Stati Uniti, il giorno nero della democrazia calpestata da Donald Trump

07.01.2021 – Antonella Napoli – Articolo 21

Stati Uniti, il giorno nero della democrazia calpestata da Donald Trump
(Foto di Articolo 21)

Il 6 gennaio 2021 sarà ricordato come il giorno più nero della storia americana. Una sconfitta per quella democrazia che è sempre stata, almeno dal loro punto di vista, il baluardo degli Stati Uniti.

Una sconfitta che ha il volto di ridicoli quanto pericolosi suprematisti con cappellini rossi dei “patriot” e copricapi con teste e corna di bufalo, tra i simboli americani per antonomasia, che hanno preso d’assalto il Campidoglio impugnando armi.

Un unico mandante e responsabile: Donald Trump, che ha calpestato ogni principio democratico che aveva giurato di difendere quando era stato eletto.

Il presidente uscente nel pomeriggio di ieri ha fomentato i suoi sostenitori accorsi a Washington nel giorno in cui il Congresso avrebbe dovuto ratificare definitivamente il voto dello scorso novembre. Dopo il suo lungo comizio, durante il quale aveva ribadito che le elezioni erano state truccate, le frange più violente dei suoi supporters hanno marciato su Capitol Hill, sede delle più importanti istituzioni statunitensi, tra cui Camera e Senato.

Davanti al Campidoglio si è riunita una folla che si era mostrata in un primo momento pacifica, la maggior parte senza mascherina. Ma con il passare dei minuti la manifestazione si è trasformata da sit-in con cartelli e bandiere americane e slogan pro Trump a un vero e proprio assalto, minaccioso e violento.

Gli agenti addetti alla sicurezza dell’edificio hanno tentato senza riuscirci di contenere la folla. Alla fine hanno ceduto permettendo a un gruppo di manifestanti di fare irruzione all’interno del Congresso. È stato immediatamente dichiarato il lockdown di Capitol Hill e le operazioni per la certificazione del voto presidenziale sono state sospese.

Nel frattempo i servizi segreti e gli agenti di sicurezza hanno evacuato il Campidoglio. Il primo ad essere portato via  è stato il vice presidente Mike Pence, per molti componenti di quella folla sediziosa un “traditore”, reo di non avere accolto l’invito di Trump nel bloccare la certificazione del voto.
Uno a uno anche tutti i deputati e senatori, ai quali è stato chiesto di indossare maschere antigas, sono stati evacuati .

Nel frattempo i gruppi più facinorosi hanno fatto breccia nell’edificio, irrompendo in principio attraverso le finestre. Molti erano armati, come testimonia lo scontro a fuoco all’ingresso del Congresso durane il quale una donna, poi morta in ospedale, è stata colpita al torace.

Un altro gruppo di manifestanti si è fatto largo lungo i corridoi, guadagnando la via per raggiungere il Senato, dove uno di loro ha occupato lo scranno di Mike Pence inneggiando a Trump. Insomma, il sistema di sicurezza non ha retto, qualcuno ritiene ‘volutamente’.

È apparso alquanto inusuale che si sia permesso a dei dimostranti violenti di starsene comodamente seduti negli uffici, o andarmene in giro per i corridoi del Campidoglio.

Intanto il mondo della politica americana ha preso le distanze. Molti i repubblicani eccellenti che hanno stigmatizzato l’assalto. Joe Biden in diretta tv ha condannato quella che ha definito un’insurrezione e si è appellato a Trump chiedendogli di sedare gli animi dei suoi sostenitori più violenti. Intervento che alla fine, quando era ormai tardi, è arrivato attraverso un breve video pubblicato su Twitter. “Andate a casa. So come vi sentite ma andate a casa, voglio che nessuno si faccia male. Ci hanno rubato le elezioni, lo sanno tutti, ma adesso dovete tornare a casa, dobbiamo avere pace, legge e ordine”.

Un messaggio che non solo è apparso tardivo e inutile, ma con il quale ancora una volta ribadiva la fake news del voto truccato.

Un comportamento sconcertante che mostra la malafede di un presidente che ha usato gli effetti della disinformazione a suo vantaggio durante tutto il suo mandato.

Alla fine Trump ha ottenuto ciò che voleva, ritardare l’insediamento di Biden. La sua proclamazione a presidente è stata rinviata e non è chiaro quando riprenderanno i lavori per renderla effettiva.

Il mondo è sorpreso e sconvolto nel vedere una superpotenza come gli USA consentire che vengano calpestate senza ritegno le sue istituzioni liberali.

È apparsa evidente la connivenza, o quanto meno la leggerezza, di parte della polizia e di uomini all’interno dei palazzi di Capitol Hill. Molti commentatori, e prima ancora i giornalisti sul posto, hanno sottolineato la stranezza del mancato tempestivo blocco pur vedendo l’enorme folla riunirsi nel giro di un’ora davanti al Congresso con intenzioni chiaramente minacciose.

Intanto altri manifestanti pro-Trump sono scesi in piazza in tutto il paese. Migliaia di persone per lo più senza mascherina si sono radunate fuori dai palazzi delle municipalità con le bandiere di Trump e i cartelli ‘Stop the Steal’. Si temono nuove violenze tanto che è stata allertata la Guardia Nazionale.

E le conseguenze, se continuasse a essere ritardata una transizione pacifica dei poteri, tra Donald Trump e Joe Biden, potrebbero essere devastanti. Tra i democratici c’è chi ha parlato di rischio di una guerra civile, qualcuno ha definito quando accaduto un tentativo di colpo di stato.

Parole gravi, che delineano una deriva inaccettabile che potrebbe rappresentare un pericoloso fattore di instabilità per l’intera comunità internazionale.

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

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