Non si può morire per portare una pizza

29.12.2019 – Torino – Fabrizio Maffioletti

Non si può morire per portare una pizza
(Foto di Fabrizio Maffioletti)

Ieri a Torino i riders hanno manifestato, sfilando per le vie del centro, la loro vicinanza a Zohaib, il loro collega investito da un automobilista il 19 dicembre e tutt’ora ricoverato al S. Giovanni Bosco.

Il corteo si è fermato per degli speech davanti al comune e all’ispettorato del lavoro.

“Non si può morire per portare una pizza. Glovo schiavista sei il primo della lista” hanno inneggiato i manifestanti.

I ciclofattorini, in particolare quelli di Glovo, lamentano condizioni di lavoro estremamente difficoltose, l’azienda non fornisce loro le più elementari dotazioni di sicurezza: casco, luci, un giubbotto riflettente adeguato, hanno anche dichiarato che devono pagare il cestello a zaino che utilizzano per trasportare il cibo da consegnare.

Come ben sappiamo il loro lavoro è regolato da un software che assegna un punteggio, più il punteggio è alto e più il fattorino si vedrà assegnare ulteriori consegne, avendo l’opportunità di guadagnare di più.

Quindi se per motivi magari moto seri, o semplicemente per una settimana di vacanza, il rider smetterà di lavorare, vedrà il proprio punteggio scendere.

È eticamente accettabile che un lavoratore non abbia praticamente diritti inerenti al proprio lavoro, che le sue condizioni di vita, di essere umano, siano regolate da un algoritmo?

 

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