Sospendiamo le attività informative fino alla liberazione di Patrick

Noi quaccheri in Italia attendiamo notizie dall’Egitto, prima di riprendere le comuncazioni informative, che non siano la meditazione.

Non ci sono altri aspetti del vivere che ci interessano. Siamo per la vita libera di Patrick. Ora.

Se necessario, ci schereremo apertamente contro il Governo italiano in carica. per inerzia inaccettabile e complicità affaristiche con L’Egitto. Stato che soffoca i diritti umani, ogni giorno. Non solo contro Patrick.

Meglio che non ci sia alcun  Governo  in Italia che un Governo complice con loro.

Andiamo pure a votare. Nessuno di loro rimarrà sul loro scranno di potere. E sicuro questo.

Ancora ore di attesa al Cairo e un’altra «notte di angoscia». Si è conclusa oggi pomeriggio alla terza sessione del Tribunale per l’antiterrorismo del Cairo l’udienza per decidere del rinnovo della detenzione di 45 giorni per Patrick Zaki, il verdetto non sarà reso nota prima di domani come conferma la stessa legale del giovane Hoda Nasrallah che ha spiegato di sperare nella scarcerazione dello studente ma al contempo ha avvisato che una frase pronunciata dal giudice nell’udienza odierna lascia prevedere un prolungamento della detenzione. «Spero che venga rilasciato domani ma non lo prevedo perché è stato sollevato il problema dei libri e il giudice ha risposto “mi presenti una domanda”. Questo significa che Patrick rimarrà in prigione», ha spiega Nasrallah.

«Come già successo in passato, sapremo domani cosa oggi ha deciso il giudice del tribunale per l’antiterrorismo del Cairo per Patrick Zaki. Sarà un’altra notte di angoscia per lui, i familiari, gli amici e le tantissime persone che da dieci mesi si battono per la sua scarcerazione. Purtroppo non c’è molto da prevedere: speriamo che questa detenzione, durata oltre 300 giorni, abbia fine e che possa essere rilasciato», ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international.

Zaki era presente in aula e ha dichiarato che le accuse contro di lui sono «infondate» denunciando di aver già trascorso dieci mesi in carcere. Presenti erano anche i suoi legali e per la prima volta i rappresentanti delle ambasciata di Italia, Germania, Olanda e Canada, più l’avvocato dell’Unione Europea. Patrick , ex collaboratore dell’Eipr e studente dell’Università di Bologna, si trova da 305 giorni in detenzione cautelare nel Carcere di massima sicurezza di Tora, al Cairo. A far scattare le manette il 7 febbraio scorso, al suo rientro dall’Italia, l’accusa di diffusione di post su Facebook atti a «destabilizzare la sicurezza dello Stato», un reato che ricade nella legge

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