Meeting Minutes del 21/5/2020

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Memoria

16 MAGGIO 1944. LA RIVOLTA DI ROM E SINTI NEL CAMPO DI STERMINIO DI AUSCHWITZ!

Il 16 maggio del 1944 nel campo di sterminio di Auschwitz ci fu una rivolta, esattamente nello Zigeunerlager, “il campo degli zingari”. Le SS quel giorno avevano intenzione di sterminare circa 5mila uomini, donne e bambini, tra rom, sinti e manush, a cui era stato permesso di stare insieme, nelle stesse baracche, ultimi tra gli ultimi.

Le condizioni di vita nel settore occupato dagli Zingari ad Auschwitz-Birkenau contribuirono al diffondersi delle epidemie di tifo, vaiolo e dissenteria che decimarono la popolazione del campo. Alla fine di marzo, le SS uccisero nelle camere a gas circa 1.700 Rom, giunti pochi giorni prima dalla regione di Bialystock. Molti di loro, ma decisamente non tutti, erano già malati. Nel maggio del 1944, gli amministratori del campo decisero di trucidare tutti gli Zingari. Le guardie delle SS circondarono il settore nel quale vivevano i Rom, per impedire a chiunque di fuggire. Quando fu loro ordinato di uscire, i Rom si rifiutarono perché erano stati avvertiti delle intenzioni dei Tedeschi e si erano armati di tubi di ferro, vanghe e altri attrezzi usati normalmente per il lavoro.

I capi delle SS decisero di evitare lo scontro diretto con i Rom e si ritirarono. Dopo aver trasferito 3.000 Rom ancora in grado di lavorare ad Auschwitz I e in altri campi di concentramento in Germania-tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate 1944-il 2 agosto le SS deportarono i rimanenti 2.898. La maggior parte di quei prigionieri era costituita da malati, anziani, donne e bambini. Furono uccisi praticamente tutti nelle camere a gas di Birkenau. Un piccolo gruppo di ragazzini che erano riusciti a nascondersi durante le operazioni di trasferimento fu catturato e ucciso nei giorni successivi. Almeno 19.000 dei 23.000 Rom che furono deportati ad Auschwitz morirono nel campo.

Fonte: (US Holocaust Memorial Museum)

 

L’essenza del quaccherismo

Ma “lo Spirito” non è quella cosa che ispira un uomo. I primitivi cristiani, dopo Pentecoste, lo consideravano piuttosto come qualcuno. “Lo spirito “ ha un’intelligenza ed una volontà. Egli controlla e dirige le azioni degli Apostoli e loro indica o proibisce ad essi di recarsi in un luogo o in un altro , mostra , ad esempio , come debbano risolvere le difficoltà sorte circa la questione se debba imporsi ai convertiti dal paganesimo l’onere delle osservanze giudaiche (Atti VIII, 29; XIII, 2; XVI 6-7, XV, 28). E questo carattere personale è dovuto al fatto che lo Spirito era allora considerato come presenza attuale e vivente dello stesso Cristo (Atti XVI, 7). Che tal fosse la fede dei primi cristiani risulta manifesto dal quarto Vangelo, là dove Gesù assicura ai suoi discepoli che egli ritornerà ad essi come il “consolatore” (Giov XIV, 16-18) e dalla dichiarazione di Paolo che “il Signore (cioè Gesù Cristo) è lo Spirito “ (II Cor . III 17-18) . “Lo Spirito” , insomma nel pensiero dei primi cristiani , significava che Gesù , malgrado fosse stato crocefisso, non era morto, ma era invece vivente ed operante nella società dei suoi seguaci, riproducendo in essi il Suo proprio spirito , il Suo profondo carattere, il Suo proprio modo di vita, con tutte le sofferenze ed i sacrifici e la gioiosa dedizione per la redenzione del genere umano e per la trasformazione del mondo, confidando solo nella potenza e nell’amore di Dio.

Concluderò questo paragrafo con alcune brevi citazioni di scrittori recenti che , come spero, confermeranno la verità di quanto sopra.

“Il cristianesimo nella sua epoca aurea era essenzialmente una ricca e vivida conoscenza di Dio, la quale sublimava sino ad una perfetta esperienza dell’unione con Dio nel pensiero, nel cuore e nella volontà. Era una manifestazione personale del divino nell’umano, dell’eterno nel tempo. Se risaliamo alle sorgenti della nostra vita religiosa, perveniamo in ultimo ad Uno che pensava e, con semplicità di fanciullo dichiarava: “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio” ed “Io e il Padre mio siamo un essere solo”. La sua azione diretta e l’influsso della sua vita sui suoi discepoli è ciò che appare di più straordinario nei Vangeli, come la continuità di tale influsso sugli uomini è quanto v’ha di più mirabile nella storia umana.

“Il complesso del Nuovo Testamento è armonico e chiaro nella sua dottrina su ciò che costituisce l’elemento originale e vitale del Cristianesimo. Il potere di questo consiste nello “Spirito”, il quale attraverso Gesù , pervade il mondo e fissa la sua dimora nel cuore dei credenti. Il Cristianesimo è manifestatamente “la economia dello Spirito”, l’ingresso nel mondo, amezzo di Gesù Cristo, di un principio nuovo e di una sorgente di luce e di vita spirituale”:

“Un cristiano è un uomo che, avendo creduto nel Vangelo, ha con ciò steso ricevuto in sé lo Spirito di Cristo come principio di vita, come ispirazione permanente dei suoi pensieri e delle sue azioni… All’inizio tutti i credenti si ritenevano ispirati…il Cristianesimo deve ritornare alla religione delllo Spirito se non vuo, perder il suo titolo di nobiltà e le orme del primo ideale.

Edwar Grubb

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