Meeting Minutes

Tanti auguri a mia sorella  Patty che mi aiuta, segue e sostiene nella vita.

A cura oggi del protestante Umberto D’Angelo su Facebook… guai per loro uscire dalle Parole della Bibbia, ma oggi cita Bonhoeffer…Noi  Per la libera ispirazione individuale dello Spirito la troviamo limitativa a parole di 2000 or sono sebbene come Conservative consideriamo validi i Vangeli come Guida interiore.

Il Signore è nel suo tempio santo; tutta la terra faccia silenzio in sua presenza! (Abacuc 2,20)

Chi ha orecchi per udire oda (Matteo 11,15)

Noi siamo silenziosi di prima mattina, perché Dio deve avere la prima parola e noi siamo silenziosi prima di andare a letto, perché anche l’ultima parola appartiene a Dio.

Dietrich Bonhoeffer

Atti degli apostoli 16,23-34; Matteo 7,7-11

1826 A Valencia Cayetano Ripoli è l’ultimo giustiziato dall’Inquisizione spagnola

Atti degli apostoli 16,23-34:

23 E, dopo aver dato loro molte vergate, li cacciarono in prigione, comandando al carceriere di sorvegliarli attentamente. 24 Ricevuto tale ordine, egli li rinchiuse nella parte più interna del carcere e mise dei ceppi ai loro piedi.

Conversione del carceriere di Filippi

25 Verso la mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano. 26 A un tratto, vi fu un gran terremoto, la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si aprirono, e le catene di tutti si spezzarono. 27 Il carceriere si svegliò e, vedute tutte le porte del carcere spalancate, sguainò la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. 28 Ma Paolo gli gridò ad alta voce: «Non farti del male, perché siamo tutti qui». 29 Il carceriere, chiesto un lume, balzò dentro e, tutto tremante, si gettò ai piedi di Paolo e di Sila; 30 poi li condusse fuori e disse: «Signori, che debbo fare per essere salvato?» 31 Ed essi risposero: «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia». 32 Poi annunciarono la Parola del Signore a lui e a tutti quelli che erano in casa sua. 33 Ed egli li prese con sé in quella stessa ora della notte, lavò le loro piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi. 34 Poi li fece salire in casa sua, apparecchiò loro la tavola, e si rallegrava con tutta la sua famiglia, perché aveva creduto in Dio.

Matteo 7,7-11:

La preghiera e il suo esaudimento

7 «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 8 perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa. 9 Qual è l’uomo tra di voi, il quale, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? 10 Oppure se gli chiede un pesce, gli dia un serpente? 11 Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!

Sovraffollamento in carcere: Formigoni, uno in meno

31.07.2019 – Carmelo Musumeci

Sovraffollamento in carcere: Formigoni, uno in meno
(Foto di youtube.com)

Più carcere più reati: alcuni politici, per aver consenso elettorale, vorrebbero non solo imprigionare i nostri corpi, ma anche i nostri cuori e, se fosse sulla terra, imprigionerebbero pure il cielo (dal mio diario dal carcere).

Alcuni giorni fa i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano hanno concesso gli arresti domiciliari a Roberto Formigoni, l’ex presidente della Regione Lombardia, condannato per corruzione a 5 anni e 10 mesi di carcere. A me la notizia ha fatto piacere, perché così i miei ex compagni avranno un po’ di spazio in più nelle loro celle/bare.

In carcere c’è il detto che la galera non si augura neppure al peggior nemico e sinceramente se fossi un giudice, oltre a Formigoni, tenterei di far uscire anche tanti altri dannati, che magari sono stati condannati non per aver ottenuto illecitamente lussi e privilegi, ma per disagio sociale, emarginazione o altro.

Quando leggo o ascolto “Giustizia: pene più severe per ladri e rapinatori, emendamento in riforma processo penale”; “Giustizia: allarme-sicurezza, il Governo raddoppia le pene per i furti negli appartamenti”; “Da due a sei anni per chi svaligia gli appartamenti, da quattro a dieci per gli assalti armati. Tra gli obiettivi c’è il blocco dei benefici a chi viene condannato” mi scappa da ridere, per non piangere, pensando a come sono sciocchi alcuni politici se pensano che aumentando le pena diminuiscano i reati. Poveri illusi. Vorrebbero chiudere i criminali buttando via le chiavi, ma possibile che non si rendano conto che prima o poi molti di loro usciranno? E poi alcuni di questi, quando saranno fuori, si vendicheranno di essere diventati, in carcere, durante la detenzione, più cattivi di quando sono entrati, perché la maggioranza delle persone non sono malvagie, almeno quando entrano in carcere, ma lo diventano dopo, perché la galera non fa altro che affermare il criminale in carriera. Possibile che questi politici non sappiano che le nostre Patrie Galere sono fabbriche di odio sociale e che è difficile migliorare le persone con la sofferenza e l’odio? Probabilmente lo sanno, ma a loro interessa solo cavalcare le paure della gente per vincere le elezioni. Sono fortemente convinto che le pene lunghe, solo detentive, creino “tossicodipendenza” carceraria. E, in tutti i casi, la pena di per sé non può migliorare chi la subisce, ma lo può fare l’ambiente in cui la pena si sconta.

Pochi lo sanno, ma la pena detentiva da scontare in carcere è un’invenzione moderna, di circa 300 anni fa. La schiavitù, la pena di morte, la vendetta, la tortura fanno parte della cultura di ogni società, sia antica che moderna, invece l’usanza di punire tenendo chiusa una persona in una cella per anni e anni, e a volte per tutta la vita, è un fatto relativamente nuovo. Non più: (…)  il terribile ma passeggero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà (Beccaria, Dei delitti e delle pene).

A mio parere, il carcere com’è attualmente in Italia non serve: è solo una vendetta e le sofferenze patite in prigione non migliorano le persone. Sono convinto che il carcere meno peggio sia quello che si chiude, e il migliore quello che non verrà mai costruito.

Lo so, molti penseranno che scrivo queste cose perché sono stato in carcere più di un quarto di secolo, ma sinceramente credo che si possa essere criminali pur non infrangendo nessuna legge, come alcuni politici che usano le paure della gente e lo spettro del carcere per cercare consensi elettorali. Penso che non serva a nulla aumentare le pene, perché chi va a rubare (o commette qualsiasi reato) non ci va con il codice in mano. E non pensa quasi mai a quanti anni di carcere prenderà, pensa solo a non farsi prendere, un po’ come fanno alcuni politici quando si fanno corrompere. Credo invece che per far diminuire i reati dovrebbero abbassare le pene e che il carcere, oltre ad essere più umano, dovrebbe fare “bene” alla persona ed essere l’estremo rimedio, come è accaduto per Roberto Formigoni.

Ancora…

Tratto da Il Sole 24 Ore: non dimentichiamo Uva,Cucchi, la Diaz…
 
Carabiniere ucciso, nella foto del ragazzo bendato la violazione di Costituzione e diritti dell’uomo
Il trattamento riservato all’americano Gabriel Christian Natale-Hjorth è contrario a quanto stabilito dagli articoli 13 e 27 e dall’articolo 3 della Convenzione Europea di Diritti dell’Uomo
di Simone Lonati
 
29 luglio 2019
 
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4′ di lettura
 
Nelle ultime ore diversi giornali hanno pubblicato la foto di Gabriel Christian Natale-Hjorth mentre si trova in una caserma dei carabinieri di Roma: Natale-Hjorth è il ragazzo statunitense di 18 anni sospettato di aver preso parte all’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega venerdì scorso nel centro di Roma. Ha le manette ai polsi, con le braccia dietro la schiena: seduto su una sedia, attende forse di essere interrogato.
 
Americano bendato, gli effetti della pubblicazione della foto
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Ma l’immagine che più colpisce è quella testa china con una benda sugli occhi circondata sullo sfondo dalle divise di alcuni carabinieri.
La reazione dell’Arma all’immagine diffusa è stata immediata con l’apertura di un’indagine interna che ha portato, come primo risultato, all’individuazione dell’autore del gesto e al suo trasferimento in un ruolo non operativo.
 
Come spesso accade in questi casi, la politica non ha perso tempo per intervenire sulla questione. Ecco quindi il ministro dell’Interno ricordare a coloro che si lamentavano della benda sugli occhi dell’arrestato «che l’unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un Carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita la galera a vita. Lavorando». Per fortuna, ci ha pensato il presidente delle Camere Penali a ricordare come «nemmeno nel momento del lutto e del dolore per l’assurda morte di un carabiniere lo Stato può permettere l’esistenza di proprie zone franche dove le leggi non vengono rispettate», tanto più «perché un atto istruttorio, sia esso una confessione, una testimonianza o un interrogatorio, se svolto con modalità che coartano la libera determinazione di una persona deve essere dichiarato nullo».
 
 
Carabinieri e procura indagano su foto choc omicida del carabiniere
Proprio per evitare qualsiasi tipo di contestazione in merito alla utilizzabilità degli elementi investigativi, il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma ha affermato con estrema chiarezza come «le informazioni fornite dalla Procura della Repubblica circa le modalità con le quali è stato condotto l’interrogatorio consentono di e scludere ogni forma di costrizione».
 
«Nemmeno nel momento del lutto e del dolore per l’assurda morte di un carabiniere lo Stato può permettere l’esistenza di proprie zone franche dove le leggi non vengono rispettate» (Gian Domenico Caiazza, presidente Camere Penali)
 
Al di là delle difficili valutazioni in merito alle future ripercussioni che l’immagine diffusa avrà sia nell’ambito dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti, dove il ricordo del cosiddetto caso Knox non si è mai assopito, sia riguardo alle possibili contestazioni procedimentali in merito all’utilizzabilità degli elementi raccolti, ciò che colpisce è come la situazione immortalata dalla fotografia violi garanzie cardine del nostro sistema processuale.
 
 
In tal senso, autorevoli voci tra cui quella dell’ex presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, hanno evidenziato come la condizione di una persona sottoposta a fermo, ammanettata e bendata, rappresenti la violazione di almeno due disposizioni costituzionali, gli articoli 13 e 27, che disciplinano il divieto di violenza fisica e morale su persone sottoposte a restrizioni di libertà nell’ottica della funzione rieducativa della pena. Risulterebbero integrati poi anche i reati di “Abuso di autorità contro arrestati e detenuti” e di “Violenza privata” previsti dal codice penale: delitti posti a tutela della dignità proprio degli individui sottoposti a limitazioni della libertà personale, nell’idea che lo Stato debba riconoscere e rispettare i diritti delle persone, anche quando queste siano sottoposte a misure restrittive.
 
In ogni caso, il trattamento riservato da alcuni carabinieri al giovane statunitense si pone in palese violazione delle norme sui diritti umani stabilite dalle principali convenzioni internazionali a cui l’Italia aderisce. Si pensi, ad esempio, all’articolo 3 della Convenzione Europea di Diritti dell’Uomo che proibisce oltre la tortura e le pene inumane anche i trattamenti degradanti. Se, in base ai soli elementi resi noti fino a questo momento, potrebbe forse escludersi l’integrazione del fumoso reato di tortura recentemente introdotto nel nostro ordinamento, è del tutto evidente come l’intento perseguito fosse quello di disorientare e traumatizzare la persona sottoposta a fermo al fine di porlo in uno stato emotivo di sofferenza e di subalternità.
 
La direttiva europea 2012/13 ha imposto agli Stati dell’Ue di consegnare a tutti gli arrestati una lettera con scritto l’elenco dei loro diritti (diritto all’avvocato, all’interprete, al gratuito patrocinio, a contattare una persona terza, ad accedere al fascicolo, al silenzio)
 
Tale condotta, che non sappiamo se sia avvenuta prima, durante o dopo le spontanee dichiarazioni fornite dal ragazzo, non può essere in alcun caso giustificata: la Corte di Strasburgo ci ricorda infatti come il divieto di tortura e trattamenti degradanti non possa subire deroghe né eccezioni, neppure quindi nella comprensibile concitazione emotiva causata dalla perdita di un collega stimato e rispettato. Ed è anche per questo motivo che negli ultimi anni la Commissione Europea ha promosso con forza i diritti di imputati e arrestati, con specifica attenzione alla problematica fase dell’arresto. In particolare, ha messo a punto – e in parte realizzato – la tabella di marcia di Stoccolma, un insieme di direttive volte a rafforzare tali i diritti. Addiruttura, la direttiva europea 2012/13 ha imposto agli Stati dell’Ue di consegnare a tutti gli arrestati una lettera con scritto l’elenco dei loro diritti (diritto all’avvocato, all’interprete, al gratuito patrocinio, a contattare una persona terza, ad accedere al fascicolo, al silenzio).
 
È doveroso domandarsi quante altre volte sono avvenute e avvengono simili violazioni senza che nessuno ne sappia niente
 
Assistiamo infine all’ennesimo episodio (il terzo in pochi mesi, dopo quelli di Cesare Battisti e Carola Rackete) di divulgazione e pubblicazione di immagini in violazione della legge perché ritraggono una persona privata della libertà personale sottoposta a mezzi di coercizione fisica, senza il consenso della stessa. Pur nella condanna anche di tale condotta, è triste dover constatare come soltanto grazie a questa fotografia l’opinione pubblica sia venuta a conoscenza di un episodio così grave, perpetrato in pieno giorno all’interno di una caserma romana. È doveroso quindi domandarsi quante altre volte sono avvenute e avvengono simili violazioni senza che nessuno ne sapesse o ne sappia niente.
 
Se, come è vero, la privazione della libertà è un banco di prova su cui si misura la capacità delle istituzioni di garantire l’effettività dello stato di diritto anche nelle situazioni più difficili, i risultati immortalati nell’immagine di quella testa china con una benda sugli occhi non fanno onore proprio a nessuno.

Meeting Minutes

Letture per l’estate

 

THOMAS R. KELLY

(1893-1941)

Alcune pagine di A Testament of devotion(1941, e poi 1969), di Th.Kelly, che negli ultimi suoi anni, professore a Haverfod College, ebbe importanti experienze spirituali.

C’è una maniera di ordinare a più livelli la vita spirituale . A un primo livello possiamo pensare, discutere, vedere, calcolare, soddisfare a tutte le domande che riguardano le cose eterne. Ma in profondità dentro di noi, dietro alle scene, a un livello più profondo, possiamo anche pregare, adorare, cantare e essere presenti nel culto, e manifestare una docile ricettività al respiro divino.

Il mondo secolare di oggi valuta e coltiva solo il primo livello, sicuro del fatto che è lì che si realizzano i veri interessi del genere umano, e disprezza o tollera con un sorriso divertito che si coltivi il secondo livello, considerandolo un’impresa di lusso, un vestigio di superstizione, un’occupazione per temperamenti speciali. Ma in una cultura profondamente religiosa gli uomini sanno che il secondo livello di preghiera e di divina presenza è la cosa più importante del mondo. E’ a questo livello profondo che vengono determinati i veri interessi della vita. La mente secolare è una mente mutilata e frammentaria, costruita solo su una parte della natura umana, che rifiuta una parte, la più gloriosa, della natura, dei poteri e delle risorse umane [35-36].

Non c’è una nuova tecnica per entrare in questa fase in cui l’anima nei suoi livelli più profondi si sente continuamente a casa in Lui. I processi della preghiera interiore non diventano più complessi, ma più semplici. Nelle prime settimane cominciamo con parole semplici, sussurrate. Cerca di formularle spontaneamente: «Solamente tuo. Solamente tuo». Oppure ricorri a un frammento dei Salmi: «Così la mia anima ti desidera ardentemente, o Dio». Ripetile nell’interiorità, continuamente. Poiché all’inizio è necessaria la collaborazione consapevole del livello superficiale, prima che la preghiera sprofondi nel secondo livello come abituale orientamento verso Dio. Cambia le frasi, come ti senti guidato a fare, di ora in ora, dalla mattina al pomeriggio. Se ti distrai, concentrati e ricomincia [43-44].

Ci sono momenti in cui la preghiera si effonde in quantità e originalità tali da non poter avere in noi la sua origine. Fluisce attraverso noi come una potente marea. Le nostre parole sono fuse con una parola più vasta, una parola che un tempo fu fatta carne. Noi preghiamo, eppure non siamo noi che preghiamo, ma un Essere superiore che prega in noi. Qualcosa della nostra puntiforme identità è indebolito, mai perso. Tutto quello che possiamo dire è che la preghiera ha luogo e che a me è concesso di essere nel suo raggio d’azione. Nel santo silenzio noi ci inchiniamo all’Eternità, e sappiamo che la divina Attenzione teneramente abbraccia noi e tutte le cose nel suo amore persuasivo. Qui tutta l’iniziativa umana si trasforma in acquiescenza, e Egli lavora e prega e cerca se stesso attraverso noi, in una vita intensa e stimolante. Qui l’autonomia della vita interiore diventa completa e con gioia la preghiera parla attraverso di noi, cercatori della vita che attraverso noi fluisce nel mondo degli uomini. Qualche volta questa preghiera è specifica e siamo indotti a pregare per qualche particolare persona o per situazioni particolari con un’energia tranquilla o turbolenta che, considerata da un punto di vista soggettivo, sembra del tutto irresistibile. Qualche volta la preghiera e questa vita che fluisce attraverso noi raggiunge tutte le anime con una visione simile e le sorregge con tenera cura. Qualche volta fluisce fuori del mondo del cieco conflitto, e diventiamo Salvatori cosmici, alla ricerca di tutti quelli che si sono persi [45-46].

Indirizzare la vita attraverso la Luce interiore non si esaurisce come troppo spesso si pensa in speciali scelte di obiettivi particolari. Comincia prima di tutto con una grande revisione del nostro atteggiamento globale verso il mondo. Adorando nella luce noi diventiamo nuove creature, determinando risposte completamente nuove e straordinarie al nostro intero ambiente esteriore di vita. Queste risposte non sono frutto del ragionamento. In larga misura esse sono reazioni spontanee di un’avvertita incompatibilità tra i giudizi di valore «del mondo» e il Supremo Valore che noi adoriamo nel Centro profondo. Nella luce interiore si trovano sia un’istruzione globale sia insegnamenti specifici. L’illuminazione dinamica che viene dal livello più profondo si propaga nelle valutazioni del livello superficiale, ed ecco, «le cose di un tempo sono passate, ammira, sono diventate nuove».

Paradossalmente, questa istruzione globale procede in due opposte direzioni ad un tempo. Siamo liberati dalle ambizioni e dai legami terreni, contemptus mundi. E siamo sollecitati a un divino ma doloroso impegno nel mondo,amor mundi. Egli strappa il mondo dai nostri cuori, allentando le catene che ci opprimono. E getta il mondo nei nostri cuori, dove noi insieme a Lui lo portiamo in un infinito e tenero amore.

La seconda parte del paradosso si accetta oggi più facilmente della prima. Perché noi abbiamo paura che significhi un ritiro dal mondo, una fuga dal mondo. Temiamo una vita che si compiace in estasi di sensualità spirituale mentre le grida di un mondo bisognoso rimangono inascoltate. E qualche pagina di storia sembra rafforzare le nostre paure.

Ma c’è un sano e valido contemptus mundi che la Luce interiore realizza entro l’anima completamente fedele. Come diventano insignificanti e banali le posizioni di prominenza, le importanti situazioni di riconoscimento sociale che una volta pensavamo di ottenere! Le nostre vecchie ambizioni e i nostri sogni eroici: quanti anni abbiamo sciupato a nutrire il nostro insaziabile orgoglio personale, quando solamente la Sua volontà importa realmente! A quali deboli persone abbiamo affidato il nostro benessere, la nostra proprietà e sicurezza ora e nel passato, quando Egli è «la roccia del nostro cuore, e la nostra eterna eredità!» [47-48]

Ci sono molti quaccheri che seguono Dio per la prima metà della via. Molti di noi sono diventati religiosi in un modo altrettanto convenzionale e leggero di quello della gente di chiesa di tre secoli fa, contro la cui leggerezza, mediocrità e mancanza di ardore si scagliarono George Fox e i suoi seguaci con tutta la passione di una gloriosa e nuova scoperta e con tutte le energie di vite impegnate. In qualcuno, dice William James, la religione esiste come una noiosa abitudine, in altri come una febbre acuta. La religione come noiosa abitudine non è quella per cui Cristo ha vissuto ed è morto [53].

Alcuni uomini giungono ad una santa obbedienza attraverso le porte di una profonda esperienza mistica. E’ un’esperienza irresistibile cadere nelle mani del Dio vivente, essere invasi dalla sua presenza nella profondità del nostro essere, per essere, senza alcun avvertimento, completamente sradicati dalle nostre sicurezze e assicurazioni terrestri, ed essere travolti da una tempesta di incredibile potenza che lascia assolutamente senza difesa il vecchio sé orgoglioso, fino a quando non si grida: «Tutti i tuoi flutti e le tue onde sono passati sopra di me» (Sal. 42, 8). Allora l’anima è trascinata in un Centro Amoroso di ineffabile dolcezza, dove una calma ed inesprimibile pace ed una gioia estatica scendono su di noi. E allora si capisce perché Pascal nel mezzo del suo momento più grande ha scritto, la singola parola «fuoco» [56].

Non fraintendetemi. Il nostro interesse ora è per una vita di completa obbedienza a Dio, non per le meravigliose rivelazioni della Sua gloria che la Sua grazia concede solo ad alcuni. Eppure le sorprendenti esperienze dei mistici lasciano un residuo permanente, una volontà sottomessa a Dio e da lui posseduta.

Gli stati di coscienza sono fluttuanti. La visione sbiadisce. Ma l’obbedienza santa, attenta e disposta ad ascoltare, rimane, come il centro e il nocciolo di una vita inebriata da Dio, come il costante modello di una sobria vita quotidiana. E qualcuno è condotto allo stato di completa obbedienza per questa via quasi passiva, dove Dio solo sembra essere attore e noi sembriamo essere interamente agiti. E la nostra volontà viene completamente dissolta e resa arrendevole, essendo noi stabilmente fissati in Lui, e Ma in contrasto con questa via passiva alla completa obbedienza molte persone devono seguire quella che Jean-Nicholas Grou chiama la via attiva, dove dobbiamo combattere e come Giacobbe della Bibbia, lottare con l’angelo fino all’alba: la via attiva dove la volontà dovrà essere soggiogata alla volontà divina a poco a poco, pezzo a pezzo e progressivamente.

Ma il primo passo verso l’obbedienza del secondo tipo è quando si contempla con stupore lo spettacolo fiammeggiante di queste vite, come questa, come capita a tutti, dinanzi le biografie dei santi, i diari di Fox e dei primi Amici, dinanzi a esempi di vita, o di fronte ad un insistente versetto dei Salmi: «Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla bramo sulla terra» (Sal. 73, 25); o, ancora, la meditazione sulla straordinaria vita e morte di Gesú, un lampo di illuminazione o, nel linguaggio di Fox, tramite una grande manifestazione. Ma lo spettacolo di una vita assolutamente santa, qualunque sia l’occasione in cui si è data la possibilità di assistervi, è, ne sono convinto, la pervasiva, pressante invitante e persuasiva opera dell’Eterno [58-59].

Il secondo passo verso la santa obbedienza è questo: comincia dove sei. Obbedisci ora. Usa l’obbedienza di cui sei capace, per quanto piccola essa sia, anche se piccola come un granello di senape.

Comincia dove sei. Vivi questo momento presente, questa ora presente proprio dove sei seduto ora, in completa, assoluta sottomissione e apertura a Lui. Ascolta all’esterno queste parole, ma dentro, sotto la superficie, nei livelli più profondi della tua vita dove sei solo con Dio, l’Eterno Amoroso Uno, eleva una preghiera silenziosa: «Apri la mia vita. Guida i miei pensieri dove io non oso lasciarli andare. Ma tu osa. Sia fatta la tua volontà». Cammina nelle strade e chiacchiera con i tuoi amici. Ma ogni momento non superficiale deve essere di preghiera, offrendoti in continua obbedienza.

Il terzo passo o consiglio nella santa obbedienza, è questo: se tu scivoli e inciampi e dimentichi Dio per un’ora, e riaffermi il tuo vecchio io orgoglioso, e ti affidi alle astuzie della tua intelligenza, non passare molto tempo in rimproveri angoscianti e auto-accuse ma comincia di nuovo, proprio dove sei.

Una quarta considerazione nella santa obbedienza è tuttavia questa: non stringere i denti e i pugni per dire: «Lo voglio! Lo voglio!» Abbandonati, sciogli la stretta. Sottomettiti a Dio. Impara a vivere al passivo, una espressione dura per gli americani, e lascia che la tua vita sia voluta in te. Perché «Io voglio» non significa obbedienza [60].

Sono persuaso che l’esperienza quacchera della Presenza Divina tiene seriamente conto sia del tempo sia di ciò che è fuori del tempo, mentre il significato e il valore finale sono comunque collocati nell’Eterno, che è la stessa radice creativa del tempo. Perché «Ho visto anche che c’era un oceano di oscurità e morte, ma un infinito oceano di luce e amore scorreva sull’oceano di oscurità» [Fox].

La possibilità di questa esperienza della Presenza Divina, come fatto presente, che continuamente si realizza con i suoi effetti trasformanti e trasfiguranti sulla vita: questo è il messaggio centrale degli Amici. Una volta scoperto questo glorioso segreto, questa nuova dimensione del vivere, non viviamo semplicemente nel tempo, ma anche nell’Eterno. Il mondo del tempo non è più la sola realtà di cui siamo consapevoli. Una seconda Realtà ci avvolge, ci incalza, ci fa fremere, ci agita, ci dà energia, ci penetra e ci abbraccia entro di sé nell’amore, insieme a tutte le cose, . Noi viviamo le nostre vite a due livelli simultaneamente, il livello del tempo e quello dell’Eternità [91-92].

Dio sta nel momento presente. Nell’«Ora» noi sentiamo a casa, finalmente. Il vento agitato del tempo è calmato, i desideri nostalgici del pellegrino sulla terra nato in cielo, giungono a una sosta. Perché il nastro unidimensionale del tempo ha perduto la sua presa. E’ letteralmente sparito. Noi viviamo nel tempo, entro il nastro unidimensionale. Ma scopriamo che ogni momento presente è la continuazione di un Eterno Ora, e nell’Eterno Ora riceve una nuova valutazione. Non abbiamo semplicemente riscoperto il tempo; abbiamo trovato in questa santa immediatezza dell’Ora la radice e la fonte stessa del tempo.

Perché è l’Eterno che è la madre del nostro santo Ora, non solo, è il nostro Ora, e il tempo, come dice Platone è semplicemente una sua immagine mobile [96].

Il pervasivo Amore dell’Eterno Ora deve penetrarci in questo momento presente [100].

Di fronte a questa sofferenza cosmica e a questa responsabilità cosmica noi dobbiamo assumere la speciale responsabilità che nasce da una preoccupazione concreta. Per un Amico questa concreta preoccupazione individualizza la tenerezza cosmica. Porta a un centro definito ed finalizzato a qualche concreto obiettivo tutta quell’esperienza di amore e responsabilità che potrebbe svanire, nella sua genericità, in una vaga aspirazione verso un Paradiso dorato [108].

E’ un rendere specifica anche la mia responsabilità, in un mondo troppo vasto e in una vita troppo breve per affrontare tutte le responsabilità. Il mio amore cosmico, o il Divino Amante dentro di me, non può realizzare interamente il suo scopo, che è la salvezza universale, entro i limiti di settanta anni. Ma l’Amorosa Presenza non ci appesantisce egualmente con tutte le cose, ma con discrezione impone a ciascuno di noi pochi obiettivi centrali, come responsabilità scelte per empatia. Per ciascuno di noi queste imprese rappresentano la parte che noi condividiamo dei gioiosi fardelli dell’amore.

Perciò la condizione di avere una preoccupazione concreta [concern] ha un aspetto di primo piano e uno di secondo piano. Il primo è rappresentato dallo speciale obiettivo, l’unico illuminato, verso cui noi proviamo un desiderio e un’attenzione particolari. Questo è la preoccupazione concreta di cui parliamo o che presentiamo nell’incontro mensile. Ma esiste un secondo livello, o strato, di preoccupazione universale per tutta la moltitudine di buone cose che bisogna fare. Verso di esse proviamo un sentimento di partecipazione, ma siamo esonerati dal servizio attivo nella maggior parte di esse. Così non siamo sopraffatti dall’angoscia di fronte a bisogni disperatamente reali che non sono nostra diretta responsabilità. Non possiamo morire su ogni croce, né siamo tenuti a farlo [108-109].

Vorrei insistere su come una vita si semplifica quando è dominata dalla fedeltà a pochi impegni. Troppi di noi hanno troppi impegni. I nostri interessi di intellettuali che ci attraggono verso mille cose, e ci distraggono, e prima di accorgercene ci troviamo aggiogati e trascinati, senza fiato, da un programma troppo pesante, fatto di buoni comitati e buone iniziative. Sono persuaso che questa vita febbrile di uomini di chiesa non è salutare. Le iniziative ci si appiccicano addosso perché non riusciamo a dire di no ad un amico. Accettare di lavorare in un comitato gravoso dovrebbe realmente dipendere da una risposta ad un imperativo dentro di noi, e non semplicemente da un calcolo razionale dei fattori coinvolti. La vita orientata verso una preoccupazione concreta è ordinata e organizzata da dentro. E noi impariamo a dire no e sì ascoltando la guida della responsabilità interiore. La semplicità degli Amici ha bisogno di esprimersi non semplicemente nell’abbigliamento e nell’architettura e nel peso delle pietre tombali ma anche nella struttura di un programma di vita relativamente semplificato e coordinato per quanto riguarda le responsabilità sociali. Sono persuaso che le preoccupazioni concrete introducono quella semplificazione, e insieme ad essa quella intensificazione di cui abbiamo bisogno in opposizione alle affrettate, superficiali tendenze della nostra età.

Abbiamo cercato di scoprire i motivi della responsabilità sociale e della sensibilità sociale degli Amici. Non si tratta semplicemente della obbedienza ai comandi della Bibbia. Non è niente di terreno.

L’impegno sociale degli Amici è fondato su un’esperienza: un’esperienza dell’ amore di Dio e dell’impulso a portare la salvezza legata ai freschi stimoli di quella Vita. L’impegno sociale è la dinamica Vita di Dio all’opera nel mondo, resa speciale ed empatica ed unica, particolarizzata in ogni individuo o gruppo sensibile e tenero sotto la guida dell’amore. Un impegno iniziato da Dio è spesso sorprendente, sempre santo, perché la Vita di Dio penetra nel mondo. E questo avviene nella pace, nella potenza e in una fede e gioia straordinaria, perché l’Eterno opera nel mezzo del tempo con una serenità senza fretta, portando trionfalmente tutte le cose a sé [110-111].

Siria, la denuncia del commissario Onu: gli attacchi intenzionali contro i civili sono crimini di guerra

29.07.2019 – Articolo 21

Siria, la denuncia del commissario Onu: gli attacchi intenzionali contro i civili sono crimini di guerra
(Foto di Art. 21)

Nuova denuncia dell’Onu sui crimini commessi in Siria contro la popolazione civile. Il commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet ha dichiarato, in un comunicato diffuso venerdì 26 luglio, che “Nell’apparente indifferenza della comunità internazionale rispetto all’aumento del numero di vittime civili causato da una serie di raid a Idlib a in altre zone nel Nord-Ovest della Siria, negli ultimi 10 giorni sono morte 103 persone, tra cui 26 bambini“.

Non usa mezzi termini il commissario, denunciando il fallimento del “Consiglio di sicurezza paralizzato dall’incapacità dei cinque membri permanenti di usare il loro potere e la loro influenza per fermare i combattimenti e le uccisioni una volta per tutte. Siamo di fronte a un fallimento di leadership da parte delle nazioni più potenti del mondo”.

“Nei primi anni di questo conflitto, quando le vittime erano decine, poi centinaia, poi migliaia, il mondo ha dato prova di grande preoccupazione, ora gli attacchi aerei uccidono e mutilano un numero significativo di civili più volte alla settimana, e la risposta sembra essere una scrollata di spalle collettiva”. Ormai, scrive Bachelet, “diverse centinaia di migliaia i bambini, le donne e gli uomini rimasti uccisi in Siria dal 2011, così tanti che non è neanche più possibile dare una stima credibile“.

“Nonostante i ripetuti appelli delle Nazioni Unite a rispettare il principio di precauzione e distinzione nel corso delle ostilità, quest’ultima incessante campagna di attacchi aerei da parte del governo e dei suoi alleati ha continuato a colpire strutture mediche, scuole e altre infrastrutture civili come mercati e panetterie. Si tratta di siti civili e sembra altamente improbabile, dato lo schema ripetuto di questi attacchi, che siano stati tutti colpiti per caso.

Gli attacchi intenzionali contro i civili sono crimini di guerra!”.

Anche Save the Children (e l’organizzazione partner Hurras Network) ha lanciato una forte denuncia, affermando che “il numero di bambini uccisi a Idlib nelle ultime quattro settimane ha superato il numero totale di bambini rimasti uccisi in Siria nel 2018″. Secondo l’organizzazione i bambini rimasti uccisi dal 24 giugno sarebbero 33, stima decisamente bassa rispetto a quella della Syrian American Medical Society (Sams), presente in Siria, anche nella regione di Idlib, con diverse strutture ospedaliere, che indica in 175 il numero di bambini che hanno perso la vita dal 26 aprile e ben 827 quelli rimasti feriti che si sono rivolti agli ospedali nel nord ovest della Siria nello stesso periodo.

Nella sola giornata di lunedì hanno perso la vita otto bambini.

Articolo di: Asmae Dachan

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 29-7-2019: buona settimana
 
Il Signore mi ha concesso quel che io gli avevo domandato (I Samuele 1,27)
 
 
Non desiderare e sarai l’uomo più ricco del mondo
 
Miguel De Cervantes
 
* A Palermo la mafia uccide il giudice Rocco Chinnici
 
* 1979 muore a Strarnberg (Baviera) Herbert Marcuse , filosofo tedesco
 
“La forza dell’uomo è la preghiera : pregare è respirare l’alito di Dio. Pregare significa affidarsi a Dio.”
 
Dietrich Bonhoeffer

Io ho aderito

 

Combattenti Nonviolenti

In un periodo storico caratterizzato da profonde crisi economiche e dall’avanzata dei nazionalismi, un periodo in cui nei singoli Stati si cerca l’indipendenza regionale, il senso di appartenenza si trasforma spesso in un sentimento di esclusione degli “altri”. La frustrazione e la paura per un futuro incerto trovano a volte un canale di sfogo in manifestazioni catartiche di odio e di violenza, generando un clima sociale dove ogni argomento non genera confronti ma scontri, dove la comunicazione sembra scadere sempre più e il dialogo scompare.

In questo contesto nascono i Combattenti Nonviolenti.

Combattenti Nonviolenti sono tutte quelle persone che, individualmente o come gruppi e associazioni, si riconoscono in un comportamento, una pratica di vita quotidiana molto semplice:

  • Non credono nella violenza e non la praticano
  • Non discriminano
  • Aiutano chi si trova in pericolo
  • Intervengono sempre nelle situazioni di violenza, discriminazione e omissione di soccorso di cui sono testimoni

Siamo combattenti, perché non ci voltiamo dall’altra parte, non restiamo in silenzio, non ci tiriamo mai indietro. Chi aderisce prende questo impegno.

Siamo nonviolenti, perché la violenza nelle sue varie forme non ci affascina ma, anzi, ci ripugna profondamente. Riconosciamo che la violenza fisica è quella più evidente, ma esiste anche una violenza psicologica, una violenza economica e una violenza che si declina nelle varie forme di discriminazione.

Non discriminiamo.

Riteniamo che aiutare chi ha bisogno sia un atto encomiabile e auspicabile, tuttavia – poiché risulterebbe complicato legare un impegno a qualcosa di molto discrezionale – ci limitiamo a prendere l’impegno di aiutare chi si trova in pericolo.

Chi si riconosca in questi pochi basilari princìpi è invitato ad aderire e diffondere.

Combattenti Nonviolenti