Pensiero del 26 del terzo mese

26 del terzo mese

La persona che non sapesse che gli occhi possono vedere e non li aprisse mai, sarebbe da compatire molto. Ma ancora più da compatire è chi non capisce che la ragione gli è data perché sopporti tranquillamente ogni genere di avversità. Con l’aiuto della ragione possiamo affrontare ogni avversità. Chi vive secondo ragione non incontra nella vita avversità insormontabili: non esistono per lui . Al contrario , quanto spesso, invece di guardare diritto in faccia a una avversità, ci sforziamo , da pusillamini , di sottrarcene! Non è forse meglio rallegrarsi che Dio ci abbia dato il potere di non amareggiarci per quello che ci accade malgrado il nostro volere, e di ringraziarLo perché Egli ha sottomesso la nostra anima solo a quello che dipende da noi stessi? Egli non ha sottomesso la nostra anima né ai nostri genitori, né ai fratelli, né alla ricchezza , né al nostro corpo, né alla morte. Egli, nella sua bontà, l’ha sottomessa a quella sola cosa che dipende da noi, alla nostra capacità di intendere.

Epitteto

Ventimiglia, denunciati per aver dato cibo ai migranti

25.03.2017 Redazione Italia

Ventimiglia, denunciati per aver dato cibo ai migranti
(Foto di http://www.radiondadurto.org)

Sarebbero almeno tre (tutte francesi) le persone denunciate dalla Polizia di Stato per aver “somministrato senza autorizzazione cibo ai migranti, art. 650 c.p., contravvenendo ad un’ordinanza del Sindaco di Ventimiglia”.

Il fatto è avvenuto lo scorso 20 marzo nella città ligure ed è stato segnalato oggi ad Antigone. “Siamo di fronte al capovolgimento di ogni logica. Utilizzare il diritto per colpire e punire episodi di solidarietà non può avere e trovare alcuna giustificazione”. A dichiararlo è Patrizio Gonnella (presidente di Antigone e della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili).

A quanto abbiamo appreso i ragazzi sarebbero arrivati a Ventimiglia con una macchina carica di generi alimentari e avrebbero iniziati a distribuirli ai migranti presenti alla frontiera con la Francia.  Dopo pochi minuti la polizia li avrebbe interrotti e condotti in caserma per identificarli, schedarli e denunciarli.  Almeno uno di loro non avrebbe firmato la denuncia poiché nessuno era in grado di tradurre il documento e i contenuti dello stesso in francese.

Antigone

Gli attivisti di tutta Europa davanti alle basi con armi nucleari: “E’ tempo di metterle al bando!”

 

24.03.2017 Rete Italiana per il Disarmo

Gli attivisti di tutta Europa davanti alle basi con armi nucleari: “E’ tempo di metterle al bando!”
(Foto di ICAN)

A pochi giorni dall’inizio dei negoziati ONU (in avvio il 27 marzo 2017) che discuteranno la strada per un Trattato di messa al bando degli ordigni nucleari le associazioni europee per il disarmo nucleare ricordano che le bombe atomiche sono già tra noi.

Secondo gli ultimi dati diffusi in questi giorni dalla Federation of American Scientist gli ordigni nucleari statunitensi dislocati sul continente europeo per il cosiddetto programma di “nuclear sharing” sono almeno 150. E si trovano in Belgio (20), Germania (20), Italia (40: 20 ad Aviano e 20 a Ghedi), Paesi Bassi (20 e Turchia (50). Secondo quest’ultimo aggiornamento dunque l’Italia non è più il Paese che ospita sul proprio territorio il maggior numero di ordigni nucleari stranieri, come invece avvenuto per diversi decenni

Le bombe americane installate in Europa sono come detto sottoposte al cosiddetto “nuclear sharing”: alcune bombe definite a chiave singola sono bombe americane che saranno lanciate in caso di conflitto da aerei americani, altre definite a chiave doppia sono bombe americane che, in caso di conflitto saranno lanciate da aerei del paese ospitante. Le bombe di Aviano sono a chiave singola, mentre quelle di Ghedi sono a chiave doppia.

Ma è proprio per ricordare questa situazione, che indebolisce le prescrizioni e gli obiettivi del Trattato di Non Proliferazione elaborato negli anni ’70, che gli attivisti per la pace e il disarmo di diverse organizzazioni europee si sono dati appuntamento davanti alle basi che custodiscono armi nucleari per dire con forza“E’ arrivato il momento di andarsene! Mettiamo al bando le armi nucleari! Time to go! Ban nuclear weapons!”

In questi ultimi giorni gruppi disarmisti hanno organizzato azioni fotografiche coordinate davanti alle installazioni militari nucleari dei propri paesi, come gesto di sostegno ai negoziati per un Trattato che metta al bando le armi nucleari, in avvio a New York lunedì 27 marzo.

“Il contesto del possibile trattato ONU sulla proibizione della armi nucleari sarebbe molto utile per procedere alla rimozione delle armi nucleari installate su territorio altrui – sottolinea il prof. Paolo Cotta Ramusino, Segretario Generale Pugwash – Con un Trattato ONU i paesi non nucleari diverrebbero di fatto zone libere da armi nucleari. E questo sarà possibile anche se i Paesi che possiedono armi nucleari non aderiranno, come è da prevedersi, al Trattato stesso”.

Le manifestazioni si sono svolte davanti ad Aviano e Ghedi (Italia), Kleine Brogel (Belgio), Büchel (Germania) e Volkel (Paesi Bassi) e hanno creato molto interesse sui negoziati delle Nazioni Unite.

“Tutte queste iniziative servono a esplicitare come le popolazioni europee e la società civile siano chiaramente in favore del disarmo nucleare, mentre i Governi continuano a scegliere di basarsi su una teoria ormai antiquata e inefficace come quella della deterrenza – sottolinea Francesco Vignarca di Rete Disarmo – ma il punto vero è che l’impatto umanitario degli ordigni nucleari è ormai incontrollabile e per questo il mondo dovrebbe cambiare direzione”.

I manifestanti in Belgio, Italia, Germania e Paesi Bassi chiedono ai loro governi di partecipare, con spirito costruttivo, ai negoziati sulle armi nucleari a partire da una immediata rimozione degli ordigni dai loro paesi.

Inoltre, nei parlamenti del Belgio e dell’Italia si sono presentate o si presenteranno mozioni per impegnare i governi a partecipare in buona fede ai negoziati, impegno già assunto invece formalmente dal governo dei Paesi Bassi.

 

 

Libia, da due video prove di crimini di guerra da parte dell’esercito nazionale

23.03.2017 Amnesty International

Libia, da due video prove di crimini di guerra da parte dell’esercito nazionale
(Foto di Al Jazeeera English – Flickr)

Due filmati esaminati da Amnesty International mostrano militari dell’Esercito nazionale libico (Enl) nell’atto di uccidere a sangue freddo dei combattenti del Consiglio della shura dei rivoluzionari di Bengasi (Csrb) catturati nel quartiere di Ganfouda. Si tratterebbe di crimini di guerra, che andrebbero ad aggiungersi al lungo elenco di crimini di diritto internazionale commessi impunemente dai gruppi armati e dalle milizie che agiscono nell’est e nell’ovest della Libia.

Nel primo dei due video diffusi sui social media e verificati da Amnesty International, un soldato dell’Enl uccide a colpi di kalashnikov tre combattenti del Csrb inginocchiati, faccia al muro e con le mani legate dietro la schiena. Nel secondo video alcuni soldati dell’Enl scherniscono, umiliano e trascinano a terra un combattente del Csrb prima di ucciderlo.

“La deplorevole condotta dei soldati dell’Enl ripresi in questi video, che mostrano l’uccisione di persone catturate e prive di difesa, viola il diritto internazionale umanitario e costituisce un crimine di guerra”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice delle ricerche sull’Africa del Nord di Amnesty International.

L’Enl ha annunciato indagini sui due video e un suo portavoce ha dichiarato ad Amnesty International che i soldati ripresi nelle immagini sono stati arrestati e saranno interrogati. L’Enl ha inoltre diffuso un comunicato in cui parla di “casi isolati” commessi da singoli individui e afferma di aver ordinato alle unità che operano a Bengasi di assicurare che i responsabili di violazioni dei diritti umani siano consegnati alla polizia militare e sottoposti alla corte marziale.

Nel luglio 2016 ad al-Laithi, una zona di Bengasi riconquistata dall’Enl, erano stati trovati i corpi di 14 uomini assassinati dopo che erano state loro legate le mani. Né l’Enl né altre agenzie dello stato libico che si occupano di sicurezza hanno mai svolto indagini efficaci su queste o altre uccisioni sommarie.

Scarse speranze di ottenere giustizia

Le precedenti richieste d’indagini da parte di Amnesty International non hanno dato luogo a procedure trasparenti né a condanne nei confronti di appartenenti alle forze di sicurezza o alle milizie, anche quando vi erano evidenti prove della loro condotta criminale. Considerando la costante impunità per i crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani, la promessa che su questi ultimi episodi verranno condotte indagini appare vana e le prospettive di giustizia per le vittime e le loro famiglie paiono scarse.

La rottura istituzionale del 2014, dopo una lotta per il potere che ha diviso la Libia in fazioni regionali, ha ulteriormente compromesso le possibilità della magistratura di svolgere le sue funzioni. Sequestri di persona, uccisioni, torture, sparizioni forzati e altre violazioni dei diritti umani continuano a verificarsi, a opera di gruppi armati e milizie che operano nell’ovest e nell’est del paese nella più completa impunità.

“Occorre un’indagine credibile, indipendente e imparziale sugli ultimi casi, che trasmetta a coloro i quali compiono od ordinano crimini orrendi il messaggio che non devono considerarsi al di sopra della legge e che verranno puniti”, ha sottolineato Morayef.

“Dati i precedenti relativi al mancato accertamento delle responsabilità, è più che mai determinante che la Corte penale internazionale, che ha giurisdizione in Libia, ampli le sue indagini ai crimini di guerra e ai crimini contro l’umanità in corso nel paese”, ha aggiunto Morayef.

Entrambi gli episodi ripresi nel video sono avvenuti nel quartiere di Ganfouda, una delle ultime roccaforti del Csrb a cadere. Ultimamente, l’avanzata dell’Enl ha costretto i combattenti del Csrb ad arretrare fino a una piccola enclave di palazzi conosciuta come Blocco 12 nel sud ovest del quartiere, dove gli scontri si sono intensificati.

Ganfouda è sottoposta a un blocco militare da mesi. L’Enl controlla le strade in entrata e in uscita. Le forniture di acqua, cibo ed energia elettrica sono state tagliate, dando luogo a una drammatica crisi umanitaria per le famiglie intrappolate nel quartiere.

Altre sospette violazioni dei diritti umani da parte dell’Enl

Da fonti vicine a famiglie di persone o a singole persone che si trovano a Ganfouda, Amnesty International ha ricevuto una serie di fotografie in cui si vedono soldati dell’Enl in posa tra cadaveri, darvi fuoco o fare scempio del cadavere di Jalal Maksoumi, un alto comandante del Csrb.

Il diritto internazionale umanitario vieta le mutilazioni dei cadaveri e impone alle parti in conflitto di riconsegnare i corpi alle famiglie che lo richiedano.

I cadaveri nelle fotografie dovrebbero riferirsi anche a persone del Blocco 12 e uccise durante gli ultimi combattimenti. Amnesty International non è stata in grado di verificare autonomamente le fotografie, ma una fonte vicina alle famiglie delle vittime ha fornito l’identità di tre degli uccisi.

Amnesty International ha parlato con tre distinte fonti vicine alle famiglie intrappolate nel Blocco 12. Hanno raccontato che, quando l’Enl è avanzato verso il blocco di palazzi, le famiglie hanno deciso di fuggire. I combattenti che sono rimasti, alcuni dei quali feriti, sono saliti a bordo – insieme alle loro famiglie, anziani e bambini compresi – di autobus diretti al quartiere di al-Sabbri.

Una fonte molto vicina alle vittime ha riferito che uno degli autobus, su cui erano a bordo almeno quattro famiglie, è andato in panne nei pressi del ponte di Giuliana, a circa cinque chilometri di distanza dal Blocco 12. A quel punto i soldati dell’Enl hanno aperto il fuoco, cui è stato risposto dall’autobus in panne. Alla fine i soldati sono riusciti a catturare tutti i passeggeri, tra cui cinque componenti di una famiglia (una madre, due figlie e due figli), in seguito ritrovati morti. Altri familiari hanno confermato la loro identità quando le immagini dei loro volti sono state rese pubbliche online. Altre famiglie risultano ancora scomparse.

Le circostanze di questo episodio restano incerte e Amnesty International non ha potuto verificare autonomamente ogni singolo dettaglio. Un portavoce dell’Enl, nel corso di un contatto telefonico con Amnesty International, ha detto che non ci sono state vittime civili e che cinque giovani donne erano state fermate e portate al Ministero dell’Interno “per essere restituite alle loro famiglie”. Il portavoce ha aggiunto che non ci sono civili in custodia militare. Al contrario, secondo le famiglie, sarebbero stati uccisi diversi civili, bambini compresi.

“Tutte le parti in conflitto devono assicurare che i civili siano protetti, come richiesto dal diritto internazionale umanitario. Ai civili che vogliono lasciare Ganfouda devono essere garantiti un percorso sicuro e la protezione dagli attacchi”, ha concluso Morayef

Pensiero del 23 del terzo mese

23 del terzo mese

Sei un lavoratore a giornata ; lavora la tua giornata e ricevi la paga del giorno.

Vani sono gli sforzi di penetrare nel mistero dell’essere di Dio ; nostro compito è solo di osservare la sua legge.

Compi il tuo dovere e lascia le conseguenze a chi te lo ha imposto.

Talmud

E’ ancora possibile evitare una guerra nucleare?

23.03.2017 Redazione Italia

E’ ancora possibile evitare una guerra nucleare?

Ciò che innanzitutto è importante capire è che, dall’inizio dell’Era Nucleare, il problema della “sicurezza” si pone necessariamente sul piano mondiale, dato che oramai sussistono solo due possibilità:

–  o si arriva a garantire la sicurezza di TUTTI i Paesi del mondo (≈ 200)

–  oppure NESSUN Paese puo’ trovarsi in sicurezza, indipendentemente dal fatto di possedere (o di ‘ospitare’) oppure no degli armamenti nucleari: ed è questa la situazione attuale!

Infatti ogni ricerca di sicurezza di singoli Stati, basata sulla minaccia di altri Stati, e quindi ogni “forza nucleare di dissuasione” è un’illusione suicida, come è del tutto facile dimostrare!

La conseguenza è allora evidente: la sola soluzione consiste nella eliminazione totale e irreversibile di tutte le armi nucleari.

La seconda cosa di cui è essenziale prendere coscienza è l’estrema urgenza di una tale eliminazione.

Per convincersene è importante guardar bene il grafico dell’“Orologio dell’Apocalisse” attualizzato, all’inizio di ogni anno, dall’équipe degli ‘Scienziati Atomici’, da cui si vede chiaramente che attualmente il mondo è ritornato allo stesso livello di rischio di “Apocalisse” che nei peggiori momenti della Guerra fredda, e che la situazione si aggrava di anno in anno, a partire dall’inizio degli anni “90.

La “Doomsday clock”, cioè l’”Orologio dell’Apocalisse”, è un orologio simbolico che, all’inizio di ogni anno, dal 1947 in poi, viene aggiornato dal comitato “Scienza e sicurezza” del Bollettino degli Scienziati Atomici, consigliato da un comitato pilota che comprende 15 Premi Nobel di varie discipline. Questo grafico rappresenta, anno dopo anno, sulla base di una analisi della situazione mondiale, quanti minuti mancano a mezzanotte (l’‘Apocalisse’). Naturalmente il valore di partenza di 7 minuti nel 1947 è arbitrario, mentre sono molto significative le variazioni riportate progressivamente negli anni successivi.

Le ragioni di questo ci sono note :

– le 1800 bombe nucleari (equivalenti a 60 000 bombe di Hiroshima) in stato di allerta permanente, pronte ad essere lanciate nel giro di 15 minuti (e 15 400 bombe nucleari negli arsenali, equivalenti a 500 000 bombe di Hiroshima)

–  il forte processo di riarmo, e specialmente di modernizzazione continua degli armamenti nucleari, nel mondo

– il riscaldamento e l’inquinamento climatico, fonte potenziale di ancora maggiori conflitti (oltre agli attuali!)

–  la parte importante dell’industria e commercio militari nell’economia dei paesi detti “sviluppati” o “emergenti”

– i movimenti nazionalisti, populisti, xenofobi e/o totalitari che stanno impadronendosi del potere in piccoli e grandi Stati nel mondo, con dei leader particolarmente inaffidabili (Trump, Putin, Kim Jong-un, …) che maneggiano la paura, l’odio, il disprezzo e che possono … “schiacciare il bottone”!!!

– il rischio di innesco di una guerra nucleare anche solo per incidente, per errore o per sabotaggio (ciber-attacchi)

Che fare allora ?

Una prima tappa importante e preliminare è quella giuridica, attualmente in atto e che, cosi’ si spera, dovrebbe portare all’adozione di un Trattato Internazionale di interdizione delle armi nucleari.

Quali saranno le conseguenze di un tale Trattato?

Alle obiezioni sollevate dagli Stati suoi detrattori, che pretendono che un tale Trattato sarà ‘inutile’, ‘prematuro’, ‘ fautore di divisioni’, contro-produttivo, ‘rischioso’, ecc, si puo’ rispondere che la finalità di un tale Trattato non è, in un primo tempo, quella di ottenere necessariamente l’adesione degli Stati dotati di armi nucleari (o dei loro alleati), ma quella di stabilire un nuovo quadro giuridico nel quale dovrà ineluttabilmente situarsi ogni futuro negoziato in vista dell’eliminazione effettiva di queste armi. In effetti, non si tratterà più di negoziare su delle armi ‘semplicemente’ molto più potenti delle altre, ma di negoziare su delle armi rese ILLEGALI da un Trattato Internazionale della loro interdizione.

Inoltre, un tale trattato che stigmatizza anche il solo possesso delle armi nucleari, non mancherà di cambiare, e anche radicalmente, il modo in cui sono ancora sovente percepite le armi nucleari dall’opinione pubblica, dai responsabili politici, dai ricercatori, dagli operatori industriali, economici, finanziari e … dai militari !

E’ evidente che un Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari non produrrà istantaneamente la loro totale eliminazione, ma costituirà, come si è detto, una base eccellente per i negoziati ulteriori a questo scopo, e nel seguito avrà come ruolo quello di garantire l’irreversibilità di un disarmo nucleare totale.

Ora, quale dovrà essere la strategia, per poter giungere, partendo da questo Trattato di interdizione, all’eliminazione effettiva delle armi nucleari?

Non è qui il luogo per entrare nei dettagli di una geopolitica complessa, ma alcune linee direttive possono già essere individuate:

1) Innanzitutto occorre assolutamente rimanere al di sopra delle parti, pena il rischio di aggravare invece che migliorare la situazione! Comunque non vi sono Stati o alleati “buoni” e “cattivi”: in questi giuochi mostruosi di potenza nessuno è buono!

2) I negoziati dovranno essere essenzialmente multilaterali, ed in priorità si tratterà di cominciare dai due “colossi” USA/NATO e RUSSIA, i quali insieme posseggono il 93% delle bombe nucleari esistenti: cosa non sorprendente dato che sono i soli ad aver sinora intrapreso una vera “escalation” (la Guerra fredda).

3) Vi è poi un ostacolo qualitativo: quello di Israele, che sino ad ora si è rifiutato di ammettere ufficialmente il suo possesso di circa un centinaio di bombe nucleari, nonostante che si tratti di un ‘segreto di Pulcinella’!

 Sicuramente il lavoro che rimane da compiere è considerevole, e certamente non facile, ma è indispensabile, e sarà la responsabilità di ogni cittadino del mondo.

Luigi Mosca

Pensiero del 22 del terzo mese

22 del terzo mese

Apprezzi tanto i libretti utili, che ti dispiace quanto ti strappano da questa occupazione. Ridi dell’individuo vano , che si diverte con passatempi frivoli, e pensi che leggere un libro utile non sia mai una cosa vana .

Ridi piuttosto di te stesso , perché leggere un libro utile a questo modo, solo per se stessi, come tu leggi, è altrettanto vano e frivolo: sofferenze e insoddisfazione colpiranno parimenti voi due. E tu non potrai dire: “Sia come piace a Dio” ma dirai: “Come sono infelice! Avrei voluto occuparmi della lettura di un libro bello e utile ed ecco che invece devo rispondere alle richieste di questa persona importuna!”-.

“Forse – ti replicherò – il tuo dovere consiste nel leggere libri anche quando ti chiedono aiuto? Devi sapere e ricordare unicamente quel che Dio vuole che tu faccia ora, e quel che non vuole. Poco tempo fa egli ha disposto che tu fossi in solitudine , che tu conversassi con te stesso, leggessi, scrivessi, ti preparassi alle opere buone. E oggi ti ha mandato delle persone che ti chiedono aiuto fattivo. Mediante loro è come se Dio dicesse “ Esci dalla tua solitudine e mostra fattivamente che cosa hai imparato, perché è venuto tempo anche per te e per gli altri di vedere l’utilità delle tue letture e delle tue riflessioni.

Non sfigurare ; non lamentarti della gente perché ti hanno strappato Alle tue occupazioni: vedi , se non ci fosse la gente, chi serviresti e che senso avrebbe leggere libri sul come meglio servire la gente”.

Epitteto

Nessuno è illegale. Si può fare

21.03.2017 – Milano Redazione Italia

Nessuno è illegale.  Si può fare
(Foto di https://www.facebook.com/zona8solidale)

Abbiamo abbattuto il muro della paura nella due giorni “LiberaMontello – Nessuno è illegale” che per la prima volta in Italia ha aperto alla cittadinanza un centro di accoglienza straordinario.

Sono stati infatti migliaia le persone che hanno varcato i cancelli della ex caserma Montello. Un percorso nato dal quartiere in maniera determinata ha reso i migranti protagonisti nella costruzione della due giorni.

Insieme al Comitato zona 8 solidale hanno urlato “Nessuno è illegale”. Dalla partecipazione delle scuole all’assemblea, dal torneo di calcio alla presenza dei migranti che si sono raccontati al quartiere, alla StraMilano, sono stati due giorni di portata storica e di grande gioia. Si può fare, si può replicare questa esperienza su tutto il territorio italiano.

Lo chiedono innanzitutto i cittadini e le cittadine della zona. Lo chiedono gli uomini e le donne migranti che, dai diversi centri, durante l’assemblea di sabato hanno preso parola. “United we can all”, uniti si può costringere ad aprire gli occhi una politica cieca e sorda che ai fenomeni migratori risponde solo con inefficaci provvedimenti securitari, che amplificano le paure, per affermare un diverso modello di accoglienza.

È solo l’inizio. Vogliamo una società senza muri e confini dove tutti e tutte abbiano il diritto incondizionato di vivere dove e come vogliono. Nessuna persona è illegale. Si può fare.

Zona 8 Solidale