Il Prof. Natale Spagnoli

L’opera che si sta digitalizzando è stata scritta dal prof. Natale Spagnoli, pubblicata in economia dalla Amministrazione comunale di Olgiate Olona in collaborazione con la Scuola Media e il Comitato organizzatore del 40esimo Anniversario della Liberazione. Fisicamente il testo è stato chiesto in prestito alla Biblioteca comunale di Gorla Minore da parte del blogger dott. Maurizio Benazzi, teologo quacchero olgiatese, comunista

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Quello che ho trovato in rete non riguarda questa edizione del 1985 ma la successiva. Ecco, riporto il Comunicato Stampa del Comune di Olgiate:

COMUNE DI OLGIATE OLONA

21057 OLGIATE OLONA – Via Luigia Greppi, 4 – Tel (0331) 60.87 – Fax (0331) 64.14.33 – C.F./P.I. 00322700121

E-mail: info@comuneolgiateolona.it – Sito Internet: http://www.comuneolgiateolona.it

Comunicato Stampa del 12 aprile 2005

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Sabato 16 Aprile presentazione del volume:

”Fascismo e Resistenza nella realtà di Olgiate Olona”

Sabato 16 Aprile alle ore 16.30, presso il Teatrino di Villa Gonzaga, in occasione del 60° anniversario della Liberazione, il comune di Olgiate Olona è lieto di poter presentare al pubblico il volume: “Fascismo e Resistenza nella Realtà di Olgiate Olona” , a cura del Prof. Natale Spagnoli, con la collaborazione del dr.Giuseppe Belloni e del sig. Gian Pietro Galli – edito da Macchione.

Tale pubblicazione è nata dalla volontà espressa dalla sezione ANPI di Olgiate Olona di rivedere, correggere ed ampliare una prima opera sulla Resistenza a cura del Prof. Natale Spagnoli, promossa dal comune di Olgiate Olona in occasione del 40° anniversario della Liberazione ed ormai esaurita (“Olgiate Olona e la Resistenza: una storia raccontata dai protagonisti”). Edizione 1985

 

Edizione 2005

Programma:

Saluto del Sindaco dott. arch. Giorgio Volpi;

Intervento dell’autore professor Natale Spagnoli;

Intervento del dott. Giuseppe Belloni, presidente della Pro Loco;

Intervento del signor Franco Colombo, presidente dell’A.N.P.I. – Sezione di Olgiate Olona;

Intervento della prof.ssa Bruna Bianchi, componente del Consiglio Direttivo dell’Istituto Varesino

“Luigi Ambrosoli” per la storia dell’Italia contemporanea e del Movimento di Liberazione Nazionale, autrice del saggio introduttivo;

Intervento del Brig. Gen. Sergio Giordano, Comandante della Brigata Trasmissioni presso la Caserma Ugo Mara di Solbiate Olona;

Intervento del professor Pietro Macchione, editore del volume;

Conclusioni del Sindaco dott. arch. Giorgio Volpi.

La pubblicazione verrà distribuita gratuitamente a cura dell’Amministrazione comunale a tutte le famiglie di Olgiate Olona.

A cura dell’Ufficio Stampa (0331/608759)

“Sarebbe riduttivo qualificare quest’opera semplicemente come la storia di un piccolo centro urbano del Varesotto negli anni dal 1920 al 1945. La raccolta di testimonianze e documenti che si alternano nel corso dell’opera offre un interessante intreccio tra storia e memoria. Sono rievocati momenti e persone che hanno lasciato un segno nella vita di Olgiate, episodi e figure che non trovano posto nella storiografia nazionale, ma che pure hanno contribuito, insieme a mille e mille altri restati ignoti e anonimi, a fare la storia” (Prof. Bruna Bianchi)

 

PRESENTAZIONI DELL’OPERA

Dott. Arch. Giorgio Volpi

Sindaco di Olgiate Olona

In occasione della celebrazione del 60° anniversario della Liberazione la Giunta Comunale e l’intero Consiglio Comunale, su proposta della locale sezione AN.P.I. di Olgiate Olona, hanno voluto pubblicare questo libro, stabilendo di inviarlo a tutte le famiglie.

Questo testo è il naturale sviluppo di una precedente pubblicazione dell’Amministrazione Comunale di Olgiate Olona, edita nel 1985, dal titolo “Olgiate Olona e la Resistenza – La storia raccontata dai protagonisti” e della successiva del 1986 “Olgiate Olona 1895-1943 / Cinquant’anni della nostra vita” dell’emerito prof. Natale Spagnoli. Rispetto alle precedenti pubblicazioni un nuovo testo, quindi, ampliato con altri documenti, testimonianze, relazioni, frutto del lavoro dell’autore, con il contributo sapiente di diverse persone delle quali vogliamo ricordare, in particolare, Gian Pietro Galli per la sua vasta presenza negli archivi storici e la testimonianza dell’allora “giovinetto” Giuseppe Belloni, oltre a tutti quelli ricordati sinceramente ricordati nei contributi iniziali del libro stesso.

Tale pubblicazione, però, non vuole essere solo la testimonianza del periodo storico di un ambito territoriale circoscritto, ma rappresentare – quale memoria di valori e lotta di singole persone e di popolo – il sentire di tutta la Nazione e soprattutto della gente comune, come sintesi di tutti gli sforzi compiuti, al fine di arrivare alla “Liberazione”.

Le radici di questa lotta vanno cercate nella I^ Guerra Mondiale con i suoi milioni di morti, l’immenso numero di feriti, di sfollati, di famiglie ridotte in povertà, in un contesto economico di industrie distrutte e di una economia agricola che, per quanto concerne soprattutto il nostro paese, era basata sulla mezzadria ed il latifondismo.

Sofferenze e dolori patiti per anni, che hanno coinvolto intrinsecamente non solo coloro che combattevano al fronte, ma anche le loro famiglie (madri, padri, figli, fratelli) in tutte quelle notti passate a pregare, al lume di candela o al buio, per la sopravvivenza dei loro cari.

Radici storiche e umane che possiamo trovare nella stessa “Caporetto”, un nome che è nella memoria di tutti noi, un episodio drammatico del 1917 che ha portato 11.000 morti, 29.000 feriti, 280.000 prigionieri, 350.000 soldati in fuga, 400.000 profughi civili. Caporetto è stato tutto questo, ma è stato anche il momento della riscossa che, come sempre è avvenuto nel nostro Paese, nasce dai momenti più ardui, difficili e drammatici.

Il prosieguo di questo scenario ci porta all’anno 1919 con la costituzione dei fasci da combattimento e all’anno 1924 con l’omicidio di Giacomo Matteotti.

Tutto questo per ricordare che la storia è scritta dalla sommatoria degli sforzi compiuti coralmente dai singoli uomini ed è in questa prospettiva che dobbiamo valutare quanto illustrato dai protagonisti di questo libro.

Voglio ora ricordare alcuni di questi protagonisti, parte dei quali ho avuto l’onore e il piacere di conoscere personalmente, molti dei quali purtroppo ormai scomparsi:

– Ruggero Macchi, primo Sindaco del dopoguerra di Olgiate Olona, nominato dal Prefetti di Varese su disposizione del C.L.N di Olgiate Olona;

– Angelo Borsetta, la prima persona che interviene nel libro, che ho personalmente conosciuto, uomo semplice, ma altruista e di grande statura morale;

– Carlo Ferrari, uomo di grande valore, uno dei protagonisti della vita pubblica olgiatese a partire dall’8 settembre 1943, Sindaco di Olgiate Olona dal 1951 al 1970;

– Mario Guidi (deportato a Flossenburg) emblema di bontà unita alla forza d’animo e alla voglia di vivere, testimonianza unica e certamente rafforzata dalla sua drammatica esperienza.

La loro “lucida” testimonianza ripropone a tutti noi, in maniera vivida, le vicissitudini molteplici della vita quotidiana e del “paese” di allora, consegnandoci l’immagine intensa di persone appartenenti ad ogni ceto sociale, consapevoli però di essere protagonisti di un gruppo di popolo destinato cambiare la storia.

Se loro rappresentano il passato – ed è affascinante pensare che quanto da loro descritto sia avvenuto nello stesso momento, in mille e più paesi della nostra Italia – e noi siamo il presente , il futuro è dei nostri ragazzi.

Per loro, soprattutto, abbiamo voluto pubblicare questo libro, perché se è pur vero che, grazie all’insegnamento scolastico diffuso ed alla formazione familiare, sono complessivamente più preparati, è altrettanto sicuro che dovranno affrontare sfide più impegnative delle nostre e non è detto che, in quel momento, potremo essere tutti al loro fianco.

Ricordare loro le persone che li hanno preceduti, i sacrifici sofferti, la statura morale e la saldezza dei principi di ciascuno, tenacemente mostrati anche nei momenti più difficili, non potrà che essere utile e indispensabile per camminare verso la meta che dovranno raggiungere.

A tal proposito, in questo connubio di gesti emblematici e significati profondi tra memoria del passato, presente e futuro, mi permetto di citare prima Seneca, autore indiscusso e senza tempo della nostra civiltà classica,  riprendendo un passo emblematico dalle “Lettere a Lucillo”, da dedicare sia ai protagonisti di questo libro, che a tutti coloro che verranno dopo di noi:

“Un viaggio sarà incompiuto, se ti fermerai a metà strada, o prima d’aver raggiunto il luogo stabilito: la vita, invece, non sarà incompiuta, se è virtuosa; dovunque tu la concluda, se la conduci bene, è completa.” (Passi 77,4).

A questa felice sintesi del valore dell’uomo e dell’insegnamento per l’umanità mi permetto ancora, in una proiezione storica temporalmente non indifferente ma sostenuta da una continuità culturale e umana di tutta una civiltà, una citazione superlativa, un rimando storico all’art. 3 della nostra Costituzione che recita :

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Il nostro compito è, infatti, quello di svolgere con il massimo impegno il nostro lavoro sino a quando passeremo il testimone. Questo compito vale per tutti indipendentemente dalla fede religiosa, o dalle convinzioni politiche e lo dobbiamo svolgere – come tutti quelli che ci hanno preceduto – per il futuro dei nostri figli e per l’intero paese, affinché nessuno di loro debba vedere con i propri occhi e vivere esperienze drammatiche come quelle raccontate in questo libro.

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Franco Colombo

Presidente A.N.P.I. Sezione Olgiate Olona

BENEDETTO CROCE, il grande filosofo il 2 dicembre 1943 sui suoi taccuini di guerra scriveva:

” E’ da tenere per sicuro che i miei colleghi in Istoriografia, li conosco bene e conosco i loro cervelli, si metteranno a scoprire tratti geniali e interessanti riguardanti l’epoca presente così infarcita di immani tragedie. Addirittura intraprenderanno la Rettung, la riabilitazione, come viene comunemente chiamata.

Perciò mi rivolgo mentalmente a loro, per avvertirli, che lascino stare, che resistano alla seduzione dei tempi, parlo con loro; in quel futuro mondo: che guardino a quella immane tragedia che fu, senza tentennamento alcuno! ”

Ecco, con queste parole, con questo spirito, con grande rigore storico, ci rivolgiamo attraverso il libro ai cittadini, alle scuole, alle istituzioni, affinchè non vengano persi per l’oblio dei tempi, o per calcolo politico, quel patrimonio di lotte, di sofferenze, di grande impegno civile e politico fino all’estremo sacrificio che fu la Resistenza al nazifascismo.

Da quelle lotte, da quei sacrifici e nata la nostra Carta Costituzionale che è alla base della Repubblica e del nostro convivere civile e democratico.

La sezione A.N.P.I. di Olgiate Olona nel celebrare il 60° anniversario della fine del conflitto mondiale, con un entusiasmo mai sopito, consegna questo libro agli olgiatesi, nell’intento di rinfocolare un impegno di partecipazione alla vita civile e democratica nel nostro paese.

Ringraziamo vivamente il professor Natale Spagnoli. per averci dedicato molto del suo tempo e per il suo grande impegno e rigore storico. Con la sua sapiente guida ha permesso la piena riuscita di questo libro.

Un particolare ringraziamento a G. Pietro Galli e a tutti i componenti della sezione A.N.P.I. olgiatese per la scrupolosità delle ricerche negli archivi storici comunali e provinciali per la memoria di quei tempi; il Sindaco Giorgio Volpi e l’amministrazione comunale tutta per averci dato con il loro patrocinio questa importante opportunità, ed anche per il sostegno che troviamo in tutte le altre iniziative.

Un ringraziamento doveroso per la collaborazione ricevuta va alla Pro Loco di Olgiate ed in particolare all’impegno del suo presidente dott. G. Belloni che ci ha regalato anche pagine di ricordi scolastici e spaccati di vita quotidiana garbati e gustosi.

A tutti coloro che…

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dott. Giuseppe Belloni

Presidente della Pro Loco di Olgiate Olona

Quelli della mia generazione hanno vissuto da ragazzi i fervidi giorni della Liberazione dal nazifascismo accumulando un fardello di impressioni, di emozioni e di ricordi che si ridestano e ti sommergono al più piccolo stimolo evocativo. Alcuni ricordi, che avevo fissati sulla carta e che l’amico Lino Spagnoli ha voluto inserire in quest’opera, rievocano con sincerità lo spirito con il quale un dodicenne viveva quegli avvenimenti molto più grandi della sua capacità di comprensione, per alcuni versi anche misteriosi, nei quali vedeva frantumarsi i valori che anni di scuola ammaestrata avevano tentato di inculcare nella sua coscienza ed affermarsene altri più veri, più spontanei, leggeri come l’aria che si riassumevano in una sola, grande parola:

Libertà. Era anche liberazione dai cupi giorni della guerra, dagli oscuramenti, dalle sirene degli allarmi aerei, dal passo cadenzato delle ronde notturne, dalle diuturne incursioni dei cacciabombardieri, da una retorica abbastanza lugubre, densa di slogan nei quali era la parola “morte” a farla da padrone.

Quando nel 1985, in occasione del quarantennale della Liberazione, uscì “ Olgiate Olona e la Resistenza”, alla quale l’autore, Natale Spagnoli, poneva come sottotitolo “una storia raccontata dai protagonisti”, mi buttai sulla pubblicazione, leggendola d’un fiato per sentire quali erano i sentimenti di coloro che avevano vissuto la mia stessa esperienza da adulti. Nelle loro testimonianze ho colto la drammaticità dei momenti della quale noi, ragazzi di allora, coglievamo solo un pallido sembiante. Quando uscì il libro, fioriva già da qualche anno, attorno al “Monumento alla Resistenza e alle vittime delle Deportazioni”, che scorgo dalle finestre di casa, una lapidea celebrazione annuale della libertà frutto della meditazione sull’argomento da parte dei ragazzi delle scuole. Quella dell’anno scolastico 1984-85, l’anno del quarantennale, dice:” Libertà, in una sola parola, il bene più prezioso dell’uomo”.

Alcuni anni or sono ho avuto il privilegio di essere eletto Presidente della Pro Loco e uno dei miei primi pensieri, leggendo l’articolo 2 dello Statuto dell’Associazione, che ne fissa gli scopi e gli obbiettivi, è stato per il libro di Lino Spagnoli sulla Resistenza, che sapevo esaurito. In occasione del sessantesimo anniversario della Liberazione bisognerà ristamparlo, magari ampliandolo e coinvolgendo anche l’ANPI, il cui acronimo non compare nella prima edizione, mi sono detto. La Proposta presentata al Consiglio di amministrazione fu approvata dopo un aperto dibattito. Ne diedi personalmente notizia al professor Spagnoli, all’ANPI che già da tempo si era attivato per una ristampa, ed all’Amministrazione Comunale. L’ANPI diede un entusiastico apporto all’iniziativa e nominò a far parte della squadra di revisione ed ampliamento del libro il signor Giampiero Galli. Questi da solerte ed acuto esploratore degli archivi portò alla luce una notevole quantità di importanti ed interessanti documenti che l’arte organizzativa dell’Autore ha ordinato in capitoli che delineano con efficacia la storia della Resistenza al Fascismo nel territorio del nostro Comune.

Come Presidente della Pro Loco, come iscritto all’ANPI e come cittadino di Olgiate mi onoro di avere partecipato ad una operazione in grado di fornire alle future generazioni una obiettiva fonte di consultazione per lo studio di un fenomeno storico che, come è avvenuto per tutta la Nazione, ha improntato la vita del nostro Paese nella prima metà del ‘900.

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Prof. Bruna Bianchi

(Componente del Consiglio Direttivo dell’Istituto Varesino “Luigi Ambrosoli” per la Storia dell’Italia contemporanea e del Movimento di Liberazione Nazionale.)

Sarebbe riduttivo qualificare quest’opera semplicemente come la storia di un piccolo centro urbano del Varesotto negli anni dal 1920 al 1945. Non vi troviamo infatti soltanto la narrazione minuta di vicende di interesse esclusivamente locale, entro un orizzonte ristretto ai confini municipali, ma piuttosto i risultati di una ricerca finalizzata a cogliere gli echi e i riflessi che le grandi vicende nazionali hanno avuto sulla società olgiatese, a mostrare come a livello locale sono stati vissuti i fatti e i momenti salienti del periodo che va dall’avvento del fascismo alla Liberazione. E ciò non solo perché la storia locale è sempre inserita nel contesto nazionale mediane i collegamenti che di volta in volta si impongono, ma soprattutto perché le stesse notizie che si riferiscono al territorio di Olgiate sono riportate in modo da evidenziare di continuo come le condizioni storiche generali agiscano sul tessuto locale. Da questa angolatura e in questa prospettiva, la storia locale non resta chiusa in se stessa, dà un contributo alla storia generale, la rende più ricca e multiforme, ne rischiara le pieghe più vicine alla vita della gente comune, cancella il confine tra chi è dentro la storia e chi, apparentemente, ne è fuori.

La raccolta di testimonianze e documenti che si alternano nel corso dell’opera offre un interessante intreccio tra storia e memoria. Sono rievocati momenti e persone che hanno lasciato un segno nella vita di Olgiate, episodi e figure che non trovano posto nella storiografia nazionale, ma che pure hanno contribuito, insieme a mille e mille altri restati ignoti e anonimi, a fare la storia.

Attraverso la vita di una piccola comunità, si colgono i lineamenti di un’intera epoca storica: l’affermazione del fascismo che avviene con la distruzione violenta, ad opera di uno squadrismo rozzo ed ignorante oltre che prevaricatore, della cultura e delle istituzioni nate dall’iniziativa popolare, la persecuzione dell’antifascismo che non riesce però a sopprimere completamente l’opposizione al regime, la prassi autoritaria, l’arroganza e l’invadenza delle autorità locali che impersonano il regime, l’educazione illiberale e militarista della gioventù nella scuola e nelle organizzazioni di massa, le vicissitudini della guerra con i bombardamenti e la quotidiana lotta per la sopravvivenza, l’organizzazione della Resistenza e il generoso contributo dato da tanti olgiatesi, noti e sconosciuti, alla lotta di liberazione. Uno dei motivi di interesse di quest’opera è che il fascismo viene presentato nell’intera sua parabola, dagli inizi squadristici, attraverso gli anni del consolidamento del regime, fino alla guerra e alla tragica farsa della repubblica di Salò.

I documenti riprodotti mostrano con efficacia l’incidenza che la dittatura ha anche sulla vita quotidiana dell’individuo, che spesso sfugge alla “grande storia”, la sua pretesa totalitaria di regolare interamente la vita del cittadino, anche nei suoi aspetti più minuti e secondari, invadendo anche l’ambito privato e familiare, imponendo i giornali da leggere, gli spettacoli cui assistere, le manifestazioni cui partecipare. Sono fonti dirette e indiscutibili che rivelano non solo le misure repressive adottate contro gli oppositori reali o presunti, ma anche le piccole e grandi vessazioni continuamente ripetute contro il cittadino qualsiasi, la maniacale pretesa di controllare e orientare ogni momento della vita sociale, per cui il peso soffocante della dittatura viene avvertito con fastidio anche da chi è estraneo alla politica.

Da sottolineare la persistenza, anche negli anni c.d. del consenso al regime, di sentimenti antifascisti non sempre solo sotterranei, i casi di persone che conservano nella pratica della vita la coerenza con i loro ideali rifiutando l’iscrizione al PNF, a fronte dell’oculata vigilanza poliziesca su chiunque fosse sospetto di una qualche anche indiretta e marginale tendenza al dissenso.

Ma sono anche evidenziati gli indubbi successi della demagogia fascista, degli strumenti impiegati per l’organizzazione del consenso di massa: l’accorto uso dei nuovi mezzi di comunicazione quali la radio ed il cinema dell’Istituto Luce, le cui proiezioni all’aperto attiravano e incuriosivano la gente, delle istituzioni paternalistiche del regime, quali il Dopolavoro, che con gli intrattenimenti e le evasioni del tempo libero cercava di far dimenticare agli operai la perdita di qualunque potere in fabbrica, e poi le gite popolari, le colonie estive per i bambini, la promozione dello sport, ecc.

La grande maggioranza dei documenti qui riprodotti sono atti delle autorità locali dell’epoca (prefetti e podestà soprattutto). Essi attestano quale fosse il ruolo di queste autorità nel ventennio: non una funzione di rappresentanza delle comunità locali e di portavoce delle loro esigenze, ma quella di puri strumenti di attuazione a livello locale della volontà degli organi di governo che le hanno nominate e verso le quali soltanto sono responsabili. Durante l’occupazione nazista, totale è il loro asservimento all’invasore straniero: il loro compito è solo quello di trasmettere alla popolazione gli ordini dei comandi tedeschi, senza mai un tentativo di interferire o uno sforzo di mediazione.

Le testimonianze, preziose perché permettono di conservare una memoria collettiva altrimenti destinata a perdersi, rendono con vivacità e immediatezza gli eventi più rilevanti che interessano la vita cittadina: suscitano nel lettore particolare impressione la rievocazione del saccheggio dei magazzini militari seguita all’8 settembre e la descrizione della caccia ai renitenti che si scatena poco dopo e delle tante vie di fuga tentate dai giovani per sottrarsi al reclutamento nell’esercito di Salò (c’era chi si imboscava, chi si consegnava ma poi scappava alla prima occasione, chi cercava subito la via della montagna e della resistenza armata, chi, catturato, veniva inviato nei campi di concentramento in Germania).

La realtà locale e le vicissitudini quotidiane sono viste con gli occhi di chi allora era bambino, del giovane, dell’anziano, di chi è cresciuto sotto il regime e di chi conserva la memoria della società prefascista, dell’operaio, dell’intellettuale, della casalinga. È attestato il vario modo di reagire alle imposizioni del regime: a volte il coraggio di dire di no, più spesso l’opportunistico adattamento, il conformismo rassegnato, la riserva mentale, il doppio gioco, la resistenza passiva, l’osservanza formale degli ordini con elusione sostanziale. Da tutto ciò emerge con evidenza l’opera di diseducazione e di corruzione della dittatura, che induce all’ipocrisia e alla doppiezza.

Solo ricostruendo la vita di una piccola comunità è possibile constatare appieno l’impatto che le scelte prese da chi ha potere hanno su chi a tale potere invece è soggetto: anche chi subisce le scelte altrui non è peraltro puro oggetto di storia, perché ad esse reagisce nelle forme più diverse.

Le testimonianze relative agli anni di guerra mettono in luce i costi che la popolazione paga alle manie di grandezza del regime, rievocano le condizioni di vita della gente esposta ai bombardamenti e vittima di restrizioni alimentari sempre più pesanti, alle prese con tessere annonarie e mercato nero, raccontano dei cento modi di arrangiarsi, legali e illegali, cui ricorre per assicurarsi la sopravvivenza, per sfuggire ai pericoli che ogni giorno la minacciano, ripercorrono con la memoria i viaggi avventurosi compiuti con mezzi di trasporto precari e su strade sconquassate dalle bombe per rifornirsi di generi alimentari non reperibili sul posto. Il passato è presentato nella sua durezza e drammaticità, ma senza incupire le tinte, a volte anche con una sfumatura di divertita ironia.

Si coglie in queste pagine con tutta evidenza ciò che significa la dizione “guerra totale” con cui si riassumono i caratteri dell’ultima guerra, che non vede quasi distinzione tra fronte di operazioni militari e fronte interno, tra militari e civili: dai documenti risultano le molte operazioni di guerra che hanno interessato il territorio di Olgiate Olona, le installazioni militari presenti, i forti contingenti di truppa che presidiavano il territorio, i depositi di bombe ed esplosivi che minacciavano la popolazione ignara, i bombardamenti e mitragliamenti ricorrenti. Per i giovani c’era la costante minaccia del reclutamento per l’esercito o per il lavoro in Germania, l’incubo dei rastrellamenti. Ricca e interessante è anche la documentazione sulla Resistenza nella zona, particolarmente sulle formazioni partigiane che agirono nell’Olgiatese. Vivono nel ricordo dei contemporanei le figure più significative di resistenti (Olgiate ebbe caduti e deportati), sono ricostruite con abbondanza di particolari le attività svolte: azioni armate, sabotaggi, prelievo di armi dalle caserme e dai depositi nazifascisti, di viveri da vari magazzini per inviarli ai partigiani in montagna, e poi tutte le molteplici attività anonime di fiancheggiamento e di sostegno che si svolgono nelle retrovie della Resistenza, ma che richiedono iniziativa e coraggio: la diffusione di stampa clandestina, gli episodi di disobbedienza civile, la fabbricazione di documenti falsi che permettono agli antifascisti ricercati di circolare con una identità fittizia, l’aiuto agli ebrei perseguitati, l’occultamento di merci e di beni strumentali per sottrarli alla rapina nazista, la manomissione della segnaletica stradale, la collocazione di chiodi squarciagomme per bloccare il movimento degli automezzi tedeschi, l’estesa mobilitazione per nascondere ed assistere ricercati e sbandati. Importante anche la consistente partecipazioni agli scioperi degli anni 1943-45: non pochi operai olgiatesi che lavoravano nelle fabbriche di Legnano e di Busto furono vittime della repressione seguita alle agitazioni dei lavoratori. Le testimonianze di chi alla guerra di liberazione ha partecipato, con ruoli a volte rilevanti a volte marginali, sono rese con sobrietà e modestia, senza enfasi e retorica, ma fanno ciononostante comprendere quanto vasta sia stata la partecipazione degli olgiatesi alla lotta di liberazione ed anche quale fosse la durezza e la brutalità dell’occupante e dei fascisti al loro servizio, con i pesanti interrogatori e le torture degli arrestati, le minacce ai familiari dei ricercati, i casi in cui anziani genitori venivano prelevati al posto dei figli irreperibili. Ma c’è anche una notizia curiosa, che dimostra come non tutti i militari tedeschi fossero nazisti convinti: alcuni soldati tedeschi, sia pure dietro ricompensa, rifornivano di armi i partigiani, fintanto che non furono scoperti e fatti sparire chissà dove.

È riportata in queste pagine anche la voce di chi fu deportato in Germania, che degli orrori visti e vissuti dice di conservare “ricordi indelebili”.

Vi sono descritte le mille manifestazioni della resistenza popolare, ognuna delle quali è magari in sé di modesta rilevanza, ma che tutte insieme servono a minare il terreno sotto i piedi dell’occupante, lo rendono pieno d’insidie.

Si discute nei libri di storia sull’entità della partecipazione popolare alla Resistenza, si contano a tale fine i componenti delle formazioni partigiane in montagna, dei Gap cittadini, il numero dei riconoscimenti partigiani conferiti a liberazione avvenuta, si accumulano dati quantitativi, si tirano le somme e alcuni storici concludono che la Resistenza fu un fatto di minoranza, che le masse le furono in gran parte estranee. Ma basta scorrere le pagine di storie locali come questa per scoprire quanto consistente sia stato il contributo delle popolazioni alla lotta di liberazione, un apporto che sfugge ad ogni conteggio, che è in gran parte anonimo, ma diffuso fino a formare una rete di solidarietà anche non esplicite e che si esprimono a volte in gesti individuali, anche occasionali, in iniziative spontanee, non coordinate, senza organizzazione: sono i casi, per fare qualche esempio documentato in questo libro, del passante che depista gli sgherri arrivati per arrestare un partigiano ed intanto avverte il ricercato dandogli modo di fuggire, della ragazza impiegata al comando tedesco che fa uscire dall’ufficio il timbro che consente di fabbricare documenti falsi, del mugnaio che macina nottetempo, gratis e con grave suo rischio, il granoturco per i partigiani, dell’anziana casalinga che porta di nascosto da mangiare a dei ricercati nei loro precari rifugi.

È questa una lettura interessante per gli anziani, che vi ritrovano il mondo della loro giovinezza, utile per i giovani, che hanno la possibilità di conoscere il passato della loro comunità e di cogliere in essa così i cambiamenti come le permanenze.

Un’opera paziente e puntuale come questa, volta a far parlare i documenti ed i testimoni ed aliena da ogni tendenziosità, costituisce oggi la migliore risposta a certa storiografia che della dittatura fascista e della sua guerra presenta un quadro deformato, mutilo e decontestualizzato. Certe interessate forzature storiche possono trovare una efficace smentita proprio nella semplice, onesta, scrupolosa ricostruzione della verità in tutti i suoi aspetti.