Meeting Minutes

Meeting Minutes del 18-6-2019

GOD’S LOVE
I am a thankful
As i can be
For God’s Love
Of you and me
David Herr

Nella vita talvolta è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.

Sandro Pertini

* 1983 nasce a Saint – Maur  – des – Fossés (Seine) Raymond  Radiguet

” Chi non ha animo di assumersi  la responsabilità di un passato e di formare un futuro non ha memoria”

Dietrich Bonhoeffer

Davide Melodia:

DELINQUENTE DIPLOMATO

Chiuso con più mandate in una cella
pago la colpa d’ esser nato povero.
Tu nella poltrona davanti al video,
con un whiskey in mano a mo’ di digestivo,
godi l’ onesto frutto del tuo conto in banca.
La tua virtù è specchiata.
Sei pure cavaliere del lavoro.
E galoppi, cavaliere,
lontano dai ricordi sconvenienti.
Sei molto educato.
Ma io sono maleducato,
io li cerco e li coltivo quei ricordi,
per maledire il giorno in cui nascesti,
cavaliere.
Come vedi,
la pena non è servita di lezione,
non ho imparato ad accettare
la mia sorte di predestinato alla galera,
non ho imparato a perdonare
chi non perdona.
Quand’ ebbi fame
tu non mi sfamasti,
quand’ ebbi sete
non mi dissetasti
quando chiesi lavoro
mi scacciasti,
quando rubai denaro mi colpisti
col braccio della legge;
quando fuggii dal carcere
come una volpe mi braccasti
e mi facesti sbranare dai cani-poliziotto.
Prima ero povero e innocente.
Ora son sempre povero ma delinquente…diplomato.
Diplomato alla Scuola Superiore
della Giustizia di Stato.

( Milano, 5 Settembre 1974 )

I monumenti di quattro grandi città italiane si illuminano di blu per la Giornata Mondiale del Rifugiato

17.06.2019 – UNHCR

I monumenti di quattro grandi città italiane si illuminano di blu per la Giornata Mondiale del Rifugiato
(Foto di Radio Sapienza)

Il 20 giugno i monumenti simbolo di quattro città italiane, Bologna, Firenze, Napoli e Torino, si illumineranno con il logo dell’UNHCR per la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di oltre 70 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati nel mondo.

Nella notte del 20 giugno, Porta San Niccolò a Bologna, Palazzo del Podestà a Firenze, il Maschio Angioino a Napoli e la Mole Antonelliana a Torino verranno illuminati di blu in un gesto di vicinanza con tutte le persone che, costrette a fuggire da guerre e persecuzioni, hanno lasciato i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era la loro vita per cercare salvezza in un altro paese.

“Il fatto che ben quattro città abbiano voluto illuminare i loro monumenti per la Giornata Mondiale del Rifugiato è una bellissima dimostrazione di solidarietà in un momento in cui ogni giorno sembrano prevalere il linguaggio d’odio e la discriminazione nei confronti dei rifugiati e dei migranti”, ha dichiarato Carlotta Sami, Portavoce UNHCR per il Sud Europa. “Le città grandi e piccole si trovano in prima linea nell’accoglienza e nell’integrazione delle persone costrette alla fuga da guerre, violenza e persecuzioni, e che cercano protezione e un futuro migliore nel nostro Paese”.

Tre delle quattro città coinvolte nell’iniziativa hanno anche aderito a Cities #WithRefugees, la Campagna lanciata dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Rifugiati per invitare le autorità locali in tutto il mondo a firmare una dichiarazione di solidarietà verso i rifugiati. La campagna ha raccolto finora l’adesione di otto città italiane (oltre a Bologna, Napoli e Torino, sono Alba, Bergamo, Lucca, Milano, e Palermo).

L’illuminazione dei monumenti si inserisce nel fitto programma di attività e eventi organizzato da UNHCR Italia in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato per dare visibilità alle espressioni di solidarietà verso i rifugiati, raccogliendo e amplificando la voce di chi accoglie e rafforzando l’incontro tra le comunità locali e i rifugiati ed i richiedenti asilo.

Gli eventi, tutti consultabili sul il sito dedicato www.unhcr.it/withrefugees, ruotano intorno a tre colonne portanti della cultura italiana: arte, musica e gastronomia.

Inoltre, insieme alla rete SIPROIMI e agli enti gestori, in collaborazione con altre associazioni quali ARCICaritasCentro Astalli e Refugees Welcome Italia, sono state organizzate le consuete giornate di Porte Aperte nei centri di accoglienza sul territorio. Infine, il 19 giugno a Roma ci sarà la presentazione in conferenza stampa del report statistico annuale Global Trends 2018 sui flussi di uomini, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani, con la partecipazione di rappresentanti delle comunità di rifugiati, delle istituzioni e della società civile.

UNHCR Italia

Ufficio stampa 06 8021225 11/12/13/14

Carlotta Sami 335 679 4746 | Federico Fossi 349 084 3461 | Barbara Molinario 338 546 2932

Twitter: @UNHCRItalia | @CarlottaSami

ITAROGMR@unhcr.org

www.unhcr.it/withrefugees

E pensare che da anni siamo in questo vortice fra ricattatori di denaro e abusi di Facebook….

Facebook democrazia e affari

I problemi di Facebook non riguardano solo il comportamento dei cosiddetti “cattivi attori”, ciò che è in gioco è la democrazia

 in  media

Facebook democrazia e affari

(ve/cc) Durante le elezioni del 2016 la disinformazione politica ha proliferato su Facebook. Da allora il gigante dei social media è stato sulle difensive riguardo ai suoi effetti nocivi sulla democrazia. Di recente ha pubblicizzato i propri sforzi volti a perseguire gli individui che creano regolarmente  falsi account, promuovono discorsi di incitamento all’odio o violano in altri modi gli standard comunitari dell’azienda. Facebook fa spesso riferimento a questi trasgressori recidivi come “cattivi attori”.

Facebook democrazia e affari

I buoni e i cattivi
Anche se l’idea che pochi siano i cattivi attori e il resto di noi sia costituito da brave persone è fin troppo semplice, essa aiuta Facebook a inquadrare i suoi problemi di democrazia come bug in un sistema altrimenti benefico. In realtà questi problemi sono parte integrante dell’attività principale dell’azienda che consiste nell’attirare l’attenzione delle persone, raccogliere le loro informazioni personali e vendere il tutto agli inserzionisti. Disinformazione rivolta ai creduloni, pubblicità politica volta a fomentare pregiudizi e paura, la “bolla dei filtri” che elimina il dissenso dal vostro news feed – sono tutte indicazioni che Facebook funziona come previsto: mantiene i suoi utenti coinvolti, i suoi inserzionisti felici e le sue azioni redditizie.

Il danno che Facebook ha fatto alla democrazia è radicato proprio nelle cose che ne determinano il successo

Facebook democrazia e affari

Gran parte del successo di Facebook è stato ottenuto a spese di un pilastro della democrazia: il giornalismo d’informazione. Era così ancor prima che il traffico web degli editori di notizie morisse o vivesse in base ai capricci algoritmici di Facebook. Le fonti di notizie tradizionali sfruttano da tempo informazioni verificabili, controllate professionalmente. Ciò è in netto contrasto con quanto viene fornito da Facebook – eppure Facebook ha conquistato gran parte dell’attenzione dei consumatori e del business degli inserzionisti di cui un tempo beneficiava il giornalismo d’informazione. E infatti Facebook – dove è difficile sapere che cosa credere o quali voci manchino -, è oggi per molte persone la principale fonte di informazione.

Facebook democrazia e affari

Investire nella democrazia
Se a Facebook importasse della democrazia, dovrebbe investire in essa. Brooke Binkowski, una giornalista che ha analizzato il ruolo di Facebook nelle elezioni del 2016, ha fatto alcune proposte al riguardo. Scrivendo su “USA Today”, esorta Facebook a fornire agli utenti gli strumenti per scegliere se e come i suoi algoritmi debbano determinare ciò che vediamo. Dovrebbe stabilire regole ben definite contro la disinformazione e quindi abilitare dei moderatori a eliminare certi messaggi falsi, piuttosto che fare appello alla libertà di parola per tollerare la disinformazione e trarne profitto. E dovrebbe istituire un fondo per aiutare le redazioni locali a fare il loro lavoro.

Facebook democrazia e affari

Sostenere una stampa libera significa sostenere la libertà di parola

Facebook potrebbe fare una grande differenza per la democrazia se prendesse sul serio idee come queste. E anche il pubblico potrebbe fare una differenza – certo, più piccola – uscendo da Facebook e abbonandosi a un quotidiano.
L’azienda vuole che crediamo che si sta occupando dei “cattivi attori”, delle persone di cui non ci si può fidare che usino la rete come previsto. Ma considerato che il suo scopo è di attirare la nostra attenzione e, usando un algoritmo opaco, trasformarla in una quantità sempre maggiore di click e di denaro degli inserzionisti, non c’è ragione di fidarsi, almeno finché Facebook non farà cambiamenti più profondi. (in The Christian Century; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 17-6-2019

PEACE
I will find
Peace today
If I pause
And quietly pray
David Herr

Pensare con la propria testa la stupidità. Decidere con la propria coscienza contro la banalità. Amare con il proprio cuore contro l’aridità

Pino Pellegrino

* 1922 Accordo internazionale per mettere al bando i gas velenosi

* Fine dell’aparetheind in Sudafrica

* Giornata internazionale  contro la desertificazione e la siccità

* Nasce  a Reims (Francia) la scrittrice  Luce d’Eramo

Una preghiera in silenzio per i rifugiati, in particolare quellli della rotta balcanica, e la giornata mondiale del 20 giusgno. Quello che potevo fare lo ho fatto volentieri come aiuto, il resto di affidiamo alle mani di Dio. Ciascuno offre ciò che può a One Bridge To Idomeni Onlus: info@onebridgetoidomeni.com

“Bisogna trovare e amare Dio proprio in ciò che ci dà

Dietrich Bonhoeffer

Davide Melodia, deceduto nel 2006

Nato a Messina 1920
Prigioniero di guerra: 1940-46
Maestro elementare: 1947-48
Pastore Evangelico battista: 1948-54
Maestro carcerario: 1957-61
Traduttore al giornale Il Giorno: 1961-68
Pittore 1959-75,  Insegnante privato Inglese:1969-75

Consigliere com. Verde Livorno:1986-87, 1990
Consigliere Prov. Verde  VCO: 1995-97
Presidente dei Verdi del VCO: 1999-2001

Pacifista Nonviolento; 1947, segg.
Eco-pacifista: 1967, segg.
Segretario Movimento Nonviolento: 1981-83
Segr.Lega Disarmo Unilaterale: 1979-83
Membro Mov. Int. Riconciliazione
Vegetariano 1972 segg.
Predicatore Evangelico: 1979 segg.
Quacchero: 1984 segg.

ARCOBALENO DI PACE

Tace.
Di fronte ai massacri,
alle angosce, alle paure,
alle fatiche atroci
delle marce forzate
e senza speranza,
di fronte al mancato asilo,
al mancato ascolto,
all abbrutimento del profugo,
del perseguitato,
alla disumanizzazione
di torturatori e torturati,
alle atrocità tutte
della guerra
il vile, l’ indifferente, l’ egoista,
tace,
e la guerra impazza.
L amante segreto della violenza,
in prima persona,
o in diretta televisiva,
tace ma esulta,
nutrendo le sue pulsioni
di morte.
E la guerra impazza.
Colpevoli o innocenti,
sotto la mannaia del boia
o della bomba pseudo intelligente,
cadono a migliaia in un sospiro
di odio e di dolore
perdendo a un tempo l’ appuntamento
con il presente ed il futuro
e Dio.

.
Uomini e donne, vecchi e bambini,
creati per vivere,
incontrano,
improvvisamente,
la morte.
Colpevoli son quelli
che la guerra l’ hanno scatenata,
dopo lungo lasso di tempo dedicato
a coltivare inimicizia e rancore
fra la gente.
Innocenti pure non sono
coloro che alla violenza rispondono
con pari violenza,
sì facendo ponendosi
sullo stesso piano
degli aggressori.
E sì facendo, tutti,
dei fabbricanti d armi
ingrossano le borse,
e tragicamente ingrassano
la terra dei campi minati.
La guerra è come un uragano
che esplode con potenza immane
su uomini e cose,
e fra i sopravvissuti libera
la violenza delle passioni
e delle azioni.
La pace, per converso,
assomiglia all arcobaleno
dopo la tempesta,
laddove e quando,
pei buoni uffici di gente
di buona volontà,
la guerra cessa.
Brillano allora,
nello spettro arcuato,
i colori dell iride di pace,
il bianco
per la Fede rinnovata nell umanità,
il verde
per la rinata Speranza,
il rosso
per il ritrovato Amore.
Chi ci impedisce
di far parte di quella schiera
di esseri umani
che pongono fine
alla violenza,
che s interpongono
fra l’ uno e l’ altro combattente,
che l’ uno e l’ altro invitano
ad una tavola rotonda,
sotto l’ arcobaleno,
in vista della Riconciliazione ?
E guerra e pace
sono proiezione
della volontà umana.
Sta a noi la scelta.

( Verbania, 29 marzo 1999 )

Invito a Verona

Testimonianza riportata sui nostri siti , mailing list e gruppi e pagine facebook:

#TRACCE

UN FURGONE CARICO DI SPERANZE

Lorenzo volontario di #onebridgetoidomeni è sceso in aprile al Community Center di #Sarajevo portando materiale raccolto dall’associazione a sostegno dei migranti che attraversano la rotta balcanica. Qui riportiamo un estratto della sua testimonianza.

E’ l’11 Aprile 2019, forse un giorno che non mi dimenticherò mai, ho appena passato la frontiera croato-bosniaca nella cittadina di Slavonski Brod e sto piangendo, non per dolore o delusione ma per felicità. Una felicità che è data dagli sforzi, impegni e sacrifici dei mesi precedenti, lacrime di gioia che scendono lentamente lungo il viso mentre sono alla guida del furgone carico di materiali per aiuti umanitari in direzione Sarajevo.
Con me ho più di 200 chili tra scarponi, sacchi a pelo, tende, berretti, guanti e calzini, tutti materiali che sono arrivati grazie a donazioni spontanee di gente comune, famiglie, amici, conoscenti e non; persone sconosciute che si sono presentate la domenica mattina sotto casa dicendo: “Ehi, ho visto tramite un amico che stai facendo una raccolta di beni da portare in Bosnia, questi sacchi a pelo potrebbero andare?”
Più che una raccolta di materiali è stata una raccolta di sorrisi, di raccomandazioni, di gesti e di incoraggiamenti; un vedere una flebile luce di speranza riprendere vigore in questo mondo, dove la paura e l’odio hanno molta più voce di gesti quotidiani di rispetto, di fratellanza, di umanità.

One Bridge To Idomeni purtroppo non è più presente sul territorio bosniaco ma i racconti dei nostri volontari restano un’importante testimonianza del nostro lavoro, della rilevanza che ha avuto sia per noi che siamo partiti, sia per le persone migranti che abbiamo potuto conoscere e aiutare quotidianamente.
Ogni storia è un documento prezioso poiché riporta una condizione, quella del volontario, che è tesa a cambiare una realtà che ci sta stretta, che può e deve essere diversa, migliore.
È dai piccoli gesti, dalla generosità e disponibilità nel portare un aiuto, che vogliamo vivere questo cambiamento.

Restiamo umani.

#tracce #testimonianza #volunteers #bosnia #opentheborders#noborders #wearehuman #welcomerefugees

#lascalalausiamoperscavalcareimuri #onebridgetoidomeni

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Dettagli

Pronti per la quarta edizione dell’evento organizzato da One Bridge To Idomeni per la Giornata Mondiale del Rifugiato.

Seguendo il tema dell’anno scorso – la coesione sociale: cosa comporta incontrare il migrante ed accoglierlo in città – il 20 giugno ci ritroveremo a Forte Sofia a per discutere di un sintomo che si sta manifestando in varie diramazioni della nostra città, ma non solo.

Parliamo del desiderio, di parte della cittadinanza, di riprendersi una potenza, uno spazio di decisione in alternativa al potere statale – la volontà di riappropriarsi di un’attività politica.

Quest’anno mostreremo come di fronte alle tragedie delle politiche nazionali, fondate sulla difesa di confini e la discriminazione, siano già in atto alcune esperienze capaci di rispondere alle domande: come reagire? Quali sono i nostri poteri? Come si possono esplicare?

Il titolo della giornata sarà: “stranieri-residenti: re-inventare le pratiche politiche fuori dalle istituzioni”

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

16.30 – Apertura cancelli di Forte Sofia
17.30 – Dibattito con Fabrice Olivier Dubosc, Elly Schlein, Baobab Experience
18.30 – Aperitivo con DJ Leo (Leonardo Zanfretta)
19.45 – Cena Sri-lankese
20.45 – Inizio concerto con C+C=Maxigross, The Busters Crew DJ Eazy (Rasman JO Hallis) & Godspower di Stregoni network Verona
23.30 – Chiusura

APPUNTAMENTI

18.00 – Riproduzione in loop del documentatrio MIAA globalvillage
19.45 – Testimonianza in cima al forte con ivolontari One Bridge To Idomeni
20.00 – Performance artistica di Cibo

Con la partecipazione di :
Forte Sofia
Associazione Interzona
Associazione SDV
BogOn
Senegambia Youths Association
EMERGENCY Verona
Amnesty International – Italia
Amnesty International Verona
ANPI Verona
Frangipane ONLUS
Osservatorio migranti Verona
Monastero del Bene Comune
Africa’s friends
veronetta129
Associazione Le Fate onlus
Cooperativa Le Rondini Altromercato Verona – Commercio Equo e Solidale
Ronda della Carità Amici di Bernardo Onlus Verona
Libera Verona

Un ringraziamento speciale ad Eric Mangen Worx per il murales che è diventato l’immagine della locandina.

Meeting Minutes

PEACE
I will find
Peace today
If I pause
And quietly pray
David Herr
 
 
* 1966 Sudafrica . Massacro di Soweto
 
* SS Trinità (cattolici)
 
* Pente oste (ortodossi)
 
 
“Il desiderio Di voler essere noi stessi ogni cosa è falsa di superbia. Anche ciò per cui ringraziamo altri ci appartiene ed è un pezzo della nostra vita.”
 
Dietrich Bonhoeffer
 
 
Davide Melodia
ARCOBALENO DI PACE
 
Tace.
Di fronte ai massacri,
alle angosce, alle paure,
alle fatiche atroci
delle marce forzate
e senza speranza,
di fronte al mancato asilo,
al mancato ascolto,
all abbrutimento del profugo,
del perseguitato,
alla disumanizzazione
di torturatori e torturati,
alle atrocità tutte
della guerra
il vile, l’ indifferente, l’ egoista,
tace,
e la guerra impazza.
 
 
L amante segreto della violenza,
in prima persona,
o in diretta televisiva,
tace ma esulta,
nutrendo le sue pulsioni
di morte.
E la guerra impazza.
 
 
Colpevoli o innocenti,
sotto la mannaia del boia
o della bomba pseudo intelligente,
cadono a migliaia in un sospiro
di odio e di dolore
perdendo a un tempo l’ appuntamento
con il presente ed il futuro
e Dio.
 
.
Uomini e donne, vecchi e bambini,
creati per vivere,
incontrano,
improvvisamente,
la morte.
 
 
Colpevoli son quelli
che la guerra l’ hanno scatenata,
dopo lungo lasso di tempo dedicato
a coltivare inimicizia e rancore
fra la gente.
 
 
Innocenti pure non sono
coloro che alla violenza rispondono
con pari violenza,
sì facendo ponendosi
sullo stesso piano
degli aggressori.
E sì facendo, tutti,
dei fabbricanti d armi
ingrossano le borse,
e tragicamente ingrassano
la terra dei campi minati.
 
 
La guerra è come un uragano
che esplode con potenza immane
su uomini e cose,
e fra i sopravvissuti libera
la violenza delle passioni
e delle azioni.
 
 
La pace, per converso,
assomiglia all arcobaleno
dopo la tempesta,
laddove e quando,
pei buoni uffici di gente
di buona volontà,
la guerra cessa.
 
 
Brillano allora,
nello spettro arcuato,
i colori dell iride di pace,
il bianco
per la Fede rinnovata nell umanità,
il verde
per la rinata Speranza,
il rosso
per il ritrovato Amore.
 
 
Chi ci impedisce
di far parte di quella schiera
di esseri umani
che pongono fine
alla violenza,
che s interpongono
fra l’ uno e l’ altro combattente,
che l’ uno e l’ altro invitano
ad una tavola rotonda,
sotto l’ arcobaleno,
in vista della Riconciliazione ?
 
 
E guerra e pace
sono proiezione
della volontà umana.
Sta a noi la scelta.
 
( Verbania, 29 marzo 1999 )
 
Parole di un vegliardo,
già guerriero mediocre,
quindi prigioniero di guerra
per sei lunghi anni,
e infine,
per amore,
per sempre,
predicatore nonviolento
di Pace.

Honduras: Fuori J.O. Hernandez! Il grido unanime del popolo

14.06.2019 – Redacción Ecuador

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Honduras: Fuori J.O. Hernandez! Il grido unanime del popolo

Nel programma radiofonico Pressenza Internacional En la Oreja , abbiamo parlato con Padre Ismael Melo, direttore di Radio Progreso, in Honduras. Offriamo ai nostri lettori la trascrizione dell’intervista.

L’audio dell’intervista (in spagnolo)

Vai al download

Qual è l’atmosfera in Honduras?

Viviamo in un ambiente in ebollizione, è tutto sottosopra, assolutamente tutto. Lo scoppio di manifestazioni diverse settimane fa sulla difesa della salute e l’istruzione, guidate dai sindacati e i lavoratori della sanità e istruzione, formate su ciò che loro chiamano piattaforme per la difesa della salute e dell’istruzione, ha sollevato tutto il malessere compresso negli ultimi mesi da ampi settori sociali dell’Honduras.
In fondo, ciò che accade è che nessuna delle richieste sociali si limita alla questione sociale o salariale o a qualsiasi richiesta specifica perché, in realtà, la base di tutto sta nel malessere e nel profondo ripudio dell’attuale amministrazione guidata da una vera e propria mafia criminale e di narcotrafficanti. Quindi, ogni tipo di domanda sociale porta inevitabilmente alla lotta politica per l’uscita di Juan Orlando Hernandez dal potere.

Il grande problema dell’Honduras al momento è la struttura criminale che guida lo stato honduregno di cui Juan Orlando Hernandez è il leader. Tutte le lotte sono finalizzate alla caduta della dittatura di Juan Orlando Hernandez e finché la questione non è risolta, l’Honduras si troverà in una situazione di profonda instabilità.

 

Ricordiamo ai nostri lettori le ragioni per cui sempre più honduregni non esitano a chiamare dittatore Juan Orlando Hernandez.
Le ragioni sono molto chiare. In primo luogo, nelle elezioni del 2017, al di là di ogni tipo di conteggio, Juan Orlando Hernandez è stato dichiarato presidente dell’Honduras, quando era accompagnato da una terribile ed evidente frode elettorale. In secondo luogo, Juan Orlando Hernandez si è candidato alla presidenza della repubblica fregandosene della Costituzione, che stabilisce che in nessun caso una persona che è stata presidente può essere presidente per la seconda volta. Si tratta quindi di una rielezione basata sull’incostituzionalità.
Inoltre, Juan Orlando Hernandez viene da un processo decennale di costruzione di una dittatura nel quadro di un colpo di stato ancora in vigore, 10 anni dopo il colpo di stato del 18 giugno 2009, ha ancora tutte le caratteristiche di un progetto autoritario basato sull’arbitrarietà e sulla militarizzazione della società. In Honduras, qualsiasi tipo di reclamo, qualsiasi tipo di protesta ha una risposta militare, non solo con gas lacrimogeni, ma anche con proiettili vivi.
Per tutto questo, per la stragrande maggioranza della società honduregna questa è una dittatura: è un governo illegale, fraudolento, illegittimo, usurpatore del potere della popolazione espresso nelle urne elettorali.

 

Un aspetto non trascurabile di questa situazione è la persecuzione dei giornalisti. Lei stesso è stato vittima di questa persecuzione. Cosa ci può dire a riguardo?
Il progetto autoritario presieduto da Juan Orlando Hernández, un progetto di narcotraffico e criminale, si esprime anche nel controllo dei media, nella persecuzione e minaccia in molti modi diversi dei media che non vanno nella direzione di dare legittimità al loro progetto. Questo si è espresso nell’approvazione di un nuovo codice penale in cui non solo la libertà di espressione è criminalizzata, ma anche i media e i social network che possono mettere in discussione l’autorità. Chiudere la libertà di espressione è il segno massimo di questo progetto dittatoriale che ha infranto lo Stato di diritto e ha lasciato realmente indifesa la stragrande maggioranza della popolazione honduregna.

 

La forza e la solidarietà della mobilitazione sociale honduregna è un esempio per il continente. Qual è il suo giudizio?

Infatti, c’è uno sviluppo dell’organizzazione e della fiducia. Ma c’è ancora molta strada da fare. In primo luogo, perché il potere di Juan Orlando Hernandez è ancora molto grande. E’ vero che c’è una certa breccia nelle Forze Armate e anche nella Polizia Nazionale, ma il presidente ha ancora la lealtà di queste forze perché devono proteggersi a vicenda dalle questioni della criminalità e del traffico di droga.
I progressi sono stati fatti, ma c’è ancora molta strada da fare per rafforzare la fiducia in noi, sviluppare e consolidare organizzazioni che possono portare a un unico obiettivo: la fine della dittatura.
Un segnale importante è che alcuni settori dell’economia honduregna hanno preso le distanze dal regime e hanno manifestato pubblicamente contro di esso. La Conferenza Episcopale dell’Honduras, che ha svolto un ruolo importante, si è pronunciata con fermezza. Così, a poco a poco, la dittatura è messa alle strette e i suoi giorni sono contati.

 

E il processo di articolazione politica e di unità, come lo valuta?

L’articolazione si svolge intorno all’uscita dal potere di Juan Orlando Hernandez con la sua struttura criminale. E’ vero che tra due anni e mezzo ci sono le elezioni, ma in questo momento il problema non è quello delle elezioni. Dobbiamo uscire dalla dittatura e proporre un periodo di transizione che riporti all’ordine costituzionale. Al momento stiamo lavorando sodo sull’articolazione per raggiungere tale obiettivo.