USA: Pelosi riprende il timone alla Camera

29.11.2018 Domenico Maceri

USA: Pelosi riprende il timone alla Camera
(Foto di The Guardian)
“Nancy Pelosi merita di essere scelta dai democratici come speaker della Camera. Se le causeranno problemi, magari io le procurerò dei voti repubblicani”. Così Donald Trump il giorno dopo le elezioni di metà mandato che ha visto i democratici ottenere la maggioranza alla Camera.L’offerta del ramoscello d’ulivo dell’inquilino alla Casa Bianca contrasta ovviamente con la sua aspra retorica nella campagna elettorale diretta alla leader politica italo-americana. Trump l’aveva usata come spauracchio dicendo che la Pelosi avrebbe abolito le frontiere e imposto il socialismo all’America in caso di vittoria democratica. La Pelosi era per Trump il simbolo di “tasse alte, crimini alti” e amante “di MS-13”, la violenta gang centroamericana.Il quadro dipinto da Trump  e copiato anche dalla retorica repubblicana ha avuto un impatto e dopo la vittoria del 6 novembre alcune voci nel partito democratico si sono alzate contro Pelosi. Una quindicina di deputati democratici tendenti a destra hanno dichiarato la loro opposizione alla candidatura di Pelosi come speaker. Si tratta di parlamentari che hanno votato in molte occasioni per l’agenda di Trump. Poco a poco, però, tutto ci fa credere che la Pelosi sarà eletta speaker.

Il problema principale alla sua opposizione è che nessun candidato credibile si è fatto avanti per sfidarla. La deputata Marcia Fudge, democratica dell’Ohio, aveva indicato di volere candidarsi ma dopo avere parlato a quattrocchi con Pelosi ha deciso di supportarla avendo ottenuto la promessa che le deputate afro-americane avrebbero un ruolo più prominente nella prossima legislatura.

Il deputato democratico Gerry Connolly del Virginia ha colto molto bene le capacità di Pelosi quando ha detto che lei sa “ispirare, persuadere e intimidire”. Il fatto che i democratici abbiano riconquistato la maggioranza alle recenti elezioni di metà mandato, aggiungendo quaranta deputati alle loro file, si deve a tante cose ma anche ai suoi contributi. La Pelosi ha lavorato e fatto campagna elettorale dove è stata invitata e ovviamente è riuscita anche a raccogliere 135 milioni di dollari per il suo partito nel 2018.

Poco a poco l’opposizione alla Pelosi si è squagliata come neve al sole in parte per le sue capacità di convincere in maniera diplomatica gli  scettici che la situazione in America è critica e per contrastare Trump e la maggioranza repubblicana al Senato ci vuole qualcuno che sappia navigare le turbolenti acque di Washington. Anche Alexandria Ocasio-Cortez, la 29enne neo deputata democratica socialista di New York, ha riconosciuto il valore di Pelosi. La Ocasio-Cortez ha accettato le qualità liberal della probabile speaker facendo notare che i suoi detrattori vengono dall’ala destra del partito.

La Pelosi infatti ha notevole esperienza e dal 1987 serve nella Camera rappresentando il quinto distretto della California che include la liberal San Francisco. È una delle deputate più liberal secondo VoteView, un’agenzia che misura l’ideologia mediante i voti espressi dai deputati. Pelosi è più liberal di 80 percento dei suoi colleghi democratici alla Camera e più del 93 percento se si considera l’intera Camera.

Inoltre Pelosi ha fatto storia divenendo la prima donna speaker della Camera nel 2007, terza carica del governo Usa, mantenuta fino al 2011. Nei suoi quattro anni di speaker è riuscita a fare approvare parecchie leggi importanti fra le quali spicca la riforma sulla sanità, detta Obamacare. I repubblicani la hanno demonizzato, dirigendo però le loro stoccate principalmente verso Barack Obama, attribuendogli la responsabilità. In realtà molto del credito per la riforma ricade sulla Pelosi e la popolarità sempre crescente della riforma ricalca il valore del suo contributo. Il fatto che i democratici abbiano conquistato la maggioranza alla Camera neutralizzerà qualunque tentativo di silurare la riforma da parte repubblicana per almeno due anni.

Il lavoro di speaker non è facile considerando le diverse fazioni del Partito Democratico e non lo era nemmeno ai tempi della maggioranza repubblicana. Ne sa qualcosa John Boehner il quale da speaker fece del suo meglio per mantenere le diverse fazioni dei deputati repubblicani uniti ma alla fine dovette dimettersi per il mancato appoggio degli ultra conservatori del Tea Party. Paul Ryan successe a Boehner ma anche lui non ha avuto vita facile e ha deciso di non ricandidarsi avendo probabilmente intuito una sconfitta del suo partito alle elezioni del mese scorso.

Il Partito Democratico non è nemmeno tanto unito ma la nuova energia di una centinaia di nuovi deputati, poco familiari con le acque sabbiose di Washington, richiederà un timoniere esperto come la Pelosi. L’agenda democratica include alcuni temi come  gli investimenti sulle infrastrutture e il costo delle medicine dove si potrebbe trovare terreno comune coi repubblicani. In altri casi si tratta di interessi principalmente democratici come l’aumento del salario minimo, l’ampliamento del Medicare  per coloro che hanno 50 anni, e la sfida del riscaldamento globale.  Non sarà facile né per i democratici né per un timoniere di esperienza come Pelosi poiché i repubblicani controllano il Senato e la Casa Bianca. Ma anche nei casi dove non si potrà trovare terreno comune sarà importante fare approvare disegni di legge prettamente democratici per ristabilire le credenziali della sinistra.  Alcune di queste leggi troppo “estremiste” per i repubblicani saranno importanti per i democratici anche se non andrebbero in porto. Permetterebbero ai democratici di acquistare futuro capitale politico che condurrebbe alla riconquista della Casa Bianca e del Senato. La Pelosi è la migliore speranza per il Partito Democratico e per il Paese.

La Società degli Amici – Parte III

ADORARE DIO IN SPIRITO E VERITA’ SINCERITA’ E SEMPLICITA’

Il culto della sincerità e del realismo; la cristallina trasparenza nella condotta dei sentimenti professati, sono la più tangibile traduzione pratica del principio centrale di G. Fox e degli Amici; della Luce Interiore guida delle azioni; il contrassegno più nobile del loro carattere.

“Sii fedele al tuo proprio io . Ne seguirà – come alla notte segue certo il giorno – che non potrai, allora essere falso verso alcun altro uomo “ (Amleto di Shakespeare):

L’ipocrisia, la falsità, la doppiezza, la reticenza prudente, l’artificio, il convenzionalismo, l’opportunismo, l’incoerenza pratica, la mancanza di carattere, specie se ammantati dall’orpello religioso e redimiti sacrilegamente, – per mezzo del giuramento – dell’aureola di santità che loro viene dall’invocata testimonianza divina della purezza d’animo, fatta da chi al proprio io e alla verità è infedele, non ebbero forse, dopo il gran martire della verità, avversario di ogni insincerità e ipocrisia, (“sia il vostro parlare : sì, sì, no, no), e flagellatore dei profanatori del tempio, un nemico più radicale, irreconciliabile, – talvolta fino alla rudezza – di G: Fox, specchio tersissimo e adamantino di sincerità. Tutto il Giornale è impregnato, profumato, di sincerità vissuta, in ogni momento e in ogni atto di una vita eroicamente fedele all’ideale. Cento volte G. Fox avrebbe potuto salvarsi dalla prigionia con una mancia al carceriere, con una garanzia in danaro, con una formalità che implicasse una qualche ammissione di colpa, quale la richiesta della “grazia” sovrana. Non superbamente, ma con dignitosa cristiana fierezza, egli si rifiutò sempre ad ogni viltà, ad ogni doppiezza, ad ogni ammissione di fiutò sempre ogni viltà, ad ogni doppiezza , ad ogni ammissione di colpa, preferendo “rimanere in prigione tutta la vita, anziché uscirne per una via che disonorasse la verità”.

E la sincerità, la semplicità, la coerenza, la coerenza fra i principi e la condotta; la identificazione completa fra la religione e la vita; il franco coraggio, e se occorre, la resistenza modesta, tenace ma non battagliera, è a tutt’oggi il “cachet” di nobiltà degli Amici: appunto perché, purtroppo, l’insincerità e l’incoerenza fra la religione professata e la pratica della condotta è vizio capitale anche tra I PROFESSI Cristiani.

E’ troppo facile fare dell’ironia sul rifiuto tenace di G. Fox di togliersi il cappello dinanzi alle autorità e ai grandi del mondo, e di attribuire loro titoli onorifici, – ciò come affermazione della uguale rispettabilità di ogni conservo del comune Padrone, che compia onestamente il suo dovere – ; sul suo uso costante di dare del “tu” a qualunque persona singola, astenendosi dal rendere ad alcuno, incontrandolo, ossequi, omaggi, auguri convenzionali, quali “servo suo” , o “buon giorno o buona sera”, -quasi che tutti i giorni non siano buoni  per  chi vuol essere buono, e quasi che tra “fratelli” vi siano “servi” – , e dal fare inchini e riverenze, ecc. ; ma è meno facile  comprendere, che sono proprio queste piccole infedeltà d’ogni ora e d’ogni  istante alla sincerità e alla propria dignità, questa mascheratura abituale di forme convenzionali di rispetto, di stima di cordialità e di altri sentimenti che non siano effettivamente provati, ecc. sono queste le radici invisibili e sottili di quella deformazione profonda del carattere , che ci fa mostrarci ciò che non siamo, e ingenera in noi quell’abituale insincerità nel parlare, nel trattare (“la parola ci fu data per Nascondere i nostri sentimenti”, disse il Talleyrand ), e nel vivere, che è divenuta una seconda natura dell’uomo “civile” , e la caratteristica della vita sociale delle nazioni “civili”. Parecchie di queste forme più affettate di reazione di sincerità sono decadute oggi nell’uso dei Friends, in proporzione che il consolidamento  dello spirito che le animava le ha rese superflue.

Della campagna condotta da G. Fox contro tutti i giuramenti – spergiuri, e contro la ridicola illusione delle pubbliche autorità, di poter puntellare con essi la fedeltà vacillante dei sudditi, – contro la quale egli appuntò la più fine ironia, additando ai suoi giudici i girella e le banderuola a vento della politica anche tra i giuratissimi componenti delle loro corti di tribunali, – sono piene le pagine del Giornale, Valgano per tutti due passi “Il Re ha giurato”, gli contesta il giudice; “il Parlamento ha giurato, i giudici han giurato, e la legge si regge su a forza di giuramenti”. “Io replicai, che ormai dovevano aver fatto l’esperienza sufficiente di ciò  che valgono i giuramenti umani… Dissi: “ Il nostro “sì” è un “sì” e il nostro “no” , fateci pur soffrire quello che soffrono, o dovrebbero soffrire , gli spergiuri “ (Giornale) E altrove: “Quale diritto avete voi, spergiuri, infedeli alla vostra promessa di concedere libertà di coscienza e religione, di esigere da noi un atto di culto qual è il giuramento?”: “Noi non osiamo giurare, perché non osiamo mentire” (W. Penn).

Alla scrupolosa e rigida sincerità e onestà degli Amici nel commercio, – furono essi ad adottare il sistema dei prezzi fissi – resero ben presto eloquente testimonianza – dopo un inizio d’isolamento  e di povertà – l’affluire ad essi della clientela, e più tardi della ricchezza. C’è una pagina del Giornale, che vale tutto un trattato di Economia Politica e di Etica Sociale:

“Da principio, quando gli Amici… si ricusarono di adottare le mode e i costumi mondani, molti di essi, commercianti di varie specie, persero la clientela, essendo la popolazione sospettosa di loro e non volendo trattare con essi. Ma più tardi, quando la popolazione fece esperienza della onestà  e veracità degli Amici, e trovò che il loro “sì” era era un sì, ed il loro “no” un no; quando constatò che negli affari facevano onore alla parola data, e mai ingannavano né truffavano; quando poté verificare che, se si mandava un fanciullo a fare acquisti ai loro negozi, il cliente era trattato ugualmente bene, come se fosse andato egli di persona, allora… la situazione si rovesciò per modo , che la domanda comune divenne: “Dove si può trovare in questo paese un mercante di stoffe o un esercente, un sarto o un calzolaio, o qualunque altro negoziante, che sia Quaker? Conseguenza fu che gli Amici facevano più affari che molti dei loro vicini, e se si faceva qualche commercio, una gran parte in esso l’avevano loro. Allora i professanti invidiosi cambiarono tono, ecc. “ (Giornale)

Lo stesso culto della semplicità e della sincerità, l’orrore dell’ostentazione, il bisogno di fare apparire in tutti i loro atti i sentimenti interiori e la stima dei veri valori, trovarono espressione in G. Fox  e negli Amici, nell’avversione al lusso, ed in una puritana preferenza pei giuochi e divertimenti semplici e poco costosi, e sopratutto che non esponessero a rilasciamento della morale. Ecco come lo spirito degli Amici a questo riguardo viene espresso nel loro manuale ufficiale di Disciplina Cristiana:                    “…. Non è già per diminuire, bensì per aumentare la loro felicità, che noi affettuosamente invitiamo i nostri cari Amici a sottomettere senza riserva tutte le loro azioni, anche quelle intese a scopo di ricreazione, alle sante limitazioni e alla disciplina dello Spirito del Signore…Si pongano essi, dietro la guida della luce interiore, in riguardo a qualche particolare divertimento, la domanda “ Importa esso una forte, o addirittura eccessiva, spesa di tempo o di danaro? Importa un incomodo o un pericolo per gli altri? Implica crudeltà verso gli animali? Conduce a cattivi incontri…, che possano indurre noi od altri in tentazione? Esercita esso un’influenza demoralizzante su coloro che se lo procurano? E’ di ostacolo al nostro progresso spirituale?”

E in particolare per il lusso, un autorevole Ami8co suggerisce di domandarsi: “La spesa che mi propongo di fare ha principalmente per fine l’agio mio personale, la vanità l’ostentazione, ovvero servirà ad elevare, raffinare abbellire la mia vita e insieme  quella degli altri , per vivere la miglior vita di cui siamo capaci? … Fino a qual punto… essa mi separerà maggiormente dai miei fratelli che sono nella povertà?”

Che questo puritanesimo dei costumi non fosse suggerito da uno spirito di rigida grettezza, da un nuovo formalismo, da paura della vita; che esso non tendesse all’abnegazione  bensì all’elevazione ed espansione della personalità, è proclamato da G. Fox in più occasioni.

“La nostra religione non consiste certo nella morigeratezza dei cibi e delle bevande, nella modestia degli abiti e nel dare del tu, nel rifiutare di toglierci il cappello e di fare riverenze… Benché  lo Spirito di Dio ci indirizzi a tutto ciò che è conveniente e decente e ci tenga lontani dalle pratiche licenziose e dissolute, e dagli sports,  passatempi e festini… e ci vieti di indossare costosi abbigliamenti… e di rendere gli onori e seguire i costumi e le mode del mondo, la nostraa religione, però, consiste essenzialmente in quello spirito che ci sospinge a “visitare i poveri, gli orfani e le vedove, e ci preserva dalle macchie del mondo: è questa la religione pura e immacolata dinanzi a Dio” (Giac. I,27)…

E’ qui la spiegazione dello sviluppo che hanno avuto nela Società degli Amici le attività assistenziali e i movimenti di riforma sociale.

ABORRIMENTO DELL’USO DELLE ARMI E DELLA GUERRA

Nessuno degli atteggiamenti caratteristici di G. Fox e degli Amici, ispirati dalla loro esperienza della universalità e immanenza della Luce Interiore in tutti gli uomini, ha avuto tanta risonanza e ha suscitato tanta opposizione, quanto la loro riprovazione di ogni uso delle armi contro individui umani, e il loro rifiuto a partecipare a qualunque atto che avesse per conseguenza la lesione dell’integrità fisica dei loro fratelli uomini.

Su questo punto, G. Fox non ebbe mai dubbi né esitazioni; e la sua testimonianza contro la guerra fu piena esplicita e decisa, fin da quando nel 1650, a 26 anni, preferì di ritornare per altri sei mesi nella  prigione di Derby, dove era stato incarcerato già sei mesi per la sua professione religiosa, anziché accettare la nomina di capitano nell’armata del Parlamento contro Carlo I Stuart. “Io risposi che sapevo bene come tutte le guerre abbiano origine dalla concupiscenza;… e che io ero animato da quella vita e da quel potere che sopprimevano il motivo di tutte le guerre… Dovetti insistere, che io ero partecipe di quell’alleanza di pace, che era stata conchiusa prima che esistessero le guerre e le lotte.” (Giornale)

“In un epoca di lotte e di spargimento di sangue, i Quakers si eressero paladini dell’uso delle armi della luce anziché di quelle della forza bruta; della dolce ragionevolezza e della persuasione morale piuttosto che della spada; dell’arbitrato anziché della guerra.” (Silvester Horne)

Non certo che G. Fox e gli Amici fossero i primi della Storia  del Cristianesimo ad assumere questo atteggiamento; chè tutte le correnti mistiche e riformatrici dei primi secoli del Cristianesimo e del medioevo cristiano furono contrarie alla guerra e al servizio militare; e i seguaci  di Fausto  Socino (1539-1604) avevano già diffuso largamente nella prima metà del sec. XVII nella stessa Inghilterra, quelle sue idee di radicale opposizione alla guerra e ad ogni violazione dell’integrità umana, che egli aveva coraggiosamente sostenuto a voce con gli scritti in Polonia: però fu coraggiosa “testimonianza  resa  dinanzi al mondo intiero” dalla Società degli Amici, già nel 1660, con le parole: “noi ripudiamo energicamente tutte le guerre e tutte le lotte, ed ogni combattimento con armi materiali, quale che ne sia lo scopo e il pretesto” (dichiarazione ufficiale diretta a Carlo II “dal tranquillo ed inoffensivo popolo di Dio, detto dei Quakers”: v. Giornale), e continuata ininterrotta, pur con poche defezioni individuali, fu essa a mantenere sempre viva in Inghilterra e nel mondo intiero, specie negli ambienti liberali e riformatori cristiani, il movimento di opposizione, non negativa ma positiva e costruttiva, alla guerra stessa, per motivi religiosi.

Ecco ciò che un Amico scrive al riguardo:

“Il principio della “Luce Interiore” significa, in linguaggio filosofico, che in ogni persona cosciente vi è ed opera una super-anima, una Coscienza superiore a quella individuale: Ciò che rende convinto l’uomo del vero, del bello e del buono, non è soltanto la sua propria ragione, ma una Ragione ed una Bontà Universale che, per così dire, si sforzano di manifestarsi la personalità di lui. In quanto l’uomo si abbandona ad essa, e ne rende possibile l’espressione, egli entra in unione non solo con Dio, ma con tutte le altre anime nele quali Dio cerca di manifestare la sua natura…Il Cristiano deve costantemente mirare al raggiungimento di questa unità. Tutto ciò che lo separa dagli altri fratelli uomini – l’orgoglio, l’avidità, l’odio, la vendetta – lo separa dal Dio rivelato dal Cristo”… (E. Grupp.  Op. cit.)

Sotto un altro aspetto ancora, il principio della Luce Interiore professato dagli Amici si rivelò ben presto ad essi e ai loro superiori militari come inconciliabile col servizio militare e con qualunque altra forma di delega ad altri della propria coscienza, voce di Dio, la decisione della prestazione dell’ubbidienza, o meno, agli ordini imposti da qualunque forma di disciplina , anche militare, erano inetti a qalunque professione o servizio, in cui : “l’ubbidienza cieca, quali cadaveri”, sia , come nel servizio e nella carriera militare, la prima condizione. Però è come nel servizio e nella carriera militare, la prima condizione. Però è soprattutto la loro esperienza diretta, comune a tutti i mistici, dell’immanenza divina in ogni anima umana, che rende loro impossibile partecipare alla distruzione, quasi fossero “carne da cannone”, dei corpi umani, dallo spirito universale organizzati e animati per effettuare attraverso ad essi la propria incarnazione progressiva nel Mondo.

Ecco alcuni passi di un documento ufficiale della Società degli Amici (Meeting Annuale del 1900)

“Il Vangelo del Regno di Dio proclamò una nuova legge di vita, quella dell’intimo  governo del Padre nel cuore dei Suoi figli, e del reciproco legame di fratellanza e del servizio gli uni degli altri: fu questo il lievito segreto, che facendo fermentare le anime individuali. fece lievitare progressivamente l’umanità intiera…”

“Anche l’istituto della guerra dovrà cessare, in proporzione che lo spirito di fratellanza e ll senso di giustizia aumenterà.

Nonostante l’abnegazione ispirata dalla devozione alla patria sui campi di battaglia, le operazioni belliche, quali si svolgono nella realtà, ci mostrano che la guerra è nella sua essenza un acciecamento  dell’amima, un anestetico del cuore, un avvelenamento della coscienza morale, un disconoscimento del valore divino della vita umana: non è un’infedeltà parziale all’idea morale, ma calpesta tutto il codice morale e getta la sua sfida a ogni legge umana. La sua ferrea disciplina calpestata la volontà e la coscienza del combattente; lo spargimento di sangue genera da un lato odio e vendetta, e dall’altro l’orgoglio insolente della conquista, lasciando nei campi da essa devastati semenzai di lotte future. Giacché , “ che cos’altro può la guerra produrre, eccetto guerre senza fine?” (Milton).

L’acquiescenza agli atti  della propria nazione, che essi siano giusti o  che siano ingiusti, non è  patriottismo. La devozione agl’interessi  superiori “piuttosto a Dio che agli uomini”, e con la mitezza e gentilezza di Cristo rendiamo la nostra testimonianza contro il male, a costo d’impopolarità e di sofferenze. Chi  ama la sua patria è geloso del suo onore dinanzi al tribunale della coscienza umana, tenero della salvezza degli elementi più belli dell’anima sua, e vivamente interessato alla conservazione di quel vigore morale che è la vita della grandezza nazionale: ben sapendo egli, che “Solo per l’anima loro le nazioni saranno grandi e libere “: (Wordsvorth).

Noi crediamo che lo Spirito finirà per redimere la vita nazionale non meno che quella individuale, per mezzo della fedele testimonianza resa dai discepoli di Cristo. Ora, se è l’amore universale di Dio – “che fa sorgere il Suo sole sui cattivi come sui buoni” – a formare la base  del comando del Signore: “amate i vostri nemici”, che è solo così diverrete  “figli di Dio”, esso dovrebbe anche dominare e rigenerare tutto lo spirito della vostra vita, facendosi vivere “di quella vita e per  quel potere che sopprime  l’occasione di tutte le guerre, tutte generate dalla “cupidigia” (Giornale di G. Fox), – come tutte le liti sono generate dal  desiderio di ricevere e di conservare. Noi perciò non saremo coerenti  nella nostra  condanna degli aumenti degli armamenti, finché continueremo  ad indulgere a quella brama di dominio che cagiona questi aumenti;  né condanneremo sinceramente la guerra finché conserveremo il culto dei lauti dividendi. Sarebbe una fatale debolezza la nostra , se denunziassimo a parole il crescente militarismo odierno, pur sostenendo quello spirito da cui scaturisce… Ci sforzeremo perciò di liberarci da tutto quello che tende a deteriorare la dignità dell’uomo o della donna nei conflitti industriali, o in quell’acuta forma di guerra che è spietata concorrenza; e di migliorare le condizioni sociali che impediscono il pieno sviluppo  delle facoltà vitali. E comprenderemo anche che (come scrive il Vescovo Westcott) “… i veri interessi di tutte le nazioni sono identici, perché  essi sono gl’interessi dell’umanità. La perdita di una nazione è la perdita di tute ; il guadagno di una, il guadagno di tutte; l’egemonia di una particolare potenza significa un impoverimento di tutto l’organismo: Una vittoria non conforme a giustizia è, sopratutto, una calamità pei vincitori… La vita delle nazioni è una, e la finalità comune è una sola…”.

“La nostra testimonianza contro la guerra non è dunque limitata, né di carattere negativo, ma ha una lunga portata. Quando noi misuriamo i valori della vita e della morte alla pura luce dello Spirito, non possiamo non restare impressionati dal valore sacro dell’umanità dinanzi a  Dio:, dalle divine Sue potenzialità… dall’alta missione alla quale è destinata. Come può un Cristiano, faccia a faccia con queste grandi verità, non rifuggire con orrore dinanzi alla carneficina di una battaglia, e non sentirsi chiamato a una guerra più santa, da essere combattuta con altre armi, per un più alto servizio di Dio e dell’umanità?”.

“La pace”, ha detto Spinoza, “non è l’assenza di guerra: essa è la virtù che nasce dal vigore dell’anima”. Tale è la pace  propugnata da G. Fox e dagli Amici, e dai membri delle Associazioni dei “Resistenti alla Guerra”, degli “Obbiettori di Coscienza”, della “Riconciliazione dei popoli”, da essi  ispirate, che sopprimono la guerra ognuno in sé, radicalmente, non solo ricusandosi di prestare il servizio militare, ma lottando contro tutte le cause morali, politiche ed economiche di essa.

Abolizione ergastolo in Italia: IV giornata di digiuno nazionale

28.11.2018 Carmelo Musumeci

Abolizione ergastolo in Italia: IV giornata di digiuno nazionale

Gli ergastolani non hanno nessun domani, hanno solo un passato che non passa e corrono con la morte per la morte.

Non c’è giorno in cui un ergastolano non pensi alla morte o non si domandi chi arriverà prima, la libertà o la morte. C’è la speranza: però a me la speranza non consola, piuttosto sento che mi inganna il cuore.

(dal libro di Carmelo Musumeci “La Belva della cella 154”)

La vita dell’ergastolano è una schiavitù di tutti i giorni della settimana, di tutte le settimane dell’anno e di tutti gli anni della sua vita. La pena di morte, la vendetta, la tortura fanno parte della cultura di ogni società, sia antica che moderna, invece l’usanza di punire tenendo chiusa una persona in una cella per anni e anni è un fatto relativamente nuovo. Non più il terribile ma passeggero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e ostentato esempio di un uomo privo di libertà. La condanna all’ergastolo è peggiore della morte perché più dura, più lunga da scontare. La pena viene rateizzata nel tempo e non condensata in un momento, come la morte: è proprio questa la sua forza ammonitrice ed esemplare.

Il carcere è un’invenzione laica, ma è stata presa come esempio dalla religione cristiana, perché il carcere assomiglia molto all’inferno dei cristiani: il luogo in cui i dannati e gli angeli ribelli espiano la loro pena. Gli ergastolani sono chiusi per un’intera vita in un piccolo spazio, dove quel niente che capita oggi capiterà anche domani e dopodomani ancora. Per questo non c’è giorno in cui un condannato alla pena perpetua non pensi alla morte, perché solo la morte, nella maggioranza dei casi, può liberare gli ergastolani dalle catene. Gli ergastolani, per la maggioranza della società, sono come dei pesci, perché come scriveva Italo Svevo: “Al pesce manca un mezzo di comunicazione con noi e non può destare la nostra compassione. Il pesce boccheggia anche quando è sano e sobrio nell’acqua. Persino la morte non ne altera l’aspetto. Il suo dolore, se esiste, è celato perfettamente sotto le sue squame.”

È difficile combattere l’ergastolo, perché questa terribile condanna non dà sconti, non dà scampo. Scontare l’ergastolo è come giocare a scacchi con la morte: non puoi vincere perché è una pena senza tempo. E l’anima del condannato all’ergastolo non vede l’ora di bruciare all’inferno pur di finire la sua pena sulla terra. Perché quando manca la speranza, anche se hai l’energia per pensare e per amare, ti manca la forza di vivere.

Penso che l’ergastolano possa perdere la speranza di uscire, ma non dovrebbe mai perdere la forza di lottare per far sapere alla società che una sofferenza inutile non fa bene a nessuno, neppure alle vittime dei nostri reati.

Per questo l’Associazione Liberarsi dà il via alla nuova campagna contro il carcere a vita, con il quarto giorno di digiuno nazionale fissato per lunedì 10 dicembre 2018, anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani, sostenuta anche da Associazione “Fuori dall’ombra”, Associazione “Yairaiha Onlus”, “Ristretti Orizzonti” e “Comunità Papa Giovanni XXIII” fondata da Don Oreste Benzi.

Ho inserito questo mio articolo (e la vignetta di Vauro, creata appositamente per questo evento) nel nuovo sito www.lavocedegliergastolani.it

La Società degli Amici II parte

LA LUCE INTERIORE – MISTICA DI G. FOX

Ma occorre facciamo qui un piccolo sforzo per approfondire alquanto l’esperienza e il principio fondamentale della “Luce interiore” degli Amici. C’è una pagina del Giornale, che sembra prezioso anello di congiunzione fra la concezione fondamentale del Cardinale Cusano in : De  docta ignorantia (Della dotta ignoranza) (1449), e quella del Vico in scienza Nuova(1744): tra i motivi di naturalismo magico della Rinascienza, e le con cezioni intuizionistiche moderne.

Il Cusano aveva lì espresso l’intuizione, anzi “rivelazione” , ricevuta “superno dono a PADRE LUMINUM”, della onnipresenza dell’universo intiero in ogni singolo oggetto, “benché in modo contratto, si da non essere questo, in atto, che quello che esso singolo è veramente” . Sicché Dio è in tutte le cose, perché tutte le cose sono in Lui… per mediazione dell’universo” ; e “dire che qualsivoglia cosa è in qualsivoglia cosa, non è altro che dire: Dio, attraverso il tutto, è in tutto; e tutte le singole cose, attraverso il tutto, è in tutto; e tutte le singole cose, attraverso il tutto, sono in Dio.” E se si consideri un individuo in cui si sia incarnata in forma contratta l’umanità assoluta, “ questa ti apparirà quasi come Dio; e quell’umanità  contratta, che è l’uomo individuo, quasi come l’universo.”

Ancora, per il Cusano – “nulla l’intelletto umano può comprendere che non sia già contratto in lui, e quindi non sia se stesso in modo contratto…: giacché comprendere è esplicare, per note e segni analoghi, un certo qual modo analogo che già si trova in lui in modo contratto.”

Nel Rinascimento si faceva quindi strada l’idea naturalistico- magica, che se l’uomo è compendio ed esponente dell’universo, e fuori di lui non vi sono che frammenti, egli possiede il potere non solo di comprendere ma anche di assoggettare a sé le forze della natura, svelandole, dominandole, collaborando con gli spiriti, buoni o cattivi, per ottenere i suoi intenti.

  1. Fox, con una visione più spirituale, integra quest’analisi del “Dio è in tutte le cose o ogni cosa è in Dio, perché tutte le cose sono in tutte le cose” , nell’esperienza religiosa immediata dell’anima umana in Dio; e non pago di sapere che chi in ogni cosa riconosce un’espressione dell’Universo intiero ha visto in ogni cosa Dio, né di attribuire all’uomo, microcosmo, la virtù di scoprire e dominare le forze della natura, proclama che è nella unione mistica con Dio che l’uomo acquista la conoscenza e il dominio del mondo fisico, delle coscienze, e dell’arte di governo. Ecco la pagina, veramente straordinaria ed audace per un giovane incolto, dell’età di 25 anni, novizio nelle vie dello spirito, ridotta con alcune re cisioni:

“Dio m’introdusse in grandi verità, e mi furono rischiarate maravigliose profondità, al di là di ciò che può essere spiegato con parole…

Il Signore m’illuminò su tre punti, relativi alle tre grandi professioni del mondo: la medicina, la così detta teologia, e la legge. E’ in proporzione che gli uomini si lasciano dominare dallo spirito di Dio e crescono ad immagine e nel potere dell’Onnipotente, che essi possono ricevere la parola della sapienza che tutte le cose rivela, e giungere a conoscere l’unità che si asconde nell’Essere Eterno. Mi mostrò che i medici erano privi della sapienza di Dio per mezzo della quale le creature furono fatte; e perciò non conoscevano  la loro virtù; che i preti erano privi della vera fede, che purifica e concede la vittoria e conduce il popolo fino a Dio…: mistero di fede che solo una pura coscienza comprende. E mi mostrò ancora, che i giuristi erano privi dell’equità  e della vera giustizia, e lontani da quella legge di Dio che giudicò la prima trasgressione e tutte le colpe, e che corrisponde all’offesa fatta allo Spirito di Dio, il quale viene contristato ed offeso nella persona dell’uomo. Mi fece vedere come queste tre classi… governano il mondo… senza la sapienza, senza la fede, e senza l’equità e la legge di Dio: gli uni pretendono di curare i corpi , gli altri di curare le anime, e i terzi di aver cura della proprietà privata pur essendo privi della sapienza, della fede, dell’equità e della perfetta legge di Dio: i preti essere adotti alla vera fede, che è dono di Dio; i giuristi  condotti a quella legge di Dio che fa amare il prossimo come noi stessi… e fa vedere all’uomo, se egli offende il suo prossimo offende se stesso, e gl’insegna a fare agli altri quello che vorrebbe che essi facessero a lui; i medici essere riformati anch’essi e, imbevuti di quella sapienza  di Dio dalla quale tutte le cose furono fatte e create, acquistare una giusta conoscenza delle creature e comprendere le loro virtù medicinali, di cui furono dotate dalla parola di sapienza che le fece e che le sorregge.”

Si rifletta sui concetti fondamentali di questa pagina: Qui, un secolo prima di Vico, è a così dire, ripreso e corretto o integrato il criterio Vichiano della conoscenza. “Si può conoscere veramente una cosa,” – scriverà il Vico , – “solo quando la si fa: il vero significato s’identifica col fatto. Perciò Dio soltanto può avere scienza perfetta delle cose tutte, perché Egli le crea. Invece l’uomo, essere imperfetto, può  procurarsi solo conoscenze frammentarie, ristrette a ciò che egli fa, – quale la storia del mondo umano – , – o a ciò che egli pensa, quali le verità matematiche.”

  1. Fox così corregge ed integra: L’uomo diventando partecipe, nell’unione con Dio, – cioè immergendosi nella profonda intima essenza delle cose -, della Sua sapienza, acquista anch’egli la conoscenza di quelle virtù delle cose che Dio conosce perché le fece e le sorregge.

Fu G. Fox condotto a tale straordinaria visione e affermazione, dalla sua propria esperienza di conoscenze preternormali, “ metapsichiche”; dalle sue chiaroveggenze e previsioni; dalle numerose guarigioni effettuate: poteri di cui nel Giornale si trovano copiosi esempi? Sarebbe la sua una teoria, a così dire, di “magia” religiosa, anziché antroposofico- naturalistica? Certo, la lettura del Giornale ci pone in presenza di una personalità dotata di straordinarie qualità psichiche; e sarebbe desiderabile, che uno studio più approfondito su G. Fox “medium” – analogo a quello  già stato fatto su Santa Teresa di Gesù “medium” – fosse condotto e pubblicato dalla Società degli Amici. Che, del resto, nelle origini del movimento da G. Foùx promosso abbiano abbondato i fenomeni “metapsichici” di telepatia, chiaroveggenza, previsione, ecc. risulta, fra l’altro dalla raccolta storico-critica fattene da J. W: Graham in Psychical Esperiences of Quaker Ministers. E’ quanto si constata nella storia di tutti i risvegli (“revivals”) religiosi, i quali agitando potentemente e facendo affiorare le forze giacenti sotto la soglia della coscienza, “l’io sublimale.” , sembrano offrire barlumi di anticipazione di quello che sarà , forse,indegnità”), se non possedesse in una certa misura “la Luce che rivela tutto questo, e l’amore di Dio in lui”: Il “male” è per essi , rivelato alla coscienza dalla Luce; dal “divino che è nell’uomo”. Quindi è assurdo opporre a questo principio la testimonianza di quel senso di colpa e di rimorso, di “male” che – scrive B. Croce in L’Azione Libera –fa parte del “processo di cambiamento, anzi è l’effettivo cangiarsi mercé quel dolore”. Non è sull’oscurità, ma sulla Luce che la rivela, che i Friends pongono l’accento.

La sola differenza fra la “Luce Interiore” di G. Fox e quella degli altri mistici fu anziche teorica, di ordine pratico e di grado di fiducia, “G. Fox”, scrive ancora il Grubb, “si fidava dell’esperienza personale  della immediata presenza dello Spirito e della Guida di questo , fino a un punto tale da basare su questa fiducia tutto il suo sistema religioso. Egli ripudiava tutte le difese esteriori che erano state escogitate, nella speranza di mantenere l’ordine e l’unità nella Chiesa: cioè un clero appositamente ordinato, – con sacramenti e forme ben fisse di culto, – le credenze tradizionali, la stessa lettera della Scrittura, se considerata come una regla esteriore di fede e di costumi… Gli Amici  ritenevano, che la rivelazione e l’ispirazione di Dio appartengono non soltanto al passato ma anche al presente: e mantennero le loro anime vigilanti nell’attesa. Ebbero il coraggio di confidare assolutamente nello Spirito, e lo Spirito non li abbandonò giammai” ( Grubb. Op. cit.)

Come questa posizione nettamente individualistica non degenerasse nel disfrenamento dell’”ogni libito è lecito”, e quale temperamento fosse ad essa apportato dall’influenza dello spirito della comunità e dalla organizzazione della Società, è ciò che ora vedremo. Notiamo però, che quando tra Amici si ebbero casi individuali di gravi aberrazioni, anche morali. G.Fox, nell’opporsi ad esse con l’autorità che gli veniva dal consenso della comunità, non si peritò di parlare, a nome di una sua superiore ispirazione di “resistenza” (degli aberranti) “al potere di Dio in me”, di “verità dichiarata per mezzo mio”

“HAI VISTO IL TUO FRATELLO ? HAI VISTO IL TUO DIO. INCHINATI E ADORA” (Tertulliano)

Non deve, dicevano, impressionare il fatto che trova riscontro nella psicologia di tutti gli eroi della religione e della condotta – anzi in tutte le anime radicalmente sincere che si sforzano di seguire la voce della coscienza – che G. Fox fosse , e gli amici a tutt’oggi siano, persuasi che la “Luce Interiore” rivela loro la divina volontà, e non solo come norma di condotta in generale, ma anche in modo dettagliato nelle singole azioni; giacché essi non rivendicano questo divino carattere della coscienza solo per sé, ma ugualmente per tutti gli uomini, se e in proporzione che essi prestino ascolto alla voce di Dio in loro, e seguono la “luce Interiore”. Essi volentieri ricordano “il Dio che risiede entro di te”; e “devoto a quel nume che risiede in lui stesso.” Di Marco Aurelio; il Vicino a te è Dio : con te, entro di te,” di Seneca. I casi del “Demone” di Socrate,

delle “voci” di S. Paolo, di Jeanne d’Arc, di “visioni” , e simili, nulla hanno per essi di straordinario, fuori delle forma anormale, allucinatoria, di chiaroveggenza o chiaro-udienza.

Importante conseguenza della religiosa presunzione degli Amici che anche negli altri sia la voce di Dio che parla, si è il temperamento apportato ogni altra personalità, dalla seria presa in considerazione di qualsiasi espressione d’idee o direttive di condotta pratica, che si abbia motivo di credere emanate da un profondo motivo di coscienza, e la cui impostazione generale – specie negli altri Amici – si accordi con loro; è  un impulso  spontaneo a domandarsi, di fronte a chi professi idee e opinioni diverse e segua una linea diversa di condotta, quale aspetto della verità teorica o pratica ad essi sfugga, quale elemento nuovo, e forse prezioso, l’avversario apporti, meritevole di essere assimilato, se e in quanto ciò riesca possibile, e tesoreggiato in una sintesi superiore.

Atteggiamento dunque di comprensione riverente e simpatica, che , anziché condurre alla glorificazione e alla canonizzazione dell’individualismo teorico e pratico, all’atomismo morale, e meno ancora allo sfrenato soggettivismo del: “ogni opinione è verità”, e ogni “libito è lecito” tende  invece a favorire l’apertura verso le altre coscienze, il senso dell’umiltà, e della riverenza verso la poliedrica realtà divina: a smontare l’orgoglio dell’ortodossia e la pretesa dell’infallibilità; a promuovere l’abitudine dello sdoppiamento psicologico, che considera 4 invece a favorire l’apertura verso le altre coscienze, il senso dell’umiltà, e della riverenza verso la poliedrica realtà divina: a smontare l’orgoglio dell’ortodossia e la pretesa dell’infallibilità; a promuovere l’abitudine dello sdoppiamento psicologico, che considera  in ogni questione controversa il punto di vista degli altri; a disporre ad apprendere gli uni dagli altri, e ad arricchire l’esperienza religiosa e morale di tutti con l’apporto di ognuno. E’ il fattore sociale, o della “simpatia” che compie così la sua funzione equilibratrice, ma ad un superiore livello religioso di mistica della comunità-

A questa disposizione di umiltà, di deferenza e venerazione per lo spirito  specie della comunità degli Amici, corrisponde l’atteggiamento sereno con cui questa accoglie, nelle Assemblee degli Amici, ogni opposizione d’idee e di linee di condotta che sembrino difficilmente accettabili, consacrando ad esse, occorrendo , alcuni minuti di silenziosa riflessione; eventualmente, se la refrattarietà all’assimilazione e alcuni minuti silenziosa riflessione; eventualmente , se la refrattarietà all’assimilazione e alla sintesi risulti in un primo tempo insuperabile, rinviando ad ogni decisione ad un più maturo esame, e invocando un afflusso più abbondante di luce, prima di prendere decisioni e provvedimenti, specie se di carattere disciplinare. Tutte le controversie private tra Amici debbono essere decise per mezzo di arbitri.

Ancora, è in omaggio  a tale spirito, che nella Società degli Amici, vera teocrazia democratica, il governo della comunità è collettivo; e che è uguale in ogni membro, uomo o donna, il diritto di esprimere nelle assemblee il proprio parere su ogni deliberazione da prendere; e la decisione è presa non già dietro una votazione, che creerebbe una minoranza sconfitta, ma dietro proposta del presidente- notaio “clerck” , il cui ufficio è di riassumere ed esprimere quello che a lui sembra il “sentimento dell’assemblea”.

Dallo stesso principio della “universalità della luce interiore” discende che, eguale essendo la responsabilità di ognuno nel rendere testimonianza alla voce di Dio in lui per il bene della comunità, ognuno è sacerdote, e ha il dovere di contribuire, senza compenso, all’edificazione  della comunità e al vantaggio spirituale di tutti i suoi frateli uomini (“Volontarismo” già propugnato da Milton, divenuto qui sistema di un mistero  e di governo); ma nessuno può d’altra parte, RROGARSI UN’Autorità spirituale sui suoi fratelli, né pretendere alla funzione d’intermediario fra essi e la propria coscienza; nessuno deve pretendere alla funzione d’intermediario fra esi e le sui suoi fratelli, né pretendere alla funzione d’intermediario fra essi e la propria coscienza; nessuno deve fare un commercio delle proprie esperienze religiose e dei doni che Dio gli ha gratuitamente largito, facendo del ministero una professione. Ed è altresì questo riconoscimento  della luce divina nell’animo di ogni uomo, che – con le parole di I. Pennington , uno dei primi Amici – “Forma la vera base dell’amore e dell’unità: che sorge, non già dal riconoscere che l’uno  o l’altro incede per la stessa mia via e agisce come me, ma dal sentire che esso è animato dallo stesso spirito e dalla stessa vita che sono in me”.

 

SACERDOZIO UNIVERSALE

Qua’è la funzione che un Amico  può rivendicare; e in che consiste La missione a cui G. Fox consacrò l’intiera sua vita? L’abbiamo già inteso da lui proclamare : “Condurre gli uomini al Maestro dentro di sé”. Anticipando la concezione educativa di Pestalozzi: “Sprigionare le forze latenti, accendere una luce interiore nel fondo dello Spirito: non già imporre la propria personalità,” egli scrive “I ministri dello Spirito debbono aiutare lo Spirito prigioniero, incarcerato in ogni uomo, acciò… gli uomini siano condotti a Dio, il Padre degli Spiriti, lo servano, e realizzino l’unità con Esso, e l’uno con l’altro. La vostra condotta e vita sia una predica, fra e per ogni sorta di persone: allora voi incederete lietamente per il mondo, rispondendo al divino che è in ogni uomo, riuscendo per tutti una benedizione, e allora la testimonianza che Dio renderà in essi vi benedirà…(I sottolineamenti sono nostri).

E tale è il suo ministero: “Io li indirizzai al loro maestro, la Grazia di Dio, sufficiente a insegnar loro come vivere e che cosa evitare…, e che, se ubbidita, li condurrebbe a salvamento”;  “Li esortai ad ascoltare la voce di Dio nei loro cuori, per ché Egli era ora venuto a istruire Egli stesso il Suo popolo”. (Giornale).

Con le sue parole del famoso seguace William Penn: “ Non sono un’opinione o una teoria….nè l’assenso ad articoli di fede e a proposizioni, e la loro accettazione per quanto espressa in termini perfetti, che fanno di un uomo un vero credente o un vero cristiano: ma è la conformità del pensiero e della pratica con la volontà di Dio, in tutta la santità della  condotta, in accordo coi precetti del principio divino della luce e della vita nell’anima, quella che indica che uno è veramente figlio di Dio.” E ancora: “Gli umili, i miti, i misericordiosi, le anime giuste, pie e devote appartengono tutte alla stessa religione; e quando la morte  avrà tolto loro la maschera, esse sui riconosceranno tali, benché quaggiù le diverse livree che indossano li rendono stranieri gli uni agli LTRI”. Nobile epigrafe, per un congresso universale delle religioni.

Rovesciando la concezione prevalente tra le Chiese a tipo sacerdotale professionale – per quali la teologia e il sacramentalismo sono indispensabili per giustificare la necessità dell’esistenza di una casta di  specialisti di teologia e di tecnici del ritualismo – gli Amici confidavano e confidano , che “ a difendere contro gli errori dottrinali, inconciliabili con una concezione e una vita cristiana, non occorra un sistema di teologia né una casta sacerdotale ma provveda la pratica di questa stessa vita; che coloro i quali seguono effettivamente la “luce del Cristo”, accettino quasi per istinto le concezioni che mantengono la Sua vita nell’anima, e respingano quelle che non rispondano allo scopo; e che se tutte le energie fossero impiegate per mantenersi fedeli al Cristo, la rettitudine delle credenze si otterrebbe come per riflesso automatico” (E. Grupp, op. cit.). Già nelle prime pagine del Giornale, G. Fox scriveva : “Nessuno è vero credente, eccetto chi è trasferito dalla morte ala vita. Gli altri sono a torto chiamati “credenti”.

“Chi opera la verità viene dalla luce”. (Giov. III, 21)

L’esperienza personale di Fox nella sua crisi giovanile, nella quale nessun aiuto i preti avevano saputo dargli, contribuì a mostrargli che, “l’aver frequentato i corsi (teologi) di Oxford e Cambridge non è sufficiente per abilitare un uomo a essere ministro di Cristo” ; e quando  egli, benché semplice laico, ignaro di teologia, ebbe da sé ritrovato la Luce nel fondo della sua coscienza, ne concluse non solo che l’intermediario sacerdotale professionale era superfluo, ma che ogni Cristiano può essere chiamato ad essere ministro verso gli altri dei doni da Dio ricevuti, ogni Cristiano può annunziare la “parola di Dio”, abbandonandosi all’ispirazione che domina sovrana nelle riunioni dei fedeli; perché: “dove due o tre sono adunati nel mio nome, lì io sono in mezzo a loro”…. A Lui per ciò gli Amici lasciano il pieno controllo delle loro adunANZE; E per evo care una Sua sensibile presenza in mezzo a loro, l’unico sacramento e rito efficace da essi ammesso è il silenzio insieme , nell’atteggiamento di tuffarsi e sommergersi, quasi depersonalizzandosi, nel’anima della comunità, nella quale risiede Dio: silenzio di abbandono, attesa e preparazione, da non rompersi fino a che il Maestro invisibile ne dia il segnale, ispirando l’uno o l’altro a divenire l’organo vocale di ciò che Egli ha da dire ai suoi figli. Un silenzio, quindi, espressione diretta della fede e  esperienza dalla “Luce Interiore”.

Realtà sperimentata e ispirazione attuale: non formole di riti; non cerimoniale prestabilito; non preghiere convenzionali e stereotipate, composte da altri, in passato, in circostanze diverse da quelle tutte personali di chi le esprime: tale è il culto degli Amici, “in spirito e verità”: Ispirazione sempre personale , e sempre nuova.

Essi hanno pienamente rivendicato quella “libertà di profezia” , di cui Paolo scriveva a Timoteo: “Tutti potete, uno per uno, profetare, perché tutti imparino e tutti esortino “; e di cui un Amico scrive : “Noi vogliamo la “libertà di profezia” : non quella delegata ad un solo predicatore, che con le limitate risorse della sua esperienza e con prestabilite cerimonie liturgiche pretenda di fare la presentazione a Dio e di parlargli delle molte e diverse necessità spirituali di coloro che assistono al culto, ma quella libertà che renda possibile ad uno di esprimere le necessità di alcuni e altri quelle di altri… Le allocuzioni “preparate” non varranno mai quanto la semplice e breve offerta delle anime umili che si sentono mosse ad esprimere la loro modesta testimonianza o la loro preghiera…(E. Grupp , l. cit.).

Nelle adunanze religiose degli amici non ha luogo l’esosa mortificante distinzione tra “l’uomo spirituale e sacro” ( “sacer-dos”) , amministratore , interprete portavoce e profeta di spiritualità, e il gregge del volgo profano, laico, atto solo ad apprendere e a ricevere, da un individuo considerato di casta o grado superiore: segregato dalla massa dalla sua professione di virtù eroiche e di assenza di passioni; dalla sua coltura teologica, spesso gretta o antiquata, o cenere e scoria di religiosità altrui; dalla sua uniforme più o meno bizzarra o stravagante, “Tutti vivono in Dio”; tutti sono espressione e veicoli di vita divina; ognuno è sacerdote e responsabile dell’anima del suo fratello. “E tanto l’uomo ha di scienza (spirituale) quanto opera “ (Francesco d’Assisi).

La Società degli Amici

Giorgio Fox e la religione laica degli “Amici” Prima parte di cinque

La religione laica degli Amici

Circa un terzo della popolazione del nostro pianeta professa nominalmente il Cristianesimo, e di questi, meno della metà il Cattolicesimo.

Il tipo di Cristianesimo ortodosso, che al cercatore indipendente di verità  offre un Credo antiquato e una raccolta voluminosa di Concili e di Sillabi; che, quale mezzo per sublimare e trascendere se stesso, offre al fedele riti e sacramenti dotati  di virtù magica; che al viandante desideroso di un amico esperto compagno di via, offre di arruolarsi in un gregge e seguire docilmente il pastore autoritario, – il quale a sua volta dipende da un pastore supremo, assoluto sovrano, – questo tipo di Cristianesimo voi lo conoscete;  come volontari frequentatori di prediche e di catechismi, ovvero come uditori obbligati nelle scuole di Stato italiane, alle quali il Concordato impose l’insegnamento cattolico: e non occorre che io ve ne parli. Con la sua teologia d’origine ellenica, liturgia orientale, e organizzazione romana; grazie ad abilità e virtù di suoi membri e agli stessi difetti e alle debolezze del sistema, e livellandosi all’umanità media, esso ha posto radici vaste e tenaci, se non profonde, e offre un aspetto massiccio e corrente a chi,  sfornito di acuto senso critico e di esigenze spirituali superiori, ne esamini l’architettura esteriore e l’apparente solidità strutturale.

Vorrei oggi presentarvi  invece un altro tipo di Società religiosa, largamente cristiana, caratterizzata: dall’assenza di qualunque credo dottrinale, pur con libertà ai suoi membri di aderire a dottrine fondamentali  e tradizionali cristiane; dall’importanza  prevalente, assorbente, assegnata a una concezione morale della vita ispirata specie da “Discorso del Monte” , ma presa sul serio, e non giocando a rimpiattino con la propria coscienza: dall’eliminazione completa, radicale, di qualunque sacerdotalismo, di qualunque sacramentalismo e ritualismo; quindi dalla completa laicità in religione, senza intermediari di sorta, ma non senza una valida fraterna assistenza nel camino della vita spirituale; e governata da una teocrazia democratica, che riconoscendo la rivelazione dell’anima dell’universo nella voce della coscienza individuale, è protesa con riverenza in ascolto della voce di tutte le coscienze che riconoscono nell’uomo Dio. Giacchè è solo dall’esperienza di ciò che di divino abbiamo constatato nell’uomo che ci è possibile indurre l’idea di Dio, e non già viceversa. “Qualunque cosa sia Dio, l’uomo è divino” (Pandit Nehru):

Questa Società sorse appunto tre secoli fa in Inghilterra, col nome di Società degli Amici, (Friends)  in un’epoca di fermenti spirituali, dalla ridiscoperta fatta negli anni 1647- 49 dell’anima desolata e angosciata di un giovane artigiano, George Fox di Fenny Drayton, respinta e ricacciata dentro di sé dalla vacuità delle Chiese: la ridiscoperta del Dio entro di noi, di quella luce interiore che “illumina ogni uomo che viene  al mondo,” e da tre secoli essa vive nobilmente, opera intensamente, rende una solenne testimonianza al suo principio della costituzione divina della coscienza, mostrando coi fatti che essa non è anarchica; o piuttosto, che costruire su tale base una società religiosa vitale e moderna, federazione di libere cellule, non è utopia. Giacchè “E? pienamente legittimo indurre dall’esistenza di una cosa la sua possibilità”. “A fianco ad posse valet illatio”:

Scopo di questa presentazione non è già di fare del proselitismo: bensì , -oltre a quello culturale di diffondere la conoscenza storica delle religioni e dei loro valori spirituali, – quello specialmente di allargare e snebbiare l’angusto orizzonte spirituale di tante anime religiose con un  grande esempio storico, rispondendo alla ingenua  domanda , che spesso si presenta come una obiezione formidabile: “ Come è possibile che esista una società religiosa senza dommi, senza sacramenti, senza riti, e soprattutto senza un clero? Come può una religione fondarsi su un’esperienza religiosa personale e di carattere prevalentemente morale? “  In realtà , sotto questa diffidenza per una religione umanistica di esperienza personale, prevalentemente morale, s’indovina un’ansia patetica per quello che diverrebbe la sorte del povero Dominiddio, qualora, apparentemente  messolo in disparte, nessuno sembrasse più curarsi proprio di lui; non più spropositando sulla Sua natura, non più speculando né fantasticando sui misteri della Sua vita intima, sul numero delle Sue persone e sulla topografia dell’aldilà; non più cianciando sulla tecnica dell’azione divina sulle anime, sulla riclassificazione dei Suoi attributi, la Sua azione da tutta l’eternità, il “cachet” miracolistico e il corteo fantasmagorico delle Sue manifestazioni i suoi misteriosi piani per l’avvenire. Però questo allarme per lo spodestamento di Dio è, come vedremo, del tutto infondato: per ché tutto quanto a noi è possibile conoscere della realtà suprema e universale, ci è rivelato nella coscienza umana, che è per noi la perenne progressiva espressione della continua incarnazione dell’anima del mondo nell’uomo, al di là della quale  non  è possibile per noi riuscire nella nostra ricerca di Dio. Giacché “chi non ama il fratello che vede, come può amare Dio che non vede?” E’  tuffandosi nell’intimo della propria coscienza, in armonia con quella dei loro fratelli, è bene a un’esperienza di Dio che gli “Amici” giungono, perché “in Lui viviamo, siamo, ci muoviamo”; e noi non possiamo rappresentarcelo che come un uomo ideale.

 

CRISI RELIGIOSA DI GIORGIO FOX

Dalla persona di G. Fox e del decorso della sua vita non diremo qui che poche parole. Il suo ritratto ci è dato, oltreché dal suo Giornale  autobiografico, dal suo più illustre amico e seguace , il famoso William Penn.

Nato a Fenny  Drayton, nella contea di Leincester, nel 1624, da agiati genitori – il padre tessitore di proverbiale onestà, e la madre giudicata della “razza dei martiri” – egli si distinse già da fanciullo per la gravità , interiorità e speciale sensibilità. Ancora giovanetto, posto come apprendista presso un calzolaio, commerciante anche di be3stiame e lana, del quale presto divenne il “factotum”, egli spiccò per scrupolosa sincerità e rettitudine. Quando il giovane Giorgio aveva pronunziato il biblico “Verily” (“Amen”: “In verità, per certo”) si poteva con sicurezza contare sulla sua parola.

Ma presto il contrasto tra la sua anima retta e pura, sensibile, delicata, aspirante verso le ragioni ideali del bello e del buono, e la società corrotta, falsa febbrile, furiosa di passioni politiche – siamo nel periodo della lotta fra la Monarchia degli Stuarts e il Parlamento- , lo scosse dalla sua visione serena, suscitò il tumulto nella sua anima, e gli impose l’alternativa dell’essere o non essere se steso: del valore della vita e della difesa dei propri  valori spirituali. Fu la sua “tempesta del dubbio”: la sua crisi di gioventù, rappresentativa della crisi di un’epoca. Carlyle , nel suo “Sartor Resartus” ne fa il seguente quadro, per mezzo  del paradossale Teufelsdroeck.

“Forse l’incidente più notevole dela Storia moderna è non già la dieta di Worms, e meno ancora la battaglia di Austerlits o di Waterloo…,ma un incidente sorvolato dalla maggiore parte degli storici, mentre altri lo pongono in ridicolo: cioè quello di George Fox che si foggia un abito di pelle. Questo giovane seduto nella sua bottega a lavorare pelli conciate, tra pinze, barattoli di colla, resine, e setole aveva dentro di sé  uno Spirito vivente…, che non si rassegnava a restarsene lì sepolto sotto  monti di cianfrusaglie… Il compito  di confezionare  ogni giorno un paio di scarpe, sia pure con la prospettiva del salario e di divenire un giorno uno stimato Maestro Calzolaio …, non bastava a soddisfare uno spirito ardente come il suo. Mentre lavorava di resina e di martello, gli giungevano sentori, splendori, e terrori dalla sua patria lontana; giacché questo povero calzolaio era un uomo: e quel Tempio immenso del quale, come uomo, era stato destinato sacerdote, era per lui pieno di un sacro mistero.

Il Clero del vicinato, gli autentici e consacrati Guardiani e interpreti di quello stesso sacro mistero, prestarono l’orecchio, senza cercare di dissimulare la loro noia, alle sue richieste di consiglio; e come soluzioni alle sue perplessità, gli suggerirono di “Gustare tabacco, di bere qualche bicchiere di birra e ballare con delle belle ragazze”. Ciechi. Duci di ciechi! E che giustificazione avevano le loro rendite parrocchiali riscosse e divorate: che bisogno c’era di foggiare quei loro tricorni dalle falde larghe, e d’indossare cotte e sottane; che necessità c’era di tanto indaffararsi, e fare riparazioni alla Chiesa e suonare d’organi e di campane, e far tanto chiasso nel loro angolo del gran mondo di Dio…, se l’uomo non fosse  altro che una macchina per digerire, e il suo stomaco con le sue appendici la sola Grande Realtà?

Fox volse le spalle con le lagrime agli occhi e con un santo disgusto, e ritornò al suo tavlo di lavoratore del cuoio…e alla sua Bibbia.

Una montagna di ceneri più alta dell’Etna si era adesso accumulata sul suo spirito: ma spirito esso era , e non si rassegnava ad essere soffocato. Per lunghi giorni ed altrettante notti di silenziosa agonia egli lottò in quel negozio di calzolaio, divenuto più sacro di ogni santuario del Vaticano e della Madonna di Loreto; lottò e si dibattè per liberarsi…

“Così bendato, inceppato, con mille esigenze di lavoro, obblighi, cinghie e stracci e ritagli non posso più vederci né  muovermi, non appartengo più a me stesso ma al Mondo: e intanto il Tempo passa e il Cielo è in alto e l’abisso è profondo. Uomo! Pensa ai casi tuoi se hai cervello in testa! Che cosa me l’impedisce? Che cosa mi trattiene qui?… Il bisogno? Il bisogno! E di che? Potranno tutti i guadagni di tutte le scarpe sotto la luna bastare a trasportarmi fino a quella terra luminosa laggiù? .. Oh! So io dove ritroverò la mia libertà spirituale: nella foresta; là dove il cavo di un albero mi darà alloggio, e frutta selvatiche saranno il mio cibo! E per abito…? Ah! E non posso io cucirmi un abito di pelle di durata eterna? “ E Giorgio Fox, un bel mattino, stende per l’ultima volta la sua tavola di tagliatore e taglia le pelli su un nuovo modello, e la cuce insieme a formarsene una tuta, lavoro di congedo della sua lesina. Cuci, nobile spirito! Ogni foro della tua lesina va dritto al cuore della schiavitù, del culto del Mondo e del Dio Mammone. A lavoro compiuto, vi è nella Grande Europa un uomo libero: e quell’uomo sei tu…”

“Se Diogene”, conclude Carlyle dietro la maschera di Teufelsdroek, “fu il più grande uomo dell’antichità, ( salvo un po’ di decoro),a più forte ragione G. Fox fu il più grande tra i moderni: perché anche egli si erge sulla base adamantina della sua umanità, rigettando ogni puntello e ogni sostegno: non con un selvaggio disprezzo svalutando la Terra dal Tempio della sua botte, ma… proclamando sotto l’usbergo della sua tuta di pelle la dignità e la divinità dell’uomo, con spirito di amore”.

Fin qui Carlyle.

 

Quando G.Fox ebbe fatta l’esperienza fondamentale della sua vita, quella della “Luce  interiore”, cioè dell’immanenza del divino nell’anima di ogni uomo, la sua vita fu trasformata: egli divenne, con frase di Wordsworth, “uno spirito dedicato”. La sua biografia, nel periodo  dal 1647-49, anni della sua “illuminazione”, al 1690, ultimo della sua vita terrena, può chiudersi in due parole: apostolato e prigionia: entrambi nella serenità e nella gioia.

Quella che era stata più di venti secoli prima l’intuizione della conciliazione degli opposti del grande Eraclito di Efeso, quando scriveva: “Dio è giorno e notte, inverno ed estate, guerra e pace, abbondanza e penuria; come in noi abita la stessa cosa che è vita e morte, veglia e sonno, gioventù e vecchiaia: e la maggior parte della realtà divina sfugge alla nostra conoscenza soltanto a causa della nostra incredulità. Gli  uomini non sanno quanto ciò che è diverso sia in armonia”: quella che era stata due secoli prima l’esperienza del  cardinale di Cues (il Cusano, arcivescovo di Bressanone), cioè che il pensiero razionale, sottoposto  al principio di contraddizione, è inetto ad approssimarsi a quella “conciliazione degli opposti” cioè dei terribili contrasti  della vita e dell’esistenza, che è l’unica sintetica vivente dell’Universo; che solo la “intelligentia”, l’intuizione morale e religiosa, può sollevarsi al di sopra di tutte le antitesi vigenti nella  sfera della ragione, “ratio”, e ritrovare l’unità e la ragione sufficiente del mondo e della vita umana – questa stessa fu l’esperienza fondamentale dell’incolto giovane calzolaio puro di cuore: e anch’egli pronunziò allora il suo “Everlasting Yea”; il suo “Eterno sì”: e si riconciliò con la vita.

“Vidi che, se vi era un oceano di tenebre e di morte, vi era anche un oceano di luce e di amore che si estendeva su di esso. E vidi l’immensità e la bellezza della mia missione: strappare gli uomini alle loro chiese e ai culti umani, verso il culto in spirito e verità: condurli a quella luce interiore che indicherebbe loro la strada che mena a Dio”.

 

INTUIZIONE RELIGIOSA DI GIORGIO FOZ

“Tutto il nostro sforzo è rivolto a condurre gli uomini al loro vero Maestro dentro di sé. (“Giornale” di G. Fox).

In questo  enunziato della propria missione, che sembrava riecheggiare il monito del Buddha morente: “Monaci, siate luce a voi stessi, siate rifugio a voi stessi, non cercate rifugio in alcun altro”, – con la sostanziale differenza che il “dentro di sé” è sentito da George Fox in un modo immanente che è insieme trascendente – è chiusa tutta la ridiscoperta del fondatore della Società degli Amici, di un rapporto diretto e personale dell’io cosciente con l’io profondo, il “Dio in noi”;  e della rivoluzione perenne e immediata di Lui ad ogni anima individuale: “Luce che illumina ogni uomo che viene al mondo”. Perché  “Tutti vivono in Dio”; e ciascuno , nella propria coscienza, viene a contatto con quella super-anima , superiore a quella individuale, che opera in essa e in tutte le anime per un fine universale.

Che poi G. Fox abbia tradotto in termini tradizionali cristiani questa sua originale esperienza, ed abbia interpretato costantemente la “luce interiore”, “la luce e la vita”, lo “Spirito di Dio ad ognuno accordato, la grazia di Dio che adduce salvezza e che è apparsa a tutti gli uomini”: come una presenza vivente in ognuno, del Cristo eterno o “Logos” – apparso nel tempo di Gesù,  “Dio in noi” che “abita nei cuori” – che egli e molti suoi seguaci a tutt’oggi, abbiano condiviso, riguardo al Gesù storico, per essi incarnazione del “Cristo eterno” le dottrine tradizionali cristiane, anche su alcuni punti che dovevamo poi essere logicamente minati dalla sua concezione fondamentalmente immanentistica, ciò non deve far meraviglia. Le più grandi scoperte nel mondo dello spirito vengono alla luce non già in pure intelligenze ragionanti, ma in uomini legati e circoscritti storicamente per necessità psicologiche e sociali d’interpretazione ed espressione a se stessi e agli altri, alle forme mentali, alle formule, ai simboli, ai miti, alle costruzioni ideologiche del loro tempo e ambiente; in mentalità e coscienze condizionate dalla civiltà e coltura , che ha fornito l’l’”humus” da cui è germogliato il fiore esotico  della loro intuizione originale. E noi dobbiamo guardarci dalla svalutare il contributo di preziosa originalità apportato da G. Fox, perché esso ci è offerto in una cornice tradizionale, e talora è nascosto e apparentemente soffocato, da una vegetazione parassitaria.

 

Quando G. Fox ebbe, nella sua angosciosa crisi giovanile, sperimentato appieno la vacuità di tutte le formole e dottrine delle Chiese e la loro impotenza a riempire il vuoto immenso del suo spirito e dare un valore alla sua vita desolata, una intuizione religiosa originale affiorò in lui. “Udii una voce che mi disse: “Vi è uno solo, Cristo Gesù, che possa dire una parola che faccia al tuo caso presente.” A queste parole il mio cuore sobbalzò di gioia… E di ciò ormai avevo l’esperienza… Vidi che la grazia DI Dio che adduce la salvezza era apparsa a tutti gli uomini, e che la manifestazione dello Spirito di Dio era accordata ad ogni uomo, perché ne tragga profitto… E questo io non vidi già con l’aiuto di uomini o per letture…, bensì nella luce del Signore Gesù Cristo e nel Suo immediato spirito e potere, appunto come i santi uomini di Dio dai quali le Sacre Scritture furono scritte. “ (Giornale) E ancora : “ Non conoscevo Dio per per rivelazione, come Colui che possiede la chiave che aveva aperto il mio cuore, e lo apre.”

La più completa emancipazione dalla schiavitù della lettera delle Scritture fu da lui raggiunta, non già rigettando la dottrina della loro divina ispirazione, ma anzi collaudandola con la sua propria esperienza.

“Perché io mi trovavo già in quello stesso Spirito dal quale le Scritture emanarono: e quello che il Signore mi rendeva chiaro internamente, io lo trovavo poi concordare con esso…” ; “La gente possedeva, sì, le Scritture, ma non era pervasa da quella stessa luce, da quello stesso potere e spirito da cui erano penetrati coloro che le le avevano dettate;  e perciò essi non conoscevano giustamente né Dio, né Cristo, né le Scritture: né avevano l’unità reciproca, trovandosi privi del potere e dello spirito di Dio.” (Giornale) Fox proclamava così antifrasando  il passo di Agostino: “Non crederei ai Vangeli se non me lo persuadesse l’autorità della Chiesa” – il canone complementare di credibilità: “ Non crederei  alle Scritture, né alla Chiesa, se non credessi anzitutto alla mia propria personale intuizione religiosa.”

Sua missione fu quindi di volgere il popolo non già alle Scritture, non già direttamente ad alcuna Chiesa o setta, ma “a quella luce, a quella grazia e a quello spirito dentro di loro, per cui mezzo potessero  conoscere la loro salvezza e la loro vita per andare a Dio: a quel divino Spirito che li introdurrebbe in ogni Verità, e che io sapevo infallibilmente non ingannerebbe alcuno”.” (Giornale). “Si da sentire la Sua presenza e possanza in mezzo ad essi nelle loro assemblee” (idem)

Questa nota della scoperta personale, e quindi della conoscenza e certezza diretta della Verità loro rivelata internamente dalla “Luce Interiore.” Dall’Io sublimale, senza bisogno di uscire da se stessi – ma pur senza disconoscere il valore della “rivelazione” affiorata nelle altre coscienze umane nella storia – ritorna assiduamente in G.  Fox e negli Amici: e ad essa nel Giornale si allude generalmente, con l’espressione “la verità eterna di Dio”, o semplicemente, “la verità”. “Spalancate le porte alla luce da qualunque parte essa venga; consultate pur gli altri, ma più di tutti ascoltate l’oracolo che è dentro di voi.” Proclamerà poi W. Channing.

E’ vero che “gli stati mistici non recano alcuna autorità, per il semplice fatto di essere mistici” – osserva W James in: La Coscienza Religiosa. “Ma i più alti fra essi accennano a direttive, verso le quali inclinano i sentimenti religiosi anche dei non mistici. Essi parlano della supremazia dell’ideale, di immensità, di unione, salvezza, riposo, con l’autorità di chi possiede queste esperienze. Essi vi sono stati e hanno visto. Invano il razionalismo protesta: giacché i nostri stessi giudizi più “razionali” si basano su di una testimonianza esattamente simile per natura  a quella che i mistici citano in favore dei loro… Anche se i cinque sensi sono assenti in tali rivelazioni, esse …sono altrettanto immediate quanto qualunque sensazione per noi: sono cioè presentazioni dirette di ciò che appare immediatamente esistente. Il mistico è insomma invulnerabile…

Egli era solo un teorico e non possedeva per esperienza ciò di cui parlava”; è la critica radicale che g. Fox fa di un prete a cui “turò la bocca”, e di tutte le dottrine religiose professate da chi non ne ha esperienza propria. Al pubblico, perciò , egli non pretende di trasmettere un suo messaggio personale; ma solo parla per “ dirigere gli uomini dalle tenebre alla luce, alla grazia di Dio nel loro interiore, che li istruirebbe gratuitamente” (Giornale) Quando, in America, gli giungerà  notizia che i magistrati di Rhode Island divisavano di raccogliere fondi per assicurarsi la sua opera di ministro residente fra loro, egli esclamerà: “ E’ ora che me ne vada: perché se il loro sguardo sarà così rivolto verso di me, o su chiunque altro di noi, essi non verranno al loro vero Maestro.

Questo sistema di stipendiare ministri ha già guastato tanti, impedendo che facessero fruttare essi stessi i propri talento: mentre il nostro sforzo tende a condurre tutti gli uomini al loro Maestro dentro di sé. (Giornale).

E’ qui la ragione e la base dell’accanita opposizione di G. Fox e degli Amici ad ogni forma di sacerdotalismo e di ministero stipendiato.

 

Stati Uniti: un esperimento di reddito di base con donne afro-americane

25.11.2018 Sandro Gobetti

Stati Uniti: un esperimento di reddito di base con donne afro-americane

Il Magnolia Mother’s Trust è un’iniziativa generata dalla Springboard to Opportunities NGO. Questa iniziativa mira a fornire alle famiglie povere, in particolare con donne afro-americane, nella cittadina di Jackson, in Mississippi, di un reddito di base incondizionato. Dal momento che le donne afro-americane negli Stati Uniti guadagnano molto meno, in media, degli uomini bianchi non ispanici (37% in meno), una disuguaglianza ancora più acuta si ha nello stato del Mississippi (44% in meno). L’esperimento di un reddito di base destinato alle donne afro-americane, punta ad aiutare proprio queste famiglie svantaggiate ed allo stesso tempo si studieranno gli effetti che l’erogazione diretta di un reddito in maniera incondizionata (senza alcuna contro partita come l’obbligo al lavoro), saranno prodotti.

Questo progetto, finanziato dal progetto di sicurezza economica, erogherà 1000 dollari al mese, per 12 mesi, in 16 conti bancari di madri afro-americane a basso reddito. Le donne in questione saranno selezionate casualmente nell’area di Jackson. Il reddito di base inizierà ad essere erogato a partire dal dicembre 2018.

Una caratteristica importante di questa prima sperimentazione nella città di Jackson, è che alcuni dei potenziali beneficiari hanno contribuito a creare l’iniziativa, apportando input cruciali al dibattito ed alla proposta, che hanno portato, ad esempio, a pensare anche di introdurre iniziative di consulenza psicologica e altri servizi per tutta la comunità durante il periodo di sperimentazione. Le stesse beneficiarie del reddito di base, se vogliono, possono usufruire di questi ulteriori servizi gratuitamente.

In questa regione degli Stati Uniti, le disuguaglianze economiche, sociali e razziali sono particolarmente gravi, e nessuna misura di sostegno al reddito precedentemente proposta ha aiutato le persone coinvolte. Queste misure infatti erano molte condizionate, sia rispetto all’obbligo ad accettare qualsiasi lavoro sia nella formulazione delle richieste, “lasciando poco spazio alle madri single per crearsi le proprie opportunità e poter scegliere come gestire il proprio tempo”, secondo Aisha Nyandoro , il direttore esecutivo di Springboard to Opportunities che sta curando la sperimentazione. Nyandoro aggiunge che “il progetto consiste nel cambiare la narrativa e permettere alle donne afroamericane di mostrare ciò che è possibile fare”.

Qui un ulteriore articolo sulla sperimentazione a Jackson

Fonte BIEN

Non Una Di Meno: più di 150 mila a Roma per dire basta contro la violenza sulle donne

24.11.2018 – Roma Mariapaola Boselli

Non Una Di Meno: più di 150 mila a Roma per dire basta contro la violenza sulle donne
(Foto di Mariapaola Boselli)

Ancora una volta la manifestazione nazionale di Non Una Di Meno, indetta  a Roma in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne celebrata ogni anno il 25 novembre, è stata marea.

Donne da ogni parte di Italia hanno raggiunto la capitale per unirsi, tutte insieme, nel lungo fiume in piena che ha riempito le strade centrali della città da Piazza della Repubblica fino a Piazza San Giovanni.

Sicuramente la manifestazione di quest’anno è molto sentita: negli ultimi mesi si sono susseguiti senza sosta una serie di eventi, di dichiarazioni e di prese di posizione istituzionali che minano profondamente la libertà e la sicurezza di tutte le donne sul territorio italiano.

Uno dei temi più richiamati in questa giornata è indubbiamente il diritto all’aborto. Non è mai stato semplice in Italia ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, dati riportano che circa il 70% dei medici è infatti obiettore di coscienza e in alcune regioni, come il Molise, i dati del 2016 presentavano un’obiezione di coscienza esercitata da più del 93% dei medici[1]. La situazione è però precipitata negli ultimi mesi, da quando un gruppo di parlamentari, tra cui l’ormai tristemente noto Pillon, ha deciso di demolire e svuotare le leggi sull’aborto, sulle unioni civili, sul divorzio fino all’affidamento dei figli in caso di separazione della coppia. Molto sentito anche il tema del razzismo e del distorto concetto di sicurezza che ci viene imposto, basato sulla paura, la diffidenza e l’egoismo. Non esiste femminismo senza antirazzismo e antifascismo perché una società che sia luogo sicuro per tutti non può prescindere da questi principi etici.

A questo contesto istituzionale, deciso a soffocare diritti acquisiti e a fondare uno stato in cui la donna è vulnerabile oggetto della volontà dello Stato e dell’uomo, si aggiunga l’esplosione di violenza di coppia o a sfondo sessuale delle ultime settimane. Secondo i dati Eures in Italia viene uccisa una donna ogni 72 ore, si è inoltre alzata l’età media delle vittime. Nel 72% dei casi la vittima viene uccisa da un parente o da una persona che conosceva. Di queste donne, madri, figlie, sorelle, non si parla quasi mai. Solo i casi più eclatanti per l’efferatezza arrivano agli onori della cronaca. Solo nei casi utili a fini propagandistici si chiede a gran voce giustizia per la vittima. Anche di questo noi donne siamo stanche. Siamo stanche che i nostri corpi, siano essi vivi o morti, siano utilizzati come mezzo spiccio per aizzare le masse, per guadagnare voti e far bella figura. Abbiamo bisogno di diritti assicurati, di una legislazione che sia per la parità di genere e non contro di essa, abbiamo bisogno di un’educazione diversa fin dalle scuole e di un sistema efficiente che ci garantisca piene pari opportunità, abbiamo bisogno di spazi in cui costruire una società diversa.

Oggi, 24 novembre 2018, più di 150.000 persone, donne e uomini di tutte le età, hanno attraversato le vie di Roma per far sapere che le donne non chinano la testa in silenzio, non più.

Qui un breve video della manifestazione nazionale di Non Una di Meno e una galleria fotografica

 

[1] (Dati Ministero della Salute, aprile 2016)