Protesta contro le basi dei contadini

Un gruppo quacchero cristiano in cosa consiste nella pratica?

Durante il regime nazista le famiglie quacchere inglesi ospitarono nelle loro case “sicure” i  figli minori della Germania nazista, per risparmaiarli dalle bombe alleate sulla Germania di Hitler. Era troppo pericoloso ospitare in casa tedeschi adulti, per paura di ritorsioni cd patriottiche inglesi… L’avrebbero fatto  pur essendo estimatori di Dietrich Bonhoeffer, come noi. Non dimentichiamoci che tutti i quaccheri – liberal e cristiani – si sono dichiarati sempre obiettori di coscienza in tutte le guerre e non hanno imbracciato mai nessun fucile. Il quacchero italiano Penna ha girovagato per il mondo nel dopoguerra per sfuggire all’arresto per rifiuto dell’obbligo militare e gli arresti per violazione della Legge allora vigente. I quaccheri americani portarono soccorso alle famiglie tedesche e italiane (Abruzzo e Molise in particolare, dove dei Comuni ci dedicano tut’ora targhe di ringraziamento) per la maggior parte ovviamente ex naziste ed ex fasciste. Non c’è solo le cattedre dell’Unesco o della Facoltà di Storia Bolognese che ci hanno contraddistinto con Bori.

Personalmente ho rinunciato ad iscrivermi ad un partito, non perchè non abbia idee politiche (ho dedicato una sezione del sito ai socialisti religiosi, anche quaccheri, unico direi,  oltre agli Hutteriti) ma l’avversario politico (il nemico) deve essere amato anche a costo di risultare “antinazionale” e siamo Premi Nobel per la Pace 1947, per questa peculiarità antimilitarista di soccorso del  nemico. Non possiamo dimenticarlo.

Non ci interessa l’opera falso spirituale del cappellano cattolico o protestante, di turno. Ad Olgiate Olona o altrove. Ben venga la disdetta alla newsletter! Lo facciamo con immenso piacere.

Pur essendo favorevoli allo staniero, non è mai capitato di leggere in questi mesi alcuna demonizzazione di Salvini ed estrema destra vicina, ma siamo felici quando leggiamo notizie di rivolta contro le armi come quella che segue… Non abbiamo nemmeno la visibilità sui corridori umanitari, pagati solo con soldi pubblici del 8 per mille. Non accettiamo sovvenzioni dello Stato. Nessun 8 o 5 per mille. Si chiude se non si riesce ad andare avanti. Sarà volontà di Dio. Oggi siamo aperti per il Reddito di cittadinanza se non lo depreda il PD.

Buona lettura dell’articolo.

La battaglia del grana: contro i dazi di Trump protesta davanti alle basi americane

Il consorzio del grana padano chiamerà allevatori e produttori davanti ai cancelli delle basi Usa nel nord Italia

di LUCA PAGNI

25 Settembre 2019

La battaglia del grana: contro i dazi di Trump protesta davanti alle basi americane”

MILANO – Pronti alla battaglia del grana, con una protesta senza precedenti: una manifestazione davanti alla basi militari americani nel nord Italia. Produttori di latte e di formaggi minacciano di scendere in strada, inscenando una protesta sul modello dei movimenti pacifisti contro la presenza dell’esercito e dell’aeronautica degli Stati Uniti. Lo annuncia il Consorzio per la tutela del formaggio Grana Padana, per protestare contro la decisione del Wto, l’organizzazione del commercio internazionale, che ha autorizzato l’amministrazione guidata da Donald Trump ha imporre una serie di dazi commerciali ai prodotti europei, tra cui il parmigiano.

Una decisione che assume i contorni del danno e anche della beffa. Il danno è economico, innanzitutto: si rischia “l’azzeramento o quasi del nostro export negli Stati Uniti che oggi sfiora le 400 mila forme all’anno”, ha spiegato in una nota il direttore del Consorzio, Stefano Berni. Le forme invendute si riverserebbero così sugli altri mercati, creando un crollo dei prezzi e spingendo molto operatori versi la crisi. Il danno potrebbe corrispondere a quello provocato cinque anni fa dall’embargo russo moltiplicato per 10. Conseguenze gravi per il sistema lattiero caseario della Ue, che esporta complessivamente negli Usa 120 tonnellate di formaggi, 40mila delle quali italiane.

Poi, c’è la beffa: “Tutto ciò si tradurrebbe in un grandissimo regalo” ai produttori americani del falso grana. Dice ancora Berni: “Verrebbe usato lo strumento dei dazi, autorizzato dal Wto, per un generoso regalo ai copioni americani delle nostre pregiate Dop casearie”. In altre parole, i dazi si trasformerebbero in un indiretto vantaggio per i produttori americani, compresi quelli che sfruttano il marchio “grana” senza averne le caratteristiche, così come avviene per tutte le merci contraffatte. Per di più, il grana è finito nella lista di prodotti ai quali vengono imposti dazi per tutt’altre vicende: gli Usa, infatti, hanno contestato i finanziamenti dell’Unione europea al consorzio Airbus, principale concorrente di Boeing.

Ma che tipo di protesta hanno in mente al Consorzio? “Se avverrà quanto minacciato – – spiega ancora Berni – chiameremo tutti i produttori di latte e formaggi italiani a manifestare davanti ai numerosi insediamenti militari statunitensi in Italia, che ospitiamo con grande piacere, a Montichiari, Ghedi, Longare e Vicenza, realtà che sono proprio nel cuore pulsante di casa nostra, la casa Grana Padano, perché se si è amici ci si comporta da amici e non si usa una vicenda aereonautica avulsa dall’Italia per danneggiare il Made in Italy di qualità e favorire le fake statunitensi”

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 25 sett 2019

“Fatti venire gli anziani, i sacerdoti e i leviti, Pilato disse loro in privato : “non agitate così! Voi lo accusate, ma io non l’ho trovato meritevole di morte, nè per il fatto che guarisce nè per la profanazione del sabato”. I sacerdoti , i leviti e gli anziani gli rispondono. “Dicci allora: se uno bestemmia Cesare, è reo di morte o no?” Risponde Pilato: “E’ reo di morte”. E per tutta risposta gli Ebrei: “Tanto più è reo di morte costui, che ha bestemmiato Dio”

Dal Vangelo Pilato e Giuseppe d ‘Arimatea

“La rassegnazione è un suicidio quotidiano”

Honorè de Balzac

*1971 Prima azione di Greenpeace (nata da quaccheri) contro gli esperimenti nucleari sottomarini degli USA in Alaska

Si è insediato da pochi giorni un novello prete, Don Giovanni Calastri, appena ordinato nel mio paese e il primo gesto pubblico è stato quello di benedire gli Alpini e festeggiare l’esercito italiano da cappellano.

Possibile che Capitini, Don Milani…. non siano studiati con serietà al Seminario di Venegono in provincia di Varese (1 diocesi in Italia)? Cosa gli passa nella testa su un Gesù violento e armato, rimane un mistero per me. Non è il mio Dio. Non è lo stesso mio Gesù.

Preghiamo sempre per il ravvedimento del nostro nemico che si autodefinisce “cristiano” ma di dialogo nemmeno a parlarne.

Tutta la stampa locale e l’amministrazione comunale ad esaltare il gesto patriottico compiuto: marchio di infedeltà verso colui che disse ai suoi discepoli di riporre le spade nei foderi al memento del suo arresto di condanna a morte.

” L’autoriconoscimento è lo sforzo dell’uomo, mai totalmente compiuto, di superare teoricamente la dicotomia con se stesso, di distinguersi da sé tramite il suo Io inesauribile, e di giungere all’unità con se stesso.

Dietrich Bonhoeffer

Anna Fasano: il cambiamento climatico dipende dagli investimenti delle grandi banche

24.09.2019 – Olivier Turquet

Anna Fasano: il cambiamento climatico dipende dagli investimenti delle grandi banche
(Foto di Banca Etica)

Banca Etica aderisce alla mobilitazione mondiale per il clima. Il giorno 27 Settembre fino alle ore 13.30 gli uffici e le filiali di Banca Etica rimarranno chiuse. Ne abbiamo parlato con Anna Fasano, Presidente.

Qual è il senso dell’adesione di Banca Etica allo sciopero globale di FFF?

Siamo molto colpiti dalla determinazione e dall’energia del movimento Fridays For Future che in pochi mesi ha ottenuto di mettere la questione climatica e ambientale in cima alle agende di governi, istituzioni sovranazionali e opinione pubblica.

Quando il comitato soci-lavoratori di Banca Etica ha proposto al cdA e alla direzione di aderire alle manifestazioni del 27 settembre, abbiamo pensato che meritassero tutto il nostro supporto.

Le collaboratrici e i collaboratori del Gruppo Banca Etica saranno nelle piazze insieme ai componenti del CdA e ai soci e alle socie che da oltre 20 anni credono che un modo diverso si costruisce anche cambiando la finanza e per questo hanno fatto nascere e stanno facendo crescere la nostra banca.

Direi che non potevamo mancare!

Le banche hanno una responsabilità  importante nel riscaldamento globale, vorresti approfondire questo aspetto?

Il movimento dei Fridays For Future ha l’incredibile merito di avere da subito messo la finanza globale al centro delle loro attività di sensibilizzazione. Se il cambiamento climatico è diventato un’emergenza dipende dalla politica, dagli stili di vita individuali, ma anche – moltissimo – dalle grandi banche globali continuano a fare profitti finanziando le imprese responsabili della gran parte delle emissioni.

Secondo un’analisi della rete internazionale Banktrack [https://www.banktrack.org/download/civil_society_statement_on_the_new_principles_for_responsible_banking/joint_statement_prb.pdf], nei tre anni trascorsi dall’adozione degli Accordi di Parigi per il clima (2016-2018) 33 tra i maggiori gruppi bancari mondiali hanno fornito fin qui 1.900 miliardi di dollari di prestiti al settore dei fossili: una cifra che continua a crescere ogni anno. Ben 600 miliardi sono andati alle 100 imprese che in modo più aggressivo stanno ampliando le attività legate ai combustibili fossili. Di questi 33 gruppi bancari la metà, ovvero 16, sono tra i firmatari dei “Principles for Responsible Banking” recentemente proposti dall’ONU.

Ecco… secondo noi non c’è più tempo per il greenwashing, occorrono scelte radicali.

 

Banca Etica propone da anni un nuovo modello di banca e di credito legato al mondo della solidarietà, delle imprese etiche,della finanza consapevole: come questo modello si inserisce nella necessità di un nuovo modello di società chiesto dai FFF?

La crisi climatica è un’emergenza, ma c’è molto che possiamo fare: lo sanno bene le persone sempre più numerose che scelgono la finanza etica perché rifiutano di affidare i propri risparmi e investimenti a chi li utilizza per finanziare imprese che stanno distruggendo il pianeta.  Banca Etica ed Etica Sgr da due decenni escludono dai propri finanziamenti settori rischiosi per il clima (come il carbone e il petrolio) e per l’ambiente in generale (come il nucleare) o per la collettività (gli armamenti e il gioco d’azzardo). Investiamo invece in tante aziende, grandi e piccole, che guardano al futuro e sviluppano attività innovative nel campo delle energie da fonti rinnovabili, della riduzione della CO2, dei materiali alternativi alle plastiche, della bioedilizia e che costruiscono strumenti che ci permettono di cambiare i nostri stili di vita. Quando abbiamo iniziato eravamo in pochi. Oggi questa sensibilità e consapevolezza è finalmente diffusa e se questo è successo molto lo dobbiamo al movimento di giovani e giovanissimi che ha imposto l’urgenza di una svolta radicale nelle agende delle istituzioni e nell’attenzione dell’opinione pubblica.

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 24 set 2019

Non si può dire di volere la pace e lasciare la società com’è, con i privilegi, i pregiudizi, lo sfruttamento, l’intolleranza, il potere in mano a Pochi

Aldo capitini

* 1961 Prima marcia della pace Perugia – Assisi

* 1717 nasce a Londra Horace Walpole, scrittore e iniziatore del romanzo gotico

Benvenuto a Eros, è stata fissata in America la data mondiale del quaccherismo il 6 ottobre.

“Il bene brama l’intero, non soltanto l’intero psichico , ma anche l’intera opera, l’intera persona insieme al prossimo  che gli è dato.”

Dietrich Bonhoeffer

Preghiera del giorno

Salmo 100

Invito a lodare il Signore
Sl 95:1-7; 117
1 Salmo di lode.
Mandate grida di gioia al SIGNORE,
abitanti di tutta la terra!
2 Servite il SIGNORE con letizia,
presentatevi gioiosi a lui!
3 Riconoscete che il SIGNORE è Dio;
è lui che ci ha fatti, e noi siamo suoi;
siamo suo popolo e gregge di cui egli ha cura.
4 Entrate nelle sue porte con ringraziamento,
nei suoi cortili con lode;
celebratelo, benedite il suo nome.
5 Poiché il SIGNORE è buono; la sua bontà dura in eterno,
la sua fedeltà per ogni generazione.

Le armi nucleari e il cambiamento climatico

23.09.2019 – Redacción Madrid

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseSpagnoloFrancese

Le armi nucleari e il cambiamento climatico
La vita sulla Terra deve affrontare due minacce esistenziali: la crisi climatica e le armi nucleari. Le due minacce sono strettamente collegate e si rafforzano a vicenda. Con il mondo in fiamme, la crisi climatica è, anche per i suoi detrattori più feroci, impossibile da ignorare. Tuttavia, la grande maggioranza della popolazione ignora come questa situazione aggravi il rischio di guerra nucleare e perché il disarmo nucleare è oggi più importante che mai.

Clima e costi del nucleare

Secondo un rapporto della U.S. Environmental Protection Agency[1], dettagliato nel rapporto “From Warheads to Mills”[2] solo in quel paese, i costi dei danni causati da eventi meteorologici estremi sono stati di 400 miliardi di dollari nel 2018, e questo costo potrebbe facilmente raggiungere i 3 trilioni di dollari all’anno entro il 2050. Il costo dell’inquinamento atmosferico dovuto all’uso di combustibili fossili è stimato a circa 176 miliardi di dollari all’anno, o fino a 5,2 trilioni di dollari, in totale, entro il 2050.

Gli investimenti nelle tecnologie verdi sono scarsi in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più inquinanti. Tuttavia, considerando gli elevati costi diretti e indiretti dei danni ambientali, è chiaro che il loro rapporto costo-efficacia è elevato. Ciononostante, la miopia politica e la sua conseguente demagogia porta all’inazione da parte della maggior parte dei politici. Infatti, molte risorse politiche e talenti scientifici necessari per l’innovazione ecologica sono attualmente impegnati nello sviluppo di armi nucleari e di altre aziende che, lungi dal risolvere urgenti problemi esistenziali, minacciano piuttosto la vita sul pianeta.

Le armi nucleari, in particolare, sono militarmente e politicamente obsolete e suicide. La miopia di questo capriccio armamentista è molto costosa, in quanto queste armi sono estremamente costose da mantenere: l’investimento attuale in armi nucleari è di 126 miliardi di dollari e continua ad aumentare.

Il rischio di guerra nucleare

La crisi climatica aumenta il rischio di guerra nucleare. L’orologio dell’Apocalisse per il 2019, dal Bollettino degli Scienziati Atomici, un orologio simbolico che misura il rischio di distruzione catastrofica totale da parte di una guerra nucleare, segna attualmente 2 minuti a mezzanotte, il rischio maggiore dal 1947. Ciò è dovuto principalmente a tre fattori: 1. l’instabilità della leadership politica negli Stati nuclearizzati, 2. l’aumento del rischio di detonazione nucleare accidentale o di ciberterrorismo a causa della vulnerabilità dell’elevata e crescente dipendenza da sistemi automatizzati e 3. il cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico moltiplica le possibilità di conflitto su risorse come la terra, l’acqua potabile e le riserve alimentari e aumenta la pressione migratoria. Il crollo politico, a sua volta, porta i leader estremisti ad assumere il controllo delle armi nucleari, il che rappresenta un rischio nelle regioni in cui c’è tensione politica.

Effetti dell’uso delle armi nucleari sull’ambiente e sul clima

Ora, una sola detonazione nucleare, soprattutto in questi tempi, è in grado di causare danni ambientali significativi e irreparabili.

Da un lato, c’è l’impulso elettromagnetico (EMP) prodotto da qualsiasi detonazione nucleare.  Un singolo EMP ad alta quota – che non richiede una bomba nucleare ad alta potenza – è in grado di disattivare sistemi e dispositivi elettrici in un’intera area continentale, sia in Nord America che in Europa, e avrebbe effetti massicci sulla rete elettrica, sulle comunicazioni, sul funzionamento di automobili e ambulanze – alterando la vita civile come la conosciamo – ma influenzerebbe, allo stesso modo, anche le centrali nucleari e potrebbe provocare diverse decine di fusioni nucleari simultanee. Pensiamo un attimo ai danni causati da un singolo incidente nucleare. Il mondo sta ancora vivendo le devastazioni dell’incidente nucleare del 2011 a Fukushima, una sola centrale nucleare. Moltiplichiamolo per decine. Lungi dall’essere ipotetico, questo disastro è la minaccia che fino a poco tempo fa Kim Jong-Un ha fatto agli Stati Uniti, sapendo che l’arsenale nordcoreano, una piccolissima frazione dell’arsenale americano, è sufficiente ad alterare la vita dell’intero subcontinente nordamericano.

D’altro canto, anche un uso limitato delle armi nucleari avrebbe conseguenze climatiche catastrofiche. Nel 2012 è stato pubblicato uno studio prospettico[3] su ciò che sarebbe successo dopo una guerra tra India e Pakistan, entrambi i paesi sono stati nucleari e attualmente in conflitto. Con 100 bombe delle dimensioni di quella usata a Hiroshima, meno dello 0,5% dell’arsenale globale, l’impatto catastrofico non sarebbe solo locale e regionale, ma anche globale. Lo strato di ozono verrebbe distrutto – incidendo sulla vita che da esso dipende – e il clima verrebbe alterato in modo tale da ridurre i tempi di raccolta dei cereali di base da cui dipendono molte popolazioni, provocando una carestia che ucciderebbe 2 miliardi di persone in tutto il mondo, soprattutto nel sud del mondo. Questa carenza di cibo, a sua volta, genererebbe più conflitti, che potrebbero portare a un maggiore uso di armi nucleari. Su scala più ampia, una guerra nucleare provocherebbe una distruzione di proporzioni inimmaginabili, con miliardi di morti, un altissimo inquinamento radioattivo di vaste aree, e un inverno nucleare che finirebbe per distruggere la nostra civiltà e forse la nostra specie, insieme a molte altre.

Soluzioni integrate

La soluzione al cambiamento climatico deve includere il disarmo nucleare. Le armi nucleari rappresentano un costo e un rischio inaccettabili e minano le basi della cooperazione internazionale e della buona volontà, essenziali per risolvere le crisi globali.

Per alleviare la crisi climatica è necessaria una massiccia mobilitazione di risorse. Gran parte di questo investimento di capitale potrebbe provenire direttamente dalle ingenti risorse che saranno liberate una volta attuato il disarmo nucleare. Allo stesso tempo, il talento scientifico e le risorse politiche attualmente coinvolte nelle armi nucleari possono essere riorientate alla ricerca di innovazioni ecologiche.

D’altro canto, la soluzione alla crisi climatica e alle armi nucleari deve necessariamente coinvolgere l’intera comunità internazionale. E’ essenziale incanalare gli sforzi dell’umanità verso la promozione di una cultura di pace e il rafforzamento del regime multilaterale.

Mentre assistiamo al crollo degli accordi bilaterali (come quello delle forze nucleari intermedie tra Stati Uniti e Federazione Russa), siamo fortunatamente anche nel bel mezzo di un cambiamento di paradigma in cui il prestigio di un paese non è più dato dalla sua potenza militare o addirittura economica, ma dalla sua capacità di dialogo, di costruire accordi e di generare pace. Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPAN), adottato all’ONU nel luglio 2017 da 122 paesi, è il prodotto di questo cambiamento. La sua concezione ha richiesto diverse fasi politiche che hanno comportato la cooperazione di molte nazioni, e la sua negoziazione è stata estremamente costruttiva e partecipativa, coinvolgendo esperti della società civile in un modo mai visto prima in un processo di questo tipo. L’universalizzazione e l’attuazione del TPAN rafforzerà il regime multilaterale e promuoverà lo scientismo e la diplomazia internazionale, elementi indispensabili per affrontare il cambiamento climatico. La firma e la ratifica del TPAN, pertanto, devono essere considerate azioni urgenti nel quadro della crisi climatica.

Il tempo della retorica è finito.  Di fronte a questo binomio esistenziale, l’umanità si trova a un bivio: o prosperiamo o ci distruggiamo. Il mondo ha più che mai bisogno di dialogo, di leader pragmatici, in grado di prendere decisioni coraggiose e di attuare politiche costruttive. E’ imperativo dare una possibilità alla pace.

Carlos Umaña, medico e traduttore, membro di ICAN e vicepresidente regionale per l’America Latina dell’IPPNW, una delle organizzazioni che da decenni si occupa di disarmo nucleare.

[1] https://www.yaleclimateconnections.org/2019/04/climate-change-could-cost-u-s-economy-billions/

[2] http://www.nuclearban.us/w2w/

[3] Carestia nucleare – https://www.ippnw.org/nuclear-famine.html

Comunicato stampa ANPI

L’Anpi interviene sulla risoluzione approvata dal Parlamento europeo che equipara nazismo e comunismo. Un voto che sta scatenando un fiume di polemiche, dal  sapore revisionista. L’associazione nazionale partigiani d’Italia prende posizione con un comunicato, durissimo, in cui esprime tutta la propria “preoccupazione per la risoluzione del Parlamento Europeo che equipara nazifascismo e comunismo”. Qui il comunicato dell’Anpi.

Comunicato della Presidenza e della Segreteria nazionali ANPI

“L’ANPI esprime profonda preoccupazione per la recente risoluzione del Parlamento Europeo in cui si equiparano nazifascismo e comunismo, per altro in palese contrasto con la risoluzione antifascista, antinazista e antirazzista del 25 ottobre 2018. In un’unica riprovazione si accomunano oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori, per di più ignorando lo spaventoso tributo di sangue pagato dai popoli dell’Unione Sovietica – più di 22 milioni di morti – e persino il simbolico evento della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata rossa. Davanti al crescente pericolo di nazifascismi, razzismi, nazionalismi, si sceglie una strada di lacerante divisione invece che di responsabile e rigorosa unità. L’ANPI si augura che al più presto giunga dal Parlamento Europeo, al fine della sua stessa autorevolezza e credibilità, il chiaro segnale di un radicale ripensamento, nel solco dei principi che ispirarono la creazione di un’Europa Unita, figlia dell’antifascismo e delle donne e uomini che si opposero ai regimi nazifascisti e frutto del pensiero dei confinati a Ventotene proprio dal regime fascista”.

PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALI ANPI

22 settembre 2019

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 23 set 2019

“Si è «a casa». Si è a casa sotto il cielo. Si è a casa dovunque su questa terra, se si porta tutto in noi stessi.”

Etty Hillesum

Sono le strade che imbocchiamo, e quello che abbiamo dentro che ci fa diventare quello che siamo.

Katherine Pancol

* 1927 USA esecuzione capitale degli anarchici innocenti Sacco e  Vanzetti

Il bene trama l’intero, non soltanto pschico , ma anche l’intera opera, l’intera persona insieme al prossimo che gli è dato.

D. Bonhoeffer

Pensiamo di completare la meditazione con una preghiera ogni giorno, che rivolgiamo a Dio in ringraziamento di un nuovo contatto in ricerca del cristianesimo primitivo, proveniendo dai Testimoni di Geova

Dio buono, nemmeno la donnicciola cananea ( Mt 15.21-28) era eletta, perchè era una pagana; aveva dunque pagato e non aveva considerato  un ostacolo alla preghiera ; così  anch’io voglio pregare , perchè ho bisogno di aiuto, e necessito di questo e quello; dove altrimenti lo prenderei o lo cercherei se non presso di te, mediante il tuo figlio e mio salvatore Gesù Cristo?

Martin Lutero

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 23 set 2019

“Si è «a casa». Si è a casa sotto il cielo. Si è a casa dovunque su questa terra, se si porta tutto in noi stessi.”

Etty Hillesum

Sono le strade che imbocchiamo, e quello che abbiamo dentro che ci fa diventare quello che siamo.

Katherine Pancol

* 1927 USA esecuzione capitale degli anarchici innocenti Sacco e  Vanzetti

Il bene trama l’intero, non soltanto pschico , ma anche l’intera opera, l’intera persona insieme al prossimo che gli è dato.

D. Bonhoeffer

Pensiamo di completare la meditazione con una preghiera ogni giorno, che rivolgiamo a Dio in ringraziamento di un nuovo contatto in ricerca del cristianesimo primitivo, proveniendo dai Testimoni di Geova

Dio buono, nemmeno la donnicciola cananea ( Mt 15.21-28) era eletta, perchè era una pagana; aveva dunque pagato e non aveva considerato  un ostacolo alla preghiera ; così  anch’io voglio pregare , perchè ho bisogno di aiuto, e necessito di questo e quello; dove altrimenti lo prenderei o lo cercherei se non presso di te, mediante il tuo figlio e mio salvatore Gesù Cristo?

Martin Lutero

Meeting Minutes

Meeting Minutes domenicale del 22-9-2019

Il senso di colpa si combatte solo con la pratica della virtù

Simone Weil
* 1980 L’Iraq invade l’Iran

* 1895 nasce a NY Babette Deutch, poetessa romanziera e critica USA

“Dio può essere meglio onorato se conosciamo , apprezziamo e amiamo la vita che ci ha dato in tutti i suoi valori, dunque se sentiamo forte e franco anche il dolore per dei valori vitali diminuiti o perduti.

Dietrich Bonhoeffer

Repressione antimitarista

Cinque antimilitaristi sardi indagati per terrorismo

Basi militari. L’inchiesta non ferma la protesta, il 12 ottobre corteo contro la ripresa delle esercitazioni militari a Capo Frasca

Manifestazione antimilitarista a Capo FrascaManifestazione antimilitarista a Capo Frasca

Costantino CossuIl ManifestoCAGLIARI

EDIZIONE DEL20.09.2019

PUBBLICATO19.9.2019, 23:59

Mentre arriva la notizia della ripresa, il 12 ottobre, delle esercitazioni militari a Capo Frasca, nel sud della Sardegna, il movimento antimilitarista sardo è scosso da una clamorosa iniziativa della procura della Repubblica di Cagliari: cinque militanti cagliaritani sono accusati di «associazione con finalità di terrorismo o eversione all’ordine democratico» nell’ambito dell’inchiesta sulle manifestazioni contro le basi militari in Sardegna organizzate tra il 2014 e 2017, alcune delle quali sfociate in scontri tra antimilitaristi e forze dell’ordine. Gli avvisi di chiusura delle indagini preliminari, compiute dalla Digos della Questura di Cagliari su delega della Direzione distrettuale antiterrorismo (Dda) del capoluogo sardo, sono stati notificati l’altro ieri complessivamente a 45 persone, tra i quali appunto i cinque antimilitaristi. Gli altri 40 sono accusati di reati minori che vanno – a vario titolo – dai danneggiamenti alla resistenza, dalle lesioni alla partecipazione a manifestazione non autorizzata.

Secondo le anticipazioni fornite ieri dal quotidiano l’Unione sarda, le indagini si basano sull’attività svolta dalla questura di Cagliari dopo le manifestazioni avvenute davanti al poligono di Capo Frasca, del Salto di Quirra e di Decimomannu tra il 2014 e il 2017, ma anche presunti episodi di danneggiamento contro Poste italiane, banche e Rwm, la fabbrica di armamenti di Domusnovas. L’inchiesta coinvolge molti personaggi di spicco dell’antimilitarismo sardo. I reati più gravi vengono contestati Roberto Bonadeo e Valentina Maoret, 32 e 36 anni, ritenuti dal sostituto procuratore Guido Pani promotori di «un’associazione con finalità di terrorismo o eversione dell’ordine democratico che si propone il compito gli atti di violenza».

Con loro sono indagati per lo stesso reato – anche se non sono ritenuti gli organizzatori – Gianluca Berutti (39 anni), Marco Desogus (25) e Davide Serra (26). Tra i 40 indagati per reati minori, c’è il 63enne Giuliano Deroma, ex brigatista, finito nel fascicolo della Digos di Cagliari con altre trenta persone, in particolare per gli scontri avvenuti durante una manifestazione organizzata davanti alla base di Decimomannu l’11 giugno 2015.

La chiusura dell’inchiesta sulle manifestazioni contro le basi militari arriva a poche settimane dalla ripresa delle esercitazioni militari nell’isola, prevista per il 12 ottobre nel poligono di Capo Frasca. Per quella data il movimento antimilitarista sardo ha indetto una manifestazione «contro l’occupazione militare della Sardegna», confermata ieri dalle quaranta sigle di associazioni, movimenti e comitati che compongono il fronte antibasi.Con una dichiarazione rilasciata al sito di informazione on line Sardiniapost, gli avvocati dei militanti antimilitaristi rispondono alla procura: «I soggetti interessati sono appartenenti a svariate aree politiche ma tutti accomunati dall’impegno contro l’occupazione militare della Sardegna – commentano i legali dall’associazione Libertade -. Le gravi contestazioni mosse dal pubblico ministero assumono una portata molto preoccupante, in quanto riferite a condotte poste in essere dagli indagati nella legittima, pacifica e meritoria attività politica di sensibilizzazione e riconoscimento delle gravi conseguenze ambientali e alla salute provocate dalle esercitazioni militari svolte all’interno dei poligoni sardi».

Secondo i legali, le accuse riguardano l’organizzazione di «manifestazioni (avvenute nel 2014, 2015, 2016 e 2017) che si svolsero in maniera assolutamente pacifica; di aver organizzato campeggi definiti antimilitaristi, nei quali vengono svolte attività di informazione e approfondimento del tema; di resistenza ai pubblici ufficiali, benché sia noto che in quelle occasioni furono le forze dell’ordine a rinchiudere i manifestanti, tra cui donne e bambini, all’interno di cordoni ingiustificati». «Impossibile non notare che l’apertura di procedimenti penali relativi a fatti di quattro anni fa arrivi a pochi giorni dalla nuova manifestazione di Capo Frasca – sottolinea, sempre su Sardiniapost, l’avvocata Giulia Lai, anche lei dell’associazione Libertade -. I quarantacinque indagati appartengono a sigle e gruppi diversi nel variegato mondo di chi si oppone alla presenza delle basi militari in Sardegna, difficile capire come nel provvedimento che li riguarda si voglia pensare a un’organizzazione comune. Crediamo che l’intento sia quello di cercare di frenare le persone coinvolte nell’inchiesta e magari di spingere i cittadini a non partecipare alle iniziative del movimento per paura di ripercussioni».