Altri 45 giorni di detenzione ingiustificata per Patrick Zaki

15.07.21 – Articolo 21

(Foto di Amnesty International)

E’ stata prolungata di altri quarantacinque giorni la custodia cautelare in carcere al Cairo di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università Alma Mater di Bologna arrestato nel febbraio dell’anno scorso per propaganda sovversiva su internet. Lo ha riferito all’Ansa Lobna Darwish, una rappresentante dell’Ong “Eipr” (“l’Iniziativa egiziana per i diritti personali”) annunciando l’esito di un’udienza svoltasi l’altro ieri e resa nota oggi. Finora, purtroppo, sono rimasti inascoltati tutti gli appelli perché cessi la detenzione preventiva e ingiustificata di Patrick.

“Oltre all’udienza di lunedì, martedì 13 si è tenuta una sessione investigativa per Patrick da parte della Procura Suprema di Sicurezza dello Stato, una misura presa per la prima volta dalla prima settimana del suo arresto nel febbraio 2020”, si precisa nel post degli attivisti, che innanzitutto conferma il prolungamento di 45 giorni della custodia cautelare. “L’indagine è durata più di due ore, durante le quali Patrick è stato interrogato in dettaglio sulla natura del suo lavoro, sui suoi progetti di ricerca passati e sul suo background formativo”, viene aggiunto. “Speriamo che le nuove misure non siano un’indicazione di sviluppi negativi che renderebbero la vita di Patrick ancora più difficile”, si afferma ancora nel post dell’account ‘Patrick Libero’ aggiungendo: “Speriamo che, con la ripresa delle indagini, emerga presto la sua innocenza e che la falsificazione del verbale di arresto sia chiarita. Speriamo anche che l’accusa prenda in considerazione le richieste presentate dai suoi avvocati nel corso di un anno e mezzo di detenzione preventiva: documenti che provano la falsificazione del verbale d’arresto, la sua tortura e la sua detenzione un giorno intero prima della data indicata ufficialmente nel verbale d’arresto falsificato”.

“La verità è che questi nuovi sviluppi potrebbero avere un impatto positivo o negativo sul caso. Non c’è modo di sapere dove potrebbero portare il caso. Tutto quello che speriamo, dopo quasi un anno e mezzo di custodia cautelare senza indagini, è che riprendere le indagini sul suo caso acceleri la decisione dell’accusa; una decisione che faccia cadere tutte le accuse contro di lui e lo lasci libero di tornare alla sua vita, per riprendersi da questa ingiustificata esperienza dolorosa per lui e la sua famiglia il più presto possibile”, concludono gli attivisti.

L’articolo originale può essere letto qui

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