La vita difficile di tutti i giorni – ITALO CASTOLDI

La vita difficile di tutti i giorni

ITALO CASTOLDI
“Dovevi andare in Comune per aver la tessera e, e non eri residente, non ti spettava.
Senza tessera era possibile trovare del pane al mercato nero ma lo pagavi cifre esorbitanti.
Quando andavi dal macellaio ti trovavi la giunta, cioè un pezzo d’osso; se non beccavi il tuo pezzo d’osso non avevi carne.
Principalmente era carne di bassa macellazione, quella che c’era.
Se volevi, potevi trovare al mercato nero, carne di cavallo o di asino.”

La vita difficile di tutti i giorni – GIOVANNI GALBERSANINI

La vita difficile di tutti i giorni

GIOVANNI GALBERSANINI
“Quando ero al Pignone nascosto, i tedeschi un giorno hanno puntato la pistola alla mia nonna che veniva su a portarmi da mangiare.
Lei da Prospiano veniva su al Pognone; lì c’era anche il mio cugino Nino Ciceri.
Mia nonna mi portava su un po’ di patate, perchè mio nonno aveva la campagna, un po’ di farina, un po’ di riso… quello che poteva “fregare” al marito”.

La vita difficile di tutti i giorni – STEFANINA GEDI (NINA)

La vita difficile di tutti i giorni

STEFANINA GEDI (NINA)
“Io uscivo da Messa alla domenica mattina presto… allora c’erano sette, otto, nove donne vicino al mulino che aspettavano e volevano la farina da fare polenta. Cosa dovevo fare?
Ne davo due chili per una ed erano tutte contente.
Come si faceva a lasciare le donne senza farina? Finché ce la avevo la davo…”
“Erano tesserati, eh!”
Veniva la finanza da Varese e io dicevo: “Sono tanti “por balitt”” e ho dato loro un po’ di farina.
E quella volta non hanno parlato più … quelli lì di Varese”.

Gli anni dei Sabotaggi La beffa della segnaletica Stradale CARLO FERRARI

Gli anni dei Sabotaggi – La beffa della segnaletica Stradale

CARLO FERRARI
“Il mio gruppo di partigiani non c’entrava con le frecce perchè il nostro pensiero era che non si poteva mettere a repentaglio tutto il paese per uno scherzo che era divertente ma anche pericolosissimo se i tedeschi avessero fatto una rappresaglia.
C’era il rischio di fare ammazzare gente, come in Emilia, o fare bruciare il paese il paese; e noi non eravamo d’accordo.
Dopo quel fatto i tedeschi hanno messo fuori i manifesti minacciando rappresaglie se si fosse ripetuto: si parlava di impiccagione,”

Gli anni dei sabotaggi: Le armi della villa Restelli – GIUSEPPE MENZAGHI

Gli anni dei sabotaggi: Le armi della villa Restelli

GIUSEPPE MENZAGHI
” Abbiamo fatto qualche cosa noi di dispetto lì all’autostrada, buttando giù delle stellette di lamiera, che si incastravano nelle gomme che scoppiavano, per fermare le autocolonne tedesche.
I tedeschi una volta sono venuti su al Circolo Verdi, hanno chiamato il Presidente che era il Carlo Ciapparelli ed hanno chiuso il Circolo per tre giorni,”