Invito a Fagnano Olona

Domenica 11 Settembre 2016 presso il Parco AVIS-AIDO festa delle Associazioni dalle ore 9/9.30-17/17.30
La nostra Associazione sarà presente e nell’occasione verranno consegnate le medaglie della Liberazione per il 70° della Liberazione dell’Italia dal Fascismo ai Partigiani in vita Rino Benedusi e ai familiari dei Partigiani deceduti Pigni Carlo e Pigni Gino.
Tutti, iscritti e non all’ANPI, sono invitati a partecipare tra le 10.30/11.00 a questo momento in ricordo e di memoria.

invito ad un incontro giovedì 15 settembre

Ciao a tutti.

Vi invito ad un incontro giovedì 15 settembre 2016 alle ore 21,00 presso il Circolino di Olgiate Olona, via Pietro Colombo, con il seguente ordine del giorno:
  • Preparazione della serata con Mario Agostinelli sulla Riforma Costituzionale programmata per il prossimo 21 ottobre (definizione del luogo dove svolgere l’incontro, organizzazione della campagna pubblicitaria).
  • Organizzazione della campagna per il NO alla Riforma nei nostri comuni.
A valle faremo anche un aggiornamento delle attività della sezione di Olgiate (serata – cena di tesseramento, attività con la scuola).
Confido nella vostra partecipazione.
Ciao.
Walter Mason
ANPI Olgiate Olona

Anpi Provinciale Varese saluta commossa il Partigiano Vladimiro

Anpi Provinciale Varese saluta commossa il Partigiano Vladimiro, e porge alla famiglia i sensi del suo più vivo cordoglio.
Che la terra ti sia lieve, compagno!!!

Si è spento venerdì 29 luglio 2016 uno degli ultimi partigiani che contribuirono alla Liberazione.
Con una cadenza ormai inesorabile siamo a ricordare la scomparsa di Vladimiro Mira D’Ercole (Miro) nato a Taino il 20/12/1919 un altro uomo che nella sua semplicità e onestà intellettuale di lavoratore è entrato a far parte della storia del nostro territorio e di Taino.
Vogliamo ricordarlo con le sue parole estratte da l’ultimo incontro che abbiamo avuto con Miro, in preparazione del capitolo a lui dedicato sull’ultimo numero de ”Il Fiore Meraviglioso 10” quando orgogliosamente ricordava il 25 Aprile del 1945 a Taino e dove amava ricordare che “a Taino in quei giorni comandavamo noi”.
Io durante la guerra di Liberazione ero comandante della piazzaforte militare del posto, per conto della 121° Brigata Walter Marcobi con cui eravamo in collegamento costante.
Le armi le avevamo nascoste, appese in precedenza a delle piante, eravamo qui in centro a Taino, siamo saliti a Monzeglio (Frazione di Taino) e le abbiamo recuperate. Alla polveriera (Montecatini) c’era una donna che preparava il cibo per i partigiani, era la moglie del “Bandito”.
Siamo scesi alla Montecatini, lì c’erano le guardie che curavano le casermette, quando siamo arrivati gli abbiamo detto subito di arrendersi e li abbiamo disarmati; all’interno delle ville della Montecatini c’erano due mitraglie che siamo riusciti a prendere, anche se c’era un’altra guardia.
Poi siamo andati al cimitero di Taino e abbiamo puntato le mitraglie sulla villa Serbelloni, perché dentro c’erano i tedeschi e cercavamo di farli arrendere, però non ne vollero sapere.
Così venne un gruppo da Angera guidato dal direttore della industria della Soara (Magnesia), con lui i tedeschi accettarono di parlare perché non era un comunista, ne garibaldino, con noi si rifiutavano di trattare, alla fine si arresero e la Croce Rossa della Montecatini li caricò e li portò a Novara al campo di concentramento dove li stavano ammassando.
Di noi, una pattuglia partì per Milano e il resto rimase qua a tenere in mano il paese, io ero tra questi che sono rimasti a Taino. Noi avevamo dei prigionieri e il paese lo comandavamo noi, Taino era insorta ed era nostra in quei giorni.
Poi la mitraglia che avevamo messo al cimitero l’abbiamo spostata ad Angera in Bruschera (zona sul lago) per puntarla contro la colonna di tedeschi (Stamm) in ritirata verso Novara da Baveno, sulla sponda Piemontese del lago Maggiore.
Il mio nome era Vladimiro ma il tribunale fascista me lo cambiò e mi misero Pietro perché Vladimiro era un nome da sovversivo, poi dopo il 25 Aprile me lo ripresi.
Io fui condannato a due anni di galera perché sorpreso a fare propaganda sovversiva in favore della Spagna, contro Franco, mi avevano preso, era il 1936, avevo diciassette anni, mi processarono e mi condannarono; non potevo lavorare più; poi i fascisti iniziarono ad accanirsi anche su mio padre Carlo Mira D’Ercole, “il capeta”, che fu l’ultimo sindaco prima del fascismo e il primo dopo la Liberazione.
Nella sua semplicità Miro è stato per noi dell’Anpi una figura di primo piano come riferimento storico e come personaggio protagonista di quei giorni che portarono alla cacciata dei Nazifascisti dal nostro territorio e alla Liberazione di Taino.
Ciao Miro.
Ora e Sempre Resistenza!
Taino- Angera, 29 Luglio 2016

Sezione Anpi Taino: Valeria Mobilia
Sezione Anpi Angera: Salina Renato

Una nota da Gallarate

Domande e risposte sulla Riforma costituzionale e sulla Legge elettorale
Domande e risposte sulla Riforma costituzionale e sulla Legge elettorale 29 Luglio 2016 Riforma costituzionale
Si dice che sono molti anni che si discute e non si è mai fatto nulla. Perché opporsi adesso, quando si decide, finalmente, di fare qualcosa di positivo per l’aggiornamento della Costituzione? Non si tratta di fare a tutti i costi, ma di fare bene, aggiornando quando occorre, ma rispettando lo spirito e i valori della Costituzione. Inoltre non è vero che non si sia fatto nulla. Sono stati modificati, in varie occasioni, molti articoli della Costituzione e, in taluni casi, addirittura alcune parti. È vero, invece, che non si è data attuazione a norme fondamentali della Costituzione, ma su nessuna di esse interviene questa riforma. Dunque, contrarietà ad ogni modifica del sistema parlamentare? Niente affatto: si può correggere il “bicameralismo perfetto” in modo molto semplice e rapido: differenziando, almeno in parte, il lavoro delle Camere (ad esempio, riservando la fiducia al Governo solo alla Camera, e il controllo sull’esecutivo e sull’attuazione ed efficacia delle leggi al Senato). E poi creando un sistema che consenta di approvare insieme le leggi più importanti e che affidi le altre ad un solo ramo del Parlamento, con la facoltà di intervento da parte dell’altro ramo. Questa riforma si sarebbe potuta fare in poco tempo, già col Governo Letta, invece di mettere mano a modifiche molto estese e controverse. La riforma abolisce o no il Senato? La riforma non abolisce affatto il Senato ed anzi ne ribadisce la funzione legislativa e quella di revisione costituzionale, ma indebolendolo concretamente con la composizione, fatta di Sindaci e Consiglieri regionali, cioè Senatori a tempo parziale. Perché l’elezione del Senato dovrebbe essere diretta?La riforma Boschi, nell’attribuire ai consigli regionali, e non ai cittadini, il diritto di eleggere il Senato, viola la sovranità popolare, di cui «la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto ( … ) costituisce il principale strumento di manifestazione», come affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 1 del 2014. Affermare poi che il popolo italiano – con la riforma Boschi – eleggerebbe indirettamente il Senato perché i consigli regionali, eletti dal popolo, eleggerebbero a loro volta i senatori, è una vera baggianata. È come dire che il popolo italiano elegge il Presidente della Repubblica perché il Presidente viene eletto da Camera e Senato, che sono eletti dal popolo. Si tratta di una analogia superficiale e, come tale, giuridicamente improponibile. In realtà, la cosa più grave è che non si sa neppure come le elezioni avverrebbero “in conformità della volontà popolare”, visto che su questo punto l’art. 2 rinvia ad una legge ordinaria (che non c’è). Non c’è il lato positivo del risparmio di spesa, visto che la funzione dei Senatori è prestata a titolo gratuito? Se si pensa che occorre ridurre il numero dei parlamentari, si può ridurre proporzionalmente il numero dei Deputati e quello dei Senatori. Se invece si riduce drasticamente solo il numero dei Senatori, squilibrando il sistema, vuol dire che il disegno è un altro: praticamente “azzerare” il Senato e dare tutto il potere ad una sola Camera ed a chi la governa. Questo è grave e pericoloso perché elimina il sistema di pesi e contrappesi giustamente disegnato dalla Costituzione. Quindi, la riforma prevede che i senatori esercitino contemporaneamente anche le funzioni di consigliere regionale o di sindaco, senza considerare che l’importanza e l’onerosità delle funzioni senatoriali (funzione legislativa ordinaria e costituzionale; raccordo tra lo Stato, le Regioni e i comuni, con l ‘Unione Europea; valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni; verifica dell’impatto delle politiche dell’Unione Europea sui territori ecc. ecc.) ne renderebbero aprioristicamente impossibile il puntuale espletamento. I futuri 100 senatori, in quanto Sindaci o Consiglieri regionali, non saranno compensati per le loro funzioni di Senatore, ma avranno soltanto un “rimborso spese” di imprecisabile dimensione (anche se è difficile credere che si faccia un lavoro in più gratuitamente). Godranno dell’insindacabilità giudiziaria per i fatti posti in essere nell’esercizio delle proprie funzioni – il che è condivisibile – e, ancorché Senatori, solo part-time, godrebbero anche dell’immunità “personale” dagli arresti, dalle perquisizioni personali e domiciliari, e dai sequestri della corrispondenza, col rischio – connesso all’abnorme numero dei Consiglieri regionali attualmente indagati o addirittura rinviati a giudizio – di trasformare il Senato in un “refugium peccatorum”. Inoltre, è pacifico che verranno poi fuori le solite “diarie” e resteranno comunque in piedi tutte le costose strutture del Senato. Ci sarà uno snellimento al procedimento legislativo. Non è vero, perché sono previsti molti tipi e molte modalità di esercizio della funzione legislativa (secondo alcuni, sette, secondo altri, assai di più); l’art. 70 della Costituzione si risolveva in una riga e mezzo, quello “nuovo” si protrae per tre pagine ed è indice solo di confusione, conflitti, rallentamento. Ma questo che viene configurato è il Senato delle autonomie?No, perché non rappresenta le Regioni, ma assegna solo determinati poteri a Consiglieri regionali e Sindaci. In Paesi come la Germania, è il Governo dei Lander (Regioni) che elegge il Senato e così nasce una vera rappresentanza.La riforma attribuisce poteri legislativi all’Esecutivo, cioè al Governo? La riforma amplia il potere d’iniziativa legislativa del Governo mediante la previsione di disegni di legge «attuativi del programma di governo», da approvare, da parte della Camera dei deputati, entro 70 giorni dalla deliberazione d’urgenza dell’assemblea. Il che rischia di restringere ulteriormente gli spazi per l’iniziativa legislativa parlamentare – attualmente ridotti al solo 20 per cento – grazie a possibili capziose interpretazioni estensive sia del concetto di “programma di governo”, sia del concetto di “attuazione del programma”. In altre parole, si finirebbe per mettere nelle mani del Governo l’agenda dei lavori della Camera. Quale sarebbe la posizione costituzionale del Premier grazie alla riforma Boschi e all’ltalicum? II nostro ordinamento si orienterebbe di fatto verso un “premierato assoluto”, grazie all’Italicum e alla riforma Boschi: I’Italicum trasformerebbe il voto al partito del leader in un’investitura quasi diretta del Premier e la legge Boschi eliminerebbe il Senato come potenziale contro-potere esterno della Camera senza prevedere efficaci contro-poteri interni. Col duplice rischio, connesso all’ ”uomo solo al comando”, di produrre eccessivi squilibri di rappresentanza e di condizionare addirittura i poteri del Presidente della Repubblica. Ma perché si sono raccolte le firme se il referendum è stato già chiesto da parlamentari e dal Governo? Le firme si raccolgono per vari motivi: 1) perché si coinvolgono i cittadini, informandoli e rendendoli consapevoli dei problemi di cui si sta discutendo; 2) perché è sempre bene entrare in gioco in modo attivo e non solo operando di rimessa, specialmente quando è in campo il Governo, che non dovrebbe occuparsi di riforme costituzionali, ma ha strumenti rilevanti per informare e convincere gli elettori; 3) perché raggiungendo il numero di firme necessarie e depositate in Cassazione, si acquisisce il diritto a spazi televisivi, radiofonici ed a rimborsi in caso di successo. Questo è importante per partecipare, a pieno titolo, alla fase decisiva della campagna referendaria ed anche per avere rimborsi delle spese sostenute e spesso volontariamente anticipate da cittadini volonterosi ai quali potrebbero essere restituite. Cosa accadrà se vincerà il NO? Sarà il caos?Trattandosi di riforma costituzionale, non succederà nulla. Tutto resterà come prima, sul piano costituzionale, essendosi però evitato uno stravolgimento del sistema costituzionale e restando ben aperta la possibilità di apportare quelle opportune modifiche, ritenute necessarie per correggere il cosiddetto “bicameralismo perfetto”. Quanto alle conseguenze politiche, ne ha parlato solo il Presidente del Consiglio. Noi siamo di diverso avviso e non lasciamo entrare la politica-partitica nella campagna referendaria. Escludiamo, in ogni caso, il caos; il Governo andrà avanti fino a che il Parlamento gli darà la fiducia. E questo non c’entra nulla con le riforme costituzionali. Quanto agli aspetti economici, è singolare il fatto che sia la Confindustria a prospettare il disastro economico. Ogni volta che i “poteri forti” si occupano della Costituzione c’è da preoccuparsi e da temere che si perseguano interessi particolari, anziché l’interesse pubblico. Ci sono altre misure, nella legge sulla riforma del Senato, che suscitano perplessità e/o contrarietà?Certamente: mentre si parla di partecipazione e della necessità di rafforzarla, si triplica il numero delle firme necessarie per i progetti di legge di iniziativa popolare; e non si fissano termini per la trattazione dei progetti in Parlamento, rinviando la questione ai regolamenti parlamentari. Anche per il referendum, si finisce – in sostanza – per aumentare il numero delle firme necessarie (portandole a 800.000); inoltre, si rinvia alle calende greche ogni provvedimento sulla tutela delle minoranze e lo “statuto delle opposizioni”, richiesto da tutti a gran voce. Ma almeno la durata delle due Camere è la stessa? No, perché quella della Camera resta prestabilita, mentre quella del Senato è legata alle vicende degli organi da cui provengono i Senatori (Regioni e Comuni). Legge elettoraleLa nuova legge elettorale ha recepito molte delle osservazioni pervenute da varie parti e fatte proprie dalla Corte Costituzionale; e dunque è ora necessaria ed utile. Non è così; la legge elettorale è stata oggetto di vari ripensamenti e poi costruita sul modello di un partito che vince le elezioni superando il 40% e ottenendo un premio di maggioranza che gli consente di raggiungere il 54%, cioè 340 deputati su 630. Così governa da solo, tanto più che non è più disturbato dal Senato, privato di reali poteri. Il cittadino può liberamente esprimersi e non più dipendere dalle scelte dei partiti? Non è vero: restano 100 capilista che vengono praticamente nominati dai partiti; in più, per essi c’è la possibilità di presentarsi in più circoscrizioni ed esercitare solo in seguito l’opzione, col risultato che sarà eletto, ancora una volta, chi è stato designato dal partito di provenienza. In più c’è anche il premio di maggioranza, che praticamente distorce la volontà popolare, mutando in modo consistente la composizione della Camera. Le preferenze ci sono (due) ma rappresentano la parte minore e secondaria, restando esclusi comunque i capilista. Essendo stato previsto il ballottaggio ed essendo escluse le coalizioni, vincerà comunque il migliore. Non è così: al ballottaggio, non essendo previsto un quorum, vince chi ha più voti e prende il premio di maggioranza anche se i voti sono stati assai pochi (è stato ipotizzato che potrebbe “conquistare” la Camera, con tutte le conseguenze già dette, il partito che ha ottenuto solo il 25 % dei voti. Davvero questo rappresenterebbe la volontà popolare?). La legge elettorale non è nella Costituzione e quindi non si tratta di una riforma costituzionale; perché dunque se ne parla nella campagna referendaria sulla Riforma del Senato? La ragione è semplice: è un problema di democrazia e di rappresentanza; se due leggi, contemporaneamente, tolgono spazi di rappresentanza ai cittadini, incidono sulla pienezza dell’esercizio della sovranità popolare, alterano il sistema di poteri e contropoteri deliberato dalla Costituzione, finiscono inesorabilmente per influenzarsi a vicenda e soprattutto per porre, unitariamente, un problema di democrazia, che entra sempre in gioco quando si incide sulla rappresentanza e sulla libera manifestazione della volontà dei cittadini, cui spetta per indicazione della Costituzione, la sovranità popolare. Ora si parla molto di modificare la legge elettorale. Lo dicono tutti, che è necessario, e sembra disponibile anche il partito di maggioranza. Dunque, non ha più senso insistere sugli aspetti negativi della attuale legge elettorale? Ancora una volta si dice il falso. Nessuna delle proposte di modifica in discussione riguarda i punti più delicati e negativi dell’attuale legge, come l’eccessivo premio di maggioranza e soprattutto la permanenza di troppi “nominati” dai partiti e non eletti dai cittadini.