Meeting minutes serale

Meeting Minutes serale

«Prendiamo atto dell’ennesimo incontro infruttuoso tra le due procure – dice una dichiarazione rilasciata da papà e mamma di Giulio Regeni e dal loro avvocato Alessandra Ballerini – . Le strade tra le due procure non sono mai state cosi divise. In questi anni abbiamo subito ferite e oltraggi di ogni genere da parte egiziana, ci hanno sequestrato, torturato e ucciso un figlio, hanno gettato fango e discredito su di lui, hanno mentito, oltraggiato e ingannato non solo noi ma l’intero Paese». E infine la richiesta: «l’Italia richiami il nostro ambasciatore al Cairo».

Noi non abbiamo parole nel leggere le parole piene di dolore umano e materno e i quaccheri appoggiano, ad oltranza, la causa Regeni non solo con una foto sul profiilo facebook che ricorda Giulio….ogni giorno.

Come sapete noli quaccheri non festeggiamo il Natale come nessuna festa delle chiese, quest’anno saremo invece impegnati la notte del 24 in un Festival della preghiera  per Giulio. Che vive nei nostri pensieri ma è di certo – ne siamo certi dopo le torture subite – nelle mani del Consolatore.

Io il tuo albero

Non tu devi risolvere i miei problemi,

bensì io debbo risolvere i tuoi,

o Dio di coloro che cercano rifugio.

Non tu devi saziare gli affamati,

ma io debbo accudire i tuoi figli,

proteggerli dal terrore delle banche e dei militari.

Non tu devi fare posto ai rifugiati,

ma io debbo accoglierli.

O tu, Dio, dei miseri.

Tu mi hai sognato, o Dio,

come vivo la natura ritta,

come imparo ad inginocchiarmi,

più bella di quanto sia adesso,

più felice di quanto osi essere,

più libera di quanto ci sia lecito.

Non smettere di sognarmi, o Dio.

Io non voglio smettere di ricordarmi

Che sono il tuo albero,

piantato lungo i corsi d’acqua della vita.


Dorothee Soelle (Sept. 30, 1929 – April 27, 2003)

India, Punjab: contadini contro riforme agrarie che privilegiano le multinazionali

30.11.2020 – Lorenzo Poli

India, Punjab: contadini contro riforme agrarie che privilegiano le multinazionali

Il Senato (Rajya Sabha) ha approvato  due provvedimenti di riforma agraria il 20 settembre; la Camera bassa (Lok Sabha) tre giorni prima. Migliaia di persone già il 22 settembre hanno organizzato proteste e blocchi stradali in Stati agricoli come Punjab, Andhra Pradesh, Kerala e Hariyana.

Dalla mattina del 6 novembre è iniziata quella che è stata chiamata “chakka jaam”: mezzo milione di contadini in India ha bloccato le principali strade in 18 stati e hanno protestato in oltre 2.500 località. A promuovere l’agitazione sono stati i leader dell’All India Kisan Sangharsh Coordination Committee (AIKSCC), la più grande organizzazione di agricoltori del paese. Secondo le agenzie di stampa, le manifestazioni con la partecipazione più rilevante sono in corso in Punjab e in Haryana.

La protesta era la prova generale della mobilitazione nazionale che si è tenuta il 26 e 27 di novembre a Delhi. “Gli agricoltori si sono riuniti in tutto il paese contro l’altezzosità del governo centrale” – dichiara in un comunicato l’ AIKSCC – “Non ci fermeremo finché Delhi non abrogherà le recenti leggi sull’agricoltura”. Con la nuova legislazione, i contadini non dovranno più vendere i prodotti ai “Mandi”, i mercati controllati dai governi locali, che garantivano un prezzo minimo fisso, ma potranno offrirli a qualsiasi acquirente, svincolati dagli intermediari. Ciò porterebbe i contadini a ritrovarsi alla mercé delle grandi multinazionali che li priveranno del potere di contrattazione. A settembre, nei giorni che hanno preceduto il via libera riforma, persino il card. George Alencherry, arcivescovo maggiore della Chiesa siro-malabarese, aveva fatto appello affinché “agli agricoltori non siano negati i loro diritti”. Secondo mons. Jose Pulickal, presidente della Commissione, la liberalizzazione è una minaccia permanente per i piccoli agricoltori, perché favorisce colossi come i gruppi Ambani e Adani, che ora potranno imporre i prezzi e controllare il mercato agricolo. Secondo il governo, invece, la riforma porterà alla ristrutturazione dell’agricoltura e libererà gli agricoltori dal legame con gli intermediari, favorendo la modernizzazione del settore e del mercato.

La tesi del governo sembra non convincere gli agricoltori. D’altronde è uno scenario che in India, dove Il 70% delle famiglie dipende dal lavoro agricolo, si era già visto verosimilmente ed aveva portato a conseguenze drastiche per la popolazione. Gli agricoltori indiani hanno già vissuto sulla loro pelle gli anni della “Rivoluzione Verde” con l’introduzione di OGM, le coltivazioni del cotone BT e l’ingresso dei colossi agro-chimico-alimentari, cercando di monopolizzare l’economia agricola del Paese ed hanno indotto al suicidio più di 300.000 contadini in vent’anni ridotti ai limiti della povertà.

La mattina del 27 novembre, gli agricoltori hanno marciato lungo la principale autostrada nel nord del Paese per protestare contro la recente riforma agricola. All’inizio della mattinata, per la seconda giornata consecutiva, si era creato il caos attorno alla frontiera con lo stato dell’Haryana, a nord della capitale, ai due posti di frontiera di Singhu e Tikri. All’alba la polizia aveva nuovamente sparato lacrimogeni e cannoni d’acqua per fermare i contadini, mentre alcuni manifestanti rispondevano, distruggendo le recinzioni e tirando pietre e sassi. Dopo lunghe ore di trattative e tensione, il governo centrale indiano, che sinora aveva proibito la manifestazione nazionale dei contadini, con la motivazione delle misure anti-Covid, alla fine li ha autorizzati ad entrare a Delhi nel primo pomeriggio.

Le proteste hanno portato i giusti disagi per far sentire la propria voce: traffico dei pendolari è rimasto nel caos per ore; code interminabili di vetture e camion fermi lungo le autostrade a nord della capitale; sulla linea blu della metropolitana sette stazioni sono rimaste chiuse per tutta la mattina, mentre i treni viaggiavano solo nella direzione in uscita.

Break news: Sale il bilancio dei medici morti : sono 221 adesso …

Coronavirus, i medici morti per Covid-19: le storie, i volti e i sacrifici

Tra le vittime tanti dottori di famiglia ma anche odontoiatri, infettivologi e anestesisti. Hanno perso la vita per salvare quella dei propri pazienti

Medici, facili prede del virus. Al 26 marzo 2020 erano stati contagiati in 6.205, il 9 per cento del totale degli infetti (secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità). E sono morti a decine mentre facevano il loro lavoro in ospedali, case di cura, studi dentistici, agenzie per la tutela della salute… Soldati andati al fronte a volte senza armi, quasi sempre uomini, con una famiglia salutata in fretta per correre dai pazienti perché non c’era tempo da perdere, con il telefono che squillava di continuo, di giorno e di notte.

Continua su Corsera on line di oggi

Purtroppo  ieri il giornale locale “La Prealpina” dava ancora spazio ai negazionisti, pubblicando un articolo su un flash mob di 3 (tre persone di numero, in fotografia) a Varese in protesta contro le misure di contenimento della pandemia. La considerano una notizia da dare in pasto alle forze leghiste della città e di destra in generale?

Meeting Minutes domenicale

Meeting Minutes domenicale

” Voglio essere un’ unica, grande preghiera. Un’unica, grande pace. Devo portare nuovamente la mia pace con me…Pensa tu alla mia pace, mio Dio, ovunque mi troverò “

Etty Hillesum

Preghiuera per Pastrick Zaki Signore, mio Dio. ho un desiderio infinito di sperimentarti di nuovo.come colui che afferra,come colui che consola,come colui che lascia respirare,come colui al quale appartenere.Non tardare oltre. Io ti prego: vieni!

Amen

Sabine Naegeli


“La nostra testimonianza contro la guerra non è dunque limitata, né di carattere negativo, ma ha una lunga portata. Quando noi misuriamo i valori della vita e della morte alla pura luce dello Spirito, non possiamo non restare impressionati dal valore sacro dell’umanità dinanzi a Dio:, dalle divine Sue potenzialità… dall’alta missione alla quale è destinata. Come può un Cristiano, faccia a faccia con queste grandi verità, non rifuggire con orrore dinanzi alla carneficina di una battaglia, e non sentirsi chiamato a una guerra più santa, da essere combattuta con altre armi, per un più alto servizio di Dio e dell’umanità?”.

George Fox

Buon compleanno, Louisa May Alcott (novembre. 29 marzo 1832)! Femminista. Abolizionista. Una romanziera. Poetessa. Autrice di ′′ Piccole Donne ′′ (1868), tra tante altre opere. Nata a Germantown, Pennsylvania. Morta a Boston, Massachusetts. Seppellita nel cimitero Sleepy Hollow, Concord, Massachusetts.~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

Buon compleanno, Amos Bronson Alcott (novembre. 29, 1799 marzo 1888). Pacifista. Abolizionista. Trascendentalista. Attivista per i diritti delle donne. Resister fiscale. Educatrice. Ambientalista. Vegetariano. Scrittore. Cofondatore di una comunità utopica di breve durata ad Harvard, Massachusetts, chiamata Fruitlands. Padre di Louisa May Alcott, che ha condiviso il suo compleanno. Nato a Wolcott, Connecticut. Morto a Boston, Massachusetts. Seppellito nel cimitero Sleepy Hollow, Concord, Massachusetts.~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes
Buon compleanno, amico universale Pubblico (novembre. 29, 1752 luglio 1819)! Pacifista. Abolizionista. Avvocato della semplicità in abito e stile di vita. Pioniere transgender.Nato a Cumberland, Rhode Island, con il nome Jemima Wilkinson. Cresciuto in una severa casa quacchera. Dopo un’esperienza di quasi morte da giovane, Jemima ha cambiato il suo nome in Publick Universal Friend. Hanno smesso di usare pronomi di genere, perché sono venuti a credere di non essere né maschi né femmine.Nel 1783, Publick Universal Friend fondò la Società degli Amici Universali, e presto guadagnò un grande seguito. Erano considerati come una figura messianica da molti. La loro missione era quella di predicare un ′′ mondo perduto e colpevole, pettegolezzo e morente.”L ‘ Amico Universale Pubblico ha stressato uno stile di vita di astinenza sessuale e amicizia con tutti. Nel 1788 fondarono una comunità utopica vicino al lago Seneca, New York. La casa dell’amico universale di Publick a Gerusalemme, New York, è ancora in piedi. Morto vicino all’attuale Penn Yan, New York.~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

′′ Anche se si trovava fermamente nella tradizione Amish, le azioni di Miller durante il suo processo hanno trasgredito i comportamenti normativi all’interno delle comunità Amish. Innanzitutto, ha accettato un avvocato legale per discutere del suo caso. È importante ricordare che gli Amish, per motivi di fede, preferivano non assumere avvocati. Fare questo sarebbe partecipare alla ′′ violenza del sistema giudiziario una pratica discutibile nelle comunità amish. Anche se nei successivi casi legali che coinvolgono l’istruzione obbligatoria alcuni amish hanno assunto avvocati, considerando che il caso di Miller cade all’inizio delle lotte di Amish per l’istruzione, avere avvocati presenti sembra essere un comportamento senza precedenti. In secondo luogo, Miller ha scelto di appellarsi più volte al suo caso. La tipica pratica Amish avrebbe voluto Miller accettare la decisione del tribunale e andare avanti con la sua vita. Dopo tutto, si vedeva come un soggetto piuttosto che cittadino degli Stati Uniti. Eppure, in circostanze eccezionali, se l’obbedienza viola la fede Amish, allora la resistenza è giustificata. Miller e la sua comunità hanno probabilmente ritenuto eccezionale questo conflitto relativamente nuovo sull’istruzione obbligatoria. Inaspettatamente, Miller e altri primi avversari Amish dell’istruzione obbligatoria hanno posto le basi per contestare la pratica che li avrebbe portati negli anni 1970 fino alla Corte Suprema.”
https://anabaptisthistorians.org/2020/11/28/joseph-w-miller-and-a-case-for-reframing-amish-compulsory-education/?fbclid=IwAR3h2wdclxb-vHoCVjtFkvxEvmk5upX_OpOASRt3ZFx6B56tC-OnfpY5TGs

L’assordante silenzio italiano sul caso Eni-Congo

 di Marco Magnano

 27 novembre 2020

Un’inchiesta della procura di Milano su un possibile caso di corruzione internazionale getta una nuova ombra sulla principale impresa energetica nazionale. L’analisi nel nuovo rapporto di Re:Common

Che cosa tiene insieme Italia e Repubblica del Congo, due Paesi separati da 5.000 chilometri e da una storia così differente?

La risposta, come sempre, non è così semplice, ma c’è un filo rosso che da decenni vede la più importante impresa pubblica italiana, Eni, molto attiva nell’ex colonia francese. Tuttavia, Eni non è soltanto una tra le più importanti società energetiche al mondo, ma è anche una colonna portante della politica estera italiana, come testimoniano le relazioni con l’Egitto e in generale le politiche nel Mediterraneo.

Questo ruolo, sospeso tra l’ufficiale importanza economica e l’ufficioso ruolo diplomatico, è spesso messo sotto la lente della giustizia. Oggi diversi vertici di Eni sono indagati per corruzione internazionale proprio a causa di un’operazione avvenuta nella Repubblica del Congo, mentre l’amministratore delegato Claudio Descalzi e la moglie Marie Magdalena Ingoba sono sotto indagine per omessa comunicazione di conflitto di interessi. Per la Procura, infatti, società collegate a Ingoba avrebbero beneficiato da contratti firmati con Eni per servizi forniti in Congo.

Tutto parte però da più lontano, come racconta Antonio Tricarico, responsabile del programma Nuova Finanza Pubblica dell’associazione Re:Common e curatore del rapporto “Il Caso Congo – Gli affari dell’Eni nella Repubblica del Congo e i silenzi del governo italiano”, presentato venerdì 20 novembre. «Parliamo di un paese molto particolare – spiega Tricarico – che da decenni è sotto la stretta della famiglia di Sassou Nguesso. È un Paese relativamente piccolo per estensione rispetto ai Paesi confinanti, ma ricco di risorse energetiche e l’Eni insieme alla Total hanno sempre fatto da apripista. Lo stesso attuale amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha iniziato la sua carriera proprio in Congo, peraltro anche è sposato con una donna congolese, quindi da sempre l’Italia ha avuto un ruolo centrale in questo paese nello sfruttamento delle risorse. Come spesso succede in Africa, potremmo dire che quello sfruttamento di risorse può diventare anche una maledizione per la popolazione locale, visto che parliamo di un paese significativamente povero e soprattutto dove siamo ancora lontani da standard democratici».

Come detto, Eni non è soltanto un importante attore del mercato estrattivo, ma è anche uno strumento importantissimo della politica estera italiana. Come si inserisce strategicamente la Repubblica del Congo nella nostra politica estera?

«Nel contesto della colonizzazione e decolonizzazione, è chiaro che storicamente è la presenza francese a essere più rilevante, e da qui si capisce il ruolo della Total, la principale società petrolifera francese. Va però sottolineato che Eni ha fatto da apripista agli interessi italiani nel Paese da decenni, e oggi ha quasi assunto un ruolo primario nei confronti della stessa Total. Soprattutto, negli ultimi dieci anni c’è stata una un’attenzione sempre più forte all’avere una presenza in questo quadrante dell’Africa che rappresenta un intreccio importante per la presenza di risorse naturali e dal punto di vista della sicurezza. Ricorderei la fortissima attenzione anche da parte degli Stati Uniti rispetto all’Africa Occidentale e la conflittualità della visione tradizionale francese di controllo dell’area. In questo, in ultima istanza è l’Eni che fa la politica estera italiana e probabilmente gli altri apparati dello Stato vanno a ridosso, perché Eni ha una presenza stabile e soprattutto la capacità di raggiungere le élite locali e di negoziare direttamente con i vertici del Paese, che è quello che consente di accreditarsi in questi ambiti comunque molto conflittuali».

Nel vostro rapporto si parla di due concessioni particolari che vengono messe sotto la lente. Da dove parte la storia e soprattutto qual è il problema?

«Parliamo di accadimenti che sono avvenuti tra il 2012 e il 2014. Come spesso è avvenuto negli ultimi anni in diversi Paesi africani, i governi locali hanno introdotto legislazioni o politiche che miravano a favorire uno sviluppo del settore petrolifero locale. In linea di principio è anche giusto, perché solo con la presenza di proprie industrie si può avere un ritorno maggiore rispetto allo sfruttamento del petrolio e del gas. Ora, queste cosiddette “politiche di indigenizzazione” prevedono che quando si rinnovano le licenze esistenti o si danno nuove licenze, si cerchi di imporre una quota minima, un 8 o un 10 per cento dell’assegnazione, che vada a delle imprese locali. Quello che si è verificato in congo purtroppo è quello che si è verificato in vari altri contesti, cioè un connubio fra gli interessi delle élite locali, figure alquanto discusse ma molto influenti, con faccendieri internazionali, e questo di fatto ha portato Eni a cedere una parte molto limitata delle proprie licenze da rinnovare a una società locale, la AOGC, che in realtà sostanzialmente faceva capo a Denis Gokana, che era stato il capo dell’azienda petrolifera pubblica e poi era addirittura diventato il consigliere sull’energia del presidente Sassou Nguesso, quindi decisamente collegato a numerosi pubblici ufficiali congolesi. L’ipotesi accusatoria della procura di Milano, la cui indagine nasce anche da una nostra segnalazione, è che questa cessione di quote sia avvenuta con la piena consapevolezza che il beneficio che andava a vantaggio di pubblici ufficiali locali avrebbe avuto per Eni un ritorno in futuro rispetto a nuovi negoziati, nuove licenze e nuove assegnazioni».

Di fronte a un’accusa così pesante per un’azienda che è così determinante per la nostra politica estera, qual è stata la reazione della politica italiana?

«Un assordante silenzio che va avanti oramai da anni numerosi anni. Non è la prima volta che l’azienda e addirittura l’attuale amministratore delegato finiscono sotto indagine: ricordiamo che Claudio Descalzi è anche imputato a processo per corruzione internazionale nel caso OPL-245 in Nigeria, la presunta maxi tangente di un miliardo e cento milioni di dollari che Eni e Shell avrebbero pagato per l’acquisizione di questo importante blocco petrolifero offshore nel lontano 2011. Va detto però che è stata una successione non solo di scandali ma anche di atti importanti, ricorderei che la procura di Milano addirittura ha chiesto un’interdizione per Eni e in secondo luogo un commissariamento la società riguardo all’operatività su queste due licenze in Congo e il giudice per le indagini preliminari deciderà nelle prossime settimane a riguardo. Parliamo di prove che sono significative, ovviamente sarà la giustizia a fare il suo corso, i giudici a decidere in ultima istanza condanne e assoluzioni, però è indubbio che ci sia un’ombra pesante sull’attuale management di Eni, che sorprendentemente è stato confermato senza nessuna sottolineatura da parte del governo attuale nel maggio 2020. In un certo senso il governo se ne lava al momento interamente le mani, o meglio, continua andare a traino di una società che probabilmente conta più dello stesso governo italiano nella politica di sicurezza, nella politica estera, nelle relazioni internazionali per quanto riguarda l’energia, o sulle questioni climatiche. Ci sarebbe da porsi alcune domande come italiani sul perché il governo italiano, principale azionista di Eni al 30%, non dica mai nulla e non intervenga».

Meeting Minutes: shabbat shalom

Meeting Minutes: shabbat shalom

“Quando certe persone ti dicono di non voler sapere più nulla di un determinato periodo della loro vita, di non voler più ricordare il passato, questo significa che in loro c’è qualcosa che non va. Infatti, come le fondamenta di un edificio, il passato è, insieme con tutto ciò che esso racchiude, il presupposto dello sviluppo armonico, della costruzione solida, inespugnabile della personalità… Se qualcosa del passato subisce una negazione o l’oblio, si crea una lacuna nella vita psichica della personalità, che rende instabile e insicuro l’intero edificio della nostra anima “

Etty Hillesum

Preghiera per Patrick Zaki Signore, oggi non ti chiedo il tempo di poter ancora fare una cosa o l’altra e di riuscire a completare possibilmente molte cose. Ti chiedo la grazia che, nel tempo che tu mi doni, mi sia concesso di fare con calma e con giudizio quello che tu vuoi che io faccia.

Amen


Michel Quoist


George Fox “si fidava dell’esperienza personale della immediata presenza dello Spirito e della Guida di questo , fino a un punto tale da basare su questa fiducia tutto il suo sistema religioso. Egli ripudiava tutte le difese esteriori che erano state escogitate, nella speranza di mantenere l’ordine e l’unità nella Chiesa: cioè un clero appositamente ordinato, – con sacramenti e forme ben fisse di culto, – le credenze tradizionali, la stessa lettera della Scrittura, se considerata come una regla esteriore di fede e di costumi… Gli Amici ritenevano, che la rivelazione e l’ispirazione di Dio appartengono non soltanto al passato ma anche al presente: e mantennero le loro anime vigilanti nell’attesa. Ebbero il coraggio di confidare assolutamente nello Spirito, e lo Spirito non li abbandonò giammai” ( Grubb)


http://www.quaccheri.it – La più importante raccolta di testi quaccheri in Italia e in italiano… perchè abbiamo anche un consistente numero di lettori statunitensi in inglese su un sito collegato


Hans Denck (c. 1500-novembre. 27, 1527). Il leader dell’anabattista della Germania meridionale. Il pacifista. Universalista. Proto-quacchero.

In questa data nel 1527 (27 novembre), Hans Denck morì di peste a Basilea, Svizzera.Il leader dell’anabattista della Germania meridionale. Il pacifista. Universalista. Mistico. Studente greco ed ebraico. Avvocato del cristianesimo indegno.Hans ha apprezzato l’illuminazione che deriva dalla ′′ luce interiore ′′ più alta della parola delle Scritture. (Ha anticipato i Quaccheri di più di un secolo). Ha compilato un elenco di 40 paradossi nella Bibbia, concludendo che solo la ′′ parola interiore di Dio ′′ è autorevole.Secondo i suoi critici, Hans ha insegnato che ′′ anche i diavoli e i dannati sarebbero stati finalmente salvati.” Unitari e Universalisti moderni sostengono Hans come antenato spirituale.Werner O. Packull, nel suo libro ′′ Il misticismo e il Movimento Anabattista dell’inizio sud-austriaco ′′ (1977), afferma Hans Denck ′′ sosteneva che l’essenza di Dio era l’amore e che i suoi insegnamenti non potevano contraddire la Sua essenza. Cristo, se stesso una manifestazione di amore divino, ci aveva insegnato ad amare i nostri nemici. Se Dio ha fatto il contrario, ha contraddetto la Sua rivelazione in Cristo. Punire chiunque eternamente non poteva essere interpretato come un esercizio innamorato.” Nato ad Habach, in Germania, intorno al 1500. Aveva vent’anni solo quando morì.

Germania: in forse l’uscita dal nucleare civile?

26.11.2020 – Günter Buhlke

Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco

Germania: in forse l’uscita dal nucleare civile?
(Foto di Markus Distelrath su Pixabay | CC0)

Le notizie che arrivano dalle agenzie stampa AFP e dpa e dal quotidiano tedesco Handelsblatt sul nucleare civile sono preoccupanti. L’uscita, che si riteneva certa, è stata riportata sul tavolo delle trattative dagli operatori. Le loro intenzioni sono solo parzialmente evidenti.

Le agenzie riportano una sentenza della Corte Costituzionale Federale di Karlsruhe  che stabilisce una nuova regolamentazione delle richieste di risarcimento dei gestori di centrali nucleari. Non va dimenticato che la prima opzione degli operatori era ed è la continuazione delle loro 17 centrali nucleari in Germania. Non il phase-out, soprattutto perché i paesi vicini continuano a mantenere in funzione i loro impianti nucleari. La notizia del Handelsblatt che la Corte Costituzionale Federale chiede una revisione completa della legge sul phase-oudesta ulteriore preoccupazione. Questo potrebbe anche riguardare l’eventualità di un’uscita ritardata dal nucleare o addirittura la mancata uscita, oltre al ricalcolo dei risarcimenti.

La decisione fondamentalmente giusta di abbandonare il nucleare rimarrà, si spera, valida, così come il riconoscimento che le centrali nucleari sono una fonte di pericolo per i viventi e per le generazioni future (per via dello smaltimento delle scorie). Non dovrebbe quindi esserci alcun dubbio sulla necessità del phase-out.

Il compito dei parlamentari e del governo è quello di proteggere la popolazione dai pericoli. La Costituzione tedesca determina il comportamento delle autorità statali e delle imprese commerciali, negli articoli 2 (diritto alla vita), 14, paragrafo 2 (obblighi dei proprietari), 15 (socializzazione nell’interesse della comunità) e 20a (protezione delle basi naturali della vita).

L’inquietudine di fronte alle ultime notizie è dovuta anche al fatto che gli operatori nucleari stanno cercando di portare la questione davanti alla massima autorità giudiziaria per rinegoziare le condizioni di uscita. Formalmente la massima contestazione giudiziaria riguarda nell’immediato dei risarcimenti più elevati per gli esercenti delle centrali nucleari, categorie egoiste che non sono l’oggetto della Costituzione. Per i negoziatori del governo i semafori sono sul rosso.

A proposito delle richieste di risarcimento: si dovrebbe essere in grado di determinare senza grossi problemi il valore residuo degli impianti derivanti da investimenti e costi precedenti,  la tassazione delle imprese e per la contabilizzazione dei valori e gli ammortamenti, in base alle leggi esistenti per la contabilità operativa. Anche gli importi che gli operatori hanno ricevuto dallo Stato come sussidi e sovvenzioni e le imposte pagate dagli operatori sono voci di calcolo.

I punti controversi probabilmente risiedono nel calcolo dei mancati utili, se tali richieste sono legali. Gli avvocati e gli economisti sono divisi su questo punto. Le basi e i parametri di calcolo, per questo, sono oggetto di speculazioni. La logica del sistema capitalista di solito punta a un “sì” quando si tratta di affermazioni fatte dai grandi.

I tribunali non hanno ancora emesso una sentenza su chi è responsabile dei costi per lo smaltimento delle scorie in processi produttivi di questo tipo. Si tratta di una questione che la comunità scientifica e i parlamentari dovranno ancora risolvere.

Le compagnie di assicurazione guadagnano il loro denaro con importi regolari per la copertura di eventuali rischi. Lo smantellamento ai sensi di legge non è considerato un caso di rischio normale. Non esiste una regolamentazione adeguata per questi casi particolari. La legge generale fornisce delle direttive per il risarcimento, ma fa sempre riferimento a degli accordi basati su leggi particolari.

Se l’UE ha voce in capitolo, come ritengono gli avvocati degli operatori, fa parte delle manovre per questo tipo di negoziazione. La Germania non ha ceduto la sua sovranità all’UE su questioni fondamentali di sicurezza per la sua popolazione.

La Berliner Zeitung del 13.11.2020 ha intitolato una notizia sulla sentenza della Corte Suprema con le parole “Un costoso fiasco”. Non è ancora possibile giudicare se la precedente sentenza sia un fiasco. Il fatto che sia una soluzione cara non tiene conto del costo di un disastro nucleare. Secondo Google, il costo per Fukushima è di 270 miliardi di dollari. Per Chernobyl si parla di un ordine di grandezza simile.

Per il resto, gli operatori non sono stati obbligati dal governo a produrre l’energia con la tecnologia nucleare. I permessi di esercizio ufficiali rilasciati si estendono ad altre questioni relative alla realizzazione di grandi impianti.

Traduzione dal tedesco di Lorenzo Paveggio. Revisione di Thomas Schmid

Meeting Minutes del 27/11/2020 in memoria di Harvey Milk

Meeting Minutres del 27/11/2020

In questa data nel 1978 (27 novembre), Harvey Milk fu assassinato a San Francisco, California. Harvey era un imprenditore (negozio di telecamere) e attivista per i diritti gay. Noto come il ′′ sindaco di Castro Street.” Nel 1977 vinse un seggio nel Consiglio dei Supervisori di San Francisco. È stato colpito a morte da Dan White, anche membro del Consiglio dei Supervisori. Nato il 22 maggio 1930 a Woodmere, New York. Morto a San Francisco. Cremato, le sue ceneri si diffondono nell’oceano pacifico. ~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

usa

Una preghiera per Patrick Zaki ma anche le persone LGBT nei paesi ove esiste la persecuzione, come in Egitto

Signore,fà tacere in noi ogni altra voce

che non sia la tua

affinchè non troviamo condanna

nella tua parolaletta ma non accolta

meditata ma non amata pregata

ma non custodita

contemplata ma non realizzata

manda il tuo Spirito Santo

ad aprire le nostre menti

e a guarire i nostri cuori.

Solo così il nostro incontro con la tua parola

sarà rinnovamento dell’alleanza

e comunione con Tee il Figlio e lo Spirito Santo

Dio benedetto nei secoli dei secoli.

Amen.

(Dietrick Bonhoeffer)

“Quando certe persone ti dicono di non voler sapere più nulla di un determinato periodo della loro vita, di non voler più ricordare il passato, questo significa che in loro c’è qualcosa che non va. Infatti, come le fondamenta di un edificio, il passato è, insieme con tutto ciò che esso racchiude, il presupposto dello sviluppo armonico, della costruzione solida, inespugnabile della personalità… Se qualcosa del passato subisce una negazione o l’oblio, si crea una lacuna nella vita psichica della personalità, che rende instabile e insicuro l’intero edificio della nostra anima “

Etty Hillesum

In questa data nel 1527 (27 novembre), Hans Denck morì di peste a Basilea, Svizzera. Il leader dell’anabattista della Germania meridionale. Il pacifista. Universalista. Mistico. Studente greco ed ebraico. Avvocato del cristianesimo indegno. Hans ha apprezzato l’illuminazione che deriva dalla ′′ luce interiore ′′ più alta della parola delle Scritture. (Ha anticipato i Quaccheri di più di un secolo). Ha compilato un elenco di 40 paradossi nella Bibbia, concludendo che solo la ′′ parola interiore di Dio ′′ è autorevole. Secondo i suoi critici, Hans ha insegnato che ′′ anche i diavoli e i dannati sarebbero stati finalmente salvati.” Unitari e Universalisti moderni sostengono Denck come antenato spirituale. Werner O. Packull, nel suo libro ′′ Il misticismo e il Movimento Anabattista dell’inizio sud-austriaco ′′ (1977), afferma Hans Denck ′′ sosteneva che l’essenza di Dio era l’amore e che i suoi insegnamenti non potevano contraddire la Sua essenza. Cristo, se stesso una manifestazione di amore divino, ci aveva insegnato ad amare i nostri nemici. Se Dio ha fatto il contrario, ha contraddetto la Sua rivelazione in Cristo. Punire chiunque eternamente non poteva essere interpretato come un esercizio innamorato.” Nato ad Habach, in Germania, intorno al 1500. Aveva vent’anni solo quando morì. Hans Denck è il primo leader anabattista preferito della MMS. Siamo Denckiti. (Immagine: Marktplatz, Basilea, Svizzera. )) ~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

Buon 87° compleanno, William G. Dever. (Nato il 27 novembre 1933.) Archeologo. Studente biblico. Professore di archeologia e antropologia del Vicino Oriente presso l’Università dell’Arizona di Tucson (1975-2002). Autore di ′′ Chi erano i primi Israeliti e da dove venivano?” (2003), ′′ Dio aveva una moglie?” (2005), e ′′ Oltre i testi: un ritratto archeologico dell’antico Israele e Giuda ′′ (2020), tra le altre opere. Nato a Louisville, Kentucky.~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes

Svizzera, due referendum sulla responsabilità delle multinazionali e il divieto di investire nell’industria bellica

26.11.2020 – Andrea De Lotto

Svizzera, due referendum sulla responsabilità delle multinazionali e il divieto di investire nell’industria bellica
(Foto di Pixabay)

Quello che cerchiamo di descrivere con una certa “oggettività” è ciò su cui si va a decidere domenica 29 novembre in Svizzera. Facciamo solo qualche breve premessa:

  1. La parte più progressista della Svizzera si rivela ancora una volta all’avanguardia rispetto a proposte che andrebbero discusse in tutto il mondo.
  2. In Svizzera ci sono validi comitati promotori che riescono a portare queste questioni davanti alla decisione democratica di tutti i cittadini e le cittadine.
  3. In passato, per esempio, si svolsero in Svizzera interessantissimi referendum che tendevano a porre un tetto ai redditi massimi e un limite nella forbice di separazione tra redditi minimi e massimi. Nessuno dei due purtroppo passò.
  4. Speriamo che questa volta i promotori dei referendum vincano, anche se c’è il forte rischio che “salvare la bottega” venga prima di un passo avanti verso un mondo migliore. Forse saranno passi intermedi, ma crediamo che la strada sia quella giusta.

Si propongono due quesiti:

PRIMO QUESITO: Divieto di finanziare i produttori di materiale bellico

La legge svizzera proibisce già la fabbricazione di armi atomiche, nucleari, biologiche, chimiche, mine antiuomo e munizioni a grappolo, tuttavia la Banca Nazionale, la Cassa Pensioni e diverse altre fondazioni finanziarie investono nella realizzazione e nel commercio internazionale di armi. Inoltre in alcuni settori della metalmeccanica e dell’aereonautica, oltre che aerei per il trasporto civile, si fabbricano pezzi per aerei da combattimento e per carri armati che sono richiesti dall’estero. I promotori del Referendum chiedono pertanto di estendere il divieto alle attività correlate con la guerra, che da sempre è la causa di molte sofferenze umane e di flussi migratori di intere popolazioni. Sottolineano anche la forte contraddizione presente in queste pratiche con lo spirito della legge svizzera che si vanta di rifiutare la violenza e di voler promuovere, attraverso azioni pacifiche e diplomatiche, la risoluzione delle controversie internazionali. Molte città svizzere, infatti, sono la sede di organizzazioni ONU.

Tuttavia il Consiglio Federale e il Parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa, adducendo essenzialmente due ragioni:

1) la cessazione completa di attività e investimenti da parte della Svizzera nel materiale bellico non bloccherebbe le attività internazionali in questo settore e quindi non risolverebbe di fatto il problema della pratica della guerra nel mondo.

2) le conseguenze negative sarebbero solo a carico dell’economia svizzera, sia sulla piazza finanziaria che sulle retribuzioni pensionistiche agli anziani.

SECONDO QUESITO: Responsabilità delle imprese

L’iniziativa popolare chiede che le imprese svizzere all’estero siano più responsabili per quanto riguarda la garanzia del rispetto dei diritti umani e delle norme internazionali sull’ambiente. Devono essere chiamate a rispondere dei danni causati agli esseri umani, come l’impiego improprio del lavoro minorile, e al territorio, come l’inquinamento di corsi d’acqua, del suolo e dell’aria. Le grandi imprese all’estero si devono rendere responsabili anche dei comportamenti dell’intera catena di servizi correlati e dei partner commerciali. L’iniziativa referendaria mira a promuovere una gestione trasparente da parte delle grandi imprese all’estero, ma anche di quelle medie e piccole. Tale gestione dovrebbe sottoporsi regolarmente ad “un esame di dovuta diligenza” attraverso congrui rapporti e in caso di danni provocati e violazione commesse, dovrebbe sottoporsi a un tribunale svizzero che curi il rispetto delle leggi sui diritti umani e l’ambiente secondo la normativa internazionale.

Anche in questo caso il consiglio Federale e il Parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa, anche se diversi imprenditori sono d’accordo con essa, per due ragioni:

1) Molte imprese per non dover incappare nella normativa svizzera e internazionale in fatto di gestione, sarebbero tentate di spostarsi all’estero interamente e non solo con le loro filiali, recando danno all’economia  svizzera…

2) al contrario altre imprese, per evitare complicazioni con le leggi svizzere, non investirebbero più in paesi in via di sviluppo, danneggiando soprattutto questi ultimi.

Se l’iniziativa popolare verrà accolta allora La Costituzione sarà modificata per introdurre le nuove normative in materia di gestione e di controllo nell’ operato delle imprese svizzere all’estero. Se verrà respinta, il Consiglio Federale e il Parlamento hanno già messo a punto un “Controprogetto indiretto” che prevede sempre l’obbligo di fornire dei rapporti dettagliati e regolari delle attività e modalità di lavoro da parte delle imprese (solo quelle grandi). In caso di danni e violazioni delle normative sui diritti umani e sull’ambiente sono previste solo delle ammende sino a 100.000 franchi, lasciando il compito di giudicare i singoli casi ai tribunali degli Stati interessati per non intasare di cause quelli svizzeri.

Questo Controprogetto, tuttavia, potrebbe essere oggetto di un nuovo Referendum di iniziativa popolare. Gli attuali promotori contestano la controproposta in quanto non eserciterebbe un controllo serio sul comportamento delle imprese, dato che queste non dovrebbero rendere conto davanti ad un tribunale svizzero e internazionale delle eventuali violazioni e danni arrecati. Le imprese, in questo caso, avrebbero ben poco da temere riguardo a comportamenti poco o per niente etici.

Esiste il giornalismo serio, eccome!

Il mio corso di giornalismo sportivo sta giungendo al termine e lo ho trovato arricchente, sebbene sono un appassionato più di cinema e aspetti sociali che di sport. Ma si deve seguire le tendenze di mercato più che le proprie,  per  tentare di ricollocarsi nell’ambito lavorativo.

Purtroppo a volte si generalizza, normalmente per fini politici o di interesse, il giudizio sugli operatori del settore.

Esistono tanti professionisti (non solo gli umili volontari come me) che fanno con coscienza il proprio lavoro, anche se a volte possono rischiare il posto, allontandandosi magari dalla “linea editoriale”, sottoscritta in fase di arruolamento nel media.

Sono stanco di leggere articoli che parlano male del giornalismo e lo ho fatto presente in una precedente e.mail.  Trovo interessante – per farvi un’idea – nel segnalarvi il sito gratuito

https://www.giornalone.it/

in cui potete notare ogni mattina  le prime differenti pagine della carta stampata,  sia in Italia che all’estero, locali o sportive o ancora economiche, ecc.

Ma oggi la lezione è terminata colla visione di una trasmissione televisiva come Report che affronta non solo il caso della proprietà rischiosa cd  “cinese” ma di molti fatti di attualità… Vi invito a visionare e a correggere coloro che fanno gancio su luoghi comuni e pregiudizi.

Godiamoci – finchè lo lasciano in onda – trasmissioni televisive come Report ma direi le tantissime in Rai Storia,  ecc.  ecc.

Buona visione.

https://www.youtube.com/watch?v=u39zfQ4lArA
La stessa tramissione di Report su RAI 3 su altro media

https://www.raiplay.it/video/2020/11/Report—23-11-2020-b62492e6-8543-4a47-b55a-9401f2773ab1.html