Siamo senza parole dalla violenza brutale di oggi di Putin, alleato di Salvini & sovranisti…

Come già fatto dal Parlamento Europeo di recente, chiediamo il rilascio immediato e incondizionato di #AleksejNavalny e di tutte le persone fermate in occasione del suo rientro in Russia, inclusi giornalisti, collaboratori o cittadini che lo sostengono. #Nalvalny è uno dei più noti oppositori di #Putin, è stato più volte arrestato per la sua attività politica e contro la corruzione. A seguito di tutti questi arresti, nel 2018 la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Russia a risarcire Navalny.Nel 2020, la sua Fondazione per la lotta alla corruzione viene chiusa dal governo per presunti finanziamenti dall’estero, mai formalmente provati. Il 20 agosto 2020, durante un volo dalla Siberia a Mosca, Navalny accusa un malore e viene portato in un ospedale in terapia intensiva. Si cura in Germania, dove gli viene riscontrato un avvelenamento da Novichok, di cui sarebbero responsabili i servizi segreti russi. Il 17 gennaio 2021 è stato arrestato in aeroporto, a Mosca, durante il suo rientro in Russia.

Basta con l’imperialismo criminale russo! Organizza come oggi manifestazioni in tutta Italia contro Putin

Con l’Europa e per il MES a sostegno della Sanità italiana e totale copertura vaccinale. Non stiamo nè col Governo affarista d’armi con chiunque , nè con gli altri

On. Renzi l’Arabia non è un’amica! Cambi alleati

Revoca esportazione bombe in Arabia Saudita. Il ricorso di RWM Italia ha motivazioni inconsistenti

31.01.2021 – Rete Italiana per il Disarmo

Revoca esportazione bombe in Arabia Saudita. Il ricorso di RWM Italia ha motivazioni inconsistenti
(Foto di https://www.facebook.com/stopbombeRWM)

Notizie di stampa hanno riportato alcune dichiarazioni dell’amministratore delegato di RWM Italia con l’annuncio di un ricorso relativamente alle decisioni del governo sulla revoca di licenze per l’export di bombe d’aereo e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Pur non conoscendo nel dettaglio i termini di tale eventuale ed annunciato ricorso ci preme sottolineare l’inconsistenza delle motivazioni addotte per tale decisione che si possono desumere dalle già menzionate dichiarazioni.

Relativamente al quadro normativo ci preme segnalare:

  • La legge 185 del 1990 prevede una serie di criteri molto chiari, così come fanno le norme internazionali, per la concessione di autorizzazioni all’export e armamenti. L’esportazione di sistemi d’arma non è infatti considerata un “business” usuale ma deve allinearsi alla politica estera dell’Italia e ai già ricordati i criteri, tra i quali figurano come principali l’impossibilità di vendere armi verso paesi in stato di conflitto armato, paesi in cui siano state verificate gravi violazioni diritti umani, paesi che eccedono nella spesa militare.
  • Se negli ultimi anni e in numerose occasioni tali criteri non sono stati rispettati de facto ciò non significa che si possano ignorare.
  • Proprio perché i criteri si applicano in base a situazioni che cambiano nel tempo (la produzione e le forniture militari per propria natura si protraggono per periodi medio lunghi), la stessa Legge 185/90 prevede la possibilità di revoca di tali licenze come esplicitato nell’articolo 15 (comma 1 “Le  autorizzazioni  di  cui  all’articolo  9  e  all’articolo  13  sono  soggette  a  sospensione  o  revoca  quando  vengano a cessare le condizioni prescritte per il rilascio”).
  • Il Governo e le autorità preposte hanno quindi tutto il diritto di decidere una revoca legandola non solo ad eventuali mutate situazioni derivanti dalle aziende, ma soprattutto relative alle tipologie di armamento e ai paesi destinatari.
  • Fin dal 2019 è stato questo il quadro in cui si è inserita anche la sospensione delle licenze (vecchie e nuove) di bombe d’aereo e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi, decisione contro la quale l’azienda non ha avuto nulla da eccepire.
  • Le aziende che operano nel settore degli armamenti si mettono volontariamente e consapevolmente all’interno di norme chiare che delimitano il raggio d’azione di un settore economico che, come già ricordato, non può essere considerato standard. Devono quindi accettare il rischio d’impresa derivante da un mutamento delle condizioni dietro le quali vengono rilasciate le licenze. La stessa RWM ne è sempre stata consapevole, in particolare per le forniture verso i paesi coinvolti nel conflitto yemenita, come testimoniano anche i bilanci societari degli anni recenti.

Riteniamo inoltre non solo inconsistente ma addirittura provocatoria e offensiva l’ulteriore motivazione addotta dall’AD di RWM per giustificare il cambio di valutazione rispetto alla sospensione operata nel 2019 che l’azienda non aveva contestato. Secondo le dichiarazioni riportate dalla stampa il provvedimento sarebbe ingiusto e punitivo perché “pur riconoscendo la complessità della situazione yemenita, il periodo 2019-2020 ha registrato molti passi concreti nella direzione di una stabilizzazione e pacificazione dell’area, contrariamente a quanto accaduto negli anni precedenti” trovando quindi “la decisione del governo contraria alla verità dei fatti”.

Sono invece queste dichiarazioni ad essere vergognose e lontane dai fatti. Basta leggere a riguardo le notizie riportate dai media di tutto il mondo, le prese di posizione e le analisi delle organizzazioni non governative impegnate nell’aiuto umanitario in Yemen, i documenti ufficiali delle Agenzie delle Nazioni Unite. In tutti questi documenti si rende evidente come quella dello Yemen sia la maggiore crisi umanitaria del pianeta e che la stragrande maggioranza degli yemeniti si trovi oggi in condizioni di povertà, di carestia, di precarietà dal punto di vista sanitario oltreché di pericolo indotto da un sanguinoso conflitto che continua tuttora. A riguardo riportiamo in particolare l’analisi effettuata dall’organizzazione di yemenita per i diritti umani Mwatana, che nel suo rapporto annuale così descrive la situazione del proprio paese:

Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020, Mwatana ha documentato nel proprio report annuale sulla situazione dei diritti umani nello Yemen circa 1020 incidenti di danni a civili e oggetti civili, in cui più di 900 civili sono stati uccisi e feriti. Gli incidenti documentati in tutto il Paese sono stati commessi da tutte le parti in guerra che hanno continuato il loro più ampio assalto ai diritti umani con civili uccisi, feriti, detenuti arbitrariamente, scomparsi e torturati. Le parti in guerra hanno anche ostacolato gli aiuti umanitari, reclutato e usato bambini soldato, occupato scuole e ospedali e attaccato operatori sanitari e umanitari. Nel 2020, il conflitto in corso nello Yemen ha causato la morte di centinaia di civili e lo sfollamento di decine di migliaia. Le infrastrutture civili vitali, compresi gli ospedali e le strutture di servizio, sono state danneggiate e distrutte, mentre una pandemia infuriava in un paese che assiste a quella che l’ONU descrive come la peggiore crisi umanitaria del mondo. C’è stata un’escalation dei combattimenti in alcune aree, in particolare nei governatorati di Al Jawf, Ma’rib, Al-Bayda, Abyan e Taiz, con la violenza che ha preteso un chiaro tributo alle popolazioni civili.

Invitiamo dunque i dirigenti di RWM a documentarsi meglio rispetto alla situazione dello Yemen e al coinvolgimento del loro “cliente” Arabia Saudita in questa drammatica guerra. Forse rendendosi conto delle situazioni di emergenza estrema dei civili yemeniti potranno riflettere prima di giustificare e richiedere la ripresa dei loro affari armati con inesistenti miglioramenti della situazione del paese.

Infine ancora una volta stigmatizziamo il solito tentativo di nascondersi dietro la situazione dei propri dipendenti e all’usuale “ricatto occupazionale” per cercare di ottenere approvazione relativamente a un’esportazione che a nostro parere viola tutti i principi normativi e anche morali. Il loro licenziamento o meno non dipende certo dalla revoca del contratto con l’Arabia Saudita (che era da anni ampiamente prevedibile).

Ancora razzismo sui monti

Il gruppo di estrema destra Génération identitaire, appena assolto dopo la caccia ai migranti sulle Alpi nel 2018, replica sui Pirenei. Il governo francese ora ne chiede lo scioglimento

Le autorità francesi hanno avviato un’indagine sul gruppo estremista Génération identitaire per «incitamento all’odio razziale». A seguito di un’azione anti-migranti all’inizio di questo mese sui Pirenei, il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin ha detto martedì scorso 27 gennaio di sentirsi «indignato» dalle attività dei membri del gruppo di estrema destra che ha svolto un ennesima azione dimostrativa al passo del Col du Portillon, regione dell’Alta Garonna al confine tra Francia e Spagna, la scorsa settimana.

Circa 30 membri del gruppo hanno pilotato un drone oltre il confine, affermando di voler prevenire «il rischio di vedere il passaggio di terroristi e migranti sui Pirenei». Hanno descritto questa azione come un’operazione di sorveglianza per «difendere l’Europa».

Negli ultimi anni gli attivisti di GI hanno compiuto diverse azioni di questo tipo in montagna, a volte erigendo vere e proprie barriere lungo le piste di passaggio più battute dai migranti. Nel corso di una conferenza stampa Darmanin ha affermato di star valutando le modalità per portare alla chiusura del gruppo: «Se ci sono prove sufficienti, non esiterò a consigliare di chiuderlo».

Il pubblico ministero di Saint-Gaudens, una cittadina vicino al passo del Portillon, ha comunicato di aver aperto un’inchiesta su un presunto «incitamento all’odio razziale» da parte degli attivisti di Génération identitaire.

Il gruppo razzista ha trovato nuovi entusiasmi dopo aver ottenuto a metà dicembre scorso una piena assoluzione per un analogo episodio compiuto questa volta al confine franco-italiano del Monginevro al col de l’Échelle nella primavera del 2018. Fu un’azione in grande stile: reti tirate lungo i sentieri, 100 attivisti a battere le piste a caccia di migranti, addirittura due elicotteri a pattugliare dall’alto per segnalare eventuali presenze nei boschi e un grande striscione steso sulla neve con la scritta: “Frontiera chiusa. Non farete dell’Europa la vostra casa. Fuori questione. Tornate a casa». Una vera e propria caccia all’uomo per cui 3 militanti di GI, accusati di aver tentato di spacciarsi per agenti di polizia, nel 2019 erano stati condannati a sei mesi di prigione e a una multa salate per tale raid. Uno fra loro intanto, Damien Lefèvre ha fatto carriera ed ora è assistente a Bruxelles dell’europarlamentare Philippe Olivier di Rn, “Rassemblement National“, il partito della famiglia Le Pen.

Ma a dicembre appunto la Corte di Appello di Grenoble li ha assolti ritenendo, si legge nella sentenza che si sia trattato di un’azione «puramente di propaganda politica», «con finalità mediatica» e «annunciata come tale». Precisa inoltre che «nessuno dei migranti ascoltati ha dichiarato di aver confuso queste persone con la polizia».

Gli attivisti si consideravano entro i loro diritti tutelati dall’articolo 73 del codice di procedura penale, il quale prevede che «in caso di flagrante crimine o reato punibile con la reclusione, chiunque può arrestare l’autore del reato e portarlo al più vicino agente di polizia giudiziaria». Dopo una prima classificazione senza seguito, perché il pubblico ministero non ha potuto accertare l’esistenza di minacce, violenze o osservazioni razziste nei confronti dei migranti, è stata riavviata l’indagine per usurpazione di funzioni. Il piccolo gruppo è stato infine perseguito per aver svolto «un’attività in condizioni tali da creare confusione nella mente del pubblico con l’esercizio di una funzione pubblica». Ma l’assoluzione ha cancellato anche questo capo d’imputazione.

Nel 2019, lo scioglimento di diversi gruppi di estrema destra, tra cui Bastion socialBlood and Honor e Combat 18, è stato annunciato su richiesta del presidente francese Emmanuel Macron. Tuttavia, chiudere Génération Identitaire sembra essere un compito più difficile. «Sono più intelligenti degli altri, cercano il più possibile di non oltrepassare il limite, ma ogni volta spingono il tappo un po’ più forte nella bottiglia», ha affermato sempre all’ agenzia Afp il ministero degli Interni.

Come avevamo raccontato quasi due anni fa, prima di uccidere 50 persone nell’assalto armato alla moschea e al centro islamico della città di Christchurch in Nuova Zelanda, Brendon Tarrant aveva donato € 1500 alla filiale austriaca di Generazione identitaria,

All’epoca, i membri di GI avevano spiegato che i finanziamenti dell’operazione e del loro movimento provenivano principalmente da donazioni private. Brendon Tarrant era dunque uno di quei donatori. 

Il terrorista di Christchurch lo aveva spiegato nel suo manifesto di 74 pagine pubblicato online poco prima del massacro: «Non sono un membro diretto di nessuna organizzazione, tuttavia ho dato un contributo finanziario a molti gruppi nazionalisti e ho interagito con molti altri».

Di Claudio Gemonat

Meeting minutes del 31 gennaio 2021

Meeting minutes del 31 gennaio 2021

E’ necessario uccidere per impedire che ci siano malvagi? Ma ciò è farne due invece di uno.

Blaise Pascal

Per arricchire questo momento della tua vita, ti consigliamo di leggere: De Benedetti P. – Cini A., Fare libri- Le opere di Paolo De Benedetti, Morcelliana, Brescia 2016, pp.264

Preghiera per Patrick ZAKI

SALMO 121
Saluto alla città santa di Gerusalemme

Voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste (Eb 12, 22).

Quale gioia, quando mi dissero: *
«Andremo alla casa del Signore».
E ora i nostri piedi si fermano *
alle tue porte, Gerusalemme!

Gerusalemme è costruita *
come città salda e compatta.

Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, †
secondo la legge di Israele, *
per lodare il nome del Signore.

Là sono posti i seggi del giudizio, *
i seggi della casa di Davide.

Domandate pace per Gerusalemme: *
sia pace a coloro che ti amano,
sia pace sulle tue mura, *
sicurezza nei tuoi baluardi.

Per i miei fratelli e i miei amici *
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio, *
chiederò per te il bene.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1a antifona

La pace sia con te,
Gerusalemme!

2a antifona

Più che la sentinella il mattino,
l’anima mia attende il Signore.

SALMO 129
Dal profondo a te grido

Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati (Mt 1, 21).

Dal profondo a te grido, o Signore; *
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti *
alla voce della mia preghiera.

Se consideri le colpe, Signore, *
Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono, *
perciò avremo il tuo timore.

Io spero nel Signore, *
l’anima mia spera nella sua parola.
L’anima mia attende il Signore *
più che le sentinelle l’aurora.

Israele attenda il Signore, *
perché presso il Signore è la misericordia,
grande è presso di lui la redenzione; *
egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2a antifona

Più che la sentinella il mattino,
l’anima mia attende il Signore.

3a antifona

Cielo e terra si pieghino
al nome di Cristo Signore, alleluia.

CANTICO Fil 2, 6-11
Cristo servo di Dio

Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, *
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, †
assumendo la condizione di servo *
e divenendo simile agli uomini;

apparso in forma umana, umiliò se stesso †
facendosi obbediente fino alla morte *
e alla morte di croce.

Per questo Dio l’ha esaltato *
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi †
nei cieli, sulla terra *
e sotto terra;

e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, *
a gloria di Dio Padre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3a antifona

Cielo e terra si pieghino
al nome di Cristo Signore, alleluia.

iL SITO DEI MENNONITI MARGINALI OGGI E’ FERMO CI TANTI POST SIULLA FIGURA DI GAMDHI.

Vogliate scusare l’occorso.

La salute non ha prezzo. Espropriare i brevetti subito

La salute non ha prezzo. Espropriare i brevetti subito

“Vogliamo che la Commissione Europea rilevi il brevetto sui vaccini di Pfizer e AstraZeneca per affidare la produzione dei vaccini ad altre imprese per esigenze di salute pubblica e che siano sospesi tutti i diritti di proprietà intellettuale sui vaccini, come richiesto da India e Sudafrica con altre 100 nazioni del mondo. Quello che sta accadendo sui vaccini è la dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, della violenza che viene esercitata in nome della accumulazione del profitto privato e dell’incompatibilità del neoliberismo con la vita”.

E’ il contenuto dell’azione inscenata oggi dal Collettivo Zam davanti alla sede della Pfeizer di Milano, azione che si unisce a una protesta sempre più larga e diffusa verso le scelte della Commissione Europea e della gran parte dei governi europei nel rapporto con le imprese e con le multinazionali. Scelte orientate da una matrice ideologica e politica ben precisa, quella del neoliberismo.

Per far fronte al Covid, il settore pubblico di USA, Commissione Europea, Giappone e Corea del Sud ha investito negli ultimi 11 mesi  complessivamente 93 miliardi di dollari, di cui il 95% destinato ai vaccini e il 5% a farmaci e mezzi diagnostici (dati Fondazione kENUP).

“Il denaro che la Commissione Europea ha investito nella produzione dei vaccini è ricavato dalle nostre tasse, quindi dal nostro lavoro. Lo stesso lavoro che è l’unico motivo per cui ci è consentito allentare le norme di distanziamento fisico, condividere spazi, prendere mezzi pubblici, stare insieme. Possiamo rischiare di contagiarci, ma solo per produrre e solo per sostenere la stessa economia che ci priva poi dei mezzi curarci: è questo che vuole chi ci governa?”.

Info: solidarietapopolaremisud@gmail.com

Ghandi fu ucciso, con una pistola Beretta italiana, da un fanatico indù, per la sua apertura ecumenica agli indiani musulmani e la sua opposizione alla lacerante divisione della «madre India» tra indù e musulmani (il Pakistan).

Gandhi si chiedeva, dubitando: «Ho in me la nonviolenza dei forti? Solo la mia morte lo dirà. Se morirò pregando per il mio assassino e conservando in cuore il sentimento della presenza di Dio, allora soltanto sarà possibile dedurne che io ho la nonviolenza dei coraggiosi».

L’Angola legalizza l’omosessualità

29.01.2021 – INFOsperber

Quest’articolo è disponibile anche in: FranceseTedesco

L’Angola legalizza l’omosessualità
(Immagine da youtube.com)

Da febbraio, l’omosessualità non sarà più un reato punibile in Angola. Così viene a decadere una legge che risale all’epoca coloniale portoghese.

Tobias Tscherrig per il giornale online svizzero INFOsperber

Già nel febbraio 2017, l’Assemblea Nazionale della capitale angolana Luanda ha votato per introdurre un nuovo codice penale per sostituire l’attuale “Código de Processo Penal” in vigore dal 1886, un relitto dell’epoca coloniale portoghese.

In realtà, il nuovo Codice penale avrebbe dovuto essere adottato già nell’estate del 2017, quando però è sorta una controversia a proposito delle previste leggi sull’aborto, ragion per cui il parlamento angolano ha potuto procedere al voto finale sul nuovo Codice penale solo a gennaio 2019. Il 23 gennaio 2019, i deputati hanno finalmente votato a favore della revisione del codice penale con 155 voti a favore, uno contrario e sette astensioni. Tuttavia, poiché il presidente dell’Angola, João Lourenço, ha preso tempo fino a novembre 2020, le nuove disposizioni entreranno in vigore solo a febbraio 2021.

Tra gli altri cambiamenti, è stato abolito il divieto di atti sessuali “contro natura”. Anche qualsiasi discriminazione basata sull’orientamento sessuale è ora proibita. Sarà vietata ogni discriminazione basata su “razza, colore, etnia, origine, sesso, orientamento sessuale, malattia fisica o mentale, credo religioso, opinione politica e origine sociale”.

Il divieto fu portato dai colonizzatori

In realtà, l’omosessualità era accettata in Angola: nel più grande gruppo etnico dell’Angola, gli Ovimbundu, gli uomini potevano anche sposare altri uomini. Tra gli Ovaherero, un altro gruppo etnico, le relazioni sessuali tra uomini non erano un tabù.

Con l’arrivo dei governanti coloniali portoghesi e dei missionari in Angola, dal 1886 gli atti omosessuali erano diventati un “reato contro natura” e sono stati puniti per 134 anni. Non ci sono più dubbi ora a tal proposito: le leggi dell’epoca coloniale sono state cancellate senza essere sostituite. In futuro, un atto sarà considerato immorale solo se viola la costituzione o la dignità umana. A tal fine, è stata fissata un’età di consenso di 14 anni, che si applica indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Le nuove leggi sono state lodate dai politici angolani come “veramente angolane per la prima volta”. Il ministro della giustizia Francisco Queiroz ha detto che il nuovo codice è interamente ispirato alla realtà politica, giuridica, culturale e sociale dell’Angola. In termini di accettazione LGBTIQ, l’Angola è da tempo uno dei paesi africani più moderati. Le organizzazioni queer come “Associação Íris Angola” sono riconosciute da diversi anni e possono operare senza impedimenti.

Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid. Revisione di Cecilia Costantini.

Meeting Minutes : shabbat shalom

Meeting Minutes: shabbat shalom

“Per quanto minore possa essere una minoranza ,la verità è sempre la verità”

Il 30 gennaio del 1948 M. K. Gandhi veniva ucciso da un fondamentalista indù. Con una pistola Beretta.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 4 persone

I diritti aumentano automaticamente per chi compie debitamente i suoi doveri.
M.K.Gandhi

  • A Nuova Dehli muore M.K. Gandi, assassinato da un oppositore al suo annuncio di pace.
  • Giornata internazionale scolastica per la nonviolenza
    “Vi è del beneficio in tutte le cose della vita quotidiana”
    Dietrich Bonhoeffer – Da Rimanere nell’amore di Dio – Gribaudi

In questa data, nel 1948 (30 gennaio), Mohandas ′′ Mahatma ′′ Gandhi fu assassinato a Nuova Delhi, India. (Nato il 2 ottobre 1869.) Hindu. Pacifista. Tolstojan. Ascetico. avvocato per la disobbedienza civile. Avvocato per un semplice stile di vita. Autore de ′′ La storia dei miei esperimenti con la verità ′′ (1927), tra le altre opere. Nato a Porbandar, India. Cremato. Cenere sparse alla confluenza dei fiumi Gange e Yamuna ad Allahbad, India.~ La serie degli eroi della società mennonita marginale

Preghiera per Patrick Zaki

Buon compleanno, Saul Alinsky (Jan. 30, 1909-12 giugno 1972). Agnostico. Avvocato per i poveri urbani. Icona della controcultura. Saul è riconosciuto come il fondatore dell’organizzazione moderna della comunità. Nel 1940 ha istituito la Industrial Areas Foundation organizzando il quartiere di Chicago Woodlawn. Autore di ′′ Rules for Radicals ′′ (1971). Nato a Chicago, Illinois. Morto a Carmel-by-the-Sea, California. Cremato. Le sue ceneri risiedono al Zion Gardens Cemetery, Chicago.~ La serie degli eroi della società mennonita marginale

USA: 100 PUBBLICI MINISTERI CHIEDONO A BIDEN DI ABOLIRE LA PENA DI MORTE FEDERALE

In rosso gli Stati che prevedono la pena di morte e la appplicano

USA: 100 PUBBLICI MINISTERI CHIEDONO A BIDEN DI ABOLIRE LA PENA DI MORTE FEDERALE
Dopo la follia delle esecuzioni di Trump, i pubblici ministeri vogliono che il presidente Joe Biden commuti le condanne di coloro che si trovano nel braccio della morte federale e ponga fine alla pena capitale una volta per tutte.
Durante l'ultima settimana in carica di Donald Trump, il governo federale ha giustiziato tre detenuti del braccio della morte federale. In sette mesi, nella parte terminale del suo mandato, l'amministrazione Trump aveva supervisionato un numero record di 13 esecuzioni, una follia omicida senza precedenti nella storia moderna degli Stati Uniti.
Ora, una coalizione di pubblici ministeri e procuratori generali chiede a Biden di porre immediatamente fine alla pena di morte federale, definendola "un attacco alla dignità umana e un affronto ai valori americani".
In una lettera inviata lunedì (25 gennaio), quasi 100 leader della giustizia penale hanno implorato Biden di commutare le condanne di tutti i condannati a morte federali e di istruire i pubblici ministeri federali affinché non chiedano la pena di morte in casi futuri.
"La pena di morte è un'istituzione arcaica e fallita che ha le sue radici nel razzismo e troppo spesso punisce gli innocenti", ha detto Miriam Krinsky, direttore esecutivo di Fair and Just Prosecution ed ex procuratore federale, che ha organizzato la lettera. "La crudele e spietata follia omicida della precedente amministrazione ha minato la già fragile fiducia nel sistema giudiziario e ha rivelato che una semplice sospensione delle esecuzioni non è affatto sufficiente".
L'amministrazione Trump ha riavviato le esecuzioni federali la scorsa estate, nel bel mezzo della pandemia di coronavirus. Erano 17 anni che il governo federale non effettuava esecuzioni.
Tra le persone giustiziate dal governo federale c'era Lisa Montgomery, una donna malata di mente che è stata torturata sessualmente da bambina; Dustin Higgs, che ha sostenuto la propria innocenza fino alla sua morte; e Corey Johnson, che aveva una disabilità intellettiva. Sia Higgs che Johnson si stavano riprendendo da COVID-19 al momento della loro morte.
La lettera, firmata da un certo numero di avvocati statunitensi ed ex funzionari del Dipartimento di giustizia, tra le altre cose dice: "Ora sappiamo anche che non abbiamo giustiziato il peggio del peggio, ma spesso invece abbiamo messo a morte i più sfortunati tra gli sfortunati - gli impoveriti, i mal rappresentati e i più distrutti".
“Di volta in volta abbiamo giustiziato persone con una lunga storia di malattie mentali debilitanti, infanzia segnata da indicibili abusi fisici e mentali e disabilità intellettive che hanno impedito loro di condurre una vita adulta indipendente. Abbiamo giustiziato individui con avvocati così trascurati nei loro doveri e obblighi che non si sono mai preoccupati di scoprire lunghe storie di malattie e traumi. Probabilmente abbiamo anche giustiziato degli innocenti".
Secondo il Death Penalty Information Center nel braccio della morte federale dovrebbero essere rimaste 49 persone, anche se nei giorni scorsi la condanna a morte di uno dei 49, quella di Kenneth Barrett, è stata annullata da una corte d’appello federale.
Durante la sua campagna presidenziale, Biden si è impegnato ad abolire la pena di morte federale, e a far riesaminare tutti i casi del braccio della morte federale. Non è chiaro se per “rivedere i casi” si debba intendere che commuterà le condanne. C’è da dire che la soluzione più facile sarebbe limitarsi a non ordinare nuove esecuzioni, ma probabilmente l’orrore suscitato dalle troppe esecuzioni ordinate da Trump potrebbe indurre Biden a mosse più decise. Se la pena di morte federale venisse abolita, la legge non sarebbe necessariamente retroattiva, ma nel corso degli anni successivi tutte le condanne verrebbero comunque riviste, seppure una per volta, e passando dai tribunali. È già successo in diversi stati: quando il Governatore non ha ritenuto di intestarsi provvedimenti di commutazione collettiva (che negli Usa vanno sotto la definizione di “clemenza”), negli anni successivi i tribunali hanno preso atto che nello stato non era più possibile compiere esecuzi
 oni, e quindi le condanne a morte dovevano essere rimodulate.
Le esecuzioni federali hanno luogo in una prigione a Terre Haute, Indiana, che ospita l'unica camera della morte federale negli Stati Uniti. La lettera chiede a Biden anche di ordinare che la camera della morte venga smontata in modo che non venga mai più utilizzata.
"Le chiediamo non solo di sostenere gli sforzi legislativi per porre fine alla pena capitale federale, ma di prendere tutte le misure in suo potere per smontare la macchina della morte e garantire che i futuri presidenti non possano giustiziare a volontà le dozzine di persone nel braccio della morte federale", dice la lettera. "Mantenere intatta la camera della morte a Terre Haute lascia il palcoscenico ancora pronto per indicibili crudeltà che dice più su di noi come società che su coloro che giustiziamo".
Contestualmente all’entrata in carica di Biden il 20 gennaio, anche 40 membri del Congresso hanno firmato una lettera in cui si chiede al nuovo presidente di commutare le condanne delle restanti persone nel braccio della morte federale.
(Fonte: Huffington Post, 26/01/2021)

Serve anche la tua firma

Maurizio e amici,

i Giochi olimpici e paralimpici estivi si terranno in Giappone nel luglio 2021.

Ma il Giappone non è pronto ad ospitare le Olimpiadi.

Le Olimpiadi di Tokyo sono pubblicizzate come una celebrazione di “unità nella diversità” e di “trasmissione di un’eredità per il futuro”. Ma le persone LGBT+ nel mio Paese continuano a subire lo stigma sociale e a godere di minori protezioni legali rispetto agli altri cittadini e cittadine giapponesi.

C’è ancora poco tempo per cambiare questa situazione. Prima che atleti e spettatori di ogni parte del mondo vengano a celebrare lo spirito olimpico, il governo giapponese deve promulgare una legge anti-discriminazioni e proteggere gli atleti, gli spettatori e i propri cittadini LGBT+ dalla discriminazione.

Unisciti a noi oggi e firma per esprimere il tuo sostegno all’Equality Act.

I Giochi olimpici sono sinonimo di diversità e tolleranza. La Carta olimpica protegge specificamente contro le discriminazioni, anche sulla base dell’orientamento sessuale.

Ecco perché le Olimpiadi sono il momento perfetto per mostrarsi solidali con la comunità LGBT+ in Giappone e per ricordare al governo il suo dovere di proteggere gli spettatori e tutti i cittadini e le cittadine.

È importante fare in fretta: la città di Tokyo ha approvato un’ordinanza che protegge le persone LGBT+ dalle discriminazioni. Ma diverse competizioni olimpiche si svolgeranno fuori dalla capitale, lasciando tifosi, atleti e cittadini e cittadine LGBT+ senza protezione.

Maurizio, firma la nostra petizione per chiedere al governo giapponese di introdurre una legislazione per proteggere le persone LGBT+ dalle discriminazioni prima delle Olimpiadi.

Yuri
Japan Alliance for LGBT Legislation (J-ALL)

FONTI:

●︎ Giappone: introdurre una legge contro la discriminazione LGBT – Human Rights Watch, 15 maggio 2020 (in inglese)
● Lettera al Primo ministro Shinzo Abe sulla legge nazionale per la non discriminazione LGBT – Human Rights Watch, 17 Aprile 2020 (in inglese)
● Carta olimpica – 17 Luglio 2020 (in inglese)