Mussolini visita nel aprile 23 l’OPAI a Olgiate

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A Maurizio Benazzi e a tutti coloro che sono interessati ad una sintesi storica: dopo essere stato dimora di molti nobili (marchesi Molo, barone Castelli), il Palazzo di Olgiate Olona venne acquistato nel 1824 dal conte Alessandro Greppi. Alla sua morte la proprietà passò in eredità ai figli Paolo Emanuele, Antonia e Luigia Valentina, tutrice la madre, la duchessa Gabrielle Isaure de Saulx Tavannes. Fu in questo periodo che la villa subì importanti interventi di trasformazione che le diedero i caratteri dello stile neoclassico che ancora oggi presenta. Quando morì Luigia Valentina, ultima discendente del conte Greppi, la proprietà passò in eredità al nipote principe Emanuele Gonzaga di Vescovato che per alcuni anno fu attivo protagonista della vita politica e amministrativa di Olgiate Olona, tanto da divenirne sindaco dal 1890 al 1896. Nel 1904 la grande villa venne posta in vendita e acquistata dalle Figlie della presentazione di Maria al Tempio di Como che aprirono un Collegio femminile. Nel 1912 il Collegio Gonzaga venne trasferito a Gorla Minore nelle vicinanze del Collegio Rotondi, dove le Figlie della Presentazione avevano edificato un grande caseggiato. nel 1918 l’ex Villa Gonzaga venne posta in vendita. Grazie ad una donazione di 250mila lire ad opera dell’industriale milanese Piero Preda, la struttura fu acquistata nel settembre 1918 dall’Opai e trasformata nel primo preventorio antitubercolare infantile italiano, la Casa dei Bambini di Olgiate Olona

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Lo stand dell’Opai alla Fiera Campionaria: dal 1923 al 1943 l’Opai ebbe un proprio stand alla Campionaria, importante mezzo attraverso cui coltivare le relazioni con i donatori e con potenziali nuovi sostenitori, diffondendo nel contempo la coscienza antitubercolare. Lo stesso presidente dell’Opai Luigi Mangiagalli, in quegli anni sindaco di Milano, non poteva che sostenere la presenza dell’Opera tra gli stand della Campionaria, tanto più che l’Opai aveva pieno titolo a figurare tra le imprese italiane, se consideriamo che era stata certamente una grande “impresa”, essere riusciti, partendo dal nulla, a dar vita a un’istituzione in grado di accogliere, curare, assistere, istruire, più di cinquecento bambini

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