Il Dialogo: editoriale di Giovanni Sarubbi

 

Il razzismo, il fascismo ed il nazismo sono ancora vivi

14.02.2016 Il Dialogo
Il razzismo, il fascismo ed il nazismo sono ancora vivi
Manifesto affisso dai nazifascisti a Dignano, in Friuli, durante la 2° guerra mondiale (Foto di Archivio Pressenza)

Editoriale di Giovanni Sarubbi

Siamo un paese dalla memoria corta, cortissima, anzi siamo proprio degli smemorati. Cancelliamo con grande facilità ciò che abbiamo fatto e che fa parte della nostra storia, non solo quella passata ma anche la più recente e oggi, grazie agli attuali mezzi di comunicazione di massa come la TV, si riesce a cancellare persino la cronaca. Sono state cancellate dalla coscienza collettiva, ad esempio, le stragi che l’esercito italiano fascista ha compiuto in Libia, in Etiopia, in Somalia, in Slovenia, in Albania, in Grecia. Sono state cancellate dalla nostra memoria collettiva le leggi razziali del 1938, l’antisemitismo feroce di quegli anni e la nostra corresponsabilità con la shoah.
Cancelliamo, e perciò siamo inerti e incapaci di reagire di fronte alle nuove forme di violenze e di razzismo che vengono diffuse a piene mani dai grandi mass-media, in particolare dalle TV che sono, come si espresse un noto politico italiano, “l’arma atomica dei mezzi di comunicazione”, quella che può ridurre in schiavitù milioni di persone e teleguidarne le opinioni e le azioni.
E quando qualcuno cerca di ricordare scattano i tabù, ci si chiude a riccio, si accusa chi ricorda di essere fazioso, si rifiutano le verità storiche, anche le più evidenti e documentate. Un esempio è l’antisemitismo che è una malattia grave di origine cristiana. Sono stati i cristiani, da quasi venti secoli a questa parte, i principali fautori ed esecutori materiali dell’antisemitismo e di tutte le peggiori forme di repressione realizzate contro gli ebrei, comprese quelle messe in atto durante la seconda guerra mondiale. Ma provate a parlarne in una qualsiasi chiesa cristiana, verrete presi per matti vi ricorderanno, se siete in una chiesa protestante, il caso di Bonhoeffer, e se siete in una chiesa cattolica, quello di Massimiliano Kolbe, per coprire la cattiva coscienza di quanti, cattolici e protestanti ai massimi livelli, fecero accordi con il nazismo e il fascismo, arrivando persino a prestare giuramento di fedeltà alla persona di Hitler, o tacendo di fronte alle leggi razziali o non dicendo nulla sui campi di sterminio di cui tutti sapevano.
Il fondatore del razzismo italiano, pochi lo sanno, è nato in Irpinia. Qui ha avuto i suoi natali Giovanni Preziosi, ex prete, ministro nella Repubblica di Salò, amico personale di Hitler. Egli fu tra i firmatari del Manifesto della razza e l’estensore delle leggi razziali del 1938 e, agli inizi del 1900, il traduttore in italiano del libello falso «I Protocolli dei Savi Anziani di Sion», su cui fondò il suo feroce antisemitismo. Provate a parlare con un Irpino di tale personaggio. Nel migliore dei casi non sa chi sia e chi lo sa nega qualsiasi suo rapporto con l’Irpinia dove il razzismo c’è ed è vivo e vegeto e si esprime principalmente contro i napoletani o contro coloro che semplicemente hanno l’accento fortemente napoletano. Ed è un razzismo che riguarda trasversalmente tutte le forze politiche, per le quali napoletano è uguale a camorrista. Mi è così capitato, personalmente, di essere discriminato per il mio forte accento napoletano, che non ho mai cambiato e oramai mai cambierò.
Il razzismo basato sulla lingua è molto diffuso in Italia, anche se nessuno ne parla. Viene esercitato principalmente nei confronti dei meridionali, campani, calabresi e siciliani. Viene esercitato principalmente al nord contro gli immigrati italiani, come sanno tutti coloro che dal sud sono emigrati al nord in cerca di lavoro. Ma esiste anche un razzismo all’interno della stessa regione Campania fra gli avellinesi e i napoletani che va oltre il classico contrasto tra campanili diffusissimo in Italia, di cui il più noto è quello tra pisani e livornesi. Personalmente mi sono sentito apostrofare come camorrista per il mio solo accento napoletano.
Ma il razzismo su base linguistica è stato anche esercitato dal regime fascista nei confronti dei cittadini di lingua slava, quelli della ex Jugoslavia, di quelli che una volta si chiavano “confini orientali” dell’Italia. A quei cittadini veniva proibito l’uso della propria lingua, come ci ricorda il manifesto che qui riproduciamo e per il quale ringraziamo l’amico storico Massimo Recchioni che lo ha pubblicato sul suo profilo Facebook. Subito dopo la prima guerra mondiale, venne realizzata una vera e propria persecuzione razzista verso tutto ciò che era slavo. I nomi e i cognomi slavi vennero cambiati con nomi italiani. Venne proibito persino l’uso della lingua slava.
Quanti lo sanno? Quanti lo ricordano? Pochi, molto pochi visto che siamo di fronte ad una nuova riedizione del razzismo basato sulla lingua questa volta nei confronti di coloro che parlano arabo.
I razzisti islamofobi si sono inventati la questione dell’uso dell’arabo durante i momenti cultuali dei fedeli musulmani. È una questione figlia diretta del razzismo basato sulla lingua a lungo esercitato dai fascisti italiani nei confronti degli slavi. Un razzismo figlio della pretesta superiorità della “pura razza italica” esistente solo nella perfida e feroce fantasia dei razzisti fascisti e nazisti.
Sono questi i motivi che mi hanno spinto nei giorni scorsi a criticare il patto fiorentino siglato fra il sindaco di Firenze e il presidente dell’UCOII. Critica che è diventata in me ancora più convinta dopo aver letto il testo del patto e aver verificato che il razzismo basato sulla lingua è stato fatto passare in modo subdolo, come dichiarazione spontanea dei musulmani. Un modo, che io giudico senza mezzi termini vergognoso, perchè scarica la responsabilità del razzismo basato sulla lingua direttamente su chi questo razzismo subisce. Firmando quel patto è come se le comunità musulmane di Firenze abbiano chiesto scusa agli italiani per continuare ad usare la loro lingua madre o la lingua nella quale, secondo la loro religione, devono rendere il loro culto.
L’art. 8 della Costituzione è chiarissimo: «Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano». E non c’è alcuna norma della Costituzione né alcuna legge che obblighi qualsiasi religione a pregare o a predicare o a fare un qualsiasi atto cultuale in Italiano.
Per questo invitiamo tutti a vigilare, a studiare e a ricordare la nostra storia. Il razzismo, il fascismo ed il nazismo non sono ancora morti, sono anzi vivi e vegeti e operano incessantemente nella società per avvelenarla e produrne la sua morte. E noi siamo invece per la vita, che è amicizia, dialogo, fratellanza, solidarietà, comunione dei beni materiali e spirituali.
Giovanni Sarubbi

PIERO CALAMANDREI

TESTI. PIERO CALAMANDREI: EPIGRAFI PER DONNE, UOMINI E CITTA’ DELLA RESISTENZA

[I testi che qui proponiamo sono estratti dal libro di discorsi, scritti ed epigrafi di Piero Calamandrei, Uomini e citta’ della Resistenza, edito nel 1955 e successivamente piu’ volte ristampato dalla casa editrice Laterza.

Piero Calamandrei, nato a Firenze il 21 aprile 1889 ed ivi deceduto il 27 settembre 1956, avvocato, giurista, docente universitario, antifascista limpido ed intransigente, dopo la Liberazione fu costituente e parlamentare, fondatore ed animatore della rivista “Il Ponte”, impegnato nelle grandi lotte civili. Dal sito dell’Anpi di Roma (www.romacivica.net/anpiroma) riprendiamo la seguente notizia biografica su Piero Calamandrei: “Nato a Firenze nel 1889. Si laureo’ in legge a Pisa nel 1912; nel 1915 fu nominato per concorso professore di procedura civile all’Universita’ di Messina; nel 1918 fu chiamato all’Universita’ di Modena, nel 1920 a quella di Siena e nel 1924 alla nuova Facolta’ giuridica di Firenze, dove ha tenuto fino alla morte la cattedra di diritto processuale civile. Partecipo’ alla Grande Guerra come ufficiale volontario combattente nel 218mo reggimento di fanteria; ne usci’ col grado di capitano e fu successivamente promosso tenente colonnello. Subito dopo l’avvento del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell'”Unione Nazionale” fondata da Giovanni Amendola. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochi professori che non ebbe ne’ chiese la tessera continuando sempre a far parte di movimenti clandestini. Collaboro’ al “Non mollare”, nel 1941 aderi’ a “Giustizia e Liberta’” e nel 1942 fu tra i fondatori del Partito d’Azione. Assieme a Francesco Carnelutti e a Enrico Redenti fu uno dei principali ispiratori dei Codice di procedura civile del 1940, dove trovarono formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al duce che gli veniva richiesta dal Rettore del tempo. Nominato Rettore dell’Universita’ di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l’8 settembre fu colpito da mandato di cattura, cosicche’ esercito’ effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioe’ dalla liberazione di Firenze, all’ottobre 1947. Presidente del Consiglio nazionale forense dal 1946 alla morte, fece parte della Consulta Nazionale e della Costituente in rappresentanza del Partito d’Azione. Partecipo’ attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d’inchiesta e della Commissione per la Costituzione. I suoi interventi nei dibattiti dell’assemblea ebbero larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sugli accordi lateranensi, sulla indissolubilita’ del matrimonio, sul potere giudiziario. Nel 1948 fu deputato per “Unita’ socialista”. Nel 1953 prese parte alla fondazione del movimento di “Unita’ popolare” assieme a Ferruccio Parri, Tristano Codignola e altri. Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell’Istituto di diritto processuale comparato dell’Universita’ di Firenze, direttore con Carnelutti della “Rivista di diritto processuale”, con Finzi, Lessona e Paoli della rivista “Il Foro toscano” e con Alessandro Levi del “Commentario sistematico della Costituzione italiana”, nell’aprile del 1945 fondo’ la rivista politico-letteraria “Il Ponte”. Mori’ a Firenze nel 1956″. Tra le opere di Piero Calamandrei segnaliamo particolarmente Uomini e citta’ della Resistenza, edito nel 1955 e successivamente ristampato da Laterza, Roma-Bari 1977, poi riproposto da Linea d’ombra, Milano 1994, e nuovamente ripubblicato da Laterza nel 2006]

 

VIVI E PRESENTI CON NOI

FINCHE’ IN LORO

CI RITROVEREMO UNITI

 

MORTI PER SEMPRE

PER NOSTRA VILTA’

QUANDO FOSSE VERO

CHE SONO MORTI INVANO

 

(In limine al libro Uomini e citta’ della Resistenza)

 

*

 

DA QUESTA CASA

OVE NEL 1925

IL PRIMO FOGLIO CLANDESTINO ANTIFASCISTA

DETTE ALLA RESISTENZA LA PAROLA D’ORDINE

NON MOLLARE

FEDELI A QUESTA CONSEGNA

COL PENSIERO E COLL’AZIONE

CARLO E NELLO ROSSELLI

SOFFRENDO CONFINI CARCERI ESILII

IN ITALIA IN FRANCIA IN SPAGNA

MOSSERO CONSAPEVOLI PER DIVERSE VIE

INCONTRO ALL’AGGUATO FASCISTA

CHE LI RICONGIUNSE NEL SACRIFICIO

IL 9 GIUGNO 1937

A BAGNOLES DE L’ORNE

MA INVANO SI ILLUSERO GLI OPRESSORI

DI AVER FATTO LA NOTTE SU QUELLE DUE FRONTI

QUANDO SPUNTO’ L’ALBA

SI VIDERO IN ARMI

SU OGNI VETTA D’ITALIA

MILLE E MILLE COL LORO STESSO VOLTO

VOLONTARI DELLE BRIGATE ROSSELLI

CHE SULLA FIAMMA RECAVANO IMPRESSO

GRIDO LANCIATO DA UN POPOLO ALL’AVVENIRE

GIUSTIZIA E LIBERTA’

 

(Epigrafe sulla casa dei fratelli Rosselli, in Firenze, via Giusti n. 38)

 

*

 

GIUSTIZIA E LIBERTA’

 

PER QUESTO MORIRONO

PER QUESTO VIVONO

 

(Epigrafe sulla tomba dei fratelli Rosselli, nel cimitero di Trespiano – Firenze)

 

*

 

NON PIU’ VILLA TRISTE

SE IN QUESTE MURA

SPIRITI INNOCENTI E FRATERNI

ARMATI SOL DI COSCIENZA

IN FACCIA A SPIE TORTURATORI CARNEFICI

VOLLERO

PER RISCATTARE VERGOGNA

PER RESTITUIR DIGNITA’

PER NON RIVELARE IL COMPAGNO

LANGUIRE SOFFRIRE MORIRE

NON TRADIRE

 

(Epigrafe sulla villa di via Bolognese, a Firenze – dove fu la sede della banda Carita’ – nella quale Enrico Bocci fu torturato: e che fu chiamata in quei mesi “Villa triste”)

 

*

 

GIANFRANCO MATTEI

DOCENTE UNIVERSITARIO DI CHIMICA

NELL’ORA DELL’AZIONE CLANDESTINA

FECE DELLA SUA SCIENZA

ARMA PER LA LIBERTA’

COMUNIONE COL SUO POPOLO

SILENZIOSA SCELTA DEL MARTIRIO

 

SU QUESTA CASA OVE NACQUE

RIMANGANO INCISE

LE ULTIME PAROLE SCRITTE NEL CARCERE

QUANDO SOTTRASSE AL CARNEFICE

E INVITTA CONSEGNO’ ALL’AVVENIRE

LA CERTEZZA DELLA SUA FEDE

“SIATE FORTI – COME IO LO FUI”

 

Milano 11 dicembre 1916 – Roma febbraio 1944

 

(Epigrafe sulla casa di Milano, ove nacque l’11 dicembre 1916 Gianfranco Mattei)

 

*

 

LA MADRE

 

QUANDO LA SERA TORNAVANO DAI CAMPI

SETTE FIGLI ED OTTO COL PADRE

IL SUO SORRISO ATTENDEVA SULL’USCIO

PER ANNUNCIARE CHE IL DESCO ERA PRONTO

MA QUANDO IN UN UNICO SPARO

CADDERO IN SETTE DINANZI A QUEL MURO

LA MADRE DISSE

NON VI RIMPROVERO O FIGLI

D’AVERMI DATO TANTO DOLORE

L’AVETE FATTO PER UN’IDEA

PERCHE’ MAI PIU’ NEL MONDO ALTRE MADRI

DEBBAN SOFFRIRE LA STESSA MIA PENA

MA CHE CI FACCIO QUI SULLA SOGLIA

SE PIU’ LA SERA NON TORNERETE

IL PADRE E’ FORTE E RINCUORA I NIPOTI

DOPO UN RACCOLTO NE VIENE UN ALTRO

MA IO SONO SOLTANTO UNA MAMMA

O FIGLI CARI

VENGO CON VOI

 

(Epigrafe dettata per il busto, collocato nella sala del consiglio del Comune di Campegine, di Genoveffa Cocconi, madre dei sette fratelli Cervi, morta di dolore poco dopo la loro fucilazione)

 

*

 

A POCHI METRI DALL’ULTIMA CIMA

AVVOLTA NEL NEMBO

QUALCUNO PIU’ SAGGIO DISSE SCENDIAMO

MA LIVIO COMANDA

QUANDO UN’IMPRESA SI E’ COMINCIATA

NON VALE SAGGEZZA

A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE

 

DALLA MONTAGNA NERA

DOPO DIECI ANNI DAL PRIMO CONVEGNO

S’AFFACCIANO LE OMBRE IN VEDETTA

L’HANNO RICONOSCIUTO

SVENTOLANO I VERDI FAZZOLETTI

RICANTAN LE VECCHIE CANZONI

E’ LIVIO CHE SALE

E’ IL LORO CAPO

CHE PER NON RINUNCIARE ALLA VETTA

TRA I MORTI GIOVANI

GIOVANE ANCH’EGLI

E’ VOLUTO RESTARE

 

ASCIUGHIAMO IL PIANTO

GUARDIAMO SU IN ALTO

IN CERCA DI TE

COME TI VIDERO I TEDESCHI FUGGENTI

FERMO SULLA RUPE

LE SPALLE QUADRATE MONTANARE

LA MASCHIA FRONTE OSTINATA

L’OCCHIO ACCESO DI DOLCE FIEREZZA

FACCI UN CENNO LIVIO

SE VACILLEREMO

A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE

ANCHE SE QUESTO

E’

MORIRE

 

(Epigrafe per la morte di Livio Bianco avvenuta nel luglio del 1953, per una sciagura di montagna)

 

*

 

DALL’XI AGOSTO MCMXLIV

NON DONATA MA RICONQUISTATA

A PREZZO DI ROVINE DI TORTURE DI SANGUE

LA LIBERTA’

SOLA MINISTRA DI GIUSTIZIA SOCIALE

PER INSURREZIONE DI POPOLO

PER VITTORIA DEGLI ESERCITI ALLEATI

IN QUESTO PALAZZO DEI PADRI

PIU’ ALTO SULLE MACERIE DEI PONTI

HA RIPRESO STANZA

NEI SECOLI

 

(Epigrafe apposta dopo la liberazione sulla parete di Palazzo Vecchio che guarda Via dei Gondi, a Firenze)

 

*

 

SULLE FOSSE DEL VOSTRO MARTIRIO

NEGLI STESSI CAMPI DI BATTAGLIA

O SUPPLIZIATI DI BELFIORE

O VOLONTARI DI CURTATONE E MONTANARA

DOPO UN SECOLO

MANTOVA VI AFFIDA

QUESTI SUOI CADUTI DELLA GUERRA PARTIGIANA

 

COME VOI SONO ANDATI INCONTRO ALLA MORTE

A FRONTE ALTA CON PASSO SICURO

SENZA VOLTARSI INDIETRO

ACCOGLIETELI OMBRE FRATERNE

SONO DELLA VOSTRA FAMIGLIA

 

MUTANO I VOLTI DEI CARNEFICI

RADETZKY O KESSELRING

VARIANO I NOMI DELLE LIBERAZIONI

RISORGIMENTO O RESISTENZA

MA L’ANELITO DEI POPOLI E’ UNO

NELLA STORIA DOVE I SECOLI SONO ATTIMI

LE GENERAZIONI SI TRASMETTONO

QUESTA FIAMMA RIBELLE

PATIBOLI E TORTURE NON LA SPENGONO

DOPO CENT’ANNI

QUANDO L’ORA SPUNTA

I CIMITERI CHIAMANO LIBERTA’

DA OGNI TOMBA BALZA UNA GIOVANE SCHIERA

L’AVANZATA RIPRENDE

FINO A CHE OGNI SCHIAVITU’ SARA’ BANDITA

DAL MONDO PACIFICATO

 

(Epigrafe murata nella sala del Palazzo Provinciale di Mantova nel primo decennale della Resistenza, giugno 1954)

 

*

 

RITORNO DI KESSELRING

 

NON E’ PIU’ VERO NON E’ PIU’ VERO

O FUCILATI DELLA RESISTENZA

O INNOCENTI ARSI VIVI

DI SANT’ANNA E DI MARZABOTTO

NON E’ PIU’ VERO

CHE NEL ROGO DEI CASALI

DIETRO LE PORTE INCHIODATE

MADRI E CREATURE

TORCENDOSI TRA LE FIAMME

URLAVANO DISPERATAMENTE PIETA’

 

AI CAMERATI GUASTATORI

CHE SI GLORIARONO DI QUELLE GRIDA

SIA RESA ALFINE GIUSTIZIA

RIPRENDANO TORCE ED ELMETTI

SI SCHIERINO IN PARATA

ALTRI ROGHI DOVRANNO ESSERE ACCESI

PER LA FELICITA’ DEL MONDO

 

NON PIU’ FIORI PER LE VOSTRE TOMBE

SONO STATI TUTTI REQUISITI

PER FARE LA FIORITA

SULLE VIE DEL LORO RITORNO

LI COMANDERA’ ANCORA

COLL’ONORE MILITARE

CUCITO IN ORO SUL PETTO

IL CAMERATA KESSELRING

IL VOSTRO ASSASSINO

 

*

 

IL MONUMENTO A KESSELRING

 

LO AVRAI

CAMERATA KESSELRING

IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI

MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRA’

A DECIDERLO TOCCA A NOI

 

NON COI SASSI AFFUMICATI

DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO

NON COLLA TERRA DEI CIMITERI

DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI

RIPOSANO IN SERENITA’

NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE

CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO

NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI

CHE TI VIDE FUGGIRE

 

MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI

PIU’ DURO D’OGNI MACIGNO

SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO

GIURATO FRA UOMINI LIBERI

CHE VOLONTARI SI ADUNARONO

PER DIGNITA’ NON PER ODIO

DECISI A RISCATTARE

LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO

 

SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE

AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI

MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO

CHE SI CHIAMA

ORA E SEMPRE

RESISTENZA

 

(Lapide murata nel Palazzo Comunale di Cuneo il 21 dicembre 1952)

 

*

 

ALL’OMBRA DI QUESTE MONTAGNE

IL 12 SETTEMBRE 1943

POCHI RIBELLI QUI CONVENUTI

ARMATI DI FEDE E NON DI GALLONI

FURONO LA PRIMA PATTUGLIA

DELLA RESISTENZA PIEMONTESE

CHE DOPO DUE INVERNI

CON DUCCIO E LIVIO AL COMANDO

PER OGNI CADUTO CENTO SOPRAGGIUNTI

DIVENTO’

L’ESERCITO DI GIUSTIZIA E LIBERTA’

DILAGANTE VITTORIOSO IN PIANURA

 

NEL PRIMO DECENNALE

I VIVI SALUTANO I MORTI

DORMITE IN PACE COMPAGNI

L’IMPEGNO DI MARCIARE INSIEME

VERSO L’AVVENIRE

NON E’ CADUTO

 

(Epigrafe murata sulla Chiesa di Madonna del Colletto, inaugurata il 27 settembre 1953 con un discorso di Ferruccio Parri)

 

*

 

CONTRO OGNI RITORNO

 

INERMI BORGATE DELL’ALPE

ASILO DI RIFUGIATI

PRESE D’ASSALTO COI LANCIAFIAMME

ARSI VIVI NEL ROGO DEI CASALI

I BAMBINI AVVINGHIATI ALLE MADRI

FOSSE NOTTURNE SCAVATE

DAGLI ASSASSINI IN FUGA

PER NASCONDERVI STRAGI DI TRUCIDATI INNOCENTI

QUESTO VI RIUSCI’

 

S. TERENZIO BERGIOLA ZERI VINCA

FORNO MOMMIO TRAVERDE S. ANNA S. LEONARDO

SCRIVETE QUESTI NOMI

SON LE VOSTRE VITTORIE

MA ESPUGNARE QUESTE TRINCEE DI MARMO

DI DOVE IL POPOLO APUANO

CAVATORI E PASTORI

E LE LORO DONNE STAFFETTE

TUTTI ARMATI DI FAME E DI LIBERTA’

VI SFIDAVA BEFFARDO DA OGNI CIMA

QUESTO NON VI RIUSCI’

ORA SUL MARE SON TORNATI AL CARICO I VELIERI

 

E NELLE CAVE I BOATI DELLE MINE

CHIAMAN LAVORO E NON GUERRA

MA QUESTA PACE NON E’ OBLIO

STANNO IN VEDETTA

QUESTE MONTAGNE DECORATE DI MEDAGLIE D’ORO

AL VALORE PARTIGIANO

TAGLIENTI COME LAME

IMMACOLATO BALUARDO SEMPRE ALL’ERTA

CONTRO OGNI RITORNO

 

(Epigrafe scolpita sul marmo della stele commemorativa delle Fosse del Frigido, inaugurata il 21 ottobre 1954)

 

*

 

FANTASMI

 

NON RAMMARICATEVI

DAI VOSTRI CIMITERI DI MONTAGNA

SE GIU’ AL PIANO

NELL’AULA OVE FU GIURATA LA COSTITUZIONE

MURATA COL VOSTRO SANGUE

SONO TORNATI

DA REMOTE CALIGINI

I FANTASMI DELLA VERGOGNA

TROPPO PRESTO LI AVEVAMO DIMENTICATI

E’ BENE CHE SIANO ESPOSTI

IN VISTA SU QUESTO PALCO

PERCHE’ TUTTO IL POPOLO

RICONOSCA I LORO VOLTI

E SI RICORDI

CHE TUTTO QUESTO FU VERO

CHIEDERANNO LA PAROLA

AVREMO TANTO DA IMPARARE

MANGANELLI PUGNALI PATIBOLI

VENT’ANNI DI RAPINE DUE ANNI DI CARNEFICINE

I BRIGANTI SUGLI SCANNI I GIUSTI ALLA TORTURA

TRIESTE VENDUTA AL TEDESCO

L’ITALIA RIDOTTA UN ROGO

QUESTO SI CHIAMA GOVERNARE

PER FAR GRANDE LA PATRIA

APPRENDEREMO DA FONTE DIRETTA

LA STORIA VISTA DALLA PARTE DEI CARNEFICI

PARLERANNO I DIPLOMATICI DELL’ASSE

I FIERI MINISTRI DI SALO’

APRIRANNO

I LORO ARCHIVI SEGRETI

DI OGNI IMPICCATO SAPREMO LA SEPOLTURA

DI OGNI INCENDIO SI RITROVERA’ IL PROTOCOLLO

CIVITELLA SANT’ANNA BOVES MARZABOTTO

TUTTE IN REGOLA

SAPREMO FINALMENTE

QUANTO COSTO’ L’ASSASSINIO

DI CARLO E NELLO ROSSELLI

MA FORSE A QUESTO PUNTO

PREFERIRANNO RINUNCIARE ALLA PAROLA

PECCATO

QUESTI GRANDI UOMINI DI STATO

AVREBBERO TANTO DA RACCONTARE

 

(Epigrafe pubblicata sul “Ponte” dopo le elezioni politiche del 7 giugno 1953)

 

Firma anche te

 

Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Al Presidente del Senato Pietro Grasso
Alla Presidente della Camera Laura Boldrini

 

Per la messa fuori legge di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste

Si chiede l’immediato scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste, da Forza nuova a Casa Pound a Lealtà Azione alla Comunità militante dei dodici raggi e consimili, che traggono ispirazione dal passato ventennio mussoliniano come dal nazismo e che assumono come modelli di riferimento organizzazioni terroristiche e antisemite dello scorso secolo, come la Guardia di Ferro rumena e Le croci frecciate ungheresi.
Diversi esponenti di questi stessi raggruppamenti sono stati in questi anni protagonisti di atti apologetici del fascismo, violenze gravissime, spesso a sfondo razziale, e per queste ragioni condannati dalla giustizia ordinaria.
La volontà da parte di dette formazioni di ricostituire nel presente il partito fascista, contravvenendo alla legge, è un dato inconfutabile.
La stessa Corte di Cassazione, l’8 gennaio 2010 (sentenza 19449 Quinta sezione penale), riguardo Forza nuova, ribadiva la natura «nazifascista»dell’organizzazione.
Si richiede altresì da subito il divieto alle organizzazioni citate di poter accedere a spazi pubblici, all’aperto o al chiuso, per manifestazioni, convegni, concerti, raccolta firme o altre attività a fini propagandistici.