il sostegno che ha dato a persone che dovevano passare in mezzo a membri della polizia già ben conosciuti per aver commesso gravi atti di brutalità. Infine anche le organizzatrici hanno cominciato a lasciare il posto, inclusa la presidente di WOZA, Jenni Williams. Uscendo, Jenni ha salutato gli ufficiali di polizia, che grazie alla ventina di arresti finora subiti conosce molto bene. Il sergente di cui sopra l’ha affrontata accusandola di aver partecipato ad una riunione proibita. Jenni ha risposto che si trattava di una veglia di preghiera. “Ah sì?”, ha detto ironico il sergente, “E per chi stavate pregando?” “Per te”, ha risposto Jenni. Quella sera nessuno è stato arrestato».

*

II – OPERE SULLA RESISTENZA AL NAZIFASCISMO

Desidero informare chi legge o utilizza questa bibliografia che essa verrà ampiamente integrata, appena possibile, soprattutto grazie alla collaborazione di Peppe Sini, autore e responsabile del quotidiano telematico La nonviolenza è in cammino (nbawac@tin.it ), grande raccoglitore e distributore di cultura di pace. (E. P.).

Si vedano anche i riferimenti alla Resistenza compresi nelle opere elencate nella prima parte di questa bibliografia.

* 1. Le prime ricerche in Italia sulle forme nonarmate di resistenza europea tra il 1940 e il 1945, compaiono in quella più ampia serie di scritti storici, teorici, strategici, che sono i Quaderni della Difesa Popolare Nonviolenta, pubblicati fin dal 1978 a cura di IPRI (Italian Peace Research Institute), LOC (Lega Obiettori di Coscienza), MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione), con la collaborazione di altro volontariato culturale di pace, in parte ripubblicati come Quaderni di Azione Nonviolenta (la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964: redazione@nonviolenti.org), e poi, dal 1990 circa, pubblicati dalla Editrice La Meridiana, di Molfetta, (edizionilameridiana@servizioinformazione.it) del Movimento Pax Christi. Sono ormai usciti quasi trenta titoli, tutti in veste grafica molto semplice. I quaderni che documentano i casi storici più chiari nel periodo qui considerato sono:

– n.1,  M. Skodvin, Resistenza nonviolenta in Norvegia sotto l’occupazione tedesca, Napoli 1978 e Perugia 1979. Gli insegnanti norvegesi compatti si oppongono al programma del governo collaborazionista Quisling di nazificazione della scuola e lo frustrano completamente. Il governo deve ricondurli dalla deportazione e ammettere la sconfitta.

– n. 3, J. Bennet, La resistenza contro l’occupazione tedesca in Danimarca, Napoli 1978 e Perugia 1979. Oltre il 90% dei 7.000 ebrei danesi furono salvati dai connazionali grazie ad un’azione compatta e organizzata. Su questo caso esemplare: Bo Lidegaard, Il popolo che disse no, Garzanti 2014.

– n. 10, S. Piziali, Resistenza non armata nella bergamasca, 1943-1945, Padova 1984.

– n. 18, R. Barbiero, Resistenza nonviolenta a Forlì, Molfetta 1992.

* 2. Jacques Semelin, Senz’armi di fronte a Hitler. La resistenza civile in Europa 1939-1943, Ed. Sonda 1993 (Payot, Paris 1989). Il lavoro si limita al periodo 1939-1943 allo scopo di illustrare le sole forme di lotta nonarmata autonome dalla lotta armata, e non quelle successive, combinate con questa. Studiando le forme sociali della resistenza nonarmata al nazismo in tutti i paesi occupati e nella stessa Germania, ne realizza la raccolta storica finora più ampia. L’edizione italiana contiene anche due appendici, una di Stefano Piziali, Commento bibliografico. La resistenza nonarmata in Italia (pp.227-234) e una mia (che successivamente ho disconosciuto, perché l’ho molto riveduta e corretta in un testo inedito), Un caso italiano: lo sciopero come strumento di lotta (pp. 235-240), con un contributo di Sergio Albesano, sugli scioperi operai del ’43 e ’44 in Italia, trascurati da Semelin.

* 3. Il Centro Studi Difesa Civile (via della Cellulosa 112, 00166 Roma, tel 06/61.55.07.68) ha organizzato alcuni convegni di cui gli atti sono pubblicati e disponibili:

– La lotta nonarmata nella Resistenza, Roma, ottobre 1993, (contributi di Giannini, Parisella, Drago, Zerbino, Albesano, Vaccaro, Marescotti ed altri);

– La Resistenza nonarmata, Roma, novembre 1994, patrocinato dal Comitato nazionale per il 50ennale della Resistenza e della guerra di liberazione  (contributi di Zerbino, Giannini, Parisella, Drago, Semelin, Klinkhammer, Peyretti, L’Abate, Menapace, Giuntella, ed altri). Atti pubblicati in La Resistenza nonarmata, a cura di G. Giannini, Ed. Sinnos, Roma 1995.

– L’opposizione popolare al fascismo, Roma, ottobre 1995. Atti pubblicati con lo stesso titolo, a cura di G. Giannini, ed. Qualevita, Torre dei Nolfi 1996.

– Sull’esperienza di resistenza non armata all’occupazione e ai soprusi dell’esercito tedesco, da parte di centinaia di persone nella tenuta Tor Mancina, a 30 km da Roma, dal settembre 1943 al giugno 1944, è possibile leggere la testimonianza, di cui possiedo il testo, resa dal cav. Paolo Sabbetta (paolosabbetta@libero.it). Un’ampia scheda è pubblicata in Catena di Sanlibero, n. 342, del 24 ottobre 2006 (libero@sanlibero.it).  Di Paolo Sabbetta (scomparso alla fine del 2008) è comparso un libro La cittadella degli eroi. La Resistenza non armata di Tor Macina, Edizioni del Rosone, Foggia 2009. Il libro è in sostanza una raccolta di documenti (informazione da Antonio Vigilante, febbraio 2009).

  1. G. Giannini, La resistenza nonarmata nella lotta al nazifascismo, in Bozze 94, n.2/1994, pp.77-84.
  2. Jean-Marie Muller, Désobéir à Vichy, La résistance civile de fonctionnaires de police, Presses Universitaires de Nancy, 1994. Nella collaborazione data ai nazisti dalla polizia francese della Francia occupata nel perseguitare gli ebrei, ci furono significative disobbedienze.
  3. Nell’aprile 1995 ho presentato gli studi disponibili a quella data in una relazione su La resistenza civile nelle ricerche storiche, pubblicata (con molti errori di stampa) in Fascismo – Resistenza – Letteratura. Percorsi storico-letterari del Novecento italiano, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, I Quaderni del Museo n. 2, Torino, febbraio 1997, pp. 61-87.

* 7. Anna Bravo e Anna Maria Bruzzone, In guerra senza armi. Storie di donne 1943-1945, Laterza 1995. Sono 125 interviste su diversi aspetti dell’opposizione delle donne alla guerra, p. es. il “maternage” di massa, la pietà per i morti anche nemici, e sulla violenza di genere della guerra sulle donne. Il libro – introdotto da un ampio saggio critico di Anna Bravo, Donne, guerra, memoria – mostra la vasta realtà della resistenza senz’armi attuata dalle donne e contribuisce a individuare un’immagine della difesa che supera la guerra, e della cittadinanza svincolata dalla figura del cittadino in armi. Questo libro ha portato ad un autorevole mutamento nella considerazione della resistenza civile da parte di uno storico quale Claudio Pavone. Infatti, è interessante notare come Pavone, autore dell’importante e ampio volume Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza (Bollati Boringhieri, Torino 1991), nel quale non si dimostrava sensibile alla ricerca sulla Resistenza non armata (tanto che trascurava del tutto la figura di Aldo Capitini, che da lungo tempo aveva combattuto il fascismo con insolita profondità di motivi, ma senza mai prendere le armi; e, attraverso una citazione di una testimone ebrea, presentava un’idea del tutto inadeguata della nonviolenza come una posizione «metastorica» e irresponsabile; cfr ivi, p. 414), introducendo invece, nel 1995, il numero della rivista Il Ponte dedicato al 50° della Resistenza, si soffermi sul saggio di Anna Bravo contenuto nel fascicolo (corrispondente all’introduzione al libro In guerra senza armi), per rilevare il «valore euristico» del concetto di resistenza civile ivi proposto, che è – scrive Pavone – «qualcosa di più ampio» della cosiddetta resistenza passiva, ma – come dice appunto Anna Bravo – una «pratica di lotta» con mezzi diversi dalle armi (I percorsi di questo speciale, articolo introduttivo del fascicolo de Il Ponte, n.1/1995, dedicato a Resistenza. Gli attori, le identità, i bilanci storiografici, p. 13.). Il concetto di resistenza civile vale dunque a superare la tendenza, rilevata da Claudio Dellavalle nello stesso fascicolo, ad adottare «il criterio militare come criterio prevalente» (ivi, p. 12). Pavone scrive ancora: «La Resistenza civile rimane una forma di Resistenza. I suoi confini con l’esercizio della violenza, anche di quella più palesemente difensiva, non sono sempre sicuri. Sicura è invece la sua distanza da quella “zona grigia” in cui si ritrovano coloro che i resistenti bollavano come “attesisti”» (ivi, p. 13). (Vedi anche, sotto, il n. 16 e il n. 12 della prima parte di questa bibliografia).

* 8. Sul vasto e significativo fenomeno del coraggioso e determinante rifiuto di collaborazione con la Repubblica Sociale Italiana da parte di centinaia di migliaia di militari italiani internati in Germania dopo l’8 settembre 1943:

– AA.VV., I militari italiani internati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 (atti del convegno 14-15 novembre 1985), Giunti, Firenze 1986.

– Resistenza senz’armi. Un capitolo di storia italiana dal 1943 al 1945 (dalle testimonianze dei militari toscani internati nei lager nazisti), prefazione di Leonetto Amadei, Le Monnier, Firenze 1988.

– Orlando Lecchini, Per non chinare la testa. Un Lunigianese nei lager nazisti, Edizioni “Il Corriere Apuano”, Pontremoli, 1988.

– AA.VV., Fra sterminio e sfruttamento (atti del convegno 23-24 maggio 1991), Ed. Le Lettere, Firenze 1992.

– Gerhard Schreiber, I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945, a cura dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito, 1992.

– Luigi Collo, La resistenza disarmata, Introduzione di Nuto Revelli, Marsilio, Venezia 1995.

– Giampiero Carocci, Il campo degli ufficiali, Giunti, Firenze 1995.

– Alessandro Natta, L’altra Resistenza. I militari italiani internati in Germania, Einaudi, Torino 1997.

– Gabriele Hammermann, Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945, Il Mulino, Bologna 2004.

* 9. Sulla Resistenza di cittadini tedeschi al nazismo, in Germania o nei territori assoggettati al Terzo Reich, si trovano nelle biblioteche 10-20 titoli, in gran parte sull’attentato del 20 luglio 1944. L’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza conserva circa  80 titoli di cui 32 in tedesco, 3 in francese, 2 in inglese, 4 pubblicazioni promosse dal Consiglio Regionale Piemontese. Ho raccolto gli aspetti civili e nonviolenti che si possono rintracciare entro la realtà limitata e prevalentemente militare della resistenza interna al nazismo, nella relazione La Resistenza antinazista in Germania, tenuta  nel corso di aggiornamento per docenti “Nonviolenza nella storia. Casi di resistenze civili nel Novecento” (vedi sopra, prima parte, n. 39). Da questo lavoro traggo le indicazioni che rientrano nella presente bibliografia.

– Jacques Semelin, Senz’armi di fronte a Hitler, La Resistenza civile in Europa, 1939-1943, Ed. Sonda, Torino 1993 (1989), p. 120-129, 171-172.

– Uno degli episodi più significativi di resistenza nonviolenta efficace da parte di cittadini tedeschi, donne in questo caso, contro la persecuzione razzista, è quello della Rosenstrasse, a Berlino nel 1943, riferito in alcuni libri. L’opera fondamentale è quella di Nathan Stoltzfus, Resistance of the Heart: intermarriage and the Rosenstrasse protest in Nazi Germany, pubblicato nel 1996 (traduzione francese: La Résistance des coeurs, La révolte des femmes allemandes mariées à des juifs, Phoebus, Paris, 2002). Posso indicare anche Gernot Jochheim, Frauenprotest in der Rosenstrasse. Gebt uns unsere Männer wieder, Rasch und Röhring, Berlin 1993 (Protesta delle donne nella via delle Rose. Restituiteci i nostri mariti). In italiano: Nina Schröder, Le donne che sconfissero Hitler, Pratiche editrice, Milano 2001 (Hitlers unbeugsame Gegnerinnen, Wilhelm Heyne Verlag GmbH & Co. KG, Munchen 1997). Un articolo, preciso e documentato, di Dominique Vidal, Il coraggio delle donne della Rosenstrasse, è comparso in Le Monde Diplomatique – il manifesto, maggio 2005, p. 17, nell’ambito del dossier Il lato oscuro della seconda guerra mondiale, pp. 11-17. Lo stesso Autore pubblica Ces femmes courageuses de la Rosenstrasse (probabilmente è lo stesso articolo), in Manière de voir, n. 82, août-septembre 2005 (bimestrel édité par Le Monde Diplomatique).   Rosenstrasse è la via di Berlino in cui alcune migliaia di donne tedesche sostarono per protesta per sei giorni, nel marzo 1943, davanti all’edificio  dell’organizzazione assistenziale ebraica, trasformato in prigione, costringendo infine Göbbels e Hitler, per timore che, dopo la sconfitta di Stalingrado, la protesta civile si estendesse, a liberare i 1.700-2.000 uomini ebrei, mariti o parenti delle donne, arrestati e destinati alla deportazione, alcuni dei quali già internati in lager.  Sullo stesso fatto la regista Margarethe von Trotta ha presentato nel settembre 2003 al Festival di Venezia il film Rosenstrasse. Dice la regista: “Il fatto dimostra che in quel periodo si poteva davvero agire contro il nazismo se si fosse stati più coraggiosi” (La Stampa, 7 settembre 2003). Il film è andato in programmazione in Italia (almeno a Torino) il 27 gennaio 2004, giornata della memoria della Shoà, ma subito ha sorpreso le persone attente perché il fatto risolutivo sembra nel film non la resistenza delle donne, ma la concessione dolorosa di favori sessuali da parte di Lena von Eschenbach (una delle mogli di ebrei, di famiglia altolocata) a Göbbels. Lo storico della Freie Universität di Berlino, Ekkehart Krippendorff, mi informa il 31 gennaio che in Germania c’è una forte polemica, fino dallo scorso autunno, per questa concessione della regista ad aspetti pruriginosi, riducendo la realtà storica dal politico al personale privato. Il direttore del “Zentrum für Antisemitismusforschung” della Technische Universität, Wolfgang Benz ha scritto un articolo molto aspro contro il film e ha fatto riferimento a un’analisi molto approfondita sul caso fatto dal suo istituto che contraddice l’interpretazione sentimentale. Anche Jacques Semelin, il principale storico europeo delle lotte nonviolente, mi informa il 14 febbraio che l’unica fonte storica valida è il libro di Stoltzfus e che, a giudizio degli storici tedeschi, il film presenta una versione fantasiosa (fantaisiste) e non storica, dei fatti. Ciò nonostante che, almeno nell’edizione italiana, all’inizio del film compaia una dichiarazione sulla storicità dei fatti. Storicità fondamentale che c’è, ma nella vicenda come è narrata nel film, è falsata nel punto essenziale (v. il foglio, n. 311, aprile 2004, p. 7). Anna Maria Bruzzone, autrice di indagini di storia orale, dopo una ricerca, conferma questo giudizio.

– Enzo Collotti, La Germania nazista, (dalla Repubblica di Weimar al crollo del Reich hitleriano), Einaudi, Torino 1962, pp. 273-305.  Dello stesso autore vedi anche l’articolo Per una storia dell’opposizione antinazista in Germania, in Rivista storica del socialismo, gennaio-aprile 1961, pp. 105-137, che contiene più ampie referenze bibliografiche.

– Giorgio Vaccarino, Storia della Resistenza in Europa, 1938-1945, Feltrinelli, Milano 1981, parte prima, pp. 17-152.

– La «parola nuda come arma di resistenza» (come dice Julian Aicher, in Il Margine, Trento, n.8/1998) fino a pagare con la vita, fu il mezzo d’azione dei fratelli Hans e Sophie Scholl e dei loro compagni d’azione nell’Università di Monaco, su cui vedi Paolo Ghezzi, La Rosa Bianca, ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1994. Il libro di Ghezzi contiene una bibliografia di 53 titoli, dalla quale segnalo Inge Scholl, Die Weisse Rose, Fischer Taschenbuch Verlag, Frankfurt am Main 1982, edizione italiana non integrale La Rosa Bianca, a cura di Carlo Francovich, La Nuova Italia editrice, Firenze 1978, 4ª edizione. Una profonda riflessione su questa esperienza è il libro di Romano Guardini, La Rosa Bianca, Morcelliana, Brescia 1994 (scritti del 1946 e 1958). Il testo intero dei sei volantini scritti e diffusi dal gruppo di studenti resistenti è commentato da vari qualificati scrittori in Paolo Ghezzi, Noi non taceremo. Le parole della Rosa Bianca, Morcelliana, Brescia 1997. Ancora di Paolo Ghezzi segnalo Sophie Scholl e la Rosa Bianca, Morcelliana, Brescia 2003, sulla limpida affascinante figura della più giovane, 21 anni, componente del gruppo, con testimonianze dai suoi diari e lettere. Merita una visita il Museo della Rosa Bianca presso l’Università di Monaco, dove si possono incontrare testimoni ancora viventi e vedere documenti. Nell’ottobre 2005 va in programmazione in Italia il film La Rosa Bianca. Sophie Scholl, di Marc Rothemund, premiato al Festival di Berlino 2005 per la migliore attrice e la migliore regia. Ci riserviamo di valutarne la resa storica. Dispiace che un volantino di pubblicità del film, con belle foto di scena nell’Università di Monaco, parli soltanto di «resistenza passiva» (termine, peraltro, usato anche dai resistenti della Rosa Bianca nei loro volantini), mentre quell’azione lunga e intensa fu una attiva, forte, coraggiosa testimonianza e sfida morale e culturale alla violenta dittatura nazista.

– La limpida grande figura di Franz Jägerstätter, contadino austriaco che, sostenuto solo dalla comprensione della moglie, rifiutò per ragioni morali e religiose il servizio militare sotto il nazismo e fu decapitato il 9 agosto 1943, è illustrata in due libri in lingua italiana, usciti a grande distanza di tempo: Gordon Zahn, Il testimone solitario. Vita e morte di Franz Jägerstätter, Gribaudi, Torino 1968; Erna Putz, Franz Jägerstätter, Un contadino contro Hitler, Editrice Berti, Piacenza 2000. Il secondo libro (da me recensito in Il Margine, n. 6/2002) è più preciso del primo nella documentazione. Il 9 agosto 2003 si è tenuto un grande incontro a St Radegund, nel giorno stesso del 60° anniversario della morte di Jägerstätter, con sosta anche a Bolzano per Josef Mayr-Nusser e a Monaco per i giovani della Rosa Bianca: vedi il mio resoconto Pellegrinaggio ai martiri anti-nazismo, in il foglio, n. 305, ottobre 2003, p. 4. (Vedi sotto, rivista Humanitas). Le lettere dal carcere di Franz Jägerstätter, molto toccanti e profonde e coraggiose, sono pubblicate, insieme ad altri suoi scritti, col titolo Scrivo con le mani legate, (espressione contenuta in una lettera), a cura di Giampiero Girardi, Editrice Berti, Piacenza 2005. La chiesa cattolica ha riconosciuto nella vita e morte di Jägerstätter il carattere di martirio per opporsi all’idolatria nazista, che significava anche fedeltà eroica all’evangelo della pace: la cerimonia di beatificazione è avvenuta a Linz il 26 ottobre 2007. Nell’occasione, a cura di Giampiero Girardi, è uscito Franz Jägerstätter, il contadino contro Hitler. Una testimonianza per l’oggi, con scritti di Tanzarella, Comina, Valpiana, Palini, Peyretti, Stabellini, Cipriani, Travisa, Perrini, ed. Berti, Piacenza 2007 (111 pagine di piccole dimensioni). In Italia l’associazione degli interessati alla testimonianza di Jägerstätter fa capo a Giampiero Girardi, cell. 347 4185 755, email: franzitalia@gmail.com

– Francesco Comina, Non giuro a Hitler, La testimonianza di Josef Mayr-Nusser, San Paolo, Milano 2000. Altoatesino, fervente cattolico, arruolato d’autorità nelle SS dopo l’8 settembre 1943, Mayr-Nusser  si rifiutò di giurare a Hitler par ragioni di fede, come Jägerstätter. Dapprima internato in manicomio, muore di sfinimento durante il viaggio verso Dachau. Comina documenta la lucidità del suo precoce giudizio morale e poltico sul nazismo. Di Mayr-Nusser ha scritto anche Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della Sera, 2 febbraio 2002, p. 29.  La rivista “La Civiltà Cattolica” nel numero 13 del 2008 ha pubblicato un ampio articolo di padre Piersandro Vanzan, S.I., osef Mayr-Nusser, obiettore di coscienza e martire, trasmesso dall’agenzia Zenit.org sabato 26 luglio 2008.

– Sui resistenti, ribelli e disertori nell’esercito nazista ho raccolto dei fatti e dei dati in Quelli dell’ultima ora, uscito, come parte di una più ampia relazione tenuta per l’Iprase di Trento nell’aprile 2000, nel volume Maestri e scolari di nonviolenza, a cura di Claudio Tugnoli, Franco Angeli ed., Milano 2000, pp. 243-256.

– Ho raccolto parecchi casi di boicottaggio personale della Shoah, compiuto in vari paesi europei, ed anche da molti cittadini tedeschi, in un ampio scritto intitolato Molti Schindler: dunque si poteva resistere al nazismo, pubblicato sul quotidiano telematico La nonviolenza è in cammino (nbawac@tin.it ), nn. 803 e 804, 8 e 9 gennaio 2005. Successivamente ho aggiornato la bibliografia là indicata. Sul particolare caso danese vedi qui sopra al n. 1.

– Sulla probabile obiezione degli scienziati tedeschi alla costruzione della bomba atomica: Leandro Castellani, La grande paura, Storia dell’escalation nucleare, Prefazione di Carlo Bernardini, ERI, Torino 1984, pp. 96-106; Thomas Powers, La storia segreta dell’atomica tedesca, Mondadori, Milano 1994 (1993), pp. 503-509.

– Sul problema di coscienza relativo all’uccidere Hitler, cfr la mia recensione del libro di Peter Hoffmann, Tedeschi contro il nazismo. La Resistenza in Germania, Il Mulino, Bologna 1994 (1988), pubblicata  in Servitium, n. 102, nov.-dic. 1995, fascicolo “Resistenza al male”, pp. 117 e 119-120.

– Documenti di alta resistenza morale, che ricordano in qualche momento gli atti dei martiri cristiani sotto l’impero romano, sono: Helmuth James von Moltke, Futuro e resistenza (dalle lettere degli anni 1926-1945), Morcelliana, Brescia 1985; Dietrich Bonhoeffer, Dieci anni dopo. Un bilancio sul limitare del 1943, in Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1989, pp. 59-74.

– Max Josef Metzger, La mia vita per la pace. Lettere dalle prigioni naziste scritte con le mani legate, Traduzione e cura di Lubomir Zak, ed. San Paolo 2008. Metzger (1887-1944) era un prete cattolico impegnato in modo deciso per la pace politica, per l’unione tra le chiese cristiane, riconoscendo ciascuna i propri errori. Sono qui raccolte le principali lettere che scrisse dal carcere, letteralmente con le mani legate, alla sua comunità, ma anche a governanti nazisti perché riconoscessero la sconfitta prevedibile e riducessero i mali per il popolo tedesco, a Pio XII perché indicesse un concilio ecumenico per l’unità cristiana e per la pace. Fu condannato a morte per la sua opposizione morale al nazismo e decapitato il 17 aprile 1944.

– La rivista bimestrale Humanitas (http://www.morcelliana.com ; redazione@morcelliana.it ), anno LVIII, n. 5, settembre-ottobre 2003, dedica il fascicolo a Figure della resistenza al nazismo. La Prefazione è stesa da Wolfgang Huber, figlio di Kurt, il professore ispiratore dei giovani della Rosa Bianca (vedi sopra). Segue, pubblicata integralmente per la prima volta, l’autodifesa di Kurt Huber nel processo che lo condannò a morte, coraggiosa e franca sfida al totalitarismo nazista e allo stesso feroce presidente del tribunale, Freisler. Tra altre figure della rivolta morale contro la violenza del potere, un articolo di Anselmo Palini illustra la vicenda di Franz Jägerstätter con alcuni documenti in più anche rispetto al libro di Erna Putz (vedi sopra).

– Aggiungo qualche riferimento (1998) in Germania sulla Resistenza antinazista: 1) DRAFD, Deutsche in der Résistance, in den Streitkräften der Antihitlerkoalition und der Bewegung Freies Detschland (Tedeschi nella Resistenza, nelle forze armate della coalizione antihitleriana, nel movimento Libera Germania). Telefono sede centrale di Berlino: 0049/30/509.88.52. Contatto diretto con un partigiano del DRAFD: Peter Gingold, Reichsforststrasse 3, D-60528 Frankfurt, tel 0049/69/672.631.

2) Bundesvereinigung Opfer der NS Militärjustiz (Associazione vittime dei tribunali militari nazisti), Freidrich Humbert Strasse 116, D-28758 Bremen, tel 0049/421/622.073, fax 621.422. Contatto diretto con il presidente Ludwig Baumann, Aumunder Flur 3, D-28757 Bremen, tel 0049/421/66.57.24.

3) Antikriegsmuseum, Friedensbibliotek (Museo antiguerra, Biblioteca della pace), Bartolomäuskirche, Friedensstrasse 1, D-10249 Berlin, tel 0049/30/508.12.07.

4) Mahn- und Gedenkstätte für die Opfer der Nationalsozialistischen Gewaltherrschaft (ammonimento e memoria per le vittime del dominio nazista), Mühlenstrasse 29, D-40591 Düsseldorf. Catalogo di 202 pagine Verfolgung und Widerstand in Düsseldorf 1933-1945, (Persecuzione e Resistenza a Düsseldorf , 1933-1945), Düsseldorf 1990.

(Parte seconda – segue)

RINALDO SIMONETTI “CUCCIOLO” di anni 16

RINALDO SIMONETTI “CUCCIOLO” di anni 16
Martire della Resistenza

lettera

Cari Genitori
Perdonatemi il mio passato Vi
mando qualche ricordo muoio
per la salvezza dell’Italia.
Vendicheranno il mio nome
Voliate bene a Luciano e a
Bruna Addio per sempre

Vostro Rinaldo

Ciao papa – mamma.

Nato a San Colombano Certenoli (GE) l’11 giugno 1928. Fucilato a Calvari il 2 marzo 1945.
La storia di “Cucciolo” è tutta in quel suo nome di battaglia, che gli affibbiarono i suoi compagni a causa della giovanissima età e del fisico da ragazzo, quando insistette, insistette e insistette ancora per far parte dei partigiani. Il fatto è che lui, povero ragazzo di campagna, nato e cresciuto in uno dei borghi più poveri dell’entroterra ligure, nei partigiani e nella loro battaglia ci credeva, con tanto slancio che non era soltanto spirito d’avventura, ma una sorta d’intuizione, di quelle, proprio, che hanno i cuccioli quando s’avviano sulla strada della perenne dedizione e fedeltà.
Entrato in distaccamento, addetto alla cura d’un prezioso mulo, dopo aver partecipato a tanti spostamenti da una valle all’altra dell’Appennino e azioni si trovò coinvolto nella grande avventura. Il gruppo di garibaldini di cui faceva parte, dopo essere rimasto di copertura al comandante “Bisagno”, ferito, sino alla sua guarigione e partenza da un “casone” nella vallata di Lorsica, venne colto di sorpresa e catturato dai fascisti e dagli pseudo-alpini della “Monterosa”. “Che ci facevi con loro?”, chiesero al ragazzo. “Il partigiano”, rispose. E quelli: “Adesso ti insegniamo noi a giocare al partigiano”, e giù botte. Poi gli dissero che l’avrebbero perdonato, perché era così giovane. Ma quando decisero di fucilare i suoi dieci compagni, escludendolo dalla esecuzione, urlò con tutto il suo fiato: “Anche io sono partigiano come loro, insieme a loro dovete portarmi”.
Decisero, infine, di aggregarlo al gruppo: sarebbe morto, poiché lo voleva. E lo tradussero, con gli altri, al bosco della Fregaia, nella valle di Fontanabuona, sopra Calvari; combinazione o calcolo che fosse, a un tiro di schioppo dalla sua casa: la si vedeva biancheggiare, nella fredda luce d’inverno, tra i rami spogli dei castagni, proprio di fronte al luogo dell’esecuzione. Egli chiese al comandante del plotone un foglio di carta per scrivere ai suoi cari. Scrisse sul foglietto di un taccuino poche parole di saluto, ma anche: “Muoio per la salvezza dell’Italia” e, con splendida ingenuità, tracciò in alto, sull’angolo della paginetta, una listerella nera, come certo aveva visto in qualche biglietto di lutto. Poi, dopo aver consegnato il foglio al cappellano, riprese posto tra i suoi compagni e si accasciò con loro, dopo la lunga scarica atroce, tra le foglie d’oro dei castagni che ricoprivano il terreno.

Il bello di Olgiate ora nel Parco Gonzaga

 

I gruppi bronzei opera di Giannino Castiglioni, inseriti nel monumento-fondata dedicato a Luigi Mangiagalli: da un lato i genitori malati che esprimono il dolore per dover abbandonare il figlio, affidandolo alle cure del preventorio OPAI; dall’altra il medico, figura virile – rappresentato in piedi (in contrapposizione ai genitori affranti, accasciati) – che sostiene il bambino per ridonargli la vita. Queste foto sono state realizzate nella fonderia Johnson, prima di essere posizionate nel parco Opai

Prima della seconda guerra mondiale e anche dopo si moriva per Tubercolosi…

fino all’era del vaccino.

E’ bella questa immagine del Medico che ci ricorda tanto quella attuale di Gino Strada che abbiamo candidato a figura simbolo per la tessera Onoraria e/0 Amico dell’ANPI:

olgiate 4