Un futuro di Pace e Disarmo: le domande della Rete Disarmo ai candidati e candidate delle Elezioni Politiche 2018

20.02.2018 Rete Italiana per il Disarmo

Un futuro di Pace e Disarmo: le domande della  Rete Disarmo ai candidati e candidate delle Elezioni Politiche 2018
Domande dirette ai candidati ed alle candidate, sui temi di Pace e Disarmo propri dell’azione della nostra Rete
Le organizzazioni aderenti alla Rete Italiana per il Disarmo, riunite nella loro Assemblea periodica, hanno deciso di sottoporre ai Candidati alle prossime elezioni politiche una serie di quesiti e di proposte sui temi di lavoro della Rete stessa. Ai candidati si chiede di esprimere la propria posizione sulle domande specifiche e di considerare queste tematiche come fondamentali per il lavoro parlamentare nella prossima legislatura.

La Rete italiana per il Disarmo diffonderà le risposte ottenute e continuerà a sollecitare gli eletti sui punti proposti anche dopo il 4 marzo. Le questioni sono poste sotto forma di domanda su un aspetto specifico, anche se ovviamente fanno riferimento a tematiche più generali.
I candidati possono inviare le proprie risposte a segreteria@disarmo.org

Controllo dell’export militare italiano, giunto ai massimi degli ultimi decenni e sempre più diretto in aree problematiche o di conflitto

Il candidato/a è disponibile a promuovere un blocco delle vendite di armi italiane alle parti coinvolte nel sanguinoso conflitto in Yemen, come richiesto da diverse risoluzioni del Parlamento Europeo e come deciso recentemente anche nell’accodo di “Grosse Koalition” in Germania? Questa decisione sanerebbe la palese violazione della legge 185/90 (che impedisce l’export militare verso Paesi in conflitto armato) e fermerebbe la complicità italiana in una delle più devastanti guerre in corso, che ha prodotto una crisi umanitaria tra le più gravi degli ultimi decenni. In generale sul tema dell’export di armamenti sarebbe necessario un miglioramento in termini di trasparenza e responsabilità nelle autorizzazioni governative.

Riduzione della spesa militare, sempre in aumento negli ultimi anni e sempre più destinata all’acquisto di nuovi armamenti (con fondi extra Bilancio della Difesa)

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che puntino a diminuire del 10% la spesa militare italiana destinando i fondi così recuperati al welfare, alla scuola, alla sanità, alla cooperazione internazionale (come richiesto in particolare dalla Global Campaign on Military Spending)? Una tale riconversione della spesa pubblica garantirebbe il sostegno a politiche pubbliche più utili e convenienti per i cittadini, oltre che un sostegno fattivo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dalle Nazioni Unite.

Ridefinizione di obiettivi e strumenti delle missioni su suolo estero del nostro Paese

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che ridefiniscano scopi, strumenti, approcci delle missioni militari (e non solo) all’estero cui l’Italia partecipa, aprendo un dibattito pubblico e trasparente sulla questione? Le nostre truppe sono in Iraq da 15 anni (costo totale 3 miliardi di euro) e in Afghanistan da 16 anni (costo 8 miliardi €) e il costo annuale delle missioni è di 1,3 miliardi. In particolare il candidato  concorda nel voler ridiscutere la missione militare in Niger, del tutto problematica per la sua dubbia accoglienza in quel Paese e per la sua discutibilissima funzione?  Questi fondi si sarebbero potuti utilizzare più efficacemente per risolvere i problemi di tali aree geopolitiche investendo in cooperazione e sviluppo economico, ma soprattutto potenziando le missioni civili per il rafforzamento di istituzioni democratiche e inviando Corpi Civili di Pace a sostegno della società civile locale, per percorsi di pace e riconciliazione.

Partecipazione dell’Italia a processi concreti di disarmo nucleare globale

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che spingano il prossimo Governo a ratificare il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, approvato il 7 luglio 2017 dalle Nazioni Unite e già ratificato da alcuni Paesi tra cui lo Stato della Città del Vaticano? Con l’adesione al Trattato, che entrerà in vigore dopo la ratifica da parte di 50 stati, si contribuirà a promuovere il dialogo e la diplomazia, rafforzando un sistema di relazioni internazionali fondato sulla multilateralità, sul disarmo, sulla sicurezza umana. Per far questo, l’Italia dovrà prima negoziare con gli Stati parte del Trattato stesso la rimozione delle armi nucleari oggi dislocate in Italia, stringendo un accordo con scadenze precise e vincolanti.

Azioni di definanziamento della produzione di ordigni problematici ed inumani come le mine anti-persona e le cluster bombs

Il candidato/a è disponibile a sostenere l’immediata approvazione (con le opportune correzioni dopo il re-invio alle Camere del precedente testo con vizi di costituzionalità da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) del ddl “Divieto di finanziamento delle imprese che svolgono attività di produzione, commercio, trasporto e deposito di mine-antipersona ovvero di munizioni o sub-munizioni a grappolo”? Si tratta della legge più avanzata in materia, nata dalla volontà di migliorare quella che a livello internazionale veniva già riconosciuta come una buona pratica, ossia la legge italiana di ratifica della Convenzione sulle Munizioni Cluster (legge 95/2011 art 7) in cui l’assistenza finanziaria ai produttori di bombe cluster viene indicata come reato penale.

Messa al bando preventiva di armi completamente autonome

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che spingano il prossimo Governo a farsi promotore a livello internazionale di norme che mettano al bando preventivamente sistemi d’arma completamente autonomi che non richiedono l’intervento umano (i cosiddetti “Killer robots”?)

Difesa civile non armata e nonviolenta

Il candidato/a è disponibile a sostenere l’iter istituzionale della proposta di legge (precedentemente di iniziativa popolare, al momento di iniziativa parlamentare e già incardinata nelle competenti Commissioni della Camera dei Deputati) per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta? Si tratterebbe di una inedita innovazione istituzionale che finalmente darebbe valore all’opzione della difesa civile della Patria (a cui la Corte Costituzionale ha attribuito pari dignità rispetto alla difesa militare e a cui la legge istitutiva del Servizio Civile Universale chiama il Governo a dare attuazione) realizzando l’obiettivo di 100.000 giovani all’anno in Servizio Civile Universale volontario, costituendo un Istituto di Ricerca su Pace e Disarmo e consolidando la sperimentazione in corso di Corpi Civili di Pace.

Azioni di controllo sull’utilizzo dei droni armati

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che vadano a definire regole di ingaggio e catena di comando relativamente all’utilizzo di droni armati, promuovendo nel contempo un divieto assoluto di cosiddette “uccisioni extra-giudiziali” in aree di conflitto e non? L’Italia sarà il terzo Paese occidentale della NATO (dopo USA e Regno Unito) a dotarsi di droni armati (la conclusione delle procedure di armamento è prevista in queste settimane) ma non dispone ancora di norme chiare e trasparenti sull’utilizzo di questi mezzi, sempre più importanti nei conflitti contemporanei e di cui il nostro Paese costituisce un “hub” internazionale nevralgico con la base di Sigonella.

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Un futuro di Pace e Disarmo: le domande della Rete Disarmo ai candidati e candidate delle Elezioni Politiche 2018

20.02.2018 Rete Italiana per il Disarmo

Un futuro di Pace e Disarmo: le domande della  Rete Disarmo ai candidati e candidate delle Elezioni Politiche 2018
Domande dirette ai candidati ed alle candidate, sui temi di Pace e Disarmo propri dell’azione della nostra Rete
Le organizzazioni aderenti alla Rete Italiana per il Disarmo, riunite nella loro Assemblea periodica, hanno deciso di sottoporre ai Candidati alle prossime elezioni politiche una serie di quesiti e di proposte sui temi di lavoro della Rete stessa. Ai candidati si chiede di esprimere la propria posizione sulle domande specifiche e di considerare queste tematiche come fondamentali per il lavoro parlamentare nella prossima legislatura.

La Rete italiana per il Disarmo diffonderà le risposte ottenute e continuerà a sollecitare gli eletti sui punti proposti anche dopo il 4 marzo. Le questioni sono poste sotto forma di domanda su un aspetto specifico, anche se ovviamente fanno riferimento a tematiche più generali.
I candidati possono inviare le proprie risposte a segreteria@disarmo.org

Controllo dell’export militare italiano, giunto ai massimi degli ultimi decenni e sempre più diretto in aree problematiche o di conflitto

Il candidato/a è disponibile a promuovere un blocco delle vendite di armi italiane alle parti coinvolte nel sanguinoso conflitto in Yemen, come richiesto da diverse risoluzioni del Parlamento Europeo e come deciso recentemente anche nell’accodo di “Grosse Koalition” in Germania? Questa decisione sanerebbe la palese violazione della legge 185/90 (che impedisce l’export militare verso Paesi in conflitto armato) e fermerebbe la complicità italiana in una delle più devastanti guerre in corso, che ha prodotto una crisi umanitaria tra le più gravi degli ultimi decenni. In generale sul tema dell’export di armamenti sarebbe necessario un miglioramento in termini di trasparenza e responsabilità nelle autorizzazioni governative.

Riduzione della spesa militare, sempre in aumento negli ultimi anni e sempre più destinata all’acquisto di nuovi armamenti (con fondi extra Bilancio della Difesa)

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che puntino a diminuire del 10% la spesa militare italiana destinando i fondi così recuperati al welfare, alla scuola, alla sanità, alla cooperazione internazionale (come richiesto in particolare dalla Global Campaign on Military Spending)? Una tale riconversione della spesa pubblica garantirebbe il sostegno a politiche pubbliche più utili e convenienti per i cittadini, oltre che un sostegno fattivo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dalle Nazioni Unite.

Ridefinizione di obiettivi e strumenti delle missioni su suolo estero del nostro Paese

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che ridefiniscano scopi, strumenti, approcci delle missioni militari (e non solo) all’estero cui l’Italia partecipa, aprendo un dibattito pubblico e trasparente sulla questione? Le nostre truppe sono in Iraq da 15 anni (costo totale 3 miliardi di euro) e in Afghanistan da 16 anni (costo 8 miliardi €) e il costo annuale delle missioni è di 1,3 miliardi. In particolare il candidato  concorda nel voler ridiscutere la missione militare in Niger, del tutto problematica per la sua dubbia accoglienza in quel Paese e per la sua discutibilissima funzione?  Questi fondi si sarebbero potuti utilizzare più efficacemente per risolvere i problemi di tali aree geopolitiche investendo in cooperazione e sviluppo economico, ma soprattutto potenziando le missioni civili per il rafforzamento di istituzioni democratiche e inviando Corpi Civili di Pace a sostegno della società civile locale, per percorsi di pace e riconciliazione.

Partecipazione dell’Italia a processi concreti di disarmo nucleare globale

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che spingano il prossimo Governo a ratificare il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, approvato il 7 luglio 2017 dalle Nazioni Unite e già ratificato da alcuni Paesi tra cui lo Stato della Città del Vaticano? Con l’adesione al Trattato, che entrerà in vigore dopo la ratifica da parte di 50 stati, si contribuirà a promuovere il dialogo e la diplomazia, rafforzando un sistema di relazioni internazionali fondato sulla multilateralità, sul disarmo, sulla sicurezza umana. Per far questo, l’Italia dovrà prima negoziare con gli Stati parte del Trattato stesso la rimozione delle armi nucleari oggi dislocate in Italia, stringendo un accordo con scadenze precise e vincolanti.

Azioni di definanziamento della produzione di ordigni problematici ed inumani come le mine anti-persona e le cluster bombs

Il candidato/a è disponibile a sostenere l’immediata approvazione (con le opportune correzioni dopo il re-invio alle Camere del precedente testo con vizi di costituzionalità da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) del ddl “Divieto di finanziamento delle imprese che svolgono attività di produzione, commercio, trasporto e deposito di mine-antipersona ovvero di munizioni o sub-munizioni a grappolo”? Si tratta della legge più avanzata in materia, nata dalla volontà di migliorare quella che a livello internazionale veniva già riconosciuta come una buona pratica, ossia la legge italiana di ratifica della Convenzione sulle Munizioni Cluster (legge 95/2011 art 7) in cui l’assistenza finanziaria ai produttori di bombe cluster viene indicata come reato penale.

Messa al bando preventiva di armi completamente autonome

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che spingano il prossimo Governo a farsi promotore a livello internazionale di norme che mettano al bando preventivamente sistemi d’arma completamente autonomi che non richiedono l’intervento umano (i cosiddetti “Killer robots”?)

Difesa civile non armata e nonviolenta

Il candidato/a è disponibile a sostenere l’iter istituzionale della proposta di legge (precedentemente di iniziativa popolare, al momento di iniziativa parlamentare e già incardinata nelle competenti Commissioni della Camera dei Deputati) per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta? Si tratterebbe di una inedita innovazione istituzionale che finalmente darebbe valore all’opzione della difesa civile della Patria (a cui la Corte Costituzionale ha attribuito pari dignità rispetto alla difesa militare e a cui la legge istitutiva del Servizio Civile Universale chiama il Governo a dare attuazione) realizzando l’obiettivo di 100.000 giovani all’anno in Servizio Civile Universale volontario, costituendo un Istituto di Ricerca su Pace e Disarmo e consolidando la sperimentazione in corso di Corpi Civili di Pace.

Azioni di controllo sull’utilizzo dei droni armati

Il candidato/a è disponibile a promuovere atti normativi e di indirizzo che vadano a definire regole di ingaggio e catena di comando relativamente all’utilizzo di droni armati, promuovendo nel contempo un divieto assoluto di cosiddette “uccisioni extra-giudiziali” in aree di conflitto e non? L’Italia sarà il terzo Paese occidentale della NATO (dopo USA e Regno Unito) a dotarsi di droni armati (la conclusione delle procedure di armamento è prevista in queste settimane) ma non dispone ancora di norme chiare e trasparenti sull’utilizzo di questi mezzi, sempre più importanti nei conflitti contemporanei e di cui il nostro Paese costituisce un “hub” internazionale nevralgico con la base di Sigonella.

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Alla facCIA della CIA!

19.02.2018 Leopoldo Salmaso

Alla facCIA della CIA!
(Foto di publicdomainpictures.net)

Il Governo USA, come risulta dai suoi stessi dati, ha deliberatamente sabotato le elezioni di 81 stati fra il 1946 e il 2000, compresa la Russia negli anni 90. E in questo conto non rientrano il colpi di stato che la CIA facilitò, compreso quello del 1975 in Australia.

 

Oggi Paul Craig Roberts commeun un articolo di Caitlin Johnston che esordisce così:
“Togli la maschera del terrorista, ed è la CIA. Togli la maschera del rivoluzionario, ed è la CIA. Togli la maschera del produttore di Hollywood, ed è la CIA. Togli la maschera del miliardario hi-tech, ed è la CIA. Togli la maschera del conduttore TV, e indovina chi trovi? Sempre la fottutissima CIA…
…Così ti spieghi perché l’ex direttore della CIA JamesWoolsey ha fatto una mezza smorfia ed è scoppiato in una sonora risata quando gli è stato chiesto se gli USA stiano sabotando altre democrazie”.

A questo proposito la brava Caitlin propone l’intervista a Woosley, fatta dall’altrettanto brava Laura Ingraham di Fox News.
Ecco un estratto:
Ingraham: “Abbiamo mai provato a interferire nelle elezioni di altri stati?” .
“Oh, probabilmente” risponde Woolsey con un sorriso “ma era per il bene del sistema, per evitare la supremazia dei comunisti. Per esempio, in Europa, nel ’47, ’48, ’49, noi della CIA in Grecia e Italia._.”.
“Ma non lo facciamo più, vero?” interrompe Ingraham “Non interferiamo con le elezioni degli altri, Jim?”
Woolsey sorride e dice: “Beh…”, segue un borbottio incoerente e scherzoso, e aggiunge: “Solo per un’ottima causa”.
E si mettono a ridere tutti e due.

La Johnston continua: “Il Governo USA, come risulta dai suoi stessi dati, ha deliberatamente sabotato le elezioni di 81 stati fra il 1946 e il 2000, compresa la Russia negli anni 90. E in questo conto non rientrano i colpi di stato che la CIA facilitò, compreso quello del 1975 in Australia.
Craig Roberts lo introduce dicendo che la CIA nel 1975 rovesciò il governo australiano e restaurò la condizione di servile burattino che persiste fino ad oggi.

 

Alla facCIA del c….!

Verso il 4 marzo: Pace e disarmo nei programmi dei partiti

Verso il 4 marzo: Pace e disarmo nei programmi dei partiti
(Foto di UrbanPost)

Pace, disarmo, corpi civili di pace, politiche di pace, trasformazione nonviolenta del conflitto, educazione nonviolenta, sono solo alcune delle parole chiave che caratterizzano l’impegno quotidiano del Movimento Nonviolento. Va da se che ci piacerebbe che questo lessico facesse parte anche dei programmi e dell’operato dei partiti e dei candidati che si apprestano a sfidarsi nelle prossime elezioni del 4 marzo.

Per questo ho deciso di ricercare queste parole nei programmi elettorali dei partiti.

Per farlo ho pensato di ricercare quanto fosse presente nei programmi ufficiali depositati presso il Ministero dell’Interno e reperibili nell’apposita sezione del sito del Ministero stesso. Trovando, in alcuni casi, programmi molto scarni ho ampliato la ricerca ai programmi presenti sui siti ufficiali dei partiti. Vista la lunghezza della mia ricerca ho eliminato le formazioni politiche o poco interessanti o senza alcuna menzione a quanto ho ricercato.

In particolare tre programmi tematici emergono per la completezza del loro programma dal piattume politico e richiamano nei loro punti varie battaglie del nostro Movimento:

  • Lista INSIEME: nel programma si inizia dalla necessità di dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione, si pone l’esigenza di ratificare il trattato per la messa al bando delle armi nucleari dell’Onu e uscire dal programma per l’acquisto dei caccia militari F35, si propone l’istituzione del Ministero della Pace e/o di un dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta (come richiesto dalla campagna un’Altra difesa è possibile e dalla relativa proposta di legge di iniziativa popolare). Si chiede di ridurre le spese militari e per la difesa e con quelle risorse liberate si propone di mettere in sicurezza il nostro territorio. Con le risorse liberate dalle politiche di pace e disarmo si potrà anche fare investimenti sui comparti sociali e civili di spesa pubblica, a cominciare da messa in sicurezza del territorio, istruzione e cultura. Si propone di promuovere “politiche di Pace per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca, la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale, l’integrazione” e adottare un Piano Nazionale per la Prevenzione della violenza e la promozione della pace sociale qualificando le politiche di istruzione rispetto all’educazione alla nonviolenza, alla trasformazione positiva dei conflitti. Altro punto importante lo “sviluppare e potenziare il servizio Civile universale” e “contenere le spese militari entro l’1% del Pil” e regolamentare strettamente l’export militare e riconvertire l’industria bellica in industria ad alta tecnologia civile”.

  • Liberi e uguali: la lista capitanata da Pietro Grasso ha un programma ben definito dall’eloquente titolo “Pace e disarmo” e propone di dare piena attuazione al “ripudio della guerra” della nostra costituzione partendo dalla consapevolezza (grazie ai dati del citato in programma, Osservatorio Mil€x) della spese pubblica militare italiana sempre in costante aumento. LeU parla della necessità di una politica estera di pace e del rafforzamento di politiche di cooperazione e solidarietà internazionale e di promozione dei diritti umani. Il programma cita la necessità di investire sui “corpi civili di pace, da sviluppare con l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, quale mezzo alternativo per promuovere iniziative multilaterali di risoluzione pacifica dei conflitti.”, la necessità di ridurre le spese militari e di porre la massima attenzione all’industria armiera italiana e ai suoi commerci, in particolare con i paesi in guerra come Arabia Saudita. Anche LeU parla dell’impegno per l’Italia a “sottoscrivere e promuovere il Trattato per la proibizione delle armi nucleari.”.

  • Potere al popolo: anche Potere al Popolo dedica a “Pace e disarmo” un capitolo del suo programma e pone l’accento sul rischio della corsa al riarmo richiesto ai paesi Nato: “Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni”. Potere al Popolo denuncia la presenza di basi militari sul nostro territorio nazionale e di arsenali miliari nelle basi militari di Ghedi ed Aviano. Si evidenzia l’aumento di “impegni militari all’estero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali.”. Per questi motivi secondo Potere al popolo diventa condizione fondamentale la fuoriuscita dai trattati militari “per impedire il coinvolgimento del nostro paese nelle guerre imperialiste del XXI secolo, per una sostanziale riduzione delle spese militari, lo smantellamento delle armi nucleari e delle basi militari, per una politica di disarmo, neutralità e cooperazione internazionale.”. Potere al Popolo propone la ratifica da parte dell’Italia del “Trattato ONU di interdizione delle armi nucleari” del 7 luglio, il ritiro delle missioni militari all’estero, la cancellazione del programma F35, la riconversione civile dell’industria bellica e la cancellazione del MUOS in Sicilia, lo smantellamento delle basi militari in tutto il paese,la rimozione delle bombe nucleari presenti sul territorio e la restituzione a fini civili dell’uso del territorio, problema particolarmente grave in realtà come la Sardegna.

A seguire l’elenco completo:

Movimento 5 stelle – capo forza politica Luigi Di Maio

nel programma ufficiale depositato non vi è traccia dell’argomento Pace e Disarmo. Sul sito del Movimento vi è il programma esploso in macro tematiche e tra queste si trova il programma “difesa”.

Sin dal preambolo il Movimento sembra dare molta importanza alla difesa dei diritti dei militari, allo stop del programma F35 e alla riduzione delle spese militari. Qui la premessa al documento: “Parlare di Difesa significa innanzitutto parlare dei diritti dei nostri militari. Significa peraltro sicurezza e stabilità, un tema importantissimo per l’Italia specie in questi anni, durante i quali la minaccia terroristica è salita vertiginosamente. Ma occorre cambiare rotta rispetto a quanto fatto fino ad ora, partendo da uno stop al programma F35 che passa per una più ampia riduzione delle spese per gli armamenti militari in favore, invece, di una maggiore attenzione del personale in uniforme. L’obiettivo è tutelare, finalmente, i nostri territori.”.

Visto quanto scritto nella premessa sorprende non poco uno dei punti programmatici che sembra osannare la produzione armiera italiana: “L’Italia è tra i primi 10 paesi al mondo per fatturato legato alla produzione di sistemi d’arma, cioè di quell’industria che si occupa di produrre armi, navi, aerei, mezzi terrestri, sistemi informatici di sicurezza per il comparto Difesa nazionale ed internazionale. Essa ha rappresentato in passato e rappresenta ancora oggi un importante indotto di fatturato per il Prodotto Interno Lordo e di sostegno all’occupazione nazionale, basti pensare ai cantieri navali, agli stabilimenti aereonautici, alle aziende che producono veicoli o quelli che costruiscono cannoni, armi leggere o bombe dislocati in territorio italiano.”

Lega Nord – Salvini Premier – capo forza politica Matteo Salvini, Movimento politico Forza Italia– capo forza politica Silvio Berlusconi, Noi con l’Italia – UDC – capo forza politica Raffaele Fitto, Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni – capo forza politica Giorgia Meloni

Il programma depositato è comune tra Lega Nord – Salvini Premier, Movimento Politico Forza Italia e Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni che compongono una coalizione. I 3 hanno rispettivamente un diverso candidato premier (Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni). Nel programma depositato si legge un inquietante “”Introduzione del principio che la difesa è sempre legittima” e, a seguire, la richiesta di un “Adeguamento ai parametri medi occidentali degli stanziamenti per la Difesa”.

CasaPound Italia – capo forza politica Simone Di Stefano

nel programma depositato vi è un accenno a come tale forza politica ritenga si debba intervenire nei conflitti fuori dai nostri confini: “intervento di pacificazione e stabilizzazione in Libia affinché si creino le condizioni necessarie al ritorno sulle coste africane di tutti gli stranieri senza documenti regolari…”.

Potere al popolo!: capo forza politica Viola Carofalo

nel programma depositato leggiamo nel primo capitolo il richiamo al “ripudiare la guerra e dare un taglio drastico alla spesa militare”. Nel secondo capitolo si parla di un’Europa “che promuova pace e politiche condivise con i popoli della sponda Sud del Mediterraneo”. Vi è anche il terzo capitolo intitolato Pace e disarmo.

Riportiamo qui stralci di quanto vi è scritto: “Il rischio che la “guerra a pezzi” che affligge il pianeta diventi organica e trascini il mondo in un devastante conflitto generale segna il nostro tempo. Non a caso riprende la corsa al riarmo con un ruolo particolarmente aggressivo dell’amministrazione Trump, che chiede a tutti i paesi della Nato di portare le proprie spese militari al 2% del PIL. Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni; per il medesimo vincolo di subalternità sul nostro territorio proliferano basi militari vecchie e nuove (Sicilia, Campania, Sardegna), si installano nuove bombe nucleari a Ghedi ed Aviano, aumentano la produzione, le spese e gli impegni militari all’estero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali. […]

Per questo lottiamo per:

  • la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari;

  • la ratifica da parte dell’Italia del “Trattato ONU di interdizione delle armi nucleari” del 7 luglio 2017, in coerenza con l’art. 11 della Costituzione;

  • il ritiro delle missioni militari all’estero;

  • la cancellazione del programma F35 e degli altri programmi militari e la riconversione civile dell’industria bellica;

  • la cancellazione del MUOS in Sicilia, lo smantellamento delle basi militari in tutto il paese,la rimozione delle bombe nucleari presenti sul territorio e la restituzione a fini civili dell’uso del territorio, problema particolarmente grave in realtà come la Sardegna.”

Italia Europa insieme – capo forza politica Giulio Santagata

nel programma depositato si legge nel capitolo “Insieme per gli Stati Uniti d’Europa” un richiamo a “conflitti, guerre, instabilità in aree ai nostri immediati confini richiedono una politica estera unitaria, autorevole, efficace, una cooperazione dei servizi di intelligence e sicurezza strettissima e in grado di prevenire, contrastare, sradicare il terrorismo.” e poi “Occorre ratificare il trattato per la messa al bando delle armi nucleari e applicazione decisione parlamento su riduzione spese F-35”.

A quanto riportato nel programma depositato va aggiunto quanto presente nel programma esteso sul sito della lista dove troviamo il punto dedicato Insieme per la Pace e il disarmo.

Come per le altre formazioni, anche per questa, mi preme riportare stralci di quanto ho trovato:“Insieme ritiene necessario dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione: ripudio della guerra e dovere di difesa della patria. Gli armamenti nucleari non servono per contrastare il terrorismo o i conflitti asimmetrici o gli attacchi informatici che destabilizzano oggi la pace di molte nazioni. […] Nel 2017 è stato assegnato all’Ican, l’organizzazione per il bando alle armi nucleari, il premio Nobel per la Pace 2017. L’organizzazione rileva come lo spettro del conflitto nucleare sia ancora grande e come sia arrivato il momento in cui le nazioni devono dichiarare la propria inequivocabile opposizione alle armi nucleari. Le risorse liberate dalle politiche di pace e disarmo saranno investite sui comparti sociali e civili di spesa pubblica, a cominciare da messa in sicurezza del territorio, istruzione e cultura.

Insieme intende promuovere politiche di Pace per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca, la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale, l’integrazione. Insieme intende adottare un Piano Nazionale per la Prevenzione della violenza e la promozione della pace sociale.

Insieme intende prevenire la violenza sociale e promuovere linguaggi e comportamenti liberi dall’odio, qualificando le politiche di istruzione rispetto all’educazione alla nonviolenza, alla trasformazione positiva dei conflitti.

Insieme propone come prime misure urgenti:

  • Ratificare il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari (approvato dall’Onu)

  • Istituire il Ministero per la Pace e/o il Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta

  • Sviluppare e potenziare il Servizio civile universale (nazionale ed estero) consentendo ogni anno a 100.000 giovani di partecipare a questa esperienza di cittadinanza attiva

  • Contenere le spese militari entro l’1% del Pil (oggi in Italia incidono per l’1,42%)

  • Congelare i nuovi contratti di acquisizione dei cacciabombardieri F-35 previsti nel 2018 e uscire dal programma di acquisto

  • Rispettare integralmente e strettamente le norme internazionali ed europee sulle limitazioni all’export bellico, a partire dalla legge 185/90, in particolare verso i paesi in conflitti armati

  • Regolamentare strettamente l’export militare e progressivamente riconvertire l’industria bellica in industria ad alta tecnologia civile.

Italia agli italiani – capo forza politica Roberto Fiore

nel programma depositato si parla di “resistenza nazionale per impedire l’invasione del proprio territorio” e di “legittima autodifesa organizzata sia a livello familiare che di quartiere. Tutti i cittadini incensurati e in possesso di requisiti psicofisici possono detenere un’arma e hanno il diritto di difendere la casa e la famiglia…”

Partito Comunista – capo forza politica Marco Rizzo

nel programma depositato vi è il capitolo “Uscita dalla Nato, spese militari e politica internazionale” al quale rimandiamo per migliore comprensione e riassumibile nei seguenti punti:

  • l’uscita dell’Italia dalla Nato, la chiusura delle basi americane e Nato sul territorio italiano

  • il ritiro delle truppe italiane in missioni Nato e Onu in territorio straniero

  • la riduzione generalizzata delle spese militari

  • la cessazione di ogni attività imperialista e predatoria da parte di società italiane

  • il divieto di produzione e commercio di armi da parte di società italiane

  • l’indennizzo per i danni ambientali e alla salute collettiva arrecati nelle aree utilizzate per i test militari

  • il pieno riconoscimento dello stato di Palestina

  • per il sostegno e la cooperazione rafforzata a livello internazionale con i paesi socialisti

Liberi e uguali con Pietro Grasso – capo forza politica Pietro Grasso

nel programma depositato si legge “Il ripudio della guerra e il rilancio del multilateralismo e della cooperazione internazionale devono essere la bussola di un nuovo ruolo dell’Italia e dell’Europa nel mondo globale, in un quadro ancora drammaticamente segnato da conflitti, terrorismo e grandi fenomeni migratori. ”.

Vi è poi il capitolo Pace e disarmo che riportiamo di seguito: “Di fronte a quella che viene definita la “terza guerra mondiale diffusa”, all’espansione del terrorismo internazionale, ai profughi che scappano dai Paesi devastati, occorre riaffermare pienamente il principio costituzionale del “ripudio della guerra”. È tempo, ormai, di cambiare le coordinate, a partire dalla conoscenza dei dati reali, e impostare politiche attive di pace e disarmo. I dati reali (analizzati e diffusi dall’”Osservatorio italiano sulle spese militari italiane”) ci dicono che negli ultimi 10 anni di recessione e di tagli in tutti i comparti sociali, la spesa pubblica militare italiana è invece aumentata del +21% con una crescita costante, che continua tuttora arrivando, con la Legge di Bilancio per il 2018, all’1,42% del Pil (più della Germania, ferma all’1,2%).

Serve una politica estera di pace. Dobbiamo rafforzare le politiche di cooperazione e solidarietà internazionale, di promozione dei diritti umani attraverso l’applicazione delle convenzioni internazionali e rifiutare l’interventismo militare al servizio di una logica di guerra. Un investimento è già stato fatto con i corpi civili di pace, da sviluppare con l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, quale mezzo alternativo per promuovere iniziative multilaterali di risoluzione pacifica dei conflitti. Crediamo inoltre non rinviabile una riduzione delle spese militari, con un risparmio per la finanza pubblica. Occorre far rispettare all’industria italiana degli armamenti integralmente e strettamente le norme internazionali, europee e sulle limitazioni all’export bellico, a partire dalla legge 185/90, in particolare sui paesi in guerra. All’interno di questa cornice occorre interrompere l’autorizzazione dell’export bellico nei confronti dell’Arabia Saudita, in guerra con lo Yemen. L’Italia deve inoltre impegnarsi a sottoscrivere e promuovere il Trattato per la proibizione delle armi nucleari.

Associazione +Europa – capo forza politica Emma Bonino

nel programma depositato si parla di difesa europea: “..a creazione di una polizia di frontiera europea. […] Vogliamo forze armate dell’Unione addestrate ed equipaggiate al meglio, dotate di elevata prontezza operativa e capacità di proiezione – ma prive di armi nucleari. Siamo perciò favorevoli al ritiro delle armi nucleari tattiche (bombe per aereo) statunitensi schierate in Belgio, Germania, Italia e Paesi Bassi, in parte assegnate per un eventuale uso alle aeronautiche nazionali di questi quattro paesi. […] nel quadro di un disarmo nucleare generale e completo – come quello previsto nel Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 7 luglio 2017, cui vorremmo aderissero quanto prima l’Italia e i suoi alleati della NATO.”

Partito Democratico – capo forza politica Matteo Renzi

Nel programma depositato si parla di Europa, sicurezza e terrorismo: “Nella legislatura appena terminata la sicurezza europea è stata più volte messa in discussione da attacchi terroristici efferati. L’impegno per garantire la pace nel mondo, con la guida delle Nazioni Unite e della Nato, costituisce per noi un elemento imprescindibile. Siamo grati alle forze armate e alle forze dell’ordine per il lavoro quotidiano che svolgono con passione, dedizione e tenacia. La consapevolezza del pericolo non può tuttavia farci rinchiudere in un mondo di muri e di paure. Per questo guardiamo con favore a tutte le modalità di lotta contro le paure, umane e comprensibili, che colpiscono soprattutto alcune fasce della popolazione.

In questo senso, mentre ribadiamo il nostro impegno in patria contro tutte le forme di illegalità, a cominciare dalla criminalità organizzata di stampo mafioso, e all’estero nelle missioni cui partecipa il nostro Paese, sottolineiamo l’importanza di investire anche in cultura, educazione e cittadinanza attiva. Nessuno può immaginare che finanziare un teatro o un museo sia parte di una strategia di pubblica sicurezza. Ma rivendichiamo l’intuizione che ha portato il nostro governo, dopo il Bataclan, ad affermare il messaggio: “per ogni euro investito in sicurezza, un euro andrà investito in cultura”. Si tratta della rottura del paradigma securitario fine a sé stesso e, viceversa, di una gigantesca scommessa sul valore identitario della cultura nel nostro tempo.”

Sul sito del Partito Democratico si trova anche un programma più esteso dove trova spazio una definizione migliore di quella che, secondo il PD, dovrebbe essere una politica di difesa europea incluso un nuovo mercato unico europeo per le industrie armiere.

Ne riportiamo alcuni stralci:

  • “L’Europa come forza di pace e sviluppo nel mondo: l’Italia deve continuare a essere in prima linea per far sì che l’Europa sia protagonista di pace, attiva nel dialogo politico con i maggiori protagonisti della scena mondiale. È soprattutto verso l’Africa che si giocano le partite fondamentali per il futuro del nostro continente: la gestione, sicura e solidale, dei flussi migratori e la lotta al traffico di esseri umani.”

  • Sulla difesa comune si giocherà un’altra partita cruciale nel processo di integrazione. […] Un primo obiettivo è la creazione di un Fondo europeo della difesa che possa gradualmente portare all’istituzione di una guardia costiera e di frontiera comune, garantendo il buon funzionamento di Schengen.

  • Sarà fondamentale fissare il traguardo di un’intelligence europea, con l’istituzione di un procuratore unico che permetta di andare oltre la logica intergovernativa: la lotta al terrorismo passa da una maggiore integrazione delle strutture e dalla condivisione delle risorse disponibili.

  • la creazione del mercato unico della difesa: dalla revisione delle norme sugli appalti per le industrie del settore fino alla collaborazione sul tema della cybersecurity.

  • Perché investire sulla difesa comune è un modo per ottenere risparmi sul bilancio nazionale e per garantire una risposta alle paure dei cittadini.

di Massimiliano Pilati

Turchia, lo stato di diritto è morto. Condannati all’ergastolo i fratelli Altan, Nazli Ilicak e altri tre giornalisti

17.02.2018 Articolo 21

Turchia, lo stato di diritto è morto. Condannati all’ergastolo i fratelli Altan, Nazli Ilicak e altri tre giornalisti
(Foto di Articolo 21)

La gioia per la liberazione, programmata ad arte, di Deniz Yucel, corrispondente di Die Welt dopo un anno di prigione in attesa del processo per “propaganda del terrorismo”, è durata poche ore, oscurata dalla condanna all’ergastolo per Ahmet Altan, scrittore e giornalista, suo fratello Mehmet, economista e editorialista e la veterana del giornalismo turco Nazlı Ilıcak.
La Corte del 26 ° Tribunale penale di Istanbul al termine della quinta udienza del processo che li vedeva imputati di aver tentato di “rovesciare l’ordine costituzionale attraverso l’uso della forza e della violenza” ha accolto la richiesta di carcere a vita per loro e altri i tre colleghi che nessun’altra ‘colpa’ hanno se non quella di aver fatto il proprio mestiere.
Ahmet e Mehmet Altan erano stati entrambi arrestati il 10 settembre 2016, mentre la Iliack era finita in carcere il mese prima.
È una prima gravissima sentenza per uno dei tanti procedimenti giudiziari contro i giornalisti accusati di essere collegati al tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016. Come gli Altan e la Ilicak altri colleghi rischiano di essere condannati al carcere a vita.
Utilizzando le parole di Ahmet Altan, scrittore di fama internazionale, l’unico romanziere in carcere in Europa, ci troviamo a cospetto di “un misero surrogato di atto d’accusa, privo non solo di intelligenza ma anche di rispetto per la legge e troppo debole per sostenere il peso immenso della condanna di ergastolo richiesta dal pubblico ministero”.
Accuse talmente paradossali che non meriterebbero neanche una difesa seria.
Giornalisti e intellettuali turchi sono accusati di aver inviato “messaggi subliminali” nei giorni precedenti al golpe per favorire la sua riuscita.
A parte qualche articolo e un’apparizione in tv, come nel caso del processo Cumhuriyet che vede tra i 18 imputati il noto giornalista investigativo Ahmet Sik, non c’è nulla che sostenga l`imputazione di golpismo e di legami con gli uomini accusati di essere ideatori del push sventato.
Non possiamo che essere, tutti noi, preoccupati e delusi. A nulla è valsa la sentenza della Corte Costituzionale che aveva disposto la scarcerazione degli imputati perché erano stati violati i loro diritti umani.
Questa sentenza ha decretato la morte dello stato di diritto in Turchia. Nessuno ora ha più alibi.

ANTONELLA NAPOLI

Aggressione a tre ragazze dai fascisti “difensori delle donne”

16.02.2018 Redazione Italia

Aggressione a tre ragazze dai fascisti “difensori delle donne”

15 febbraio 2018. Denunciamo l’aggressione, avvenuta oggi a Piazza Vittorio, durante il sit-in chiamato da Casapound, in seguito allo stupro della clochard tedesca della scorsa settimana.

Si parla tanto di violenza sulle donne ma oggi abbiamo visto come i nostri corpi vengono strumentalizzati in chiave razzista dai media, dalla politica e dai fascisti. Sabato scorso eravamo a Macerata come Non Una Di Meno, dove abbiamo ribadito che la violenza sulle donne la fanno gli uomini, che non dipende dal passaporto, né dal colore della pelle.

Oggi, durante il presidio, un ragazzo e tre ragazze si sono ritrovate nei pressi della manifestazione; dopo aver letto lo striscione “Stupri, furti e violenze. Basta degrado all’Esquilino” e rifiutato i volantini offerti insistentemente dai militanti di Cp, ne hanno contestato la presenza e sono state aggredite. Le ragazze hanno provato a rispondere che l’iniziativa era strumentale ad alimentare la propaganda razzista e xenofoba contro i migranti. La risposta da parte dei “difensori delle nostre donne” sono stati calci, spintoni e sputi in faccia. Il tutto sotto l’occhio impassibile delle forze dell’ordine che non sono intervenute. Anche sentendo chiaramente un militante di Cp dire che avrebbe estratto “la lama”, non c’è stata reazione. Solo in un secondo momento le hanno allontanate con la forza, spintonandole, dicendo che dovevano andarsene perché stavano provocando i manifestanti autorizzati.

Come Non Una di Meno denunciamo lo squadrismo fascista e la complicità delle forze dell’ordine, denunciamo un’aggressione vergognosa ai danni delle ragazze che hanno semplicemente espresso la loro contrarietà ai messaggi veicolati da quella piazza. È sempre semplice usare violenza in trenta contro pochi e spalleggiati dalla polizia. La militarizzazione delle strade, l’espulsione dei migranti e le ronde fasciste non sono la soluzione alla violenza sulle donne, come vogliono farci credere. In questo periodo di campagna elettorale che giorno per giorno si costruisce sui nostri corpi per alimentare l’odio xenofobo, razzista e omofobo, saremo noi antifasciste transfemministe a riprenderci le strade perché l’unica sicurezza sono i nostri corpi di donne, migranti, trans, frocie.

Non un passo indietro. Non una di meno!

#WeTooGether

Non Una Di Meno – Roma

Carceri: si approvi la riforma dell’ordinamento penitenziario senza aver paura di populismi e razzismi

14.02.2018 Associazione Antigone

Carceri: si approvi la riforma dell’ordinamento penitenziario senza aver paura di populismi e razzismi

La riforma dell’ordinamento penitenziario è in dirittura d’arrivo. Dopo il parere della Commissione Giustizia della Camera è arrivato anche quello della medesima Commissione del Senato. Ora il testo è tornato al governo che dovrà approvarlo definitivamente, cosa non avvenuta nell’ultimo Consiglio dei Ministri.

“Si approvi la riforma prima che sia troppo tardi e che un eventuale cambio di governo possa cancellare questa importante occasione”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. “Nell’approvarla invitiamo il governo a non tener conto dei pareri restrittivi del Senato. Si abbia coraggio anzi – sottolinea il presidente di Antigonea – di andare nel senso di maggiore apertura”.

“Il sistema penitenziario italiano ha bisogno di questa riforma per poter rispondere in maniera più adeguata ai cambiamenti occorsi negli ultimi decenni e mettere al centro della pena la risocializzazione del condannato, investendo innanzitutto nelle misure alternative”.

“Non si abbia paura di populisti e razzisti – conclude Gonnella – e si porti a compimento questo percorso di riforma”.