Greenpeace: Stati membri, cittadini e agricoltori rifiutano gli Ogm

27.03.2017 Greenpeace Italia

Greenpeace: Stati membri, cittadini e agricoltori rifiutano gli Ogm
(Foto di GuidaConsumatore)

Greenpeace: Stati membri, cittadini e agricoltori rifiutano gli Ogm, la Commissione UE si adegui

Anche oggi gli Stati membri dell’Ue non hanno fornito il supporto necessario alle proposte della Commissione europea per l’autorizzazione della coltivazione di due mais OGM – il BT11 della Syngenta e il 1507 della DuPont Pioneer – e il rinnovo dell’autorizzazione dell’unico OGM al momento ammesso per la coltivazione nell’Unione europea, il mais MON810 della Monsanto.

Anche se non è stata raggiunta la maggioranza qualificata, il voto odierno dimostra chiaramente che l’opposizione agli OGM supera ampiamente i voti a favore. Quella di oggi è stata la seconda votazione da parte dei governi nazionali sulle proposte della Commissione europea per l’approvazione dei tre mais OGM. Anche nel caso della prima votazione, avvenuta lo scorso gennaio, non era stata raggiunta una maggioranza qualificata, ma durante la votazione odierna l’Italia si è schierata apertamente fra gli oppositori, aumentando ulteriormente la percentuale dei voti contrari. Ora spetterà alla Commissione prendere la decisione finale.

«Il chiaro no espresso oggi dall’Italia alla coltivazione di OGM in Europa è un voto di responsabilità e di coerenza molto apprezzato, in linea con la maggioranza di cittadini e agricoltori italiani che chiede da tempo un’agricoltura libera da OGM e sempre più rivolta alla sostenibilità», afferma Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia. «Dopo la sua elezione il presidente della Commissione Juncker ha promesso un processo decisionale più democratico. Questo voto non lascia dubbi sul fatto che un’eventuale autorizzazione di questi mais OGM romperebbe quella promessa», conclude Ferrario.

La maggior parte dei governi, dei parlamentari europei e dei cittadini europei si oppongono agli OGM, e due terzi degli Stati membri hanno già vietato la loro coltivazione su tutto il territorio nazionale.

Se approvate, le autorizzazioni dei tre mais OGM sarebbero valide solo in 9 dei 28 Paesi dell’Unione europea e in Inghilterra, nelle Fiandre e nella regione di Bruxelles. Gli altri paesi dell’Ue hanno fatto uso del nuovo meccanismo di opt-out della UE per vietare la coltivazione di OGM nei loro territori nazionali.

Le tre varietà di mais OGM oggetto del voto odierno sono state modificate per essere in grado di produrre tossine derivate da un batterio del suolo, il Bacillus thuringiensis (Bt). Le tossine Bt hanno lo scopo di uccidere le larve di determinati parassiti, come la piralide del mais, ma gli impatti sono ben più vasti e in parte imprevedibili. Due di queste colture, il 1507 e il Bt11, sono state modificate geneticamente anche per resistere al glufosinate ammonio, un potente erbicida.

Votazione odierna

–        Mais MON810: 14 paesi Ue hanno votato contro (AT, BG, CY, DK, EL, FR, IE, IT, HU, LT, LU, LV, PL, SI) che rappresentano il 43,29 per cento della popolazione dell’Unione europea , otto paesi dell’UE hanno votato a favore (CZ, EE, ES, FI, NL, RO, SE, UK) che rappresentano il 34,45 per cento, e sei si sono astenuti (BE, DE, HR, MT, PT, SK) che rappresentano il 22,26 per cento;

–        Mais 1507 e Bt 11: 16 paesi Ue hanno votato contro (AT, BG, CY, DK, EL, FR, HU, IE, IT, LT, LU, LV, PL, PT, SI, SE) che rappresentano il 47,27 per cento della popolazione dell’UE, sei hanno votato a favore (EE, ES, FI, NL, RO, UK) che rappresentano il 30,45 per cento, e sei si sono astenuti (BE, CZ, DE, HR, MT, SK) che rappresentano il 22,28 per cento.

CONTATTI:

Felice Moramarco, ufficio stampa Greenpeace Italia, 348.7630682

Federica Ferrario, campagna Agricoltura sostenibile, 348.3988616

pensiero del 27 del terzo mese

27 del terzo mese

Il saggio Diogene diceva:” E’ veramente libero solo chi è sempre pronto a morire”.Egli scrisse al re di Persia : “Non puoi rendere schiavi degli uomini veramente liberi, come non puoi rendere schiavo un pesce . Anche se li metti in carcere , non ti serveranno come schiavi. E morranno in carcere , quale vantaggio trarrai dell’averli rinchiusi in carcere?”

Ecco il discorso di un uomo libero : un tal uomo sa in che cosa consiste la vera libertà.

Diogene

55 anni dopo, c’è sempre più bisogno di nonviolenza

26.03.2017 Movimento Nonviolento

55 anni dopo, c’è sempre più bisogno di nonviolenza
(Foto di Magalí Buj)

La nonviolenza va nel profondo più di quanto si creda. Essa si presenta, oggi in modo culminante, come antitesi ai maggiori mali: la guerra e il folle riarmo, l’assolutismo oppressivo dei governi, lo sfruttamento delle moltitudini povere, la chiusura individualistica egocentrica e disperata.
Perciò essa sta alla punta estrema del vecchio mondo più di ogni altro preteso, grossolano e superficiale estremismo: anche se altri sa distruggere la nonviolenza costruisce.
Aldo Capitini, relazione al 1° congresso del Movimento Nonviolento, 1966

Era il gennaio del 1962 quando, sui muri di Perugia, apparve il manifesto che annunciava la nascita del “Movimento Nonviolento per la Pace”. Nell’estate precedente, la “guerra fredda” tra i blocchi dell’Est e dell’Ovest aveva ricevuto una fortissima accelerazione con la costruzione del “muro di Berlino”; nel settembre Aldo Capitini, dalla Rocca di Assisi a conclusione della “Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli”, aveva lanciato la “Mozione del popolo della pace”, nella quale – tra l’altro – scriveva che “la pace è troppo importante perché possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti”. In quell’autunno-inverno Aldo Capitini, Pietro Pinna, Daniele Lugli e alcuni altri amici diedero vita al Movimento Nonviolento, che prenderà nelle mani l’impegno per la pace nei successivi 55 anni. “Può darsi che la nostra posizione conservi il carattere di minoranza per lungo tempo e sia perciò semplice aggiunta” – scriveva Capitini nella relazione al 1° Congresso del Movimento Nonviolento, nel 1966 – “ma essa tanto più sarà persuasa di essere già “potere” – un nuovo tipo di potere – quanto più le sue iniziative saranno aperte e valide per tutti, da centri collocati al livello delle moltitudini”. L’1 e 2 aprile 2017 il Movimento Nonviolento celebra a Roma il suo 25° Congresso nazionale, si tratta ormai di una delle comunità politiche più longeve nella storia del nostro Paese.

Nel 1989 i popoli europei abbatterono quel muro che divideva in due l’Europa e il mondo. In molti immaginavamo – o forse speravamo – che con la fine della divisione tra Est e Ovest, la corsa agli armamenti potesse avere finalmente fine e si aprisse una fase nuova per l’umanità. Un periodo di prosperità fondato sui dividendi di pace, cioè sulla liberazione di risorse dalle spese militari a beneficio delle spese civili e sociali. Invece – come la fine della seconda guerra mondiale si chiuse con la manifestazione di potenza degli USA che sganciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, volendo segnare la supremazia sull’Unione Sovietica – la fine dei blocchi contrapposti si aprì con l’invasione della coalizione a guida USA dell‘Iraq, nel 1991 – a seguito dell’occupazione di questo, dei pozzi petroliferi del Kwait – volendo segnare la supremazia del blocco occidentale sull’intero pianeta. Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, anche l’Italia – aprendo uno squarcio nella Costituzione, mai più ricucito – diede il suo contributo alla guerra. E’ con quella che sarà ricordata come la “prima guerra del Golfo” che comincia l’ossimoro retorico della “guerra umanitaria”, delle “missioni di pace” fatte con la guerra, della “esportazione della democrazia” attraverso le bombe al fosforo bianco e all’uranio impoverito, che produssero – in quel caso – alcune centinaia di morti fra le truppe occidentali, centinaia di migliaia tra militari e civili iracheni. Da allora è un crescendo di interventi armati in giro per il pianeta: Somalia (1992), Haiti (1994), Bosnia (1995), bombardamenti su Bagdad (1998), Kossovo (1999).

Un primo “contraccolpo” a questa frenetica attività bellica USA e NATO è l’attacco dell’11 settembre 2001 alle “torri gemelle” di New York. Oggi si scopre, peraltro, che gli attentatori furono “attivamente aiutati” da funzionari del governo saudita, alleato storico degli USA e dell’Europa. Non fu quella tragedia l’occasione per fermare la proiezione imperialistica occidentale – come invitava a fare, per esempio, Tiziano Terzani – ma il pretesto per avviare nuove imprese belliche, con la nuova retorica della “lotta al terrorismo”: Afghanistan (2001), Iraq (2003), Libia (2011), iniziate e mai più concluse. Milioni di morti dopo di megliaia di morti dopo, una nuova ondata di terrorismo internazionale, che ha il suo fulcro nel cosiddetto “Stato islamico”, e colpisce continuativamente anche in Europa come mai prima d’ora, è il secondo contraccolpo alla fallimentare strategia della violenza. Sangue non lava sangue, ma si aggiunge e ne prepara dell’altro. Invece la corsa agli armamenti, sia sul piano internazionale che nazionale, è ripresa a ritmo vorticoso: mai, dalla seconda guerra mondiale, gli Stati hanno speso tanto per le spese militari, mai la produzione e il commercio degli armamenti hanno prodotto tanti profitti privati, mai tanti profughi hanno attraversato il Mediterraneo e tanti muri e fili spinati sono stati innalzati nel cuore dell’Europa. Mai come ora, dal 1953 – avverte l’autorevole Bollettino degli scienziati atomici – le lancette dell’Orologio dell’apocalisse erano state così vicine alla mezzanotte nucleare.

Emerge, dunque, l’urgenza della costruzione di un vero movimento per la pace, nazionale e internazionale, che abbia il fine della fuoriuscita dal tempo e dalla logica della guerra. Che stia sempre dalla parte delle vittime civili, senza tentennamenti, (come invece è avvenuto difronte alla tragedia della Siria, schiacciata tra il terrore del regime e le roccaforti del terrorismo). Un movimento forte e autorevole, che abbia la guerra come nemico, che sia capace di contrastarla fin dalla preparazione degli strumenti che la rendono possibile, attraverso il disarmo e la costruzione delle alternative civili. In un Paese in cui, negli ultimi dieci anni di crisi economica e di stagnazione, si è tagliato tutto il tagliabile, la spesa pubblica militare italiana è invece aumentata del 21%, (di cui quelle per gli armamenti, a carico del MISE, addirittura dell’85%) al punto che per il 2017 è prevista una spesa di 23,4 miliardi di euro, ossia di 64 milioni al giorno. Mentre per un anno di Servizio civile universale il governo investe l’equivalente di quattro giorni di spesa militare e nel “Fondo per le politiche sociali” addirittura l’equivalente di tre giorni, è necessario un movimento per la pace in grado di imporre all’agenda della politica la liberazione delle risorse sacrificate sull’altare delle spese per la guerra, ripudiata dalla Costituzione, a beneficio delle spese civili e sociali e per la costruzione delle alternative alla guerra, come affermato dalla Costituzione. Un movimento che agisca il proprio potere dal basso, costruendo specificamente politiche attive di pace. Come propone, per esempio, la campagna “Un’altra difesa è possibile”.

Insomma, 55 anni dopo c’è sempre più bisogno di nonviolenza, sul piano culturale, politico e organizzativo. Per questo, ancora una volta, l’1 e 2 aprile, parteciperò a Roma al Congresso nazionale del Movimento Nonviolento.

Qui il programma completo

Pasquale Pugliese

Pensiero del 26 del terzo mese

26 del terzo mese

La persona che non sapesse che gli occhi possono vedere e non li aprisse mai, sarebbe da compatire molto. Ma ancora più da compatire è chi non capisce che la ragione gli è data perché sopporti tranquillamente ogni genere di avversità. Con l’aiuto della ragione possiamo affrontare ogni avversità. Chi vive secondo ragione non incontra nella vita avversità insormontabili: non esistono per lui . Al contrario , quanto spesso, invece di guardare diritto in faccia a una avversità, ci sforziamo , da pusillamini , di sottrarcene! Non è forse meglio rallegrarsi che Dio ci abbia dato il potere di non amareggiarci per quello che ci accade malgrado il nostro volere, e di ringraziarLo perché Egli ha sottomesso la nostra anima solo a quello che dipende da noi stessi? Egli non ha sottomesso la nostra anima né ai nostri genitori, né ai fratelli, né alla ricchezza , né al nostro corpo, né alla morte. Egli, nella sua bontà, l’ha sottomessa a quella sola cosa che dipende da noi, alla nostra capacità di intendere.

Epitteto

Ventimiglia, denunciati per aver dato cibo ai migranti

25.03.2017 Redazione Italia

Ventimiglia, denunciati per aver dato cibo ai migranti
(Foto di http://www.radiondadurto.org)

Sarebbero almeno tre (tutte francesi) le persone denunciate dalla Polizia di Stato per aver “somministrato senza autorizzazione cibo ai migranti, art. 650 c.p., contravvenendo ad un’ordinanza del Sindaco di Ventimiglia”.

Il fatto è avvenuto lo scorso 20 marzo nella città ligure ed è stato segnalato oggi ad Antigone. “Siamo di fronte al capovolgimento di ogni logica. Utilizzare il diritto per colpire e punire episodi di solidarietà non può avere e trovare alcuna giustificazione”. A dichiararlo è Patrizio Gonnella (presidente di Antigone e della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili).

A quanto abbiamo appreso i ragazzi sarebbero arrivati a Ventimiglia con una macchina carica di generi alimentari e avrebbero iniziati a distribuirli ai migranti presenti alla frontiera con la Francia.  Dopo pochi minuti la polizia li avrebbe interrotti e condotti in caserma per identificarli, schedarli e denunciarli.  Almeno uno di loro non avrebbe firmato la denuncia poiché nessuno era in grado di tradurre il documento e i contenuti dello stesso in francese.

Antigone

Gli attivisti di tutta Europa davanti alle basi con armi nucleari: “E’ tempo di metterle al bando!”

 

24.03.2017 Rete Italiana per il Disarmo

Gli attivisti di tutta Europa davanti alle basi con armi nucleari: “E’ tempo di metterle al bando!”
(Foto di ICAN)

A pochi giorni dall’inizio dei negoziati ONU (in avvio il 27 marzo 2017) che discuteranno la strada per un Trattato di messa al bando degli ordigni nucleari le associazioni europee per il disarmo nucleare ricordano che le bombe atomiche sono già tra noi.

Secondo gli ultimi dati diffusi in questi giorni dalla Federation of American Scientist gli ordigni nucleari statunitensi dislocati sul continente europeo per il cosiddetto programma di “nuclear sharing” sono almeno 150. E si trovano in Belgio (20), Germania (20), Italia (40: 20 ad Aviano e 20 a Ghedi), Paesi Bassi (20 e Turchia (50). Secondo quest’ultimo aggiornamento dunque l’Italia non è più il Paese che ospita sul proprio territorio il maggior numero di ordigni nucleari stranieri, come invece avvenuto per diversi decenni

Le bombe americane installate in Europa sono come detto sottoposte al cosiddetto “nuclear sharing”: alcune bombe definite a chiave singola sono bombe americane che saranno lanciate in caso di conflitto da aerei americani, altre definite a chiave doppia sono bombe americane che, in caso di conflitto saranno lanciate da aerei del paese ospitante. Le bombe di Aviano sono a chiave singola, mentre quelle di Ghedi sono a chiave doppia.

Ma è proprio per ricordare questa situazione, che indebolisce le prescrizioni e gli obiettivi del Trattato di Non Proliferazione elaborato negli anni ’70, che gli attivisti per la pace e il disarmo di diverse organizzazioni europee si sono dati appuntamento davanti alle basi che custodiscono armi nucleari per dire con forza“E’ arrivato il momento di andarsene! Mettiamo al bando le armi nucleari! Time to go! Ban nuclear weapons!”

In questi ultimi giorni gruppi disarmisti hanno organizzato azioni fotografiche coordinate davanti alle installazioni militari nucleari dei propri paesi, come gesto di sostegno ai negoziati per un Trattato che metta al bando le armi nucleari, in avvio a New York lunedì 27 marzo.

“Il contesto del possibile trattato ONU sulla proibizione della armi nucleari sarebbe molto utile per procedere alla rimozione delle armi nucleari installate su territorio altrui – sottolinea il prof. Paolo Cotta Ramusino, Segretario Generale Pugwash – Con un Trattato ONU i paesi non nucleari diverrebbero di fatto zone libere da armi nucleari. E questo sarà possibile anche se i Paesi che possiedono armi nucleari non aderiranno, come è da prevedersi, al Trattato stesso”.

Le manifestazioni si sono svolte davanti ad Aviano e Ghedi (Italia), Kleine Brogel (Belgio), Büchel (Germania) e Volkel (Paesi Bassi) e hanno creato molto interesse sui negoziati delle Nazioni Unite.

“Tutte queste iniziative servono a esplicitare come le popolazioni europee e la società civile siano chiaramente in favore del disarmo nucleare, mentre i Governi continuano a scegliere di basarsi su una teoria ormai antiquata e inefficace come quella della deterrenza – sottolinea Francesco Vignarca di Rete Disarmo – ma il punto vero è che l’impatto umanitario degli ordigni nucleari è ormai incontrollabile e per questo il mondo dovrebbe cambiare direzione”.

I manifestanti in Belgio, Italia, Germania e Paesi Bassi chiedono ai loro governi di partecipare, con spirito costruttivo, ai negoziati sulle armi nucleari a partire da una immediata rimozione degli ordigni dai loro paesi.

Inoltre, nei parlamenti del Belgio e dell’Italia si sono presentate o si presenteranno mozioni per impegnare i governi a partecipare in buona fede ai negoziati, impegno già assunto invece formalmente dal governo dei Paesi Bassi.