Il manifesto del contadino impazzito

Per un giorno abbandoniamo i teologhi tedeschi e leggiamo …
Il manifesto del Contadino Impazzito
di Wendell Berry* – 13/02/2007

Se amate il guadagno facile,
l’aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate.
Se desiderate sempre più cose prefabbricate,
se avete paura di conoscere i vostri vicini di casa,
se avete paura di morire
allora nemmeno il vostro futuro
sarà più un mistero per il potere,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassettino.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno,
quando vi vorranno far morire per il profitto
ve lo faranno sapere.

Ma tu, amica, ogni giorno,
fai qualcosa che non possa entrare nei loro calcoli.
Ama la Vita. Ama la Terra.
Ama qualcuno che non se lo merita.
Conta su quello che sei e riduci i tuoi bisogni.
Fai qualche piccolo lavoro gratuitamente.
Non ti fidare del governo, di nessun governo,
e abbraccia gli esseri umani,
nel tuo rapporto con ciascuno di loro
riponi la tua speranza politica.
Approva nella natura quello che non capisci
e loda questa ignoranza,
perché ciò che l’uomo non ha razionalizzato
non ha distrutto.
Fai le domande che non hanno risposta.
Investi nel millennio,
Pianta sequoie.
Sostieni che il tuo raccolto principale
è la foresta che non hai piantato
e che non vivrai per sfruttare.
Afferma che le foglie quando si decompongono
Diventano fertilità:
Chiama questo “profitto”.
Una profezia così si avvera sempre.
Poni la tua fiducia
nei cinque centimetri di humus
che si formeranno sotto gli alberi
ogni mille anni.
Metti l’orecchio vicino e ascolta
I bisbigli delle canzoni a venire.
Sii pieno di gioia,
nonostante tutto,
e sorridi,
il sorriso è incalcolabile.
Finché la donna non si svilisce nella corsa al potere,
ascolta la donna più dell’uomo.
Domandati:
questo potrà dar gioia alla donna
che è contenta di aspettare un bambino?
Quest’altro disturberà il sonno della donna
vicina a partorire?
Vai col tuo amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all’ombra.
Posa il capo sul suo grembo
e vota fedeltà alle cose più vicine al tuo cuore.

Appena vedi che i generali e i politicanti
riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,
abbandonalo.
Lascialo come un segnale per indicare
la falsa traccia,
la via che non hai preso.
Sii come la volpe che lascia molte più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la meditazione.

* Wendell Berry, poeta e farmer bio americano.

In Italia una persona su tredici vive in povertà assoluta

In Italia nel 2015 circa una persona su tredici vive in povertà assoluta. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat che descrive quantitativamente il fenomeno della povertà e mostra cosa è cambiato nell’ultimo anno. Le cose sono leggermente peggiorate: se nel 2014 viveva in povertà assoluta il 6,8 per cento dei residenti in Italia, nel 2015 il dato è salito al 7,6 per cento della popolazione.

In tutto ci sono 1 milione e 582mila nuclei familiari che vivono in povertà assoluta (il 6,1 per cento delle famiglie rispetto al 5,7 del 2014). Se invece si contano le persone si arriva a 4 milioni e 598mila poveri: il numero più alto mai registrato dal 2005 a oggi. Per farsi un’idea, ci sono tanti poveri quanti i cittadini di tutto il Veneto.

Secondo la definizione dell’Istat rientrano nella categoria della povertà assoluta le famiglie – o le persone – che non possono permettersi un paniere di fabbisogni essenziali, come un’alimentazione adeguata, un’abitazione riscaldata e il minimo necessario per vestirsi, comunicare, informarsi, muoversi sul territorio, istruirsi e mantenersi in buona salute.

Stando ai dati, alcuni segmenti della società sono stati coinvolti più di altri nell’aumento della povertà assoluta. Tra questi spiccano gli stranieri residenti in Italia. Già un anno fa il 23,4 per cento delle famiglie di soli stranieri viveva in povertà, ma oggi il dato è salito al 28,3 per cento (in sostanza, circa due famiglie di stranieri su sette vivono in povertà).

Un altro segnale di peggioramento si è registrato nelle grandi città, dove nel 2015 la povertà colpisce il 7,2 per cento delle famiglie (rispetto al 5,3 del 2014). Inoltre i dati sono divisi per età: il 10,2 per cento dei giovani tra i 18 e i 34 anni è povero (l’anno precedente era l’8 per cento). La quota scende progressivamente nelle fasce di età più alte, arrivando al 4 per cento di poveri tra gli ultrasessantacinquenni, che sono l’unica fascia d’età che mostra un calo percentuale di poveri (nel 2014 erano il 4,7 per cento).

La pubblicazione dell’Istat include un’ulteriore definizione di povertà, chiamata povertà relativa. A differenza della povertà assoluta, quella relativa misura la povertà di una famiglia in rapporto al livello economico medio di vita del paese. L’istituto di statistica nazionale inserisce in questa categoria le famiglie con due persone che spendono meno di 1.051 euro al mese (mentre per le famiglie con più di due componenti la soglia viene ricalcolata con una scala di equivalenza).

La povertà relativa è rimasta stabile per le famiglie, ma è leggermente aumentata se si calcola sulle persone (salendo in un anno dal 12,9 al 13,7 per cento della popolazione). Come nel caso della povertà assoluta, anche quella relativa risulta più presente nel Mezzogiorno e tra le famiglie più numerose.

La distribuzione della povertà in Italia riflette il tradizionale divario tra nord e sud. Calabria, Sicilia, Basilicata e Molise hanno, in proporzione, più del doppio dei poveri rispetto alla media nazionale, che è pari al 10,4 per cento, e più di quattro volte di alcune regioni del centro-nord. In altre parole in certe regioni del Mezzogiorno una persona su quattro è povera. In Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto risulta esserlo una su venti.

Non sono queste le uniche definizioni di povertà. Per esempio l’Eurostat, l’istituto di statistica europeo che mette a confronto i dati dei paesi europei, utilizza un’altra definizione di povertà materiale. Ma la sostanza non cambia, soprattutto se ci si concentra sulle cause e le possibili soluzioni per contrastare la povertà.

La povertà prolifera per cause multiple e strettamente correlate. Secondo Caterina Cortese, responsabile delle politiche sociali della Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora, organizzazione attiva nel contrasto della povertà estrema, la crisi del 2008 ha innescato meccanismi di esclusione sociale che si manifestano ancora oggi. “Stiamo scontando le conseguenze della crisi economico-finanziaria, delle politiche di austerità, della scarsa propensione del nostro paese a considerare il sociale come una spesa necessaria sulla quale investire”, spiega Cortese.

Secondo Cortese non servono misure una tantum, ma un approccio strategico. Per contrastare la povertà è necessario creare posti di lavoro dignitosi che non siano tirocini o voucher. Servono politiche per la casa e di sostegno al caro-affitti. Occorre agire sulla dispersione scolastica e considerare l’istituzione di un reddito di inclusione sociale. “In altre parole bisogna agire sui meccanisimi che rendono povere o quasi povere le persone”, spiega Cortese, “possiamo parlare di povertà in relativa, assoluta, estrema, a rischio, deprivazione materiale o altro ancora, ma quel che davvero serve è guardare la povertà nel suo complesso e incidere sulle radici di ciò che la genera”.

Statistiche: ottimo miglioramento ma puntiamo alto!

 

ShinyStat

Report Settimanale

Report settimanale dell’account: anpimedioolona
Periodo: 18/07/2016 – 24/07/2016
Descrizione del sito: Resistence
URL: www.anpimedioolona.wordpress.com
Categoria: Politica e Istituzioni/Enti & Istituzioni
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Lunedì 18/07/2016
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Martedì 19/07/2016
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Mercoledì 20/07/2016
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Giovedì 21/07/2016
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Venerdì 22/07/2016
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Appello per la Turchia: fermare la repressione

Fermare la inaudita repressione in corso in Turchia

23.07.2016 – Napoli Redazione Italia
Fermare la inaudita repressione in corso in Turchia
(Foto di http://www.radiopopolare.it)

 

Da alcuni giorni, a seguito del fallito golpe militare in Turchia, il capo di stato Erdogan sta realizzando una violenta vendicativa repressione attraverso incarcerazioni di massa, licenziamenti di decine di migliaia di cittadini, in particolare di magistrati, funzionari e impiegati pubblici, présidi e docenti di università e di scuole statali e parificate, giornalisti e militari di ogni grado.

Si tratta della più massiccia repressione di massa degli ultimi 70 anni poiché sta colpendo l’opposizione turca, forte come si evince dalle ultime elezioni, del 49% della popolazione.

Le cifre, spaventosamente elevate, fanno della Turchia uno stato-prigione, un immenso campo di concentramento:

 

  • 9322 arresti tra militari e magistrati
  • 28331 dipendenti ministeriali licenziati
  • 35000 docenti di scuole sospesi
  • 1567 sospensioni dall’incarico tra rettori universitari e presidi
  • 370 dipendenti della tv pubblica sotto inchiesta
  • 35 giornalisti ai quali è stata tolta la tessera professionale
  • 24 emittenti radio-televisive soppresse

Si tratta di una repressione che si alimenta ogni giorno di nuove cifre riguardanti decine e decine di migliaia di persone perseguitate: è difficile aggiornare i dati di questo spaventoso terrore in atto in Turchia.

A ciò vanno aggiunte le notizie, appena trapelate, di numerose donne minacciate di violenza se viste in pubblico a testa scoperta.

Il clima di terrore e di feroce vendetta sta crescendo nell’indifferenza generale dell’Italia, dell’Unione Europea e dell’ONU: le poche immagini di prigionieri, arrestati seminudi e in ginocchio nei lager improvvisati, non possono non provocare forte indignazione verso un regime dittatoriale che, dopo le persecuzioni in corso da anni verso il popolo curdo, sta ora effettuando un efferata vendetta contro ogni forma di reale o presunta opposizione. Il regime turco è diventato una vera e propria dittatura che tuttavia nessuno Stato ha realmente condannato.

Con questo APPELLO invitiamo i cittadini di Napoli a manifestare

mercoledì 27 luglio dalle ore 18.00 in piazza del Plebiscito

per far giungere, attraverso la Prefettura di Napoli, un forte monito al governo italiano affinché rompa ogni relazione diplomatica con la Turchia, ritirando l’ambasciatore italiano da Ankara e affinchè presenti sia al Parlamento Europeo che all’ONU una mozione di condanna contro l’efferata repressione del regime dittatoriale di Erdogan, chiedendone le dimissioni e proponendo l’indizione di nuove elezioni sotto il controllo dell’ONU.

E’ importante che proprio da Napoli, la prima città europea ad essersi liberata nel 1943 dall’occupazione nazista e dal fascismo, parta la prima manifestazione europea per liberare le donne e gli uomini della Turchia dalla dittatura di Erdogan.

Napoli, 20 luglio 2016

FRANCESCO RUOTOLO

COSTANZA BOCCARDI

GEPPINO ARAGNO

per adesioni all’APPELLO scrivere a : ruotoloprc@gmail.com

Lutto

Cari compagni,
con grande dolore vi comunico un altro triste evento.
Si è spento giovedì uno degli ultimi partigiani che contribuirono alla liberazione di Busto Arsizio.
Classe 1926, Angelino De Bernardi è venuto a mancare poche ore dopo la scomparsa del Presidente Angelo Chiesa.
Lo ricordo raggiante qualche mese fa a Busto Arsizio, quando venne insignito di un’onorificenza.
I suoi ideali vivranno con noi e cammineranno con noi.
I funerali si terranno nella giornata di sabato 23 luglio alle 14, nella parrocchia di Sant’Edoardo in viale Alfieri a Busto Arsizio.
Si invitano tutte le sezioni a partecipare con le loro bandiere.
Un caro saluto
Ester Maria De Tomasi

SOS Amazzonia

Greenpeace in azione in tutto il mondo con un messaggio per Siemens: «Salva il cuore dell’Amazzonia!”

21.07.2016 Greenpeace Italia
Greenpeace in azione in tutto il mondo con un messaggio per Siemens: «Salva il cuore dell’Amazzonia!”
(Foto di paz.ca via Foter.com / CC BY)

Dall’Italia al Messico, dal Brasile al Giappone fino alla Germania, nelle ultime settimane Greenpeace è entrata in azione in 16 sedi di Siemens per chiedere al gigante tedesco di non partecipare alla costruzione della diga idroelettrica di São Luiz do Tapajós, mega progetto che devasterebbe il cuore dell’Amazzonia.

Questa opera, la più grande tra le 43 dighe previste sul fiume amazzonico Tapajós, potrebbe sommergere 400 chilometri quadri di foresta pluviale incontaminata, portando inoltre alla deforestazione di un’area di 2.200 chilometri quadri per la costruzione di strade e infrastrutture necessarie alla realizzazione della diga. Un grave pericolo per la biodiversità della regione, che priverebbe gli indigeni Munduruku e le comunità tradizionali delle loro terre e dei loro mezzi di sussistenza.

L’organizzazione ambientalista, supportata da un milione di persone che hanno aderito all’appello, chiede inoltre a Siemens – una delle poche aziende a livello mondiale in grado di realizzare turbine idroelettriche per mega dighe – di assumere una posizione netta contro la distruzione della foresta, ed esprimersi in favore del rispetto dei diritti delle popolazioni indigene, dichiarando pubblicamente che non parteciperà al progetto di costruzione della mega-diga di São Luiz do Tapajós.

«Lo scorso 7 luglio siamo entrati in azione anche in Italia, a Milano, per spingere Siemens a non replicare quanto fatto con la diga di Belo Monte, nota per il suo devastante impatto ambientale, e includere la protezione delle foreste nelle proprie innovative politiche di sostenibilità ambientale», dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. «Investire nello sviluppo di tecnologie capaci sfruttare il potenziale dell’energia solare ed eolica del Brasile sarebbe di gran lunga una mossa meno dannosa e più lungimirante», conclude.

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Italia: riparte la mobilitazione sul commercio delle armi

21.07.2016 Unimondo
Italia: riparte la mobilitazione sul commercio delle armi
(Foto di Christian Guthier via Flickr.com)

L’impegno a un rilancio delle azioni di interpellanza e mobilitazione sul tema della produzione e del commercio di armi, a partire dalla richiesta di ripristinare tutti gli strumenti di trasparenza della legge 185/90 e di utilizzare appieno la ratifica italiana del Trattato internazionale sul commercio di armi (Arms Trade Treaty), entrato in vigore a dicembre 2014. Sono i punti fondamentali che i rappresentanti di diverse associazioni hanno posto all’attenzione dei parlamentari in un incontro tenutosi ieri – giovedì 14 luglio – alla Camera con la presenza dei Deputati Massimo Artini, Giorgio Zanin, Filippo Fossati, Pippo Civati, Mario Sberna, Luca Frusone, Giulio Marcon e del Senatore Roberto Cotti.

Il momento di comune riflessione e confronto ha concluso la due giorni di lavori Le armi italiane nel mondo: destinazioni pericolose o rispetto della legge? promossa da di Fondazione Culturale Responsabilità Etica (FCRE), Rete Disarmo e Sbilanciamoci.

“Il crescente protagonismo italiano nell’alimentare l’insicurezza globale, in violazione della legge 185/90, tramite l’esportazione di sistemi d’arma a Paesi in conflitto, ovvero responsabili di violazioni dei diritti umani nonché del diritto internazionale, è da anni accuratamente documentato”, sottolinea Nicoletta Dentico, consigliera di amministrazione di Banca Popolare Etica. “Di fronte alla gravità della situazione non è più rimandabile un cambio di passo, che abbiamo condiviso e iniziato a pensare in questi giorni, per far capire all’opinione pubblica italiana l’impatto delle spese militari sui nostri stessi diritti, e per impugnare le specifiche responsabilità dei decisori politici che avallano e alimentano questo commercio di morte”.

Le voci delle associazioni

Mercoledì 13 luglio, presso la Fondazione Lelio Basso, un seminario di aggiornamento e approfondimento sul ruolo italiano nel commercio di armi ha toccato i punti principali che caratterizzano la problematicità di questo settore produttivo e di export.

Francesco Martone di “Un Ponte per…” ha sottolineato come ormai l’export di armamenti sia parte integrante ed anzi espressione principale delle scelte di politica estera dell’Italia. Leopoldo Nascia della Campagna Sbilanciamoci ha evidenziato gli impatti negativi delle spese militari in termini di sottrazione di risorse economiche da destinare ai settori del welfare, e delle disfunzioni prodotte da questo settore (che vive uno stato di eccezione) sul bilancio dello Stato. Nel giorno del lancio di un nuovo rapporto sull’Egitto Riccardo Noury di Amnesty International Italia ha evidenziato dal canto suo come le vendite indiscriminate di armi incidano assai pesantemente sui diritti umani di alcune regioni del mondo, citando in particolare il caso dell’Egitto appunto, ma anche di Arabia Saudita e Yemen.

Maurizio Simoncelli (Archivio Disarmo) ha invece illustrato le principali mete delle armi italiane, sempre più destinate a paesi problematici o in aree di conflitto e di forte tensione, mentre Giuseppe Schiavello ha riferito dell’iniziativa di Campagna Italiana contro le Mine relativa alla richiesta di una legge per il de-finanziamento delle aziende produttrici di cluster bombs.

Francesco Vignarca (coordinatore Rete Disarmo) ha tratteggiato qualche possibile linea di azione, soprattutto in termini di lavoro internazionale, per l’implementazione del Trattato sul Commercio di Armi, prima delle conclusioni finali di Nicoletta Dentico.

Ripristinare la trasparenza sull’export di armi

Uno dei punti principali ripetutamente emersi nel corso delle due giornate rimanda alla trasparenza e all’accesso a dati chiari sul commercio di armi:”Può sembrare paradossale – commenta Giorgio Beretta, analista di OPAL Brescia e di Rete Disarmo – ma siamo arrivati al punto di dover rimpiangere la trasparenza in materia di commercio di armi esercitata a suo tempo da Giulio Andreotti, tuttora un esempio di chiarezza e completezza di informazioni all’interno delle Relazioni al Parlamento sull’export militare italiano. Tabelle fitte fitte scritte a macchina, da cui si potevano conoscere immediatamente tutti gli specifici sistemi di armi venduti ai vari Paesi nel mondo, per quantità, destinazione e valore. Nonostante l’avvento dei computer e dell’era digitale, le recenti Relazioni risultano del tutto deficitarie sulle informazioni fondamentali che riguardano le esportazioni di sistemi militari. Questa mancanza di trasparenza rende impossibile un effettivo controllo delle operazioni autorizzate dal Governo anche da parte del Parlamento, contravvenendo in tutto allo spirito e alla lettera della normativa italiana su questa materia”.

In un comunicato odierno, il corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, Operazione Colomba evidenzia che “gli interessi in gioco sono elevatissimi: il petrolio del Medio Oriente, i nuovi oleodotti in costruzione che muovono quantità enormi di denaro, il controllo del territorio, l’enorme massa di armamenti venduti – Francia e Italia in prima linea – ai vari paesi in guerra”.

Una situazione non più sostenibile e che la società civile organizzata italiana, da anni impegnata in attività di monitoraggio e analisi, non intende più tollerare. Da settembre si passa all’azione, nell’intento di allargare il coinvolgimento dell’opinione pubblica italiana su questo versante, con una strategia rilevante e intelligente. Come più volte è stato ripetuto nel corso della due giorni: “il tempo dei guanti bianchi è terminato”. [GB]

Per approfondire

L’intervista di don Renato Sacco, Giorgio Beretta e Nicoletta Dentico a Radio Vaticana: “Armi italiane nel mondo: destinazioni pericolose?

 

Qui il link all’articolo del nostro partner

Gonnella, presidente di Antigone: “Sulla tortura è Alfano il capo del governo”

La sede della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Foto di CherryX) Ha vinto Alfano. Il 19 luglio il Senato ha rinviato la discussione del disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura a data da destinarsi. Evidentemente nel giro di una notte il Ministro dell’Interno è riuscito a convincere il Presidente del Consiglio […]

via Gonnella, presidente di Antigone: “Sulla tortura è Alfano il capo del governo” — Quaccheri cristiani ecumenici per fare il bene

25 luglio, fiaccolata per Giulio Regeni a Roma

21.07.2016 Amnesty International
25 luglio, fiaccolata per Giulio Regeni a Roma
(Foto di Flavio Lo Scalzo)

Lunedì 25 luglio saranno trascorsi sei mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo. Nonostante siano passati 180 giorni, la verità su quanto accaduto al giovane ricercatore italiano è ancora lontana.

Per continuare a chiedere “Verità per Giulio Regeni” Amnesty International Italia, Antigone e la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili hanno organizzato una mobilitazione in piazza della Rotonda, a Roma, di fronte al Pantheon.

“Il 25 luglio alle 19.41, orario della scomparsa di Giulio Regeni, tante fiaccole saranno accese per ribadire la necessità di fare luce sulla sua terribile morte” hanno dichiarato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e CILD e Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

L’appuntamento per chi vorrà partecipare è alle 19.00 in piazza della Rotonda a Roma. 

Alla mobilitazione hanno sinora aderito:
A Buon Diritto, Articolo 21, Cittadinanzattiva, FNSI, Iran Human Rights Italia, Italians for Darfur, LasciateCIEntrare, Premio Roberto Morrione, Un Ponte per, Usigrai.