70 anni fa, la Costituzione

22.12.2017 Rocco Artifoni

70 anni fa, la Costituzione

“Questa Carta che stiamo per darci è, essa stessa, un inno di speranza e di fede”: con queste parole Meuccio Ruini, presidente della Commissione per la Costituzione, il 22 dicembre di 70 anni fa presentò il testo in Parlamento, prima di procedere alla votazione finale. E aggiunse: “Abbiamo la certezza che durerà a lungo e forse non finirà mai, ma si verrà completando ed adattando alle esigenze dell’esperienza storica”.

Parole che dimostrano la consapevolezza e la lungimiranza dei costituenti nel voler “costruire qualche cosa di saldo e di durevole”, il che è possibile soltanto con “uno spirito comune, uno sforzo di unità sostanziale”.

In effetti oggi desta stupore come sia stato possibile che politici tra loro molto diversi per storia e ideologia siano riusciti a trovare un così rilevante punto di incontro e di equilibrio. Meuccio Ruini, proprio quel 22 dicembre del 1947, spiegò che “una Costituzione non può più essere l’opera di uno solo, o di pochissimi. Deve risultare dalla volontà di tutti i rappresentanti del popolo; e i rappresentanti del popolo non si conducono con la violenza; l’unico modo, in democrazia, di vincere è di convincere gli altri”. Tutto ciò comporta sicuramente anche un vantaggio: “Che tutti i rappresentanti del popolo, tutte le correnti del popolo da essi rappresentate possono dire: questa Costituzione è mia, perché l’ho discussa e vi ho messo qualcosa”.

Le attività della Costituente, nel corso di un anno e mezzo, sono la dimostrazione della tenacia che pervase tutti gli eletti e della volontà di assolvere al compito affidato dagli elettori . Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea, parlò giustamente di “lavoro instancabile”. Ne fanno fede le 347 sedute parlamentari, delle quali 170 esclusivamente costituzionali; i 1.663 emendamenti che furono presentati sui 140 articoli del progetto di Costituzione, dei quali 292 approvati, 314 respinti, 1.057 ritirati od assorbiti; i 1.090 interventi in discussione da parte di 275 oratori; i 44 appelli nominali ed i 109 scrutini segreti; i 40 ordini del giorno votati; gli 828 schemi di provvedimenti legislativi trasmessi dal governo all’esame delle Commissioni permanenti ed i 61 disegni di legge deferiti all’Assemblea; le 23 mozioni presentate, delle quali 7 svolte; le 166 interpellanze di cui 22 discusse; le 1.409 interrogazioni, 492 delle quali trattate in seduta, più le 2.161 con domanda di risposta scritta, che furono soddisfatte per oltre tre quarti dai rispettivi dicasteri.

Fu ancora Meuccio Ruini a sottolineare come “l’esigenza dell’opera collettiva, della collaborazione di tutti, in democrazia è l’inevitabile ed è la forza stessa della democrazia”. Per questa ragione – aggiunse profeticamente il presidente della Commissione dei 75 – “quando oggi voteremo, il largo suffragio che daremo alla nostra Costituzione attesterà che, malgrado i dissensi e le lacerazioni, è scaturita dalle viscere profonde della nostra storia, la convergenza di tutti in una comune certezza; il sicuro avvenire della Repubblica italiana”. Il risultato è noto: 453 voti favorevoli e soltanto 62 voti contrari.

Subito dopo l’approvazione della Costituzione, Umberto Terracini intervenne in Aula per proiettare il risultato verso il futuro: “L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa lo affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore. E noi stessi, onorevoli deputati, colleghi cari e fedeli di lunghe e degne fatiche, conclusa la nostra maggiore opera, dopo avere fatta la legge, diveniamone i più fedeli e rigidi servitori”. Non solo: “La Costituzione postula, senza equivoci, le riforme che il popolo italiano, in composta fiducia, rivendica. Mancare all’impegno sarebbe nello stesso tempo violare la Costituzione e compromettere, forse definitivamente, l’avvenire della Nazione italiana”.

A conferma di questa impostazione, chiese la parola anche Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio dei Ministri: “Il governo ora, fatta la Costituzione, ha l’obbligo di attuarla e di farla applicare: ne prendiamo solenne impegno. Noi tutti però sappiamo, egregi colleghi, che le leggi non sono applicabili se, accanto alla forza strumentale che è in mano al governo, non vi è la coscienza morale praticata nel costume”.

A conclusione della seduta, venne data la parola anche a Vittorio Emanuele Orlando, che aveva aperto i lavori dell’Assemblea Costituente, il quale spiegò come si fosse giunti a questo risultato: “Per merito di chi? Di tutti: attraverso i dissensi, malgrado i contrasti, ognuno di noi ha contribuito a quest’opera. E vi è solidarietà, unità, anche fra coloro che hanno sostenuto le tesi più diverse e più opposte, perché in ciò sta la bellezza della libertà parlamentare”. E così concluse: “Ora, la Costituzione ha avuto la sua consacrazione laica. Essa è al di sopra delle sue discussioni. Noi dobbiamo ad essa obbedienza assoluta, perché io non so concepire nessuna democrazia e nessuna libertà se non sotto forma di obbedienza alle leggi, che un popolo libero si è date”.

A quel punto sembrò che la giornata del 22 dicembre 1947 potesse passare alla storia, ma un deputato a sorpresa chiese la parola, che il Presidente Umberto Terracini immediatamente accordò. Mario Zagari, partigiano già membro del Comitati di Liberazione nazionale (CNL), disse: “Poiché, per ragioni indipendenti dalla mia volontà, non ho potuto partecipare alla votazione finale della Costituzione, dichiaro che, se fossi stato presente, avrei votato a favore”. Questo intervento “postumo” dovrebbe costituire il miglior esempio per l’atteggiamento che tutti i cittadini e soprattutto tutti i rappresentanti del popolo oggi dovrebbero mantenere nei confronti della Costituzione della Repubblica Italiana.

Ministero per la Pace e Dipartimento della Difesa

19.12.2017 – Verona Azione Nonviolenta

Ministero per la  Pace e Dipartimento della Difesa
Il Movimento Nonviolento aderisce alla campagna, promossa dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e rivolta alle Istituzioni, al Parlamento, al Governo, per l’istituzione del Ministero della Pace.

Le motivazioni di questa adesione vengono da lontano e si intrecciano con il nostro attuale impegno nella campagna per la Difesa civile non armata e nonviolenta.

In un articolo del 1948, Aldo Capitini mostrava la speranza che il Fronte Democratico Popolare potesse accogliere la sua proposta di istituire il servizio civile e quella di un Ministero della pace o almeno di un Commissariato per la “Resistenza alla guerra”. La sua proposta fu destinata al naufragio dopo il risultato elettorale da cui la sinistra uscì sconfitta.

Capitini proponeva l’istituzione di un Ministero (o Commissariato – oggi diremmo Dipartimento) per la pace e per la resistenza alla guerra. Questi i compiti da lui immaginati:

“Esso dovrebbe addestrare tutti i cittadini, fin da fanciulli, alla noncollaborazione nonviolenta con un eventuale invasore. In quanti modi si può ostacolare l’invasore senza uccidere nessuno! Ma bisogna imparare, bisogna avere pronti certi mezzi. Una noncollaborazione attivissima di moltitudini non è una terza via oltre la guerra e il cedere? oltre il prendere le armi, che oramai sarebbe sempre al servizio di altri, e il cedere a chi porti la guerra qui?” (Mattino del popolo, 13 marzo 1948).

Settant’anni dopo torna l’idea/proposta, rivolta al mondo della politica, di istituire il Ministero per la pace come una cabina di regia istituzionale che sia in grado di dar corpo ad una politica strutturale per la pace e la prevenzione della violenza. L’ispirazione principale deriva dall’articolo 11 della Costituzione, sia nel suo imperativo di “ripudio della guerra“, sia nella necessità di un “ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

Nel contempo c’è bisogno di ottemperare all’articolo 52 della Carta costituzionale, rivolto ad ogni cittadino chiamato al “sacro dovere” della “difesa della patria“.

Costruire la pace e difendere la patria sono le due facce della stessa medaglia.

La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha predisposto il testo della proposta di Legge n. 3438 “Istituzione del Dipartimento per la Difesa civile non armata e nonviolenta“, all’esame della Commissione Difesa della Camera, intendendo il nuovo Dipartimento proprio come una “cabina di regia” della varie forme di difesa civile e non armata già esistenti nel Paese: il servizio civile, i corpi civili di pace, la protezione civile. Il riconoscimento giuridico di forme di difesa nonviolenta è già stato fatto proprio dal nostro ordinamento (due sentenze della Corte costituzionale, la n. 164/1985 e 470/1989, la legge del 230 del 1998 di riforma dell’obiezione di coscienza e la legge 64 del 2001 istitutiva del servizio civile nazionale, e con il Decreto Legislativo n. 40 del 6 marzo 2017 sul Servizio Civile Universale).

Dopo 45 anni dall’entrata in vigore della prima legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare e l’avvio del servizio civile, è il momento di sottrarre la parola “difesa” al monopolio militare e di dare corpo ad una politica istituzionale per la pace.

Il Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta ed il Ministero per la Pace sono le due gambe con le quali cammina la necessaria visione del combinato disposto degli articoli 11 e 52 della Costituzione: la costruzione della Pace è il nuovo nome della Difesa della patria.

Mao Valpiana presidente del Movimento Nonviolento

Elezioni regionali della Lombardia: appello per una lista unica, unitaria, civica e di sinistra

18.12.2017 Redazione Italia

Elezioni regionali della Lombardia: appello per una lista unica, unitaria, civica e di sinistra
(Foto di https://pixabay.com/it/consiglio-regione-lombardia-711362/)

Nei prossimi mesi oltre alle elezioni politiche vi saranno anche le elezioni in alcune regioni tra le quali la Lombardia; mentre scriviamo non sappiamo ancora se il voto si terrà o meno nel medesimo giorno, ma la scelta del governo su questo punto, qualunque essa sarà, non modifica l’obiettivo che ci poniamo con questo appello pubblico: la costruzione di un’unica e unitaria lista di sinistra, autonoma e alternativa alle destre, al M5S e al PD

Da oltre vent’anni la Lombardia è governata dalle destre, prima con Formigoni ora con Maroni, i risultati principali, verificabili da chiunque, sono:

  • la privatizzazione della sanità attraverso la continua e pervicace distruzione del Servizio Sanitario Regionale (SSR), la crescita mastodontica del numero delle strutture private convenzionate con il SSR e infine il tentativo (con le ultime delibere sui gestori) di consegnare ai grandi fondi finanziari internazionali e a un pugno di multinazionali la cura di oltre 3 milioni di persone con malattie croniche. Contemporaneamente i cittadini hanno dovuto subire l’inserimento di ticket sempre più alti, la crescita esponenziale delle liste di attesa e le drammatiche conseguenze di vicende come quelle delle cliniche Maugeri e Santa Rita frutto anche dell’assenza di qualunque serio controllo sulle strutture private convenzionate da parte della Regione.
  • la devastazione del territorio come avvenuto con il moltiplicarsi di autostrade inutili, dannose e costosissime (BREBEMI, TEM, Pedemontana) in un’area geografica che è già tra le più inquinate d’Europa e che necessiterebbe di ben altri interventi in favore della salute collettiva, quali la limitazione alla circolazione dei SUV, dei diesel, solo per citarne alcuni. Nel contempo l’agricoltura, l’ecosistema e le superfici verdi sono state aggredite ferocemente e il trasporto pubblico è stato tagliato in tutte le zone periferiche. Il modello EXPO, oltre il racconto entusiasta e fasullo, lascia debiti e precariato.
  • l’abbandono di qualunque politica in favore della scuola pubblica: lo stato degli istituti scolastici è fatiscente, i tagli dei finanziamenti all’istruzione hanno prodotto un abbassamento del livello complessivo del nostro sistema scolastico, posto in discussione il diritto allo studio, rendendo sempre più difficile la frequenza scolastica ai figli delle famiglie meno abbienti e ai giovani con disabilità. Sono invece aumentati enormemente gli stanziamenti a favore delle scuole private sostenute con fondi pubblici in palese contrasto con quanto previsto dalla Costituzione;
  • l’assenza di politiche attive per il lavoro e contro la disoccupazione con l’abdicazione e la privatizzazione del sistema pubblico e di qualsiasi forma di programmazione economica. Decine di vertenze aziendali sono state abbandonate a se stesse senza investimenti produttivi e prospettive, in una fase di assalto al diritto del lavoro. Nessuna attenzione e zero risorse sulla vera “grande opera” da promuovere: la cura e la manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio. Nessuna attenzione per la bonifica e il riassetto idrogeologico dell’intero Paese e della Lombardia che produrrebbe buona occupazione, formazione qualificata e sicurezza sui posti di lavoro;
  • la distruzione del patrimonio di edilizia popolare, che ha condotto al mancato utilizzo di migliaia di alloggi pubblici, non assegnabili perché, senza interventi di ristrutturazione,   mancano dei requisiti minimi ai sensi di legge per poter essere dichiarati abitabili. Tutto ciò mentre nella sola Milano sono decine di migliaia le famiglie in attesa di poter ottenere l’assegnazione di un alloggio pubblico.

Il collante culturale alimentato nella nostra regione dalle destre al governo è quello dell’individualismo e del disprezzo per il più debole fino al sostegno verso vere e proprie forme di razzismo e alla legittimazione di gruppi che esplicitamente si richiamano al fascismo.

La legge regionale che rende quasi impossibile la costruzione di moschee è un esempio di una cultura che alimenta l’intolleranza e lo scontro tra religioni.

In questi lunghissimi ventidue anni la destra ha potuto governare la nostra Regione con modalità che più volte hanno richiamato forme di potere assoluto: il ruolo dell’opposizione di centrosinistra è stato inesistente, assolutamente impercettibile agli occhi e alle orecchie dei cittadini lombardi. Il centrosinistra e il PD hanno costantemente perseguito l’obiettivo di accordarsi, ovviamente non in modo ufficiale, con le destre al governo, mostrandosi molto interessati a condividere fette di potere nei vari gangli del sottogoverno, delle nomine e degli appalti piuttosto che a realizzare una vera opposizione.

È in questo contesto che è dilagata la corruzione sempre strettamente intrecciata tra potere politico ed economico, come evidenziato dalle numerose inchieste della magistratura.

L’opposizione alle giunte di destra si è manifestata, in questi decenni, nelle migliaia di iniziative che una miriade di associazioni, comitati, gruppi spontanei di cittadini piuttosto che realtà culturali e sociali, fortemente strutturate e inserite nel territorio, hanno costruito spesso potendo contare solo sulle proprie energie e sul sostegno delle forze politiche di sinistra non compromesse con la gestione delle giunte Formigoni prima e Maroni in tempi più recenti.

Attorno a queste iniziative, delle quali siamo stati parte attiva e spesso promotori e organizzatori, si è costruita un’unità che da tempo ci spinge ad agire insieme nella difesa del territorio e dei diritti universali alla salute, al posto di lavoro all’istruzione e alla casa. La stessa unità che ci ha permesso insieme di contribuire a vincere il referendum del 4 dicembre 2016 in difesa della Costituzione.

Indipendentemente dalle scelte che ciascuno farà a livello nazionale, tutti noi siamo convinti che nella nostra Regione sia necessario e possibile raggiungere l’obiettivo di un’unica lista nella quale possano portare il proprio contributo, sentendosi a casa propria, quei tanti settori della società civile che da lungo tempo, con impegno e coerenza, ognuno con la propria storia e identità, hanno tenuto vivo nel nostro territorio l’idea di una cittadinanza solidale e consapevole.

Ciò che ci unisce è più forte di ciò che può dividerci e sarebbe imperdonabile sprecare l’opportunità che oggi si presenta di costruire una reale opposizione al governo delle destre ben sapendo che, senza questo primo passo, diventa impossibile pensare di costruire nel futuro un’alternativa in grado di coinvolgere la maggioranza dei nostri concittadini.

Lanciamo un appello a tutte e a tutti i cittadini, alle realtà sociali e politiche organizzate a partecipare alla costruzione di un percorso includente e senza veti. Da parte nostra ci assumiamo solo una responsabilità: quella di funzionare da facilitatori per avviare il cammino e con questo spirito chiediamo a tutti singoli, collettivi e forze organizzate di pronunciarsi sulla nostra proposta e di essere disponibili in tempi ravvicinati ad incontrarsi.

Vittorio Agnoletto, Fulvio Aurora, Edoardo Bai, Piero Basso, Vittorio Bellavite, Roberto Biorcio, Alessandro Braga, Alessandro Brambilla Pisoni, Franco Calamida, Elisabeth Cosandey, Cristina Cattafesta, Roberto Escobar, Leo Fiorentino, Massimo Gatti, Antonio Lareno, Corrado Mandreoli, Maria Grazia Meriggi, Emilio Molinari, Silvano Piccardi, Paolo Pinardi, Albarosa Raimondi, Basilio Rizzo, Augusto Rocchi, Erica Rodari, Anita Sonego,  Guglielmo Spettante, Gianni Tognoni.

Per le adesioni inviare una mail  a: costituzionebenicomuni@gmail.com

La teoria della nuova borghesia

17.12.2017 Damiano Mazzotti

La teoria della nuova borghesia

Raffaele Alberto Ventura è un giovane studioso che ha pubblicato il suo primo libro: “Teoria della classe disagiata” (Minimum Fax 2017). Il saggio è molto scorrevole, è arricchito da citazioni letterarie e riassume in modo magistrale la deludente evoluzione della civiltà occidentale.

 

L’imperante evoluzione tecnologica e la stentata crescita economica di oggi non sono paragonabili al grande processo economico e sociale avviato dalla gestione industriale dell’energia elettrica e dal progresso della medicina dei primi del Novecento (Robert J. Gordon, The Rise and Fall of American Growth, 2016).

La teoria di Keynes ha funzionato molto bene per decenni, ma ora non funziona più: “Perché il sistema funzioni, lo Stato deve fare al capitalista quello che il capitalista fa al lavoratore. Da una parte preleva una quota del profitto privato, dall’altra spende per assorbire il surplus prodotto dagli incrementi di produttività. Tutto perfetto, se non fosse che non c’è limite agli incrementi, quindi non c’è limite alla ricchezza che deve essere prelevata per inseguirli… In un contesto concorrenziale caratterizzato dalla corsa al ribasso dei prezzi – la famigerata competività – questo inseguimento infinito non è possibile” (p.54). Tutte le cose hanno un limite. Anche i prelievi fiscali. Anche l’indebitamento statale, quello privato, quello bancario e quello aziendale…

Inoltre la grande crescita del settore terziario negli ultimi decenni non è una vera accumulazione, ma è “l’effetto derivato dell’espansione del capitale fittizio. La grande maggioranza degli impieghi nei servizi è, in modo diretto o indiretto, totalmente dipendente dai flussi in provenienza dal settore finanziario e non può, di per sé, sostenersi” (Lohoff e Trenkle, citati a p. 56, in Terremoto nel mercato mondiale, Mimesis, 2012, a cura di Massimo Maggini). Oggi rischiamo “la grande devalorizzazione” e il nocciolo del problema consiste nella “polarizzazione della nostra società: non soltanto c’è chi vince e c’è chi perde, ma lo scarto tra massimo e minimo continua a crescere in maniera esponenziale. La concorrenza per lo status, ovvero per saltare dal minimo al massimo, diventa così sempre più disperata e costosa” (p. 69, come descritto dal grande economista Thorstein Veblen nella Teoria della classe agiata, 1899).

Bisognerebbe sempre ricordare che “il plusvalore si realizza soltanto quando la merce [o il servizio] viene comprata e così compiuto il ciclo denaro-merce-denaro… Solo in questo modo il capitale investito si trasforma in profitto… Si dice che l’economia sia la disciplina che studia l’allocazione delle risorse scarse. Oggi, in tutta evidenza, si deve rovesciare la definizione – il vero problema è l’abbondanza, non la scarsità – o includere il consumatore tra queste risorse scarse” (p. 92).

Quindi “quella che oggigiorno viene chiamata recessione non è altro che una crisi capitalistica classica ammortizzata per effetto del welfare pubblico” (Ernest Mandel, Late Capitalism, 1972), ma tutti noi non vogliamo vedere la vera profondità delle acque in cui stiamo per immergerci. La maggioranza dei cittadini ha conosciuto solo la società del benessere e “la classe dirigente non può permettersi di rivelare il proprio fallimento; deve continuare a promettere, promettere, promettere, finanziando la propria sussistenza con il debito pubblico. Se necessario, trovandosi un capro espiatorio in quelle che sono le conseguenze della frana o più precisamente i nuovi strumenti che abbiamo trovato per gestirla: l’espansione del commercio internazionale, la finanziarizzazione, la robotizzazione, l’immigrazione, l’euro, eccetera” (p. 68).

Comunque quasi tutti gli adolescenti e i giovani di tutte le classi sociali amano i vantaggi della condizione universitaria o formativa borghese e odiano i lavori faticosi o spiacevoli. E “La classe borghese offre più figli di quanti sono i mestieri borghesi richiesti dal capitalismo. Questo surplus farà le rivoluzioni. Ma rivoluzioni borghesi” (Michel Clouscard, Critique du libéralisme libertaire, 1986, intellettuale snobbato come tutti i veri intellettuali). Perciò “i borghesi occidentali fanno sempre meno figli, o li fanno più tardi, perché nella maggior parte dei casi mettere su famiglia significa rinunciare… ai consumi finalizzati alla realizzazione personale” (p. 252).

In definitiva la società occidentale si sta popolando di una nuova classe sociale di persone colpite dall’esperienza negativa della mobilità discendente. A livello economico ed esistenziale la qualità della vita di una persona è peggiore di quella di partenza familiare. Quindi la classe disagiata è quella classe eterogenea e con una valenza di povertà più o meno relativa, popolata da individui appartenenti a tutte le categorie sociali: dal nobile decaduto al disoccupato mai occupato. La classe disagiata “è come incatenata a un’educazione che la costringe a desiderare un’esistenza che non può permettersi, perlomeno a lungo termine” (p. 17).

 

Raffaele Alberto Ventura è nato nel 1983 e lavora nella famigerata industria culturale (soprattutto nell’area marketing). Scrive su Linus e in rete (www.eschaton.it/blog/?tag=michel-clouscard).

Per approfondimenti: www.youtube.com/watch?v=nh2A6B5Ka5Y.

 

Nota fondamentale – “Secondo Keynes, il risparmio delle famiglie e delle imprese è strutturalmente eccessivo ed è necessario stimolare artificialmente la domanda, a credito se necessario, al fine di stimolare la crescita” (p. 100). In realtà oggigiorno, non solo in Italia, il risparmio della maggioranza delle famiglie è  stato debellato dall’aumento delle tasse, dei tributi e dei costi energetici e di molte tariffe. Bisogna poi riconsiderare la stratosferica entità di denaro che viene convogliato ai superricchi attraverso il pagamento degli interessi alle banche, sia in relazione ai debiti pubblici (europei, statali, regionali, locali), sia a quelli privati (aziendali o personali). Quindi “oggi siamo costretti a dare contemporaneamente ragione ai keynesiani che ci ripetono che l’austerità sta distruggendo l’Europa e ai contabili che ci segnalano che non è più possibile continuare a indebitarci” (p. 90). Di sicuro “il debito si rifinanzia da sé fintanto che l’economia” cresce (p. 91), oggi stiamo peggio di ieri e “a lungo termine siamo tutti morti” (Keynes).

Nota personale – I soldi li deve spendere chi li ha. Ad esempio le grandi aziende negli investimenti e nell’assunzione di lavoratori pagati dignitosamente e i riccastri in consumi di tutti i tipi. Tutti noi possiamo vivere meglio e molto meglio, grazie all’innovazione tecnologica, che ci permette la crescita infinita, ma che non ci garantisce alti tassi di crescita infinita. Le banche si nutrono di futuro, ma non possono mangiarsi quasi tutto il futuro creato dagli scienziati e dai veri imprenditori, attraverso la servitù da interessi e lo schiavismo finanziario. Per risparmiare basta restare seduti sul divano. Per consumare bisogna muoversi o attivarsi nel web. Forse arriveremo al punto che molti Stati dovranno finanziarie direttamente i consumatori. Anche per rimettere in circolo il denaro accumulato dai grandi possessori dei nuovi robot e dei nuovi sistemi informatici.

Nota aforistica – “La critica della cultura di massa è anche un modo per sopravvivere, per i conservatori come per i progressisti” (Ventura, p. 133); “Se la Bibbia insegna ad amare il prossimo ma anche ad amare il proprio nemico, probabilmente è perché si tratta della stessa persona” (Chesterton); Ogni capitalista vende qualcosa, quindi realizza la corda per impiccare un altro capitalista, meno potente o meno abile (Amian Azzott); “Il capitalismo ci ha liberati dalla miseria assoluta ma ci ha insegnato a soffrire della povertà relativa” (Ventura).

Nota girardiana – “La rivalità mimetica tra gli uomini e tra le macchine”, e “tra gli uomini e le macchine”, in un primo momento favorisce l’innovazione, ma in un secondo momento “il costo strutturale della concorrenza generalizzata eccede i benefici che genera” (p. 166). Il desiderio comune pone le basi di ogni conflitto e dell’invidia, e può generare la scarsità o la percezione della scarsità e la violenza. Per questo motivo “la rivalità economica tra le nazioni rischia di sfociare presto o tardi in un conflitto armato globale” (René Girard, Portando Clausewitz all’estremo, Adelphi, 2008). Secondo René Girard “Il conflitto tra [Usa e Cina] avrà luogo nel momento in cui l’indifferenziazione tra i due avversari avrà raggiungo il suo punto di non ritorno” (p. 167).

Nota amarissima – “I patrimoni accumulati nel dopoguerra vanno a finanziare la lotta di tutti contro tutti per restare nel ceto medio, lotta fratricida che a sua volta tira verso il basso i salari come in un’asta al ribasso per vendersi al miglior offerente. “Pagare per lavorare” (o per sperare di lavorare) è diventata la regola in una società in cui è più facile accedere al credito che accedere a una posizione… Al cuore di questa economia disfunzionale dello status, il patrimonio è diventato un’arma contro il reddito” (p. 122 e p. 123). Oltretutto il borghese non vuole “scivolare nella classe operaia e svolgere la professione di operaio” (Michel Clouscard, citato a p. 120).

Nota classista – I beni materiali e i servizi possono essere prodotti a basso costo e in grande quantità, ma lo status è una merce per sua natura limitata (Fred Hirsch, Social Limits to Growth). Comunque “la scuola si prefigge d’inculcare valori e abitudini della classe borghese senza preoccuparsi che questi possano entrare in conflitto con le risorse materiali presenti e future degli studenti” (p. 193). La scuola insegna a “pensare da ricchi e vivere da poveri” (Ivan Illich).

Nota cinematografica – Per sfruttare meglio il tempo libero che ci può riservare un mese molto freddo, vi lascio i riferimenti di tre film che ci consentono di comprendere meglio i meccanismi fondamentali dell’economia: “La vita è meravigliosa” (le relazioni di un banchiere buono e fortunato, di Frank Capra, 1946); “Amaro destino” (la vita drammatica di un banchiere sfortunato, di Joseph L. Mankiewicz, 1949); “La grande scommessa” (l’economia oggi, di Adam McKay, 2015).

Appello dell’Unione degli Studenti di Como

17.12.2017 Redazione Italia

Appello dell’Unione degli Studenti di Como
(Foto di https://www.facebook.com/events/1666445380043307/)

Dopo il divieto della questura di Como, che sabato 9 dicembre aveva impedito agli studenti comaschi di promuovere un presidio antifascista in solidarietà alla rete Como Senza Frontiere per i fatti del 28 novembre 2017 e contro il nuovo squadrismo neofascista, l’Unione degli Studenti Como promuove un corteo antirazzista e antifascista per il giorno mercoledì 20 dicembre.

Gli studenti di Como hanno nei giorni scorsi promosso e diffuso un appello rivolto a tutte le forze e le realtà antifasciste e antirazziste territoriali, regionali e nazionali per la costruzione di una mobilitazione sul territorio contro razzismo, xenofobia e neofascismo. Torneremo in piazza per gridare a gran voce che Como esprime una profonda coscienza antirazzista, che rifiuta i mantra della guerra fra poveri, dell’odio e della violenza.

Riteniamo assurdo che il fenomeno neofascista non venga affrontato e combattuto da partiti e istituzioni se non in campagna elettorale. Vogliamo promuovere una mobilitazione plurale, pacifica, collettiva e determinata, una mobilitazione che parli a tutta la cittadinanza e che riesca a portare al centro del dibattito pubblico temi che, per comodità elettorale, nel parlare di antifascismo a Como sono stati volutamente ignorati. A Como esiste, esiste da anni, una questione migrazioni. Nel promuovere una mobilitazione contro ogni razzismo non possiamo ignorare che esistono delle responsabilità specifiche: la responsabilità di chi ha deciso di rimanere sordo davanti alla sofferenza di molti durante l’emergenza migranti dell’estate 2016; la responsabilità di chi a lungo ha legittimato la diffusione del fenomeno neofascista concedendo spazi pubblici e mediatici alle formazioni di estrema destra; la responsabilità di chi può accettare che si muoia alla frontiera fra Como e Chiasso; la responsabilità di chi tutt’oggi promuove politiche migratorie e accordi internazionali assassini e di chi è comunque sempre pronto a cavalcare il vento della sofferenza e della guerra fra poveri per racimolare qualche magro consenso; la responsabilità di chi accetta che decine di persone dormano quest’ inverno esposte al freddo e alle intemperie all’autosilo di Val Mulini.

Pertanto chiamiamo a raccolta tutti i cittadini antirazzisti e antifascisti il 20 dicembre alle 14 nel parco antistante alla stazione S. Giovanni di Como, per dare vita, partendo da quel luogo simbolo della Como solidale, a un corteo per dire insieme “no” a razzismo, xenofobia, neosquadrismo fascista e decreti Orlando – Minniti.

NO NAZI IN MY TOWN.
COMO METICCIA E ANTIFASCISTA.

Evento facebook di Unione degli Studenti Como https://www.facebook.com/events/1666445380043307/

Evento facebook per il treno da Milano verso Como

https://www.facebook.com/events/1669660076389182/

Per adesioni:  lorenzo.baldino.ghog@gmail.com.

 

Anpi Firenze: una lettera alle autorità per contrastare iniziative neofasciste

15.12.2017 Redazione Italia

Anpi Firenze: una lettera alle autorità per contrastare iniziative neofasciste

In relazione all’iniziativa organizzata da Casaggi a Firenze per il 15 dicembre, l’ANPI avanza formale denuncia alle istituzioni destinatarie della presente chiedendo di intervenire urgentemente per far sì che l’iniziativa fascista non si tenga. Chiediamo che siano intraprese tutte le azioni necessarie a contrastare efficacemente la vigliaccheria e l’aggressività dei neofascisti e dei neonazisti che anche nei nostri territori non mancano di segnare la loro presenza con atti intimidatori e violenti.

Dobbiamo affermare, in modo tagliente e deciso, che la crescita quantitativa e territoriale del fascismo dichiarato e praticato, con annessi frequenti episodi di violenza verbale e fisica, é oramai al di sopra di ogni soglia di legalità e di decenza: la questione si configura nella duplice dimensione sia di ordine pubblico che di ordine democratico e di oltraggio allo stato di diritto, oltre che alla storia e alla dignità di una corretta coscienza civile.

Gli elementi costitutivi di tale “resistibilissimo” squallido sviluppo della fenomenologia fascista sono del tutto noti e risiedono nel connubio fra ignoranza e paura a partire dalle aree sociali più vulnerabili e deprivate di solidi strumenti per una vita dignitosa. Ma accanto a tale humus, un ruolo decisivo su cui si fonda il virus fascista é la permanente ignavia di alcuni organismi istituzionalmente preposti a prevenire, contrastare, reprimere quello che deve essere definito come reato penalmente perseguibile: quella che qualche tempo fa poteva forse essere considerata sottovalutazione e miopia (se non “distrazione” intenzionale), oggi appare oggettivamente fattore propagante di senso di impunità, e quindi direttamente connivente.

Occorre una assunzione di responsabilità piena, univoca, senza tentennamenti e soprattutto efficace per estirpare un reato dilagante e restituire allo Stato la valenza costituzionale essenziale di Repubblica democratica e antifascista.

Non è più tempo di tergiversare; siamo in presenza di un clima locale e nazionale di crescente, violento e preoccupante dinamismo neofascista e neonazista.

Forza Nuova andava sciolta molti anni fa. CasaPound andava chiusa e sciolta molti anni fa. E così gli altri gruppi e gruppetti inequivocabilmente fascisti che hanno realizzato apologia di fascismo in infinite occasioni, inneggiando con slogan tipici del regime fascista, sbandierato simboli del fascismo, partecipato a raduni fascisti internazionali anche con gruppi esplicitamente nazisti, e insomma esibito il loro fascismo in tutti i modi possibili.

La legge c’è, la legge non viene applicata.

Se i magistrati non applicano la legge che c’è, sarebbe doveroso che il Ministro della Giustizia mandasse i suoi ispettori in caso di omesso intervento, e il Consiglio Superiore della Magistratura adottasse i provvedimenti doverosi.

Occorre agire e con determinazione, affinché la democrazia sia esercitata in ogni sua espressione e forma come prevede la nostra Costituzione. Tutti i democratici sono chiamati, ognuno per la propria competenza, ad agire perché il fascismo sia finalmente e definitivamente messo fuori legge, sia sciogliendo le organizzazioni fasciste, comunque camuffate, sia impedendo loro di presentarsi alle elezioni.

Certi di un vostro efficace ed immediato intervento, restiamo in attesa di conoscerne le intenzioni.

Un’altra difesa è possibile: difendiamoci, sì, ma da chi e come?

15.12.2017 Azione Nonviolenta

Un’altra difesa è possibile: difendiamoci, sì, ma da chi e come?
L’arena di Pace e Disarmo, 25 Aprile 2014 (Foto di Laura Pavesi)

EDITORIALE COMUNE

 

In occasione del 15 dicembre (quarantacinquesimo anniversario dell’approvazione della prima Legge italiana di riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare e istitutiva del servizio civile, la n. 772 del 15.12.1972), viene diffuso questo editoriale comune della Campagna “Un’altra difesa è possibile” sottoscritto da Direttori di diverse riviste e che sarà pubblicato su molti siti che sostengono la proposta di una Legge per la Difesa civile non armata e nonviolenta.

 

Nel dibattito sulla “legittima difesa” ci dev’essere un punto fermo: riconoscere che l’uso della forza è prerogativa dello Stato e non può essere lasciato al libero arbitrio del singolo.

La “difesa” è un punto decisivo nella pratica della nonviolenza attiva. Difesa della vita, difesa dei diritti, difesa della libertà, difesa dei più deboli, difesa dell’ambiente. La storia della nonviolenza moderna è storia di movimenti di difesa, da Gandhi che difendeva il suo popolo dal colonialismo, fino al Premio Nobel per la Pace 2017 assegnato alla Campagna per la messa al bando della armi nucleari che ci difende dall’olocausto atomico.  Oggi i movimenti nonviolenti nel mondo agiscono in difesa della pace e per salvare la vita a chi fugge dalle guerre.

La difesa personale e collettiva è al centro della Campagna nonviolenta “Un’altra difesa è possibile che vuole introdurre nelle nostre istituzioni la “Difesa civile non armata e nonviolenta” per mettere in campo capacità di prevenzione, di mediazione e di risoluzione dei conflitti. I movimenti nonviolenti hanno lanciato la proposta all’Arena di Pace e Disarmo del 25 aprile 2014. In pochi mesi sono state raccolte e depositate 50.000 firme per la Legge di iniziativa popolare. La Camera l’ha recepita e 74 deputati l’hanno sottoscritta. Poi, con la pressione di 20.000 cartoline inviate ai parlamentari di tutti i gruppi politici, il progetto di Legge n. 3484 è stato incardinato e calendarizzato. Noi chiediamo che in queste ultime settimane di lavori parlamentari si svolgano le audizioni nelle Commissioni congiunte Affari costituzionali e Difesa, per aprire la discussione che possa poi proseguire nella prossima legislatura.

La proposta tende allo sbocco legislativo, oltre che culturale, politico e finanziario, per assolvere al dovere costituzionale di difesa della Patria (art. 52) nell’ottemperanza del ripudio della guerra (art. 11) e prevede la costituzione del “Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta” con i compiti di difendere la Costituzione, di predisporre piani per la difesa civile, non armata e nonviolenta, curandone la sperimentazione e la formazione della popolazione, di svolgere attività di ricerca per la pace, il disarmo, la riconversione civile dell’industria bellica, di favorire la prevenzione dei conflitti armati, la riconciliazione, la mediazione, la promozione dei diritti umani, la solidarietà internazionale e l’educazione alla pace.

Il riconoscimento giuridico di forme di difesa nonviolenta è già stato fatto proprio dal nostro ordinamento (due sentenze della Corte costituzionale, la n. 164/1985 e 470/1989, la legge del 230 del 1998 di riforma dell’obiezione di coscienza e la legge 64 del 2001 istitutiva del servizio civile nazionale, e con il Decreto Legislativo n. 40 del 6 marzo 2017 sul Servizio Civile Universale). Ora tale visione è entrata nel Parlamento per ottenere una legge specifica. Questo è il coronamento di anni di lavoro sui territori delle Reti promotrici della Campagna “Un’altra difesa è possibile” (Conferenza nazionale Enti Servizio Civile, Forum Nazionale Servizio Civile, Tavolo Interventi Civili di Pace, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci!) che rappresentano il vasto mondo del volontariato, della pace, del servizio civile, del disarmo.

La difesa civile, non armata e nonviolenta è l’evoluzione della lotta degli obiettori di coscienza al servizio militare, che proprio 45 anni fa, il 15 dicembre 1972, ottenevano la prima Legge di riconoscimento e l’istituzione del servizio civile. Oggi vogliamo ridare valore e dignità alla parola “difesa”, sottraendola al monopolio militare. La difesa armata garantisce solo la difesa ad oltranza dell’industria degli armamenti ma lascia il Paese sempre più vulnerabile e indifeso di fronte ad ogni sorta di minaccia reale alla patria, inondazioni, terremoti, incendi, dissesto idrogeologico.

Nella Legge di bilancio 2018 sono annunciati 25 miliardi di euro nel capitolo “Difesa militare” con un aumento del + 4% rispetto al 2017, risorse sottratte alla difesa dalla povertà, dall’ignoranza, dal degrado del nostro Paese. La campagna “Un’altra difesa è possibile”, cerca di invertire la rotta.

L’unica difesa legittima è quella nonviolenta.

 

 

Campagna “Un’altra difesa è possibile”

 

Mao Valpiana

Direttore di Azione nonviolenta

 

Efrem Tresoldi

Direttore di Nigrizia

 

Alex Zanotelli

Direttore di Mosaico di pace

 

Mario Menin

Direttore di Missione Oggi

 

Riccardo Bonacina

Direttore di Vita

 

Pietro Raitano

Direttore di Altreconomia

 

Gianluca Carmosino, Riccardo Troisi, Marco Calabria

Direttori di Comune-info

 

 

15 dicembre 1972 – 2017