Speciale Storia

Leonhard Ragaz cristiano pacifista

Considerato un precursore dai teologi sudamericani della liberazione, trovò nella Bibbia la radice del proprio impegno politico e sociale

Leonhard Ragaz cristiano pacifista

(Markus Mattmüller) Nato 150 anni fa a Tamins, nei Grigioni, il 28 luglio 1868, Leonhard Ragaz era figlio di una modesta famiglia di contadini. Cresciuto in un villaggio di montagna dove gran parte del suolo era di proprietà pubblica, riconobbe le possibilità inerenti a un socialismo istituzionalizzato, al sistema cooperativistico, a una democrazia comunitaria viva e al federalismo.

Teologia e lotta sociale
Spinto a studiare teologia a motivo della facilità con cui ciò permetteva di ottenere una borsa di studio, dopo alcuni semestri trascorsi a Basilea, Jena e Berlino, a 22 anni divenne pastore e assunse la cura di tre parrocchie di montagna. Successivamente fu pastore a Coira, e nel 1903 venne chiamato alla cattedrale di Basilea. Fino a quel momento non si era distinto in nulla dagli altri teologi liberali del suo tempo, la cui carriera era accompagnata da successo e popolarità. Ma le cose erano destinate a cambiare radicalmente.

Leonhard Ragaz cristiano pacifista

Nella città industriale di Basilea, la lotta sociale raggiunse il suo culmine, costringendo Ragaz a prendere posizione. Nella primavera del 1903, scoppiò un conflitto tra impresari edili e muratori e manovali. Uno sciopero di grandi dimensioni venne sciolto dall’intervento delle truppe cantonali. La domenica dopo Pasqua, Ragaz salì sul pulpito della cattedrale di Basilea e affermò che la questione operaia era il problema più urgente del suo tempo: “Il cristiano deve sempre schierarsi dalla parte del debole, dalla parte di coloro che nella lotta sociale tendono verso l’alto. Il cristiano deve sapere che siamo fratelli, non deve solo guardare a se stesso e pretendere che Dio badi a tutti gli altri, ma riconoscere che come figli di Dio siamo responsabili gli uni degli altri”.

Da Basilea a Zurigo
Per la prima volta Ragaz espresse la convinzione che nel movimento operaio si manifesti una forma di cristianesimo inconsapevole, istintiva. Nello stesso anno, parlò per la prima volta del contrasto tra “la religione statica, immobile, quieta e la religione che si muove dinamicamente in avanti. Il primo tipo”, disse, “vede nella religione un luogo di riposo dove coltivare una pietà individualistica e fa del cristianesimo un potere conservatore. I rappresentanti della seconda forma sottolineano invece non la fede in Cristo, bensì la sequela di Cristo. Non difendono la chiesa intesa come istituzione, ma rivendicano il regno di Dio”.

Il cristiano deve sempre schierarsi dalla parte del debole

Chiamato a Zurigo, nel 1908, dalla Facoltà di teologia dell’Università, come professore di teologia sistematica e pratica, Ragaz tenne una serie di corsi sulla filosofia della religione, sull’etica, sul cristianesimo e la questione sociale.

Lo scoppio della guerra
L’inizio del conflitto mondiale, nel 1914, fu considerato da Ragaz come il giudizio sulla società capitalista e militaristica, ma anche sulla chiesa imborghesita e troppo leale verso lo stato. Da quel momento in poi, l’ex comandante dei cadetti e cappellano militare diventò uno dei leader del movimento pacifista svizzero. Gli anni della guerra diedero al suo pensiero teologico l’impronta definitiva: il regno di Dio non è interiore o trascendente, ma vuole trasformare la società e liberare i poveri.

Leonhard Ragaz cristiano pacifista

La sua critica alla chiesa, alla teologia e a un cristianesimo borghese, lo spinse a riconoscere la contraddizione esistente tra le sue convinzioni e il suo stato privilegiato di teologo accademico. Nel 1921, all’età di 53 anni, senza il diritto ad una pensione, abbandonò la cattedra e si trasferì nel quartiere operaio di Zurigo-Aussersihl, alla Gartenhofstrasse, dove fondò un’accademia popolare. Da allora in poi, si guadagnò da vivere con le modeste entrate provenienti dal lavoro giornalistico.

Leonhard Ragaz

Leonhard Ragaz cristiano pacifista

La svolta
Da quel momento in poi, Ragaz concentrò le sue attività su tre argomenti principali, tutti di carattere “profano”: la formazione operaia, il socialismo e la pace mondiale.
Nel centro di formazione, dibatté questioni sociali, giuridiche e politiche. Dopo il 1921 non predicò più in nessuna chiesa. Le sue riflessioni, esposte nella saletta della Gartenhofstrasse, e i suoi contributi, pubblicati sulla rivista Neue Wege, costituirono per molti anni le sue uniche testimonianze teologiche. Ragaz leggeva i testi biblici nel contesto degli avvenimenti contemporanei: soprattutto durante gli anni della seconda guerra mondiale questo tipo di lettura permise a molti di preservare una speranza e trovare una consolazione, ma mise anche in guardia di fronte ai pericoli politici di quell’epoca buia.

Cristianesimo, ebraismo, socialismo
In molti suoi articoli Ragaz prese posizione sulla “questione giudaica”. Ribadendo che la radice del cristianesimo e dell’ebraismo è la medesima, espresse il proprio rifiuto nei confronti di qualsiasi attività missionaria verso gli ebrei. Nel novembre del 1938 condannò senza mezzi termini la notte dei cristalli, definendola un “atto barbarico”. Successivamente denunciò con forza e inequivocabilmente la “soluzione finale” nazista, e accolse nel suo centro numerosi profughi ebrei, con i quali sviluppò legami d’amicizia ed entrò in dialogo.

La notte dei cristalli (1938)

Leonhard Ragaz cristiano pacifista

Aderente all’ala sinistra del partito socialista, contraria alla guerra, Ragaz osservò attentamente gli sviluppi in Russia e riconobbe il pericolo totalitario: nell’analisi ragaziana, socialismo e violenza si escludevano.
Nel 1935 il partito socialista, la cui esistenza, nella Germania nazista, era in pericolo, adottò una posizione favorevole al riarmo; Ragaz lasciò allora il partito affermando: “Rimango socialista!“.

Pacifismo e liberazione
Nel periodo tra le due guerre, Leonhard Ragaz fu il principale esponente del movimento pacifista svizzero. Quando scoppiò la guerra e in Svizzera venne introdotta la censura, i commenti di Ragaz, pubblicati nella sua rivista Neue Wege, non passarono inosservati. Il controllo esercitato dalle autorità lo spinse a interrompere la pubblicazione della rivista. Da quel momento, le sue riflessioni, meditazioni bibliche e commenti politici vennero spediti in busta chiusa direttamente ai lettori.

Negli anni della Seconda guerra mondiale, Ragaz scrisse il suo commento a tutti i libri della Bibbia (Die Bibel. Eine Deutung), un’opera fondamentale per capire il suo pensiero politico e sociale.
Ragaz vide ancora la fine della guerra, la vittoria delle democrazie e la fondazione delle Nazioni Unite. I suoi commenti relativi a quegli avvenimenti furono pubblicati nella rivista Neue Wege, ormai liberata dalla censura. Il 6 dicembre 1945 concluse la 39. annata del periodico. La sera del giorno dopo, all’età di 77 anni, morì, a causa di un arresto cardiaco (trad. it. e adat. Paolo Tognina).

Un teologo tra gli scioperanti

Nel 1918, dopo anni di guerra, fame e privazioni, i lavoratori svizzeri avevano sete di giustizia e chiedevano la loro parte di ricchezza sociale. Il teologo Leonhard Ragaz prese le loro difese

Un teologo tra gli scioperanti

(Delf Bucher) Domenica 10 novembre 1918: sulla piazza del Fraumünster, a Zurigo, settemila lavoratori affrontano poco più di cinquanta soldati armati di mitragliatrici. È in corso la commemorazione, proibita, della Rivoluzione russa del 1917. L’ordine di evacuazione impartito dai militari viene ignorato dalla massa incollerita. Affamati dopo i lunghi anni di guerra, impoveriti dalla mobilitazione alla frontiera senza compensazione dei salari, ne hanno abbastanza della guerra e dell’esercito. Il comandante della piazza, Emil Sonderegger, ordina di sparare. E i colpi partono. Proiettili vaganti feriscono quattro manifestanti. Un colpo partito da una pistola non meglio identificata uccide un soldato.

Socialismo etico
Quel pomeriggio i colpi vengono uditi anche nell’abitazione di Leonhard Ragaz. Il professore di teologia raggiunge in fretta la terrazza del Grossmünster e osserva le scene che scatenarono lo sciopero generale di 100 anni fa. La folla si sta già disperdendo e la cavalleria si appresta a caricare.

Leonhard Ragaz (1868-1945)

Un teologo tra gli scioperanti

Poche ore dopo lo scoppio dello sciopero, Ragaz stese una dichiarazione che inizia con la frase: “Non consideriamo i fondamenti dell’ordine sociale dominante sbagliati e marci soltanto per motivi politici, sociali e economici, bensì anche e soprattutto per motivi religiosi. La fede in Cristo e nell’imminente regno di Dio, così come noi lo intendiamo, comprende tutte le più elevate e radicali promesse e richieste del socialismo”.
Una cosa era importante per lui: il socialismo doveva fondarsi su una “base spirituale ed etica” e quindi distinguersi chiaramente dalle “correnti che credono nella violenza” come il bolscevismo.

Per l’evangelo e contro la violenza
Quella domenica a Zurigo il Comitato di azione di Olten, composto da leader dei lavoratori svizzeri, impressionato dalla violenza militare, indice lo sciopero generale nazionale. Ragaz non partecipa allo sciopero. Protesta invece contro i soldati che con elmetti d’acciaio e baionette inastate pattugliano l’università. I suoi seminari di teologia sono poco frequentati. Alcuni studenti non scioperanti sono per strada a distribuire un supplemento della Neue Zürcher Zeitung nel quale si condannavano i disordini. Nel diario scrive, riferendosi ai suoi studenti di teologia, che non trova affatto piacevole “che rappresentanti del Vangelo parteggino in questo modo per le baionette e per i ricchi”.

Clara e Leonhard Ragaz-Nadig

Un teologo tra gli scioperanti

Tre anni dopo, Leonhard Ragaz lascia l’università e si trasferisce nel quartiere operaio di Aussersihl, dove insieme con la moglie Clara Ragaz-Nadig si dedica all’istruzione degli adulti.
Pochi giorni dopo la fine dello sciopero scrive un articolo per il mensile religioso-sociale “Neue Wege” [da lui fondato nel 1906, ndr.]. In esso equipara il potere dello Stato in Svizzera al sistema bolscevico. Perché, afferma, il governo svizzero è un’“autorità illegittima” che fonda il proprio potere sulla violenza.

Nessuna rivoluzione alla russa
Fu proprio l’impiego dell’esercito contro i lavoratori già in occasione dello sciopero generale di Zurigo del 1912 il fattore scatenante del fermo pacifismo di Ragaz, sostiene oggi la pastora Esther Straub. Per la consigliera sinodale zurighese, aderente al movimento religioso-sociale, che si identifica a tal punto nel pensiero di Leonhard e Clara Ragaz da considerarsi loro erede, l’attualità del teologo è indiscutibile. Perché il regno di Dio non è in un cielo lontano, ma “deve andare in scena qui, sulla terra”.

Un teologo tra gli scioperanti

Secondo Straub si può ricorrere a Ragaz anche per rispondere alla provocatoria tesi di Christoph Blocher, secondo il quale lo sciopero generale sarebbe stato lanciato, in Svizzera, come preludio di una rivoluzione “alla russa”. Ragaz era ben inserito nella rete dei lavoratori e aveva nettamente escluso quell’ipotesi. “Inoltre aveva giustamente affermato”, aggiunge Straub, “che i lavoratori svizzeri non avrebbero sopportato una dittatura del proletariato secondo il modello di Lenin per più di quattordici giorni”. (da reformiert.; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)

Fonte: http://www.voceevangelica.ch

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...