Impeachment Trump, inizia il processo al Senato: ecco cosa rischia- La mossa di Biden in Norvegia

Negli Stati Uniti è iniziato il processo di impeachment al Senato nei confronti di Donald Trump: a rischio il futuro politico del tycoon, con l’ex presidente che è accusato di incitazione alla violenza contro le Istituzioni.

Donald Trump è diventato così il primo Presidente degli Stati Uniti ad essere messo sotto accusa per due volte, ma anche questa volta potrebbe riuscire a salvarsi nonostante le pesanti accuse.

Nonostante che alla Camera hanno votato a favore non solo i Democratici, l’impeachment è stato fortemente voluto dalla speaker Nancy Pelosi mentre Joe Biden non è particolarmente entusiasta, ma anche dieci deputati Repubblicani, al Senato non ci sarebbero i numeri per una condanna.

Nonostante buona parte del GOP abbia preso le distanze dal tycoon dopo l’assalto al Congresso, al momento sarebbero cinque i senatori repubblicani pronti a votare a favore dell’impeachment. I numeri per una condanna quindi allo stato delle cose non ci sarebbero.

Adesso per una settimana ci sarà la possibilità per i senatori di “interrogare” l’accusa, Trump invece non sarà presente, con il verdetto che così dovrebbe arrivare non prima della prossima settimana.

Il vero nocciolo della questione impeachment èl’interdizione dai pubblici uffici che scatterebbe in caso di condanna, rendendo così di fatto impossibile una candidatura del tycoon alle prossime elezioni.

Intanto l’attuale Presidente schiera i bombardieri in Norvegia Avvertimento a Putin: giù le mani dall’Artico!

Ricco di gas e idrocarburi- Secondo il diritto internazionale l’Artico non appartiene agli Stati, ma è amministrato dall’Autorità per i Fondali Marini, in particolare con sede in Giamaica.

Nel 1982, la Convenzione Onu di Montego Bay (non sottoscritta dagli Stati Uniti) stabiliva che ciascuno Stato rivierasco potesse sfruttare le risorse sottomarine in un’area entro le 200 miglia dalle coste, nel presupposto che la conformazione del fondale altro non sia se non la continuazione della propria placca continentale. Il progressivo ritiro dei ghiacci ha quindi scatenato la lizza, con Russia e Norvegia in prima fila. Nel settembre 2010 tra Mosca e Oslo veniva firmato un accordo di cooperazione nel Baltico e nell’Artico, dove la Russia acconsentiva di dividere le due zone di competenza con una linea di confine tracciata esattamente tra le isole Svalbard e la Novaya Zemlya.

Un anno dopo, tuttavia, Putin rompeva l’incanto, asserendo che sotto il profilo geopolitico, gli interessi nazionali russi sono legati all’area artica e che la Russia avrebbe espanso la propria presenza, difendendola con forza. Così, oltre alla Norvegia, anche Usa, Canada e i Paesi rivieraschi del Nord-Europa ricominciano a preoccuparsi.

Nel summit di Lisbona, in Portogallo, si era parlato di mini-Nato del Nord tra i Paesi dell’Alleanza e neutrali che insistono sull’area, ma senza comunque concludere.

Tuttavia, nel 2015, veniva varato il programma di esercitazioni periodiche Artic Challenge.

Da qui, una serie di mosse: le forniture di armamenti Usa, la Norvegia che reintroduce la leva, i rischieramenti di velivoli dell’Alleanza (Italia compresa) ed una sconosciuta grinta della pacifica Svezia.

Il rischieramento in Norvegia dei bombardieri nucleari statunitensi B-1 non è che l’ultima scena di una rappresentazione che continua, sperando comunque che rimanga tale e non vada oltre. Si, perché negli Usa al potere ci sono di nuovo i democratici che, negli ultimi cento anni, in quanto a guerre (talune disastrose) non hanno certo un buon record. No? Controllare per credere.

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