Meeting Minutes

Meeting Minutes del 23-11-2020

Preghiera nostop per Patrick Zaki

I signori del mondo vanno; nostro Signore, vieni. Fa’ conoscere a tutti i popoli il tuo volere affinché vivano secondo esso. Ferma ogni guerra e ogni violenza; guardaci dalle forze di distruzione che sono nelle mani degli esseri umani,

Amen


In questa data nel 1555 (23 novembre), una donna di nome Digna Pieters fu giustiziata a Dordrecht, Paesi Bassi. Era un’anabattista, accusata di essere stata ribattezzata e di aver partecipato alle riunioni eretiche. È stata messa in una sacco ed è annegata, in segreto, nella torre Puttox, ′′ vicino al cancello del Grootehooft della città di Dordrecht.” (Vedi lo specchio dei martiri, pp. 550-551.) La torre è crollata in seguito a causa all’invecchiamento, ma il cancello è ancora in piedi. (Foto: Il Groothoofdspoort, Dordrecht. ))~ La Marginal Mennonite Society Anabaptist Executions Serie

Buon compleanno, Andrew Goodman (novembre. 23 giugno 1943). Attivista per i diritti civili. Andrew e altri due iscritti agli elettori (James Chaney e Michael Schwerner) sono stati assassinati dal Klan durante l’estate della libertà in Mississippi. Nato a New York City. Morto a Philadelphia, Mississippi. Seppellito nel cimitero del Monte Giuda, Queens, New York.~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

Buon compleanno, Theodore Dwight Weld (novembre. 23, 1803-Febbraio. 3, 1895). Abolizionista. Riformer sociale. Organizzatore della American Anti-Slavery Society. Sposata con Angelina Grimke, anche un’abolizionista radicale. Coautore (con Angelina e Sarah Grimke) dell’enorme e influente testo ′′ American Slavery As It Is: Testimonianza di mille testimoni ′′ (1839). Nato ad Hampton, Connecticut. Morto ad Hyde Park, Massachusetts. Seppellito nel cimitero di Mount Hope, Mattapan, Massachusetts.~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

In memoria per la giornata di ieri

In questa data nel 1546 (22 novembre), quattro hutteriti sono stati giustiziati decapitando a Vienna, Austria. I loro nomi erano: Hans Staudacher, Anthoni Keim, Blasius Beckh e Leonhard Schneider. (Vedi lo specchio dei martiri, p. 475.) Sono stati catturati con le loro famiglie mentre emigravano in Moravia (nella Repubblica Ceca di oggi). Hans, Blasius e Leonhard erano di Kaufbeuren, Germania (circa 500 km a ovest). Anthoni era di Gunzenhausen, Germania (circa 490 km a nord-ovest).~ La Marginal Mennonite Society Anabaptist Executions Serie

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Rinnovata di nuovo la custodia cautelare per lo studente egiziano dell’Università di Bologna. La preoccupazione per lui e per gli esponenti della sua Ong arrestati nei giorni scorsi

Altri 45 giorni di carcere per Zaki. Amnesty: «L’Egitto ha superato ogni limite, l’Italia deve agire»

di Marta Serafini

Altri 45 giorni di carcere per Zaki. Amnesty: «L'Egitto ha superato ogni limite, l'Italia deve agire»

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Altri 45 giorni per Zaki. È stata rinnovata la custodia cautelare in carcere al Cairo di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna sotto accusa per propaganda sovversiva.

A darne notizia è Hoda Nasrallah, annunciando l’esito dell’udienza di ieri. Nasrallah non ha saputo precisare la data precisa della prossima udienza che – calcolando 45 giorni da ieri – comunque dovrebbe cadere intorno a Capodanno e a ridosso del Natale che i copti (i cristiani d’Egitto come Patrick e la sua famiglia) festeggiano il 7 gennaio.

L’udienza per Zaki, in carcere già da oltre nove mesi, si era svolta davanti a una Corte d’assise del Cairo ed era stata annunciata il 7 novembre, al momento del rinvio di una convocazione slittata per motivi di sicurezza legati a una tornata elettorale. Amnesty International l’altro ieri si era detta pessimista per l’esito dell’udienza di ieri visti i recenti arresti di tre dirigenti dell’Ong egiziana per la difesa dei diritti umani «Eipr» per la quale Patrick era ricercatore in studi di genere. «Ho parlato con lui dieci minuti dopo l’udienza: sta bene ed è in buona salute», ha detto ancora la sua avvocatessa al telefono. Patrick Zaki «ha parlato davanti ai giudici circa i suoi studi e ha detto che è un bene per il Paese che uno dei suoi figli sia professore all’estero», ha aggiunto la donna.

Lo studente dell’Alma Mater bolognese è stato arrestato in circostanze controverse il 7 febbraio e, secondo Amnesty, rischia fino a 25 anni di carcere. In Egitto la custodia cautelare può durare anche due anni. L’udienza si era svolta di nuovo all’Istituto per sottufficiali di polizia di Tora, la zona meridionale del Cairo dove si trova il complesso carcerario in cui il giovane è detenuto dal 5 marzo, quasi un mese dopo l’arresto. Le accuse a carico di Patrick sono basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano fake ma che hanno configurato fra l’altro il reato di diffusione di notizie false, incitamento alla protesta e istigazione alla violenza e al terrorismo.

« Siamo di fronte a un vero e proprio accanimento giudiziario da parte dell’Egitto nei confronti di Patrick», ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia all’Ansa. «Questi nove mesi e mezzo trascorsi — aggiunge Noury — che diventeranno ormai 11 con questo rinnovo di detenzione preventiva, chiamano in causa l’inerzia dell’Italia, l’assenza di un’azione forte. Mi chiedo cos’altro ci voglia dopo il rinnovo della detenzione di Patrick e tre arresti di fila dei dirigenti della sua organizzazione per i diritti umani (Eipr, ndr) per un’azione diplomatica molto forte nei confronti dell’Egitto». «Ieri — aggiunge Noury a proposito di Patrick — aveva detto in udienza che il suo Paese dovrebbe essere orgoglioso di aver un’eccellenza così ricca, così bella, all’estero in un master prestigiosissimo come quello dell’università di Bologna. Evidentemente all’Egitto questo non importa, le eccellenze le lascia in carcere».

Fonte: Corsera on line

Messico, le femministe pretendono verità e giustizia per Alexis

 di Gianni Sartori

L’assassinio di donne nello Stato centro-americano costituisce una tragica conta quotidiana. Molte le manifestazioni di protesta nel Paese

I testimoni hanno parlato di parecchie decine di manifestanti – mascherate – che il 13 novembre hanno fatto irruzione negli uffici (definiti un “bunker”) del procuratore generale del Messico. La loro richiesta – già avanzata da tempo con manifestazioni e appelli – riguardava l’uccisione della ventenne  Blanca Alejandrina Lorenzana Alvarado (Alexis), un femminicidio particolarmente odioso e su cui finora le autorità non hanno mostrato di voler fare più di tanto chiarezza. Le donne hanno fatto uso di martelli sia per rompere le finestre, sia per forzare le porte e poter entrare nell’edificio governativo. Prelevando quindi incartamenti e documenti vari per darli alle fiamme.

L’assassinio di donne in Messico costituisce uno stillicidio quotidiano, ma il caso di Alexis ha suscitato un’ondata di proteste in tutto il paese come non si vedevano da tempo.

La giovane era scomparsa il 7 novembre nello Stato  di Quintana Roo. Immediate le ricerche effettuate da parte di amici e familiari, ma purtroppo vane. Il suo corpo straziato (e presumibilmente sottoposto a tortura) veniva ritrovato due giorni dopo in due sacchi per l’immondizia

Come denunciarono i suoi amici “Alexis fue levantada y torturada por el solo hecho de ser mujer, de ser joven y de salir a vender productos a la calle que ofertaba desde aplicaciones digitales como medio de subsistencia”.

Di tutti i numerosi femminicidi denunciati quest’anno dalle organizzazioni femministe, la Fiscalia del Estado di Quintana Roo ne ha riconosciuti come tali solamente dodici.

Anche Alexis, attraverso le reti sociali, si associava ai milioni di donne messicane che esigono giustizia per le vittime in un Paese dove quotidianamente vengono assassinate in media dieci donne “por el solo hecho de serlo”.

E dove spesso la legislazione locale (e in particolare – coincidenza – proprio quella di Quintana Roo) si oppone sia alla depenalizzazione dell’aborto, sia a classificare come “feminicidio” le uccisioni di donne avvenute per questioni di genere.

Solo qualche giorno prima a Cancun  si erano tenuta un’intera giornata di manifestazioni, proteste e interventi per le ultime tre uccisioni di donne (tra cui appunto Alexis) avvenute nel corso della precedente settimana.  All’iniziativa avevano partecipato femministe, esponenti della società civile, gruppi per la difesa delle donne, studenti e militanti della sinistra. Diverse donne e ragazze, completamente vestite di nero, ricoprivano i muri della città con scritte (“Justicia para Alexis”, “Quintana Roo feminicida”..) e infrangevano qualche vetrina.

A difesa del municipio, dove confluiva la manifestazione, erano state erette dalla polizia alcune barricate. Contro di queste – e contro qualche  finestra – le donne avevano scagliato pietre e altri oggetti. Da parte della polizia anti-sommossa si reagiva sparando (ufficialmente solo in aria), sia con le pistole che con fucili da caccia (come ben documentato dalle immagini di alcuni video). Due giornalisti erano rimasti feriti.

E’ assai probabile – vista l’intensità della sparatoria – che altre persone (manifestanti o spettatori) siano state colpite dai proiettili, ma che abbiano preferito non recarsi all’ospedale dove rischiavano l’arresto.

Stando alle dichiarazioni della coraggiosa giornalista Lidia Cacho, la polizia di Cancun sarebbe sospettata di collusione con un cartello della droga.

Quintana Roo, inoltre, è tristemente noto per essere uno dei tre stati messicani con il maggior numero di bambine desaparecidas e il primo nella tratta e nello sfruttamento sessuale dei minori (sia da parte dei locali che dei numerosi turisti).

Contemporaneamente alla manifestazione di Cancun repressa a fucilate, gli esponenti del collettivo Marea Verde erano scesi in piazza a Chetumal per poi entrare nell’ufficio del procuratore generale di Stato. Nella stessa giornata le militanti femministe manifestavano a Cozumel – sempre chiedendo giustizia per Alexis – davanti alle istallazioni del FGE.

Altre manifestazioni si erano tenute al tribunale di Felipe Carrillo Puerto. Scontata la richiesta, finora inevasa dalle autorità, di garantire la sicurezza delle bambine, delle adolescenti e delle donne adulte, in egual misura vittime di  aggressioni, stupri e uccisioni. 

FOTO DI JUAN CARLOS FONSECA MATA, MANIFESTAZIONI IN MESSICO, 2020

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 22/11/2020: buona domenica

” Molti pensano oggigiorno che la vita stia volgendo alla fine e che tutto stia crollando. Tra molto tempo si vedrà, forse, che è stato anche un inizio. Ma forse io non poggio i piedi sul ‘terreno della realtà’, forse sono un’idealista? Su, lasciami stare, bisogna pur che esistano persone come me, le mie realtà sono di fatto diverse da quelle che i più chiamano ‘la realtà’, ma sono anche realtà “

Etty Hillesum

Preghiera per Patrick Zaky

Oggi è il tempo di Dio. E tuttavia questo tempo, che è il nostro, lovediamo piuttosto abitato dalla futilità e dall’agitazione, dalla banalità e dalla ripetizione. Per questo, oggi ancora, dobbiamo convertirci. Insegnaci a iscrivere la tua novità nelle nostre abitudini, la tua speranza sulla nostra stanchezza, la tua presenza nella nostra solitudine, la tua pace sulle nostre inquietudini.

Amen

Antoine Nouis


In questa data nel 1944 (22 novembre) morì Arthur Eddington. (Nato il 28 dicembre 1882.) Quaker. Il pacifista. Obiettore di coscienza nella prima guerra mondiale. Astronomo. Astrofisico. Popolarizzatore precoce della teoria della relatività di Einstein.Citazione preventiva: ′′ Penso si possa dire che il quakerismo, dispensando con i creeds, tenga una mano allo scienziato. Lo spirito di ricerca che ci anima si rifiuta di considerare qualsiasi tipo di credo come il suo obiettivo.”Nato a Kendal, Inghilterra. Morto a Cambridge, Inghilterra. I suoi resti cremati si trovano nel terreno di sepoltura parrocchiale Ascensione, Cambridge.~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes Cimitero

Buon 91° compleanno, Staughton Lynd (nato novembre) 22, 1929). Quacchero. Il pacifista. Obiettore di coscienza. Attivista per i diritti civili. Attivista antiguerra. Resistente fiscale di guerra. Avvocato. Storico. Direttore delle Freedom Schools in Mississippi nel 1964. Autore di ′′ Origini intellettuali del radicalismo americano ′′ (1968), e ′′ We Are All Leaders: L ‘Unionismo alternativo dei primi anni’ 1930 ′′ (1996), tra gli altri funziona. Nel 2009, Staughton e sua moglie Alice pubblicarono ′′ Stepping Stones: Memoir of a Life Together ′′ (2009). Nato a Philadelphia, Pennsylvania. (Foto: Alice e Staughton Lynd. ))~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

Buon compleanno, Marilyn French (novembre. 21 maggio 1929). Femminista. Una romanziere. Maestra. Autrice dell’influente romanzo femminista ′′ The Women’s Room ′′ (1977), tra tante altre opere. Nata a Brooklyn, New York. Morta a Manhattan, New York.
~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

L’Etiopia in guerra: 112 milioni di persone in pericolo

L’Etiopia è in guerra. Una situazione disastrosa

 di Gian Mario Gillio

 20 novembre 2020

L’Etiopia è in fiamme: una guerra devastante sta mietendo vittime e spargendo sangue. La contrapposizione interna porta con sé un ulteriore problema: quello del vecchio e nuovo colonialismo

L’Etiopia è in fiamme. Una guerra devastante sta mietendo vittime e spargendo sangue. L’attuale conflitto vede in contrapposizione il governo federale e il Fronte di liberazione del Tigrè (Tplf), il partito che domina quella Regione.

Questa contrapposizione interna porta con sé un problema più ampio, atavico: quello del colonialismo e del post-colonialismo.

L’attuale conflitto preoccupa gli osservatori internazionali per le sue atrocità e perché potrebbe allargarsi anche ai Paesi limitrofi. Gli scontri armati tra gli schieramenti sono iniziati la prima settimana di novembre e si sono via via intensificati.

Enzo Nucci è l’inviato Rai in quelle zone, un conoscitore profondo delle dinamiche africane. Gli abbiamo chiesto qual è la sua idea su questo nuovo focolaio di guerra e se, secondo lui, il colonialismo può essere, ancora oggi, motivo di dissidi interni in molte aree africane.

Un Rapporto, disponibile sul sito del Servizio di informazione umanitaria Reliefweb, ricorda che tra il 2013 e il 2018 si è assistito a un incremento costante nel numero di conflitti e a episodi di violenza nei confronti delle popolazioni civili in Africa.

Si tratta, in buona parte, di guerre geograficamente circoscritte; tuttavia, il peso dei conflitti regionali che oppongono attori statali a movimenti e gruppi armati trans-nazionali assume un’incidenza sempre maggiore e in diverse aree del sub-continente, dal Sahel al Corno d’Africa.

«Le situazioni si sommano, si sovrappongono, i retaggi del passato e le situazioni si mescolano e rendono l’Africa, ancora oggi, un luogo in continua mutazione, un’area di interesse per gli africani in primis e per tanti altri Paesi, che in quelle zone investono, edificano, estraggono», ricorda Enzo Nucci.

«Questi interscambi d’interesse delineano anche la dimensione dei disordini di oggi. L’offensiva a cui stiamo assistendo in Etiopia, ho il sentore che fosse premeditata da tempo. Ricordo che la preparazione tecnica e militare dell’esercito etiope è molto forte. Lo scontro tra le parti nasce essenzialmente dal disconoscimento politico reciproco. Un mancato riconoscimento che è culminato negli scontri militari. I Tigrini sono appena 6 milioni e mezzo e rappresentano dunque il 6% dell’intera popolazione etiope. Eppure sono sempre stati molto forti politicamente. La loro rappresentatività politica e istituzionale, di fatto, ha sempre superato di gran lunga la loro forza numerica. In Etiopia – prosegue Nucci – sono decine le etnie che compongono il tessuto umano e sociale del Paese. Eppure la minoranza etnica dei Tigrini ha sempre dominato la scena politica nazionale.

Quando è arrivata la nomina come primo ministro di Abiy Ahmed, appartenente al gruppo etnico dominante degli Oromo – e al quale è stato assegnato recentemente il Premio Nobel per la Pace (nel 2019, ndr), forse prematuramente come già capitato in passato (Birmania, Aung San Suu Kyi) –, l’allarme nella Regione del Tigri è stato immediato; e si è poi acuito quando è stata determinata la loro esclusione dalle decisioni politiche. Non era mai accaduto prima che i Tigrini perdessero il controllo politico. In mezzo, poi, ci sono stati il rinvio delle elezioni nazionali a causa Covid e le elezioni nel Tigri non riconosciute dal governo ufficiale.

Oggi l’area del Tigri è completamente isolata. La scintilla degli scontri è stata motivata per via dell’attacco a due basi militari governative e lanciato dal partito delle milizie regionali. Anche se non vi sono fonti certe sulla notizia.

Questo è un conflitto pericolosissimo – prosegue Nucci – che rischia l’implosione. Parliamo di un paese con 110 milioni di abitanti, un’area che in questi ultimi anni era in forte espansione economica, con molti interessi in ballo, come la diga per le acque del Nilo.

Se il conflitto prendesse un maggior respiro, ossia si espandesse, il primo paese ad essere colpito sarebbe certamente il Sudan che ha grossi interessi per la costruzione della diga insieme all’Egitto. L’Etiopia, poi, schiera in Somalia 3000 soldati per fermare l’offensiva degli shabaabL’eventuale richiamo in patria dei militari potrebbe creare ulteriori ptoblemi alla stabilità dell’esecutivo di Magadiscio. Mentre il Kenya, teme che possano riversarsi nel proprio territorio i terrosristi islamisti dal paese confinante. 

Oggi l’Etiopia vive anche su influsso del neocolonialismo. L’area è di interesse geopolitico per la sua posizione di controllo del Mar Rosso ed è una zona strategica per la nuova Via della Seta. Dunque, una zona interessante per la Cina, per la Turchia e il Qatar, per l’Arabia saudita e gli Emirati arabi. Molti oggi invocano l’intervento di questi interlocutori terzi per fermare il conflitto. Un conflitto che se dovese allargarsi, degenerare, sarebbe a proposito della diga, un “Vajont” dalle dimensioni inimmaginabili.

Tra neo-colonialismo e vecchio colonialismo l’Africa è da sempre luogo di interesse e di mire espansionistiche.

Il colonialismo, come quello italiano in Etiopia ha certamente favorito molte divisioni etniche, ancora visibili e purtroppo oggi in conflitto. Quel vecchio divide et impera è un portato difficile da scardinare», ha concluso Nucci.

Eppure, regna ancora in molti ambienti e nel sentire comune una fantasia, quella della presunta «diversità» del nostro colonialismo; della sua umanità e tolleranza. Un luogo comune che ha consentito di rimuovere i sensi di colpa e oscurare la necessità di un’indagine rigorosa su quanto davvero accaduto in quegli anni.

La guerra chimica scatenata dal fascismo in Etiopia rimane, ad esempio, uno dei capitoli più oscuri e controversi del nostro recente passato.

La tesi è contenuta i uno dei libri più importanti, dirompenti e capaci di far aprire gli occhi alla popolazione italiana «brava gente»: I gas di Mussolini di Angelo Del Boca ri-pubblicato dagli Editori Riuniti nel 2007.

Una falsa percezione, quella degli italiani brava gente, smontata dallo storico e giornalista. Libro che vede la prefazione di Nicola Labanca ed è ancora disponibile per l’acquisto online.

Si tratta di uno dei volumi storici più documentati e capace di svelare le trame e le violenze allora ordite dai militari fascisti italiani. Una ricostruzione rigorosamente scientifica e «una sorta di deterrente contro le facili riabilitazioni del regime mussoliniano».

Nel volume sono contenute le riflessioni di Rochat, di Pedriali e Gentili che documentano le strategie dei comandi italiani riguardo all’uso di armi chimiche e il testo dei telegrammi inviati da Mussolini a Badoglio e Graziani, dai quali emerge il quadro di una campagna militare progettata come una vera e propria guerra di sterminio.

Oggi il tema del colonialismo italiano (non solo italiano ovviamente, ma ognuno è chiamato a fare i conti in casa propria) e così le ripercussioni che questo ha prodotto, sono stati ormai ampiamente affrontati, eppure, e neanche tanto sullo sfondo, persiste ancora una sorta di rimozione, di non accettazione delle malvagità italiane attuate negli anni del colonialismo, una rimozione che passa ancora oggi nelle televisivisioni italiane di prima serata nelle quali si tessono le lodi per «ciò che di buono Mussolini ha fatto», e ancora attraverso le affermazioni negazioniste, le banalizzazioni, i luoghi comuni.

Per questo motivo la rivista italiana di cultura, scienza, politica e filosofia Micromega diretta da Paolo Flores D’Arcais ha deciso di dedicare il nuovo numero, disponibile dal 5 novembre scorso, a un focus sui crimini coloniali dell’Italia in Africa e alla necessità che essi trovino posto nella memoria nazionale: «Se infatti le stragi nazifasciste sono ormai parte di “una memoria storica provata”, non si può dire che i crimini compiuti durante il periodo di occupazione italiana di Eritrea, Somalia, Libia ed Etiopia siano parte della memoria collettiva della nazione», ricorda il mensile. È Valeria Deplano, storica e ricercatrice dell’Università di Cagliari a illustrare le ragioni di tale assenza.

«Tenere memoria degli episodi di violenza in cui gli italiani non sono vittime ma carnefici significa mettere in discussione il modo in cui l’Italia repubblicana si è presentata e rappresentata fin dagli anni Quaranta», afferma Deplano.

Una propaganda, quella fascista, che ha sempre prodotto risultati sin dalla notte dei tempi e che Deplano ben racconta nel suo libro Per una nazione coloniale. Il progetto imperiale fascista nei periodici coloniali: «In concomitanza con il rilancio della politica coloniale da parte del regime fascista, dalla prima metà degli anni Venti in Italia aumentò il numero delle testate periodiche che si ponevano l’obiettivo specifico di accrescere le conoscenze coloniali dei propri lettori – ricorda–. Pur raggiungendo un pubblico che il regime giudicò sempre insufficiente, questo genere di pubblicazioni, nate in diversi casi per iniziativa privata ma più spesso edite da enti di cultura semi-pubblici o da strutture ministeriali, contribuirono alla creazione del discorso ufficiale del fascismo attorno all’espansionismo africano.

Sulle pagine delle riviste gli elementi di – spesso pretesa – scientificità si intrecciavano con quelli più marcatamente propagandistici, fornendo idee, immagini, argomenti e interpretazioni che poi sarebbero stati ripresi e rimodellati nel discorso pubblico più ampio. Basandosi su fonti archivistiche e sulle stesse riviste».

Meeting Minutes: shabbat shalom

Meeting Minutes del 21 novembre 2020 : shabbat shalom

Preghiera per Patrick Zaky

Padre, buonasera!

Le mie mani nelle tue pongo, mentre il sonno – o la morte – attraversa la breve notte e la bolla errante dei miei sogni mi porta le rose di domani. Padre , buonasera! Le tue dita mi chiudono le palpebre. Sta ‘ presso il mio giaciglio. Tu che mi sei Padre, volgiti a me come tenera madre al capezzale del suo bimbo che sogna. Padre, volgiti a me come tenera madre e accoglimi nelle tue braccia.

Amen
Marie Noel


In questa data nel 1527 (20 novembre), una donna di nome Weynken Claes è stata bruciata sul rogo dell’Aia, Paesi Bassi. Veniva da Monnickendam (circa 75 km a nordest). Pochi giorni prima, Weynken era stato accusata dinanzi al Consiglio Olanda. Quando le viene chiesto di vedere il sacramento dell’altare, lei rispose: ′′ Tengo il tuo sacramento per essere pane e farina. Se lo tieni come Dio, io dico che è il tuo diavolo.” Per quanto riguarda l’unzione dei malati, lei ha detto: ′′ L ‘ olio fa bene all’insalata o all’olio delle scarpe.” Quando ha mostrato un crocifisso, lei ha detto: ′′ Questo è un dio di legno. Buttatelo nel fuoco e scaldatevi con lui.” Anche se Weynken è inclusa nello specchio dei martiri (pp. 422-424), non era un anabattista. (Anabattesimo non arrivò nei Paesi Bassi fino al 1530.) Piuttosto, era sacramentista — una che rifiutava i sacramenti cattolici. Lei e i suoi compagni sacramentisti hanno contribuito a preparare la strada all’anabattesimo olandese. (aggiungo più i quaccheri che li rifiutano tutti e come me si sbattezzano, nota di Maurizio) ~ La Marginal Mennonite Society Anabaptist Executions Serie

“Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini.”(Dietrich Bonhoeffer)


Una mamma sconosciuta mi ha telefonato recentemente per sapere se come quaccheri a Olgiate avevamo dei pannolini: purtroppo gli ho risposto di no e mi spiace. Sono in lotta (messaggi e Email) per il mancato rinnovo del Reddito di cittadinanza per la loro ignoranza sulla legge lombarda dei pazienti cronici e il non sapere il percorso di riqualificazione professionale che sto quasi ultimando come giornalista sportivo. A loro risulto degente o dimissionario…..

State scrivendo il Recovery Fund pensando agli anni Venti. Ma del Novecento

20.11.2020 – Fridays For Future

State scrivendo il Recovery Fund pensando agli anni Venti. Ma del Novecento
(Foto di https://www.facebook.com/fffitalia)

Finora i pacchetti di stimolo italiani sono stati pessimi dal punto di vista climatico: i peggiori in Europa, e tra i peggiori del G20. Il Next Generation EU (in Italia chiamato Recovery Fund) delineerà i prossimi 70 anni: non può essere scritto solo da chi ora ha 70 anni. Ecco 7 punti che il governo deve includereFateci decidere sul nostro futuro!

Le reazioni di fronte alla pandemia ci hanno mostrato che la crisi climatica non è mai stata trattata come una crisi. Eppure entrambe riguardano tutti quanti, colpendo le categorie più fragili con maggiore violenza. E per entrambe le soluzioni coincidono con grandi cambiamenti su scala globale.

Come per la pandemia, l’inazione si paga duramente. La differenza è che, superato il punto di non ritorno, non avremo nessun “vaccino” per salvarci. Ci troviamo quindi in un momento cruciale; tuttavia, i pacchetti di stimolo approvati dal nostro paese sono stati “i peggiori in Europa” dal punto di vista climatico ed ecologico, e tra i quattro peggiori di tutto il G20.

Tra sette anni, ai livelli di emissioni attuali, avremo finito il Budget di CO2 che ci dà il 67% di possibilità di limitare il surriscaldamento globale entro 1.5°C rispetto ai livelli preindustriali. La comunità scientifica ci dice chiaramente che un mondo più caldo di oltre 1.5 mette a rischio le nostre stesse condizioni di vita, e neanche le migliori tecnologie – che comunque non abbiamo ancora sviluppato – potranno invertire i processi che si innescheranno.

Poche idee, ma ben confuse: Italia peggiore in Europa

È questo il messaggio del Green Stimulus Index elaborato da Vivid Economics, che analizza quanto i pacchetti di stimolo post Covid dei vari paesi favorirebbero la transizione ecologica. Per l’Unione Europea il GSI è relativamente alto, intorno ai 40 punti. Quello dell’Italia invece va addirittura sotto lo zero: meno 16 punti (il peggiore in Europa). I motivi principali sono tre: non sono stati finanziati i settori della ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie green; non si è investito nelle “Nature Based Solutions” (“soluzioni basate sulla natura”); si è concesso un salvataggio ad Alitalia senza condizionalità sulla decarbonizzazione.

L’ultima occasione di invertire la rotta è data dal Next Generation EU (che in Italia ci ostiniamo a chiamare Recovery Fund): a livello europeo il 37% dei fondi sarà destinato alla transizione ecologica. Ma i primi progetti che trapelano sono la rappresentazione più classica del “business as usual”. Si va dai 12 miliardi chiesti da ENI per realizzare un impianto di stoccaggio di CO2 nel Mar Adriatico con cui produrre idrogeno blu (cioè da fonte fossile), alle nuove autostrade proposte dal ministero dei Trasporti, fino addirittura alla realizzazione di nuovi inceneritori sul territorio, come riportato da L’Espresso. Non possiamo continuare così: investire nel fossile non solo non è più accettabile, ma non è nemmeno economicamente vantaggioso!

7 punti che non devono mancare

La nostra campagna Ritorno al Futuro condivide molti degli obiettivi proposti da importanti associazioni italiane (Legambiente, Kyoto Club, Forum Disuguaglianze e Diversità, tra le altre). Abbiamo individuato sette proposte imprescindibili, senza le quali nessun Next Generation EU potrà definirsi davvero tale.

  1. Energie rinnovabili: i finanziamenti del Recovery Fund vanno utilizzati per realizzare impianti eolici offshore e solari a terra in aree dismesse, comunità energetiche e autoproduzione da fonti rinnovabili. Bisogna eliminare i 18 miliardi annui di sussidi ambientalmente dannosi e approvare una carbon tax redistributiva. L’obiettivo dev’essere arrivare al 100% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030.
  2. Bisogna ridurre del 50% i consumi energetici del patrimonio edilizio pubblico e privato, accelerando e promuovendo gli interventi di efficientamento energetico su scuole, ospedali, uffici pubblici, edilizia sociale.
  3. È ora di investire seriamente sulla mobilità sostenibile, finanziando l’elettrificazione delle linee ferroviarie per trasporto di merci e persone e rilanciando le infrastrutture di mobilità sostenibile (trasporto pubblico e sharing mobility) nelle città. Entro il 2030 ecco le grandi opere che proponiamo: 200 km di metropolitane, 250 km di servizi tramviari metropolitani, 5.000 km di percorsi ciclabili e nessuna infrastruttura stradale che sia in competizione con queste per il trasporto di merci e persone.
  4. L’Italia ha inoltre bisogno di un piano per la riconversione industriale delle industrie inquinanti, che punti su settori strategici della decarbonizzazione come automotive elettrico per la mobilità pubblica, batterie, idrogeno verde, elettrificazione e digitalizzazione dei porti e del trasporto pubblico locale.
  5. L’adattamento al clima dei territori è cruciale, come vediamo sempre più spesso in seguito ad alluvioni e fenomeni estremi: usiamo i fondi europei per investire sull’adattamento climatico dei territori idrogeologicamente vulnerabili.
  6. Diamo sostegno alla ricerca pubblica e privata per nuove produzioni bio circolari e lottiamo per ridurre i ritardi e i divari digitali che ostacolano l’affermazione di attività economiche e comportamenti sostenibili.
  7. Infine, è necessario incentivare la transizione ad un modello agricolo che non alteri il clima, valorizzi le risorse locali (filiera corta), il biologico e qualifichi l’agricoltura integrata, promuovendo inoltre stili alimentari a base vegetale.

Il Next Generation EU delineerà il futuro dei prossimi 70 anni: non può essere scritto solo da chi oggi ha 70 anni. Saranno i giovani a subire le peggiori conseguenze della crisi climatica causata dall’inazione della politica, e per questo è nostro diritto essere inclusi nella stesura del piano.

Inserire la parola “green” nel Recovery Plan non significa agire per il clima. Non ci importa quante volte la ripetete. Ciò che ci importa è vedere degli obiettivi chiari, e che vengano raggiunti. D’altronde, quando noi studenti facciamo un esame, non ci viene chiesto quante ore abbiamo passato sui libri, ma di dimostrare che abbiamo raggiunto dei risultati e appreso gli argomenti.

Il tempo sta scadendo. Questa è la nostra ultima possibilità. Tutto il resto è propaganda.

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 20/11/2020

” Non è necessario parlare sempre, anche tacendo si può stabilire un contatto e dialogare…” (cit. lettera a Osias Kormann)

Etty Hillesum


Preghiera per Patrick Zaky


Signore, ti chiedo grande forza per sussistere in questo piccolo giorno,per riuscire a muovere un piccolo passo avanti sulla grande via verso di te.

Amen

Ernst Ginsberg

In questa data nel 1910 (20 novembre), Leo Tolstoj morì in una stazione ferroviaria remota a sud-est di Mosca. (Nato il 9 settembre 1828.)Il pacifista. Diffusore del Sermone sul monte. Vegetariano. Autore di ′′ Guerra e pace ′′ (1869), ′′ Anna Karenina ′′ (1877), e ′′ Il regno di Dio è dentro di te ′′ (1894), tra molte altre opere. Il pacifismo di Tolstoj è stato influenzato in parte dalla lettura di George Fox (Quaker) e Adin Ballou (Universalist-Unitarian). Tolstoj a sua volta ha influenzato Mahatma Gandhi (indù) e Martin Luther King, Jr. (Battista).Nato a Yasnaya Polyana, Russia. Morto alla stazione ferroviaria di Astapovo (foto). Seppellito nella tenuta di Tolstoj, Yasnaya Polyana.~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes


Sappiamo bene l’ìimpegno del quacchero Bori, prof anche dell’Unesco, nella traduzione di Tolstoy e che abbiamo meditato, per circa un anno quotidianamente

Buon compleanno, Minnie Baldock (novembre. 20 dicembre 1864 10, 1954). Socialista. Femminista. Suffragista. Oratrice pubblico. Cofondatrice (con Annie Kenney) della filiale londinese dell’unione sociale e politica femminile (rappresentando l’ala militante del movimento suffragistico). Arrestata più volte per atti di disobbedienza civile. Nata a Bromley by Bow, East London, Inghilterra. Morta a Poole, Inghilterra.~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

Turchia, si dimette un ministro, ma non lo sa nessuno

19.11.2020 – Murat Cinar

Turchia, si dimette un ministro, ma non lo sa nessuno

Il 9 novembre a tarda notte il Ministro del Tesoro e del Fisco Berat Albayrak si è dimesso. La decisione è stata comunicata con un post presso il suo account ufficiale su Instagram. Contemporaneamente il suo account Twitter, molto usato dal ministro, è stato sospeso e per circa 27 ore i media mainstream non hanno trasmesso nessuna notizia in merito.

Per tutta la notte i social media, le piattaforme di trasmissione video e numerosi portali di notizie non hanno smesso di parlare di questo fatto straordinario. Tuttavia i canali televisivi, i quotidiani online, le agenzie di notizie allineati con il governo e addirittura l’agenzia di stato Anadolu Ajansi sembravano vivere in un altro paese.

I media stranieri

Mentre il silenzio dei media mainstream continuava, le prime conferme ufficiose arrivavano dai siti di informazione stranieri come Sputnik, BBC, Reuters e Bloomberg. La Turchia di 85 milioni di abitanti con centinaia di canali tv, svariati quotidiani e parecchie agenzie di notizie viveva una sorta di messa in scena. 

Il fronte del governo

Qualche ora dopo alcuni membri del governo hanno confermato le dimissioni; Mehmet Ali Berber, Omer Celik, Omer Fatih Sayan, Mehmet Mus, Naci Bostanci, Nurettin Nebati e Bulent Tufenkci. Tra tutti questi soltanto Berber si è permesso di collegarsi in diretta con il principale canale tv dell’opposizione, HalkTv, per confermare le dimissioni. Tutti gli altri hanno preferito usare Twitter per lanciare dei messaggi di solidarietà al Ministro e di sostegno al Presidente della Repubblica. Nelle ore successive Omer Celik, rispondendo alla domanda di un giornalista  durante una conferenza stampa ha pronunciato questa breve e ambigua frase: “Sulla questione delle dimissioni è il Presidente della Repubblica l’unica persona autorizzata a decidere”.

Fino al giorno successivo nessun esponente del governo si è presentato davanti alle telecamere. Secondo il nuovo sistema presidenziale è proprio il Presidente della Repubblica a essere l’unica persona con il potere di approvazione o di rifiuto delle dimissioni di un Ministro. Mentre il giorno dopo le dimissioni del Ministro erano state accolte, soltanto dopo 2 giorni il Presidente della Repubblica ha dichiarato davanti le telecamere: “Abbiamo accolto positivamente la richiesta del Ministro di essere esonerato dal suo incarico”.

Perché queste dimissioni?

Oggi in Turchia le vere motivazioni delle dimissioni del Ministro sono ancora un mistero. Nel suo post su Instagram, l’ex Ministro Berat Albayrak adduce ragioni di salute. Finora Albayrak non ha fatto ulteriore dichiarazione né in merito alle motivazioni delle sue dimissioni né in merito alla sua salute. 

Le tesi sono molteplici; l’attuale crisi economica, un eventuale conflitto con il Presidente della Repubblica, complicazioni negli affari in famiglia, ritirarsi in tempo per prepararsi alla candidatura al Presidente della Repubblica nelle elezioni del 2023 o addirittura si potrebbe trattare di una manovra di necessario sacrificio. Secondo alcuni giornalisti Albayrak potrebbe essere definito presto come l’unico o il principale responsabile della crisi economica dal Presidente della Repubblica. Ovviamente con questo scenario il governo si permetterebbe di usare un bonus per guadagnare più tempo e per evitare le elezioni anticipate.   

Un sistema mediatico imbavagliato

Lasciando da parte tutte queste tesi  la situazione della maggior parte dei media è molto preoccupante. Il fatto che la notizia delle dimissioni non abbia trovato nessuno spazio in questi mezzi di comunicazione di massa fa pensare che siano sempre in attesa di un ordine di Ankara per trasmettere una notizia piuttosto che un’altra. 

Ozgur Ozel, il vice presidente del gruppo parlamentare del Partito Popolare della Repubblica, in un’intervista pochi giorni prima delle dimissioni del Ministro ha dichiarato: “Il direttore della Comunicazione del Presidente della Repubblica, Fahrettin Altun, ogni giorno riceve sul suo cellulare via WhatsApp i titoli dei giornali prima che vadano in stampa. Altun interviene anche sull’impaginazione delle pagine consigliando d’ingrandire o rimpicciolire i titoli o le foto, oltre a ordinare ai redattori di parlare di un tema e di stare in silenzio su un altro. E’ una cosa che sanno tutti i parlamentari”. 

Hurriyet, Milliyet, Sabah e Yeni Akit sono tra i giornali che vendono di più in Turchia. Solo questi quattro, ogni giorno  arrivano in totale a circa 600mila vendite. Il giorno dopo le dimissioni di Berat Albayrak nessuno di questi aveva riportato la notizia. 

Tgrt, Trt, Haber Turk, Ntv e Cnn Turk sono i principali canali televisivi. Nella notte delle dimissioni hanno trasmesso soltanto il breve  e ambiguo intervento del portavoce del partito al governo, Omer Celik. Quindi nessun’informazione netta o chiara. 

Due conclusioni

Prima di tutto ormai in Turchia i media mainstream sono morti. Se Ankara non gli permette di lavorare loro non posso fare il loro mestiere. Quindi, il popolo segue i social media e si fida dei mezzi di comunicazione alternativi; canali YouTube, Twitter, Periscope, programmi di micro messaggistica (WhatsApp, Signal, Telegram) e giornali indipendenti. In Turchia chi si muove liberamente è di sicuro fuori dal mondo dei media mainstream. L’esempio eccellente si trova nei numeri della trasmissione su YouTube realizzata dal giornalista indipendente Cuneyt Ozdemir, in diretta circa per 3 ore e mezza con più di 100 mila spettatori.

La seconda conclusione riguarda noi giornalisti. Avere un account sui social ormai non è un lusso, ma  un obbligo. Inoltre bisogna seguire i personaggi pubblici, le associazioni, gli enti pubblici, altri giornalisti in tutte le parti del mondo, che riguardano il nostro lavoro. Trump ha fatto una battaglia contro l’esito delle elezioni su Twitter, il Presidente armeno, Pashinyan, ha comunicato l’accordo sul cessate il fuoco con l’Azerbaigian sul suo profilo Facebook e il Ministro del Tesoro e del Fisco turco, Berat Albayrak si è dimesso su Instagram. Chi ha un account ed era presente su Instagram quella notte si è informato in tempo delle dimissioni di Albayrak, altrimenti si dimette un Ministro ma non lo sa nessuno.

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 19/11/2020

ANNE FRANK: “Cara Kitty, quando viene qualcuno di fuori, col vento negli abiti e il freddo nel viso, vorrei ficcare la testa sotto le coperte per non pensare : “Quando ci sarà di nuovo concesso di respirare un po’ d’aria fresca?” […] Credimi, quando sei stata rinchiusa per un anno e mezzo, ti capitano dei giorni in cui non ne puoi più. Sarò forse ingiusta e ingrata, ma i sentimenti non si possono reprimere. Vorrei andare in bicicletta, ballare, fischiettare, guardare il mondo, sentirmi giovane, sapere che sono libera, eppure non devo farlo notare perché, pensa un po’, se tutti e otto ci mettessimo a lagnarci e a far la faccia scontenta, dove andremo a finire? A volte mi domando : “Che non ci sia nessuno capace di comprendere che, ebrea o non ebrea, io sono soltanto una ragazzina con un gran bisogno di divertirmi e di stare allegra?”


Preghiera per Patrick Zacky


Tu sei morto e risorto, Signore, per donarci la libertà e la gioia di saperci giustificate/i davanti a Te. Eppure spesso abbiamo paura non solo del tuo giudizio, ma anche di quello della gente. Perciò ti preghiamo: quando la nostra fede vacilla, perdona la nostra ansietà e fatti sentire vicino a noi.

Amen

Buon compleanno, Morris Kight (novembre) 19, 1919-gennaio. 19, 2003). Pacifista. Gandhiano. Attivista per i diritti civili. Attivista per i diritti del lavoro. Attivista antiguerra. Semplice avvocato dello stile di vita. Morris era una leggenda all’interno della West Coast gay. Nel 1969 fondò il fronte di liberazione gay di Los Angeles. Nel 1970 ha cofondato la parata gay pride di Los Angeles. Nel 1971 fondò il Los Angeles Gay Community Services Center (ora Los Angeles LGBT Center). Cofondatore nel 1983 di Aid for AIDS. Nato nella Contea di Comanche, Texas. Morto a Los Angeles, California. Cremato.~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

′′ L ‘ enfasi del nostro governo sulla spesa militare e sulla guerra rapina le comunità americane di fondi che potrebbero fornire assistenza sanitaria, case e istruzione disperatamente necessari. Questa sfacciata enfasi sul militarismo globale colpisce direttamente la polizia domestica e infligge violenza nei nostri quartieri, soprattutto nelle comunità nere e marroni. Milioni di dollari dal Dipartimento della Sicurezza Nazionale sono usati per militarizzare le forze dell’ordine statunitensi, criminalizzare le comunità emarginate e uccidere le persone.′′ Il peso del militarismo statunitense è profondamente misogino. Negli U. Le donne di S., Navajo e i loro figli hanno alti livelli di uranio nei loro flussi sanguigni a causa degli esami delle armi nucleari di decenni fa. E a Fallujah, Iraq, le donne stanno ancora avendo a che fare con l’eredità dei bombardamenti americani avvenuti quasi 20 anni prima, dando alla luce bambini con disabilità congenite che spesso non riescono a sopravvivere. Per troppe comunità globali colpite dalle guerre statunitensi, le donne spesso assumono la responsabilità di garantire la sopravvivenza delle loro famiglie.′′ Provando in prima persona gli impatti del militarismo statunitense, molte di queste donne sono diventate attiviste potenti che chiedono responsabilità al nostro governo. Donne di Okinawa, Giappone, stanno guidando le richieste di ritiro delle truppe americane a causa di violenza sessuale in corso contro donne e ragazze intorno alle basi militari. Qui negli U. Le donne chiedono giustizia in risposta alla sterilizzazione forzata delle donne nei centri di detenzione immigrazione.

“Mennoniti marginali

Non perdetevi il webinar gratuito di questo giovedì che approfondisce in inglese l’ipotesi che la Parola di Dio sia una parola non violenta. Rispondi: http://ow.ly/qjWa50Clxfu