9 aprile 1945

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Il 9 aprile 1945, veniva giustiziato il teologo simbolo della resistenza cristiana al nazismo.

Il 9 aprile del 1945 moriva, all’età di 39 anni, il teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer, impiccato nel campo di prigionia di Flossenbürg. Teologo tra i più amati e significativi del XX secolo, Bonhoeffer è uno dei simboli della resistenza cristiana a Hitler.
Pastore della Chiesa confessante, nel 1944 aveva partecipato all’organizzazione del fallito attentato contro Hitler e per questo fu giustiziato. A Flossenbürg una lapide ne ricorda il martirio citando 2 Timoteo 1,7: “Dio non ci ha dato uno spirito che ci rende paurosi, ma uno spirito che ci dà forza, amore, saggezza”.

In questo frangente politico ed ecclesiale – ha dichiarato il professor Fulvio Ferrario, docente di teologia sistematica della Facoltà valdese di teologia di Roma – tre aspetti mi sembrano particolarmente attuali. Innanzitutto, il cittadino politicamente responsabile. Di fronte al pensiero unico, alla propaganda ossessiva e soprattutto alla violenza fisica sistematica, Bonhoeffer ha scelto di agire: l’arroganza del potere non si subisce, si combatte. In secondo luogo – ha proseguito Ferrario – il credente impegnato. In una chiesa, sia cattolica, sia evangelica, in parte complice e in parte silenziosa, Bonhoeffer afferma che ’solo chi grida per gli ebrei può anche cantare il gregoriano’. Il discepolato cristiano non si esaurisce nella predicazione, ma richiede l’immersione nella vicenda umana, ambigua e sporca. Non le anime belle, ma coloro che rischiano anche la purezza della coscienza nella lotta contro il tiranno, possono legittimamente richiamarsi all’uomo assassinato sul Calvario. Infine – conclude Ferrario – il pastore innamorato della chiesa. Bonhoeffer non ha amato una chiesa ideale, ma quella reale e concreta, mediocre e compromessa, e l’ha servita come pastore e come teologo. Egli non ha smesso di esortarla a studiare la Bibbia, a pregare, a esercitare la disciplina ’del corpo e della mente’, come egli si esprime. Bonhoeffer fu un credente appassionato alla Bibbia e proprio per questo con i piedi per terra”.
La figura di Bonhoeffer è stata ricordata anche dal pastore Keith Clements, segretario generale della Conferenza delle chiese europee, in un articolo pubblicato sulla rivista inglese “Reform”. “Bonhoeffer – scrive Clements – scelse di far parte della congiura contro Hitler, con tutte le ambiguità morali che questo comportava, come unico modo concreto di aiutare il suo prossimo. Egli accettò di diventare colpevole per il bene degli altri, piuttosto che lavarsene le mani preferì avere delle mani sporche di sangue. Come scrisse dalla sua prigionia ’la chiesa esiste solo quando essa è per gli altri’

Bio

Nato a Breslau (oggi Wroclav, in Polonia) nel febbraio 1906, Dietrich fu il sesto di otto figli di Karl e Paula Bonhoeffer. Il padre era un importante professore di psichiatria e neurologia; la madre, Paula von Hase, discendeva da una famiglia nobile.
Laureatosi in teologia a Berlino nel 1927, Bonhoeffer iniziò l’attività di pastore in una chiesa tedesca a Barcellona nel 1928. Nel 1930 andò a studiare a New York presso l’Union Theological Seminary; nel 1931 cominciò ad insegnare alla facoltà teologica di Berlino e fu ordinato pastore. In quel periodo iniziò l’attività nel nascente movimento ecumenico, stabilendo contatti internazionali che in seguito avrebbero avuto grande importanza per il suo impegno nella resistenza. Fu eletto segretario giovanile dell’Unione mondiale per la collaborazione tra le chiese ed entrò a far parte del Consiglio cristiano universale “Life and Work” (da cui sarebbe nato in seguito il Consiglio ecumenico delle chiese).

Confronto con il nazismo
Con l’ascesa di Hitler al potere alla fine del gennaio 1933, la Chiesa evangelica tedesca, cui Bonhoeffer apparteneva, entrò in una fase difficile e delicata. Molti protestanti tedeschi accolsero favorevolmente l’avvento del nazismo; in particolare il movimento dei cosiddetti “cristiano-tedeschi” (Deutsche Christen) si fece portavoce dell’ideologia nazista all’interno della chiesa, giungendo perfino a chiedere l’eliminazione dell’Antico Testamento dalla Bibbia. Nell’estate 1933 costoro, ispirandosi alle leggi ariane dello Stato, proposero un “paragrafo ariano” per la chiesa, che impedisse ai “non-ariani” di diventare ministri di culto. La disputa che ne seguì provocò una profonda divisione all’interno della chiesa: l’idea della “missione agli ebrei” era molto diffusa, ma adesso i cristiano-tedeschi sostenevano che gli ebrei fossero una razza separata che non poteva diventare “ariana” neanche tramite il battesimo. Bonhoeffer si oppose fermamente al paragrafo ariano, affermando che esso avrebbe vincolato gli insegnamenti cristiani all’ideologia politica.
In un saggio dell’aprile 1933 “La chiesa davanti al problema degli ebrei”, Bonhoeffer fu il primo ad affrontare il tema del rapporto tra la chiesa e la dittatura nazista, sostenendo con forza che la chiesa aveva il dovere di opporsi all’ingiustizia politica. Quando, nel settembre 1933, il paragrafo ariano fu approvato dal sinodo nazionale della Chiesa evangelica, Bonhoeffer si impegnò per informare e sensibilizzare il movimento ecumenico internazionale sulla gravità della situazione. Rifiutò inoltre un posto di pastore a Berlino, per solidarietà con coloro che venivano esclusi dal ministero per ragioni razziali, e divenne pastore di una congregazione di lingua tedesca a Londra.

La Chiesa confessante
Nel maggio 1934 nacque la cosiddetta “Chiesa confessante” per opera di una significativa minoranza interna alla Chiesa evangelica tedesca, che adottò la “dichiarazione di Barman” in opposizione al nazismo. Nell’aprile 1935 Bonhoeffer tornò in Germania per dirigere, prima a Zingst e poi a Finkenwalde, un seminario clandestino per la formazione dei pastori della Chiesa confessante, che stava subendo crescenti pressioni da parte della Gestapo, culminate nell’agosto 1937 nel decreto di Himmler che dichiarava illegale la formazione di candidati pastori per la Chiesa confessante.
In settembre il seminario di Finkenwalde fu chiuso dalla Gestapo, nei due anni seguenti Bonhoeffer continuò l’attività di insegnante in clandestinità; nel gennaio 1938 la Gestapo lo bandì da Berlino e nel settembre 1940 gli vietò di parlare in pubblico.

Teologo e cospiratore
Nel 1939 Bonhoeffer si avvicinò ad un gruppo di resistenza e cospirazione contro Hitler, costituito tra gli altri dall’avvocato Hans von Dohnanyi (suo cognato), dall’ammiraglio Wilhelm Canaris e dal generale Hans Oster. Il teologo costituì un legame fondamentale tra il movimento ecumenico internazionale e la cospirazione tedesca contro il nazismo. La sua attività per aiutare un gruppo di ebrei a fuggire dalla Germania, scoperta dalla Gestapo, portò al suo arresto, nell’aprile 1943.
Durante i due anni di prigionia che precedettero la sua morte, nelle lettere all’amico Eberhard Bethge, Bonhoeffer esplorò il significato della fede cristiana in un “mondo diventato adulto”, chiedendosi: “Chi è Cristo per noi oggi?” E giunse all’amara conclusione che il cristianesimo è troppo spesso fuggito dal mondo, cercando di trovare un ultimo rifugio per Dio in un angolo “religioso”, al sicuro dalla scienza e dal pensiero critico. Ma Bonhoeffer affermò che è proprio l’umanità nella sua forza e maturità che Dio reclama e trasforma in Gesù Cristo, “la persona per gli altri”.
Dopo un fallito attentato contro Hitler il 20 luglio 1944, Bonhoeffer fu trasferito nella prigione di Berlino, poi nel campo di concentramento di Buchenwald e infine in quello di Flossenbürg, dove fu impiccato insieme ad altri cospiratori.

Un ritratto di Dietrich Bonhoeffer, di Fulvio Ferrario
Bonhoeffer di Fulvio Ferrario

L’evoluzione di Bonhoeffer, di Paolo Ricca
Bonhoeffer di Paolo Ricca

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