Riceviamo

Anpi Provinciale Varese

Riceviamo e pubblichiamo:

“La Sezione ANPI di Busto Arsizio ha appreso dalla stampa che l’organizzazione Forza Nuova locale, “in concomitanza con tutte le sezioni lombarde”, intende realizzare nel pomeriggio di sabato un’iniziativa nel Centro della Citta’ definita come “presidio anti-immigrazione” sulla base di una piattaforma che prevede, fra l’altro, la chiusura dei Centri di accoglienza immigrati di via dei Mille e di via Lega Lombarda.
Si tratta di un’impostazione inaccettabile perche’ esaspera con slogan estremistici la situazione e non tiene conto della necessita’ di affrontare il grave e complesso problema dell’immigrazione con la dovuta serieta’, nel rispetto delle persone e dell’obbligo di salvare vite umane in mare e di attuare poi le azioni conseguenti.
Sono invece apprezzabili, in una prospettiva assolutamente opposta, le iniziative intraprese da alcuni Comuni, fra i quali Varese, al fine di aprire spazi per lo svolgimento da parte dei migranti di lavori utili per la collettivita’.
Ma l’iniziativa di Forza Nuova e’ grave soprattutto perche’, originariamente programmata in piazza Plebiscito, a poche centinaia di metri dal Centro di via dei Mille, era chiaramente orientata, come “presidio anti-immigrazione”, a costituire una sfida e un fattore di scontro. Lo spostamento dell’iniziativa, disposto dalle Autorità, in altra centralissima piazza non cambia sostanzialmente il carattere del “presidio”.
Conseguentemente la Sezione ANPI di Busto Arsizio invita le Autorita’ preposte alla tutela dell’ordine pubblico ad intraprendere tutte le iniziative utili ad evitare che venga turbata la tranquillita’ della vita cittadina.”

ANPI
Sezione “Giovanni Castiglioni”
Busto Arsizio

Buon compleanno Dorothee Soelle

Noi vediamo sempre solo due vie
scappare o la vendetta
farsi umiliare o rendersi grande
essere presi a calci o prendere a calci.

Gesù, hai percorso una via diversa
hai combattuto, ma senza armi
hai sofferto, ma senza confermare l’ingiustizia
sei stato contro la violenza non usando violenza per combatterla.

Noi vediamo sempre solo due vie,
essere senza fiato o strangolare un altro
avere paura o spargere paura
essere preso a botte o prendere a botte.

Tu hai tentato una terza via
e i tuoi amici l’hanno portato avanti
si sono fatti incarcerare
hanno fatto sciopero di fame
hanno allargato lo spazio d’azione.

Noi percorriamo sempre solo le vie già sperimentate
ci adattiamo ai metodi di questo mondo
essere derisi e poi deridere
prima gli altri e poi noi stessi.

Cerchiamo una nuova via
abbiamo bisogno di più fantasia di quella di un esperto dell’industria bellica
abbiamo bisogno di più furbizia di quella di un mercante di armi
sfruttiamo l’effetto sorpresa per una via mai conosciuta prima
e la vergogna che si nasconde in ognuno di noi.

La teologa Solle, tremendamente scomoda per molti

Insegnaci, o Dio, a diventare minoranza,

in un paese troppo ricco, troppo xenofobo

e troppo ossequioso verso i militari.

Allineaci alla tua giustizia e non alla maggioranza,

preservaci dal desiderio eccessivo di armonia

e dagli inchini di fronte ai grandi numeri.

Guarda quanto siamo affamati della tua chiarezza.

Dacci degli insegnanti e delle insegnanti,

non soltanto conduttori televisivi

preoccupati dell’audience.

Guarda quanto siamo assetati della tua guida,

quanto vogliamo sapere quel che conta veramente.

Affratellaci/assorellaci con coloro che non hanno alcuna difesa,

alcun lavoro e alcuna speranza;

con coloro che sono troppo anziani o troppo

poco esperti per essere impiegati.

O sapienza divina, mostraci la felicità

di coloro che hanno voglia della tua legge

e che la meditano giorno e notte.

Essi sono come un albero piantato

Vicino all’acqua fresca.

Portano frutto al tempo dovuto.

Nata a Colonia nel 1929, si è laureata a Friburgo e a Gottinga in Filologia classica, in Filosofia, in Teologia e in Letteratura tedesca. Nel 1972 è stata abilitata all’insegnamento nell’Università di Colonia con una tesi di dottorato sui rapporti fra letteratura e Teologia dopo l’Illuminismo. In seguito è stata abilitata all’insegnamento anche alla Facoltà di Teologia evangelica dell’Università di Magonza. Dal 1975 al 1987 ha insegnato allo „Union Theological Seminary“ di New York. Nel semestre invernale 1987/88 è stata professore-ospite alla „Gesamthochschule“ di Kassel. Era sposata con un teologo americano Fulbert Steffensky: ha avuto due figlie e viveva come scrittrice e pubblicista free-lance ad Amburgo. E’ deceduta nel 2003. Nota ovunque per le sue posizioni femministe, è stata sempre una protagonista del movimento pacifista e ecologista a cui offriva le sue analisi taglienti e una speranza forte per un mondo migliore.

La sua bibliografia è vastissima e tradotta in molte lingue. In italiano sono state tradotte: Fantasia e obbedienza (1970), Rappresentanza (Queriniana 1970), I dieci comandamenti (Queriniana 1970), Sofferenza (Queriniana 1976), La pazienza rivoluzionaria. Meditazioni politiche (1977), Il ruolo sociale della religione – Saggi e conversazioni (Queriniana 1977) Teologia politica (Morcelliana 1982), Scegli la vita! (Claudiana 1984), Per lavorare e amare (Claudiana 1990), Teologhe femministe nei diversi contesti, in CONCILIUM, Brescia, (Queriniana, 1998)

Le sue opere fondamentali „Il pianto silenzioso: misticismo e resistenza“, „Contro la guerra“, „La disobbedienza creativa“ non risultano pubblicate da nessuna casa editrice in Italia. „Troppo“ scomoda e ribelle? Anche per la casa editrice Claudiana?

Un albero di fico

Ancora il nostro albero non porta alcun frutto,

ancora rispediamo indietro i senza patria,

non lasciamo lavorare le lavoratrici,

ancora forniamo ai torturatori

tutto ciò di cui necessitano

e strozziamo la gola ai più poveri,

affinché anche il loro grido non ci disturbi.

Ancora Dio aspetta invano,

ancora il nostro tempo sta nelle mani dei potenti,

che gettano veleno nei nostri fiumi,

ci fanno trovare roba divertente sugli schermi della tv,

immettono metalli pesanti nel nostro cibo

e infondono paura nel nostro cuore.

Ancora non gridiamo abbastanza forte.

Per quanto ancora Dio ?

Per quanto ancora tu guarderai tutto questo

senza abbattere il tuo albero di fico ?

Ancora non abbiamo imparato a ravvederci/tornare indietro.

Ancora piangiamo raramente.

Ancora…

————–

Io il tuo albero

Non tu devi risolvere i miei problemi,

bensì io debbo risolvere i tuoi,

o Dio di coloro che cercano rifugio.

Non tu devi saziare gli affamati,

ma io debbo accudire i tuoi figli,

proteggerli dal terrore delle banche e dei militari.

Non tu devi fare posto ai rifugiati,

ma io debbo accoglierli.

O tu, Dio, dei miseri.

Tu mi hai sognato, o Dio,

come vivo la natura ritta,

come imparo ad inginocchiarmi,

più bella di quanto sia adesso,

più felice di quanto osi essere,

più libera di quanto ci sia lecito.

Non smettere di sognarmi, o Dio.

Io non voglio smettere di ricordarmi

Che sono il tuo albero,

piantato lungo i corsi d’acqua della vita.

 

Happy birthday, Dorothee Soelle (Sept. 30, 1929 – April 27, 2003)! #Feminist. #Pacifist. Liberation theologian. Anti-war activist. Professor of systematic theology at Union Theological Seminary. Author of “Theology for Skeptics” (1995) and “Against the Wind: Memoir of a Radical Christian” (1999), among many other works. Born in Cologne, Germany. Died in Goppingen, Germany. Cremated.

Davide contro Golia — Coordinamento Democrazia Costituzionale

Articolo di Antonio Pileggi Alle nove della sera di domani 30 settembre 2016, la “TV la 7” ospita un confronto televisivo, moderato dal giornalista Mentana, tra il Presidente del Consiglio, dott. Matteo Renzi, e il Professore emerito della Corte Costituzionale prof. Gustavo Zagreblesky, che è anche Presidente onorario del Comitato per il NO nel referendum […]

via Davide contro Golia — Coordinamento Democrazia Costituzionale

Ricordiamo l’eccidio di Marzabotto

foto di ANPI Cuveglio - Sez. Gruppo Cinque Giornate - Martiri del San Martino.
foto di ANPI Cuveglio - Sez. Gruppo Cinque Giornate - Martiri del San Martino.
foto di ANPI Cuveglio - Sez. Gruppo Cinque Giornate - Martiri del San Martino.
foto di ANPI Cuveglio - Sez. Gruppo Cinque Giornate - Martiri del San Martino.

MARZABOTTO 29 SETTEMBRE 1944. NOI NON DIMENTICHIAMO. ESSI VIVONO IN NOI E CON NOI!

Dopo il massacro di civili compiuto a Sant’Anna di Stazzema, portato a termine dalle SS il 12 agosto 1944, gli eccidi nazifascisti ai danni delle popolazioni lungo la linea gotica hanno un momentaneo arresto. Il maresciallo Albert Kesserling, comandante della cosiddetta “campagna d’Italia” contro gli alleati, continua però, anche nei mesi successivi, ad avere l’incubo di quei ribelli italiani che, saliti in montagna dapprima con mezzi di fortuna, stanno di fatto tenendo in scacco il grande esercito tedesco all’interno dei confini della Repubblica di Salò: comanda alle truppe di lasciare “terra bruciata” alle proprie spalle e, quando viene informato che a Marzabotto e nei comuni limitrofi la divisione partigiana Stella Rossa continua a mietere vittime e ad operare sabotaggi, ordina la rappresaglia.
Capo dell’operazione viene nominato il maggiore Walter Reder, chiamato “il monco”, poiché aveva perso un braccio durante una battaglia a Charkov, sul fronte orientale, ed era considerato uno “specialista” in materia di rappresaglie contro civili e popolazione inerme.
Durante il mese di settembre le truppe al comando di Reder si spostano dalla Versilia alla Lunigiana e al bolognese, lasciando dietro di sé una scia insanguinata di almeno tremila persone uccise.

La mattina del 29 settembre ha inizio quella che verrà ricordata come la “strage di Marzabotto”, anche se in realtà i comuni interessati sono molti. Prima di muovere l’attacco ai partigiani, le SS accerchiano e rastrellano numerosi paesi: in località Caviglia i nazisti interrompono in una chiesa durante la recita del rosario e sterminano tutti i presenti (195 persone, tra cui 50 bambini) a colpi di mitraglia e bombe a mano, a Castellano uccidono una donna e i suoi sette figli, a Tagliadazza vengono fucilati undici donne e otto bambini, a Caprara le persone uccise sono 108.

Le truppe si avvicinano ai centri abitati più grandi, Marzabotto, Grizzano e Vado di Monzuno e sulla strada ogni casolare, ogni frazione, ogni località vengono rastrellate: nessuno viene risparmiato.
Anche nei comuni lo sterminio procede senza sosta; sono distrutti 800 appartamenti, una cartiera, un risificio, strade, ponti, scuole, cimiteri, chiese, oratori, e tutti coloro che sono rastrellati vengono messi in gruppo, spesso legati, e bersagliati da raffiche di mitra, che vengono sparate in basso per avere la certezza di colpire anche i bambini.

L’azione procede per sei giorni, fino al 5 ottobre: i partigiani della Stella Rossa tentano invano di contrastare la ferocia nazista, ma perdono il proprio comandante, Mario Musolesi, durante uno dei primi combattimenti, e comunque non dispongono delle armi e dei mezzi necessari per far fronte alle attrezzatissime truppe delle SS.

Al termine della rappresaglia si contano, in tutta la zona del Monte Sole, circa 1830 morti, mentre pochissimi sono i sopravvissuti, che sono riusciti a nascondersi, o che sono rimasti per giorni sepolti sotto i corpi dei propri vicini, dei propri familiari.
Tra i caduti, 95 hanno meno di 16 anni, 110 ne hanno meno di 10, e 45 meno di due anni; la vittima più giovane si chiama Walter Cardi, e aveva appena due settimane.

Al termine della guerra il maggiore Reder fuggirà in Baviera, dove verrà catturato dagli americani: sarà estradato in Italia e, nel 1951, verrà condannato all’ergastolo. Nel 1985 verrà graziato, grazie all’intercessione del governo austriaco, e si trasferirà in Austria, dove morirà senza aver mai mostrato alcun segno di rimorso.
Rimarrà comunque in ombra, in sede processuale, il ruolo di decine e decine di ufficiali e soldati delle SS, i veri e propri esecutori della strage, seppur l’identità di una parte dei responsabili sarà nota alla magistratura, che spesso deciderà di non dar seguito all’azione penale per motivi di opportunità politica internazionale.

Nel 1961 verrà edificato un sacrario, che raccoglie i corpi di 782 delle vittime della strage.

La società civile deve tornare a mettere il disarmo sull’agenda internazionale

28.09.2016 Reto Thumiger

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Tedesco

La società civile deve tornare a mettere il disarmo sull’agenda internazionale
Combattiamo per la libertà e per le medaglie. Forze armate tedesche – Istruttore ufficiale per i modelli di ruolo.

“Il mondo è super-armato e la pace è sotto-finanziata”, ha detto Ban Ki-moon, centrando il punto. Questa è la grande sfida che il Congresso sulla Pace di Berlino affronterà. La questione del disarmo dovrebbe essere rimessa sull’agenda internazionale e questo si potrà ottenere solo grazie all’azione congiunta della società civile e dei movimenti per la pace.

Si può trovare la stessa situazione in Germania. Il Ministro della Difesa von del Leyen venerdì ha messo in chiaro che gli ulteriori 2,3 miliardi di euro di spesa militare sono il primo passo verso il 2% del PIL. Questa è la richiesta per tutti i paesi membri della NATO e significano, nel caso della Germania, 60 miliardi di euro di spesa annuale per la difesa. Questo finanziamento si può ottenere soltanto attraverso drastici tagli della spesa in area sociale, educativa e ambientale.

 

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Assemblea Generale delle Nazioni Unite del movimento per la pace

Secondo Reiner Braun, di IPB, questi dati dimostrano la grande necessità di questo Congresso, che si svolgerà dal 30.09. al 3.10. presso l’Università Tecnica di Berlino. D’accordo alle informazioni di IPB sarà il più grande incontro del mondo sulla pace nel 2016, una sorta di Assemblea generale delle Nazioni Unite del movimento per la pace, con 920 partecipanti registrati fino a questo momento, provenienti da 75 paesi.

Le tematiche oggetto del Congresso riguardano tutte le principali sfide che il movimento per la pace si trova ad affrontare oggi e le cui risposte, anche parziali, devono ancora essere trovate. Il conflitto in Siria, per esempio, è coperto da tre grandi eventi. Disarmo nucleare, spese militari ed esportazione di armi sono altre tematiche che verranno trattate nel corso dell’intero Congresso.

La discussione non si fermerà ad una richiesta per il disarmo ma intende dibattere concretamente sulla trasformazione: come trasformare l’attuale situazione in una nuova, in cui il disarmo definisca la reale agenda e la politica.

Ancora più vicini alla luce di guerra e conflitti

Alla fine del Congresso, IPB presenterà un piano di azione ai partecipanti e alle organizzazioni presenti. Questo includerà varie proposte di azione comuni da parte del movimento per la pace. “Singole organizzazioni, iniziative e gruppi devono avvicinarsi per affrontare guerra e conflitti”, ha sottolineato Reiner Braun. Un primo passo in questa direzione potrebbe essere quello di organizzare l’anno prossimo una giornata globale di manifestazioni sul disarmo.

Questa conferenza non parlerà solo della pace, ma tutti i partecipanti sono invitati a partecipare a un atto che si svolgerà sabato 1 ottobre: in occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza (compleanno di Gandhi) si formerà un simbolo della pace umano con 1000 persone davanti all’edificio dell’università.

Disarmo nucleare e bando delle armi nucleari non sono sexy

Il disarmo nucleare e il bando delle armi nucleari sono questioni che difficilmente arrivano a toccare l’opinione pubblica o, come dice Xanthe Hall di IPPNW, “queste tematiche non sono sexy”. Dalla fine della guerra fredda l’erronea convinzione diffusa era che il pericolo di una guerra nucleare fosse scongiurato. In realtà, la possibilità di un disastro nucleare, accidentale o intenzionale, è più grande che mai. Fortunatamente, la campagna di ICAN riesce a sensibilizzare e mobilitare i giovani su questo tema.

Ma Hall ci ha anche fornito notizie estremamente piacevoli. Il ministro degli esteri austriaco, Sebastian Kurz, ha annunciato ieri a nome di una coalizione di 127 stati, che sarà presentata alle Nazioni Unite una risoluzione sul bando delle armi nucleari. Il voto a favore di maggioranza è sicuro, così i negoziati sull’abolizione delle armi nucleari partiranno l’anno prossimo. Questa risoluzione è il risultato dell’impegno umanitario che più di 100 paesi hanno già sottoscritto.

I fumatori non creeranno aree per non fumatori, è lavoro per i non fumatori

“Per 20 anni c’è stato un blocco totale del disarmo nucleare”, ha spiegato Xanthe Hall. Avendo in mano un trattato che vieta le armi nucleari, i paesi denuclearizzati avranno finalmente una leva per superare questo blocco e per esercitare una forte pressione sugli stati in possesso di armi nucleari e sui loro alleati. L’idea dietro a questo è che “i fumatori non creeranno aree per non fumatori, si tratta di un lavoro per non fumatori”.

“C’è davvero una grande urgenza per ciò che riguarda le armi nucleari, ma vediamo anche nuove opportunità e la conferenza sul disarmo capita a proposito”, ha aggiunto Braun.

Lucas Wirl di INES sta preparando, insieme a giovani di diversi paesi, il Raduno dei Giovani. “Non vogliamo davvero entrare in competizione con il Congresso, ma i giovani hanno l’opportunità di incontrarsi, interscambiare e fare rete. L’obiettivo è anche quello di rafforzare i giovani affinchè diventino politicamente attivi, e che lo facciano in un contesto internazionale”. Secondo Wirl siamo molto indietro.

Battaglia per le menti dei giovani

Eros

EROS

 

Nel cristianesimo occidentale, eros (in Greco, “amore”) ha indicato l’amore romantico o sessuale distinto dalla philia (fratellanza, amicizia) e dall’agape (l’amore di Dio per noi e il nostro per Dio). Nella teologia cristiana tradizionale, queste distinzioni sono state chiare, soprattutto quella fra l’eros e le altre “più elevate” forme d’amore . In alcune teologie moderne (per esempio la teologia del processo), queste differenze sono state relativizzate per riflettere una divinità più pienamente incarnazionale e una maggiore considerazione per la potenzialità umana di scegliere e agire, sia in generale , sia per quanto riguarda le scelte sessuali in particolare. Fino all’emergere delle teologie femministe (cristiana, ebraica e altre), l’eros non era inteso  tra i cristiani  come un potere intrinsecamente buono, cioè come l’amore di Dio.

Il saggio della poetessa afroamericana e teorica femminista lesbica Audre Lorde Uses of the erotic: The Erotica s Power (in LORDE 1984) costituisce un fondamento per i discorsi teologici femministi e womanist sull’eros. Secondo Lorde, l’eros è “un’affermazione della forza vitale delle donne, di quella potente energia creativa di cui stiamo reclamando la conoscenza e l’uso nella nostra lingua, nella nostra storia , nella nostra danza, nel nostro amore, nel nostro lavoro e nelle nostre vite” (LORDE 1984, p.56), e alla creatività : “Non c’è , per me , alcuna differenza tra scrivere una bella poesia e muovermi alla luce del sole verso il corpo della donna che amo” (LORDE 1984, p.58).

Attingendo dall’opera di Lorde nei loro tentativi di stabilire dei nuovi legami tra le eistenze delle donne e il potere sacro, numerose femministe cristiane, rifiutando le distinzioni tradizionali fra forme d’amore, hanno posto sullo stesso piano l’eros e l’amore di Dio (Brock, Heyward, Gilson). Nelle parole di Carter Heyward, “L’erotico è la nostra esperienza più pienamente corporea dell’amore di Dio (…), la fonte della nostra capacità di trascendenza (…) il desiderio ardente dello Spirito divino, attraverso il nostro corpo, di stabilire una relazione di reciproco enpowerment. (…) Questo amore è agape, philia ed eros. E’ l’amore di Dio e, nella misura in cui noi lo incarniamo e lo esprimiamo, è il nostro amore” (HEYWARD 1989°, p. 99). Secondo Gilson, “l’eros è un desiderio ardente di un rapporto di partecipazione corporeo l’uno con l’altro, un movimento verso la giustizia incarnata.” (GILSON 1995, P. 115). Brock definisce l’eroso come “il potere del nostro carattere interrelazionale primario” (BROCK 1988 P. 25), mentre per la teologia femminista ebrea Judith Plaskow, l’eros è “la nostra fondamentale energia vitale” (PLASLW 1993, P. 201).

La trattazione teologica femminista dell’eros e della potenza dell’eros (erotic powe) rientra nel più ampio impegno femminista di ricostruire la relazione divino-umana in modi non dualistici, più pienamente corporei e (tra cristiani) radicalmente incarnazionali. Tuttavia, non c’è consenso tra le femministe sull’importanza dell’eros come tema teologico sistematico. Un interessante tensione in quest’area di divergenza teologica è quella tra coloro che considerano l’eros un’energia creativa nella lotta per la liberazione delle donne dalle oppressioni legate alla razza, classe sociale, genere sesso e religione e in generale da tutte le oppressioni, e coloro che lo vedono come una distrazione dagli sforzi concreti di raggiungere la liberazione o, peggio, come il coinvolgimento di interessi patriarcali nella sessualità delle donne. In generale le femministe concordano sul fatto che il lavoro sull’eros, anche quello potenzialmente più liberatorio, corre il rischio di essere fatto proprio da forze politiche e teo-etiche dominanti che sfruttano le donne come oggetti erotici.

Nelle teologie cristiane ed ebraiche a livello delle comunità, l’opera più vivace sull’eros sta emergendo contemporaneamente nel lavoro delle womanist e di altre teologhe di colore.

Ne sono esempi la teologa coreana Chung Hyun Kyung e la teologa e pastora episcopale womanist afroamericana lesbica Renee Hill. Tra le comunità religiose gay, lesbiche e bisessuali, uno degli esempi più affascinanti della creatività dell’eros è la missione evangelica lesbica della pastora presbiteriana Jane A. Spahr, che viaggia da un capo all’altro degli Stati Uniti per predicare l’amore di Dio come spirito liberatorio ed erotico/amoroso.

 

BROCK 1988; GILSON 1995; HEYWARD 1989°; LORDE 1984; PLASKOW 1990.

 

CARTER HEYWARD

Le altre voci del dizionario delle teologie femministe al seguente link:

https://ecumenici.wordpress.com/meeting-2016-sulle-donne-della-bibbia/