CONGRESSO del 21 Febbraio 2016

IL CONGRESSO DELLA SEZIONE DI OLGIATE OLONA DELL’A.N.P.I.

Il giorno 21 febbraio 2016, alle ore 10.00, presso la sede di Olgiate Olona dell’ANPI (Circolo Santo Stefano, via Pietro Colombo) si è tenuto il Congresso della locale sezione in vista del 16° Congresso Nazionale dell’Associazione, alla presenza della segretaria provinciale Ester De Tomasi e di rappresentanti delle sezioni di Gorla Minore, Gorla Maggiore, Solbiate Olona e Castellanza.

Sono stati presentati i documenti che saranno oggetto della discussione di tutte le fasi del Congresso e che costituiranno le linee guida che indirizzeranno l’azione della nostra associazione nei prossimi anni.

Sono state inoltre presentate le iniziative già avviate quest’anno, in collaborazione con le istituzioni scolastiche e con l’aiuto economico dell’Amministrazione Comunale. Si tratta di una gita per i ragazzi delle 5° classi della Scuola Primaria alla “Casa della Resistenza” di Fondotoce e una visita ad alcuni luoghi significativi del nostro comune, la Sala Alba della Villa Gonzaga, la Villa Restelli e il Bunker della Seconda Guerra Mondiale, per i ragazzi delle 3° classi della Scuola Secondaria di primo grado.

Nella discussione che ne è seguita, i presenti hanno sottolineato i temi che si ritengono più significativi tra quelli presentati a livello nazionale.

La pace assente o gravemente minacciata in molte aree a noi vicine. Dobbiamo stimolare l’attenzione e l’impegno dei cittadini ai quali bisogna rendere evidente il rapporto indissolubile tra pace – democrazia – libertà – uguaglianza. Ogni guerra è un disastro in sé, e dunque bisogna premere per togliere di mezzo ogni fattore di rischio, ridando la parola all’ONU, rivedendo, come proposto in una mozione approvata nel nostro congresso, il ruolo, le finalità e la adesione del nostro Paese alle alleanze militari nate in un contesto storico e politico molto diverso dall’attuale. Bisogna opporsi ad iniziative unilaterali di azioni militari che aggravano le questioni interne dei paesi in conflitto, mentre dobbiamo sostenere gli aiuti per la popolazione civile che vive nelle zone di guerra e per i profughi che fuggono dalle stesse.

In accordo con questo argomento, è stato ricordato da Benazzi che Gino Strada ha da poco ricevuto il Premio Nobel Alternativo per la Pace e che per la sua grande opera sociale ed umanitaria è vicino agli ideali che noi sosteniamo e pertanto, se già non lo fosse, si chiede di farsi promotori dell’assegnazione a Gino Strada di una tessera ANPI ad honorem. La sua proposta è stata fatta propria da tutta l’assemblea e sarà portata avanti dalle nostre strutture provinciali.
La difesa dei principi costituzionali. Coerentemente con le decisioni assunte a livello nazionale, abbiamo espresso la nostra contrarietà alla revisione della Costituzione in discussione nel Parlamento, poiché vengono fortemente incrinati gli equilibri tra i poteri dello Stato. Ci attiveremo con incontri, eventualmente concordati con le altre sezioni dei comuni limitrofi, per far conoscere a tutti i cittadini i pericoli di una eccessiva concentrazione dei poteri che la riforma e la collegata legge elettorale comportano, affinché le modifiche siano respinte nel referendum che probabilmente si terrà nel prossimo autunno.

Il superamento della diseguaglianze sociali. Si tratta di pretendere l’applicazione rigorosa della Costituzione, in tutti i suoi aspetti: libertà ed uguaglianza come presupposto di dignità della persona. L’applicazione di politiche che scaricano i costi della crisi economica sulle condizioni di vita dei cittadini e la persistente corruzione della vita politica vanno nella direzione opposta agli obiettivi indicati dalla nostra Costituzione. La nostra associazione non è né può essere un sindacato o un partito, ma partecipa attivamente alla vita politica e sostiene o denuncia di volta in volta le iniziative proposte ed attuate dagli attori politici e sociali che agiscono nella società.

Impegno per mantenere viva la memoria sulla lotta di Liberazione e sulla tragedia della guerra e della dittatura fascista. L’ANPI è l’erede dei valori civili e sociali che guidarono la Resistenza ed è impegnata a coltivarli per consolidare la tradizione senza farne un mito e per puntare su un futuro in cui tali valori siano il tessuto condiviso con cui costruire la convivenza tra tutti i cittadini. Questo obiettivi ci guidano nella nostra collaborazione con le scuole e le istituzioni locali nelle varie iniziative sopra descritte e nella organizzazione e partecipazione alle Festività civili che ricordano i momenti salienti della vita della Repubblica.

Al termine del congresso sono state rinnovate le cariche sociali. Il nuovo direttivo è composto da Renata Albero, Franco Colombo (amministratore), Giambattista Crosta, Giampietro Galli, Giovanni Giardini, Gaetano Pitoia, e Giovanni Walter Mason (presidente). I delegati al Congresso Provinciale che si terrà il prossimo 2 aprile sono Albero, Crosta, Galli, Mason ed Ernani Colombo.

Infine è stato presentato il sito http://www.anpimedioolona.it e sono stati espressi particolari ringraziamenti a tutti coloro che vi stanno operando, nel reperimento dei materiali e nella loro digitalizzazione.

Terminato Congresso ANPI Medio Olona

Seguirà il resoconto delle discussioni sulle Tesi congressuali approvate , le mozioni presentate ad integrazione e la nomina delle cariche del Direttivo e del Nuovo Presidente.

Approvata anche la proposta Benazzi di sottoporre al Provinciale e Nazionale ANPI la tessera onoraria (se non possibile di Amico) a Gino Strada, quale esponente e leader del Movimento nonviolento e esempio concreto di operosità verso il prossimo. Verrà diffuso il video di accettazione del Premio Nobel alternativo.

Convocazione Congresso sezionale

 

A.N.P.I. ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

SEZIONE DI OLGIATE OLONA

 

Olgiate Olona, 9 febbraio 2016

 

Carissime/i,

è convocato il CONGRESSO DI SEZIONE, che si terrà

DOMENICA 21 FEBBRAIO alle ore 10.00

presso il C IRCOLINO DI VIA P. COLOMBO

 

con il seguente o.d.g.:

DISCUSSIONE ED APPROVAZIONE TESI CONGRESSUALI

RINNOVO CONSIGLIO DIRETTIVO

VARIE ED EVENTUALI

Allego alla presente INTERVENTO INTRODUTTIVO.

Sarà presente anche la Sezione di GORLA MAGGIORE.

Cordiali saluti

La Presidente

Renata Albero

 

P.S.

seguirà subito dopo il congresso PRANZO SOCIALE (a sostegno iniziative ANPI) sempre al Circolino, per chi vorrà partecipare. Segue comunicazione inerente menu e costo. E’ necessario prenotare ai n. 3383783956 (Renata) o  3462865115 (GP Galli) o direttamente al circolino.

Dal 14 febbraio riprenderanno presso la SALA SPECCHI di AREA 101 le “pizzate” domenicali, ogni domenica (escluso il 21 febbraio) a partire dalle ore 19.30. Non occorre prenotazione e si potrà venire, da soli o con amici e parenti, anche solo per bere qualcosa in compagnia e scambiare due chiacchiere.

 

Memorandum sintetico della Segretaria uscente

 

Carissimi iscritti e simpatizzanti,

come vi avevo preannunciato, ho sentito la necessità di farvi pervenire questo mio intervento prima della data del congresso. Questo solo perchè il documento Nazionale è costituito da 42 pagine e farlo pervenire a tutti coloro di cui non ho un indirizzo e-mail mi sembrava praticamente impossibile, anche per un problema di costi.

 

Il 16° Congresso non va inteso come un Congresso di “svolta” (se non per il ricambio generazionale che si imporrà) ma come un Congresso in continuità con quello precedente, con gli approfondimenti che derivano dall’esperienza svolta finora, nonché dalle mutate situazioni politiche, a livello mondiale e nazionale, ed infine dalle questioni che si sono proposte alla nostra attenzione e sulle quali sarà doveroso cercare di fare chiarezza.

 

Possiamo veramente dire che c’è una situazione incandescente, come mai si era verificata negli anni del dopoguerra.

Papa Francesco parla della terza guerra mondiale in atto, come dargli torto?

C’è l’esplosione dei peggiori fondamentalismi e l’entrata in campo dell’ISIS, la situazione Palestinese, di cui si parla meno. Vi sono guerre dimenticate di cui nessuno parla, ma producono tutto quello che le guerre portano con sè: fame, terrore, sangue, fughe verso altri paesi con tutto quello che ne consegue.

Tutto questo, aggiunto ad una crisi economica mondiale, indebolisce la democrazia e favorisce in molti paesi lo sviluppo di un liberismo sfrenato e apre la strada al predominio dell’economia sulle ragioni del diritto, aumentando notevolmente le disuguaglianze sociali.

La politica dovrebbe decidere cosa fare di questa Onu impotente e generare nuove grandi intese da promuovere per combattere nemici comuni.

La ricerca della pace e la lotta contro la violenza sono le uniche vie verso risultati concreti.

Un altro grave argomento sul quale è necessario riflettere è la presenza in Europa di forti partiti e movimenti di tipo fascista.

Il fenomeno dei migranti è di entità enorme ed inarrestabile che non si frena certamente erigendo muri e mettendo del filo spinato, occorre invece cercare di risolvere il problema tutti insieme.

In questo senso bisogna che veramente l’Europa assuma il ruolo che le compete, con reale capacità di decisione e con un Parlamento che sia veramente tale e che conti.

In questo quadro così drammaticamente impressionante, si registra per contro   il risveglio di qualcosa che sembrava morto: la solidarietà, non solo in Italia ma anche in Europa, perfino in paesi governati dalle destre: una solidarietà popolare, istintiva ma solida, che ci aiuta a sperare nel futuro.

Occorre porsi il problema di come l’Anpi possa contribuire al risveglio, al rilancio e allo sviluppo di un vasto movimento popolare che s’impegni sui temi della solidarietà, della pace e dei diritti umani.

 

La situazione in Italia, rispetto al 2011, data del precedente congresso, è cambiata, non c’è più Berlusconi, e a destra si rafforza un’orda selvaggia, che si propone con i peggiori richiami al razzismo ed alla xenofobia.

Più in generale c’è meno rispetto per le istituzioni e per la Costituzione. La Direzione Nazionale dell’ANPI ha lanciato, per riportare quanto asserito dal nostro Presidente Nazionale Carlo Smuraglia, un’intransigente difesa della Costituzione da ogni “stravolgimento” che rimetta in discussione le linee portanti ed i valori di fondo. Riforma del Senato e legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, secondo l’ANPI non devono influire negativamente sul sistema democratico di rappresentanza e sui diritti dei cittadini, e più in generale gli spazi della democrazia non devono essere ridotti. Richiamandoci a un documento scritto nel 1996 scritto da ben note personalità tra le quali Mattarella, sottolineiamo questa frase:

“la democrazia parlamentare deve dispiegarsi appieno per quanto riguarda le scelte del Governo, ma deve trovare un limite invalicabile nel rispetto dei principi costituzionali, delle regole democratiche, dei diritti e della libertà dei cittadini: principi, regole, diritti che non possono essere rimessi alle decisioni della maggioranza pro-tempore”.

In ogni caso  io sono convinta che  non si possa rinunciare a fare delle riforme incisive in questo paese. Bisogna pur trovare il modo di ridurre sprechi, numero dei parlamentari, compensi e vitalizi di questi ultimi e di funzionari pubblici che  sono scandalosi,  non si può pensare di avere leggi elettorali che non consegnino un Parlamento in grado di esprimere un Governo. Troppi decenni abbiamo convissuto con questa situazione che ha giovato solo ai disonesti, che hanno procrastinato all’infinito la soluzione di qualsiasi problema che potesse migliorare la vita dei cittadini. Occorrono istituzioni che permettano a chi governa di agire in modo determinato e dinamico. Questo tuttavia non significa che non si debba dare ascolto alle istanze che provengono dalla base, ignorando per esempio le richieste di dialogo del sindacato che rappresenta milioni di lavoratori, di pensionati, di disperati senza lavoro e che perdono la loro dignità. E’ per contro auspicabile un maggior vigore nei confronti di quelle lobbies che sono state abituate, unicamente per calcolo elettorale, ad essere sopravvalutate ad alle quali non è mai stato negato il soddisfacimento delle loro meschine rivendicazioni di parte.

Non si può non rilevare che è in atto, da tanto, una profonda degenerazione della politica, dei partiti e dei comportamenti dei politici.

Inutile fare esempi, è un fenomeno più volte denunciato dall’Anpi con documenti pubblici ed è sicuro che senza un profondo cambiamento della politica, questo Paese non ha prospettive davanti a sè.

Di conseguenza è assolutamente necessario in questo Paese porre con forza la questione morale, come elemento fondamentale e imprescindibile.

 

Ruolo, compiti e impegni dell’ANPI

Il primo compito dell’Anpi è quello più tradizionale e consono alle sue finalità

La memoria

Questo ruolo l’Associazione lo ha svolto ininterrottamente dalla Liberazione in poi quasi da sola.

Si può affermare senza possibilità di smentita che, se qualcosa è rimasto e si è radicato nella coscienza popolare, sull’antifascismo, sulla Resistenza, sulla Liberazione, il merito va riconosciuto all’Anpi.

Questo ha funzionato e deve funzionare ancora di più quando verranno a mancare le testimonianze dirette.

Da ciò il nostro impegno per ottenere e rendere più efficace l’insegnamento della storia della seconda guerra mondiale nella nostra scuola ( va ricordato il protocollo d’intesa sottoscritto il 24 luglio 2014 con il MIUR).

Questo impegno resta primario, anche se vi saranno crescenti difficoltà, ma sta a noi dell’ANPI educare al culto della memoria attiva anche le nuove generazioni, quelli che saranno i futuri dirigenti..

Naturalmente, condizione principale, è che la memoria, pur attiva, non resti l’unico nostro impegno.

La pace

Bisogna rendere evidente il rapporto indissolubile tra pace-democrazia-libertà-uguaglianza.

Senza la pace, tutto viene messo a rischio.

Il superamento delle diseguaglianze sociali

Si tratta di pretendere l’applicazione rigorosa dell’art. 3 della costituzione.

Bisogna rendere chiaro a tutti che le diseguaglianze sono all’origine di ogni conflitto.

Libertà e uguaglianza

La battaglia da condurre su questo terreno riguarda: l’impegno contro ogni forma di razzismo e di xenofobia. In questo campo, c’è bisogno di un impegno maggiore di quanto ci si sia impegnato finora, sia per reagire che per operare.

L’impegno per la reale uguaglianza (usiamo il termine costituzionale) per le donne.

Antifascismo

Un paese che ha subito vent’anni di dittatura, con tutto quel che ne è seguito, dovrebbe essere profondamente antifascista. Purtroppo non è così. La verità è che a differenza di altri Paesi, l’Italia non ha ancora fatto fino in fondo i conti con il fascismo.

Occorre reagire ad ogni iniziativa pubblica di tipo fascista ed anche a quel mare di sconcezze che si possono leggere sui siti web.

Su come reagire c’è sempre stato dibattito nell’Anpi e lo si capisce perfettamente trattandosi di un problema di non facile soluzione.

Escludendo ogni reazione di tipo violento o che possa condurre a scontri, non bisogna però far passare sotto silenzio nessuna manifestazione, pretendendo l’intervento delle autorità competenti.

Chi mette in sott’ordine questa battaglia culturale o la considera inutile, non capisce la sostanza del problema e non tiene conto degli insegnamenti della storia (la nascita del fascismo e del nazismo).

Non occorrono, in linea di principio, comitati nuovi, è l’Anpi che deve avere la capacità di affrontare tutta la complessa problematica, cercando di non farlo da sola, creando rapporti costruttivi con tutte le associazioni democratiche e non escludendo, di principio, i rapporti con i movimenti, specialmente se di giovani.

Ma deve trattarsi sempre di rapporti chiari, in cui ognuno fa la sua parte e molte cose, se possibile, si fanno insieme, ma senza ricatti e senza pretese di spingere l’Anpi ad essere quello che non può e non deve essere. E’ doveroso sottolineare l’assoluta necessità di rafforzare l’antifascismo a livello Europeo.

Legalità

Il principio di fondo è nell’art. 54 della Costituzione, che impone a tutti il rispetto della legge.

Occorre stringere legami più profondi con le associazioni che già si battono su questo terreno con notevole capacità di mobilitazione ma al tempo stesso programmare anche una politica autonoma d’impegno contro le mafie e per la legalità.

Il nostro concetto di legalità è più vasto rispetto al solo rispetto delle legge. Un buon cittadino deve badare anche alle regole non scritte e non accompagnate da sanzioni.

Diffondere questa idea di legalità e praticarla è fondamentale per un’Associazione che si richiama ai valori della Resistenza.

La difesa dei diritti

E’ compito dell’Anpi difendere tutti i diritti sanciti dalla Costituzione.

Dobbiamo pronunciarci per tutti coloro che fin qui sono stati considerati “diversi”, bisogna essere favorevoli e battersi per il riconoscimento della cittadinanza a chi, con i genitori, è in Italia da tempi rilevanti, dobbiamo essere favorevoli alle unioni civili.

la libertà d’informazione

L’Anpi deve essere impegnata a difenderla ad ogni costo, come elemento essenziale della democrazia.

Per parte nostra, dobbiamo dare un contributo essenziale per arricchire l’informazione, esponendoci con chiarezza e franchezza su tutte le questioni che riguardano le nostre competenze ed organizzarci perché la nostra voce sicuramente libera e autonoma riesca a farsi sentire.

La scuola

Con l’intesa sottoscritta nel luglio 2014 con il MIUR, abbiamo fatto un passo notevole per uscire dalla saltuarietà dei rapporti con la scuola e per cercare di ottenere che l’insegnamento della storia comprenda anche questo dopoguerra, che la Costituzione venga analiticamente fatta conoscere ed apprezzare, affinché vengano esaltati i valori della democrazia. Anpi deve andare nelle scuole non solo per parlare di Resistenza, ma per parlare di costituzione e di rispetto dei valori. Su questo fronte devo dire che la nostra sezione si muove bene da molti anni, grazie soprattutto a coloro che negli anni passati hanno stretto rapporti di collaborazione con la scuola e con le Istituzioni locali più in generale. E’ un impegno grandissimo che riguarda il futuro del Paese. E’ necessario che vengano  realizzati in modo compiuto  tutti gli impegni assunti nel protocollo con il MIUR.

Giustizia

Un Paese libero e democratico ha bisogno di una giustizia efficiente e giusta. Ha bisogno di una magistratura che lavori serenamente e abbia consapevolezza dell’importanza del suo ruolo, ha bisogno di governi che non compiano atti capaci di minare le basi della fiducia che deve essere riposta nella giustizia e che rispetti l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura.

 

 

L’Anpi   è una forte organizzazione con 120.000 iscritti.

Le strutture territoriali provinciali sono presenti in tutta Italia (n.110) in totale, così come le Sezioni (n.3000). Benché non abbia certo mezzi rilevanti, e disponga di strutture prevalentemente organizzate in forma di volontariato, è riuscita, in questi anni, ad imporsi per l’autorevolezza e la credibilità, sia tra i cittadini, sia tra le istituzioni, ed è quindi sicuramente in grado di svolgere i compiti di cui sopra.

Ciò che importa è assicurare la continuità nel senso che il futuro va affrontato tenendo ben ferme le nostre radici e a loro fare costante riferimento.

Bisognerà rinforzare la formazione continua, non solo dei giovani ma anche dei dirigenti.

Sul come, il criterio da seguire è evidente: l’Anpi deve essere sempre e comunque se stessa, erede della Resistenza, ma prioiettata verso un futuro in cui c’è tanto bisogno di rafforzare i valori su cui essa si fonda.

Nella fase di ricambio generazionale occorre adottare alcuni accorgimenti ed alcune iniziative proprio per meglio rendere applicabili le regole e i principi di cui sopra. Bisogna partire dalla condizione dei giovani, dalla eredità che stiamo loro lasciando, dalle responsabilità delle nostre generazioni per il futuro che abbiamo loro negato, stiamo negando o rendendo difficile. Troppi stanno emettendo giudizi negativi sui giovani (e già la generalizzazione è sbagliata), forse per nascondere anche a se stessi le proprie responsabilità. Occorre invece guardare ai giovani senza pregiudizi e senza supponenza. Oltre tutto, consideriamo che sono proprio i giovani che molto spesso ci danno severe lezioni di solidarietà e d’impegno, con il loro volontariato, anche in situazioni estreme e di fronte all’impotenza dello Stato.

 

L’Anpi non è un partito così come non è un sindacato: non solo non lo è ma non può esserlo, pena la sua snaturazione.

L’Anpi è un’altra cosa, anche se persegue fini politici; non partecipa alle competizioni elettorali, non organizza i cittadini a fini specifici, ha una sua tradizione, una sua identità, alcuni suoi fondamentali valori, che coincidono con quelli della Resistenza e della Costituzione.

Deve essere capace di cogliere i cambiamenti della società, non per adeguarvisi passivamente, ma per poter continuare, anche in forme diverse, ad essere se stessa.

Ognuno può essere iscritto al partito che vuole (purché non fascista) e contemporaneamente essere iscritto all’ANPI. Se nell’ambito dell’Anpi emergono critiche a questo o a quel comportamento di quel partito ( o meglio, del Governo in cui è in maggioranza), l’iscritto potrà dissentire, spiegare le sue ragioni, ma se non saranno accolte, dovrà accettarle (pur conservando le sue idee personali) per senso di appartenenza all’Anpi. E non avrà alcun motivo di restituire la tessera né di essere criticato per il suo dissenso. Questo è il vero pluralismo. Gli iscritti hanno tutti i diritti di critica e quello di far valere democraticamente le proprie opinioni, sapendo che si può vincere o perdere, senza problemi e senza farne un dramma.

Rigorosa è e deve essere, la nostra concezione e l’effettiva pratica dell’autonomia. L’Anpi può collaborare con tutte le forze democratiche, ma la condizione è che lo faccia sempre senza rinunciare a ciò che riguarderebbe la sua autonomia, il suo prestigio, la sua autorevolezza, fra l’altro conquistata proprio a forza di essere liberi ed autonomi da tutti. Non abbiamo pregiudiziali verso partiti o governi, che giudichiamo solo in relazione a comportamenti ed azioni specifiche e non sulla globalità, perché non è tanto il giudizio politico che conta quanto l’esercizio di quella coscienza critica del Paese che ci siamo assunti fin dal Congresso del 2011 ed alla quale non possiamo rinunciare mai.

A tutti deve essere chiaro che l’ANPI esiste ed esisterà per difendere la democrazia, per praticare l’antifascismo, per ottenere libertà, uguaglianza e dignità.

Siamo un’ Associazione che non vive di ricordi, ma li rende attivi, guardando al presente e al futuro.

 

Quando si combatte un nemico comune (i fascisti), dobbiamo smorzare i conflitti interni, creare coesione, unire le forze per combatterlo tutti insieme e meglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Documenti e regolamento Congressuale, riviste ANPI

Cari compagni,
in allegato vi reinvio il documento politico in preparazione del 16° Congresso Nazionale (alcuni compagni non riuscivano ad aprire l’allegato per cui ora è in un altro formato, spero accessibile da ogni PC), e il regolamento del Congresso.
Cari saluti
p. ANPI Provinciale Varese
Ierina Dabalà

1 Regolamento_congresso

2 Documento_congresso_nazionale_16_ANPI

Gli ultimi numeri diffusi della rivista

3 ANPINEWS N.181

4 Anpinews n 182

5 Anpinews n.184

6 Anpinews n 186

6 Anpinews n 186

7 Anpinews n 187

8 Anpinews n 188

Anpinews n 185

il numero 183 è in fase di ricerca….

Eccolo: ANPInews_n.183

 

 

Evento congressuale ANPI

Anpinews n 188

Cliccaci per estrarre il file sicuro PDF

 

Buon giorno a tutti,

 

inoltro l’allegato il cui contenuto, unitamente alle tesi congressuali che vi  ho già inviato precedentemente, sarà sicuramente oggetto del nostro congresso di sezione che si terrà la mattina di DOMENICA 21 FEBBRAIO presso il CIRCOLINO via P. Colombo.

 

Segue convocazione ufficiale.

 

cordiali saluti

Renata Albero

Ιntervento prof. Ampollini

Giornata della memoria

(Olgiate Olona, 27 gennaio 2016)

27gen1

 

Il senso di questa giornata

“Fugit irreparabile tempus”, così diceva il grande Virgilio: fugge irreparabilmente il tempo. Eppure l’uomo, ogni uomo, anche ciascuno di noi ha la possibilità di contraddire a questa legge inesorabile di natura attivando una propria funzione: la memoria.  Attraverso la memoria noi possiamo richiamare alla mente fatti accaduti anche molto tempo fa, anche prima della nostra nascita. Ma la memoria non è soltanto un atto intellettuale. Pensiamo al verbo della memoria: ricordare. La sua etimologia rimanda alla parola latina “cor, cordis”, che vuol dire cuore. Ecco allora che ricordare non è solo tenere a mente ma portare nel cuore, mantenere vivi quegli episodi e quelle esperienze. Questo è il senso della storia, nessuno di noi viene al mondo come se fosse catapultato nel nulla, ci inseriamo come in un grande fiume spinti dalla corrente costituita dalle esperienze di quanti vennero prima di noi, con altri facciamo un pezzo di strada insieme e altri dopo di noi la continueranno.  Sapere di essere inseriti in questo flusso dove tutto continuamente cambia ma le dinamiche dell’uomo restano le stesse ci consente di fare tesoro di quanto di buono hanno fatto i nostri padri ma anche di evitare i loro errori.  Questo è alla base dell’istituzione della giornata della memoria, una staffetta in cui le generazioni si passano il “testimone” per andare verso una meta comune che è fatta di valori, di giustizia, di equità, di rispetto dei diritti e di accoglienza.

 

Istituzione

Il 27 gennaio 1945, le truppe dell’Armata Rossa, che stavano avanzando verso ovest, giunsero ad Auschwitz scoprendo il campo di concentramento e l’orrore che vi si era consumato. In ricordo di quell’avvenimento l’assemblea generale delle Nazioni Unite, il 1° novembre 2005 deliberò di dedicare questo giorno, in tutto il mondo, alla liberazione dei campi di concentramento nazisti e alla fine dell’Olocausto. Ma l’Italia aveva preceduto questa decisione con una legge del 2000 (L. 211/00). In particolare gli artt. 1 e 2 così recitano:

  1. «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
  2. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere. »

I campi

Il totale stimato delle vittime dei lager nazisti ammonta a circa 6 milioni di morti dal 1933 al 1945. Queste morti sono concentrate per la stragrande maggioranza dal 1939 al 1945. I principali furono: Auschwitz, Bukenwald, Dachau, Mauthausen, Treblinka, Theresienstadt (campo per bambini). In Italia ricordiamo Quelli di Fossoli, di Bolzano e la risiera di San Sabba a Trieste.

Non tutti i campi avevano la medesima funzione. Vi erano campi di smistamento, campi di prigionia, campi di lavoro e campi di sterminio. Nei campi di smistamento si concentravano le persone prelavate su un determinato territorio per poi inviarle alla destinazione definitiva.  I militari degli eserciti nemici della Germania, che erano stati catturati, finivano nei campi di prigionia e nei loro confronti si applicavano almeno in parte le regole previste dalla Convenzione di Ginevra.  Altri prigionieri e deportati venivano radunati in campi di lavoro, ridotti praticamente in schiavitù e con la loro attività costretti a sostenere l’industria bellica germanica. Nei campi di sterminio invece i prigionieri non appena arrivati venivano selezionati, indirizzati nelle camere a gas, uccisi e quindi cremati nei forni. Tra i gruppi imprigionati e sterminati nei campi di concentramento quello più numeroso è costituito senza dubbio dagli ebrei. Si stima che durante la seconda mondiale ne morirono circa 6 milioni. In questo conteggio però, oltre a quelli che trovarono la fine nei lager, dobbiamo ricordare quelli uccisi sul posto e quelli che furono rinchiusi nei ghetti molti dei quali morirono per stenti e privazioni.

Nei campi, gli internati, identificati con un numero che veniva tatuato sul braccio in modo indelebile, portavano un triangolo colorato che ne rendeva immediatamente riconoscibile la categoria di appartenenza. I triangoli erano di colore rosso per i prigionieri politici, verde per i criminali, viola per i testimoni di Geova, rosa per gli omosessuali, nero per gli asociali e marrone per gli zingari. Gli ebrei portavano due triangoli gialli sovrapposti a formare la stella di Davide.

 

La soluzione finale

Come si arrivò a questa tragedia, per molti unica nella storia dell’umanità. Sin dalla presa del potere in Germania nel gennaio 1933 il partito nazista cominciò a discriminare gli ebrei ritenuti responsabili della sconfitta nella prima guerra mondiale ma soprattutto di razza inferiore. Con gli anni la situazione peggiorò. Significativo fu quanto accadde la notte del 9 novembre 1938. Questa fu chiamata la notte dei cristalli, con riferimento alle vetrine dei negozi di proprietà ebraica che furono mandate in frantumi: 7500 furono le botteghe distrutte, 191 le sinagoghe incendiate mentre il numero delle vittime decedute per assassinio o in conseguenza di maltrattamenti, di atti terroristici o di disperazione ammontò a varie centinaia. Circa 30 000 ebrei furono deportati nei campi. Con l’espansione delle truppe germaniche verso est il numero degli ebrei residenti nei territori invasi dalla Germania divenne molto più consistente. Un documento del 12 dicembre 1941 contiene la prova che Hitler dichiarò che la sua decisione era quella di annientare tutti gli ebrei: un genocidio, ovvero lo sterminio di un intero popolo. A seguito di ciò, il 20 gennaio 1942 si tenne a Berlino la cosiddetta Conferenza di Wannsee, presieduta da Heydrich, con la partecipazione di altri gerarchi dello stato e delle SS, compreso Eichmann con funzioni di segretario. Fu decisa la cosiddetta “soluzione finale della questione ebraica” entrando nel merito dei dettagli burocratici necessari ad attuarla. Da quel momento non vi furono più soltanto eccidi sporadici e maltrattamenti ma si studiò come radunare ed eliminare tutti gli ebrei d’Europa. Dopo diversi tentativi si individuò nei lager allestiti con le camere a gas lo strumento per realizzare quel piano folle e criminale.

 

L’Italia

Anche il nostro paese fu complice di quanto accaduto e allo stesso tempo ne fu vittima. Il fascismo, al potere in Italia dal 1922 all’inizio non operò alcun provvedimento contro gli ebrei. Fu soltanto nell’autunno del 1938, che anche l’Italia, diventata alleata della Germania, cominciò a discriminare gli ebrei. Un Regio decreto legge del 5 settembre 1938 fissò i «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista», un altro del 7 settembre prese «Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri» mentre il 6 ottobre il Gran Consiglio del Fascismo emanò una «dichiarazione sulla razza» che fu poi adottata dallo Stato con un altro Regio decreto legge in data 17 novembre. Le persecuzioni vere e proprie cominciarono però soltanto nel settembre 1943, quando l’Italia centro settentrionale fu invasa dai tedeschi e Mussolini, che nel frattempo era stato liberato dai nazisti, messo a capo di uno stato fantoccio la cosiddetta “repubblica di Salò”. Subito cominciarono le persecuzioni degli ebrei italiani rimasti fino a quel momento relativamente al sicuro rispetto al resto d’Europa dominato dalle truppe dell’Asse. Non furono soltanto i nazisti a macchiarsi di questi crimini, spesso i fascisti rivaleggiarono in crudeltà nei loro confronti. Quando gli ebrei capirono il rischio che correvano cercarono di fuggire in Svizzera, alcuni vi riuscirono, altri no. Le prime stragi avvennero sulla sponda piemontese del lago Maggiore. Sedici ebrei ospiti dell’Albergo Meina furono identificati. Dopo essere stati trattenuti per alcuni giorni, in due notti successive (22 e 23 settembre), furono uccisi e gettati nel lago. Il caso più drammatico e numericamente consistente fu però la deportazione del ghetto di Roma. La comunità ebraica di Roma è una delle più antiche d’Europa, risale al tempo dei cesari. Qui la mattina del 16 ottobre 1943 la Gestapo effettuò una retata che portò alla reclusione di 1259 persone: 689 donne, 363 uomini e 207 bambini. Dopo il rilascio di un certo numero di componenti di famiglie di sangue misto o stranieri, 1023 deportati furono avviati ad Auschwitz, ne tornarono soltanto 16, 15 uomini e una donna. Complessivamente gli ebrei italiani che morirono a seguito delle persecuzioni nazi-fasciste vanno dagli ottomila ai diecimila, gli studi stanno ancora proseguendo per determinarne la cifra in modo più preciso.  Da notare che la comunità ebraica italiana contava circa 30.000 persone e che pertanto le vittime furono una su tre.

Ma gli italiani internati nei lager nazisti furono complessivamente circa 900.000, deportati in Germania o nei territori occupati durante la Seconda guerra mondiale. Di questi:

  • 000 furono prigionieri di guerra disarmati dai tedeschi nei giorni successivi all’8 settembre del ’43. Sono gli IMI, ossia gli internati militari italiani.
  • 000 furono i lavoratori coatti inviati in Germania prima del ’43. Inizialmente erano volontari attirati dagli stipendi più alti. Dopo l’armistizio finirono in prigionia.
  • 000 furono i lavoratori italiani che andarono in Germania dopo l’8 settembre del ‘43, per lo più rastrellati dai nazi-fascisti, finirono in Campi di lavoro.
  • 000 furono i deportati “politici”, i cosiddetti “Triangoli rossi”, ossia i resistenti, i partigiani, gli scioperanti, i sindacalisti, gli antifascisti. Dopo gli scioperi del marzo ’43 e del marzo ’44 ci furono molte deportazioni. Ne morirono il 40% circa.
  • Le donne italiane finite in un lager nazista furono circa 6.800.

 

Per finire la poesia con cui Primo Levi, scampato all’inferno di Auschwitz, volle aprire il suo romanzo “Se questo è un uomo” in qui racconta la sua esperienza e che invita a respingere l’indifferenza e a vigilare affinché non abbia a ripetersi quanto accaduto.

 

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi)