Meeting Minutes

Meeting Minutes del primo novembre 2019

“…So che chi odia ha fondati motivi per farlo. Ma perché dovremmo sempre scegliere la strada più facile e a buon mercato?…Ho potuto toccare con mano come ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo lo renda ancora più inospitale…”

Etty Hillesum

Il Corriere evidenziava stamani che l’intero centro destra italiano ha votato in Parlamento contro la mozione, astenedosi, della Senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai lager nazisti, contro il razzismo e l’antisemitismo. Se fra i nostri lettori ci fossero per sbaglio ci fossero sostenitori di questa TESI NEGAZIONISTA (altro che libertà di parola) sono pregati di rimuoversi da queste mailing list antifasciste. Grazie pregheremo anche per i nostri nemici, Per noi c’è una sola razza umana e non ci sono “prima gli italiani”, slogan di Salvini-Meloni consueto. Mai! Anche Hitler sosteneva  “Prima i tedeschi”, poi vennero i pogrom ecc

Se affermiamo di non poter più seguire Dio nel suo percorso perché è troppo gravoso, allora ci viene in aiuto la prossimità di Dio, la sua fedeltà e la sua forza: lì davvero riconosciamo correttamente Dio e il senso della nostra vita cristiana.

Dietrich Bonhoeffer

* Tutti i Santi (anglicani e cattolici)

* 1886 nasce a  Vienna Hermann Brock, narratore, filosofo e drammaturgo austriaco

La vita è un sogno dal quale ci si sveglia morendo.

Virginia Wolf

Preghiera per l’Italia e per gli italiani, affinché non abbraccino tesi di partiti razzisti, xenofobi, fascisti o sovranisti

Noi vediamo che molti soffrono e la loro dignità è minacciata con disprezzo e violenza.
Molte ferite non si vedono: dobbiamo saper riconoscere ciò che parla attraverso segni silenziosi.
Siamo dunque pronti a praticare la pace e la giustizia, a vivere l’amore e a portare il perdono; siamo dunque pronti a combattere guerra e violenza, nel nome dell’unico Dio!

Susanne Brandt

Italiani alla guerra globale in Niger con i soldi della cooperazione allo sviluppo

30.10.2019 – Antonio Mazzeo

Italiani alla guerra globale in Niger con i soldi della cooperazione allo sviluppo
(Foto di http://www.difesa.it)

Cosa fanno le forze armate italiane in Niger? Addestrano le unità locali alla guerra globale e alla repressione delle proteste economiche e sociali. E, di tanto in tanto, distribuiscono aiuti umanitari pagati con i soldi della cooperazione allo sviluppo, sotto la supervisione delle autorità politiche e militari nigerine.

Più di un anno fa, il 15 settembre 2018, prendeva il via l’operazione MISIN (Missione Bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger), che – come riferito dal Ministero della difesa – è “finalizzata a supportare l’apparato militare nigerino, concorrere alle attività di sorveglianza delle frontiere e rafforzare le capacità di controllo del territorio dei Paesi del G5 Sahel (Niger, Mali, Mauritania, Chad e Burkina Faso)”. Alla missione concorrono 470 militari, 130 mezzi terrestri e due aerei; MISIN opera in stretto collegamento operativo e strategico con le unità da guerra degli Stati Uniti d’America dislocate in Niger e poste sotto il controllo di US Africom, il comando per le operazioni USA nel continente africano. A guidare i reparti schierati in Niger è stato chiamato da qualche mese il generale Claudio Dei, con un ampio curriculum operativo in ambito NATO ed Ue, già in forza al Comando Militare Esercito della Sicilia.

I team addestrativi MISIN, costituiti con personale specializzato proveniente dall’Arma dei Carabinieri, dall’Esercito, dall’Aeronautica militare e dalle Forze Speciali Interforze, ha già addestrato sul campo circa 1.800 militari delle forze armate e di sicurezza nigerine. Per comprendere appieno le controverse finalità strategiche delle attività addestrative e formative condotte dai militari italiani è opportuno soffermarsi su alcune delle esercitazioni bilaterali più recenti. A metà settembre, ad esempio, presso l’area dell’Armèe de Terre della Repubblica del Niger, sono state svolte lezioni teorico-pratiche della durata di due settimane in “tecniche di combattimento a favore del battaglione paracadutisti nigerino”. Nello specifico, il Mobile Training Team dell’Esercito Italiano con personale provenente dal 186° Reggimento paracadutisti “Folgore” di Siena ha addestrato i parà nigerini a condurre specifiche azioni tattiche di attacco e difesa in ambiente boschivo non permissivo. “Gli obiettivi formativi raggiunti hanno compreso le tecniche di movimento e di occultamento, nonché quelle del colpo di mano e dell’imboscata e l’analisi dei compiti assegnati all’unità operativa e le fasi di pianificazione, organizzazione e condotta, svolte dai comandanti ai vari livelli”, spiega in una nota il Ministero della difesa italiano. “Sono stati approfonditi durante il corso anche gli aspetti relativi alla gestione dello sgombero di feriti, al first aid, alle problematiche relative agli ordigni esplosivi improvvisati”. L’attività formativa rientrava in un corso molto più ampio, della durata di nove settimane, in cui le Forze Speciali tricolori hanno anche spiegato ai militari nigerini come “operare in ambiente urbano ed in particolare nella bonifica di ambienti ristretti, tipici dei complessi abitativi” e come “maneggiare correttamente ed utilizzare le armi individuali in dotazione”. Parliamo dunque di vere e proprie tecniche di azione e combattimento in aree urbanizzate, con tanto di simulazioni di attacco e occupazione di edifici civili.

Il 25 aprile 2019, festa nazionale della liberazione dal fascismo, diciassette paracadutisti italiani della Brigata “Folgore” si sono addestrati presso il Centro d’istruzione militare di Niamey al lancio con il paracadute ad apertura automatica sia in caduta libera, insieme a cinquantacinque omologhi del Niger. “L’occasione è stato il completamento dell’iter formativo condotto dal Mobile Training Team della Missione Bilaterale di Supporto in Niger – MISIN”, spiegava lo Stato Maggiore della Difesa. “La missione MISIN ha anche supportato la controparte locale nelle attività di definizione e validazione della zona di lancio, nonché nel garantire assistenza per la pianificazione e l’organizzazione dell’attività addestrativa. Ciò è stato reso possibile anche grazie al contributo dell’Aeronautica Militare, che ha messo a disposizione un velivolo da trasporto C130 e della Brigata Paracadutisti che ha fornito l’assistenza tecnica all’aviolancio, i paracadute e tutto il materiale necessario all’esercitazione”.

Rilevante pure il contributo formativo dei Mobile Training Team dell’Arma dei Carabinieri. Sempre come riportato dall’ufficio stampa della Difesa, il 20 agosto 2019, nei centri della Gendarmeria e della Guardia Nazionale del Niger si sono svolte le cerimonie di chiusura del 3° corso di ordine pubblico e del 4° corso di tecniche investigative di base. “L’addestramento rivolto a ufficiali e sottufficiali nigerini aveva principalmente l’obiettivo di far conoscere e comprendere i problemi di ordine pubblico e le relative azioni tecnico-tattiche utilizzate per pianificare, organizzare e condurre efficacemente l’intervento antisommossa”. Addestramento dunque al contrasto e repressione delle proteste e delle lotte sociali e quasi sempre in ambiente urbano, esattamente come viene fatto dalle forze armate italiane in Kosovo, Libano, Somalia e Iraq nell’ambito delle cosiddette missioni internazionali di pace che dilapidano annualmente più di un miliardo e cento milioni di euro, ma che, di contro, consentono ai reparti d’élite di sperimentarsi nelle operazioni di controllo militare dell’ordine pubblico.

Con il bastone anche la carota: così, congiuntamente all’addestramento bellico, le forze armate italiane sono impegnate nel povero paese dell’Africa occidentale in alcuni progetti sanitari e di aiuto alla popolazione dai contorni ambigui e contraddittori. “Con la Missione in Niger sono stati raggiunti considerevoli risultati nel campo della Sanità civile e militare attraverso la donazione di oltre 70 tonnellate tra farmaci e presidi medici”, ha segnalato meno di un mese fa lo Stato maggiore della Difesa. A ciò si aggiungono la consegna al governo nigerino di attrezzature mediche e sanitarie per il valore di 167 mila euro e la decina di voli umanitari effettuati dall’Italia a partire del 24 aprile 2018 per trasportare medicinali e apparecchiature “resi disponibili grazie alla collaborazione tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, le Nazioni Unite ed altre agenzie intergovernative”. Il 27 marzo 2019 l’Ambasciata d’Italia a Niamey e la Missione Bilaterale in Niger – MISIN si sono incaricate della consegna di un lotto di farmaci  raccolti e messi a disposizione dalla Fondazione Banco Farmaceutico Onlus nell’ambito di un accordo di collaborazione con il Comando Operativo di vertice Interforze (COI) e l’Ordinariato Militare, “finalizzato allo sviluppo di attività di supporto umanitario-sanitario a favore di persone in condizioni di svantaggio socio-economico nei Teatri Operativi”. Chi siano i reali beneficiari del dono lo rivelano le stesse forze armate: “i medicinali sono stati consegnati presso l’aeroporto militare di Niamey ai rappresentanti dei Ministeri della Salute Pubblica e della Difesa nigerini…”.

Il 26 aprile 2019, cioè il giorno successivo all’esercitazione dei parà italiani e nigerini a Niamey, il ministero degli Affari esteri e della cooperazione emetteva un eloquente comunicato: “A seguito dei recenti scontri in Niger nell’area di Diffa e alla luce delle richiesta di assistenza a favore della popolazione sfollata da parte delle Autorità nigerine, la Vice Ministra agli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, Emanuela Del Re, ha predisposto, in collaborazione con l’Aeronautica Militare, un volo umanitario per Niamey per l’invio di beni di primo soccorso e assistenza umanitaria (tende, potabilizzatori d’acqua, generatori di elettricità, presidi igienico-sanitari) in deposito presso la Base di Pronto Intervento Umanitario delle Nazioni Unite di Brindisi”.

L’intervento veniva replicato il 3 giugno 2019, giorno successivo alla festa della Repubblica italiana: stavolta con fondi della cooperazione italiana, venivano inviati in Niger con un nuovo volo umanitario dell’Aeronautica cinque tonnellate di kit sanitari. “Il provvedimento è stato predisposto dalla Vice Ministra Emanuela Del Re, in risposta ad una richiesta delle Autorità nigerine per far fronte alla perdurante emergenza sanitaria nel paese, che si è ulteriormente aggravata a causa dei recenti episodi di violenza”. Il tono insomma è lo stesso della missione del 26 aprile, così come è confermata la provenienza dei farmaci dai depositi della Base di Pronto Intervento di Brindisi. E, per l’ennesima volta, la gestione degli aiuti italiani e ONU è affidata alle forze armate nigerine, al di fuori di ogni controllo da parte della Missione MISIN.

Ancora più grave quanto avvenuto invece lo scorso 17 settembre, quando il contingente militare in Niger ha “portato a termine” una donazione di aiuti umanitari provenienti da comuni, parrocchie, associazioni di volontariato e scuole della provincia di Salerno. “Si tratta di circa 400 colli di materiale: abbigliamento, giocattoli, cancelleria e materiale sportivo nonché alimenti a lunga conservazione”, riportano le cronache. “Il progetto – sorto sulla base di precedenti esperienze intraprese in operazioni fuori area condotte in Kosovo, Libano e Afghanistan – ha coinvolto anche gli alunni della scuola elementare di San Pietro al Tanagro che, grazie a un progetto formativo incentrato sulle condizioni di povertà in Africa e sul multiculturalismo, ha avviato un gemellaggio con due scuole materne di Niamey. Inoltre, l’associazione sportiva calcistica dello stesso comune, impegnata nel settore giovanile Under 14, ha raccolto materiale sportivo con il quale ha suggellato il gemellaggio con la squadra dei piccoli calciatori nigerini di Camp Bagaji”. Chi sono stati in quest’occasione i destinatari dei pacchi dono? “Principalmente Enti di Protezione Sociale militari che si occupano dell’assistenza agli orfani e alle vedove Caduti in servizio delle Forze Armate del Niger e della Guardia Nazionale”, aggiunge l’ufficio stampa MISIN.

Uno degli obiettivi dichiarati della cooperazione umanitaria in salsa militare in Niger non poteva non essere il sostegno alle attività anti-migrazioni irregolari. Lo scorso 16 ottobre, ad esempio, il governo italiano ha donato al governo nigerino dieci ambulanze e tre autobotti “per rafforzare le capacità delle autorità nel soccorso dei migranti e nel contrasto al traffico di esseri umani”, si legge nella nota ufficiale della Farnesina. “La donazione, resa possibile dalle risorse del Fondo Africa, è stata eseguita dal Ministero della Difesa italiano, a cui appartenevano i veicoli. La cerimonia di consegna si è volta a Niamey  alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia Marco Prencipe. I nuovi veicoli consentiranno alle autorità nigerine di ampliare il raggio d’azione delle proprie attività, a beneficio sia delle comunità locali che dei migranti in transito nel Paese”.

Mentre crolla la spesa della cooperazione allo sviluppo verso il continente africano (nel 2018 l’Italia ha destinato risorse all’Africa inferiori del 21% rispetto a quelle dell’anno precedente), l’intervento governativo viene indirizzato sempre di più solo verso quei paesi che vengono ritenuti partner fondamentali nella lotta alle migrazioni. “La politica del governo italiano verso l’Africa, nelle aree strategiche evidenziate dall’esecutivo, è concentrata alla riduzione delle partenze, principalmente attraverso l’aiuto militare al controllo del territorio e in chiave anti terrorismo”, scrive il giornalista Angelo Ferrari dell’AGI – Agenzia Italia. “Aiuto militare che spesso si concentra su paesi governati da regimi autoritari, non democratici e non in condizione di poter soddisfare i bisogni di base delle loro popolazioni”. In quest’ottica va interpretato lo stanziamento di 50 milioni di euro a favore del Niger, autorizzato nel maggio 2018 dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione. “In questo modo il governo nigerino potrà istituire unità speciali di controllo delle frontiere, costruire e ristrutturare posti di frontiera e realizzare un nuovo centro di accoglienza per i migranti”, ha spiegato la Farnesina. L’aiuto anti-migranti è stato diviso in tranche e condizionato alla “diminuzione dei flussi migratori verso la Libia e un aumento rimpatri dal Niger verso i Paesi di origine”.

A spiegare che proprio la guerra ai migranti e alle migrazioni sia uno degli obiettivi prioritari della Missione militare italiana in Niger è stata proprio l’allora ministra della Difesa, Elisabetta Trenta. “Lo scopo di MISIN è quello di incrementare le capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio da parte delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel”, ha dichiarato la pentastellata in occasione della sua visita ufficiale a Niamey. “Quella in Niger è una missione importantissima per l’Italia poiché, nel sostenere le richieste del Governo nigerino, punta anche a frenare e ridurre il flusso incontrollato dei migranti verso il nostro Paese. Una missione perfettamente in linea con l’interesse nazionale perché in questa fase è fondamentale il supporto al Niger nella lotta al terrorismo e ai traffici illeciti, incluso quello di esseri umani”. Anti-terrorismo, migrazioni ed idrocarburi: gli interessi strategici del sistema Italia sono davvero un cocktail dal sapore esotico ed esplosivo.

Scandaloso e vergognoso

Settanta alunni di una primaria di Bologna dopodomani saranno portati in un’area di addestramento dell’Esercito per fare da spettatori a una simulazione militare, che comprenderà l’allestimento di un convoglio che trasporta armi e il respingimento di una folla di manifestanti.

28 Ottobre 2019 –

Bambini imparate: così si fa la guerra e, non si sa mai, così si mettono in pratica le tecniche antisommossa per tenere a bada la popolazione scontenta. Sembra incredibile, ma sono queste le scene a cui dovranno assistere 70 piccoli alunni della scuola elementare Marella di Bologna. Succederà dopodomani nell’area di addestramento della caserma Montezemolo, a Castel Maggiore, in occasione di un’esercitazione del reggimento Genio ferrovieri. Una vera e propria simulazione di guerra, denominata “Argo”, in cui 100 militari si impegneranno a ricostruire una linea ferroviaria, disinnescare un ordigno bellico, respingere la folla di manifestanti in protesta e mettere sui binari della linea Bologna-Padova un treno-convoglio per trasportare cibo e armi. L’Esercito ha spiegato che i genieri simuleranno una possibile area di crisi in cui la Nato, con il supporto italiano, è chiamata a intervenire: “Queste esercitazioni sono scenari di fantasia, ma ricalcano eventi storici passati: il nostro scenario, ‘Skolkan’, prevede una tensione geopolitica in zona baltica, simile a quella che ci fu dopo la disgregazione Urss”, hanno sottolineato i vertici militari. Tra i dettagli dell’esercitazione c’è anche uno scenario che vedrà i militari respingere un gruppo di manifestanti che minaccia la buona riuscita delle operazioni, con i genieri che lavoreranno protetti da un plotone antisommossa. Scene di guerra e di violenza, insomma: il tutto sotto gli occhi di decine di bambini tra i sei e gli undici anni.

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 30 ottobre 2019

Quando cessi di dare un contributo, cominci a morire

Eleanor Roosvelt

* 1971 A Roma , marcia internazionale per gli obiettori di coscienza in tutto il mondo

Ho provato a corrispondere con due giovanissimi obiettori Israeliani in prigione ma non ho avuto mai riscontro

* 1667 nasce a Dublino Jonathan Swift  (I viaggi di Gulliver)

* 1817 nasce a Garding Theodor Mommsen, storico e filologo tedesco (Nobel 1902)

Dio ci diede la sua parola da cui va riconosciutala sua volontà: La Bibbia dev’essere letta e ponderata, ogni giorno nuovamente

Dietrich Bonhoeffer

Postiamo nel pomeriggio del giorno prima affinchè i 5000 lettori di Yahoo possano leggere nel giorno giusto. Vogliate scusare l’occorso.

Fin dall’inizo, Dio immenso, tu hai guidato il mio cammino.
Ogni giorno mi hai accompagnato fedelmente e per me hai avuto in serbo solo del bene.
Spesso mi hai seguita, quando mi sono inoltrata per vie sbagliate; allora ho potuto di nuovo cominciare, perchè la tua voce mi ha chiamata.

Gisela Kandler

Dove si protesta nel mondo: Il risveglio della popolazione pacifica contro le disuguaglianze

A causa dei ritardi di Yahoo postiamo nel pomeriggio con la speranza che possano leggere almeno il mattino

Dove si protesta nel mondo: Il risveglio della popolazione pacifica contro le disuguaglianze

28.10.2019 – Redazione Italia

Dove si protesta nel mondo: Il risveglio della popolazione pacifica contro le disuguaglianze
Cile: Mapuche durante la grande protesta contro il governo Pinera (Foto di Partido Humanista CIle)

Brucia il pianeta, dice Greta Thunberg, che ha riacceso gli animi pacifici della lotta ambientale. Si resta col fiato sospeso a Hong Kong, in cui è stata scartata in modo definitivo la proposta di legge sull’estradizione, che ha generato mesi di proteste. Si manifesta, da oltre una settimana, in Libano “per cambiare il sistema”. Dopo Quito, in Ecuador, si infiamma Santiago del Cile contro le disuguaglianze e la privatizzazione di risorse naturali e servizi.

Si riaccende a Barcellona l’antico risentimento catalano, con l’occupazione dell’aeroporto “come a Hong Kong”. Si muove la grande onda femminista, toccando luoghi lontani fra loro, da Seul, a Belfast e New DelhiA Londra, da decenni centro delle mobilitazioni europee, si marcia anche per il proprio destino, in bilico a causa della Brexit. E si eleva l’urlo dei più poveri, in paesi martoriati da conflitti e miseria come Haiti e l’Iraq.

Ecuador: la resistencia continúa

 

Pur nelle differenze dei contesti, i giovani non sono i soli a manifestare, ma in prima linea.

Si ribellano a disuguaglianze, corruzione, repressione delle libertà, emergenze climatiche. E sembra delinearsi, un po’ ovunque, una contrapposizione fra pacifisti e violenti, idealisti e nichilisti. Da una parte l’icona umana e positiva di Greta e dall’altra la metafora nichilista dell’ultimo Joker hollywoodiano.

Chi, vedendo le folle inferocite nel film di Todd Philips, non ha temuto un ritorno dei terrorismi anche nella vita reale? “Ecco che cosa può fare un malato psichico se avversato dalla società”, dice il clown agli spettatori. Tuttavia, in gran parte delle rivolte in corso, è prevalso uno strenuo attaccamento alla non violenza.

I giovani manifestanti dell’era post-globale sembrano preferire il dissenso radicale ma pacifico. Hanno tenuto duro gli hongkonger, i cittadini che vogliono preservare l’autonomia di Hong Kong dalla Cina. Nonostante i proiettili di gomma sparati ad altezza uomo, i gas lacrimogeni, i pestaggi e gli arresti della polizia, la maggior parte dei manifestanti ha marciato pacificamente. Qualcuno ha indossato la maschera di Joker. Altri hanno lanciato pietre e oggetti, ma i più hanno saputo mantenere un atteggiamento difensivo.

Nel Cile delle disuguaglianze e delle privatizzazioni (l’acqua, per esempio) più estreme, sono morte almeno 21 persone in otto giorni (dal 18 ottobre) di proteste e repressione.

Il governo del conservatore Sebastián Piñera ha inviato militari e carri armati per le strade, come non accadeva dal 1990. Si è temuto il peggio: il ritorno del fantasma del dittatore Augusto Pinochet, al potere dal 1971 al 1988. Nel Libano, sfiancato dalla crisi economica e dalla corruzione dei leader, i ragazzi hanno organizzato proteste creative, utilizzando l’arte e la musica come veicoli di dialogo.

E pacifici ma tenaci, in lotta contro l’emergenza climatica, restano gli studenti di Fridays for future, i “disobbedienti” di Extinction Rebellion e gli statunitensi di Sunrise Movement.

 

Le proteste dagli anni Novanta a oggi

Da almeno quindici anni non si registravano tante proteste, così intense, in diversi punti del pianeta. Chi è stato ragazzo fra gli anni Novanta e i primi Duemila, inevitabilmente ripensa alle rivolte di Seattle nel 1999, durante il summit dell’Organizzazione mondiale del commercio (World trade organization, Wto). Fu allora che si cominciò a criticare aspramente il modello economico oggi chiamato “turbocapitalismo”. Ne scaturirono i confronti pacifici dei Forum sociali mondiali (World social forum) per una globalizzazione alternativa, ma anche le reazioni violente degli estremisti black bloc. Nei forum internazionali confluivano da ogni latitudine centinaia di associazioni in difesa dei diritti umani, civili e ambientali. Dal 2001 il loro motto è stato “un altro mondo è possibile”.

Un mondo governato da politiche democratiche, piuttosto che dagli interessi delle multinazionali. Un mondo equo, eco-sostenibile, solidale, pacifista. Infatti, si andava in corteo contro le guerre, propagandate come “giuste”, ma rivelatesi fondate su bugie, come in Iraq, o drammatici fallimenti, come in Afghanistan.

 

E poi? In seguito alla repressione dei dimostranti “new-global” durante il G8 di Genova, la fiamma dei movimenti si è gradualmente affievolita. I negazionisti pagati dalle Big Company del petrolio, degli idrocarburi e dell’agroalimentare, hanno oscurato gli scienziati che denunciavano i cambiamenti climatici. Le primavere arabe si sono presto trasformate – quasi tutte – in lunghissimi inverni. Le voci democratiche sono state schiacciate dal giogo di dittatori, coalizioni di potenze senza visione e senza scrupoli, eserciti di fondamentalisti islamici e mercenari venuti da ogni dove, i cosiddetti foreign fighter.

 

Vittorio Agnoletto durante il G8 di Genova 2001

Come sostiene il politologo Olivier Roy, si è in parte sprofondati nel nichilismo. Dalle gang messicane ai tagliagole dell’Isis, si è attinto al disagio psichico e sociale per reclutare ragazzi per i quali niente conta, neppure la vita.

D’altra parte, come sosteneva la compianta filosofa ungherese Agnes Heller, anche in Occidente si è smesso di lottare per la democrazia. Negli anni Dieci del secondo millennio, il movimento più esteso contro le disuguaglianze è stato quello di Occupy Wall Street, dove si è lanciato lo slogan: “Siamo il 99 per cento”, contro l’un per cento che detiene le ricchezze del pianeta. È proprio in questi ultimi anni, però, che il ciclone delle destre estreme e populiste si è abbattuto sulle democrazie più ricche, anche se afflitte dalla grande crisi finanziaria del 2008-2010. Con l’elezione di Donald Trump a presidente della prima potenza economica, l’avanzata di nazifascisti, suprematisti e sovranisti, i valori repubblicani hanno vacillato davanti agli occhi di tutti. Dobbiamo ricordarci – come sosteneva Heller – che le basi democratiche possono essere attaccate in ogni momento. Alle fondamenta della nostra casa dei diritti serve una manutenzione attiva.

 

L’idealismo vincerà sul nichilismo? L’analisi

Una giornalista cilena che ha lavorato per media e ong ecologiste, Andrea Nuñez, ci aiuta ad analizzare le rivolte. Avendo vissuto fra Santiago, Barcellona e Milano, spiega così l’accostamento fra bene e male nelle proteste sociali: “In tutte le grandi manifestazioni ci possono essere componenti violente. In Cile, le chiamiamo ‘lumpen’. Si tratta di settori popolari privi di coscienza sociale, a cui appartengono criminali comuni, vandali, trafficanti di droga. Approfittano del caos per compiere saccheggi, rubare o appiccare incendi. Non credono in niente, ma la risposta a questi violenti deve essere sistemica”.

Come racconta il film Joker, aggiunge Nuñez: “Non si giustifica mai la violenza, a maggior ragione contro gli innocenti. Ma è utile ricordare che si tratta di gruppi che lo Stato ha emarginato, rifiutato e che indirettamente ha contribuito a creare. In Cile (come anche ad Hong Kong e in altre zone, ndr) sta protestando, soprattutto, una cittadinanza pacifica molto estesa e variegata. Gente della classe media, studenti, pensionati, famiglie con bambini. Mentre loro si ribellavano suonando le batterie delle pentole, la polizia ha picchiato dei ragazzini di 12 anni. Questo andrebbe raccontato”.

 

La non violenza fa meno notizia della violenza. “Sì. E bisogna tenere conto dell’utilizzo – tipicamente cileno – degli infiltrati. Ci sono sempre stati fin dai tempi della dittatura: poliziotti in borghese con l’ordine di scatenare il caos. Bruciano automobili, innescano agitazioni. Li ricordo bene durante le manifestazioni degli anni Ottanta contro Pinochet”.

La fiamma dei movimenti sembrava spenta, ma la brace era ancora lì. E adesso, quindici o venti anni dopo, ci ritroviamo ancora in una “società in crisi” come scrive la giornalista Naomi Klein. Anzi, rispetto al 2001, quando fu pubblicato il suo libro “No Logo”, manifesto dei new-global, è aumentato il divario fra ricchi e poveri, e lo sfruttamento delle risorse umane e naturali. “Quindi avevamo ragione noi? Sì, ma non avevate nient’altro”, ha scritto in una celebre vignetta Mauro Biani sui fatti di Genova.

E, come ha spiegato Nuñez, i media sono responsabili nella diffusione di notizie parziali e distorte, se non false.

Monaci buddisti

A questo proposito, nel suo ultimo saggio “Il mondo in fiamme”, Naomi Klein regala un ritratto poco noto ed emblematico di Greta Thunberg, partendo dal suo disagio psichico: “Come tanti suoi colleghi, Greta ha iniziato a conoscere il cambiamento climatico quando aveva circa otto anni…ed è diventata un’ossessione […] A undici anni era gravemente depressa. Contribuivano tante cose al suo malessere, alcune legate all’essere diversa in un sistema scolastico che si aspetta che tutti gli alunni siano pressoché uguali (“Ero la ragazzina invisibile dell’ultimo banco”).

Ma c’erano anche il grande dolore e l’impotenza riguardo lo stato del pianeta, e l’inesplicabile inerzia di chi aveva il potere di combinare qualcosa di serio. Greta Thunberg smise di mangiare e parlare. Era molto malata. Alla fine le diagnosticarono un mutismo selettivo e un disordine ossessivo-compulsivo, oltre a una forma di autismo che viene chiamata sindrome di Asperger”. Ma Greta, come altri ragazzi diversi e speciali, ha trovato aiuto nella sua famiglia, quello che manca ai giovani Joker emarginati.

Da Hong Kong al Cile, il web è pieno di immagini di minorenni nelle piazze. Non erano mai stati così tanti. La scintilla dell’archetipo Greta si è trasformata in un entusiasmo incendiario, che questa volta crea e non distrugge.

 

Di Francesca Lancini per LifeGate

Meeting Minutes

Salutiamo con gioia  il ritorno in Italia della quacchera di Pat Patfoort il 2/11 a FI: meeting minutes

“ Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita, cercherò di accettare tutto, e nel modo migliore . Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace. Non penserò più, nella mia ingenuità, che un simile momento debba durare in eterno, saprò anche accettare l’irrequietezza e la lotta. Il calore e la sicurezza mi piacciono, ma non mi ribellerò se mi toccherà stare al freddo purchè tu mi tenga per mano”

Etty Hillesum

La Parola di Dio non si coalizza col tumulto della sfiducia , col tumulto inferiore: al contrario, lo governa

Dietrich Bonhoeffer

* 1915 muore a Mineo (Catania) Luigi Capuana, scrittore, critico letterario e giornalista

Preghiera in favore di Pat e per tutte le persone quacchere che spiegano le tecniche della nonviolenza nel mondo

Dalla tua altezza, mio Dio, dammi intelligenza, affinché io non mi adagi e mi rinchiuda nei miei desideri. Sii tu il mio amico e il mio consigliere fedele, perchè io possa compiere ciò che è giusto.

Paul Gerhardt

La quacchera Pat Patfoort a Firenze il 2 novembre con un seminario e il suo nuovo libro

28.10.2019 – Firenze – Redazione Italia

Pat Patfoort a Firenze il 2 novembre con un seminario e il suo nuovo libro
Sabato 2 novembre una giornata con Pat Patfoort a Firenze, prima con un seminario introduttivo sul suo metodo di risoluzione dei conflitti e poi alle ore 18  la presentazione del libro “il piccolo albero spaventato” .
Il metodo dell’Equivalenza è illustrato nel libro Difendersi senza aggredire: la potenza della nonviolenza” scritto dall’antropologa belga Pat Patfoort che da oltre 40 anni lavora sullo sviluppo del suo metodo basato sull’analisi e la risoluzione dei conflitti. In questo incontro fiorentino, inserito all’interno del ciclo “pillole di nonviolenza” della Piccola Scuola di Pace “Gigi Ontanetti” si pretende di prendere contatto con questo  metodo e di verificare il desiderio di far partire un gruppo di autoformazione.
Il seminario si svolgerà presso  le ex baracche verdi in via degli Aceri 1 a Firenze a partire dalle ore 9.00 mentre alle 18 ci sarà, nello stesso spazio la presentazione del suo ultimo libro per bambini.
Il metodo MmE (come anche si chiama) è diffuso in molti paesi del mondo e i libri di Pat Patforort sono tradotti in molte lingue mentre il suo metodo, adatto sia a conflitti personali che sociali, è stato applicato per affrontare conflitti di grande complessità.
Al seminario è possibile iscriversi a questo link:
dove è possibile consultare anche il programma completo dei corsi previsti nell’ambito della Piccola Scuola di Pace “Gigi Ontanetti”.