Siria: catastrofe umanitaria incombe su Aleppo, non basta la promessa di vie d’uscita sicure

28.07.2016 Amnesty International
Siria: catastrofe umanitaria incombe su Aleppo, non basta la promessa di vie d’uscita sicure
(Foto di rapportoannuale.amnesty.it)

L’annuncio del ministro della Difesa russo sull’istituzione di vie di fuga protette da Aleppo per i civili e i combattenti che deporranno le armi e di centri di fornitura di cibo e cure mediche all’esterno della città non potrà evitare, secondo Amnesty International, una catastrofe umanitaria.

Ciò che risulta urgentemente necessario per alleviare la sofferenza di migliaia di abitanti di Aleppo, cui restano cibo e altri generi di prima necessità per al massimo altre due settimane, è il passaggio non ostacolato di aiuti umanitari.

Tuttavia, l’unica via d’accesso per gli aiuti, Castello Road, dal 7 luglio è sotto il tiro dell’artiglieria siriana e dei cecchini e attualmente sotto il completo controllo delle forze del governo di Damasco e dell’Amministrazione autonoma guidata dal partito curdo siriano Partiya Yekîtiya Demokrat (Pyd). Di recente, due camion che portavano aiuti a 400 famiglie sono stati attaccati e distrutti.

“Da anni il governo siriano blocca l’ingresso degli aiuti nelle aree assediate, le sottopone quotidianamente a bombardamenti e usa la fame come arma di guerra, procurando volutamente indicibili sofferenze ai civili che vivono nelle zone controllate dall’opposizione. Le vie d’uscita sicure per i civili che vogliono lasciare Aleppo non possono rappresentare un sostituto per l’ingresso degli aiuti umanitari”  – ha dichiarato Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Inoltre, le persone che si trovano nelle aree sotto assedio e/o in quelle controllate dall’opposizione potrebbero dubitare della sincerità dell’impegno del governo siriano e della Russia, responsabile di attacchi aerei illegali e di possibili crimini di guerra e mai disposta a esercitare la sua influenza sul governo di Damasco per chiedere la fine delle massicce violazioni dei diritti umani.

Secondo le Nazioni Unite, le scorte di cibo ad Aleppo sono destinate a esaurirsi a metà agosto. Tra le 200.000 e le 300.000 persone potrebbero trovarsi in piena crisi umanitaria.

Negli ultimi giorni gli attacchi dell’esercito siriano contro case, ospedali e strutture sanitarie ad Aleppo e nei dintorni si sono intensificati. Nel giro di 10 giorni, sette ospedali e strutture sanitarie sono stati attaccati. In città ne funzionano ancora soltanto tre. Tra il 10 e il 23 luglio, secondo la Rete siriana per i diritti umani, 99 abitanti di Aleppo (tra cui 25 bambini e 16 donne) sono stati uccisi dalle forze governative siriane

Approfondimento sulla situazione in Siria: http://www.amnesty.it/mena/siria

luglio ’53: la nascita della rivoluzione cubana

26 luglio 1953. Attacco al Moncada: alcune lezioni dalla nascita della Rivoluzione cubana di Arnold August Oggi, i progressisti di tutto il mondo potrebbero imparare molte lezioni dal 26 luglio, 1953, l’attacco al Moncada guidato da Fidel Castro. Nel 1953, quando quasi tutte le forze progressiste e rivoluzionarie a Cuba non offrivano soluzione praticabile per opporsi […]

via luglio ’53: la nascita della rivoluzione cubana — Quaccheri cristiani ecumenici per fare il bene

Il diritto al gioco dei bambini

26.07.2016 Luca Cellini
Il diritto al gioco dei bambini
Bambini che giocano a Figline Valdarno

La cronaca di questa vicenda, risulta quasi surreale, i fatti risalgono a martedì 7 Luglio, durante le ore pomeridiane, un gruppo di bambini di età compresa tra i 9 e i 10 anni, gioca a palla presso i giardini comunali Gen. Dalla Chiesa del Comune di Figline Incisa Valdarno, da specificare che i bambini, giocavano in un’area defilata dei giardini, lontani da persone e cose.

Una segnalazione anonima, perviene alla Polizia Municipale, per richiedere il loro intervento, con la motivazione che i bambini arrecavano disturbo alla quiete pubblica.

La Polizia Municipale di Figline Incisa Valdarno, controvoglia, interviene per obbligo di servizio, presso i suddetti giardini pubblici. I bambini, senza nemmeno riceverne la richiesta da parte della Polizia Municipale, s’impauriscono alla vista, smettendo immediatamente di giocare a palla, raccogliendo le proprie cose e successivamente allontanandosi dai giardini.

A seguito della segnalazione di questo episodio, ne è nata un’interrogazione comunale, effettuata dai consiglieri di opposizione Simone Lombardi e Piero Caramello, destinata alla giunta PD di Figline Incisa Valdarno.

Fra le richieste dell’interrogazione, si chiedeva, se di fatto esistesse un divieto che impedisse ai bambini e ai ragazzi di poter giocare a palla nei giardini pubblici durante le ore diurne.

La risposta all’interrogazione comunale, non si è fatta attendere, la giunta, nella figura del Vice Sindaco Caterina Cardi, ha dichiarato quanto segue, citando un articolo del regolamento comunale:

L’articolo 21, “Esecuzione di giochi in luogo pubblico”, prevede: “Sul suolo e sull’area pubblica o di pubblico uso non è consentito eseguire giochi di qualsiasi tipo con espresso divieto di recare pericolo a cose o persone. La Polizia Municipale può intervenire e impartire prescrizioni nell’interesse della sicurezza dei partecipanti, della collettività e per la tutela delle cose pubbliche e private. E’ sempre consentito giocare negli spazi appositamente predisposti. 2 – I giochi organizzati da più persone, con l’utilizzo di strutture fisse o mobili, sono consentiti solo previa autorizzazione nella quale siano inserite le prescrizioni relative all’uso del suolo pubblico e ad ogni altro accorgimento ritenuto opportuno”.

Successivamente, ne nasce un’accesa polemica su un gruppo Facebook, “Sei di Figline se”  discussione che monta, alla quale segue un’ulteriore risposta del Vice Sindaco Caterina Cardi che tramite un articolo su di un giornale locale on-line, inizialmente nega che sia vietato giocare a palla su di un giardino pubblico, salvo subito dopo, ribadire che bisogna rifarsi all’articolo 21 del regolamento comunale che vieta, non solo il gioco della palla ma qualsiasi gioco che potenzialmente possa arrecare pericolo o danno a cose e persone, ribadendo infine che questo divieto citato dall’articolo, va rispettato, paventando anche la possibilità di controlli affinché venga attuato.

Nella risposta, s’invita inoltre al “buon senso” e ad andare a giocare al Matassino, presso l’area attrezzata, unico posto pubblico, destinato al gioco della palla, attualmente esistente, su un territorio comunale di oltre 97 Km quadrati e di 23.500 abitanti.

La vicenda si commenta da se, parlare di “buon senso” risulterebbe persino comico, se tutto non fosse maledettamente vero, e preso dalla giunta con tale serietà che rasenta l’imposizione di “un editto bulgaro”.

La conferma a oltranza della giunta che è vietato giocare in luoghi pubblici, previa autorizzazione, perché arrecherebbe disturbo, in quanto attività, potenzialmente pericolosa e dannosa per cose e persone, purtroppo ha ben poco di comico, bensì è molto avvilente, e lascia un’enorme senso di amaro.
Di fatto, la giunta comunale, invece di dare la ragionevole disponibilità a mettersi intorno a un tavolo e discutere insieme alla popolazione, come modificare questo articolo del regolamento comunale, di modo tale da garantire il diritto al gioco da parte dei bambini, sulle proprie aree pubbliche, si arrocca invece in una posizione indifendibile, conferma, giustifica e difende un principio che impedisce il diritto al gioco dei minori, avendo anche la pretesa di scavalcare quanto garantito dai diritti fondamentali dell’uomo, che riconosce nel diritto al gioco da parte dei bambini un inalienabile diritto da tutelare in tutti i modi.

Con questa risposta, la giunta comunale, di Figline Incisa di fatto ha anche la pretesa d’imporre a dei bambini di 9-10 anni, residenti presso l’area dei giardini in questione, di dover fare chilometri, attraversare una città, una strada e un ponte trafficatissimi, perché sia rispettato il loro diritto al gioco, suggerendogli di auto-rinchiudersi come “animaletti in un recinto”, all’interno dell’area giochi, in zona Matassino, unica destinata attualmente su tutto il vasto territorio comunale.

E’ aberrante, infine, ribadire il rispetto dell’articolo di questo regolamento che sembra nato dal ventennio fascista e alzare ulteriormente il tiro della contesa, parlando adesso addirittura, di presidiare e controllare le aree pubbliche comunali, affinché tale regolamento venga rispettato.
Chi è nato dagli anni 80 in giù, sa benissimo che da bambini, a nessuno di noi è mai stato vietato di giocare in uno spazio pubblico, nessuno si è mai sognato di dire che giocare arreca disturbo e potenzialmente è pericoloso o dannoso a cose e persone.
Guidare una macchina arreca molto più disturbo, ed è in se molto più pericoloso ma nessuno afferma che per questi motivi da oggi in poi non si può più guidare…
Fa paura, questa storia nata per caso, fa paura perché fa vedere a quale livello di intolleranza siamo arrivati, specie verso le nuove generazioni a cui viene rubato tutto, il diritto al lavoro, il diritto a una casa, il diritto alla dignità, il diritto ad aspirare alla felicità e adesso si mette pure in dubbio il diritto al gioco…. leggere fra i vari commenti usciti a seguito e purtroppo non è l’unico, affermazioni come “non solo le auto o le persone soffrono le pallonate, anche l’erba stessa e le giovani piantine ne hanno danno” la dice lunga sul livello a cui siamo arrivati….
Siamo diventati una società profondamente egoista, malata, quasi irrecuperabile ormai, con una classe dirigente e politica che a questo punto personalmente comincio a credete meritata, per le tante persone che hanno rinunciato ormai persino a ragionare oltre che a sognare., sempre protese a difendere il loro misero piccolo squallido orticello, sempre pronte a sostenere il proprio diritto acquisito a scapito degli altri.

Per fortuna c’è ancora chi lotta, c’è ancora chi crede, c’è ancora chi cerca di dare una risposta differente e fantasiosa, come quella che è nata dalla gente stessa di Figline Incisa Valdarno, con una proposta ironica e a modo suo anche commovente, dopo la polemica, e la surreale risposta della Giunta Comunale, viene lanciato un evento, per Sabato 30 Luglio 2016, alle ore 17,00; presso quegli stessi giardini comunali, Giardini Generale Dalla Chiesa, Figline Incisa Valdarno, dove s’invita la popolazione a venire a giocare, la s’invita a portare la propria fantasia per rimpallare il divieto.  In piccolo è una forma di Disobbedienza Civile Nonviolenta, una dignitosa e fantasiosa risposta di protesta a una risposta ceca, politicamente poco intelligente e sicuramente arrogante di una giunta comunale che dimostra ormai, di aver perso ogni contatto con la propria popolazione e che dall’alto della propria “torre bianca”, emette “editti” e non vorrebbe nemmeno più riconoscere, il diritto a giocare dei bambini su delle aree pubbliche destinate allo svago di tutti (bambini compresi) e che si nasconde dietro un articolo di un regolamento comunale completamente da rivedere che se fosse attuato come dice l’articolo 21 stesso “vietando ogni forma di gioco”, scavalcherebbe persino il diritto al gioco dei bambini che è bene ricordarlo di nuovo, rientra fra i diritti fondamentali dell’essere umano.

Questa vicenda, fa ritornare alla mente una vecchia ma sempre attuale frase “Una risata vi seppellirà” meglio ancora se questa risata, sarà quella dei bambini.

Il manifesto del contadino impazzito

Per un giorno abbandoniamo i teologhi tedeschi e leggiamo …
Il manifesto del Contadino Impazzito
di Wendell Berry* – 13/02/2007

Se amate il guadagno facile,
l’aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate.
Se desiderate sempre più cose prefabbricate,
se avete paura di conoscere i vostri vicini di casa,
se avete paura di morire
allora nemmeno il vostro futuro
sarà più un mistero per il potere,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassettino.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno,
quando vi vorranno far morire per il profitto
ve lo faranno sapere.

Ma tu, amica, ogni giorno,
fai qualcosa che non possa entrare nei loro calcoli.
Ama la Vita. Ama la Terra.
Ama qualcuno che non se lo merita.
Conta su quello che sei e riduci i tuoi bisogni.
Fai qualche piccolo lavoro gratuitamente.
Non ti fidare del governo, di nessun governo,
e abbraccia gli esseri umani,
nel tuo rapporto con ciascuno di loro
riponi la tua speranza politica.
Approva nella natura quello che non capisci
e loda questa ignoranza,
perché ciò che l’uomo non ha razionalizzato
non ha distrutto.
Fai le domande che non hanno risposta.
Investi nel millennio,
Pianta sequoie.
Sostieni che il tuo raccolto principale
è la foresta che non hai piantato
e che non vivrai per sfruttare.
Afferma che le foglie quando si decompongono
Diventano fertilità:
Chiama questo “profitto”.
Una profezia così si avvera sempre.
Poni la tua fiducia
nei cinque centimetri di humus
che si formeranno sotto gli alberi
ogni mille anni.
Metti l’orecchio vicino e ascolta
I bisbigli delle canzoni a venire.
Sii pieno di gioia,
nonostante tutto,
e sorridi,
il sorriso è incalcolabile.
Finché la donna non si svilisce nella corsa al potere,
ascolta la donna più dell’uomo.
Domandati:
questo potrà dar gioia alla donna
che è contenta di aspettare un bambino?
Quest’altro disturberà il sonno della donna
vicina a partorire?
Vai col tuo amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all’ombra.
Posa il capo sul suo grembo
e vota fedeltà alle cose più vicine al tuo cuore.

Appena vedi che i generali e i politicanti
riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,
abbandonalo.
Lascialo come un segnale per indicare
la falsa traccia,
la via che non hai preso.
Sii come la volpe che lascia molte più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la meditazione.

* Wendell Berry, poeta e farmer bio americano.

In Italia una persona su tredici vive in povertà assoluta

In Italia nel 2015 circa una persona su tredici vive in povertà assoluta. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat che descrive quantitativamente il fenomeno della povertà e mostra cosa è cambiato nell’ultimo anno. Le cose sono leggermente peggiorate: se nel 2014 viveva in povertà assoluta il 6,8 per cento dei residenti in Italia, nel 2015 il dato è salito al 7,6 per cento della popolazione.

In tutto ci sono 1 milione e 582mila nuclei familiari che vivono in povertà assoluta (il 6,1 per cento delle famiglie rispetto al 5,7 del 2014). Se invece si contano le persone si arriva a 4 milioni e 598mila poveri: il numero più alto mai registrato dal 2005 a oggi. Per farsi un’idea, ci sono tanti poveri quanti i cittadini di tutto il Veneto.

Secondo la definizione dell’Istat rientrano nella categoria della povertà assoluta le famiglie – o le persone – che non possono permettersi un paniere di fabbisogni essenziali, come un’alimentazione adeguata, un’abitazione riscaldata e il minimo necessario per vestirsi, comunicare, informarsi, muoversi sul territorio, istruirsi e mantenersi in buona salute.

Stando ai dati, alcuni segmenti della società sono stati coinvolti più di altri nell’aumento della povertà assoluta. Tra questi spiccano gli stranieri residenti in Italia. Già un anno fa il 23,4 per cento delle famiglie di soli stranieri viveva in povertà, ma oggi il dato è salito al 28,3 per cento (in sostanza, circa due famiglie di stranieri su sette vivono in povertà).

Un altro segnale di peggioramento si è registrato nelle grandi città, dove nel 2015 la povertà colpisce il 7,2 per cento delle famiglie (rispetto al 5,3 del 2014). Inoltre i dati sono divisi per età: il 10,2 per cento dei giovani tra i 18 e i 34 anni è povero (l’anno precedente era l’8 per cento). La quota scende progressivamente nelle fasce di età più alte, arrivando al 4 per cento di poveri tra gli ultrasessantacinquenni, che sono l’unica fascia d’età che mostra un calo percentuale di poveri (nel 2014 erano il 4,7 per cento).

La pubblicazione dell’Istat include un’ulteriore definizione di povertà, chiamata povertà relativa. A differenza della povertà assoluta, quella relativa misura la povertà di una famiglia in rapporto al livello economico medio di vita del paese. L’istituto di statistica nazionale inserisce in questa categoria le famiglie con due persone che spendono meno di 1.051 euro al mese (mentre per le famiglie con più di due componenti la soglia viene ricalcolata con una scala di equivalenza).

La povertà relativa è rimasta stabile per le famiglie, ma è leggermente aumentata se si calcola sulle persone (salendo in un anno dal 12,9 al 13,7 per cento della popolazione). Come nel caso della povertà assoluta, anche quella relativa risulta più presente nel Mezzogiorno e tra le famiglie più numerose.

La distribuzione della povertà in Italia riflette il tradizionale divario tra nord e sud. Calabria, Sicilia, Basilicata e Molise hanno, in proporzione, più del doppio dei poveri rispetto alla media nazionale, che è pari al 10,4 per cento, e più di quattro volte di alcune regioni del centro-nord. In altre parole in certe regioni del Mezzogiorno una persona su quattro è povera. In Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto risulta esserlo una su venti.

Non sono queste le uniche definizioni di povertà. Per esempio l’Eurostat, l’istituto di statistica europeo che mette a confronto i dati dei paesi europei, utilizza un’altra definizione di povertà materiale. Ma la sostanza non cambia, soprattutto se ci si concentra sulle cause e le possibili soluzioni per contrastare la povertà.

La povertà prolifera per cause multiple e strettamente correlate. Secondo Caterina Cortese, responsabile delle politiche sociali della Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora, organizzazione attiva nel contrasto della povertà estrema, la crisi del 2008 ha innescato meccanismi di esclusione sociale che si manifestano ancora oggi. “Stiamo scontando le conseguenze della crisi economico-finanziaria, delle politiche di austerità, della scarsa propensione del nostro paese a considerare il sociale come una spesa necessaria sulla quale investire”, spiega Cortese.

Secondo Cortese non servono misure una tantum, ma un approccio strategico. Per contrastare la povertà è necessario creare posti di lavoro dignitosi che non siano tirocini o voucher. Servono politiche per la casa e di sostegno al caro-affitti. Occorre agire sulla dispersione scolastica e considerare l’istituzione di un reddito di inclusione sociale. “In altre parole bisogna agire sui meccanisimi che rendono povere o quasi povere le persone”, spiega Cortese, “possiamo parlare di povertà in relativa, assoluta, estrema, a rischio, deprivazione materiale o altro ancora, ma quel che davvero serve è guardare la povertà nel suo complesso e incidere sulle radici di ciò che la genera”.

Statistiche: ottimo miglioramento ma puntiamo alto!

 

ShinyStat

Report Settimanale

Report settimanale dell’account: anpimedioolona
Periodo: 18/07/2016 – 24/07/2016
Descrizione del sito: Resistence
URL: www.anpimedioolona.wordpress.com
Categoria: Politica e Istituzioni/Enti & Istituzioni
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Lunedì 18/07/2016
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Martedì 19/07/2016
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Mercoledì 20/07/2016
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Giovedì 21/07/2016
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Venerdì 22/07/2016
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Sabato 23/07/2016
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Domenica 24/07/2016
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Appello per la Turchia: fermare la repressione

Fermare la inaudita repressione in corso in Turchia

23.07.2016 – Napoli Redazione Italia
Fermare la inaudita repressione in corso in Turchia
(Foto di http://www.radiopopolare.it)

 

Da alcuni giorni, a seguito del fallito golpe militare in Turchia, il capo di stato Erdogan sta realizzando una violenta vendicativa repressione attraverso incarcerazioni di massa, licenziamenti di decine di migliaia di cittadini, in particolare di magistrati, funzionari e impiegati pubblici, présidi e docenti di università e di scuole statali e parificate, giornalisti e militari di ogni grado.

Si tratta della più massiccia repressione di massa degli ultimi 70 anni poiché sta colpendo l’opposizione turca, forte come si evince dalle ultime elezioni, del 49% della popolazione.

Le cifre, spaventosamente elevate, fanno della Turchia uno stato-prigione, un immenso campo di concentramento:

 

  • 9322 arresti tra militari e magistrati
  • 28331 dipendenti ministeriali licenziati
  • 35000 docenti di scuole sospesi
  • 1567 sospensioni dall’incarico tra rettori universitari e presidi
  • 370 dipendenti della tv pubblica sotto inchiesta
  • 35 giornalisti ai quali è stata tolta la tessera professionale
  • 24 emittenti radio-televisive soppresse

Si tratta di una repressione che si alimenta ogni giorno di nuove cifre riguardanti decine e decine di migliaia di persone perseguitate: è difficile aggiornare i dati di questo spaventoso terrore in atto in Turchia.

A ciò vanno aggiunte le notizie, appena trapelate, di numerose donne minacciate di violenza se viste in pubblico a testa scoperta.

Il clima di terrore e di feroce vendetta sta crescendo nell’indifferenza generale dell’Italia, dell’Unione Europea e dell’ONU: le poche immagini di prigionieri, arrestati seminudi e in ginocchio nei lager improvvisati, non possono non provocare forte indignazione verso un regime dittatoriale che, dopo le persecuzioni in corso da anni verso il popolo curdo, sta ora effettuando un efferata vendetta contro ogni forma di reale o presunta opposizione. Il regime turco è diventato una vera e propria dittatura che tuttavia nessuno Stato ha realmente condannato.

Con questo APPELLO invitiamo i cittadini di Napoli a manifestare

mercoledì 27 luglio dalle ore 18.00 in piazza del Plebiscito

per far giungere, attraverso la Prefettura di Napoli, un forte monito al governo italiano affinché rompa ogni relazione diplomatica con la Turchia, ritirando l’ambasciatore italiano da Ankara e affinchè presenti sia al Parlamento Europeo che all’ONU una mozione di condanna contro l’efferata repressione del regime dittatoriale di Erdogan, chiedendone le dimissioni e proponendo l’indizione di nuove elezioni sotto il controllo dell’ONU.

E’ importante che proprio da Napoli, la prima città europea ad essersi liberata nel 1943 dall’occupazione nazista e dal fascismo, parta la prima manifestazione europea per liberare le donne e gli uomini della Turchia dalla dittatura di Erdogan.

Napoli, 20 luglio 2016

FRANCESCO RUOTOLO

COSTANZA BOCCARDI

GEPPINO ARAGNO

per adesioni all’APPELLO scrivere a : ruotoloprc@gmail.com