«Quanto subisco rispecchia il concetto di femminicidio in vita, non siamo un sesso debole, siamo sopravvissute»

15.06.2021 – Alessio Di Florio

«Quanto subisco rispecchia il concetto di femminicidio in vita, non siamo un sesso debole, siamo sopravvissute»
(Foto di videointervista denuncia)

Denuncia pubblica di Ilaria Di Roberto, di quanto subisce da anni e dell’ultima molestia subita l’11 giugno. Il suo drammatico appello: «ho bisogno di essere creduta e di aiuto».

Ilaria Di Roberto è una scrittrice, attivista femminista radicale, artista, donna che ha sempre infranto e si è ribellata al copione dell’oppressione patriarcale nei confronti delle vittime di abusi. Che lei ha ripetutamente subito in una catena drammatica di tentativi di stupri, revenge porn, cyber bullismo, psicosette, violazioni ed insulti del suo nome e della sua persona. Alle sue denunce, sui social e nel web così come nel suo paese, sono seguite catene di vittimizzazione secondaria e di «colpevolizzazione» contro di lei. Anche lì dove la giustizia e le leggi dovrebbero tutelare le vittime e punire i criminali. Ha raccontato questa criminale catena che prosegue il primo gennaio dell’anno scorso alla nostra Cristina Mirra https://www.pressenza.com/it/2020/01/nuovi-modi-di-essere-avanzano-in-rete/ . Intervista in cui è emerso anche l’impegno per tutte le donne, di attivista femminista radicale, scrittrice e artista. Autrice di un libro uscito anni fa (e nei prossimi mesi uscirà un secondo libro) durante i primi mesi di lockdown l’anno scorso pubblicò la canzone “Abbassa la voce” i cui proventi furono devoluti alla lotta contro la violenza maschile e patriarcale – il cui video pubblicammo in quest’articolo di Cristina Mirra https://www.pressenza.com/it/2020/03/abbassa-la-voce-una-canzone-contro-la-violenza-sulle-donne/ . Nei mesi scorsi abbiamo pubblicato alcuni articoli della stessa Ilaria sul patriarcato e i suoi frutti nefasti, deleteri e venefici anche nelle mobilitazioni di contrasto alle violenze contro le donne

Manifestazione o scenografia?

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8 Marzo: tra politica, falsi miti e sentimentalismo tossico.

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Basta dare la colpa agli abiti

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Dopo la recente sentenza della Corte Europea per i Diritti Umani che ha condannato l’Italia per una sentenza su uno stupro avvenuto nel 2015 a Firenze in questa videointervista https://www.wordnews.it/condanna-della-corte-europea-per-i-diritti-umani-per-vittimizzazione-secondaria-in-tribunale  è tornata a raccontare con coraggio e profonda umanità la sua vicenda, quel che ha subito e cosa ha incontrato sulla sua strada. Ribadendo il suo rifiuto totale e sotto ogni aspetto della colpevolizzazione delle vittime, degli stereotipi sessisti condannati anche dalla Corte Europea per Diritti Umani e di un copione mediatico e sociale che è l’essenza brutale e complice dei carnefici in una società che continua ad essere vergognosamente patriarcale, maschilista e vigliacca.

Venerdì 11 giugno, mentre l’interesse e le attenzioni di quasi tutta Italia erano concentrati sul debutto della nazionale di calcio ai campionati europei, Ilaria stava compiendo un banalissimo, normale, pacifico gesto: uscire di casa per andare a gettare la spazzatura. È stato invece l’inferno, l’inizio di ore e ore di angoscia, terrore, dramma. Temendo per la propria incolumità e sconvolta per quanto accaduto, appena ha potuto lo ha denunciato e testimoniato sui social network.

Nella serata di sabato 12 giugno, provata e sconvolta, ha denunciato in una videointervista (pubblicata qui https://www.wordnews.it/non-siamo-un-sesso-debole-siamo-sopravvissute ) cosa le è accaduto, quanto subisce da almeno due anni e il muro di indifferenza, incredulità e abbandono che vive. Vorrebbe lasciare Cori, il comune in cui vive, perché questa situazione è ormai diventata insopportabile per lei e la sua famiglia – a sua volta vittima di atti gravi e violenti nei mesi – ma per ragioni soprattutto economiche non le è ancora possibile. Avrebbe bisogno di un aiuto, un sostegno, qualcuno che le permetta di superare le difficoltà e trasferirsi altrove.

Dopo quest’ultima molestia subita Ilaria, scioccata e provata, spaventata e terrorizzata da possibili nuovi episodi da parte di personaggi che può rischiare purtroppo in ogni momento di incrociare, è costretta ad uscire di casa attrezzandosi a documentare e registrare per raccogliere prove. È stata costretta a modificare le sue abitudini (abbigliamento compreso, e qua torniamo all’imposizione patriarcale da lei denunciata anche sulle nostre pagine a Marzo) e non esce di casa neanche a buttare l’immondizia se non è scortata dalla sorella. Scortata, una parola che si associa a chi viene minacciato da mafie e criminali vari. E questo fa capire il peso e il pericolo a che livelli sono arrivati.  Ha paura ogni volta che varca la soglia di casa, la sua vita quotidiana è segnata dal timore di altre molestie.  In una società sempre contro le donne, in cui se si è donna si vivono pericoli costanti e – nello stesso tempo, come accade a lei – agli occhi di troppe persone, troppa «gente» si è anche considerati colpevoli. Lo ricorda, con il cuore che generosamente guarda verso tante, troppe altre donne, che subiscono veri «femminicidi in vita» e molestie, abusi e violenze ogni giorno, nella videointervista pubblicata qui https://www.wordnews.it/non-siamo-un-sesso-debole-siamo-sopravvissute   con l’appello  a non lasciarla sola, a non emarginarla ed abbandonarla. Un appello finora caduto nel silenzio e nell’indifferenza totali da parte di grandi testate giornalistiche che, in passato, non hanno esitato a servirsi della sua storia nel momento in cui l’hanno considerata “notizia” sfruttabile.

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